DONATO CARRISI.

IL SUGGERITORE.

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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Carcere di ....
Distretto Penitenziario n45.
Report del Direttore, dr Alphonse Brenger.
23 novembre corrente anno.
All'attenzione dell'Ufficio del
Procuratore Generale
J.B. Marin.
Oggetto: CONFIDENZIALE.
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Gentile signor Marin,
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mi permetto di scriverLe per segnalare lo strano caso di un detenuto.
Il soggetto in questione  il numero di matricola RK-357/9. Ormai ci riferiamo a lui solo in
questo modo, visto che non ha mai voluto fornire le proprie generalit.
Il fermo di polizia  avvenuto il 22 ottobre. L'uomo vagava di notte - solo e senza vestiti - in
una strada di campagna nella regione di ...
Il confronto delle impronte digitali con quelle contenute negli archivi ha escluso il suo
coinvolgimento in precedenti reati o in crimini rimasti irrisolti. Tuttavia il reiterato rifiuto a rivelare la
propria identit, anche davanti a un Giudice, gli  valso una condanna a quattro mesi e diciotto giorni di reclusione.
Dal momento in cui ha messo piede al Penitenziario, il detenuto RK-357/9 non ha mai dato
segni d'indisciplina, dimostrandosi sempre rispettoso del regolamento carcerario. Inoltre l'individuo 
di indole solitaria e poco incline a socializzare.
Forse anche per questo nessuno si  mai accorto del particolare comportamento, notato solo di
recente da uno dei nostri secondini.
Il detenuto RK-357/9 deterge e ripassa con un panno di feltro ogni oggetto con cui entra in
contatto, raccoglie tutti i peli e i capelli che perde quotidianamente, lustra alla perfezione le posate e il
water ogni volta che li usa.
Siamo dunque di fronte a un maniaco igienista o, molto pi verosimilmente, a un individuo che
vuole a tutti i costi evitare di lasciare materiale organico.
Nutriamo, di conseguenza, il serio sospetto che il detenuto RK-357/9 abbia commesso qualche
crimine di particolare gravit e voglia impedirci di prelevare il suo DNA per identificarlo.
Fino a oggi il soggetto ha potuto condividere la cella con un altro recluso, il che l'ha certamente
favorito nell'opera di confondere le proprie tracce biologiche. Per La informo che come prima misura
lo abbiamo tolto da tale condizione di promiscuit, mettendolo in isolamento.
Segnalo quanto sopra al Suo Ufficio per avviare apposita indagine e richiedere, se necessario,
un provvedimento d'urgenza del Tribunale che costringa il detenuto RK-357/9 a effettuare la prova del DNA.
Il tutto tenuto conto anche del fatto che fra esattamente 109 giorni (il 12 marzo) il soggetto finir di scontare la pena.
Con osservanza.
Direttore.
dr. Alphonse Brenger.
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1.
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Un posto nei pressi di W.
5 febbraio.
La grande falena lo portava, muovendosi a memoria nella notte. Vibrava le sue ali polverose,
schivando l'agguato delle montagne, quiete come giganti addormentati spalla a spalla.
Sopra di loro, un cielo di velluto. Sotto, il bosco. Fittissimo.
Il pilota si volt verso il passeggero e indic davanti a s un enorme buco bianco al suolo simile
alla gola luminosa di un vulcano.
L'elicottero vir in quella direzione.
Atterrarono dopo sette minuti in una banchina della statale. La strada era chiusa e l'area
presidiata dalla polizia. Un uomo dal vestito blu and ad accogliere il passeggero fin sotto le eliche,
trattenendo a stento un'imbizzarrita cravatta.
Benvenuto dottore, la stavamo aspettando, ad alta voce, per sovrastare il rumore dei rotori.
Goran Gavila non rispose.
L'agente speciale Stern continu: Venga, le spiegher strada facendo.
S'incamminarono per un sentiero accidentato, lasciandosi alle spalle il rumore dell'elicottero
che riprendeva quota, risucchiato da un cielo d'inchiostro.
La bruma scivolava come un sudario, spogliando i profili delle colline. Intorno, i profumi del
bosco, mischiati e addolciti dall'umidit della notte che risaliva lungo gli abiti, strisciando fredda sulla
pelle.
Non  stato semplice, gliel'assicuro: deve proprio vederlo con i suoi occhi.
L'agente Stern precedeva Goran di qualche passo, facendosi strada con le mani fra gli arbusti, e
intanto gli parlava senza guardarlo.
 cominciato tutto stamattina, intorno alle undici. Due ragazzini che stanno percorrendo il
sentiero con il loro cane. Entrano nel bosco, salgono la collina e sbucano nella radura. Il cane  un
Labrador e, sa, a quelli piace scavare... Insomma l'animale quasi impazzisce perch ha fiutato qualcosa.
Scava una buca. E salta fuori il primo.
Goran cercava di tenere il passo mentre si addentravano nella vegetazione sempre pi fitta
lungo il pendio che si faceva via via pi ripido. Not che Stern aveva un piccolo strappo nei pantaloni,
all'altezza del ginocchio, segno che quella notte aveva gi percorso pi volte quel tragitto.
Ovviamente i ragazzini scappano via subito, e avvertono la polizia locale, prosegu l'agente.
Quelli vengono, fanno un esame del luogo, i rilievi, cercano indizi. Insomma: tutta l'attivit di routine.
Poi a qualcuno viene in mente di scavare ancora per vedere se c' dell'altro... e sbuca fuori il secondo!
A questo punto hanno chiamato noi: siamo qui dalle tre ormai. Non sappiamo ancora quanta roba c' l
sotto. Ecco, siamo arrivati...
Davanti a loro si apr una piccola radura illuminata dalle fotoelettriche - la bocca di luce del
vulcano. Improvvisamente i profumi del bosco svanirono e i due furono investiti da un inconfondibile
afrore. Goran alz il capo, lasciandosi pervadere.
"Acido fenico", si disse.
E vide.
Un cerchio di piccole fosse. E una trentina di uomini in tuta bianca che scavavano in quella
luce alogena e marziana, muniti di piccole pale e di pennelli per rimuovere delicatamente la terra.
Alcuni setacciavano l'erba, altri fotografavano e catalogavano con cura ogni reperto. Si muovevano al
rallentatore. I loro gesti erano precisi, calibrati, ipnotici, avvolti da un silenzio sacrale, violato di tanto
in tanto solo dalle piccole esplosioni dei flash.
Goran individu gli agenti speciali Sarah Rosa e Klaus Boris. E c'era Roche, l'ispettore capo,
che lo riconobbe e si avvi subito a grandi falcate verso di lui. Prima che potesse aprir bocca, il dottore
lo precedette con una domanda.
Quante?
Cinque. Ciascuna  lunga cinquanta centimetri, per venti di larghezza e altri cinquanta di
profondit... Secondo te, cosa ci si seppellisce in delle buche cos?
In tutte una cosa. La stessa cosa.
Il criminologo lo fiss, in attesa.
La risposta arriv: Un braccio sinistro.
Goran gir lo sguardo sugli uomini in tuta bianca impegnati in quell'assurdo cimitero a cielo
aperto. La terra restituiva solo resti in decomposizione, ma l'origine di quel male doveva essere
collocata prima di quel tempo sospeso e irreale.
Sono loro? domand Goran. Ma, stavolta, conosceva gi la risposta.
Secondo l'analisi di PCR sono femmine. Inoltre caucasiche e fra i nove e i tredici anni d'et...
Bambine.
Roche aveva pronunciato la frase senza alcuna inflessione nella voce. Come uno sputo, che se
lo tieni dentro ancora un po' ti amara la bocca.
Debby. Anneke. Sabine. Melissa. Caroline.
Era iniziata venticinque giorni prima, come una piccola storia da rotocalco di provincia: la
sparizione di una giovane studentessa di un prestigioso collegio per i figli dei ricchi. Tutti avevano
immaginato una fuga. La protagonista aveva dodici anni e si chiamava Debby. I suoi compagni
ricordavano di averla vista uscire al termine delle lezioni. Al dormitorio femminile si erano accorti
della sua assenza solo durante l'appello serale. Aveva tutta l'aria di essere una di quelle vicende che si
guadagnano un mezzo articolo in terza pagina, e che poi languiscono in un trafiletto in attesa di uno
scontato lieto fine.
Poi invece era scomparsa Anneke.
Era avvenuto in un piccolo borgo con le case in legno e la chiesa bianca. Anneke aveva dieci
anni. All'inizio avevano pensato che si fosse persa nei boschi, dove si avventurava spesso con la sua
mountain bike. Ai gruppi di ricerca aveva partecipato tutta la popolazione locale. Ma senza esito.
Prima che potessero rendersi conto di ci che stava realmente accadendo, era successo di
nuovo.
La terza si chiamava Sabine, era la pi piccola. Sette anni. Era successo in citt, di sabato sera.
Era andata coi suoi al luna park, come tante altre famiglie con figli. L era salita su un cavallo della
giostra, che era piena di bambini. Sua madre l'aveva vista passare la prima volta, e l'aveva salutata con
la mano. La seconda, e lei aveva ripetuto il saluto. La terza volta, Sabine non c'era pi.
Solo allora qualcuno aveva iniziato a pensare che tre bambine scomparse nell'arco di soli tre
giorni costituissero un'anomalia.
Le ricerche erano scattate in grande stile. C'erano stati appelli televisivi. Si parl subito di uno o
pi maniaci, forse di una banda. In realt non c'erano elementi per formulare una pi accurata ipotesi
investigativa. La polizia aveva istituito una linea telefonica dedicata per raccogliere informazioni,
anche in forma anonima. Le segnalazioni erano state centinaia, per verificarle tutte ci sarebbero voluti
mesi. Ma delle bambine nessuna traccia. Per di pi, essendo le sparizioni avvenute in posti diversi, le
polizie locali non riuscivano a mettersi d'accordo sulla giurisdizione.
L'unit investigativa per i crimini violenti, diretta dall'ispettore capo Roche, era intervenuta
soltanto allora. I casi di scomparsa non rientravano nella sua competenza, ma la psicosi montante aveva
indotto all'eccezione.
Roche e i suoi erano sul caso gi caldo quando era scomparsa la bambina numero quattro.
Melissa era la pi grande: tredici anni. Come a tutte le ragazzine della sua et, anche a lei era
stato imposto il coprifuoco dai genitori che temevano potesse diventare vittima del maniaco che stava
terrorizzando il paese. Ma la clausura forzata era coincisa con il giorno del suo compleanno, e Melissa
aveva altri programmi per quella sera. Con le sue amiche aveva escogitato un piccolo piano di fuga per
andare a festeggiare in una sala da bowling. Le compagne ci arrivarono tutte. Melissa fu l'unica a non
presentarsi.
Da l aveva preso inizio una caccia al mostro spesso confusa e improvvisata. I cittadini si erano
mobilitati, pronti anche a farsi giustizia da s. La polizia aveva disseminato le strade di posti di blocco.
I controlli nei confronti di soggetti gi condannati o sospettati di crimini contro minori si erano fatti pi
stringenti. I genitori non si fidavano a far uscire di casa i figli neanche per mandarli a scuola. Molti
istituti erano stati chiusi per mancanza di alunni. La gente lasciava le abitazioni solo se strettamente
necessario. Dopo una certa ora, i paesi e le citt diventavano deserti.
Per un paio di giorni non si erano avute notizie di nuove scomparse. In parecchi avevano
cominciato a pensare che tutte le misure e le precauzioni adottate avessero sortito l'effetto sperato,
scoraggiando il maniaco. Ma si sbagliavano.
Il sequestro della quinta bambina fu il pi clamoroso.
Si chiamava Caroline, undici anni. Era stata presa dal suo letto, mentre dormiva nella camera
accanto a quella dei genitori, che non si erano accorti di nulla.
Cinque ragazzine rapite nel giro di una settimana. Poi, diciassette lunghissimi giorni di silenzio.
Fino a quel momento.
Fino a quelle cinque braccia sepolte.
Debby. Anneke. Sabine. Melissa. Caroline.
Goran rivolse lo sguardo al cerchio di piccole fosse. Un macabro girotondo di mani. Pareva
quasi di sentirle cantare una filastrocca.
Da questo momento  chiaro che non si tratta pi di casi di scomparsa, stava dicendo Roche
mentre con un gesto convocava tutti intorno a s per un breve discorso.
Era una consuetudine. Rosa, Boris e Stern lo raggiunsero e si misero in ascolto, con lo sguardo
fisso per terra e le mani intrecciate dietro la schiena.
Roche cominci: Penso a chi ci ha portati fin qui, questa sera. A chi ha previsto che tutto
questo accadesse. Noi siamo qui perch lui lo ha voluto, perch lui lo ha immaginato. E ha costruito
tutto questo per noi. Perch lo spettacolo  per noi, signori. Solo per noi. L'ha preparato con cura.
Pregustando il momento, la nostra reazione. Per stupirci. Per farci sapere che  grande, e potente.
Annuirono.
Chiunque fosse l'artefice, aveva agito indisturbato.
Roche, che aveva da tempo incluso Gavila nella squadra a tutti gli effetti, si accorse che il
criminologo era distratto, gli occhi immobili a inseguire un pensiero.
E tu, dottore, che ne pensi?
Allora Goran emerse dal silenzio che s'era imposto, e disse soltanto: Gli uccelli.
Nessuno, sulle prime, sembr capire.
Lui prosegu, impassibile: Non me n'ero accorto arrivando, l'ho notato soltanto adesso. 
strano. Ascoltate...
Dal buio bosco si levava la voce di migliaia di uccelli.
Cantano, disse Rosa, stupita.
Goran si volt verso di lei e le fece un cenno di assenso.
Sono le fotoelettriche... Hanno scambiato questa luce per l'alba. E cantano, comment Boris.
Vi sembra che abbia senso? riprese Goran, guardandoli stavolta. Eppure ce l'ha... Cinque
braccia sepolte. Pezzi. Senza i corpi. Se vogliamo, nessuna vera crudelt in tutto questo. Senza i corpi
niente volti. Senza i volti niente individui, niente persone. Dobbiamo chiederci solo dove sono quelle
bambine?' Perch non sono l, in quelle fosse. Non possiamo guardarle negli occhi. Non possiamo
percepire che sono come noi. Perch, in realt, non c' nulla di umano in questo. Sono solo parti...
Nessuna compassione. Lui non ce l'ha concessa. Ci ha lasciato solo la paura.
Non si pu provare piet per quelle piccole vittime. Vuole farci sapere solo che sono morte... Vi
sembra che abbia un senso? Migliaia di uccelli nel buio costretti a gridare intorno a una luce
impossibile. Noi non riusciamo a vederli ma loro ci osservano -
migliaia di uccelli. Cosa sono? Una cosa semplice. Ma anche il frutto di un'illusione.
E bisogna fare attenzione agli illusionisti: il male a volte ci inganna assumendo la forma pi
semplice delle cose.
Silenzio. Ancora una volta il criminologo aveva colto un piccolo e pregnante significato
simbolico. Ci che gli altri spesso non riuscivano a vedere o - come in questo caso - a sentire. I dettagli,
i contorni, le sfumature. L'ombra intorno alle cose, l'aura buia in cui si nasconde il male.
Ogni assassino ha un disegno, una forma precisa che gli procura soddisfazione, orgoglio. Il
compito pi difficile  capire quale sia la sua visione. Per questo Goran era l. Per questo l'avevano
chiamato. Perch ricacciasse quel male inspiegabile fra le rassicuranti nozioni della sua scienza.
In quell'istante un tecnico in tuta bianca si avvicin a loro e si rivolse direttamente all'ispettore
capo con un'espressione confusa sul volto.
Signor Roche, ci sarebbe un problema... le braccia ora sono sei.
2
Il maestro di musica aveva parlato.
Ma non fu quello a colpirla. Non era la prima volta. Molti individui solitari danno voce ai propri
pensieri quando sono custoditi fra le mura domestiche. Anche a Mila capitava di parlare da sola quando
era in casa.
No. La novit era un'altra. Ed era quella che la ripagava di un'intera settimana di appostamenti,
trascorsa al gelo nella propria auto, stazionata costantemente di fronte alla casa marrone, a scrutare con
un piccolo binocolo l'interno, gli spostamenti di quell'uomo sulla quarantina, grasso e lattiginoso, che
si muoveva tranquillo nel suo piccolo, ordinato universo, ripetendo sempre gli stessi gesti, come
fossero la trama di una ragnatela che, per, conosceva soltanto lui.
Il maestro di musica aveva parlato. Ma la novit era che, stavolta, aveva detto un nome.
Mila l'aveva visto affiorare, lettera per lettera, sulle sue labbra. Pablo. Era la conferma, la
chiave per accedere a quel mondo misterioso. Ora lo sapeva.
Il maestro di musica aveva un ospite.
Fino ad appena dieci giorni prima, Pablo era solo un bambino di otto anni, dai capelli castani e
dagli occhi vispi, che amava scorrazzare per il quartiere con il suo skateboard. E una cosa era certa: se
Pablo doveva andare a fare una commissione per sua madre o per sua nonna, ci andava con lo skate. Ci
trascorreva le ore su quel coso, su e gi lungo la strada. Per i vicini che lo vedevano passare davanti
alle loro finestre, il piccolo Pablito - come lo chiamavano tutti - era come una di quelle immagini ormai
acquisite dal paesaggio.
Forse anche per questo nessuno aveva visto niente in quella mattina di febbraio nel piccolo
quartiere residenziale dove tutti si conoscevano per nome e le case e le vite si assomigliavano. Una
Volvo verde station-wagon - il maestro di musica doveva averla scelta apposta perch era simile a tante
altre familiari parcheggiate nei vialetti -
apparve sulla strada deserta. Il silenzio di un normalissimo sabato mattina fu rotto soltanto dal
lento sfrigolare dell'asfalto sotto gli pneumatici e dal graffio grigio di uno skateboard che guadagnava
progressivamente velocit... Ci vollero sei lunghe ore prima che qualcuno si accorgesse che fra i suoni
di quel sabato mancava qualcosa.
Quel graffio. E che il piccolo Pablo, in una mattina di gelido sole, era stato ingoiato da
un'ombra strisciante che non voleva pi restituirlo, separandolo dall'amatissimo skate.
Quella tavola con quattro ruote era finita a giacere immobile in mezzo al formicolare degli
agenti di polizia che, subito dopo la denuncia, avevano preso possesso del quartiere.
Questo accadeva appena dieci giorni prima.
E poteva essere gi troppo tardi per Pablo. Tardi per la sua fragile psiche di bambino. Tardi per
svegliarsi senza traumi dal suo brutto sogno.
Adesso lo skate era nel bagagliaio dell'auto della poliziotta, insieme ad altri oggetti, giochi,
vestiti. Reperti che Mila aveva fiutato in cerca di una pista da seguire, e che l'avevano condotta a quella
tana marrone. Fino al maestro di musica, che insegnava in un istituto superiore e suonava l'organo in
chiesa la domenica mattina. Il vicepresidente dell'associazione musicale che tutti gli anni organizzava
un piccolo festival mozartiano. L'anonimo e timido single con gli occhiali, la calvizie incipiente e le
mani sudate e mollicce.
Mila l'aveva osservato bene. Perch questo era il suo talento.
Era entrata in polizia con uno scopo preciso e, uscita dall'accademia, vi si era dedicata con tutta
se stessa. Non le interessavano i criminali e tanto meno la legge.
Non era per quello che batteva incessantemente ogni angolo dove si annida l'ombra, dove
marcisce indisturbata l'esistenza.
Quando lesse il nome di Pablo sulle labbra del suo carceriere, Mila avvert una fitta alla gamba
destra. Forse era per le troppe ore trascorse in auto, ad aspettare quel segno. Forse anche per via della
ferita alla coscia, a cui aveva dato un paio di punti di sutura.
"Dopo la medicher ancora", si ripromise. Dopo, per. E in quel momento, formulando quel
pensiero, Mila aveva gi deciso che sarebbe entrata subito in quella casa, per spezzare l'incantesimo e
far cessare l'incubo.
Agente Mila Vasquez alla Centrale: individuato sospetto rapitore del piccolo Pablo Ramos.
L'edificio  una casa marrone al numero 27 di Viale Alberas. Possibile situazione di pericolo.
Va bene, agente Vasquez, stiamo dirottando un paio di pattuglie verso la tua posizione, ci
vorranno almeno trenta minuti.
Troppi.
Mila non li aveva. Pablo non li aveva.
Il terrore di dover fare i conti con le parole era gi tardi la spinse a muovere verso la casa.
La voce alla radio era un'eco lontana e lei - pistola in pugno, arma bassa sul baricentro del
corpo, sguardo vigile, passi brevi e veloci - raggiunse rapidamente la palizzata color crema che cingeva
solo il lato posteriore della villetta.
Un enorme platano bianco si stagliava sulla casa. Le foglie cambiavano colore a seconda del
vento, mostrando il loro profilo argenteo. Mila giunse al cancello di legno sul retro. Si appiatt contro lo
steccato e si mise in ascolto. Di tanto in tanto, le arrivavano folate di note di una canzone rock, portate
dal vento da chiss dove nel vicinato. Mila si sporse oltre il cancello e vide un giardino ben curato, col
capanno degli attrezzi e un tubo di gomma rossa che serpeggiava nell'erba fino a uno spruzzatore.
Mobili in plastica e un barbecue a gas. Tutto tranquillo. Una porta a vetri smerigliati color malva. Mila
allung un braccio oltre il cancelletto e sollev delicatamente il fermo. I cardini cigolavano e lei apr
quel tanto che bastava per varcare la soglia del giardino.
Richiuse, perch nessuno all'interno, guardando fuori, si accorgesse di un cambiamento. Tutto
doveva rimanere com'era. Poi s'incammin come le avevano insegnato in accademia, pesando
attentamente i passi sull'erba - solo con le punte, in modo da non lasciare orme - pronta a scattare se si
fosse presentata la necessit. In pochi istanti si ritrov a fianco della porta di servizio, dal lato da cui
era impossibile fare ombra se si fosse sporta per guardare all'interno della casa. E cos fece. I vetri
smerigliati non le permettevano di distinguere l'ambiente ma, dal profilo dei mobili, intu che doveva
trattarsi di un tinello. Mila fece scorrere la mano verso la maniglia che si trovava dal lato opposto della
porta. L'afferr e la spinse verso il basso. La serratura scatt.
Era aperta.
Il maestro di musica doveva sentirsi al sicuro nella tana che aveva apprestato per s e per il suo
prigioniero. Di l a poco, Mila avrebbe scoperto anche il perch.
Il pavimento in linoleum gemeva a ogni passo sotto la gomma delle suole. Lei si sforz di
controllare l'andatura per non fare troppo rumore, ma poi decise di sfilarsi le scarpe da ginnastica e di
lasciarle accanto a un mobile. Scalza arriv sulla soglia del corridoio, e lo sent parlare...
Avrei bisogno anche di una confezione di carta da cucina. E di quel prodotto per lucidare la
ceramica... S, proprio quello... Poi mi porti anche sei scatole di zuppa di pollo, dello zucchero, una
copia della guida TV e un paio di pacchetti di sigarette light, la solita marca...
La voce proveniva dal soggiorno. Il maestro di musica stava facendo la spesa per telefono.
Troppo occupato per uscire di casa? Oppure non voleva allontanarsi, voleva restare a controllare ogni
movimento del suo ospite?
S, numero 27 di Viale Alberas, grazie. E porti il resto di cinquanta, perch ho solo quelli in
casa.
Mila insegu la voce, passando davanti a uno specchio che le restitu la sua immagine
deformata. Come quelli che ci sono nei luna park. Quando arriv accanto all'entrata della stanza, tese
le braccia con la pistola, prese fiato e irruppe sulla soglia.
Si aspettava di sorprenderlo, magari di spalle, con la cornetta ancora in mano e accanto alla
finestra. Un perfetto bersaglio di carne.
Che non c'era.
Il soggiorno era vuoto, il ricevitore regolarmente poggiato sull'apparecchio.
Cap che nessuno aveva telefonato da quella stanza quando sent le fredde labbra di una pistola
appoggiarsi come un bacio dietro la nuca.
Era alle sue spalle.
Mila imprec fra s, dandosi dell'imbecille. Il maestro di musica aveva preparato bene la sua
tana. Il cancelletto del giardino che cigolava e il pavimento in linoleum che gemeva erano gli allarmi
per segnalare la presenza di intrusi. Quindi la falsa telefonata, come un'esca per attirare la preda. Lo
specchio deformante per posizionarsi alle sue spalle senza essere visto. Tutto faceva parte della
trappola.
Sent solo che allungava il braccio oltre lei, fino a prenderle la pistola. Mila la lasci andare.
Puoi spararmi, ma ormai non hai scampo. Tra poco i miei colleghi saranno qui.
Non puoi cavartela, ti conviene arrenderti.
Lui non rispose. Con la coda dell'occhio, le sembr quasi di vederlo. Possibile che il suo fosse
un sorriso?
Il maestro di musica indietreggi. La canna dell'arma si stacc da Mila, ma lei poteva ancora
sentire quel prolungamento di attrazione magnetica fra la sua testa e la pallottola nell'otturatore. Poi
l'uomo le gir intorno ed entr finalmente nella sua visuale. La fiss per un lungo momento. Senza
guardarla, per. C'era qualcosa in fondo ai suoi occhi, che parvero a Mila l'anticamera delle tenebre.
Il maestro di musica si volt, dandole le spalle senza alcun timore. Mila lo vide dirigersi sicuro
verso il pianoforte addossato alla parete. Giunto di fronte allo strumento, l'uomo si sedette sullo
sgabello a osservare la tastiera. Vi appoggi entrambe le pistole, all'estremit del lato sinistro.
Sollev le mani e, dopo un istante, le fece ricadere sui tasti.
Mentre il Notturno op. 20 in Do # minore di Chopin si diffondeva nella stanza, Mila respirava
forte, la tensione si diramava attraverso i tendini e i muscoli del collo.
Le dita del maestro di musica scivolavano con grazia e leggerezza sulla tastiera. La dolcezza
delle note costringeva Mila a essere spettatrice di quell'esecuzione, come se ne fosse ipnotizzata.
Si sforz di ritornare lucida e lasci scivolare indietro i calcagni scalzi, lentamente, fino a
ritrovarsi di nuovo in corridoio. Riprese fiato, provando a rallentare i battiti del cuore. Quindi si mise a
cercare velocemente fra le stanze, inseguita dalla melodia. Le pass in rassegna, una per una. Uno
studio. Un bagno. Una dispensa.
Fino alla porta chiusa.
Spinse il battente con la spalla. La ferita alla coscia le faceva male e concentr il peso sul
deltoide. Il legno cedette. La fioca luce del corridoio irruppe per prima nella camera le cui finestre
sembravano murate. Mila segu il riflesso nell'oscurit, fino a incrociare due occhi liquidi che le
restituivano lo sguardo, impietriti. Pablito era l, sul letto, le gambe rannicchiate contro il magro torace.
Indossava solo un paio di slip e una canottiera. Stava cercando di capire se ci fosse qualcosa di cui aver
paura, se Mila facesse o meno parte del suo brutto sogno. Lei disse quello che diceva sempre quando
ritrovava un bambino.
Dobbiamo andare.
Lui annu, tese le braccia e si arrampic su di lei. Mila teneva l'orecchio teso alla musica, che
intanto proseguiva e la incalzava. Temeva che quel brano non durasse abbastanza e che non ci fosse
tempo per uscire da quella casa. Una nuova ansia si impossess di lei. Aveva messo a rischio la sua vita
e quella dell'ostaggio. E adesso aveva paura. Paura di sbagliare ancora. Paura d'inciampare sull'ultimo
passo, quello che l'avrebbe portata fuori da quella maledetta tana. O di scoprire che la casa non
l'avrebbe mai lasciata uscire, che si sarebbe richiusa su di lei come un nido di bava, tenendola
prigioniera per sempre.
E invece la porta si apr, e furono fuori, alla luce pallida ma rassicurante del giorno.
Quando gi i battiti del cuore rallentavano, e lei poteva disinteressarsi della pistola che aveva
lasciato l dentro, e stringere a s Pablo, facendogli scudo col corpo caldo per togliergli tutta la paura, il
bambino si protese verso il suo orecchio e le sussurr...
E lei non viene?
I piedi di Mila si piantarono nel terreno, improvvisamente appesantiti. Ondeggi, ma non perse
l'equilibrio.
Lo domand senza sapere il perch, con la sola forza di una terrificante consapevolezza.
Dove sta lei?
Il bambino sollev il braccio e con un dito indic il secondo piano. La casa li guardava dalle sue
finestre e rideva, beffarda, dalla stessa porta spalancata che poco prima li aveva lasciati andare.
Fu allora che la paura svan del tutto. Mila colm gli ultimi metri che la separavano dalla sua
macchina. Adagi il piccolo Pablo sul sedile, e gli disse col tono solenne di una promessa:
Arrivo subito.
Poi torn a farsi ingoiare dalla casa.
Si ritrov alla base delle scale. Guardava in alto, senza sapere cosa avrebbe trovato lass. Inizi
a salire, afferrandosi al corrimano. Le note di Chopin continuavano imperterrite a seguirla anche in
quell'esplorazione. I piedi affondavano nei gradini, le mani incollate alla balaustra che a ogni passo
sembrava volerla trattenere.
La musica cess di colpo.
Mila si blocc, i sensi allentati. Poi la secca percussione di uno sparo, un tonfo sordo e le note
disarticolate del pianoforte, sotto il peso del corpo del maestro di musica che crollava sulla tastiera.
Mila prosegu pi velocemente fino al piano di sopra. Non poteva essere sicura che non si trattasse di
un altro inganno. La scala curvava e il pianerottolo si prolungava in uno stretto corridoio ricoperto da
una spessa moquette. In fondo, una finestra. Davanti a essa, un corpo umano. Fragile, sottile, in
controluce: coi piedi sollevati su una sedia, il collo e le braccia protesi verso un cappio che pendeva dal
soffitto. Mila la vide mentre cercava di infilare la testa in quella corda e url. Anche lei la vide, e cerc
di accelerare l'operazione. Perch  cos che lui le aveva detto,  cos che le era stato insegnato.
Se loro arrivano, tu devi ucciderti.
Loro erano gli altri, il mondo l fuori, quelli che non potevano capire, che non avrebbero mai
perdonato.
Mila si lanci verso la ragazza nel disperato tentativo di fermarla. E pi si avvicinava, pi le
sembrava di correre indietro nel tempo.
Molti anni prima, in un'altra vita, quella ragazza era stata una bambina.
Mila se la ricordava alla perfezione, la sua foto. L'aveva studiata per bene, tratto per tratto,
percorrendo con la mente ogni piega, ogni ruga d'espressione, catalogando e ripetendo ogni segno
particolare, anche la pi piccola imperfezione della pelle.
E quegli occhi. Di un azzurro screziato, vivace. Capaci di conservare intatta la luce del flash.
Gli occhi di una bambina di dieci anni, Elisa Gomes. La foto gliel'aveva scattata il padre.
Un'immagine rubata in un giorno di festa, mentre lei era intenta ad aprire un regalo e non se
l'aspettava. Mila aveva anche immaginato la scena, con il padre che la chiamava per farla voltare e
scattarle cos la foto a sorpresa. Ed Elisa che si girava verso di lui e non faceva in tempo a sorprendersi.
Nella sua espressione era immortalato un istante, qualcosa che a occhio nudo  impercettibile.
L'origine miracolosa di un sorriso, prima che si apra e sbocci sulle labbra o s'illumini nello sguardo
come una stella nascente.
Perci la poliziotta non si era stupita quando i genitori di Elisa Gomes le avevano dato proprio
quella foto quando lei aveva chiesto un'immagine recente. Non era certo la foto pi adatta, perch
l'espressione di Elisa era innaturale e questo la rendeva quasi inutilizzabile per ricavare delle
modulazioni su come sarebbe potuto cambiare il suo viso nel corso del tempo. Gli altri colleghi
preposti all'indagine si erano lamentati. Ma a Mila non era importato perch c'era qualcosa in quella
foto, un'energia. Ed era quella che avrebbero dovuto cercare. Non un volto fra i volti, una bambina fra
tante. Bens quella bambina, con quella luce negli occhi. Sempre che qualcuno nel frattempo non fosse
riuscito a spegnerla...
Mila l'afferr appena in tempo, abbracciandole le gambe prima che si lasciasse andare col peso
sulla corda. Lei scalci, si dimen, prov a urlare. Finch Mila la chiam per nome.
Elisa, disse con infinita dolcezza.
E lei si riconobbe.
Aveva dimenticato chi fosse. Anni di prigionia le avevano estirpato l'identit, un pezzetto ogni
giorno. Finch non si era convinta che quell'uomo era la sua famiglia, perch il resto del mondo
l'aveva dimenticata. Il resto del mondo non l'avrebbe mai salvata.
Elisa guard Mila negli occhi, con stupore. Si plac, e si lasci salvare.
3
Sei braccia. Cinque nomi.
Con quell'enigma la squadra aveva lasciato la radura in mezzo al bosco e si era trasferita
nell'unit mobile piazzata sulla statale. La presenza di caff fresco e tramezzini sembrava stonare con
quella situazione, ma serviva a fornire una parvenza di controllo. Comunque nessuno in quella fredda
mattina di febbraio avrebbe messo mano al buffet.
Stern tir fuori dal taschino una scatola di mentine. La agit e se ne fece scivolare un paio in
una mano, lanciandosele poi direttamente in bocca. Diceva che lo aiutavano a pensare. Com'
possibile? chiese poi, pi a se stesso che agli altri.
Cazzo... si lasci scappare Boris. Ma lo pronunci cos piano che nessuno lo sent.
Rosa cercava un punto all'interno del camper in cui concentrare la propria attenzione. Goran se
ne accorse. La capiva, lei aveva una figlia dell'et di quelle bambine. E la prima cosa che pensi quando
ti trovi al cospetto di un crimine contro minori. I tuoi figli. E ti domandi cosa sarebbe successo se... Ma
non riesci a finire la frase, perch anche solo il pensiero fa male.
Ce le far ritrovare a pezzi, disse l'ispettore capo Roche.
Allora  questo il nostro compito? Raccogliere cadaveri? chiese Boris con un tono di stizza.
Lui, che era un uomo d'azione, non ci stava a vedersi relegato al ruolo di necroforo. Pretendeva un
colpevole. E anche gli altri, che infatti non tardarono ad annuire alle sue parole.
Roche li tranquillizz. La priorit  sempre quella di un arresto. Ma non possiamo sottrarci alla
straziante ricerca dei resti.
 stato intenzionale.
Tutti fissarono Goran, in bilico su quell'ultima frase.
Il Labrador che fiuta il braccio e scava la buca: faceva parte del disegno'. Il nostro uomo
teneva d'occhio i due ragazzini col cane. Sapeva che lo portavano nel bosco. Per questo ha piazzato l il
suo piccolo cimitero. Un'idea semplice. Ha completato la sua opera', e ce l'ha mostrata. Tutto qui.
Vuol dire che non lo prenderemo? chiese Boris, incapace di crederci e furioso per questo.
Voi lo sapete meglio di me come vanno queste cose...
Ma lo far, vero? Uccider di nuovo... Stavolta era Rosa che non voleva rassegnarsi. Gli 
riuscito bene, ci riprover.
Voleva essere smentita, ma Goran non aveva una risposta. E, anche se avesse avuto un'opinione
in proposito, non avrebbe saputo tradurre in termini umanamente accettabili la crudelt di doversi
dividere fra il pensiero di quelle morti tremende e il cinico desiderio che l'assassino tornasse a colpire.
Perch - e questo lo sapevano tutti
- l'unica possibilit per prenderlo era che non si fermasse.
L'ispettore capo Roche riprese la parola: Se ritroviamo i corpi di quelle bambine, almeno
potremo dare alle loro famiglie un funerale e una tomba su cui piangere.
Come al solito Roche aveva ribaltato i termini della questione, presentandola nel modo pi
politicamente corretto. Era la prova generale di ci che avrebbe detto alla stampa, per addolcire la
storia a beneficio della propria immagine. Prima il lutto, il dolore, per prendere tempo. Poi l'indagine e
i colpevoli.
Ma Goran sapeva che l'operazione non gli sarebbe riuscita, e che i giornalisti si sarebbero
avventati su ogni boccone, scarnificando voracemente la vicenda e condendola con tutti i dettagli pi
sordidi. E, soprattutto, da quel momento non gli avrebbero perdonato pi nulla. Ogni loro gesto, ogni
parola avrebbe acquistato il valore di una promessa, di un impegno solenne. Roche era convinto di
poter tenere a bada i cronisti, imboccandoli un poco alla volta con quello che avrebbero voluto sentire.
E Goran lasci all'ispettore capo la sua fragile illusione di controllo.
Mi sa che a questo tizio dovremo dare un nome... Prima che lo faccia la stampa, disse Roche.
Goran era d'accordo, ma non per lo stesso motivo dell'ispettore capo. Come tutti i criminologi
che prestavano la loro opera alla polizia, il dottor Gavila aveva i propri metodi. Primo fra tutti quello di
attribuire al criminale dei tratti, in modo da trasformare una figura ancora rarefatta e indefinita in
qualcosa di umano. Perch, davanti a un male cos feroce e gratuito, si tende sempre a dimenticare che
l'autore, come la vittima,  una persona, con un'esistenza spesso normale, un lavoro e magari anche
una famiglia. A sostegno della sua tesi, il dottor Gavila faceva notare ai suoi allievi d'universit che
quasi tutte le volte che veniva arrestato un omicida seriale i suoi vicini di casa e i familiari cadevano
dalle nuvole.
Li chiamiamo mostri perch li sentiamo lontani da noi, perch li vogliamo
diversi', diceva Goran nei suoi seminari. Invece ci assomigliano in tutto e per tutto. Ma noi
preferiamo rimuovere l'idea che un nostro simile sia capace di tanto. E
questo per assolvere in parte la nostra natura. Gli antropologi la definiscono
spersonalizzazione del reo' e costituisce spesso il maggior ostacolo all'identificazione di un
serial killer. Perch un uomo ha dei punti deboli e pu essere catturato. Un mostro no.
Per questo motivo, nella sua aula Goran teneva appesa al muro da sempre la foto in bianco e
nero di un bambino. Un piccolo, paffuto e indifeso cucciolo di uomo. I suoi studenti la vedevano ogni
giorno e finivano con l'affezionarsi a quell'immagine.
Quando - pi o meno verso met semestre - qualcuno trovava il coraggio di domandargli chi
fosse, lui li sfidava a indovinarlo. Le risposte erano le pi varie e fantasiose. E lui si divertiva davanti
alle loro espressioni quando svelava che quel bambino era Adolf Hitler.
Nel dopoguerra il leader del nazismo era diventato un mostro nell'immaginario collettivo, e per
anni le nazioni che erano uscite vincitrici dal conflitto si erano opposte a una visione diversa. Per
questo nessuno conosceva le foto dell'infanzia del Fhrer. Un mostro non poteva essere stato un
bambino, non poteva aver avuto dei sentimenti diversi dall'odio e un'esistenza simile a quella di altri
suoi coetanei che poi sarebbero diventati le sue vittime.
Per molti, umanizzare Hitler significa spiegarlo' in qualche modo, diceva allora Goran alla
classe. Ma la societ pretende che il male estremo non possa essere spiegato, e non possa essere
capito. Provare a farlo vuol dire cercargli anche una qualche giustificazione.
Nel camper dell'unit mobile, Boris propose per l'artefice del cimitero di braccia il nome
Albert, in ricordo di un vecchio caso. L'idea fu accolta con un sorriso dai presenti. La decisione fu
presa.
Da quel punto in poi, i membri della squadra si sarebbero riferiti all'assassino con quel nome.
E, giorno dopo giorno, Albert avrebbe cominciato ad acquistare una fisionomia. Un naso, due occhi, un
volto, una vita propria. Ciascuno gli avrebbe attribuito la propria visione, e non l'avrebbero pi visto
solo come un'ombra sfuggente.
Albert, eh? Al termine della riunione, Roche stava ancora soppesando il valore mediatico di
quel nome. Se lo ripassava tra le labbra, cercandone il sapore. Poteva funzionare.
Ma c'era qualcosa d'altro che tormentava l'ispettore capo. Ne fece parola a Goran.
Se vuoi sapere la verit, sono d'accordo con Boris. Cristo santo! Non posso costringere i miei
uomini a raccattare cadaveri mentre un pazzo psicopatico ci fa fare la figura dei fessi!
Goran sapeva che quando Roche parlava dei suoi uomini in realt si riferiva soprattutto a se
stesso. Era lui che aveva paura di non potersi fregiare di alcun risultato. Ed era sempre lui che temeva
che qualcuno avrebbe invocato l'inefficienza della Polizia federale se non fossero riusciti a fermare il
colpevole.
E poi c'era ancora la questione del braccio numero sei.
Ho pensato di non diffondere per il momento la notizia dell'esistenza di una sesta vittima.
Goran era sconcertato. Ma cos come faremo a sapere chi ?
Ho pensato gi a tutto, non preoccuparti...
Nella sua carriera Mila Vasquez aveva risolto ottantanove casi di sparizione. Le erano state
conferite tre medaglie e una serie di encomi. Veniva considerata un'esperta nel suo campo e la
chiamavano spesso per consulenze, anche all'estero.
L'operazione di quella mattina, in cui erano stati liberati contemporaneamente Pablo ed Elisa,
era stata definita un clamoroso successo. Mila non aveva detto nulla.
Ma le dava fastidio. Avrebbe voluto ammettere tutti i suoi errori. L'essersi introdotta nella casa
marrone senza attendere rinforzi. Aver sottovalutato l'ambiente e le possibili trappole. Aver messo a
rischio se stessa e gli ostaggi permettendo che il sospettato la disarmasse e le puntasse una pistola alla
nuca. Infine, non aver impedito il suicidio del maestro di musica.
Ma tutto questo era stato omesso dai suoi superiori, che avevano invece enfatizzato i suoi meriti
mentre si facevano immortalare dalla stampa per le foto di rito.
Mila non appariva mai in quegli scatti. La ragione ufficiale era che preferiva salvaguardare il
proprio anonimato per le future indagini. Ma la verit era che odiava essere fotografata. Non
sopportava neanche la sua immagine riflessa nello specchio.
Non perch non fosse bella, anzi. Ma, a trentadue anni, ore e ore di palestra avevano sradicato
tenacemente ogni traccia di femminilit. Ogni curva, ogni morbidezza.
Come se essere donna fosse un male da debellare. Anche se spesso indossava abiti maschili,
non era neanche mascolina. Semplicemente non aveva nulla che facesse pensare a un'identit sessuale.
Ed era cos che lei voleva apparire. I suoi abiti erano anonimi. Jeans non troppo fascianti, scarpe da
ginnastica ben rodate, giacca di pelle.
Erano abiti, e basta. La loro funzione era di tenerla al caldo o di coprirla. Non perdeva tempo a
sceglierli, li comprava soltanto. Magari pi capi tutti uguali. Non le importava.  cos che voleva
essere.
Invisibile fra gli invisibili.
Forse anche per questo riusciva a condividere lo spogliatoio del distretto con gli agenti maschi.
Mila se ne stava da dieci minuti a fissare il suo armadietto aperto, mentre ripercorreva tutti gli
eventi di quella giornata. C'era qualcosa che doveva fare ma la sua mente al momento era altrove. Poi
una fitta lancinante alla coscia la riport in s.
La ferita si era riaperta, aveva cercato di tamponare il sangue con un assorbente e del nastro
adesivo, ma inutilmente. I lembi di pelle intorno al taglio erano troppo corti e non era riuscita a fare un
buon lavoro con ago e filo. Forse stavolta avrebbe dovuto davvero consultare un medico, ma non se la
sentiva di andare in ospedale. Troppe domande. Decise che si sarebbe fatta una fasciatura pi stretta,
nella speranza che l'emorragia si arrestasse, poi avrebbe riprovato una nuova sutura. Ma avrebbe
comunque dovuto assumere un antibiotico per evitare che facesse infezione. Si sarebbe procurata una
ricetta falsa da uno che ogni tanto le passava notizie sui nuovi arrivi fra i senzatetto della stazione
ferroviaria...
Stazioni.
" strano", pens Mila. Mentre per il resto del mondo sono solo un posto di passaggio, per
alcuni sono un termine. Si fermano l e non ripartono pi. Le stazioni sono una specie di antinferno,
dove le anime che si sono perse si ammassano nell'attesa che qualcuno vada a riprenderle.
Ogni giorno spariscono in media dai venti ai venticinque individui. Mila conosceva bene la
statistica. All'improvviso queste persone non danno pi notizie di s.
Svaniscono senza un preavviso, senza un bagaglio. Cos, come se si fossero dissolte nel nulla.
Mila sapeva che, per la maggior parte, si trattava di sbandati, di gente che viveva di droga, di
espedienti, sempre pronta a macchiarsi di qualche reato, individui che entravano e uscivano
continuamente di galera. Ma poi c'era anche chi - e quella era una strana minoranza - a un certo punto
della propria vita decideva di sparire per sempre. Come la madre di famiglia che andava a fare la spesa
al supermercato e non tornava pi a casa, o il figlio o il fratello che salivano su un treno senza arrivare
mai a destinazione.
Mila pensava che ognuno di noi ha una strada. Una strada che porta a casa, alle persone pi
care, a ci cui siamo maggiormente legati. Di solito la strada  sempre quella, la s'impara da piccoli, e
ognuno la segue per tutta la vita. Ma capita che quel cammino si spezzi. A volte ricomincia da un'altra
parte. O, dopo aver disegnato un percorso tortuoso, ritorna al punto in cui si era spezzato. Oppure
rimane come sospeso.
A volte, per, si perde nel buio.
Mila sapeva che pi della met di quelli che spariscono tornano indietro e raccontano una storia.
Alcuni invece non hanno niente da raccontare, e riprendono la stessa esistenza di prima. Altri sono
meno fortunati, di loro rimane solo un corpo muto. Poi ci sono quelli di cui non si sapr mai nulla.
Fra questi, c' sempre un bambino.
Ci sono genitori che darebbero la vita per sapere com' andata. In cosa hanno sbagliato. Quale
distrazione ha dato inizio a quel dramma del silenzio. Che fine ha fatto il loro cucciolo. Chi se l'
preso, e perch. C' chi interroga Dio per sapere per quale colpa sia stato punito. Chi si tormenta per il
resto dei propri giorni in cerca di risposte, oppure si lascia morire mentre insegue quelle domande.
Fatemi sapere almeno se  morto, dicevano. Alcuni arrivavano ad augurarselo, perch volevano solo
piangere. L'unico loro desiderio non era rassegnarsi, ma poter smettere di sperare. Perch la speranza
uccide pi lentamente.
Mila per non credeva alla storia della verit liberatoria. L'aveva imparato sulla sua pelle, la
prima volta che aveva ritrovato qualcuno. L'aveva riprovato quel pomeriggio, dopo aver
riaccompagnato a casa Pablo ed Elisa.
Per il bambino c'erano state grida di gioia nel quartiere, clacson festosi e caroselli di auto.
Per Elisa no, era passato troppo tempo.
Dopo averla salvata, Mila l'aveva condotta in un centro specializzato dove gli assistenti sociali
si erano presi cura di lei. Le avevano dato da mangiare e dei vestiti puliti. Chiss perch risultavano
sempre di una o due taglie pi grandi, pensava Mila.
Forse perch gli individui a cui erano destinati si erano consumati in quegli anni di oblio, ed
erano stati ritrovati appena prima che svanissero del tutto.
Elisa era rimasta in silenzio per tutto il tempo. Si era lasciata accudire, accettando tutto ci che
le facevano. Poi Mila le aveva annunciato che l'avrebbe riportata a casa.
Anche allora, lei non aveva detto niente.
Fissando il suo armadietto, la giovane poliziotta non poteva fare a meno di rivedere le facce dei
genitori di Elisa Gomes quando si era presentata con lei alla loro porta.
Erano impreparati, e anche un po' imbarazzati. Forse pensavano che gli avrebbe riportato
indietro una bambina di dieci anni e non quella ragazza cresciuta con cui non avevano pi niente in
comune.
Elisa era stata una ragazzina intelligente e molto precoce. Aveva iniziato a parlare presto. La
prima parola che aveva detto era stata May, il nome del suo orsetto di peluche. Sua madre, per,
avrebbe ricordato anche l'ultima, domani. A completamento della frase ci vediamo domani,
pronunciata sulla porta di casa, prima di andare a dormire da un'amica. Ma quel giorno non c'era mai
stato. Il domani di Elisa Gomes non era ancora arrivato. Ma il suo ieri era una lunghissima giornata
che non accennava a finire.
In questo giorno prolungato nel tempo, per i suoi genitori Elisa aveva continuato a vivere come
una bambina di dieci anni, con la sua cameretta piena di bambole e i regali di Natale che si
accumulavano accanto al camino. Sarebbe rimasta sempre come se la ricordavano. Immortalata in una
foto della memoria come prigioniera di un incantesimo.
E, anche se Mila l'aveva trovata, loro avrebbero continuato ad aspettare la bambina che
avevano perduto. Senza trovare mai pace.
Dopo un abbraccio condito di lacrime e una commozione fin troppo scontata, la signora Gomes
le aveva fatte entrare in casa e aveva offerto t e biscotti. Si era comportata con la figlia come ci si
comporta con un ospite. Forse con la segreta speranza che sarebbe andata via alla fine di quella visita,
lasciando lei e il marito con quell'ormai confortevole senso di privazione.
Mila aveva sempre paragonato la tristezza a quei vecchi armadi di cui vorresti disfarti ma che
alla fine rimangono al loro posto e dopo un po' emanano un odore tipico, che impregna la stanza. E col
tempo ti ci abitui, e finisci con l'appartenere anche tu a quell'odore.
Elisa era tornata, e i suoi genitori avrebbero dovuto dismettere il proprio lutto, e restituire tutta
la compassione di cui erano stati fatti oggetto in quegli anni. Non avrebbero avuto pi motivo per
essere tristi. Con che coraggio potevano raccontare al resto del mondo quella nuova infelicit di avere
un'estranea che si aggirava per casa?
Dopo un'ora di convenevoli, Mila si era congedata e le era sembrato di scorgere nello sguardo
della madre di Elisa un'invocazione d'aiuto. Adesso cosa faccio?
gridava muta quella donna, nell'angoscia di dover fare i conti con quella nuova realt.
Anche Mila aveva una verit da affrontare. Quella che Elisa Gomes era stata ritrovata per puro
caso. Se il suo rapitore dopo tutti quegli anni non avesse avvertito l'esigenza di allargare la famiglia
prendendo anche Pablito, nessuno avrebbe mai saputo com'erano andate effettivamente le cose. Ed
Elisa sarebbe rimasta chiusa in quel mondo creato solo per lei e per l'ossessione del suo carceriere.
Prima come figlia, poi come sposa fedele.
Mila richiuse l'armadietto su questi pensieri. "Dimentica, dimentica.", si disse.
"Questa  l'unica medicina."
Il distretto si stava svuotando, e lei aveva voglia di tornarsene a casa. Avrebbe fatto una doccia,
aperto una bottiglia di Porto e arrostito castagne sul gas. Poi si sarebbe messa a guardare l'albero
davanti alla finestra del soggiorno. E forse, con un po' di fortuna, si sarebbe addormentata presto sul
divano.
Ma, mentre si apprestava a premiarsi con la sua serata solitaria, uno dei colleghi si affacci allo
spogliatoio.
Il sergente Morexu voleva vederla.
Una lucida bava d'umidit rivestiva le strade in quella sera di febbraio. Goran scese dal taxi.
Non aveva un'auto, non aveva la patente, lasciava che qualcun altro si occupasse di portarlo dove
doveva andare. Non che non ci avesse provato, a guidare, e gli riusciva pure. Ma per uno che ha
l'abitudine di perdersi nelle profondit dei propri pensieri, non  consigliabile mettersi al volante. Cos
Goran aveva rinunciato.
Pagato l'autista, la seconda cosa che fece dopo aver piantato i suoi quarantaquattro di scarpe sul
marciapiede, fu estrarre dalla giacca la terza sigaretta della giornata.
L'accese, fece due tiri e la gett via. Era un'abitudine consolidata da quando aveva deciso di
smettere. Una sorta di compromesso con se stesso, tanto per ingannare il bisogno di nicotina.
Mentre se ne stava l in piedi, incontr la sua immagine riflessa in una vetrina.
Rimase per qualche istante a contemplarsi. La barba incolta che gli incorniciava il viso sempre
pi stanco. Le occhiaie e i capelli arruffati. Era consapevole di non prendersi molta cura di s. Ma chi
di solito se ne occupava aveva da tempo abdicato a quel ruolo.
Quello che spiccava di Goran - lo dicevano tutti - erano i suoi lunghi e misteriosi silenzi.
E gli occhi, grandissimi e attenti.
Era quasi l'ora di cena. Sal lentamente le scale di casa. Entr nel suo appartamento e si mise in
ascolto. Passarono alcuni secondi e, quando si abitu a quel nuovo silenzio, riconobbe il suono
familiare e accogliente della voce di Tommy che giocava in camera sua. Lo raggiunse ma rimase a
osservarlo dalla porta, senza avere il coraggio d'interromperlo.
Tommy aveva nove anni ed era senza pensieri. Aveva i capelli castani e gli piacevano il rosso,
il basket e il gelato, anche d'inverno. Aveva un amico del cuore, Bastian, con il quale organizzava
fantastici safari nel giardino della scuola. Erano entrambi negli scout e quell'estate sarebbero andati
insieme in campeggio.
Ultimamente non parlavano d'altro.
Tommy assomigliava incredibilmente alla madre, ma del padre possedeva una cosa.
Due occhi grandissimi e attenti.
Quando si accorse della presenza di Goran, si volt e gli sorrise.
 tardi, lo ammon.
Lo so. Mi dispiace, si difese Goran. La signora Runa  andata via da molto?
 venuta a prenderla il figlio mezz'ora fa.
Goran si infastid: la signora Runa era la loro governante da qualche anno ormai.
Perci doveva saperlo che non gli piaceva che Tommy restasse solo in casa. E questo era uno di
quei piccoli inconvenienti che a volte facevano sembrare impossibile l'impresa di andare comunque
avanti con l'esistenza. Goran da solo non riusciva a risolvere tutto. Come se l'unica persona che
possedeva quel misterioso potere avesse dimenticato di lasciargli il manuale con le formule magiche
prima di andar via.
Doveva mettere le cose in chiaro con la signora Runa e magari essere anche un po'
duro con lei. Le avrebbe detto di fermarsi sempre la sera, fino a quando lui non fosse rincasato.
Tommy percep qualcosa di quei pensieri, e si rabbui. Per questo Goran cerc subito di distrarlo,
domandandogli: Hai fame?
Ho mangiato una mela, dei cracker e ho bevuto un bicchiere d'acqua.
Goran scosse il capo, divertito. Non  un granch come cena.
Era la mia merenda. Ma adesso vorrei qualcos'altro...
Spaghetti?
Tommy applaud alla proposta. Goran lo accarezz.
Prepararono insieme la pasta e apparecchiarono la tavola, come in un collaudato mnage, dove
ognuno aveva i suoi compiti e li portava a termine senza consultare l'altro. Imparava in fretta suo
figlio, e Goran ne era orgoglioso.
Gli ultimi mesi non erano stati facili per nessuno dei due.
La loro vita rischiava di sfilacciarsi. E lui cercava di tenere insieme i lembi e di riannodarli con
pazienza. Sopperiva con l'ordine all'assenza. Pasti regolari, orari precisi, abitudini consolidate. Da quel
punto di vista, niente era cambiato rispetto a prima. Tutto si ripeteva uguale e questo era rassicurante
per Tommy.
Alla fine avevano imparato insieme, l'uno dall'altro, a convivere con quel vuoto, senza per
questo negare la realt. Anzi, quando uno dei due aveva voglia di parlarne, se ne parlava.
L'unica cosa che non facevano mai era chiamare quel vuoto per nome. Perch quel nome era
uscito dal loro vocabolario. Usavano altri modi, altre espressioni. Era strano. L'uomo che si
preoccupava di battezzare ogni serial killer che incontrava, non sapeva pi come chiamare quella che
un tempo era stata sua moglie, e aveva permesso al figlio di spersonalizzare sua madre. Quasi fosse
un personaggio delle fiabe che lui gli leggeva tutte le sere.
Tommy era l'unico contrappeso che lo tenesse ancora legato al mondo. Sarebbe stato un attimo,
altrimenti, scivolare nell'abisso che esplorava ogni giorno l fuori.
Dopo cena, Goran and a rintanarsi nello studio. Tommy lo segu. Lo facevano tutte le sere. Lui
si sedeva sulla vecchia poltrona cigolante e suo figlio si sistemava a pancia sotto sul tappeto,
riprendendo i suoi dialoghi immaginari.
Goran osserv la sua biblioteca. I libri di criminologia, di antropologia criminale e di medicina
legale facevano bella mostra sugli scaffali. Alcuni con il profilo damascato e le incisioni dorate. Altri
pi semplici, rilegati alla buona. L dentro c'erano le risposte. Ma il difficile - come diceva sempre ai
suoi allievi - era trovare le domande. Quei testi erano pieni di foto angoscianti. Corpi feriti, piagati,
martoriati, bruciati, fatti a pezzi. Tutto rigorosamente sigillato in lucide pagine, annotato in precise
didascalie. La vita umana ridotta a freddo oggetto di studio.
Per questo, fino a qualche tempo prima, Goran non permetteva a Tommy di entrare in quella
specie di sacrario. Temeva che la sua curiosit avesse il sopravvento e che aprendo uno di quei libri
scoprisse quanto pu essere violenta l'esistenza. Una volta, per, Tommy aveva trasgredito. L'aveva
trovato disteso, come adesso, intento a sfogliare uno di quei tomi. Goran lo ricordava ancora, si era
soffermato sull'immagine di una giovane donna ripescata in un fiume, d'inverno. Era nuda, la pelle
viola, gli occhi immobili.
Tommy per non sembrava affatto turbato e, anzich sgridarlo, Goran si era messo a sedere a
gambe incrociate accanto a lui.
Sai che cos'?
Tommy, impassibile, aveva atteso un lungo momento. Poi aveva risposto, elencando
diligentemente tutto ci che vedeva. Le mani affusolate, i capelli in cui si era formata la brina, lo
sguardo perso in chiss quali pensieri. Infine aveva iniziato a fantasticare su ci che faceva per vivere,
sui suoi amici e sul posto dove abitava.
Goran allora si accorse che Tommy notava tutto in quella foto, tranne una cosa. La morte.
I bambini non vedono la morte. Perch la loro vita dura un giorno, da quando si svegliano a
quando vanno a dormire.
Goran quella volta cap che, per quanto si sforzasse, non avrebbe mai potuto proteggere il figlio
dal male del mondo. Come, anni dopo, non aveva potuto sottrarlo a quello che gli aveva fatto la madre.
Il sergente Morexu non era come gli altri superiori di Mila. Non gliene fregava niente della
gloria, n delle foto sui giornali. Per questo la poliziotta si aspettava una strigliata per come aveva
condotto l'operazione a casa del maestro di musica.
Morexu era sbrigativo nei modi e negli umori. Non riusciva a trattenere per pi di qualche
secondo un'emozione. Cos un momento era adirato o scontroso, e subito dopo sorridente e
incredibilmente gentile. Per non perdere tempo, poi, abbinava i gesti. Per esempio, se ti doveva
consolare, allora ti teneva una mano sulla spalla e intanto ti accompagnava alla porta. O telefonava e
con la cornetta si grattava la tempia.
Ma quella volta non aveva fretta.
Lasci Mila in piedi davanti alla sua scrivania, senza invitarla a sedersi. Poi inizi a fissarla, coi
piedi allungati sotto al tavolo e le braccia conserte.
Non so se ti rendi conto di quello che  successo oggi...
Lo so, ho sbagliato, disse lei, precedendolo.
Invece ne hai salvati tre.
Quell'affermazione la paralizz per un lunghissimo istante.
Tre?
Morexu si tir su sulla poltrona e abbass gli occhi su un foglio che gli stava davanti.
Hanno trovato un appunto in casa del maestro di musica. Pare che avesse intenzione di
prenderne un'altra...
Il sergente porse a Mila la fotocopia della pagina di un'agenda. Sotto al giorno e al mese, c'era
un nome.
Priscilla? domand lei.
Priscilla, ripet Morexu.
E chi ?
Una ragazzina fortunata.
E non disse altro. Perch non sapeva altro. Non c'era un cognome, un indirizzo, una foto.
Niente. Solo quel nome. Priscilla.
Perci smettila di darti la croce addosso, prosegu Morexu e, prima che Mila potesse
replicare, aggiunse: Ti ho vista oggi alla conferenza stampa: sembrava che non te ne importasse
nulla.
Infatti non me ne importa.
Cazzo, Vasquez! Ma ti rendi conto di quanto ti debbano essere grate le persone che hai
salvato? Per non parlare delle loro famiglie!
Perch lei non ha visto lo sguardo della madre di Elisa Gomes, avrebbe voluto dirgli Mila.
Invece si limit ad annuire. Morexu la guard scuotendo il capo.
Da quando sei qui non ho sentito una sola lamentela su di te.
Ed  un bene o un male?
Se non lo capisci da sola, allora hai un bel problema, ragazza mia... Per questo ho deciso che ti
gioverebbe un po' di lavoro di squadra.
Mila, per, non era d'accordo. Perch? Io faccio il mio mestiere, ed  la sola cosa che
m'interessa. Ormai sono abituata a cavarmela cos. Dovrei adattare i miei metodi a qualcuno. Come
faccio a spiegare che...
Va' a fare le valigie, la interruppe Morexu, liquidando la sua lamentela.
Perch tanta fretta?
Parti stasera stessa.
Sarebbe una specie di punizione?
Non  una punizione, e nemmeno una vacanza: vogliono la consulenza di un'esperta. E tu sei
molto popolare.
La poliziotta si fece seria.
Di che si tratta?
La storia delle cinque bambine rapite.
Mila ne aveva sentito parlare sommariamente dai telegiornali. Perch io? chiese.
Perch pare che ce ne sia anche una sesta, ma non sanno ancora chi ...
Avrebbe voluto altre delucidazioni, ma Morexu evidentemente aveva deciso che la
conversazione era finita. Ritorn a essere sbrigativo, limitandosi a tenderle un fascicolo con cui
contemporaneamente le indicava la porta.
Qui dentro c' anche il biglietto del treno.
Mila afferr la cartellina e si diresse verso l'uscita. Ma, prima di lasciare la stanza, si volt di
nuovo verso il sergente:
Priscilla, eh?
Gi...
4
The Piper at the Gates of Dawn, del 1967. A Saucerful of Secrets, del 1968.
Ummagumma era del 69, come la colonna sonora del film More. Nel 1971 c'era stato Meddle.
Ma prima ce n'era un altro... Nel 1970, ne era sicuro. Non ricordava il titolo. La copertina s, per.
Quella con la mucca. Accidenti, come si chiamava?
"Devo fare benzina", pens.
L'indicatore era gi al minimo e la spia aveva smesso di lampeggiare per fissarsi in un rosso
perentorio.
Ma lui non voleva fermarsi.
Guidava ormai da cinque ore abbondanti e aveva percorso quasi seicento chilometri. Eppure
aver messo quella notevole distanza fra s e ci che era accaduto quella notte non lo faceva stare
meglio. Teneva le braccia rigide sullo sterzo. I muscoli del collo, tesi, gli dolevano.
Si volt per un istante.
"Non pensarci... non pensarci..."
Occupava la mente recuperando dalla memoria nozioni familiari, rassicuranti.
Negli ultimi dieci minuti, si era concentrato su tutta la discografia dei Pink Floyd. Ma nelle
quattro ore precedenti c'erano stati i titoli dei suoi film preferiti, i giocatori delle ultime tre stagioni
della squadra di hockey per cui tifava, i nomi dei suoi vecchi compagni di scuola, e anche gli
insegnanti. Si era spinto fino alla signora Berger.
Chiss che fine aveva fatto? Gli sarebbe piaciuto rivederla. Tutto pur di tener lontano quel
pensiero. E adesso la sua mente si era inceppata su quel cavolo di album con la mucca in copertina!
E quel pensiero era tornato.
Doveva rimandarlo via. Rispedirlo nell'angolo della sua testa dove era riuscito a confinarlo
varie volte quella notte. Altrimenti ricominciava a sudare, e ogni tanto scoppiava in pianto,
disperandosi per quella situazione, anche se non durava molto.
La paura tornava ad afferrargli lo stomaco. Ma lui s'imponeva di restare lucido.
 Atom Heart Mather!
Era quello il titolo del disco. Per un attimo si sent felice. Ma fu una sensazione passeggera.
Nella sua situazione c'era ben poco per cui essere felici.
Si volt nuovamente per guardare indietro.
Poi, ancora: "Devo fare benzina".
Ogni tanto dal tappetino sotto di lui arrivava una zaffata rancida di ammoniaca a ricordargli che
se l'era anche fatta addosso. I muscoli delle gambe cominciavano a indolenzirsi e gli si era
addormentato un polpaccio.
Il temporale che aveva battuto l'autostrada per quasi tutta la notte si stava allontanando oltre le
montagne. Poteva vederne i bagliori verdastri all'orizzonte, mentre alla radio uno speaker forniva
l'ennesimo bollettino meteorologico. Di l a poco sarebbe arrivata l'alba. Un'ora prima era uscito a un
casello e si era immesso sulla statale. Non si era neanche fermato a pagare il pedaggio. Il suo scopo al
momento era andare pi avanti, sempre di pi.
Seguendo alla lettera le istruzioni ricevute.
Per qualche minuto permise alla sua mente di spaziare altrove. Ma, inevitabilmente, lei si
diresse al ricordo di quella notte. Era giunto in auto all'hotel Modigliani il giorno prima, verso le undici
del mattino. Aveva svolto il suo lavoro di rappresentanza in citt per tutto il pomeriggio e poi la sera,
come previsto, aveva cenato con alcuni clienti al bistrot dell'albergo. Passate le ventidue, si era ritirato
in camera.
Chiusa la porta, per prima cosa si era allentato la cravatta davanti allo specchio e, in quel
momento, il riflesso gli aveva riconsegnato, insieme al suo aspetto madido e agli occhi iniettati, il vero
volto della sua ossessione. Era cos che diventava quando il desiderio prendeva il sopravvento.
Guardandosi aveva continuato a domandarsi, stupito, come avesse fatto a nascondere tanto bene
ai suoi commensali per tutta la sera la reale natura dei suoi pensieri. Aveva parlato con loro, ascoltato
gli insulsi discorsi sul golf e sulle mogli troppo esigenti, riso alle fastidiose battute sul sesso. Ma era
altrove. Pregustava il momento in cui, tornato nella sua camera e allentato il nodo della cravatta,
avrebbe permesso a quel bolo acido che gli serrava la gola di risalire ed esplodere sulla sua faccia, sotto
forma di sudore, respiro affannoso e sguardo proditorio.
Il vero volto sotto la maschera.
Nel chiuso della sua stanza aveva potuto finalmente dare sfogo a quella voglia che gli aveva
premuto nel petto e nei pantaloni, facendogli temere che sarebbe anche potuto scoppiare. Invece non
era successo. Era riuscito a controllarsi.
Perch di l a poco sarebbe uscito.
Come sempre aveva giurato a se stesso che quella sarebbe stata l'ultima volta.
Come sempre, quella promessa veniva ripetuta prima e dopo. E, come sempre, sarebbe stata
smentita e rinnovata la volta successiva.
Aveva lasciato l'albergo verso mezzanotte, al colmo dell'eccitazione. Si era messo a girare a
vuoto: era in anticipo. Quel pomeriggio, fra un impegno e l'altro, aveva effettuato dei sopralluoghi per
assicurarsi che tutto andasse secondo i piani, perch non ci fossero intoppi. Erano due mesi che si
preparava, che corteggiava la sua
farfalla con cura. L'attesa era il giusto acconto di ogni piacere. E lui se l'era gustata. Aveva
curato i dettagli, perch erano sempre quelli a tradire gli altri. Ma a lui non sarebbe capitato. A lui non
capitava mai. Anche se adesso, dopo il ritrovamento del cimitero di braccia, aveva dovuto prendere
qualche precauzione in pi. C'era molta polizia in giro, e tutti sembravano all'erta. Ma lui era bravo a
rendersi invisibile. Non aveva nulla da temere. Doveva soltanto rilassarsi. Di l a poco avrebbe visto la
farfalla sul viale, nel punto concordato il giorno prima. Temeva sempre che potessero cambiare idea.
Che qualcosa, nella parte che toccava loro interpretare, andasse storto. E allora lui sarebbe stato triste,
di quella tristezza marcia che per scacciarla ci vogliono giorni. E, quel che  peggio, non si pu
nascondere. Ma continuava a ripetersi che anche stavolta sarebbe andata bene.
La farfalla sarebbe venuta.
L'avrebbe fatta salire in fretta, accogliendola con i suoi soliti convenevoli. Quelli che non solo
fanno piacere, ma tolgono i dubbi generati dalla paura. L'avrebbe condotta nel posto che aveva scelto
per loro quel pomeriggio, appartandosi in una stradina da cui si vedeva il lago.
Le farfalle avevano sempre un profumo molto penetrante. Gomma da masticare, scarpe da
ginnastica. E sudore. Questo gli piaceva. Quell'odore ormai faceva parte della sua auto.
Anche adesso lo sentiva, mischiato a quello di urina. Pianse di nuovo. Quante cose erano
successe da quel momento. Era stato brusco il passaggio fra l'eccitazione e la felicit e ci che era
avvenuto dopo.
Si guard indietro.
"Devo fare benzina."
Ma poi se ne dimentic e, con una boccata di quell'aria viziata, torn a immergersi nel ricordo
di ci che era accaduto in seguito...
Era fermo in auto, in attesa della farfalla. La luna opaca ogni tanto faceva capolino fra le
nuvole. Per ingannare l'ansia, ripassava il piano. All'inizio avrebbero parlato.
Lui, per, avrebbe soprattutto ascoltato. Perch sapeva che le farfalle avevano sempre bisogno
di ricevere quello che non trovavano altrove: attenzione. Gli riusciva bene quel ruolo. Ascoltare
pazientemente la piccola preda che, aprendogli il cuore, s'indeboliva da sola. Abbassava la guardia, e
lo lasciava passare indisturbato in territori profondi.
Vicino al solco dell'anima.
Lui diceva sempre qualcosa di estremamente appropriato. Lo faceva ogni volta.
Era cos che diventava il loro maestro. Era bello istruire qualcuno sui propri desideri.
Spiegargli per bene ci che si vuole, fargli vedere come si fa. Era una cosa importante.
Diventare la loro scuola, il loro terreno di pratica. Fornire un ammaestramento su ci che  piacevole.
Ma proprio mentre stava componendo quella lezione magica che avrebbe fatto spalancare tutte
le porte dell'intimit, aveva distrattamente fatto scorrere lo sguardo sullo specchietto retrovisore.
In quel momento, l'aveva visto.
Qualcosa di meno consistente di un'ombra. Qualcosa che puoi anche non aver visto realmente,
perch proviene dritto dritto dalla tua immaginazione. E lui aveva pensato subito a un miraggio, a
un'illusione.
Fino al pugno sul finestrino.
Il rumore secco della portiera che si apriva. La mano che s'insinuava in quel varco e che gli
afferrava la gola, stringendo. Nessuna possibilit di reagire. Una folata di aria fredda aveva invaso
l'abitacolo e lui ricordava bene di aver pensato: "Ho dimenticato le sicure". Le sicure! Tanto, non
sarebbe certo bastato quello a fermarlo.
L'uomo aveva una forza notevole ed era riuscito a tirarlo fuori dalla macchina abbrancandolo
con un solo braccio. Un passamontagna nero gli copriva il viso.
Mentre lo teneva sollevato, lui aveva pensato alla farfalla: la preziosa preda che aveva attirato
con tanta fatica era ormai persa.
E, indubbiamente, a quel punto la preda era lui.
L'uomo aveva allentato la morsa sul collo, scagliandolo a terra. Poi si era disinteressato a lui
per tornare verso la macchina. "Ecco,  andato a prendere l'arma con cui mi finir!" Cos, mosso da un
disperato istinto di sopravvivenza, aveva provato a trascinarsi sul suolo umido e freddo, anche se
all'uomo col passamontagna sarebbe bastato qualche passo per raggiungerlo e mettere fine a ci che
aveva iniziato.
"Quante cose inutili fa la gente quando cerca di scampare alla morte", pensava adesso, nel
chiuso della sua auto. "C' chi davanti alla canna di una pistola allunga la mano, con l'unico risultato di
farsi perforare il palmo dalla pallottola. E ci sono quelli che per sfuggire a un incendio si gettano dalle
finestre dei palazzi... Vogliono tutti evitare l'inevitabile, e si rendono ridicoli."
Lui non pensava di far parte di quella schiera di persone. Era sempre stato sicuro di poter
affrontare degnamente la morte. Almeno fino a quella notte, quando si era ritrovato a strisciare come un
verme implorando ingenuamente la propria salvezza.
Arrancando a fatica, aveva guadagnato appena un paio di metri.
Poi aveva perso i sensi.
Due secchi colpetti sul viso l'avevano riportato in s. L'uomo col passamontagna era tornato. Si
stagliava su di lui e lo fissava con due occhi spenti, caliginosi. Non aveva armi con s. Con un gesto del
capo aveva indicato la macchina e gli aveva detto soltanto:  Va' e non ti fermare, Alexander.
L'uomo col passamontagna conosceva il suo nome.
Al principio gli era sembrato sensato. Poi, ripensandoci, era ci che lo atterriva di pi.
Andar via da l. In quel momento non ci aveva creduto. Si era alzato da terra, aveva raggiunto
l'auto barcollando, cercando di fare in fretta nel timore che l'altro potesse cambiare idea. Si era messo
subito al volante, con la vista ancora annebbiata e le mani che gli tremavano al punto da non riuscire a
mettere in moto. Quando finalmente ce l'aveva fatta, era cominciata la sua lunga notte sulla strada.
Lontano da l, il pi lontano possibile...
"Devo fare benzina", pens per tornare a essere pratico.
Il serbatoio era quasi vuoto. Cerc le indicazioni di una stazione di servizio, chiedendosi se
questo facesse o meno parte del mandato che aveva ricevuto quella notte.
Non fermarsi.
Fino all'una del mattino, due domande avevano occupato i suoi pensieri. Perch l'uomo col
passamontagna l'aveva lasciato andare? Cos'era successo mentre era svenuto?
La risposta l'aveva ottenuta quando la sua mente aveva recuperato in parte lucidit, e lui aveva
iniziato a sentire il rumore. Uno sfregamento sulla carrozzeria, accompagnato da un battere ritmico e
metallico - tum, tum, tum - cupo e incessante.
"Ecco, ha manomesso qualcosa sulla macchina: prima o poi una delle ruote si staccher dal
semiasse e perder il controllo, schiantandomi sul guardrail!" Ma nulla di tutto ci era successo. Perch
quel rumore non era di natura meccanica. Ma questo lui l'aveva capito dopo... Anche se non era in
grado di ammetterlo a se stesso.
In quel momento gli apparve un'indicazione stradale: la stazione di servizio pi vicina era a
meno di otto chilometri. Ce l'avrebbe fatta a raggiungerla, ma l avrebbe dovuto essere rapido.
A quel pensiero, si volse indietro per l'ennesima volta.
Ma la sua attenzione non era indirizzata alla statale che si lasciava alle spalle, n alle auto che
gli stavano dietro.
No, il suo sguardo si fermava prima, molto prima.
Ci che lo inseguiva non era l, su quella strada. Era molto pi vicino. Era la fonte di quel
rumore. Era una cosa da cui non poteva scappare.
Perch quella cosa era nel suo bagagliaio.
Era quello che guardava con insistenza. Anche se cercava di non pensare a cosa potesse
contenere. Ma quando Alexander Bermann torn a fissare davanti a s era troppo tardi. Il poliziotto al
margine della carreggiata gli stava gi facendo segno di accostare.
5
Mila scese dal treno. Aveva la faccia lucida e gli occhi gonfi per via della notte insonne.
S'incammin sotto la pensilina della stazione. L'edificio era composto da un magnifico corpo
principale, di costruzione ottocentesca, e da un centro commerciale immenso. Tutto era pulito, in
ordine. Eppure, dopo appena qualche minuto, Mila ne conosceva gi tutti gli angoli bui. I posti dove si
sarebbe messa a cercare i suoi bambini scomparsi. Dove la vita si vende e si compra, si annida, o si
nasconde.
Ma non era l per quello.
Presto qualcuno l'avrebbe portata via da quel posto. Presso l'ufficio della Polizia ferroviaria
l'attendevano due colleghi. Una donna tarchiata, sui quarant'anni, dalla carnagione olivastra, coi capelli
corti e i fianchi larghi, troppo per quel paio di jeans.
Un uomo di circa trentotto anni, molto alto e robusto. Le fece tornare alla mente i ragazzoni del
paese di campagna in cui era cresciuta. Alle medie ne aveva avuti un paio come fidanzatini. Li
ricordava cos goffi nei loro approcci.
L'uomo le sorrise, mentre la collega si limit a squadrarla alzando il sopracciglio.
Mila si avvicin per le presentazioni di rito. Sarah Rosa disse solo nome e grado.
L'altro, invece, le porse la mano, scandendo per bene: Agente speciale scelto, Klaus Boris.
Quindi si offr di portarle il borsone di tela: Lascia, faccio io.
No, grazie, posso fare da sola, rispose Mila.
Ma lui insistette: Non c' problema.
Il tono con cui lo disse e l'ostinato modo di sorriderle, le fecero capire che l'agente Boris
doveva essere una specie di dongiovanni, convinto di poter esercitare il proprio fascino su ogni
femmina che gli capitasse a tiro. Mila era sicura che nello stesso momento in cui l'aveva vista da
lontano, lui avesse gi deciso di provarci.
Boris propose di prendere un caff prima di avviarsi, ma Sarah Rosa lo fulmin con lo sguardo.
Che c'? Che ho detto? si difese lui.
Non abbiamo tempo, ricordi? ribatt la donna con decisione.
La collega ha fatto un lungo viaggio e pensavo che...
Non ce n' bisogno, intervenne Mila. Sto bene cos, grazie.
Mila non aveva intenzione di mettersi contro Sarah Rosa che, tuttavia, non sembr apprezzare
la sua alleanza.
Raggiunsero l'auto nel parcheggio e Boris si mise alla guida. Rosa occup il posto accanto a lui.
Mila si sistem dietro, insieme al suo borsone di tela. S'immisero nel traffico, percorrendo la via che
costeggiava il fiume.
Sarah Rosa sembrava alquanto seccata per aver dovuto fare da scorta a una collega.
A Boris invece la cosa non dispiaceva.
Dove stiamo andando? domand timidamente Mila.
Boris la guard attraverso lo specchietto retrovisore: Al comando. L'ispettore capo Roche
deve parlarti. Sar lui a darti istruzioni.
Non ho mai avuto a che fare con un caso di serial killer prima d'ora, ci tenne a specificare
Mila.
Tu non devi catturare nessuno, rispose acidamente Rosa. A quello ci pensiamo noi. Il tuo
compito  di trovare solo il nome della sesta bambina. Spero che tu abbia avuto modo di studiare il
fascicolo...
Mila non bad alla nota di sufficienza nella voce della collega, perch quella frase le riport alla
mente la notte che aveva trascorso in bianco su quel plico. Le foto delle braccia sepolte. Gli scarni dati
medico-legali su et delle vittime e cronologia della morte.
Che cosa  successo in quel bosco? domand.
 il caso pi grosso degli ultimi tempi! le disse Boris distraendosi per un attimo dalla guida,
in preda all'eccitazione come un ragazzino. Mai vista una cosa del genere. Secondo me far saltare un
sacco di culi fra i pezzi grossi. Per questo Roche se la sta facendo sotto.
Il gergo scurrile di Boris infastidiva Sarah Rosa, e anche Mila in verit. Non aveva ancora
conosciuto l'ispettore capo ma le era gi chiaro che i suoi uomini non nutrivano molta stima per lui.
Certo, Boris era pi diretto, ma se si prendeva queste libert davanti a Rosa voleva dire che anche lei
era d'accordo pur non dandolo a vedere. "Non va bene", pens Mila. Indipendentemente dai commenti
che avrebbe potuto sentire, avrebbe giudicato da sola Roche e i suoi metodi.
Rosa ripet la domanda e solo allora Mila si accorse che stava parlando con lei.
 tuo quel sangue?
Sarah Rosa era voltata sul sedile e stava indicando un punto in basso. Mila si guard la coscia.
Il pantalone era macchiato di sangue, la cicatrice si era riaperta. Ci mise subito una mano sopra e sent
l'impulso di giustificarsi.
Sono caduta facendo jogging, ment.
Be', vedi di curarla quella ferita. Non vogliamo che il tuo sangue si mischi con qualche
prova.
Mila avvert un improvviso imbarazzo per quel rimprovero, anche perch Boris la stava
fissando attraverso lo specchietto. Sper che la cosa finisse l, ma Rosa non aveva terminato la sua
lezioncina.
Una volta, un pivello che doveva sorvegliare la scena di un omicidio a sfondo sessuale and a
pisciare nel bagno della vittima. Per sei mesi abbiamo dato la caccia a un fantasma credendo che
l'assassino si fosse dimenticato di tirare lo sciacquone.
Boris rise a quel ricordo. Mila, invece, cerc di cambiare argomento: Perch avete chiamato
me? Non bastava dare un'occhiata alle denunce di scomparsa dell'ultimo mese per risalire alla
ragazzina?
Non chiederlo a noi... disse Rosa con un tono polemico.
Il lavoro sporco, pens Mila. Era fin troppo ovvio che l'avevano chiamata per questo. Roche
aveva voluto affidare la cosa a qualcuno di esterno alla squadra, che non gli fosse troppo vicino, per poi
infangarlo nel caso in cui il sesto cadavere fosse rimasto senza nome.
Debby. Anneke. Sabine. Melissa. Caroline.
Le famiglie delle altre cinque? domand Mila.
Stanno venendo al comando anche loro, per l'esame del DNA.
Mila pens a quei poveri genitori, costretti a sottoporsi alla lotteria del DNA per avere la
certezza che il sangue del loro sangue era stato barbaramente ucciso e sezionato. Presto la loro
esistenza sarebbe cambiata, per sempre.
E del mostro cosa si sa? chiese, cercando di distrarsi da quel pensiero.
Noi non lo chiamiamo mostro, le fece notare Boris. Cos lo spersonalizzi.
Dicendolo, Boris scambi uno sguardo d'intesa con Rosa. Al dottor Gavila non piace.
Il dottor Gavila? ripet Mila.
Lo conoscerai.
Il disagio di Mila aument. Era chiaro che la sua scarsa conoscenza del caso la poneva in
svantaggio rispetto ai colleghi che, perci, potevano prendersi gioco di lei.
Ma anche stavolta non disse una parola per difendersi.
Rosa invece non aveva alcuna intenzione di lasciarla in pace e la incalz con tono indulgente:
Vedi, cara, non sorprenderti se non riesci a capire come stanno le cose.
Sarai certamente brava nel tuo lavoro ma qui la storia  diversa, perch i crimini seriali hanno
altre regole. E questo vale anche per le vittime. Non hanno fatto nulla per diventare tali. La loro unica
colpa, di solito,  che si sono semplicemente trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato. O che
hanno indossato un particolare colore piuttosto che un altro per uscire di casa. O, come nel nostro caso,
hanno la colpa di essere bambine, caucasiche e di avere un'et fra i nove e i tredici anni... Non
prendertela, ma tu queste cose non puoi saperle. Niente di personale.
"Gi, come se fosse vero", pens Mila. Dal momento esatto in cui si erano conosciute, Rosa
aveva fatto di ogni argomento una questione personale.
Sono una che apprende in fretta, rispose Mila.
Rosa si volt a guardarla, indurita: Hai figli?
Mila rimase per un attimo spiazzata. No, perch? Che c'entra?
Perch quando troverai i genitori della sesta bambina, dovrai spiegargli anche la
ragione' per cui la loro bellissima figlia  stata trattata in quel modo. Ma tu non saprai nulla di
loro, dei sacrifici che hanno fatto per crescerla e per educarla, delle notti in bianco quando aveva la
febbre, dei risparmi messi da parte per farla studiare e assicurarle un futuro, delle ore passate con lei a
giocare o a fare i compiti. Il tono di Rosa si faceva sempre pi alterato. E non saprai neanche perch
tre di quelle ragazzine portavano lo smalto brillante sulle unghie, o che una di loro aveva una vecchia
cicatrice sul gomito perch magari se l'era procurata a cinque anni cadendo dalla bici, o che erano tutte
piccole e carine e coi loro sogni e i desideri di quell'et innocente che  stata violata per sempre! Tu
queste cose non le sai perch non sei mai stata madre.
 Hollie, fu la secca risposta di Mila.
Come? Sarah Rosa la squadr senza capire.
La marca dello smalto  Hollie.  il tipo brillante, polvere di corallo. Era un gadget che
distribuivano un mese fa con una rivista per teenager. Per questo ce l'avevano in tre: ha avuto un
ottimo successo... E poi: una delle vittime indossava un braccialetto della fortuna.
Ma non abbiamo trovato nessun braccialetto, disse Boris che cominciava a interessarsi alla
cosa.
Mila estrasse dal fascicolo una delle foto.  la numero due, Anneke. La pelle vicino al polso 
pi chiara. Segno che portava qualcosa, l. Forse  stato l'omicida a toglierglielo, forse l'ha perso
quando  stata rapita, o durante una colluttazione. Erano tutte destrorse tranne una, la tre: aveva
macchie d'inchiostro sul profilo dell'indice, era mancina.
Boris era ammirato, Rosa stordita. Mila era un fiume in piena.
Un'ultima cosa: la numero sei, quella di cui non si sa il nome, conosceva quella che 
scomparsa per prima, Debby.
E tu come cazzo lo sai? chiese Rosa.
Mila tir fuori dal fascicolo le foto delle braccia uno e sei.
C' un puntino rosso sui polpastrelli di entrambi gli indici... Sono sorelle di sangue.
Il Dipartimento di scienze comportamentali della Polizia federale si occupava soprattutto di
crimini efferati. Roche ne era a capo da otto anni ed era stato capace di rivoluzionarne stile e metodi.
Era stato lui, infatti, ad aprire le porte ai civili come il dottor Gavila che, per i suoi scritti e le sue
ricerche, era unanimemente considerato il pi innovativo fra i criminologi in circolazione.
Nell'unit investigativa, Stern era l'agente informativo. Era il pi anziano e alto in grado. Il suo
incarico era quello di raccogliere le notizie che poi sarebbero servite per costruire i profili e di tracciare
i paralleli con altri casi. Era lui la memoria del gruppo.
Sarah Rosa era l'agente con funzione logistica e l'esperta informatica. Passava gran parte del
tempo ad aggiornarsi sulle nuove tecnologie e aveva ricevuto un addestramento specifico sulla
pianificazione delle operazioni di polizia.
Infine c'era Boris, l'agente esaminatore. La sua mansione era quella di interrogare le persone
coinvolte a vario titolo, nonch quella di far confessare l'eventuale colpevole. Era specializzato in
molteplici tecniche per raggiungere questo scopo. E di solito lo raggiungeva.
Roche impartiva gli ordini, ma non guidava materialmente la squadra: erano le intuizioni del
dottor Gavila a indirizzare le investigazioni. L'ispettore capo era soprattutto un politico e le sue scelte
erano spesso dettate da ragioni di carriera. Gli piaceva apparire e prendersi il merito delle indagini che
andavano bene. In quelle che non davano esito, invece, spartiva le responsabilit fra tutto il gruppo o,
come lui amava definirlo, la squadra di Roche. Una formula che gli aveva fatto guadagnare
l'antipatia e spesso anche il disprezzo dei suoi sottoposti.
Nella sala riunioni al sesto piano dell'edificio che ospitava la sede del Dipartimento, nel centro
della citt, c'erano tutti.
Mila prese posto nell'ultima fila. In bagno aveva medicato nuovamente la ferita sulla gamba,
richiudendola con due strati di cerotto. Quindi si era cambiata i jeans con un altro paio uguale.
Si sedette, poggiando il borsone sul pavimento. Riconobbe subito in un uomo allampanato
l'ispettore capo Roche. Stava discutendo animatamente con un tizio dall'aspetto dimesso, che aveva
un'aura strana intorno a s. Una luce grigia. Mila era sicura che fuori da quella stanza, nel mondo reale,
quell'uomo sarebbe svanito come un fantasma. Ma l dentro la sua presenza aveva un senso. Era
sicuramente lui il dottor Gavila di cui avevano parlato Boris e Rosa in macchina.
Tuttavia quell'uomo aveva qualcosa che faceva dimenticare subito gli abiti stazzonati e la
capigliatura spettinata.
Erano i suoi occhi, grandissimi e attenti.
Mentre continuava a parlare con Roche, li spost su di lei, cogliendola in flagranza. Mila allora
distolse lo sguardo, impacciata, e lui dopo un po' fece altrettanto, andando a sedersi poco distante da
lei. Da quel momento la ignor completamente e, qualche minuto dopo, la riunione ebbe ufficialmente
inizio.
Roche sal sulla pedana e prese la parola con un gesto solenne della mano, come se stesse
parlando a un'intera platea e non a un uditorio di cinque persone.
Ho appena sentito la scientifica: il nostro Albert non si  lasciato alle spalle alcun indizio. 
stato veramente in gamba. Non una traccia, non un'impronta nel piccolo cimitero di braccia. Ci ha
lasciato solo sei ragazzine da ritrovare. Sei corpi... E un nome.
Quindi l'ispettore diede la parola a Goran che, per, non lo raggiunse sulla pedana.
Se ne rimase invece al suo posto, con le braccia incrociate e le gambe allungate sotto la fila di
sedie davanti.
Il nostro Albert sapeva bene fin dall'inizio come sarebbero andate le cose. Lo ha previsto nei
minimi particolari.  lui che guida la giostra. E poi il sei  gi un numero completo nella cabala di un
omicida seriale.
666, il numero del diavolo, intervenne Mila. Tutti si voltarono a guardarla, con espressioni di
rimprovero.
Non ricorriamo a questo genere di banalit, disse Goran, e lei si sent sprofondare. Quando
parliamo di un numero completo intendiamo riferirci al fatto che il soggetto ha gi completato una o
pi serie.
Mila socchiuse impercettibilmente gli occhi e Goran intu che non aveva capito, cos si spieg
meglio: Definiamo serial killer chi ha ucciso almeno tre volte con modalit simili.
Due cadaveri fanno solo un pluriomicida, aggiunse Boris.
Perci sei vittime sono due serie.
 una specie di convenzione? domand Mila.
No. Vuol dire che se uccidi per la terza volta poi non ti fermi pi, intervenne Rosa liquidando
il discorso.
I freni inibitori sono rilassati, i sensi di colpa sopiti e ormai uccidi meccanicamente, concluse
Goran, e torn a rivolgersi a tutti. Ma perch ancora non conosciamo nulla del cadavere numero sei?
Roche intervenne. Ora una cosa la sappiamo. A quanto mi  stato riferito, la nostra solerte
collega ci ha fornito un indizio che io ritengo importante. Ha ricollegato la vittima senza nome a Debby
Gordon, la numero uno. Roche lo disse come se l'idea di Mila fosse, in realt, merito suo. Prego
agente: ci dica in cosa consiste la sua intuizione investigativa.
Mila si ritrov nuovamente al centro dell'attenzione. Abbass il capo sui suoi appunti, cercando
di assegnare un ordine ai pensieri prima di affrontare il discorso.
Roche, intanto, le faceva cenno di mettersi in piedi.
Mila si alz. Debby Gordon e la bambina numero sei si conoscevano.
Naturalmente la mia  ancora solo una supposizione, ma spiegherebbe il fatto che le due
presentano un identico segno sull'indice...
Di che si tratta esattamente? domand Goran, curioso.
Be'...  quel rituale di pungersi la punta di un dito con una spilla da balia e mischiare il sangue
unendo i polpastrelli: una versione adolescenziale del patto di sangue. Di solito si fa per consacrare
un'amicizia.
Anche Mila l'aveva fatto con la sua amica Graciela, avevano usato un chiodo arrugginito
perch la spilla da balia gli era sembrata una cosa da femminucce. Quel ricordo le torn in mente
all'improvviso. Graciela era stata la sua compagna di giochi. Ciascuna conosceva i segreti dell'altra e
una volta avevano perfino condiviso un ragazzo, senza che lui lo sapesse. Gli avevano lasciato credere
che fosse lui il furbo che riusciva a stare con entrambe le amiche senza che se ne accorgessero. Che
fine aveva fatto Graciela? Erano anni che non la sentiva. Si erano perse di vista troppo presto, per non
ritrovarsi mai pi. Eppure si erano promesse amicizia eterna.
Perch era stato cos facile dimenticarsi di lei?
Se le cose stanno cos, la bambina numero sei doveva essere coetanea di Debby.
L'analisi della calcificazione ossea compiuta sul sesto arto avvalora questa tesi: la vittima
aveva dodici anni, intervenne Boris che non vedeva l'ora di guadagnare punti agli occhi di Mila.
Debby Gordon frequentava un collegio esclusivo. Non  plausibile che la sua sorella di sangue
fosse una compagna di scuola, perch fra gli studenti non manca nessun altro.
Perci deve averla conosciuta fuori dall'ambiente scolastico, si intromise ancora Boris.
Mila annu. Debby era in quel collegio da otto mesi. Doveva sentirsi molto sola lontano da
casa. Giurerei che aveva difficolt a legare con le compagne. Suppongo quindi che abbia conosciuto la
sua sorella di sangue in un'altra circostanza.
Intervenne Roche: Voglio che vada a dare un'occhiata alla stanza della ragazza al collegio:
chiss che non spunti fuori qualcosa .
Vorrei anche parlare con i genitori di Debby, se  possibile.
Certo, faccia come crede.
Prima che l'ispettore capo aggiungesse altro, bussarono alla porta. Tre colpi veloci.
Subito dopo fece il suo ingresso un tipo basso in camice bianco, che nessuno aveva invitato a
entrare. Aveva capelli ispidi e stranissimi occhi a mandorla.
Ah, Chang, lo accolse Roche.
Era il medico legale che si occupava del caso. Mila scopr quasi subito che non era affatto un
orientale. Per una qualche misteriosa ragione genetica, si era ritrovato quei tratti somatici. Si chiamava
Leonard Vross ma tutti da sempre si rivolgevano a lui chiamandolo Chang.
L'omino prese posto in piedi accanto a Roche. Aveva con s una cartelletta che apr subito
anche se non ebbe mai bisogno di leggerne il contenuto, perch lo conosceva a memoria.
Probabilmente, tenere quei fogli davanti gli dava sicurezza.
Vorrei che ascoltaste con attenzione ci che ha scoperto il dottor Chang, disse l'ispettore
capo. Anche se so che per alcuni di voi potrebbe essere difficile comprendere certi particolari.
Il riferimento era a lei, Mila ne era pi che sicura.
Chang inforc un paio d'occhialini che teneva nel taschino del camice e prese la parola
schiarendosi la voce. Lo stato di conservazione dei resti, nonostante la sepoltura, era ottimale.
Questo confermava la tesi secondo cui non era trascorso molto tempo fra la realizzazione del
cimitero di braccia e il suo rinvenimento. Quindi il patologo si dilung su alcuni dettagli. Ma, quando
finalmente Chang dovette illustrare le modalit della morte delle sei bambine, non us preamboli.
Le ha uccise tranciando loro il braccio.
Le lesioni hanno un loro linguaggio, e con quello comunicano. Mila lo sapeva bene. Quando il
medico legale sollev la cartellina aperta su un ingrandimento della foto di una delle braccia, la
poliziotta not subito l'alone rossastro intorno al taglio e alla frattura dell'osso. L'infiltrazione del
sangue nei tessuti  il primo segno che si cerca per stabilire se la lesione sia o meno letale. Se  stata
inferta su un cadavere non c' attivit di pompa cardiaca, e quindi il sangue cola passivamente dai vasi
strappati, senza fissarsi nei tessuti circostanti. Se invece il colpo  inflitto quando la vittima  ancora in
vita, la pressione sanguigna nelle arterie e nei capillari continua a propagarsi perch il cuore spinge il
sangue nei tessuti lesi, nella disperata impresa di cicatrizzarli. Nelle bambine questo meccanismo
salvavita s'era arrestato solo quando il braccio era venuto via.
Chang prosegu: La lesione  avvenuta a met del bicipite brachiale. L'osso non  spezzato, la
frattura  netta. Deve aver usato una sega di precisione: non abbiamo trovato della limatura di ferro
lungo i margini della ferita. La sezione uniforme dei vasi sanguinei e dei tendini ci dice che
l'amputazione  stata portata a termine con una perizia che definirei chirurgica. Il decesso  intervenuto
per dissanguamento.
Poi aggiunse:  stata una morte orribile.
A quella frase, Mila ebbe l'impulso di abbassare gli occhi in segno di rispetto. Ma si accorse
subito che sarebbe stata l'unica.
Chang continu: Direi che le ha uccise subito: non aveva interesse a tenerle in vita oltre il
necessario, e non ha esitato. Le modalit d'uccisione sono identiche per tutte le vittime. Tranne che per
una...
Le sue parole rimasero sospese un po' in aria, per poi ricadere sui presenti come una doccia
gelata.
Che significa? domand Goran.
Chang con un dito spinse in su gli occhialini che gli erano scivolati sulla punta del naso, poi
fiss il criminologo: Perch per una  stato anche peggio.
Nella stanza cal un silenzio assoluto.
Gli esami tossicologici hanno rivelato tracce di un cocktail di farmaci nel sangue e nei tessuti.
Nella fattispecie: antiaritmici come la disopiramide, ACE-inibitori, e l'atenololo che  un
beta-bloccante...
Le ha ridotto i battiti cardiaci, abbassandole contemporaneamente la pressione, aggiunse
Goran Gavila che aveva gi capito tutto.
Perch? domand Stern a cui invece non era per niente chiaro.
Sulle labbra di Chang apparve una smorfia, simile a un amaro sorriso. Ha rallentato il
dissanguamento per farla morire pi lentamente... Ha voluto godersi lo spettacolo.
Di quale bambina si tratta? chiese Roche, anche se tutti, conoscevano gi la risposta.
Della numero sei.
Mila stavolta non aveva bisogno di essere una professionista di crimini seriali per comprendere
ci che era accaduto. Il medico legale in pratica aveva appena affermato che l'assassino aveva
modificato il suo modus operandi. Il che significava che aveva acquistato sicurezza in ci che faceva.
Stava sperimentando un nuovo gioco. E gli piaceva.
Ha cambiato perch era contento del risultato. Gli veniva sempre meglio, concluse Goran. A
quanto pare, ci ha preso gusto.
Mila fu attraversata da una sensazione. Era quel solletico alla base del collo che avvertiva tutte
le volte che si stava avvicinando alla soluzione di uno dei suoi casi di scomparsa. Una cosa strana da
spiegare. La mente, poi, si schiudeva rivelandole una verit insospettabile. Di solito quella percezione
durava di pi, ma stavolta spar prima che lei potesse afferrarla. Fu una frase di Chang a spazzarla via.
Ancora una cosa... Il medico legale si rivolse direttamente a Mila: anche se non la conosceva,
era lei l'unica faccia estranea in quella sala, e lui doveva essere stato gi messo al corrente delle ragioni
della sua presenza. Di l ci sono i genitori delle ragazzine scomparse.
Dalla finestra della stazione della Polizia stradale, sperduta fra le montagne, Alexander
Bermann poteva godere di una vista completa del parcheggio. La sua macchina era in fondo, in quinta
fila. Da quel punto d'osservazione gli sembrava cos lontana.
Il sole gi alto faceva splendere le lamiere. Dopo la tempesta di quella notte non si sarebbe mai
potuta immaginare una simile giornata. Sembrava primavera inoltrata e faceva quasi caldo. Dalla
finestra aperta arrivava una debole brezza che portava un senso di pace. Lui era stranamente contento.
Quando all'alba l'avevano fermato al posto di blocco per il controllo, non si era scomposto, n
s'era fatto prendere dal panico. Era rimasto all'interno dell'abitacolo, con la fastidiosa sensazione di
umido fra le gambe.
Dal posto di guida aveva un'ottima visuale degli agenti accanto all'auto di servizio.
Uno teneva in mano il plico con i suoi documenti e li scorreva dettando all'altro i dati che poi
questi riferiva per radio.
"Fra poco verranno qui e mi faranno aprire il bagagliaio", pensava.
L'agente che l'aveva fatto accostare era stato molto cortese. Gli aveva chiesto del nubifragio e
si era dimostrato compassionevole dicendogli che non lo invidiava per essere stato costretto a guidare
con quel tempaccio tutta la notte.
Lei non  di queste parti, aveva sentenziato leggendo la targa.
No, infatti, aveva risposto lui. Vengo da fuori.
La conversazione era finita l. Per un istante aveva anche pensato di raccontargli tutto, ma aveva
cambiato idea. Non era ancora giunto il momento. Poi l'agente si era allontanato verso il collega.
Alexander Bermann non sapeva cosa sarebbe accaduto, ma per la prima volta aveva allentato la presa
sul volante. Cos, il sangue aveva ripreso a circolare nelle mani che avevano ripreso colore.
E lui si era ritrovato a pensare alle sue farfalle.
Cos fragili, cos inconsapevoli del loro incanto. Lui, invece, aveva fermato il tempo per loro,
rendendole consapevoli dei segreti del loro fascino. Gli altri si limitavano a prosciugarle della loro
bellezza. Lui se ne prendeva cura. Di cosa potevano accusarlo, in fondo?
Quando aveva visto il poliziotto che veniva di nuovo verso il suo finestrino, questi pensieri
erano svaniti di colpo e la tensione, che si era momentaneamente allentata, era salita ancora. Ci
avevano messo troppo tempo, aveva pensato. Mentre si avvicinava, l'agente teneva una mano sollevata
sul fianco, all'altezza della cintura.
Lui sapeva cos'era quel gesto. Significava che era pronto a estrarre la pistola. Quando fu
finalmente vicino, gli sent pronunciare una frase che non si aspettava.
Deve seguirci al comando, signor Bermann. Fra i documenti manca la carta di circolazione.
"Strano", aveva pensato lui. "Ero sicuro di averla messa l." Ma poi aveva capito: gliel'aveva
sottratta l'uomo col passamontagna mentre era svenuto... E ora era l, in quella piccola sala d'attesa a
godersi il calore immeritato di quella brezza. L'avevano confinato in quel posto, dopo avergli
sequestrato la macchina. Senza sapere che la minaccia di una sanzione amministrativa era l'ultima delle
sue preoccupazioni. Loro se ne stavano rintanati nei loro uffici, ignari, a decidere cose che per lui ormai
non avevano pi alcuna importanza. Riflett su questa curiosa condizione: come cambi la gerarchia
delle priorit per un uomo che non ha pi nulla da perdere. Perch la cosa che gli premeva di pi, al
momento, era che non cessasse la carezza di quel venticello.
Intanto aveva sempre gli occhi puntati sul parcheggio e sul viavai degli agenti. La sua auto era
sempre l, davanti agli occhi di tutti. Col suo segreto chiuso nel bagagliaio. E nessuno si accorgeva di
niente.
Mentre rifletteva sulla singolarit della situazione, scorse un drappello di agenti che facevano
ritorno dalla pausa caff di mezza mattinata. Tre uomini e due donne, in divisa. Uno di loro
probabilmente stava raccontando un aneddoto e camminava gesticolando. Quando fin, gli altri risero.
Lui non aveva sentito una sola parola di quel racconto, ma il suono delle risate era contagioso e si
ritrov a sorridere. Dur poco. Il gruppo pass vicino alla sua auto. Uno di loro, il pi alto, si ferm
improvvisamente, lasciando che gli altri proseguissero da soli. Si era accorto di qualcosa.
Alexander Bermann not subito l'espressione che gli si era formata in volto.
"L'odore", pens. "Deve aver sentito l'odore."
Senza dire niente ai colleghi, l'agente cominci a guardarsi intorno. Fiutava l'aria, come se
stesse cercando ancora la debole scia che per un istante gli aveva messo in allerta i sensi. Quando la
ritrov, si gir verso la vettura che aveva accanto. Fece qualche passo in quella direzione, e poi
s'immobilizz davanti al bagagliaio chiuso.
Alexander Bermann, vedendo la scena, tir un sospiro di sollievo. Era grato. Grato per la
coincidenza che l'aveva condotto l, per la brezza che aveva ricevuto in dono e per il fatto che non
sarebbe stato lui a dover aprire quel maledetto bagagliaio.
La carezza del vento cess. Alexander Bermann si alz dal suo posto davanti alla finestra e tir
fuori dalla tasca il cellulare.
Era giunto il momento di fare una telefonata.
6
"Debby. Anneke. Sabine. Melissa. Caroline."
Mila ripeteva in mente quei nomi mentre osservava da dietro un vetro i famigliari delle cinque
vittime identificate, che erano stati riuniti per l'occasione nell'obitorio dell'Istituto di medicina legale.
Era un edificio gotico, con grandi finestre e circondato da un parco spoglio.
"Ne mancano due", era il pensiero ossessivo di Mila. "Un padre e una madre che non siamo
riusciti ancora a trovare." Doveva battezzare il braccio sinistro numero sei.
La ragazzina su cui Albert si era accanito maggiormente, con quel cocktail di farmaci per
rallentarne dolorosamente la morte.
 Ha voluto godersi lo spettacolo.
Le torn in mente l'ultimo caso che aveva risolto, quello del maestro di musica, quando aveva
liberato Pablo ed Elisa. Invece ne hai salvati tre, era stata la frase che aveva usato il sergente Morexu
riferendosi all'appunto trovato sull'agenda dell'uomo. Quel nome...
Priscilla.
Il suo capo aveva ragione: la ragazzina era stata fortunata. Mila not un crudele legame fra lei e
le sei vittime.
Priscilla era stata prescelta dal suo carnefice. Solo per un caso non era diventata una preda.
Dov'era adesso? Com'era la sua vita? E chiss se una parte di lei, profonda e recondita, era
consapevole di essere sfuggita a un simile orrore.
Dal momento stesso in cui aveva messo piede nella casa del maestro di musica, Mila l'aveva
salvata. E lei non l'avrebbe mai saputo. Non avrebbe mai potuto apprezzare il dono della seconda vita
che le era stata concessa.
Priscilla come Debby, Anneke, Sabine, Melissa, Caroline. Predestinata, ma senza il loro stesso
destino.
Priscilla come la numero sei. Una vittima senza un volto. Ma almeno lei aveva un nome.
Chang sosteneva che era solo questione di tempo, che prima o poi sarebbe saltata fuori anche
l'identit della sesta bambina. Ma Mila non ci sperava molto, e l'idea che fosse svanita per sempre le
rendeva difficile considerare ogni altra opzione.
Ma adesso doveva essere lucida. "Tocca a me", pens mentre guardava al di l del vetro che la
separava dai genitori delle ragazzine che avevano gi un nome.
Osservava quella specie di acquario umano, la coreografia di quelle afflitte creature silenziose.
Fra poco sarebbe dovuta andare di l per parlare con il padre e la madre di Debby Gordon. E avrebbe
dovuto consegnare a quei genitori anche il resto del loro dolore.
Il corridoio dell'obitorio era lungo e buio. Si trovava al piano interrato dell'edificio. Vi si
accedeva attraverso una scala o un angusto ascensore che di solito non funzionava. C'erano strette
finestre ai lati del soffitto, che lasciavano filtrare pochissima luce. Le piastrelle smaltate di bianco che
ricoprivano i muri non riuscivano a rifletterla, come probabilmente avrebbe voluto chi le aveva messe l
con quello scopo. Il risultato era che i locali risultavano bui anche di giorno e i neon sul soffitto
restavano sempre accesi, riempiendo lo spettrale silenzio del luogo con il loro incessante ronzio.
"Che brutto posto per affrontare la notizia della perdita di un figlio", consider Mila
continuando a osservare quei famigliari in pena. Per confortarli c'erano solo alcune anonime sedie di
plastica e un tavolo di vecchie riviste sorridenti.
Debby. Anneke. Sabine. Melissa. Caroline.
Guarda l, disse Goran Gavila alle sue spalle. Cosa vedi?
Prima, in presenza degli altri, l'aveva umiliata. Ora invece le dava del tu?
Mila continu a osservare per un lungo istante. Vedo la loro sofferenza.
Guarda meglio. Non c' solo quella.
Vedo quelle bambine morte. Anche se non sono l. I loro volti sono la somma dei volti dei
genitori. Perci posso vedere le vittime.
Io vedo, invece, cinque nuclei familiari. Tutti con una diversa estrazione sociale.
Con diverso reddito e tenore di vita. Vedo dei coniugi che, per motivi vari, hanno avuto un solo
figlio. Vedo donne che hanno superato abbondantemente i quarant'anni e che perci non possono
biologicamente sperare in un'altra gravidanza... Io vedo questo. Goran si volt a guardarla: Sono
loro le sue vere vittime. Li ha studiati, li ha scelti. Una sola figlia. Ha voluto togliergli ogni speranza di
superare il lutto, di provare a dimenticare la perdita. Dovranno ricordarsi di quello che gli ha fatto per il
resto dei loro giorni. Ha amplificato il loro dolore portandogli via il futuro. Li ha privati della
possibilit di tramandare una memoria di s negli anni a venire, di sopravvivere alla propria morte... E
si  nutrito di questo.  il compenso del suo sadismo, la fonte del suo piacere.
Mila distolse lo sguardo. Il criminologo aveva ragione: c'era una simmetria nel male che era
stato perpetrato a quelle persone.
Un disegno, afferm Goran, correggendo i suoi pensieri.
Mila pens nuovamente alla bambina numero sei. Per lei non c'era ancora nessuno che
piangesse. Aveva diritto a quelle lacrime, come tutte le altre. La sofferenza ha un compito. Serve a
ricomporre i legami tra le cose dei vivi e quelle dei morti.  un linguaggio che sostituisce le parole.
Che cambia i termini della questione. Era quello che stavano facendo i genitori al di l del vetro.
Ricostruire minuziosamente, col dolore, un brandello di quell'esistenza che non c'era pi. Intrecciando
i fragili ricordi, legando bene i fili bianchi del passato con quelli sottili del presente.
Mila si fece forza e varc la soglia. Immediatamente gli sguardi dei genitori si spostarono su di
lei, e fu silenzio.
La poliziotta s'incammin verso la madre di Debby Gordon, seduta accanto al marito che le
teneva una mano sulla spalla. I passi dell'agente risuonarono sinistri, mentre sfilava davanti agli altri.
Signori Gordon, avrei bisogno di parlarvi un momento...
Mila con un cenno del braccio indic loro la strada. Quindi lasci che la precedessero verso una
seconda saletta, dove c'erano una macchina automatica, per il caff e un distributore di merendine, un
divano liso addossato al muro, un tavolo con sedie di plastica azzurra e un cestino dei rifiuti ricolmo di
bicchieri di plastica.
Mila fece accomodare i Gordon sul divano e and a prendere una delle sedie.
Accavall le gambe provando ancora una piccola fitta di dolore per la ferita alla coscia. Non era
pi cos forte: stava guarendo.
La poliziotta si fece coraggio ed esord presentandosi. Parl dell'indagine, senza aggiungere
particolari, a ci che loro gi sapevano. L'intenzione era quella di metterli a proprio agio, prima di
rivolgere le domande che la interessavano.
I Gordon non avevano smesso un istante di guardarla, come se lei avesse in qualche modo il
potere di far cessare quell'incubo. Marito e moglie erano di bell'aspetto, raffinati. Entrambi avvocati.
Di quelli che si pagano a ora. Mila se li immaginava nella loro casa perfetta, circondati da amicizie
selezionate, con la loro esistenza dorata. Tanto da permettersi di mandare l'unica figlia a studiare in una
prestigiosa scuola privata. Mila lo sapeva: marito e moglie dovevano essere due squali nel loro
mestiere. Gente che nel proprio campo sa come gestire le situazioni pi critiche, che  abituata ad
affondare i denti nel proprio avversario e a non farsi mai scoraggiare dalle avversit. Ma adesso i due
risultavano assolutamente impreparati davanti a una tragedia come questa.
Quando esaur l'esposizione del caso, pass al dunque: Signori Gordon, vi risulta per caso che
Debby avesse stretto un'amicizia particolare con una sua coetanea al di fuori del collegio?
I due coniugi si guardarono come se, prima che una risposta, cercassero una ragione plausibile
per quella domanda. Ma non la trovarono.
Non che noi sappiamo, disse il padre di Debby.
Mila, per, non poteva accontentarsi di quella scarna risposta. Siete sicuri che Debby non vi
abbia mai menzionato al telefono qualcuna che non fosse una sua compagna di scuola?
Mentre la signora Gordon si sforzava di ricordare, Mila si ritrov a osservarne la silhouette:
quel ventre cos piatto, i muscoli delle gambe cos tonici. Comprese immediatamente che la scelta di
avere un solo figlio era stata attentamente ponderata.
Quella donna non avrebbe gravato il suo fisico con una seconda maternit. Ma tanto ormai era
troppo tardi: la sua et, prossima ai cinquanta, non le avrebbe pi permesso di avere figli. Goran aveva
ragione: Albert non li aveva scelti a caso...
No... Per ultimamente sembrava molto pi serena al telefono, disse la donna.
Immagino che vi abbia chiesto di farla tornare a casa...
Aveva toccato un tasto dolente, ma non poteva farne a meno se voleva giungere alla verit. Con
la voce incrinata dal senso di colpa, il padre di Debby ammise: 
vero: era spaesata, diceva di sentire la nostra mancanza e quella di Sting... Mila lo guard,
interdetta, e l'uomo specific: Il suo cane... Debby voleva tornare a casa, alla sua vecchia scuola. Be',
in verit questo non l'ha mai detto. Forse aveva paura di deluderci, ma... Era evidente dal, suo tono di
voce.
Mila sapeva cosa sarebbe successo: quei genitori si sarebbero rimproverati per sempre di non
aver dato ascolto al cuore della figlia che li implorava di farla tornare.
Ma i Gordon avevano anteposto la loro ambizione, come se questa si potesse trasmettere
geneticamente. A ben guardare, non c'era nulla di sbagliato nel loro comportamento. Avevano voluto il
meglio per la loro unica figlia. In fondo, si erano semplicemente comportati da genitori. E se le cose
fossero andate diversamente, forse un giorno Debby gliene sarebbe stata anche grata. Ma quel giorno,
purtroppo per loro, non sarebbe arrivato mai.
Signori Gordon, mi spiace dover insistere, immagino quanto sia gi penoso, ma devo chiedervi
di ripensare alle conversazioni avute con Debby: le sue frequentazioni al di fuori del collegio
potrebbero rivelarsi molto importanti per la soluzione del caso.
Vi prego, ripensateci, e se vi dovesse tornare in mente qualcosa..
I due annuirono contemporaneamente, promettendo di sforzarsi di ricordare. Fu allora che Mila
intravide una figura che si stagliava nel vetro della porta. Era Sarah Rosa che cercava di attirare la sua
attenzione. Mila si scus con i Gordon e usc.
Quando si ritrovarono faccia a faccia in corridoio, la donna disse soltanto poche parole.
Preparati, dobbiamo andare. Hanno trovato il cadavere di una bambina.
L'agente speciale Stern indossava sempre giacca e cravatta. Preferiva i completi color marrone
o beige o blu, e le camicie a righe sottili. Mila cap che sua moglie doveva tenerci parecchio che
andasse in giro con gli abiti ben stirati. Aveva l'aspetto curato. I capelli tirati indietro con un po' di
brillantina. Si faceva la barba tutte le mattine, e la pelle del viso sembrava morbida oltre che liscia,
emanava un buon profumo. Era un tipo preciso, Stern. Di quelli che non cambiano mai abitudini, e per i
quali un'apparenza ordinata  ben pi importante che risultare alla moda.
E poi doveva essere molto capace nel suo lavoro di raccolta d'informazioni.
Durante il tragitto in auto che li conduceva sul luogo del ritrovamento del corpo, Stern si cacci
in bocca una mentina, quindi espose rapidamente i fatti di cui al momento erano a conoscenza.
Il fermato si chiama Alexander Bermann. Ha quarant'anni ed  un agente di commercio:
macchinari per l'industria tessile, ottima rappresentanza. Sposato, ha sempre condotto una vita
tranquilla.  molto stimato e conosciuto nella sua citt. La sua attivit gli frutta abbastanza: Bermann
non sar ricco, ma se la passa bene.
Uno pulito, insomma, aggiunse Rosa. Un insospettabile.
Quando giunsero alla stazione della Polizia stradale, l'agente che aveva trovato il corpo era
seduto su un vecchio divano di uno degli uffici. Era sotto shock.
Le autorit locali avevano ceduto il campo all'unit per i crimini violenti. E loro si misero al
lavoro con l'assistenza di Goran e sotto lo sguardo di Mila, il cui ruolo consisteva semplicemente nel
verificare la presenza o meno di elementi utili per svolgere al meglio il suo compito, senza poter
intervenire attivamente. Roche era rimasto in ufficio, lasciando che i suoi uomini ricostruissero quanto
era accaduto.
Mila not che Sarah Rosa si manteneva a distanza da lei. La cosa non poteva che farle piacere,
anche se la poliziotta la teneva d'occhio, pronta a coglierla in fallo, ne era sicura.
Un giovane tenente si offr di accompagnarli sul posto preciso. Cercando di mostrarsi sicuro di
s, ci tenne a chiarire che nulla era stato spostato. Ma tutti i membri della squadra sapevano bene che
era probabilmente la prima volta che si trovava davanti a una scena del genere. Nella carriera di un
poliziotto di provincia non capita spesso di imbattersi in un crimine cos efferato.
Lungo il cammino, il tenente espose i fatti con estrema dovizia. Forse aveva provato prima quel
discorso, per non sfigurare. Infatti parlava come un verbale gi scritto. Abbiamo accertato che il
sospetto Alexander Bermann ieri mattina  arrivato in un hotel in un paese molto lontano da qui.
Seicento chilometri di distanza, precis Stern.
A quanto pare, ha guidato per tutta la notte. L'auto era quasi a secco, puntualizz il tenente.
All'hotel ha incontrato qualcuno? domand Boris.
Pare che abbia cenato con dei clienti. Poi si  ritirato nella sua stanza... Cos affermano quelli
che erano con lui. Ma stiamo ancora verificando le loro versioni.
Rosa appunt su un taccuino anche quella circostanza, e vi pose accanto una nota che Mila
sbirci da sopra la sua spalla: Raccogliere versione ospiti albergo su orari.
Intervenne Goran: Bermann non ha ancora detto niente, suppongo.
Il sospetto Alexander Bermann si rifiuta di parlare in mancanza di un difensore.
Arrivarono nel parcheggio. Goran not che intorno alla macchina di Bermann erano stati
sistemati dei teli bianchi per nascondere quello spettacolo di morte. Ma era soltanto l'ennesima,
ipocrita precauzione. Davanti a certi crimini efferati il turbamento  solo una maschera. Era una cosa
che Goran Gavila aveva imparato presto. La morte, specie se violenta, esercita uno strano fascino sui
vivi. Davanti a un cadavere diventiamo tutti curiosi. La morte  una signora molto seducente.
Prima di accedere alla scena del crimine, indossarono copriscarpe di plastica e cuffie per
trattenere i capelli, oltre agli immancabili guanti sterili. Quindi si passarono l'un l'altro un piccolo
contenitore di pasta di canfora. Ognuno ne prese un po' da spalmarsi sotto le narici e inibire cos ogni
tipo di odore.
Era un rituale collaudato, che non aveva bisogno di parole. Ma anche un modo per trovare la
giusta concentrazione. Quando ricevette il barattolo dalle mani di Boris, Mila si sent partecipe di
quella singolare comunione.
Il tenente della Stradale, invitato a precederli, perse improvvisamente tutta la sua sicurezza ed
esit per un lungo istante. Poi fece strada.
Prima di varcare il confine di quel nuovo mondo, Goran rivolse uno sguardo a Mila, che annu,
e lui sembr pi tranquillo.
Il primo passo era sempre il pi difficile. Mila non avrebbe dimenticato facilmente il suo.
Fu come entrare in un'altra dimensione. In quei pochi metri quadrati, dove anche la luce del
sole veniva alterata da quella artificiale e fredda delle lampade alogene, c'era un altro universo, con
regole e leggi fisiche del tutto differenti da quelle del mondo conosciuto. Alle tre dimensioni di altezza,
larghezza e profondit, se ne aggiungeva una quarta: il vuoto. Ogni criminologo sa che  proprio nei
vuoti di una scena del crimine che si trovano le risposte. Riempiendo quegli spazi con la presenza
della vittima e del carnefice si ricostruisce l'azione delittuosa, si d un senso alla violenza, si rischiara
l'ignoto. Si dilata il tempo, cercando di allungarlo all'indietro, in una tensione che dura sempre troppo
poco e che non si ripeter mai pi. Per questo la prima impressione in una scena del crimine  sempre
la pi importante.
Quella di Mila fu soprattutto olfattiva.
Nonostante la canfora, l'odore era penetrante. Il profumo della morte  al tempo stesso
nauseante e dolce.  un controsenso. Prima ti colpisce come un cazzotto nello stomaco, poi scopri che
c' qualcosa, in fondo a quell'odore, che non puoi fare a meno di gradire.
In un istante, gli uomini della squadra si sistemarono intorno all'auto di Bermann.
Ognuno occup un posto d'osservazione, disegnando nuovi punti cardinali. Era come se dai
loro occhi partissero le coordinate di una griglia che copriva ogni centimetro quadrato, senza tralasciare
nulla.
Mila segu Goran alle spalle dell'autovettura.
Il cofano era aperto, cos come l'aveva lasciato l'agente che aveva rinvenuto il corpo. Goran si
sporse in quell'antro, e Mila fece altrettanto.
Non vide il cadavere, perch all'interno del bagagliaio c'era soltanto un grande sacco nero di
plastica dentro cui s'intuiva la sagoma di un corpo.
Quello di una bambina?
Il sacco aveva aderito perfettamente al fisico, adattandosi ai tratti del viso e assumendone la
forma. La bocca era spalancata in un urlo muto. Come se l'aria fosse stata risucchiata da quella
voragine scura.
Come una sindone blasfema.
Anneke, Debby, Sabine, Melissa, Caroline... O era la numero sei?
Si potevano distinguere le cavit oculari e il capo riverso all'indietro. Il corpo non era
abbandonato mollemente; al contrario, la postura degli arti era rigida, come se fosse stato fulminato in
uno scatto repentino. In quella statua di carne, era evidente l'assenza di qualcosa. Mancava un braccio.
Il sinistro.
Va bene, cominciamo con l'analisi, disse Goran.
Il metodo del criminologo consisteva nel porsi delle domande. Anche le pi semplici e, in
apparenza, insignificanti. Domande a cui tutti insieme avrebbero cercato di dare risposte. Anche in
questo caso, ogni opinione era ben accetta.
Prima di tutto l' orientamento, inizi. Allora, ditemi: perch siamo qui?
Comincio io, si offr Boris che si trovava dal lato del guidatore. Siamo qui per via di una
carta di circolazione smarrita.
Che ne pensate?  sufficiente come spiegazione, secondo voi? domand Goran guardando i
presenti.
Il posto di blocco, disse Sarah Rosa. Da quando sono scomparse le ragazzine, ce ne sono
decine, sparsi ovunque. Poteva capitare, ed  capitato... Ci  andata bene.
Goran scosse il capo: lui non credeva alla fortuna. Perch avrebbe dovuto correre il rischio di
andarsene in giro con quel carico compromettente?
Forse voleva solo disfarsene, ipotizz Stern. O forse temeva che gli arrivassimo addosso, e
cercava di spostare le tracce il pi lontano possibile da s.
Anche secondo me poteva trattarsi di un tentativo di depistaggio, gli fece eco Boris. Ma gli
 andata male.
Mila cap che loro avevano gi deciso: Alexander Bermann era Albert. Solo Goran sembrava
conservare qualche perplessit.
Dobbiamo capire ancora quale fosse il suo piano. Per adesso abbiamo un cadavere in un
bagagliaio. Ma la domanda iniziale era un'altra, e non abbiamo ancora una risposta: perch siamo qui?
Cosa ci ha condotti intorno a questa macchina, davanti a questo corpo? Sin dall'inizio, abbiamo dato
per acquisito che il nostro uomo fosse astuto. Forse anche pi di noi. In fondo ci ha gi giocati diverse
volte, riuscendo a rapire le bambine anche in pieno stato d'allerta...  pensabile, allora, che sia stata la
mancanza di una stupida carta di circolazione a tradirlo?
Tutti rifletterono in silenzio su quell'ultima considerazione.
Quindi il criminologo si rivolse nuovamente al tenente della stradale, che nel frattempo era
rimasto in disparte, silenzioso e pallido come la camicia che indossava sotto la divisa.
Tenente, lei poco fa ci ha detto che Bermann ha chiesto l'assistenza di un legale, giusto?
Esattamente.
Forse sarebbe sufficiente un avvocato d'ufficio, perch per il momento vorremmo un
colloquio col sospetto, per dargli l'occasione di confutare i risultati delle nostre analisi quando avremo
finito qui.
Vuole che dia adesso disposizioni?
L'uomo sperava che Gavila lo congedasse. E Goran stava per accontentarlo.
Probabilmente Bermann avr gi avuto modo di prepararsi una versione dei fatti.
Meglio coglierlo di sorpresa e cercare di farlo cadere in contraddizione prima che la impari
troppo bene a memoria, aggiunse Boris.
Voglio sperare che abbia avuto anche il tempo di farsi un bell'esame di coscienza chiuso l
dentro.
A quelle parole del tenente, i componenti della squadra si guardarono l'un l'altro, increduli.
Vuol dire che l'avete lasciato solo? domand Goran.
Il tenente era spaesato. L'abbiamo messo in isolamento, secondo la prassi.
Perch, cosa...
Non fece in tempo a terminare la frase. Boris fu il primo a muoversi, con un balzo si ritrov
fuori dal recinto, seguito a ruota da Stern e da Sarah Rosa, che si allontanarono sfilandosi in fretta i
copriscarpe per non scivolare mentre correvano.
Mila, come il giovane tenente della Stradale, sembrava non capire cosa stesse accadendo. Goran
si precipit dietro agli altri dicendo soltanto:  un soggetto a rischio: doveva essere guardato a vista!
In quel momento, sia Mila che il tenente compresero quale fosse il rischio di cui parlava il
criminologo.
Poco dopo, si ritrovarono tutti davanti alla porta della cella in cui era stato rinchiuso l'uomo.
C'era un agente di sorveglianza che si affrett ad aprire lo spioncino quando Boris gli mostr il
tesserino di riconoscimento. Da quel piccolo spiraglio, per, Alexander Bermann non si scorgeva.
"Ha scelto l'angolo cieco della cella", pens Goran.
Mentre l'agente di custodia apriva le pesanti serrature, il tenente cercava ancora di
tranquillizzare tutti - ma soprattutto se stesso - asserendo ancora una volta che era stata seguita alla
lettera la procedura. A Bermann erano stati tolti l'orologio, la cintura dei pantaloni, la cravatta e perfino
i lacci delle scarpe. Non aveva niente con cui potersi fare del male.
Ma il poliziotto fu smentito non appena la porta di ferro venne spalancata.
L'uomo giaceva in un angolo della cella. L'angolo cieco.
La schiena contro il muro, le braccia abbandonate in grembo e le gambe divaricate.
La bocca intrisa di sangue. Una pozza nerissima circondava il corpo.
Per uccidersi aveva usato il meno tradizionale dei modi.
Alexander Bermann si era strappato a morsi la carne dei polsi, e aveva atteso di morire
dissanguato.
7
L'avrebbero riportata a casa.
Con questa promessa inespressa, avevano preso in consegna il corpo della bambina.
Le avrebbero reso giustizia.
Dopo il suicidio di Bermann era difficile mantenere questo impegno, ma ci avrebbero provato
lo stesso.
Perci ora il cadavere era l, all'Istituto di medicina legale.
Il dottor Chang sistem l'asta del microfono che pendeva dal soffitto in modo che fosse
perfettamente a perpendicolo con il tavolo d'acciaio dell'obitorio. Quindi accese il registratore.
Per prima cosa si arm di bisturi e lo fece scivolare sulla sacca plastificata con un gesto rapido,
tracciando una linea retta molto precisa. Deposit lo strumento chirurgico e, delicatamente, afferr con
le dita i due lembi che aveva ricavato.
L'unica luce nella sala era quella accecante della lampada che sovrastava il tavolo operatorio.
Tutt'intorno, il baratro del buio. E, in bilico su quell'abisso, c'erano Goran e Mila. Nessuno degli altri
componenti la squadra aveva ritenuto di dover partecipare a quella cerimonia.
Il medico legale e i due ospiti indossavano camici sterili, guanti e mascherina per non
contaminare le prove.
Aiutandosi con una soluzione salina, Chang cominci ad allargare lentamente i margini della
sacca, staccando la plastica dal corpo sottostante a cui aveva perfettamente aderito. Un po' alla volta,
con molta pazienza.
A poco a poco, cominci ad apparire... Mila vide subito la gonna verde di velluto a coste. La
camicetta bianca e il gilet di lana. Quindi si cominci a scorgere la flanella di un blazer.
Man mano che Chang risaliva, svelava nuovi particolari. Arriv alla sezione toracica da cui
mancava il braccio. La giacca l non era affatto sporca di sangue. Era semplicemente tagliata all'altezza
della spalla sinistra da cui fuoriusciva un moncone.
Non l'ha uccisa con questi abiti addosso. Ha ricomposto la salma, dopo, disse il patologo.
Quel dopo si perse nell'eco della stanza, precipitando nella voragine di buio che li
circondava, come un sasso che rimbalza sulle pareti di un pozzo senza fondo.
Chang sfil il braccio destro. Al polso c'era un braccialetto con appeso un ciondolo a forma di
chiave.
Arrivato all'altezza del collo, il medico legale si ferm un momento per tergersi la fronte con un
piccolo asciugamano. Mila si accorse solo ora che il patologo stava sudando. Era arrivato al punto pi
delicato. Il timore era quello che staccando la plastica dal volto potesse venir via anche l'epidermide.
Mila aveva gi assistito ad altre autopsie. Di solito i medici legali non si facevano tanti scrupoli
nel trattare i corpi su cui dovevano indagare. Li tagliavano e li cucivano senza alcuna cura. In quel
momento cap, invece, che Chang desiderava che i genitori rivedessero per un'ultima volta la loro
bambina nel miglior stato possibile. Per questo era cos apprensivo. Ebbe un moto di rispetto per
quell'uomo.
Finalmente, dopo alcuni interminabili minuti, il medico riusc a togliere completamente il sacco
nero dal volto della piccola. Mila la vide. E la riconobbe subito.
Debby Gordon. Dodici anni. La prima a sparire. Gli occhi erano sgranati. La bocca era ancora
spalancata.
Come se stesse disperatamente cercando di dire qualcosa.
Portava un fermaglio con un giglio bianco. Lui le aveva pettinato i capelli. "Che assurdit",
pens subito Mila. Era stato pi facile essere compassionevole davanti a un cadavere piuttosto che di
fronte a una bambina ancora in vita! Ma poi dedusse che il motivo per cui si era preso tanta cura di lei
era un altro.
"L'ha fatta bella per noi."
Quell'intuizione le fece rabbia. Ma cap anche che al momento quelle emozioni non le
appartenevano. Spettavano a qualcun altro. E fra poco lei sarebbe dovuta andare di l, superare il buio
profondo e comunicare a due genitori gi distrutti che la loro vita era davvero finita.
Il dottor Chang scambi un'occhiata con Goran. Era venuto il momento di stabilire con che tipo
di assassino avevano a che fare. Se il suo interesse per quella creatura era stato generico, oppure
terribilmente mirato. In altre parole, se la bambina avesse subito o meno violenza sessuale.
Tutti in quella sala erano combattuti fra il desiderio che le fosse stata risparmiata
quest'ennesima sevizia, e la speranza che invece ci non fosse avvenuto. Perch in tal caso ci sarebbero
state pi possibilit che l'assassino avesse lasciato delle tracce organiche che avrebbero permesso di
identificarlo.
Esisteva una procedura precisa per i casi di violenza carnale. E Chang, non avendo ragioni per
discostarsene, inizi con l'anamnesi. Consisteva nel cercare di ricostruire circostanze e modalit
dell'aggressione. Ma nello specifico, data anche l'impossibilit di assumere informazioni dalla vittima,
non c'era modo di risalire ai fatti.
La fase successiva era l'esame obiettivo. Una valutazione fisica, accompagnata da una
documentazione fotografica, che procedeva dalla descrizione dell'aspetto generale fino
all'individuazione di lesioni esterne che potessero segnalare che la vittima si era opposta o aveva
lottato.
Si iniziava, di solito, con segnare e repertare gli indumenti indossati. Quindi si procedeva con la
ricerca di eventuali macchie sospette sui vestiti, di filamenti, capelli, foglie. Solo allora si passava allo
scraping subungueale, che consisteva nel raccogliere dalle unghie della vittima, con una specie di
stuzzicadenti, eventuali residui di pelle dell'assassino - nel caso si fosse difesa - o di terra e fibre varie
per risalire al luogo dell'uccisione.
Anche stavolta il risultato fu negativo. Le condizioni del cadavere - a parte l'amputazione
dell'arto - erano perfette, i suoi abiti puliti.
Come se qualcuno avesse provveduto a lavarla prima di metterla nel sacco.
La terza fase era la pi invasiva e prevedeva l'esame ginecologico.
Chang si mun di un colposcopio e cominci a esaminare dapprima la superficie mediale delle
cosce nella speranza di individuare macchie di sangue, materiale spermatico o altre secrezioni del
violentatore. Poi prese da un vassoio di metallo il kit per l'esame vaginale, che comprendeva un
tampone cutaneo e uno per la mucosa.
Con le sostanze prelevate, prepar due vetrini, fissando la striscia del primo con del Citofix e
lasciando che la seconda si essiccasse all'aria.
Mila sapeva che servivano per un'eventuale tipizzazione genica dell'assassino.
L'ultima fase era quella pi cruda. Il dottor Chang pieg il tavolo d'acciaio all'indietro,
sollevando le gambe della bambina su due sostegni. Quindi si mise a sedere su uno sgabello e, con una
lente d'ingrandimento dotata di una particolare lampada a ultravioletti, pass all'individuazione di
possibili lesioni interne.
Dopo qualche minuto, sollev il capo verso Goran e Mila, sentenziando freddamente: Non l'ha
toccata.
Mila annu e, prima di allontanarsi dalla sala, si pieg sul cadavere di Debby per sfilarle dal
polso il braccialetto con appesa la piccola chiave. Quell'oggetto, insieme alla notizia che la bambina
non era stata violentata, avrebbe costituito l'unica dote da portare con s per i Gordon.
Appena si conged da Chang e da Goran, Mila avvert l'urgenza di togliersi quel camice pulito.
Perch, in quel momento, si sentiva sporca. Passando per lo spogliatoio, si ferm davanti al grande
lavabo di ceramica. Apr l'acqua calda e vi infil sotto le mani, cominciando a strofinarle forte.
Continuando a lavarsi freneticamente, sollev lo sguardo sullo specchio che aveva di fronte.
Immagin nel riflesso la piccola Debby che entrava nello spogliatoio, con la sua gonna verde, il blazer
blu e il fermaglio nei capelli. E che, facendo leva sull'unico braccio rimastole, si metteva a sedere sulla
panca accostata alla parete. E cominciava a guardarla, dondolando i piedi. Debby spalancava la bocca e
poi la richiudeva, come se cercasse di comunicare con lei. Ma in realt non diceva nulla. E Mila
avrebbe tanto voluto chiederle della sua sorella di sangue. Quella che ormai era per tutti la bambina
numero sei.
Poi si ridest da quell'allucinazione.
L'acqua del rubinetto scorreva. Il vapore saliva in ampie volute e aveva coperto quasi del tutto
la superficie dello specchio.
Solo allora Mila si accorse del dolore.
Abbass lo sguardo e tir via istintivamente le mani dal getto di acqua bollente. La pelle del
dorso era arrossata, mentre sulle dita c'erano gi delle bolle. Mila se le fasci subito con un
asciugamano, quindi si diresse all'armadietto del pronto soccorso, in cerca di bende.
Nessuno avrebbe mai dovuto sapere ci che le era successo.
Quando apr gli occhi, per prima cosa si ricord del bruciore alle mani. Per questo scatt a
sedere, riprendendo bruscamente contatto con la realt della camera da letto che la circondava.
L'armadio che aveva di fronte, con lo specchio incrinato, il cassettone alla sua sinistra e la finestra con
la tapparella abbassata che lasciava comunque filtrare qualche linea di luce azzurrognola. Mila si era
addormentata vestita, perch le coperte e le lenzuola di quella squallida stanza di motel erano
macchiate.
Perch si era svegliata? Forse avevano bussato. O forse l'aveva solo sognato.
Bussarono di nuovo. Si alz e si avvicin alla porta, aprendola solo di qualche centimetro.
Chi ? domand inutilmente alla faccia sorridente di Boris.
Sono venuto a prenderti. Fra un'ora inizia la perquisizione a casa di Bermann. Gli altri ci
aspettano l... E poi ho pensato di portarti la colazione. E le agit sotto il naso un sacchetto di carta che
verosimilmente conteneva croissant e caff.
Mila si diede una rapida occhiata. Non era affatto presentabile ma forse questo era un bene:
avrebbe scoraggiato gli ormoni del collega. Lo invit a entrare.
Boris fece qualche passo all'interno della stanza, si guard intorno con aria perplessa, mentre
Mila si avvicinava al lavabo posto in un angolo per sciacquarsi il viso ma, soprattutto, per nascondere
le mani bendate.
Questo posto  anche peggio di come me lo ricordavo. Fiut l'aria. E c' sempre lo stesso
odore.
Credo che sia un repellente per insetti.
Quando sono entrato nella squadra, ci ho passato quasi un mese prima di trovarmi un
appartamento... Lo sai che qui ogni chiave apre tutte le stanze? I clienti hanno l'abitudine di andarsene
senza pagare e il proprietario si era stancato di dover rimpiazzare sempre le serrature. Di notte faresti
bene a sbarrare la porta con il cassettone.
Mila lo guard attraverso lo specchio sopra al lavandino. Grazie del consiglio.
No, sul serio. Se hai bisogno di un posto pi decente in cui abitare, posso darti una mano.
Mila gli rivolse un'occhiata interrogativa. Per caso, agente, mi stai invitando a stare da te?
Boris, imbarazzato, si affrett a precisare: No, non intendevo questo.  che potrei chiedere in
giro se c' una collega che vuole dividere il suo appartamento, tutto qui.
Spero di non dovermi trattenere tanto da averne bisogno, osserv lei, facendo spallucce.
Dopo essersi asciugata la faccia, punt il sacchetto che le aveva portato.
Glielo strapp quasi dalle mani, andandosi a sedere a gambe incrociate sul letto per
ispezionarne il contenuto.
Croissant e caff, come aveva sperato.
Boris rimase spiazzato da quel gesto, e ancora di pi nel vedere le sue mani coperte dalle bende.
Ma non disse nulla. Fame? domand invece, intimidito.
Lei gli rispose con la bocca piena. Sono due giorni che non tocco cibo. Se non fossi arrivato tu
stamattina, dubito che sarei riuscita a trovare la forza per varcare la soglia.
Mila sapeva che non avrebbe dovuto dire una cosa del genere, quell'affermazione era un
evidente incoraggiamento. Ma non trov altro modo per ringraziarlo, e poi aveva davvero fame. Boris
le sorrise, tronfio.
Allora, come ti trovi? le chiese.
Mi adatto facilmente, perci: bene.
"A parte la tua amica Sarah Rosa che praticamente mi odia", ma questo Mila lo pens soltanto.
Mi  piaciuta quella tua intuizione sulle sorelle di sangue...
Un colpo di fortuna: mi  bastato pescare fra le mie esperienze adolescenziali.
Anche tu avrai fatto qualcosa di stupido a dodici anni, no?
Notando lo smarrimento del collega che cercava inutilmente una risposta, le scapp un sorriso.
Scherzavo Boris...
Oh, certo, disse lui arrossendo.
Mila mand gi l'ultimo boccone, si lecc le dita e si butt sul secondo croissant della busta,
quello di Boris, che davanti a tanto appetito non ebbe il coraggio di dire nulla.
Boris, dimmi una cosa... Perch lo avete chiamato Albert?
 una storia molto interessante, afferm. Quindi, con molta disinvoltura si mise a sedere
accanto a lei e inizi a raccontare: Cinque anni fa ci capita un caso stranissimo. C' un omicida seriale
che rapisce le donne, le violenta, le uccide strangolandole e poi ci fa ritrovare i cadaveri senza il piede
destro.
Il piede destro?
Esatto. Nessuno ci capisce niente perch il tipo quando agisce  anche molto preciso e pulito,
non lascia tracce dietro di s. Fa solo questa cosa dell'amputazione.
E colpisce maledettamente a caso... Insomma, siamo gi arrivati al quinto cadavere e non
riusciamo a fermarlo. A questo punto, il dottor Gavila ha un'idea...
Mila aveva terminato anche il secondo croissant ed era passata al caff. Che genere di idea?
Ci chiede di cercare negli archivi tutti i casi che riguardano i piedi, anche quelli pi insulsi e
banali.
Mila mostr un'espressione pi che perplessa.
Poi vers tre bustine di zucchero nel bicchiere di polistirolo. Boris se ne accorse e fece una
faccia disgustata, stava per dirle qualcosa in proposito ma prefer continuare il racconto. Anche a me
all'inizio sembrava un po' assurdo. Be', invece cominciamo a cercare e spunta fuori che da qualche
tempo c' un ladro che si aggira nella zona rubando scarpe da donna dagli espositori che sono
all'esterno dei negozi di calzature.
L ci si tiene soltanto una scarpa per numero e modello - sai, per evitare che le rubino
- e di solito  la destra, per facilitare la prova ai clienti.
Mila si blocc, con il bicchiere di caff a mezz'aria, e rimase a contemplare, estasiata,
l'originalit di quell'intuizione investigativa. Avete sorvegliato i negozi di scarpe e avete catturato il
ladro...
Albert Finley. Un ingegnere di trentotto anni, coniugato, due figli piccoli. Una villetta in
campagna e un camper per le vacanze.
Uno normale.
Nel garage della sua abitazione troviamo un freezer e dentro, avvolti accuratamente nel
cellofan, cinque piedi destri di donna. Il tipo si divertiva a fargli indossare le scarpe che rubava. Era
una specie di ossessione feticista.
Piede destro, braccio sinistro. Per questo Albert!
Esatto! disse Boris mettendole una mano sulla spalla in segno di approvazione.
Mila si scost bruscamente, alzandosi di scatto dal letto. Il giovane poliziotto ci rimase male.
Scusa, gli disse lei.
Nessun problema.
Non era vero, e Mila infatti non gli credette. Per decise di fingere lo stesso che era come aveva
detto lui. Gli diede le spalle e torn verso il lavabo. Mi preparo in un minuto, cos possiamo andare.
Boris si alz e and verso la porta. Fa' con calma. Ti aspetto fuori.
Mila lo vide uscire dalla stanza. Poi sollev il viso sullo specchio. "Oddio, quando finir?" si
chiese. "Quando riuscir a farmi toccare di nuovo da qualcuno?"
Per tutto il tragitto verso la casa di Bermann non si erano scambiati una sola parola. Anzi,
entrando in macchina, Mila aveva trovato l'autoradio accesa e capito subito che quella era una
dichiarazione d'intenti su come si sarebbe svolto il viaggio.
Boris c'era rimasto male, e forse ora aveva un altro nemico all'interno della squadra.
Arrivarono in poco meno di un'ora e mezza. L'abitazione di Alexander Bermann era un villino
immerso nel verde, in una tranquilla zona residenziale.
La strada sul davanti era stata transennata. Di l da quel confine si ammassavano curiosi, vicini
di casa e giornalisti. Mila, guardandoli, pens che era cominciata.
Mentre arrivavano l, avevano ascoltato un giornale radio che dava la notizia del ritrovamento
del cadavere della piccola Debby ed era spuntato fuori pure il nome di Bermann.
Il motivo di tanta euforia mediatica era semplice. Il cimitero di braccia era stato un duro colpo
per l'opinione pubblica, ma ora finalmente avevano un nome per battezzare l'incubo.
L'aveva visto accadere altre volte. La stampa si sarebbe attaccata tenacemente alla storia e, in
pochissimo tempo, avrebbe calpestato ogni aspetto della vita di Bermann, senza fare distinzioni. Il suo
suicidio valeva come un'ammissione di colpa. Perci i media avrebbero insistito sulla loro versione.
L'avrebbero designato a svolgere il ruolo di mostro senza alcun contraddittorio, confidando solo sulla
forza della loro unanimit. L'avrebbero fatto a pezzi crudelmente, cos come si presupponeva lui avesse
fatto con le sue piccole vittime, senza per cogliere l'ironia di questo parallelismo. Avrebbero cavato
sangue a litri da tutta la vicenda, per condire e rendere pi appetitose le prime pagine. Senza rispetto,
senza equit. E quand'anche qualcuno si fosse permesso di farlo notare, si sarebbero trincerati dietro un
comodo e sempre attuale diritto di cronaca per celare la loro innaturale impudicizia.
Scesa dalla macchina, Mila si fece strada tra la piccola folla di cronisti e gente comune, entr
nel perimetro circoscritto dalle forze dell'ordine e si diresse a passo spedito lungo il viale d'accesso,
fino alla porta di casa, senza poter evitare di essere abbagliata da qualche flash. In quel momento colse
lo sguardo di Goran di l dalla finestra. Si sent assurdamente in colpa perch lui l'aveva vista arrivare
con Boris. E
poi stupida per aver pensato una cosa simile.
Goran torn a rivolgere la sua attenzione all'interno della casa. Poco dopo, Mila varc la soglia.
Stern e Sarah Rosa, coadiuvati da altri detective, erano gi al lavoro da un pezzo e si
muovevano come insetti operosi. Era tutto sottosopra. Gli agenti stavano setacciando mobili, muri e
quant'altro potesse svelare qualche indizio per chiarire la vicenda.
Ancora una volta, Mila non poteva unirsi a quella perlustrazione. D'altronde Sarah Rosa le
aveva abbaiato subito in faccia che a lei era riservato solo il diritto di osservare. Cos cominci a
guardarsi intorno, tenendo le mani in tasca per non dover giustificare le bende che le fasciavano.
Ad attirare la sua attenzione furono le foto.
Ce n'erano a decine sistemate sui mobili, in eleganti cornici di radica o d'argento.
Ritraevano Bermann e sua moglie in momenti felici. Una vita che adesso sembrava lontana,
quasi impossibile. Avevano viaggiato molto, not. C'erano immagini di ogni posto del mondo. Per,
man mano che le foto si facevano pi recenti e i loro volti pi vecchi, le espressioni apparivano velate.
C'era qualcosa dentro quelle foto, Mila ne era sicura. Ma non sapeva dire cosa fosse. Aveva avuto una
strana sensazione entrando in quella casa. Ora le sembrava di avvertirla meglio.
Una presenza.
In quell'andirivieni di agenti, c'era anche un'altra spettatrice. Mila riconobbe la donna delle
foto: Veronica Bermann, la moglie del presunto assassino. Cap subito che doveva avere un carattere
orgoglioso. Teneva un atteggiamento di decoroso distacco mentre quegli sconosciuti toccavano le sue
cose senza chiedere il permesso, violando l'intimit di quegli oggetti, di quei ricordi, con la loro
invadente presenza.
Non sembrava rassegnata, bens consenziente. Aveva offerto la sua collaborazione all'ispettore
capo Roche, asserendo con sicurezza che il marito era estraneo a quelle terribili accuse.
Mila la stava ancora osservando quando, voltandosi, si trov di fronte uno spettacolo
inaspettato.
C'era un'intera parete ricoperta di farfalle imbalsamate.
Erano contenute in cornici di vetro. Ce n'erano di strane e bellissime. Alcune avevano un nome
esotico, riportato insieme al luogo di origine su una targhetta d'ottone. Quelle pi affascinanti
provenivano dall'Africa e dal Giappone.
Sono bellissime perch sono morte.
Era stato Goran a dirlo. Il criminologo indossava un pullover nero e pantaloni di vigogna. Il
colletto della camicia gli spuntava in parte dallo scollo del maglione. Si posizion accanto a lei per
guardare meglio la parete di farfalle.
Davanti a un simile spettacolo dimentichiamo la cosa pi importante e pi evidente... Quelle
farfalle non voleranno pi.
 innaturale, convenne Mila. Eppure  anche cos seducente...
 proprio l'effetto che fa la morte su alcuni individui. Per questo esistono i serial killer.
A quel punto Goran fece un piccolo gesto con la mano. Fu sufficiente perch tutti i membri
della squadra si radunassero immediatamente intorno a lui. Segno che, anche se sembravano del tutto
presi dalle loro mansioni, in realt continuavano a guardarlo, in attesa che dicesse o facesse qualcosa.
Mila ebbe la conferma di quanto grande fosse la fiducia che riponevano nel suo intuito. Goran li
guidava. Era molto strano, perch lui non era un agente e gli sbirri
- almeno quelli che conosceva lei - erano sempre restii ad affidarsi a un civile.
Sarebbe stato pi giusto che quel gruppo si chiamasse la squadra di Gavila
piuttosto che la squadra di Roche, il quale come al solito non era presente. Si sarebbe fatto
vedere solo nel caso in cui fosse spuntata la classica prova schiacciante che avrebbe inchiodato
definitivamente Bermann.
Stern, Boris e Rosa presero posto intorno al dottore. Secondo il loro solito schema, in cui
ciascuno aveva la sua posizione. Mila rimase un passo indietro: temendo di sentirsi esclusa, si escluse
da sola.
Goran parl a voce bassa, fissando subito per tutti il tono con cui voleva si svolgesse quella
conversazione. Probabilmente desiderava non turbare Veronica Bermann.
Allora, cosa abbiamo?
Stern fu il primo a rispondere scuotendo il capo: In casa non c' nulla di rilevante che possa
ricollegare Bermann alle sei bambine.
La moglie sembra all'oscuro di tutto. Le ho rivolto qualche domanda e non ho avuto
l'impressione che mentisse, aggiunse Boris.
I nostri stanno setacciando il giardino con i cani da cadavere, disse Rosa. Ma finora nulla.
Dovremo ricostruire ogni spostamento di Bermann nelle ultime sei settimane, osserv Goran
e tutti assentirono, anche se sapevano gi che sarebbe stato un lavoro quasi impossibile.
Stern, c' altro?
In banca nessun movimento strano di denaro. Il costo pi ingente che Bermann ha dovuto
sostenere nell'ultimo anno  stata una terapia d'inseminazione artificiale per la moglie, che gli  costata
parecchi soldi.
Ascoltando le parole di Stern, Mila si rese conto di quale fosse la sensazione che aveva provato
poco prima entrando e poi guardando le foto. Non una presenza, come aveva pensato in un primo
momento. Si era sbagliata.
Era piuttosto un' assenza.
Si avvertiva la mancanza di un figlio in quella casa dai mobili costosi e impersonali, arredata
per due individui che si sentono destinati a rimanere soli. Perci quella terapia d'inseminazione
artificiale di cui parlava l'agente Stern pareva un controsenso visto che in quel luogo non si percepiva
neanche l'ansia di chi stesse aspettando il dono di un figlio.
Stern concluse la sua esposizione con un rapido ritratto del privato di Bermann:
Non faceva uso di droghe, non beveva e non fumava. Aveva la tessera di una palestra e quella
di una videoteca, ma noleggiava solo documentari sugli insetti.
Frequentava la chiesa luterana del quartiere e, due volte al mese, prestava la sua opera come
volontario nella casa di riposo.
Un sant'uomo, ironizz Boris.
Goran si volt verso Veronica Bermann per accertarsi che non avesse sentito quell'ultimo
commento. Poi torn a guardare Rosa: C' dell'altro?
Ho fatto uno scanning dell'hard disk dei computer di casa e dell'ufficio. Ho anche avviato una
procedura di recupero di tutti i file eliminati. Ma non c'era nulla d'interessante. Solo lavoro lavoro
lavoro. Questo tizio era fissato col suo lavoro.
Mila si accorse che Goran si era improvvisamente distratto. Dur poco e presto torn a
concentrarsi sulla conversazione. Di Internet cosa sappiamo?
Ho chiamato la societ titolare del server e mi hanno dato una lista delle pagine web visitate
negli ultimi sei mesi. Anche l, nulla... A quanto pare aveva una passione per i siti dedicati alla natura,
ai viaggi e agli animali. E poi acquistava in rete roba d'antiquariato e, su ebay, soprattutto farfalle da
collezione. Quando Rosa ebbe terminato la sua esposizione, Goran torn a incrociare le braccia e si
mise a guardare, uno per uno, i suoi collaboratori. Quella carrellata comprese anche Mila, che si sent
finalmente coinvolta.
Allora, cosa ne pensate? domand il dottore.
Sono come abbagliato, disse subito Boris sottolineando enfaticamente quella frase col gesto
di portarsi una mano a coprire gli occhi.  tutto troppo pulito'. Gli altri annuirono.
Mila non sapeva a cosa si riferisse, ma non voleva neanche chiederlo. Goran si lasci scivolare
una mano sulla fronte e si stropicci gli occhi stanchi. Poi gli apparve ancora sul volto quella
distrazione... C'era un pensiero che per un secondo o due lo portava altrove, e che poi evidentemente il
criminologo archiviava per qualche motivo. Qual  la prima regola di un'indagine su un sospetto?
Tutti abbiamo dei segreti disse subito il solerte Boris.
Appunto, gli fece eco Goran. Tutti abbiamo avuto una debolezza, almeno una volta nella
vita. Ognuno di noi ha il suo piccolo o grande, inconfessabile segreto...
Invece guardatevi intorno: quest'uomo  il prototipo del buon marito, del buon credente, del
gran lavoratore, afferm scandendo bene ogni punto sulle dita:  un filantropo, un salutista, noleggia
solo documentari, non ha vizi di sorta, colleziona farfalle...  credibile un uomo cos?
La risposta stavolta era scontata. No, non lo era.
Allora che ci fa un uomo del genere col cadavere di una bambina nel bagagliaio?
Intervenne Stern: Si  dato una ripulita...
Goran ne convenne: Ci incanta con tutta questa perfezione per non farci guardare altrove... E
dov' che non stiamo guardando in questo momento?
Allora, cosa dobbiamo fare? domand Rosa.
Ricominciate daccapo. La risposta  l, fra quelle cose che avete gi esaminato.
Ripassatele al setaccio. Dovrete togliere la lucida crosta che le avvolge. Non vi lasciate
ingannare dal bagliore dell'esistenza perfetta: quel luccichio serve solo per distrarci e confonderci le
idee. E poi dovete...
Goran si perse ancora. La sua attenzione era altrove. Stavolta se ne accorsero tutti.
C'era qualcosa che finalmente prendeva corpo nella sua testa, e cresceva.
Mila decise di seguire lo sguardo del criminologo che si muoveva nella stanza.
Non era semplicemente perso nel vuoto. Si accorse che stava guardando qualcosa...
Il piccolo led rosso lampeggiava a intermittenza, scandendo un ritmo tutto suo per richiamare
l'attenzione.
Gavila chiese ad alta voce: Qualcuno ha ascoltato i messaggi sulla segreteria telefonica?
In un istante la stanza si ferm. Fissarono l'apparecchio che strizzava l'occhio rosso ai presenti
e si sentirono colpevoli, colti in flagrante in quella clamorosa dimenticanza. Goran non ci fece caso, e
semplicemente and a premere il pulsante che azionava il piccolo registratore digitale.
Poco dopo, il buio rigurgit le parole di un morto.
E Alexander Bermann entr per l'ultima volta in casa sua.
 Ehm... Sono io... Ehm... Non ho molto tempo... Ma volevo dirti lo stesso che mi dispiace... Mi
dispiace, di tutto... Avrei dovuto farlo prima, ma non ce l'ho fatta...
Cerca di perdonarmi.  stata tutta colpa mia...
La comunicazione s'interruppe e nella sala croll un silenzio di pietra. Lo sguardo di ognuno,
inevitabilmente, si pos su Veronica Bermann, impassibile come una statua.
Goran Gavila fu l'unico a muoversi. Le and incontro e le cinse le spalle, affidandola a
un'agente donna che la condusse in un'altra stanza.
Fu Stern a parlare per, tutti: Be' signori, a quanto pare abbiamo una confessione.
8
L'avrebbe chiamata Priscilla.
Avrebbe adottato il metodo di Goran Gavila che attribuiva un'identit agli assassini che
ricercava. Per umanizzarli, per renderli pi veri ai suoi occhi, non solo delle ombre sfuggenti. Cos
Mila avrebbe battezzato la vittima numero sei, dandole il nome di una ragazzina pi fortunata che ora -
da qualche parte, chiss dove -
continuava a essere una bambina come tante altre, inconsapevole di ci cui era scampata.
Mila prese questa decisione sulla strada che la riportava al motel. Un agente era stato incaricato
d'accompagnarla. Stavolta Boris non si era offerto, e Mila non lo biasimava dopo che l'aveva respinto
bruscamente quella mattina.
La scelta di chiamare Priscilla la sesta bambina non era dovuta solo alla necessit di attribuirle
una consistenza umana. C'era anche un altro motivo: Mila non ce la faceva pi a riferirsi a lei con un
numero. Ormai la poliziotta sentiva di essere rimasta l'unica che avesse ancora a cuore la sua identit
perch, dopo aver sentito la telefonata di Bermann, scoprirla non era pi una priorit.
Avevano un cadavere in un'auto e, incisa sul nastro di una segreteria, quella che a tutti gli
effetti assomigliava a una confessione. Non c'era bisogno d'affannarsi oltre.
Ormai si trattava solo di ricollegare l'agente di commercio alle altre vittime. E poi di formulare
un movente. Ma quello forse c'era gi...
Le vittime non sono le bambine. Sono le famiglie.
Era stato Goran a fornirle quella spiegazione mentre osservavano i famigliari delle bambine da
dietro il vetro dell'obitorio. Genitori che, per motivi vari, avevano avuto un unico figlio. Una madre
che aveva superato abbondantemente i quarant'anni e che perci non era pi in grado, biologicamente,
di sperare in un'altra gravidanza...
Sono loro le sue vere vittime. Li ha studiati, li ha scelti. E poi: Una sola figlia. Ha voluto
togliergli ogni speranza di superare il lutto, di provare a dimenticare la perdita.
Dovranno ricordarsi di quello che gli ha fatto per il resto dei loro giorni. Ha amplificato il loro
dolore portandogli via il futuro. Li ha privati della possibilit di tramandare una memoria di s negli
anni a venire, di sopravvivere alla propria morte... E si  nutrito di questo.  il compenso del suo
sadismo, la fonte del suo piacere.
Alexander Bermann non aveva figli. Aveva provato ad averne, con l'inseminazione artificiale a
cui si era sottoposta la moglie. Non era servito. Forse per questo aveva voluto sfogare la sua rabbia su
quelle povere famiglie. Forse si era vendicato con loro del suo destino d'infertilit.
"No, non  una vendetta", pens Mila. "C' dell'altro invece..." La poliziotta non si rassegnava,
ma non sapeva da dove le provenisse quella sensazione.
L'auto arriv nei pressi del motel e Mila scese salutando l'agente che le aveva fatto da autista.
Lui ricambi con un cenno del capo e fece inversione per tornare indietro, lasciandola sola in mezzo
all'ampio piazzale ghiaioso, con alle spalle una cintura di boschi su cui si affacciavano i vari bungalow.
Faceva freddo e l'unica luce era quella dell'insegna al neon che annunciava camere libere e pay TV.
Mila si avvi verso la sua stanza. Tutte le finestre erano buie.
Era lei l'unica ospite.
Pass davanti all'ufficio del custode immerso nella penombra azzurrognola di un televisore
acceso. Le immagini erano prive di audio e l'uomo non c'era. Forse era andato in bagno, pens Mila e
prosegu. Per fortuna aveva tenuto la chiave, altrimenti adesso avrebbe dovuto attendere che il custode
tornasse.
Aveva una busta di carta in cui c'erano una bibita gasata e due toast al formaggio -
la sua cena per quella sera - e un barattolo con un unguento che pi tardi avrebbe spalmato sulle
piccole ustioni delle mani. Il suo fiato si condensava in quell'aria gelata. Mila si affrett, stava
morendo di freddo. I suoi passi sulla ghiaia erano l'unico rumore che riempisse la notte. Il suo
bungalow era l'ultimo della fila.
"Priscilla", pens mentre camminava. E le tornarono in mente le parole di Chang, il medico
legale: Direi che le ha uccise subito: non aveva interesse a tenerle in vita oltre il necessario, e non ha
esitato. Le modalit d'uccisione sono identiche per tutte le vittime. Tranne che per una... Il dottor
Gavila aveva domandato: Che significa?
E Chang aveva risposto, fissandolo, che per la sesta era stato anche peggio...
Era quella frase a ossessionare Mila.
Ma non solo per l'idea che la sesta bambina avesse dovuto pagare un prezzo pi alto rispetto
alle altre - Ha rallentato il dissanguamento per farla morire pi lentamente... Ha voluto godersi lo
spettacolo... - No, c'era qualcos'altro. Perch l'assassino aveva cambiato il suo modus operandi?
Come durante la riunione con Chang, Mila avverti di nuovo un solletico alla base del collo.
La sua stanza distava ormai solo pochi metri, e lei era concentrata su quella sensazione,
convinta stavolta di poterne afferrare la causa. Un piccolo affossamento nel terreno per poco non la
fece inciampare.
Fu allora che lo sent.
Il breve rumore dietro di lei spazz via in un istante i suoi ragionamenti. Calpestio sulla ghiaia.
Qualcuno stava copiando la sua camminata. Coordinava i passi con i suoi per avvicinarsi senza che
lei se ne accorgesse. Quando era inciampata, l'inseguitore aveva perso il ritmo, rivelando cos la sua
presenza.
Mila non si scompose, non rallent. I passi dell'inseguitore si persero nuovamente nei suoi.
Calcol che fosse a una decina di metri dietro di lei. Intanto inizi a macinare possibili soluzioni.
Inutile estrarre la pistola che teneva dietro la schiena, se chi le stava alle spalle era armato avrebbe
avuto tutto il tempo per fare fuoco per primo. "Il custode", pens. Il televisore acceso nell'ufficio
vuoto. "Si  gi sbarazzato di lui. Ora tocca a me", concluse. Ormai mancava poco alla soglia del
bungalow.
Doveva decidersi. E decise. Non aveva altra scelta.
Si frug in tasca in cerca della chiave e sal rapidamente i tre scalini che immettevano nel
portico. Apr la porta dopo un paio di mandate, con il cuore sprofondato nel petto, e s'infil nella
stanza. Estrasse la pistola e allung l'altra mano verso l'interruttore della luce. La lampada accanto al
letto si accese. Mila non si mosse dalla sua posizione, rigida, con le spalle schiacciate alla porta e le
orecchie tese. "Non mi ha assalito", pens. Allora le parve di sentire dei passi che si muovevano sul
tavolato che ricopriva il portico.
Boris le aveva detto che le chiavi del motel erano tutte dei passepartout, dal momento che il
proprietario si era stancato di sostituirle visto che i clienti se le portavano via quando non pagavano.
"Anche chi mi sta seguendo lo sa?
Probabilmente ha una chiave come la mia", si disse. E pens che, se avesse cercato di entrare,
avrebbe potuto coglierlo di sorpresa alle spalle.
Si abbass sulle ginocchia e scivol sulla moquette macchiata, fino a raggiungere la finestra. Si
appiatt sul muro e sollev la mano per aprirla. Il freddo aveva bloccato i cardini. Con un po' di fatica
riusc a spalancare una delle ante. Si rimise in piedi, fece un salto e si ritrov fuori, nuovamente
nell'oscurit.
Davanti aveva il bosco. Le alte cime degli alberi ondeggiavano insieme, ritmicamente. Il retro
del motel era percorso da una pedana di cemento che univa fra loro tutti i bungalow. Mila la
fiancheggi, tenendosi bassa e cercando di percepire ogni movimento, ogni rumore intorno a s. Super
rapidamente la camera accanto alla sua e anche quella successiva. Quindi si ferm e imbocc la stretta
intercapedine che separava le stanze una dall'altra.
A quel punto doveva sporgersi per avere una visuale del portico del bungalow. Ma sarebbe stato
comunque un rischio. Avvolse le dita di entrambe le mani intorno alla pistola per migliorare la presa,
dimentica del dolore delle bruciature. Cont rapidamente fino a tre, prendendo anche tre grossi respiri,
e scatt oltre l'angolo con l'arma puntata. Nessuno. Non poteva essere stata la sua immaginazione. Era
convinta che qualcuno l'avesse seguita. Qualcuno che era perfettamente in grado di muoversi alle
spalle di un bersaglio, celando l'ombra sonora dei suoi passi.
Un predatore.
Mila cerc con lo sguardo qualche segno del nemico sul piazzale. Sembrava sparito nel vento,
accompagnato dal ripetitivo concerto degli alberi accondiscendenti che circondavano il motel.
Mi scusi...
Mila fece un balzo all'indietro e guard l'uomo senza alzare la pistola, paralizzata da quelle due
semplici parole. Le ci volle qualche secondo per capire che si trattava del custode. Lui si accorse di
averla spaventata e ripet: Mi scusi, stavolta solo per discolparsi.
Che succede? domand Mila che ancora non riusciva a rallentare i battiti del proprio cuore.
La vogliono al telefono...
L'uomo indic il gabbiotto del suo ufficio e Mila vi si diresse senza attendere che le facesse
strada.
Mila Vasquez, disse alla cornetta.
Salve, sono Stern... Il dottor Gavila vuole vederla.
Me? chiese lei, sorpresa ma anche con una punta di orgoglio.
S. Abbiamo chiamato l'agente che l'ha accompagnata, sta tornando a riprenderla.
Va bene. Mila era perplessa. Stern non aggiungeva altro, cos lei azzard a chiedere: Ci
sono novit?
Alexander Bermann ci ha nascosto qualcosa.
Boris cercava d'impostare il navigatore senza perdere d'occhio la strada. Mila fissava davanti a
s senza dire niente. Gavila se ne stava sul sedile posteriore, rintanato nel cappotto sgualcito e con gli
occhi chiusi. Erano diretti a casa della sorella di Veronica Bermann, dove la donna s'era rifugiata per
sfuggire ai cronisti.
Goran era giunto alla conclusione che Bermann avesse cercato di coprire qualcosa.
Tutto sulla base di quel messaggio alla segreteria telefonica: Ehm... Sono io...
Ehm... Non ho molto tempo... Ma volevo dirti lo stesso che mi dispiace... Mi dispiace, di tutto...
Avrei dovuto farlo prima, ma non ce l'ho fatta... Cerca di perdonarmi.  stata tutta colpa mia...
Dai tabulati avevano stabilito che Bermann aveva effettuato la chiamata quando si trovava alla
stazione della Polizia stradale, pi o meno nello stesso momento in cui veniva scoperto il cadavere
della piccola Debby Gordon.
Goran si era improvvisamente domandato perch un uomo nella condizione di Alexander
Bermann - con un cadavere nel bagagliaio e con l'intenzione di togliersi la vita appena possibile -
avrebbe dovuto fare quel genere di telefonata alla moglie.
I serial killer non si scusano. Se lo fanno,  perch vogliono fornire un'immagine diversa di s,
perch ci  nella loro natura mistificante. Il loro scopo  quello di intorbidire la verit, di alimentare la
cortina di fumo di cui si sono circondati. Ma per Bermann sembrava diverso. C'era un'urgenza nella
sua voce. Doveva portare a compimento qualcosa, prima che fosse troppo tardi.
Per cosa voleva essere perdonato Alexander Bermann?
Goran si era persuaso che avesse a che fare con sua moglie e basta, col loro rapporto di coppia.
Me lo ripeta ancora una volta, per piacere, dottor Gavila...
Goran apr gli occhi e vide Mila girata sul sedile, che lo fissava in attesa di una risposta.
Forse Veronica Bermann ha scoperto qualcosa. Questo  stato probabilmente motivo di lite fra
lei e il marito. Lui ha voluto chiederle scusa per quello, secondo me.
E perch dovrebbe essere cos importante questa informazione per noi?
Non so se lo  davvero... Ma un uomo nelle sue condizioni non perde tempo a risolvere una
semplice bega coniugale se non ha uno scopo ulteriore.
E quale dovrebbe essere?
Forse sua moglie non  del tutto consapevole di ci che sa.
E lui con quella telefonata ha voluto tamponare la situazione, per impedirle di andare a fondo.
O di riferirci quel particolare...
S,  quello che penso... Veronica Bermann  stata molto collaborativa fino a ora, non avrebbe
alcun interesse a nasconderci qualcosa se non pensasse che quell'informazione non ha niente a che fare
con le accuse rivolte al marito ma riguardi solo loro due.
Per Mila era tutto molto pi limpido adesso. L'intuizione del criminologo non poteva ritenersi a
tutti gli effetti una svolta investigativa. Andava prima verificata.
Per questo Goran non ne aveva fatto ancora parola con Roche.
Speravano di ricavare elementi significativi dall'incontro con Veronica Bermann.
Boris, in qualit d'esperto nell'interrogare testimoni e persone informate sui fatti, avrebbe
dovuto condurre quella specie di chiacchierata informale. Ma Goran aveva deciso che fossero solo lui e
Mila a vedersi con la moglie di Bermann. Boris aveva accettato come se fosse un ordine impartito da
un superiore, e non da un consulente civile. Ma s'era accresciuta la sua ostilit nei confronti di Mila.
Non capiva perch lei dovesse essere presente.
Mila avvertiva la tensione e, in realt, nemmeno lei comprendeva appieno le ragioni che
avevano spinto Gavila a preferirla. A Boris non era rimasto che il compito d'istruirla a dovere su come
gestire la conversazione. Ed era proprio ci che aveva fatto fino a quel momento, prima di impelagarsi
col navigatore in cerca della loro destinazione.
Mila ripens al commento di Boris mentre Stern e Rosa tracciavano un ritratto di Alexander
Bermann: Sono come abbagliato.  tutto troppo pulito'.
Quella perfezione era poco credibile. Sembrava fosse stata preparata per qualcuno.
"Tutti abbiamo un segreto", si ripet Mila. "Anch'io."
C' sempre qualcosa da nascondere. Suo padre glielo diceva quand'era piccola:
Tutti ci mettiamo le dita nel naso. Magari lo facciamo quando nessun altro ci vede, ma lo
facciamo.
Qual era allora il segreto di Alexander Bermann?
Cosa sapeva sua moglie?
Qual era il nome della bambina numero sei?
Giunsero che era quasi l'alba. Il paesino era a ridosso di un piccolo duomo, incuneato dove
l'argine s'incurvava e le case occhieggiavano il fiume.
La sorella di Veronica Bermann abitava in un appartamento sopra una birreria.
Sarah Rosa l'aveva avvertita per telefono della visita che stava per ricevere. Com'era
prevedibile, lei non si era opposta e non aveva manifestato alcuna reticenza. Il preavviso era teso ad
allontanare da lei l'idea di dover affrontare un interrogatorio.
Ma Veronica Bermann non era interessata alle cautele dell'agente speciale Rosa, probabilmente
avrebbe acconsentito anche a subire un terzo grado.
La donna accolse Mila e Goran che erano quasi le sette del mattino, perfettamente a suo agio in
pantofole e vestaglia. Li fece accomodare in soggiorno, con travi a vista sul soffitto e mobili intarsiati,
e offr loro del caff appena fatto. Mila e Goran presero posto sul divano, Veronica Bermann si sedette
in punta a una poltrona, lo sguardo spento di chi non riesce n a dormire n a piangere. Aveva le mani
strette in grembo, e Goran cap che era tesa.
La stanza era illuminata dalla calda luce gialla di una lampada coperta da un vecchio foulard e il
profumo delle piante ornamentali sul davanzale aggiungeva un tocco accogliente.
La sorella di Veronica Bermann serv il caff portandosi poi via il vassoio vuoto.
Rimasti soli, Goran lasci che fosse Mila a parlare. Il genere di domande che erano venuti a
rivolgerle richiedeva molto tatto. Mila si prese tutto il tempo per assaporare il caff. Non aveva fretta,
voleva che la donna abbassasse completamente le difese prima di iniziare. Boris l'aveva messa in
guardia: in certi casi basta una frase sbagliata perch l'altro si chiuda in s e decida di non collaborare
pi.
Signora Bermann, deve essere molto faticoso tutto questo, e ci dispiace piombare qui a
quest'ora.
Non si preoccupi, ho l'abitudine di alzarmi presto.
Abbiamo bisogno di approfondire la figura di suo marito, anche perch  solo conoscendolo
meglio che potremo stabilire quanto fosse realmente coinvolto. E
questa vicenda, mi creda, presenta ancora moltissimi lati oscuri. Ci parli di lui...
Veronica non mut di un millimetro l'espressione del volto, ma il suo sguardo cambi
d'intensit. Quindi cominci: Alexander e io ci conoscevamo dai tempi del liceo. Lui era pi grande
di me di due anni e faceva parte della squadra di hockey.
Non era un gran giocatore, ma gli volevano tutti bene. Una mia amica lo frequentava e cos lo
conobbi. Iniziammo a uscire insieme, ma in gruppo, come semplici amici: ancora non c'era nulla e
neanche pensavamo che potesse unirci qualcos'altro. In verit, non credo che lui mi abbia mai vista' in
quel modo... Come una sua eventuale fidanzata, intendo. E neanch'io.
 accaduto dopo...
S, non  strano? Dopo il liceo persi le sue tracce e per molti anni non ci rivedemmo. Da amici
comuni sapevo che frequentava l'universit. Poi un giorno riapparve nella mia vita: mi chiam dicendo
di aver scovato casualmente il mio numero sull'elenco. Venni in seguito a sapere dai soliti amici che
invece, quando era tornato dopo la laurea, si era informato su di me e su che fine avessi fatto...
Ascoltandola, Goran ebbe l'impressione che Veronica Bermann non si stesse semplicemente
abbandonando alla nostalgia dei ricordi, ma che il suo racconto avesse, in qualche modo, uno scopo
preciso. Come se lei li stesse volutamente conducendo in qualche posto, lontano nel tempo, dove
avrebbero trovato ci che erano venuti a cercare.
Da quel momento avete ricominciato a frequentarvi... disse Mila. E Goran not soddisfatto
che la poliziotta, seguendo le indicazioni di Boris, aveva deciso di non rivolgere domande a Veronica
Bermann, bens di porgerle frasi che poi lei avrebbe completato, perch sembrasse pi una
conversazione che un interrogatorio.
Da quel momento ricominciammo a frequentarci, ripet la Bermann. Alexander mi fece una
corte serratissima per convincermi a sposarlo. E, alla fine, accettai.
Goran si concentr su quell'ultima frase. Gli suonava male, come una bugia d'orgoglio inserita
frettolosamente nel discorso sperando che passi inosservata. E gli torn in mente ci che aveva notato
vedendo per la prima volta la donna: Veronica non era bella, probabilmente non lo era mai stata. Una
femminilit mediocre, priva di pathos. Invece Alexander Bermann era un bell'uomo. Occhi cerulei, il
sorriso sicuro di chi sa di poter esercitare un certo fascino. Al criminologo risultava difficile credere
che gli ci fossero volute tante insistenze per convincerla a unirsi in matrimonio.
In quel momento Mila decise di riappropriarsi del bandolo del discorso:
Ultimamente per il vostro rapporto andava male...
Veronica si concesse una pausa. Piuttosto lunga secondo Goran, che pens che Mila avesse
gettato troppo presto l'amo.
Avevamo dei problemi, ammise alla fine.
Avevate cercato di avere dei figli in passato...
Mi sono sottoposta a una terapia ormonale per un po' di tempo. Poi abbiamo provato anche
l'inseminazione.
Immagino che desideraste molto un bambino...
Era Alexander a insistere maggiormente.
Lo disse con un tono difensivo, segno che forse era stato quello il motivo di maggior attrito fra i
coniugi.
Si stavano avvicinando all'obiettivo. Goran era soddisfatto. Aveva voluto Mila per far parlare la
Bermann perch riteneva che una figura femminile sarebbe stata ideale per instaurare un legame di
solidariet e scardinare cos le eventuali resistenze della donna. Certo avrebbe potuto scegliere Sarah
Rosa e forse non avrebbe urtato la suscettibilit di Boris. Ma Mila gli era parsa pi indicata, e non si era
sbagliato.
La poliziotta si sporse sul tavolino che separava il divano dal posto in cui era seduta Veronica
Bermann per appoggiare la sua tazza di caff. Era un espediente per incontrare lo sguardo di Goran
senza darlo a vedere alla donna. Lui annu leggermente: era il segnale che era venuto il momento di
rompere gli indugi e tentare l'affondo.
Signora Bermann, perch suo marito nel messaggio della segreteria le ha chiesto di
perdonarlo?
Veronica gir il capo verso un altro punto della stanza, cercando di nascondere una lacrima che
forzava l'argine imposto alle proprie emozioni.
Signora Bermann, con noi le sue confidenze sono al sicuro. Voglio essere franca con lei:
nessun poliziotto o procuratore o giudice potr mai imporle di rispondere a questa domanda, perch il
fatto non ha alcuna pertinenza con l'indagine. Ma  importante per noi saperlo, perch suo marito
potrebbe anche essere innocente...
Quando sent quell'ultima parola, Veronica Bermann torn a voltarsi verso di lei.
Innocente? Alexander non ha ucciso nessuno... ma non vuol dire che non avesse colpe!
Lo disse con una rabbia scura, affiorata senza alcun preavviso e che le deform la voce. Goran
ebbe la conferma che attendeva. Anche Mila cap: Veronica Bermann li stava aspettando. Aveva atteso
la loro visita, le loro domande camuffate da innocue frasi buttate qua e l nel discorso. Credevano di
essere loro a condurre il colloquio, ma la donna aveva preparato il suo racconto per farli arrivare
esattamente a quell'approdo. Doveva dirlo a qualcuno.
Avevo il sospetto che Alexander avesse un'amante. Una moglie mette sempre in conto
un'eventualit del genere, e in quel momento decide anche se potr perdonare.
Ma, prima o poi, una moglie vuole anche sapere. Ed  per questo che un giorno ho cominciato a
frugare fra la sua roba. Non sapevo esattamente cosa cercare, e non potevo prevedere quale sarebbe
stata la mia reazione davanti a una prova.
Cosa ha trovato?
La conferma: Alexander nascondeva un'agendina elettronica identica a quella che usava di
solito per il lavoro. Perch prenderne due uguali se non per servirsi della prima per occultare la
seconda?  cos che ho appreso il nome della sua amante: segnava tutti i loro appuntamenti! L'ho
messo davanti al fatto compiuto: ha negato, facendo sparire immediatamente la seconda agendina. Ma
non ho lasciato perdere: l'ho seguito fino a casa di quella donna, in quel posto squallido. Non ho avuto
il coraggio di andare oltre, per. Mi sono fermata davanti alla porta. Non volevo nemmeno vederla in
faccia, in realt.
Era tutto l l'inconfessabile segreto di Alexander Bermann? si chiese Goran.
Un'amante? Si erano scomodati per cos poco?
Per fortuna non aveva informato Roche della sua iniziativa, altrimenti avrebbe dovuto
affrontare anche lo scherno dell'ispettore capo che ormai riteneva chiuso il caso. Intanto Veronica
Bermann era un fiume in piena e non aveva alcuna intenzione di lasciarli andare prima di aver sfogato
il proprio rancore verso il marito.
L'atteggiamento di strenua difesa del coniuge dopo la scoperta del cadavere nel bagagliaio era,
evidentemente, solo un'accorta facciata. Un modo per sottrarsi al peso dell'accusa, di scansare gli
schizzi di fango. Ora che aveva trovato la forza di liberarsi dal patto di solidariet coniugale, aveva
iniziato non meno degli altri a scavargli intorno una fossa da cui Alexander Bermann non si sarebbe
mai pi potuto risollevare.
Goran cerc lo sguardo di Mila perch ponesse fine al pi presto a quella conversazione. Fu in
quell'istante che il criminologo not un repentino cambiamento nei tratti facciali della poliziotta, che
adesso rivelavano un'espressione in bilico fra lo stupito e l'incerto.
In tanti anni di carriera, Goran aveva imparato a riconoscere sui volti altrui gli effetti della
paura. Cap che qualcosa aveva sconvolto profondamente Mila.
Era un nome.
La sent domandare a Veronica Bermann: Potrebbe ripetermi come si chiamava l'amante di
suo marito?
Gliel'ho detto: il nome di quella sgualdrina  Priscilla.
9
Non poteva trattarsi solo di una coincidenza.
Mila rievoc, a beneficio dei presenti, gli aspetti pi salienti dell'ultimo caso di cui si era
occupata. Quello del maestro di musica. Mentre riportava le parole del sergente Morexu in merito al
ritrovamento di quel nome - Priscilla - su un'agenda del
mostro, Sarah Rosa lev gli occhi al cielo, e Stern fece eco al suo gesto scuotendo il capo.
Non le credevano. Ma era comprensibile. Eppure Mila non si rassegnava all'idea che non ci
fosse un nesso. Solo Goran la lasciava fare. Chiss cosa sperava d'ottenere il criminologo. Mila voleva
a tutti i costi approfondire quello scherzo del caso. Ma dal resoconto della sua chiacchierata con
Veronica Bermann aveva ottenuto solo un risultato: la donna aveva detto di aver seguito il marito fino
alla casa della sua amante, dove ora erano diretti. Era possibile che in quel luogo si celassero altri
orrori.
Forse anche i corpi delle bambine mancanti.
E la risposta al quesito riguardante la numero sei.
Mila avrebbe voluto dire agli altri: L'ho chiamata Priscilla... Ma non lo fece. Le sembrava
quasi una bestemmia, adesso. Era come se quel nome l'avesse scelto Bermann in persona, il suo
carnefice.
La struttura della palazzina era tipica di un sobborgo di periferia. Il classico quartiere ghetto,
costruito intorno agli anni Sessanta come naturale corollario di una neonata area industriale. Era
composto da palazzi grigi, che col tempo si erano ricoperti della polvere rossastra di una vicina
acciaieria. Immobili di scarso valore commerciale, con un bisogno impellente di manutenzione. Ci
viveva un'umanit precaria, composta soprattutto da immigrati, disoccupati e famiglie che andavano
avanti grazie al sussidio pubblico.
Goran si era accorto che nessuno osava guardare Mila. Si tenevano lontani da lei perch la
poliziotta, avendo fornito uno spunto inatteso, aveva come varcato un limite.
Perch mai uno dovrebbe venire a vivere in un posto come questo? si domand Boris
guardandosi intorno con aria schifata.
Il numero civico che stavano cercando si trovava al termine dell'isolato.
Corrispondeva a un seminterrato a cui si accedeva attraverso una scala esterna. La porta era in
ferro. Le uniche tre finestre, che si affacciavano al livello del piano stradale, erano protette da grate e
schermate all'interno con assi di legno.
Stern prov a guardarci attraverso, piegato in una posizione ridicola, con le mani a coppa
intorno agli occhi e il bacino all'indietro per non sporcarsi i pantaloni.
Da qui non si vede niente.
Boris, Stern e Rosa si fecero un cenno col capo e si posizionarono intorno all'entrata. Stern
invit Goran e Mila a stare indietro.
Fu Boris ad avvicinarsi. Non c'era un campanello, perci buss. Lo fece energicamente, col
palmo della mano. Il rumore serviva a intimidire, mentre il tono di voce di Boris si manteneva
volutamente calmo.
Signora, qui  la polizia. Apra, per favore...
Era una tecnica di pressione psicologica per far perdere l'orientamento all'interlocutore:
rivolgerglisi con falsa pazienza e, contemporaneamente, mettendogli fretta. Ma in questo caso non
funzion, perch in casa sembrava non esserci nessuno.
Va bene: entriamo, propose Rosa, che era la pi impaziente di verificare.
Dobbiamo aspettare che Roche ci chiami per dirci che ha ottenuto il mandato, rispose Boris e
guard l'ora: Non dovrebbe metterci troppo...
Fanculo Roche e fanculo il mandato! si oppose Rosa. Potrebbe esserci qualsiasi cosa l
dentro!
Goran intervenne: Ha ragione lei: entriamo.
Da come tutti accolsero la decisione, Mila ebbe la conferma che Goran contava pi di Roche in
quel piccolo consesso.
Si disposero davanti alla porta. Boris tir fuori un kit di cacciaviti e si mise a trafficare con la
serratura. Dopo pochi istanti il congegno di apertura scatt. Tenendo la pistola bene in pugno, con
l'altra mano spinse la porta di ferro.
La prima impressione fu di un luogo disabitato.
Un corridoio, stretto e spoglio. La luce del giorno non era sufficiente a illuminarlo.
Rosa punt la sua torcia e scorsero tre porte. Le prime due sulla sinistra, la terza in fondo.
La terza era chiusa.
Iniziarono ad avanzare nei locali. Boris davanti, dietro di lui Rosa, quindi Stern e Goran. Mila
chiudeva la fila. Tranne il criminologo, avevano tutti in mano un'arma.
Mila era solo aggregata alla squadra e non avrebbe potuto, ma la teneva infilata nei jeans,
dietro la schiena, con le dita chiuse intorno al calcio, pronta a estrarla. Per questo era entrata per ultima.
Boris prov l'interruttore che era su una delle pareti. Non c' luce.
Sollev la torcia per guardare nella prima delle tre stanze. Era vuota. Sul muro si poteva notare
una macchia di umido che risaliva dalle fondamenta, mangiandosi come un cancro tutto l'intonaco. I
tubi del riscaldamento e quelli degli scarichi s'incrociavano sul soffitto. Sul pavimento si era creata una
pozza di liquami.
Che fetore! disse Stern.
Nessuno avrebbe potuto vivere in quelle condizioni.
A questo punto  evidente che non c' alcuna amante, disse Rosa.
Allora cos' questo posto? si domand Boris.
Arrivarono nei pressi della seconda stanza. La porta era rigida sui cardini arrugginiti,
lievemente discosta dal muro: quell'angolo poteva offrire un facile rifugio a un eventuale aggressore.
Boris la spalanc con un calcio, ma dietro non c'era nessuno. La stanza era del tutto identica alla prima.
Le piastrelle del pavimento erano saltate, lasciando scoperto il cemento che ricopriva le fondamenta.
Non c'erano mobili, solo lo scheletro d'acciaio di un divano. Proseguirono oltre.
Restava un ultimo locale. Quello in fondo al corridoio, la cui porta era chiusa.
Boris sollev le prime due dita della mano sinistra, portandosele agli occhi. Un segno
concordato con Stern e Rosa che presero posizione ai lati della porta. Quindi il giovane poliziotto
indietreggi di un passo, caric un calcio e lo scagli contro il punto in cui c'era la maniglia. La porta
si spalanc e i tre agenti si misero subito in linea di tiro, illuminando contemporaneamente con le torce
ogni angolo. Non c'era nessuno.
Goran si spinse fra loro, lasciando scivolare la mano col guanto di lattice sulla parete. Trov
l'interruttore. Dopo due brevi singhiozzi, si accese un neon sul soffitto, facendo ricadere sulla stanza la
sua luce polverosa. Era un ambiente del tutto diverso dagli altri. Per prima cosa era pulito. Le pareti
non presentavano segni d'umidit, perch erano rivestite di carta plastificata e impermeabile. Qui il
pavimento aveva ancora le piastrelle, ed erano sane. Non c'erano finestre, ma un condizionatore d'aria
entr in azione dopo qualche secondo. L'impianto elettrico era esterno ai muri, segno che era stato
aggiunto dopo. Canaline di plastica conducevano i cavi all'interruttore che aveva permesso a Goran di
attivare la luce, ma anche a una presa di corrente sul lato destro della stanza dove, appoggiato al muro,
c'era un tavolino con una sedia per ufficio. E, sopra il tavolo, un personal computer spento.
Era l'unico arredo, fatta eccezione per una vecchia poltrona di pelle che invece si trovava
accostata alla parete opposta, a sinistra.
A quanto pare, ad Alexander Bermann interessava solo questa camera, disse Stern
rivolgendosi a Goran.
Rosa avanz nel locale, dirigendosi verso il computer: Sono sicura che l ci sono le risposte
che stiamo cercando.
Ma Goran la ferm, trattenendola per un braccio. No,  meglio procedere con ordine. Ora
usciamo tutti di qui per non alterare l'umidit dell'ambiente. Quindi si rivolse a Stern: Chiama Krepp
perch venga con la sua squadra a rilevare le impronte. Io avverto Roche.
Mila osserv attentamente la luce che brillava negli occhi del criminologo. Era convinta che
fosse sicuro di essere molto vicino a qualcosa d'importante.
Si pass le dita sulla testa, come se si stesse pettinando i capelli, che per non aveva. Gli era
rimasto solo un folto collarino sulla nuca, da cui spuntava una coda di cavallo che scendeva sulla
schiena. Un serpente verde e rosso si allungava sull'avambraccio destro, con le fauci che si aprivano
sulla mano. Anche l'altro braccio aveva un tatuaggio simile, come nella porzione di torace che
s'intravedeva sotto al camice. In mezzo agli svariati piercing che gli ricoprivano il volto c'era Krepp,
l'esperto della scientifica.
Mila era rapita dal suo aspetto, cos lontano da quello di un comune sessantenne.
Pens: "Ecco come finiscono i punk quando invecchiano". Eppure, fino a qualche anno prima,
Krepp era un normalissimo signore di mezz'et, abbastanza austero e piuttosto grigio nei modi. Da un
giorno all'altro, il cambiamento. Ma, dopo che tutti avevano verificato che quell'uomo non era affatto
uscito di senno, nessuno aveva pi detto una parola sul suo nuovo look, perch Krepp era il migliore
nel suo campo.
Dopo aver ringraziato Goran per aver preservato l'umidit originaria della scena, Krepp si era
messo subito al lavoro. Aveva trascorso un'ora nella stanza con la sua squadra, tutti muniti di camice e
con le maschere sul volto per proteggersi dalle sostanze che utilizzavano per rilevare le impronte, poi
era uscito dal seminterrato e si era avvicinato al criminologo e a Roche, che nel frattempo li aveva
raggiunti.
Come va Krepp? l'aveva salutato l'ispettore capo.
Questa storia del cimitero di braccia mi sta mandando fuori di testa, esord l'esperto.
Stavamo ancora analizzando quegli arti in cerca di un'impronta utile, quando ci avete chiamati.
Goran sapeva che rilevare un'impronta sulla pelle umana era la cosa pi difficile in assoluto,
per via di una possibile contaminazione, o per la sudorazione del soggetto da esaminare o, se si tratta di
tessuti di un cadavere come nel caso delle braccia, per via dei fenomeni putrefattivi.
Ho provato con i fumi di iodio, con il krome-kote e perfino con l'elettronografia.
Che roba sarebbe? chiese il criminologo.
 il metodo pi moderno per cogliere le impronte lasciate sulla pelle: una radiografia in
emissione elettronica... Quel maledetto Albert  piuttosto abile nel non lasciare impronte, disse Krepp.
E Mila not che era rimasto l'unico a riferirsi all'assassino con quel nome, perch per gli altri aveva
ormai assunto l'identit di Alexander Bermann.
Allora cosa abbiamo qui, Krepp? chiese Roche che era stanco di sentire cose che non gli
servivano.
Il tecnico si sfil i guanti e tenendo lo sguardo sempre basso, inizi a descrivere ci che
avevano fatto: Abbiamo usato la ninidrina, l'effetto non era del tutto nitido al laser, cos l'ho
migliorata col cloruro di zinco. Abbiamo rilevato alcune serie d'impronte sulla carta da parati adesiva
accanto all'interruttore della luce e sul rivestimento poroso dei tavolo. Per il computer  stato pi
difficile: le impronte si sovrapponevano, avremmo bisogno del cianoacrilato, ma dovremmo portare la
tastiera nella camera barica e...
Dopo. Non abbiamo tempo di procurarci una tastiera sostitutiva e dobbiamo analizzare il
computer ora, lo interruppe Roche che aveva fretta di sapere.
Insomma: le impronte appartengono a una sola persona...
S, sono tutte di Alexander Bermann.
La frase colp tutti, tranne uno: colui che sapeva gi la risposta. E la conosceva sin dal momento
in cui avevano messo piede in quel seminterrato.
A quanto pare, Priscilla non  mai esistita, disse infatti Gavila.
Lo afferm senza guardare Mila, che avvert una fitta all'orgoglio quando lui la priv del
conforto del suo sguardo.
C' un'altra cosa... Krepp aveva ripreso a parlare. La poltrona di pelle.
Cosa? domand Mila, emergendo dal silenzio.
Krepp la guard come quando si nota qualcuno per la prima volta, poi abbass gli occhi sulle
sue mani bendate, lasciandosi scappare un'espressione stranita. Mila non pot fare a meno di pensare
che era proprio assurdo che Krepp, conciato com'era, guardasse lei in quel modo. Ma non si scompose.
Non ci sono impronte sulla poltrona.
Ed  strano? domand Mila.
Non saprei, si limit ad affermare Krepp. Dico solo che ce ne sono dappertutto ma l sopra
no.
Per abbiamo le impronte di Bermann su tutto il resto: che c'importa, giusto? si inser Roche.
Ci bastano per incastrarlo come si deve... E, se proprio volete saperlo, a me questo tizio piace sempre
meno. E Mila pens che invece doveva piacergli proprio parecchio visto che era la soluzione per tutti i
suoi grattacapi.
Allora cosa faccio con la poltrona, continuo ad analizzarla?
Fregatene di quella dannata poltrona e lascia che i miei uomini diano un'occhiata al personal
computer.
Sentendosi chiamare in causa in quel modo, quelli della squadra cercarono di non incrociare gli
sguardi per non ridere. A volte il tono da sergente di ferro usato da Roche poteva essere paradossale pi
dell'aspetto di Krepp.
L'ispettore capo si allontan verso l'auto che l'aspettava alla fine dell'isolato, non senza aver
prima rinfrancato i suoi con un: Forza ragazzi, conto su di voi.
Quando fu abbastanza lontano, Goran si rivolse a tutti. Va bene, disse, vediamo cosa c' in
quel computer.
Ripresero possesso della stanza. Le pareti rivestite di plastica la facevano somigliare a un
grande embrione, e il covo di Alexander Bermann stava per schiudersi solo per loro. Almeno era quello
che speravano. Indossarono i guanti di lattice. Poi Sarah Rosa si sedette al terminale: ora toccava a lei.
Prima di accendere il Pc, colleg un piccolo congegno a una delle porte USB. Stern accese un
registratore, poggiandolo accanto alla tastiera. Rosa descrisse l'operazione:
Ho connesso il computer di Bermann con una memoria esterna: nel caso il Pc andasse in stallo
il dispositivo riverser tutta la memoria in un lampo.
Gli altri erano in piedi dietro di lei, raccolti in silenzio.
Accese il computer.
Il primo segnale elettrico fu seguito dal tipico rumore dei drive che cominciavano ad avviarsi.
Tutto sembrava normale. Con una certa lentezza, il Pc inizi a risvegliarsi dal letargo. Era un vecchio
modello ormai fuori produzione. Sullo schermo apparvero nell'ordine i dati del sistema operativo che,
poco dopo, lasciarono il posto all'immagine del desktop. Niente di importante: solo una schermata
azzurra con le icone di programmi molto diffusi.
Sembra il computer di casa mia, azzard Boris. Ma la battuta non fece ridere nessuno.
Va bene... Adesso vediamo cosa c' nella cartella Documenti del signor Bermann...
Rosa clicc sulla cartella. Vuota. Come lo erano anche quella Immagini e quella Dati recenti.
Non ci sono file di testo...  molto strano, not Goran.
Forse gettava via tutto alla fine di ogni sessione, sugger Stern.
Se  vero, posso cercare di recuperarli, afferm Rosa, sicura. Quindi inser un cd
nell'apposito lettore e scaric rapidamente un software che sarebbe stato capace di riacquisire qualsiasi
file cancellato.
La memoria dei computer non si svuota mai completamente ed  quasi impossibile cancellare
certi dati, che  come se si imprimessero indelebilmente. Mila ricordava di aver sentito dire da
qualcuno che quel composto di silicio, imprigionato in ogni computer, funziona un po' come il cervello
umano. Anche quando sembra che abbiamo dimenticato qualcosa, in realt da qualche parte nella
nostra testa c' un gruppo di cellule che trattiene quell'informazione e magari ce la fornir di nuovo
all'occorrenza sotto forma, se non d'immagini, d'istinto. Non  essenziale ricordare la prima volta che
ci siamo scottati col fuoco da bambini. Ci che conta  che quella conoscenza, depurata da tutte le
circostanze biografiche in cui si  formata, ci rimarr impressa nella mente per riaffiorare tutte le volte
che ci avvicineremo a qualcosa di caldo. Questo pens Mila guardandosi ancora una volta le mani
fasciate... A quanto pareva, in una parte di lei era conservata l'informazione sbagliata.
Qui non c' nulla.
Fu la sconsolata constatazione di Rosa a riportare Mila alla realt. Il computer era
completamente vuoto.
Ma Goran non ne era convinto. C' un web browser.
Per il computer non  connesso a Internet, fece notare Boris.
Sarah Rosa, invece, cap dove voleva andare a parare il criminologo. Afferr il cellulare e
controll le tacche sul display: C' campo... Pu essersi connesso con il telefonino.
Rosa apr subito la schermata del browser di Internet e controll la lista degli indirizzi nella
cronologia. Ce n'era soltanto uno.
Ecco cosa faceva Bermann qui dentro!
Era una sequenza di numeri. L'indirizzo era un codice.
http://4589278497.89474525. com
Probabilmente  l'indirizzo di un server riservato, ipotizz Rosa.
Che significa? domand Boris.
Che non ci arrivi attraverso un motore di ricerca e per entrarci devi avere una chiave. 
probabile che sia contenuta direttamente nel computer. Ma se non  cos, rischiamo di farci negare per
sempre l'accesso.
Allora dobbiamo essere prudenti e fare esattamente come faceva Bermann...
disse Goran e poi si volt verso Stern: Abbiamo il suo cellulare?
S, ce l'ho in macchina insieme al suo computer di casa.
Allora vai a prenderlo...
Quando Stern fu di ritorno, li trov in silenzio. Lo aspettavano con impazienza palese. L'agente
pass a Rosa il cellulare di Bermann e lei lo colleg al computer.
Subito dopo, avvi la connessione. Il server ci mise un po' a riconoscere la chiamata.
Stava elaborando i dati. Poi inizi a caricarli velocemente.
A quanto pare ci fa entrare senza problemi...
Attesero con gli occhi puntati sul monitor l'immagine che sarebbe apparsa da l a qualche
istante. Poteva essere qualsiasi cosa, pens Mila. Una fortissima tensione univa ora i membri della
squadra, come una carica di energia che correva fra un corpo e l'altro. La si poteva percepire nell'aria.
Il monitor cominci a comporsi di pixel che si disposero ordinatamente sulla sua superficie
come piccoli pezzi di un puzzle. Ma quello che videro non era ci che si aspettavano. L'energia, che
fino a poco prima aveva pervaso l'ambiente, si esaur all'istante e l'entusiasmo svan.
Lo schermo era nero.
Deve esserci un sistema di protezione, annunci Rosa, che ha interpretato il nostro tentativo
come un'intrusione.
Hai nascosto il segnale? domand Boris, inquieto.
Certo che l'ho nascosto! si stizz la donna. Mi hai preso per un'imbecille?
Probabilmente c'era un codice, o qualcosa...
Qualcosa tipo login e password? chiese Goran che voleva capirne di pi.
Qualcosa del genere, gli rispose distrattamente Rosa. Poi per complet la risposta: Quello
che avevamo noi era un indirizzo per una connessione diretta.
Login e password sono meccanismi di sicurezza superati: lasciano tracce e possono sempre
ricondurre a qualcuno. Chi entra qui vuole rimanere anonimo.
Mila non aveva ancora detto una parola e quei discorsi la innervosivano. Respirava
profondamente e stringeva i pugni facendo scrocchiare le dita. C'era qualcosa che non quadrava, ma lei
non riusciva a capire cosa fosse. Goran si volt verso di lei per un attimo, come se fosse stato punto dal
suo sguardo. Mila fece finta di non accorgersene.
Intanto il clima nella sala si stava surriscaldando. Boris aveva deciso di sfogare su Sarah Rosa
la sua frustrazione per quel buco nell'acqua. Se pensavi che ci potesse essere una barriera all'entrata,
perch non hai seguito una procedura di connessione parallela?
Perch non l'hai suggerito tu?
Perch, che succede in questi casi? chiese Goran.
Succede che quando un sistema come questo va in protezione non c' pi modo di
penetrarlo!
Cercheremo di formulare un nuovo codice e faremo un altro tentativo, propose Sarah Rosa.
Davvero? Saranno milioni di combinazioni! la schern Boris.
Vaffanculo! Vuoi darmi per forza tutta la colpa?
Mila continu in silenzio ad assistere a quella strana resa dei conti.
Se qualcuno aveva qualche idea da proporre o qualche consiglio da dare, poteva farlo prima!
Ma se ci salti al collo ogni volta che apriamo bocca!
Senti Boris, lasciami stare! Potrei anche farti notare che...
Che cos' quello?
La frase di Goran cal fra i contendenti come uno sbarramento. Il tono non era allarmato, n
spazientito, come invece Mila si sarebbe aspettata, ma provoc lo stesso l'effetto di farli finalmente
tacere.
Il criminologo stava indicando qualcosa davanti a s. Seguendo la linea del suo braccio teso, si
ritrovarono a osservare nuovamente lo schermo del computer.
Non era pi nero.
Nella parte superiore, confinata al margine sinistro, era apparsa una scritta.
- ci 6?
Oh, cazzo! esclam Boris.
Allora, che cos'? Qualcuno di voi me lo sa dire? chiese di nuovo Goran.
Rosa prese nuovamente posto davanti al monitor, con le mani protese verso la tastiera. Siamo
dentro, annunci.
Gli altri si raccolsero intorno a lei per guardare meglio.
Il led luminoso sotto la frase continuava a lampeggiare, come in attesa di risposta.
Che per il momento non arriv.
- 6 tu?
Insomma, qualcuno mi sa spiegare che succede? Goran adesso stava perdendo la pazienza.
Rosa elabor rapidamente una spiegazione.  una door.
Cio?
Una porta d'accesso. A quanto pare siamo all'interno di un sistema complesso. E
questa  una finestra di dialogo: una specie di chat... Dall'altra parte c' qualcuno, dottore.
E vuole parlare con noi... aggiunse Boris.
O con Alexander Bermann, lo corresse Mila.
Allora cosa aspettiamo? Rispondiamo! disse Stern con un tono d'urgenza nella voce.
Gavila guard Boris: era lui l'esperto in comunicazione. Il giovane agente annu e prese posto
alle spalle di Sarah Rosa, per suggerirle meglio cosa scrivere.
Digli che sei qui.
E lei scrisse:
- S, ci sono.
Attesero qualche istante, poi sul monitor si compose un'altra frase.
- non ti facevi + vivo ero preoccupato
Ok,  preoccupato' quindi  un maschio disse Boris soddisfatto. Quindi dett a Sarah Rosa
la risposta successiva. Ma si raccomand di usare solo lettere minuscole, come faceva il suo
interlocutore, e poi spieg che alcune persone si sentono intimorite dall'uso delle maiuscole. E loro
volevano soprattutto che chi era dall'altra parte si sentisse a proprio agio.
- sono stato molto impegnato, tu come te la passi?
- mi anno fatto un saco di domande ma io non o deto niente Qualcuno aveva fatto delle
domande? A proposito di cosa? L'impressione di tutti, e in particolar modo di Goran, fu subito che
l'uomo con cui stavano parlando fosse coinvolto in qualcosa di losco.
Forse  stato interrogato dalla polizia, ma non hanno ritenuto opportuno fermarlo, sugger
Rosa.
O forse non avevano prove a sufficienza, le diede manforte Stern.
Nelle loro menti cominci a delinearsi la figura di un complice di Bermann. Mila ripens a ci
che era accaduto al motel, quando le era sembrato che qualcuno la seguisse sul piazzale ghiaioso. Non
ne aveva fatto parola con nessuno, per timore che si fosse trattato soltanto di una sua sensazione.
Boris decise di chiedere al misterioso interlocutore:
- chi ti ha fatto le domande?
Pausa.
- loro
- loro chi?
Non ci fu risposta. Boris decise di ignorare quel silenzio e prov ad aggirare l'ostacolo
domandando qualcosa di diverso.
- cosa gli hai detto?
- li o raccontato la storia che mi avevi deto tu e ha funzionato.
Pi che l'oscurit di quelle parole, era la presenza di frequenti errori di grammatica a
preoccupare Goran.
Potrebbe essere una specie di codice di riconoscimento, spieg. Forse si aspetta che
commettiamo anche noi degli errori. E se non lo facciamo, potrebbe terminare la comunicazione.
Ha ragione. Allora copia il linguaggio e inserisci i suoi stessi errori, sugger Boris a Rosa.
Intanto sullo schermo apparve:
- o preparato tutto come volevi tu non vedo l'ora mi dirai tu cuando?
Quella conversazione non li stava portando da nessuna parte. Allora Boris chiese a Sarah Rosa
di rispondere che presto avrebbe saputo quando, ma che per il momento era meglio ricapitolare tutto
il piano, per essere sicuri che funzionasse.
A Mila parve un'ottima idea, cos avrebbero recuperato lo svantaggio di conoscenza rispetto al
loro interlocutore. Poco dopo, questi rispose:
- il piano e: uscire di notte xch cos non mi vede nesuno. cuando sarano le 2. andare infondo
alla strada. nascondermi nei cespugli. aspettare. le luci della machina si acenderano 3 volte. alora potro
farmi vedere.
Nessuno ci capiva niente. Boris si guard intorno, in cerca di suggerimenti.
Intercett lo sguardo di Gavila: Lei che ne pensa, dottore?
Il criminologo stava riflettendo. Non lo so... C' qualcosa che mi sfugge. Non riesco a
inquadrarlo.
Anch'io ho avuto la stessa sensazione, disse Boris. Il tizio che sta parlando sembra... sembra
un menomato mentale o qualcuno con un forte deficit psicologico.
Goran si avvicin di pi a Boris: Devi farlo venire allo scoperto.
E come?
Non lo so... Digli che non sei pi sicuro di lui e che stai pensando di mandare tutto a monte.
Digli che loro' stanno addosso anche a te, e poi domandagli di darti una prova... Ecco: chiedigli di
telefonarti a un numero sicuro!
Rosa si affrett a battere la domanda. Ma, nello spazio per la risposta, rimase per un bel po'
solo il led lampeggiante.
Poi sullo schermo cominci a comporsi qualcosa.
- non posso parlare al telefono. loro mi ascoltano.
Era evidente: o era molto furbo o aveva davvero paura di essere spiato.
Insisti. Giraci intorno. Voglio sapere chi sono loro', disse Goran. Chiedigli dove si trovano
in questo momento...
La risposta non si fece attendere troppo.
- loro sono vicini.
Chiedigli: quanto vicini? insist Goran.
- sono qui acanto a me.
E questo cosa cazzo significa? Boris sbuff, portandosi le mani dietro la nuca in un gesto di
esasperazione.
Rosa si lasci cadere sulla spalliera della sedia e scosse il capo, sfiduciata. Se
loro' sono cos vicini e lo tengono d'occhio, perch non possono vedere quello che sta
scrivendo?
Perch lui non vede quello che stiamo vedendo noi.
Era stata Mila a dirlo. E not con piacere che non si erano voltati a guardarla come se avesse
appena parlato un fantasma. Invece la sua considerazione riaccese l'interesse del gruppo.
Cosa intendi dire? chiese Gavila.
Abbiamo dato per scontato che lui, come noi, avesse davanti uno schermo nero.
Ma, secondo me, la sua finestra di dialogo  inserita in una pagina web in cui ci sono altri
elementi: forse animazioni grafiche, scritte o immagini di qualche tipo... Ecco perch loro', pur
essendo vicini, non possono rendersi conto che sta comunicando con noi.
Ha ragione! disse Stern.
La stanza si riemp di nuovo di una strana euforia. Goran si rivolse a Sarah Rosa:
Possiamo vedere ci che vede lui?
Certo, disse lei, gli mando un segnale di riconoscimento e, quando il suo computer me lo
rimbalza, avremo l'indirizzo Internet a cui  collegato. Mentre spiegava tutto questo, l'agente stava
gi aprendo il suo notebook per creare una seconda connessione alla rete.
Poco dopo sullo schermo principale apparve:
- 6 ancora l?
Boris guard Goran: Che rispondiamo?
Prendi tempo. Ma non insospettirlo.
Boris scrisse di aspettare qualche secondo, perch avevano suonato alla porta e doveva andare
ad aprire.
Intanto, sul notebook, Sarah Rosa riusc a copiare l'indirizzo Internet da cui l'uomo stava
comunicando. Ecco, ci siamo... annunci.
Inser i dati nella barra e premette invio.
Dopo pochi secondi, si compose una pagina web.
Nessuno avrebbe saputo dire se fu lo stupore o l'orrore a togliere a tutti le parole.
Sullo schermo gli orsi danzavano insieme alle giraffe, gli ippopotami battevano il ritmo sui
bonghi e uno scimpanz suonava l'ukulele. La stanza si riemp di musica. E
mentre la foresta si animava tutt'intorno, una farfalla multicolore dava loro il benvenuto sul
sito.
Si chiamava Priscilla.
Rimasero attoniti e increduli. Poi Boris spost lo sguardo sullo schermo principale dove ancora
spiccava la domanda:
- 6 ancora l?
Fu solo allora che l'agente riusc a pronunciare quelle pesantissime quattro parole:
Cazzo...  un bambino.
10
La parola pi inserita nei motori di ricerca  sex. La seconda  God. E ogni volta che Goran ci
pensava, si chiedeva anche perch mai qualcuno dovrebbe voler cercare Dio proprio su Internet. Al
terzo posto in realt ci sono due parole: Britney Spears. A pari merito con death, la morte.
Sesso, Dio, Morte  e  Britney Spears.
Invece, la prima volta che Goran aveva immesso il nome di sua moglie in un motore di ricerca
era stato appena tre mesi prima. Non sapeva perch l'avesse fatto.
Gli era venuto cos, istintivo. Non si aspettava certo di trovarla, e infatti non l'aveva trovata.
Per quello era ufficialmente l'ultimo posto dove aveva pensato di cercarla.
Era possibile che sapesse cos poco di lei? Da quel momento gli era scattato qualcosa dentro.
Aveva capito perch la stava inseguendo.
In realt, non voleva sapere dove fosse. Sotto sotto, non gli importava affatto.
L'informazione che gli premeva conoscere era se lei fosse felice in quel momento.
Perch, in fondo, era questo che gli faceva rabbia: che lei si fosse sbarazzata di lui e di Tommy
per poter essere felice altrove. Si pu essere capaci di ferire qualcuno cos profondamente per inseguire
un egoistico desiderio di felicit? Evidentemente, s. Lei l'aveva fatto e, quel che era peggio, non era
tornata indietro per riparare, per porre rimedio a quella lesione, a quello strappo nella carne dell'uomo
con cui lei stessa aveva scelto di condividere l'esistenza, e nella carne della sua stessa carne. Perch
tornare indietro si pu, si deve. C' sempre un momento in cui, a forza di procedere e di guardare solo
avanti, si percepisce qualcosa - un richiamo - e ci si volta un poco per vedere se laggi ogni cosa 
rimasta uguale, o se invece  cambiato qualcosa in chi ci siamo lasciati alle spalle, e in noi. Arriva quel
momento, per tutti. Perch non per lei? Perch non ci aveva neanche provato? Nessuna telefonata muta
nel cuore della notte. Nessuna cartolina priva di parole. Quante volte Goran si era appostato fuori dalla
scuola di Tommy sperando di sorprenderla a spiare il figlio di nascosto.
Invece niente. Lei non c'era andata neanche per assicurarsi che stesse bene. E allora Goran
aveva cominciato a chiederselo: che razza di persona aveva creduto di poter trattenere accanto a s tutta
la vita?
E allora in cosa, realmente, lui era cos diverso da Veronica Bermann?
Anche quella donna era stata ingannata. Suo marito si era servito di lei per crearsi una facciata
rispettabile, perch fosse lei a prendersi cura di ci che lui possedeva: il suo nome, la sua casa, i suoi
averi, ogni cosa. Perch, tanto, ci che lui voleva era altrove. Ma, a differenza di Goran, quella donna
aveva subodorato il baratro che si spalancava sotto la sua vita perfetta, ne aveva fiutato l'aroma
imputridito. E aveva taciuto. Si era prestata all'inganno, anche senza prendervi parte. Era stata
complice nel silenzio, compagna nella recita, sposa nel bene e nel male.
Goran, invece, non aveva mai sospettato che sua moglie potesse abbandonarlo.
Non un'avvisaglia, un segno, neanche un sinistro scricchiolio su cui poter tornare con la
memoria e dire: S! Era cos lampante e io, stupido, non me ne sono accorto.
Perch avrebbe preferito scoprire di essere un pessimo marito, per poi dare la colpa a se stesso,
a una sua negligenza, alla sua scarsa attenzione. Avrebbe voluto trovare in s le ragioni: cos almeno ne
avrebbe avute. Invece no, solo silenzio. E dubbi. Al resto del mondo aveva offerto la versione pi cruda
dei fatti: lei se n'era andata, punto. Perch Goran sapeva che tanto ognuno avrebbe visto ci che
voleva.
Qualcuno, il povero marito. Qualcun altro, l'uomo che doveva per forza averle fatto qualcosa
per farla scappare. E si era subito immedesimato in quei ruoli, passando disinvoltamente dall'uno
all'altro. Perch ogni dolore ha la sua prosa, e va rispettata.
E lei? Per quanto aveva finto lei? Chiss da quanto tempo maturava quell'idea.
Chiss quanto c'era voluto per fecondarla con i sogni inconfessabili, con i pensieri nascosti
sotto il cuscino ogni sera, mentre gli dormiva accanto. Tessendo quel desiderio con i gesti quotidiani, di
madre, di moglie. Fino a rendere quelle fantasie un progetto, un piano. Un disegno. Chiss quando si
era convinta o aveva capito che ci che immaginava era realizzabile. La pupa tratteneva in s il segreto
di quella metamorfosi e intanto continuava a vivere accanto a loro, a lui e a Tommy. E si preparava,
silenziosa, al cambiamento.
E dov'era ora? Perch lei continuava a vivere, ma altrove, in un universo parallelo, fatto di
uomini e donne come quelli che incontrava Goran ogni giorno, fatto di case da mandare avanti, di
mariti da sopportare, di figli da accudire. Un mondo uguale e banale, ma lontano da lui e da Tommy,
con nuovi colori, nuovi amici, nuove facce, nuovi nomi. Cosa stava cercando lei in quel mondo? Qual
era la cosa di cui aveva tanto bisogno e che qui non riusciva pi a trovare? In fondo, siamo tutti alla
ricerca di risposte in un universo parallelo, pensava Goran. Come quelli che nel web cercano Sesso,
Dio, Morte  e  Britney Spears.
Alexander Bermann, invece, su Internet andava a caccia di bambini.
Era venuto fuori tutto subito. Dall'apertura del sito di Priscilla la farfalla sul computer di
Bermann all'individuazione del server internazionale che gestiva quel sistema, tutto aveva cominciato
ad assumere una forma.
Era un network di pedofili con ramificazioni in vari Stati.
Mila aveva ragione: c'era anche il suo maestro di musica.
L'unit speciale per i crimini sul web aveva identificato quasi un centinaio di abbonati. Erano
scattati i primi arresti, altri ce ne sarebbero stati nelle ore successive.
Pochi adepti, ma ben selezionati. Tutti insospettabili professionisti, abbienti e, perci, disposti a
sborsare grosse somme pur di preservare l'anonimato.
Fra questi, Alexander Bermann.
Mentre tornava a casa quella sera, Goran ripensava all'uomo mite, sempre sorridente e
moralmente integro che risultava dalle descrizioni di amici e conoscenti di Bermann. Una maschera
perfetta. Chiss perch aveva accostato il pensiero di Bermann a quello di sua moglie. O forse lo
sapeva, ma non voleva ammetterlo. In ogni caso, una volta varcata la soglia avrebbe messo da parte
quelle riflessioni e si sarebbe dedicato completamente a Tommy, come gli aveva promesso per
telefono, quando gli aveva annunciato che sarebbe tornato prima. Suo figlio aveva accolto la notizia
con entusiasmo e gli aveva domandato se potevano ordinare la pizza. Goran aveva acconsentito senza
fatica, sapendo che sarebbe bastata quella piccola concessione per farlo contento. I bambini sanno
spremere la felicit da tutto quello che gli capita.
Cos Goran si era ritrovato a ordinare pizza coi peperoni per s e con doppia mozzarella per
Tommy. Avevano fatto insieme l'ordinazione per telefono, perch quello della pizza era un rituale che
andava condiviso. Tommy aveva composto il numero e Goran aveva effettuato la richiesta. Poi
avevano apparecchiato con i piatti larghi, acquistati appositamente. Tommy avrebbe bevuto succo di
frutta, Goran si era concesso una birra. Prima di portarli a tavola, avevano messo i loro bicchieri nel
freezer, in modo che diventassero opachi di brina e abbastanza freddi per accogliere le bevande.
Ma Goran era tutt'altro che sereno. La sua mente correva ancora a quella perfetta
organizzazione. Gli agenti dell'unit speciale per i crimini sul web avevano scovato un database con
pi di tremila nomi di bambini, corredati di indirizzo e fotografie. Il network si serviva di falsi domini
dedicati all'infanzia per attirare le vittime nella trappola. Priscilla la farfalla. Animali, videogiochi
colorati, innocue musichette facevano il resto... Cos simili a quelle dei cartoni che Goran e Tommy
avevano guardato insieme dopo cena su un canale satellitare. La tigre azzurra e il leone bianco. Mentre
il figlio era rannicchiato su di lui, completamente concentrato sulle avventure dei due amici della
foresta, Goran l'aveva osservato.
"Devo proteggerlo", si era detto.
E l'aveva pensato con una paura strana in fondo al petto, un nodo scuro e appiccicoso. Il timore
di non fare abbastanza, di non essere abbastanza. Perch un genitore solo non pu bastare. Anche se, in
fondo, lui e Tommy se la cavavano. Ma cosa sarebbe accaduto se dietro la schermata nera del computer
di Bermann, invece di quel bambino sconosciuto, ci fosse stato il suo Tommy? Sarebbe stato in grado
di accorgersi che qualcuno stava cercando di penetrare nella mente e nella vita del figlio?
Mentre Tommy finiva i compiti, Goran si era rintanato nello studio. Non erano neanche le
diciannove e cos s'era messo a sfogliare di nuovo il dossier di Bermann, trovando vari spunti di
riflessione che avrebbero potuto essere utili all'indagine.
Primo fra tutti, quella poltrona di pelle che era nel seminterrato e su cui Krepp non aveva
rinvenuto impronte.
"Su tutto il resto s, ma l sopra no... Perch?"
Era sicuro che ci fosse una ragione anche per quello. Eppure, ogni volta che gli sembrava di
aver afferrato un concetto, la sua mente scivolava altrove. Ai pericoli che circondavano la vita di suo
figlio.
Goran era un criminologo, sapeva di che materia era fatto il male. Ma l'aveva sempre osservato
a distanza, da studioso. Non si era mai fatto corrompere dall'idea che quello stesso male potesse
allungare in qualche modo la sua mano ossuta, fino a toccarlo. Ora invece ci pensava.
Quando si diventa un mostro?
Quella definizione, che ufficialmente aveva bandito, tornava ora nel segreto della sua mente.
Perch voleva sapere com' che succede. Quando ci si accorge di aver varcato quel confine.
Bermann apparteneva a un'organizzazione perfetta, con una gerarchia e relativi statuti. L'agente
di commercio vi era entrato nel periodo dell'universit. Ai tempi Internet non era ancora considerato un
terreno di caccia e richiedeva impegno restare nell'ombra e non destare sospetti. Per questo agli adepti
veniva consigliato di crearsi una vita esemplare e sicura in cui occultare la propria vera natura e
rifugiare le proprie pulsioni. Mimetizzarsi, confondersi e scomparire: erano le parole chiave di quella
strategia.
Bermann era tornato dall'universit con gi in mente l'idea, chiarissima, di ci che avrebbe
fatto. Per prima cosa, si era messo sulle tracce di una vecchia amica che non vedeva da anni. Quella
Veronica che non era mai stata abbastanza carina perch i ragazzi - compreso lui - s'interessassero a
lei. Le aveva fatto credere che il suo fosse un amore covato per tanto tempo e celato timidamente. E lei,
come previsto, aveva accettato subito di sposarlo. I primi anni di matrimonio erano trascorsi come per
tutte le coppie, fra alti e bassi. Di frequente si assentava per lavoro. In realt approfittava spesso dei
viaggi per incontrare altri come lui o per adescare le sue piccole prede.
Con l'avvento di Internet era diventato pi facile. I pedofili si erano impadroniti
immediatamente di quell'incredibile strumento che permetteva non solo di agire protetti
dall'anonimato, ma anche di manipolare le vittime attraverso ingegnose trappole.
Ma Alexander Bermann non poteva ancora completare il suo piano di perfetto mimetismo,
perch Veronica non riusciva a dargli un erede. Era quello il tassello mancante, il dettaglio che avrebbe
fatto di lui un vero insospettabile: perch un padre di famiglia non s'interessa ai figli degli altri.
Il criminologo scacci via la rabbia che gli era salita fino in gola e richiuse il dossier che era
andato ingrossandosi nelle ultime ore. Non voleva pi leggerlo. Anzi, voleva solo andarsene a letto a
stordirsi di sonno.
Chi se non Bermann poteva essere Albert? Anche se dovevano ancora ricollegarlo al cimitero di
braccia e alla scomparsa di tutte e sei le bambine, e ritrovare i cadaveri mancanti, nessuno pi di lui
avrebbe meritato di assumere le vesti del carnefice.
Ma pi ci pensava, meno ne era convinto.
Alle venti Roche avrebbe annunciato ufficialmente la cattura del colpevole in un'affollata
conferenza stampa. Goran si rese conto che l'idea che adesso lo tormentava, in realt aveva cominciato
a ronzargli in testa subito dopo aver scoperto il segreto di Bermann. Indugiando, vaga come nebbia, se
n'era rimasta acquattata per tutto il pomeriggio in un angolo della sua mente. Per, nell'ombra in cui si
era rintanata, continuava a pulsare, per dimostrargli che invece era l, ed era viva. Solo ora, nella quiete
di casa sua, Goran aveva deciso di conferirle la consistenza di un pensiero compiuto.
"C' qualcosa che non quadra in questa storia... Pensi che Bermann non sia il colpevole? Oh,
certo che lo penso: quell'uomo era un pedofilo. Ma non ha ucciso lui le sei bambine. Lui non c'entra
nulla... Come fai a esserne cos sicuro?...
Perch se Alexander Bermann fosse davvero il nostro Albert, avremmo trovato l'ultima
bambina nel suo bagagliaio - la numero sei - e non Debby, la prima. Se ne sarebbe gi dovuto disfare
da un pezzo... "
E, proprio mentre prendeva coscienza di questa deduzione, il criminologo guard l'ora: pochi
minuti alla conferenza stampa delle venti.
Doveva fermare Roche.
L'ispettore capo aveva convocato le principali testate giornalistiche appena le informazioni
sulla svolta nel caso Bermann erano cominciate a circolare. Il pretesto ufficiale era che non voleva che i
cronisti si trovassero fra le mani notizie di seconda mano, magari filtrate malamente da qualche fonte
confidenziale. In realt, lo preoccupava che la storia potesse trapelare interamente per altre vie,
escludendolo cos dalla ribalta.
Roche era bravo a gestire tali eventi, sapeva calibrare l'attesa e provava un certo gusto a tenere
sulla corda la stampa. Per questo iniziava quegli incontri con qualche minuto di ritardo, lasciando
intendere che in quanto capo dell'unit era sempre incalzato dagli sviluppi dell'ultima ora.
L'ispettore si godeva il brusio che proveniva dalla sala stampa attigua al suo ufficio: era come
energia che alimentava il suo ego. Intanto se ne stava tranquillamente seduto, coi piedi sollevati sulla
scrivania che aveva ereditato dal predecessore, del quale era stato il vice per tanto tempo - troppo,
secondo lui - e che non si era fatto scrupolo di silurare otto anni prima.
Le linee sul suo telefono avevano continuato a illuminarsi senza sosta. Ma non aveva intenzione
di rispondere: voleva far salire la tensione.
Bussarono.
Avanti, disse Roche all'indirizzo della porta.
Appena varc la soglia, Mila scorse un ghigno compiaciuto sul volto dell'ispettore capo. Si era
chiesta perch diavolo volesse vederla.
Agente Vasquez, volevo ringraziarla personalmente per il prezioso contributo che ha fornito a
questa indagine.
Mila sarebbe arrossita se non avesse capito che quello era solo il calcolato preludio per disfarsi
di lei. Non mi sembra di aver fatto molto, signore.
Roche impugn un tagliacarte e inizi a pulirsi le unghie con la punta. Poi, con tono distratto,
prosegu: Invece  stata utilissima.
Non sappiamo ancora l'identit della sesta bambina.
Verr fuori, come tutto il resto.
Signore, chiedo il permesso di completare il mio lavoro, almeno per un paio di giorni. Sono
sicura di poter pervenire a un risultato...
Roche lasci il tagliacarte, tolse i piedi dalla scrivania e si alz per dirigersi verso Mila. Con il
pi scintillante dei sorrisi, le prese la mano destra, ancora fasciata, e gliela strinse, senza accorgersi che
cos le faceva male. Ho parlato con il suo superiore: il sergente Morexu mi ha assicurato che ricever
un encomio per questa storia.
Quindi l'accompagn verso l'uscita.
Faccia buon viaggio, agente. E si ricordi di noi, ogni tanto.
Mila annu, perch non c'era nient'altro da dire. Nel giro di qualche secondo si ritrov oltre la
soglia a osservare l'uscio dell'ufficio che si richiudeva.
Avrebbe voluto discutere la questione con Goran Gavila, perch era sicura che non fosse al
corrente del suo improvviso congedo. Ma se n'era gi andato a casa. Qualche ora prima l'aveva sentito
mentre prendeva accordi al telefono per la cena. A giudicare dal tono che stava usando, la persona
dall'altra parte non doveva avere pi di otto, nove anni. Avrebbero ordinato una pizza.
Mila aveva capito che Goran aveva un figlio. Chiss se c'era anche una donna nella sua vita, e
se anche lei avrebbe condiviso la piacevole serata che padre e figlio stavano preparando. Aveva provato
un moto d'invidia per lei, senza sapere il perch.
Restitu il badge all'ingresso e le consegnarono una busta con un biglietto ferroviario per far
ritorno a casa. Stavolta nessuno l'avrebbe accompagnata alla stazione. Avrebbe dovuto chiamarsi un
taxi, con la speranza che il suo comando le avrebbe rimborsato la spesa, e passare dal motel per ritirare
la sua roba.
Una volta in strada, Mila scopr per di non avere fretta. Si guard intorno, respir quell'aria
che le sembr all'improvviso limpidissima e quieta. La citt appariva come immersa in un'innaturale
bolla di freddo, in equilibrio sul limite di un imminente evento meteorologico. Un grado in pi o in
meno e tutto sarebbe cambiato. Quell'aria rarefatta celava la prematura promessa di una nevicata.
Oppure tutto sarebbe rimasto come adesso, immobile.
Lev dalla busta il biglietto ferroviario: mancavano ancora tre ore al treno. Ma era ad altro che
stava pensando. Chiss se quel lasso di tempo sarebbe stato sufficiente a compiere ci che le premeva?
Non c'era modo di saperlo, se non quello di provarci.
In fondo, se si fosse rivelato un buco nell'acqua, nessuno l'avrebbe saputo. E lei non poteva
andarsene con quel dubbio.
Tre ore. Se le sarebbe fatte bastare.
Aveva noleggiato una macchina ed era in viaggio da circa un'ora. Le cime dei monti
ritagliavano il cielo davanti a lei. Case in legno, dal tetto spiovente. Dai camini si levava fumo grigio,
profumato di resina. La legna ordinata nei cortili. Dalle finestre, una luce ocra e confortevole.
Percorrendo la Statale 115, Mila aveva imboccato l'uscita 25. Era diretta al collegio che aveva
ospitato Debby Gordon. Voleva vedere la sua stanza. Era convinta che l avrebbe trovato qualcosa che
l'avrebbe ricondotta alla bambina numero sei, al suo nome. Anche se per l'ispettore capo Roche ormai
era praticamente inutile, Mila non poteva lasciarsi alle spalle quell'identit incompiuta. Era un piccolo
gesto di piet. Non era ancora stata diffusa la notizia che le bambine scomparse non erano soltanto
cinque, perci nessuno aveva ancora avuto la possibilit di piangere la sesta vittima. E non l'avrebbero
fatto senza un nome, questo Mila lo sapeva. Sarebbe diventata la macchia bianca su una lapide, la
pausa silenziosa alla fine di un breve elenco di nomi, solo un numero da aggiungere alla fredda
contabilit della morte. E
lei non poteva assolutamente permetterlo.
In realt c'era un'altra idea che la ossessionava, per la quale aveva percorso tutti quei
chilometri. Era per quel suo solletico alla base del collo...
La poliziotta giunse a destinazione che erano da poco passate le ventuno. Il collegio si trovava
in un grazioso borgo, a milleduecento metri d'altezza. Le strade a quell'ora erano deserte. L'edificio
scolastico si trovava poco fuori il paese, su una collina circondata da un bel parco, con un maneggio e
campi da tennis e da basket.
Per arrivarci si doveva percorrere un lungo viale, su cui si attardavano gli studenti che
tornavano dalle attivit sportive. Le risate cristalline di quei giovani infrangevano la consegna del
silenzio.
Mila li super e parcheggi sul piazzale. Poco dopo si present alla segreteria chiedendo di
poter visitare la camera di Debby, con la speranza che nessuno facesse storie. Dopo essersi consultata
con un superiore, l'addetta torn da lei e le disse che poteva andare. Per sua fortuna la madre di Debby
dopo il loro colloquio aveva telefonato per annunciare la sua visita. L'addetta le consegn una targhetta
di riconoscimento su cui c'era scritto Visitatore e le indic la strada.
Mila s'inoltr nei corridoi, fino all'ala che ospitava le stanze delle studentesse.
Non fu difficile trovare quella di Debby. Le sue compagne avevano ricoperto la porta di nastrini
e biglietti colorati. Dicevano che ne avrebbero sentito tanto la mancanza, che non l'avrebbero mai
dimenticata. E c'era il prevedibilissimo Rimarrai x sempre nei nostri cuori.
Ripens a Debby, alle telefonate fatte ai suoi perch la riportassero a casa, all'isolamento che
una bambina della sua et, timida e impacciata, pu patire a opera dei compagni in un posto come
quello. E per questo trov quei biglietti di cattivo gusto, una manifestazione ipocrita di un affetto
tardivo. "Potevate accorgervi di lei quando era qui", pens. "O quando qualcuno l'ha portata via
proprio sotto i vostri occhi."
Dal fondo del corridoio provenivano urla e allegri schiamazzi. Superando i mozziconi di
candele ormai spente che qualcuno aveva disposto lungo la soglia in segno di ricordo, Mila s'introdusse
nel rifugio di Debby.
Richiuse la porta dietro di s e fu subito silenzio. Allung una mano verso un abat-jour e lo
accese. La stanza era piccola. Di fronte c'era una finestra che dava direttamente sul parco. Addossata al
muro, una scrivania molto ordinata era sovrastata da scaffali colmi di libri. A Debby piaceva leggere.
Sulla destra c'era la porta del bagno, chiusa, e Mila decise che gli avrebbe dato un'occhiata per ultimo.
Sul letto giacevano alcuni peluche che scrutarono la poliziotta con i loro occhi freddi e inutili,
facendola sentire un'intrusa. La stanza era interamente tappezzata di poster e fotografie che ritraevano
Debby a casa, con i compagni della sua vecchia scuola, le sue amiche e il suo cane Sting. Tutti affetti a
cui era stata strappata per frequentare quel collegio esclusivo.
Debby era una bambina che nascondeva in s i tratti di una bellissima donna, osserv Mila. I
suoi coetanei se ne sarebbero accorti troppo tardi, pentendosi di non aver intravisto prima il cigno
nascosto in quello sperduto anatroccolo. Ma, a quel punto, lei li avrebbe sapientemente ignorati.
Torn con la memoria all'autopsia a cui aveva assistito, a quando Chang aveva liberato dalla
plastica il volto ed era comparso fra i capelli il fermaglio con il giglio bianco. Il suo assassino l'aveva
pettinata e Mila ricord di aver pensato che l'avesse fatta bella per loro.
"Invece no, era bella per Alexander Bermann..."
Il suo sguardo fu attratto da una porzione di muro che era rimasta stranamente vuota. Vi si
avvicin e scopr che, in vari punti, l'intonaco era scrostato. Come se prima ci fosse stato attaccato
qualcosa che adesso non c'era pi. Altre foto? Mila ebbe la sensazione che quel luogo fosse stato
violato. Altre mani, altri occhi avevano sfiorato il mondo di Debby, i suoi oggetti, i suoi ricordi. Forse
era stata la madre a prendere le foto dal muro, avrebbe dovuto verificarlo.
Stava ancora riflettendo su quella circostanza, quando un rumore la scosse. Veniva da fuori. Ma
non dal corridoio, bens da dietro la porta del bagno.
Si port istintivamente la mano alla cintura, in cerca della pistola. Quando l'ebbe afferrata
saldamente, si arrischi ad alzarsi dalla posizione in cui si trovava, fino a mettersi di fronte al bagno
con l'arma spianata. Ancora un rumore. Stavolta pi nitido. S, l dentro c'era qualcuno. Qualcuno che
non si era accorto di lei. Qualcuno che, come lei, aveva pensato che quella fosse l'ora migliore per
introdursi indisturbati nella stanza di Debby e portarsi via qualcosa... Prove? Il cuore le batteva
all'impazzata. Non sarebbe entrata, avrebbe atteso.
La porta si apr di colpo. Mila spost il dito dalla posizione di sicurezza al grilletto.
Poi, per fortuna, si blocc. La ragazzina spalanc le braccia per lo spavento, lasciando cadere
ci che teneva fra le mani.
Chi sei? le domand Mila.
La ragazzina balbett: Sono un'amica di Debby.
Mentiva. Mila ne era perfettamente consapevole. Rimise la pistola nella cintura e guard per
terra, gli oggetti che le erano caduti. C'erano una bottiglietta di profumo, alcuni flaconi di shampoo e
un cappello rosso con le falde larghe.
Sono venuta a riprendermi le cose che le avevo prestato, ma suonava pi come una scusa.
Sono passate anche le altre prima di me...
Mila riconobbe il cappello rosso in una delle fotografie sulla parete. Lo indossava Debby. E
cap di essere stata testimone di un'attivit di sciacallaggio che probabilmente si protraeva da qualche
giorno a opera delle compagne di Debby. Non sarebbe stato strano se qualcuna di loro avesse preso le
foto dal muro.
Va bene, disse secca. Ora vai via.
La ragazzina ebbe un attimo di esitazione, poi raccolse quanto le era caduto in terra e usc dalla
stanza. Mila l'aveva lasciata fare. A Debby sarebbe piaciuto cos. Quegli oggetti non sarebbero serviti a
sua madre, che si sarebbe fatta una colpa per il resto della vita per averla mandata l. In fondo, riteneva
che la signora Gordon fosse stata in qualche modo fortunata sempre che di fortuna si potesse parlare
in questi casi -
ad avere almeno il corpo della figlia da piangere.
Mila si mise quindi a frugare fra i quaderni e i libri. Voleva un nome e l'avrebbe avuto. Certo,
sarebbe stato pi facile se avesse trovato il diario di Debby. Era sicura che ne avesse uno a cui
confidava le sue tristezze. E, come tutte le dodicenni, lo teneva in un posto segreto. Un posto non
troppo lontano dal cuore, per. Dove l'avrebbe potuto prendere subito, quando ne avesse avuto
bisogno. "E quand' che abbiamo pi bisogno di rifugiarci in ci che abbiamo di pi caro?" si
domand. Di notte, fu la risposta, Si pieg accanto al letto e tese la mano sotto il materasso, e tast
finch non trov qualcosa.
Era una scatola di latta con dei coniglietti argentati, chiusa con un piccolo lucchetto.
L'appoggi sul letto e si guard intorno, in cerca del posto dove poteva essere nascosta la
chiave. Ma ricord improvvisamente di averla vista. Era stato durante l'autopsia del cadavere di
Debby. Era appesa al braccialetto che portava al polso destro.
Lei l'aveva riconsegnato a sua madre e ora non c'era tempo per recuperare la chiave. Cos
decise di profanare la scatola. Facendo leva con una penna a sfera, riusc a scardinare gli anelli intorno
ai quali era serrato il lucchetto. Quindi sollev il coperchio. All'interno c'era del pot-pourri di spezie,
fiori secchi e legni profumati.
Una spilla da balia macchiata di rosso che doveva essere servita per il rituale delle sorelle di
sangue. Un fazzoletto di seta ricamato. Un orso di gomma con le orecchie mangiucchiate. Le candeline
di una torta di compleanno. Il tesoro di ricordi di un'adolescente.
Ma nessun diario.
"Strano", si disse Mila. Le dimensioni della scatola e l'esiguit del restante contenuto avrebbero
fatto pensare alla presenza di qualcos'altro. E cos anche il fatto che Debby sentisse la necessit di
preservare il tutto con un lucchetto. O forse non c'era proprio alcun diario.
Delusa per quel buco nell'acqua, guard l'orologio: il treno era perso. Tanto valeva rimanere l
a cercare qualcosa che potesse ricondurla alla misteriosa amica di Debby.
Gi prima, mentre si addentrava fra gli oggetti della ragazzina, era tornata a galla quella
sensazione che aveva provato gi varie volte, senza riuscire mai ad afferrarla.
Solletico alla base del collo.
Non poteva andarsene di l senza prima capire cosa fosse. Per aveva bisogno di qualcuno o di
qualcosa che facesse da sponda ai suoi pensieri sfuggenti, per indirizzarne la traiettoria. Nonostante
l'ora tarda, Mila prese una decisione sofferta ma necessaria.
Compose il numero di telefono di Goran Gavila.
Dottor Gavila, sono Mila...
Il criminologo rimase interdetto, senza dire una parola per un paio di secondi.
Come posso aiutarti, Mila?
Aveva un tono infastidito? No, era solo la sua impressione. La poliziotta esord raccontandogli
che a quell'ora doveva essere su un treno, e invece si trovava nella stanza di Debby Gordon al collegio.
Prefer dirgli tutta la verit, e Goran la stette ad ascoltare. Quando ebbe finito ci fu un lungo silenzio
dall'altra parte.
Mila non poteva saperlo, ma Goran stava fissando i pensili della sua cucina con in mano una
tazza di caff fumante. Il criminologo era ancora in piedi perch aveva provato pi volte a contattare
Roche per bloccarne il suicidio mediatico, ma inutilmente.
Forse siamo stati un po' affrettati con Alexander Bermann.
Mila si accorse che Gavila aveva parlato con un filo di voce, quasi che quella frase facesse
fatica a sgorgargli dai polmoni.
Lo credo anch'io, assent. E lei come c' arrivato?
Perch aveva Debby Gordon nel bagagliaio. Perch non l'ultima bambina, invece?
Mila recuper la spiegazione di Stern a quella singolare circostanza: Forse Bermann aveva
commesso degli errori nell'occultamento del cadavere, dei passi falsi che avrebbero potuto farlo
scoprire, e cos la stava spostando in un luogo in cui nasconderla meglio.
Goran ascolt, perplesso. Il suo respiro dall'altra parte si fece cadenzato.
Che succede, ho detto qualcosa che non va?
No. Ma non sembravi molto convinta mentre lo dicevi.
No, in effetti, convenne lei dopo averci riflettuto.
Manca qualcosa. O meglio, c' qualcosa che non  in armonia con il resto.
Mila sapeva che un buon poliziotto vive di percezioni. Non se ne fa mai parola nei rapporti
ufficiali: per quelli vale solo la contabilit dei fatti. Ma, visto che era stato Gavila a introdurre
l'argomento, Mila si azzard a parlargli delle sue sensazioni. La prima volta  successo durante il
rapporto del medico legale.  stata come una nota stonata. Ma non sono riuscita a trattenerla, e l'ho
persa quasi subito.
Solletico alla base del collo.
Sent che Goran a casa sua spostava una sedia, e anche lei si sedette. Poi lui parl:
Proviamo, per ipotesi, a escludere Bermann...
D'accordo.
Immaginiamo che l'artefice di tutto sia qualcun altro. Diciamo che questo tizio  spuntato
fuori dal nulla e ha infilato una bambina col braccio mozzato nel bagagliaio di Bermann...
Bermann ce l'avrebbe detto, per sviare i sospetti da s, asser Mila.
Non credo, replic Goran, sicuro. Bermann era un pedofilo: non avrebbe sviato un bel
niente. Sapeva bene di essere spacciato. Si  ucciso perch non aveva scampo, e per coprire
l'organizzazione di cui faceva parte.
Mila ricord che anche il maestro di musica si era ammazzato.
Allora cosa dobbiamo fare?
Ripartire da Albert, il profilo neutro e impersonale che avevamo elaborato all'inizio.
Mila si sent per la prima volta veramente coinvolta nel caso. Il lavoro di squadra era
un'esperienza nuova per lei. E non le dispiaceva operare insieme al dottor Gavila.
Lo conosceva da poco ma aveva gi imparato a fidarsi di lui.
Il presupposto  che il rapimento delle bambine e il cimitero di braccia abbiano una ragione.
Magari assurda, ma c'. E, per spiegarla, ci serve conoscere il nostro uomo. Pi lo conosciamo, pi
riusciremo a capirlo. Pi lo capiamo, pi ci avvicineremo a lui.  chiaro questo?
S... Ma, di preciso, qual  il mio ruolo? gli chiese.
Il tono di Goran si fece pi basso, la voce carica di energia:  un predatore, no?
Allora insegnami come fa a cacciare...
Mila apr il blocco che aveva portato con s. Dall'altra parte lui sent che sfogliava le pagine. La
poliziotta inizi a leggere i suoi appunti sulle vittime: Debby, dodici anni. Scomparsa a scuola. I suoi
compagni ricordano di averla vista uscire al termine delle lezioni. Al collegio si sono accorti della sua
assenza solo durante l'appello serale.
Goran diede una lunga sorsata al suo, caff e chiese: Ora parlami della seconda...
Anneke, dieci anni. All'inizio pensano tutti che si sia persa nei boschi... La numero tre si
chiamava Sabine, era la pi piccola: sette anni.  accaduto di sabato sera, mentre era coi suoi al luna
park.
 quella che ha portato via dalla giostra, davanti agli occhi dei genitori. E in quel momento 
scattato l'allarme in tutto il paese. Siamo intervenuti noi della squadra, ed  stato allora che 
scomparsa anche la quarta bambina.
Melissa. La pi grande: tredici anni. I suoi le avevano imposto il coprifuoco, ma il giorno del
compleanno lei l'ha violato per andare a festeggiare con le amiche al bowling.
Ci arrivarono tutte, tranne Melissa, ramment il criminologo.
Caroline l'ha rapita dal suo letto, introducendosi in casa... E poi c' la numero sei.
Quella dopo. Rimaniamo sulle altre, per ora.
Goran si sentiva incredibilmente in sintonia con quella poliziotta. Era una cosa che non provava
da tanto tempo.
Ora ho bisogno che ragioni con me, Mila. Dimmi: come si comporta il nostro Albert?
Prima rapisce una bambina che  lontana da casa e che socializza poco. Cos nessuno si
accorger di niente e lui avr del tempo...
Tempo per fare cosa?
 un test: vuole essere sicuro di riuscire in ci che fa. E, con tempo a disposizione, pu sempre
disfarsi della vittima e sparire.
Per Anneke  gi pi rilassato, ma decide di rapirla lo stesso nel bosco, lontano da testimoni...
E con Sabine come si comporta?
La prende davanti agli occhi di tutti: al luna park.
Perch? la incalz Goran.
Per lo stesso motivo per cui rapisce Melissa quando sono gi tutti all'erta o Caroline in casa
sua.
Qual  questo motivo?
Si sente forte, ha acquistato sicurezza.
Bene, disse Goran: Va' avanti... Adesso raccontami da capo la storia delle sorelle di
sangue...
Si fa da piccole. Ci si punge il dito indice con una spilla da balia e poi si uniscono i polpastrelli
recitando insieme una filastrocca.
Chi sono le due bambine?
Debby e la numero sei.
Perch Albert la sceglie? si domand Goran.  assurdo. Le autorit sono in allarme, tutti
cercano gi Debby e lui torna addirittura per prendere la sua migliore amica! Perch correre un rischio
del genere? Perch?
Mila sapeva dove voleva arrivare il criminologo ma, anche se fu lei a dirlo, era stato lui a
condurla fin l. Credo che sia una questione di sfida...
Quell'ultima parola pronunciata da Mila ebbe l'effetto di aprire una porta chiusa nella testa del
criminologo, che si alz dalla sedia e cominci a camminare per la cucina.
Continua...
Ha voluto dimostrare qualcosa. Di essere il pi furbo, per esempio.
Il migliore di tutti.  evidente che si tratta di un egocentrico, di un uomo affetto da un disturbo
narcisistico della personalit... Ora, per, parlami della numero sei.
Lei apparve spaesata. Non sappiamo niente.
Tu parlamene lo stesso. Fallo con ci che abbiamo...
Mila ripose il blocco, era costretta a improvvisare adesso. Va bene, vediamo... Ha
approssimativamente l'et di Debby, perch erano amiche. Quindi sui dodici anni. Lo conferma anche
l'analisi della calcificazione ossea.
Va bene... E poi?
Secondo la perizia medico legale  morta in maniera diversa.
Cio? Ricordamelo...
And alla ricerca della risposta sul blocco. Le ha tranciato il braccio, come alle altre. Solo che
nel suo sangue e nei suoi tessuti c'erano tracce di un cocktail di farmaci.
Goran si fece ripetere i nomi delle medicine elencate da Chang. Antiaritmici come la
disopiramide, ACE-inibitori, e l'atenololo che  un beta-bloccante...
Era questo che non lo convinceva.
 questo che non mi convince, disse Mila. E Goran Gavila per un attimo fu attraversato dal
sospetto che quella donna potesse leggergli nel pensiero.
Lei, durante la riunione, ha detto che cos Albert le ha ridotto i battiti cardiaci, abbassandole la
pressione, fece notare Mila. E il dottor Chang ha aggiunto che il suo fine era rallentare il
dissanguamento, per farla morire pi lentamente.
Rallentare il dissanguamento. Farla morire pi lentamente.
Va bene, giusto, ora per parlami dei suoi genitori...
Quali genitori? chiese Mila che non capiva.
Non me ne frega niente se non c' scritto sul tuo cavolo di notes! Voglio i tuoi pensieri,
accidenti!
Come faceva a sapere del notes? si domand, scossa per quella reazione. Ma poi ricominci a
ragionare. I genitori della sesta bambina non si sono presentati come gli altri per l'esame del DNA.
Non sappiamo chi siano, perch non hanno denunciato la sua scomparsa.
Perch non l'hanno denunciata? Forse non lo sanno ancora?
Improbabile.
Rallentare il dissanguamento.
Forse era senza genitori! Forse era sola al mondo! Forse non gliene frega niente a nessuno di
lei! Goran si stava alterando.
No, lei ce l'ha una famiglia.  come tutte le altre, ricorda? Figlia unica, madre che ha pi di
quarant'anni, coniugi che hanno deciso di avere un solo figlio. Lui non cambia, perch sono loro le sue
vere vittime:  probabile che non avranno mai pi figli. Ha scelto le famiglie, non le bambine.
Giusto, disse Goran, gratificandola. E allora cosa?
Mila ci pens un po' su. A lui piace sfidarci. Lui vuole la sfida. Come le bambine sorelle di
sangue. E questo  un enigma... Ci sta mettendo alla prova.
Farla morire pi lentamente.
Se esistono dei genitori, e lo sanno, allora perch non hanno denunciato la scomparsa?
insistette Goran, lasciando che il suo sguardo spaziasse sul pavimento della cucina. Aveva la
sensazione che fossero vicini a qualcosa. Magari a una risposta.
Perch hanno paura.
La frase di Mila illumin tutti gli angoli bui della stanza. E gli fece venire un prurito alla base
del collo, una specie di solletico...
Paura di cosa?
La risposta era una diretta conseguenza di ci che Mila aveva detto poco prima. In realt non ce
n'era bisogno, ma vollero lo stesso che quell'idea prendesse forma di parole, per afferrarla ed evitare
che si dissolvesse.
I suoi genitori hanno paura che Albert possa farle del male...
Ma come pu, se lei  gi morta?
Rallentare il dissanguamento. Farla morire pi lentamente.
Goran si ferm, piegandosi sulle ginocchia. Mila invece si alz in piedi.
Non ha rallentato il dissanguamento... L'ha arrestato.
Ci arrivarono insieme.
Oh, mio Dio... disse lei.
S...  ancora viva.
11
La bambina apre gli occhi.
Trae un profondo respiro, come se fosse riemersa da un liquido abisso, mentre tante piccole
mani invisibili la tirano ancora verso il basso. Ma lei si sforza di rimanere in equilibrio su quella
veglia.
Una fitta improvvisa alla spalla sinistra la riporta in s.
Il dolore  accecante, ma serve a restituirle un po' di lucidit. Cerca di ricordare dove si
trova. Ha perso l'orientamento.  supina, questo lo sa. La testa le gira ed  circondata da una cortina
di buio. Ha certamente la febbre e non pu muoversi: si sente come schiacciata verso il basso. Solo
due sensazioni riescono a permeare le nebbie di quel dormiveglia. L'odore di umido e di roccia, simile
a quello di una caverna.  l'eco ripetuta e snervante di una goccia che cade.
Cos' successo?
I ricordi riaffiorano uno per volta, intorno a lei. Allora le viene da piangere. Calde lacrime
iniziano a scenderle lungo le guance, irrorando le labbra secche.  cos che scopre di avere sete.
Sarebbero dovuti andare al lago quel fine settimana. Il pap, la mamma e lei.
Erano giorni che non pensava ad altro. Alla gita in cui il padre le avrebbe insegnato a
pescare. Aveva raccolto lombrichi in giardino, mettendoli in un barattolo. Si muovevano, erano vivi.
Ma lei non ci aveva fatto caso. O meglio, aveva considerato irrilevante quel particolare. Perch dava
per scontato che i lombrichi non hanno sentimenti. Perci non si era chiesta cosa provassero a stare l
dentro. Ora invece se lo domanda. Perch  cos che si sente adesso. Prova pena per loro, e per s. E
vergogna per essere stata cattiva. E spera con tutto il cuore che chiunque l'abbia presa,
strappandola alla sua vita, sia migliore di lei.
Non ricorda molto di quanto  accaduto.
Si era svegliata presto per andare a scuola, anche prima del solito orario, perch era gioved
e, come ogni gioved, suo padre non avrebbe potuto accompagnarla perch faceva il giro dei suoi
clienti. Vendeva prodotti per coiffeur e, in previsione dell'aumento di avventori nel fine settimana, li
riforniva di lacca per capelli e di shampoo, oltre che di cosmetici. Per questo lei doveva andare a
scuola da sola. Lo faceva ormai da quando aveva nove anni. Ricordava ancora la prima volta che lui
l'aveva accompagnata lungo il breve tragitto fino alla fermata dell'autobus. Gli teneva la mano,
stando attenta alle sue raccomandazioni: per esempio, guardare da entrambi i lati prima di
attraversare, o non fare tardi perch l'autista non l'avrebbe certo aspettata, o non fermarsi a parlare
con gli sconosciuti perch pu essere pericoloso. Col tempo, quei consigli erano stati talmente
interiorizzati che non le sembrava pi di sentirli nella testa con la voce di suo padre. Era diventata
un'esperta.
Quel gioved mattina si era alzata con una gioia nuova nel cuore. Oltre all'imminente gita al
lago, c'era un altro motivo di felicit. Il cerotto che aveva sul dito. In bagno ne aveva staccato un
lembo con l'acqua calda e si era guardata il polpastrello con orgoglio misto a dolore.
Aveva una sorella di sangue.
Non vedeva l'ora di rivederla. Ma non sarebbe successo prima di sera, visto che andavano in
scuole diverse. Al solito posto si sarebbero raccontate le ultime novit, perch era gi qualche giorno
che non si incontravano. Poi avrebbero giocato e fatto progetti, e prima di lasciarsi avrebbero
rinnovato la promessa solenne di rimanere amiche per sempre.
S, sarebbe stata proprio una grande giornata.
Aveva infilato nello zaino il libro di algebra. Era la materia che preferiva, e lo dicevano anche
i suoi voti. Alle undici avrebbe fatto educazione fisica, cos aveva recuperato un body da uno dei
cassetti dell'armadio e messo in una busta di cartone le scarpe da ginnastica e i calzini di spugna.
Mentre rifaceva il letto, sua madre l'aveva chiamata per la colazione. A tavola avevano sempre tutti
molta fretta. Quella mattina non era stata diversa dalle altre. Suo padre, che di solito prendeva solo un
caff, era rimasto in piedi accanto al mobile a leggere il giornale. Lo teneva davanti al viso,
reggendolo con una mano soltanto, mentre l'altra impugnava la tazza facendo la spola con le sue
labbra. Sua madre era gi attaccata al telefono con un collega e le aveva servito le uova nel piatto
senza perdere una sola parola del suo interlocutore. Houdini se ne stava acciambellato nella sua cesta
e non l'aveva degnata di uno sguardo da quando era scesa di sotto. Suo nonno diceva che, come lui,
quel gatto soffriva di pressione bassa e perci ci metteva un po' a carburare la mattina. Lei ormai
aveva smesso da un pezzo di soffrire per l'indifferenza di Houdini, fra loro esisteva un tacito patto di
divisione degli spazi e questo poteva bastare.
Finito di fare colazione, aveva riposto il piatto sporco nell'acquaio e aveva fatto il giro della
cucina per raccogliere un bacio a testa dai genitori. Era uscita di casa.
Al vento poteva ancora sentire sulla guancia l'impronta umida di caff delle labbra del padre.
La giornata era limpida. Le poche nuvole che sporcavano il cielo non avevano niente di minaccioso.
Le previsioni dicevano che il tempo si sarebbe conservato cos per tutto il weekend. Ottimo per una
battuta di pesca, aveva commentato suo padre. E con quella promessa nel cuore, lei si era
incamminata lungo il marciapiede, diretta alla fermata dell'autobus. Erano in tutto trecentoventinove
passi. Li aveva contati. Con gli anni, quel numero si era progressivamente ridotto. Segno che stava
crescendo. Periodicamente li ricalcolava.
Come quella mattina. E quando stava per compiere il trecentundicesimo passo, qualcuno
l'aveva chiamata.
Lei non avrebbe mai pi dimenticato quel numero. Il punto preciso in cui la sua vita si era
spezzata.
Si era voltata e l'aveva visto. Quell'uomo sorridente che le veniva incontro non aveva un viso
familiare. Per lo aveva sentito chiamare il suo nome, e aveva subito pensato: "Se mi conosce non pu
essere un pericolo". Man mano che procedeva verso di lei, cercava di guardarlo meglio per capire chi
fosse. Lui aveva allungato il passo per raggiungerla, lei lo aveva aspettato. I suoi capelli... erano
strani. Come quelli di una bambola che aveva da piccola. Sembravano posticci. Quando aveva capito
che l'uomo portava una parrucca era gi troppo tardi. Non aveva neanche notato il furgone bianco
parcheggiato. Lui l'aveva afferrata, spalancando contemporaneamente lo sportello ed entrando con lei
nell'abitacolo. Aveva provato a urlare, ma lui le stringeva una mano sulla bocca. La parrucca gli era
scivolata dalla testa e le aveva premuto a lungo la faccia con un fazzoletto bagnato. Poi le lacrime
improvvise e inarrestabili, puntini neri e macchie rosse davanti agli occhi che scoloravano il mondo.
Infine, il buio.
Chi  quell'uomo? Cosa vuole da lei? Perch l'ha portata l? Dove si trova adesso?
Le domande arrivano veloci, andandosene via senza risposta. Le immagini della sua ultima
mattina da bambina svaniscono, e lei si ritrova di nuovo in quella caverna
- la pancia umida del mostro che l'ha ingoiata. In compenso, sta tornando quel confortevole
senso di torpore. "Qualunque cosa pur di non dover pensare a tutto questo", pensa. Chiude gli occhi,
immergendosi ancora una volta nel mare di ombre che la circonda.
Non si  nemmeno accorta che una di quelle ombre la sta osservando.
12
La neve era caduta copiosa tutta la notte, posandosi come silenzio sul mondo.
La temperatura si era addolcita e le strade erano spazzate da una pallida brezza.
Mentre l'evento meteorologico tanto atteso rallentava ogni cosa, una nuova frenesia si era
impadronita della squadra.
C'era uno scopo, finalmente. Un modo per rimediare, anche se solo in parte, a tutto quel male.
Trovare la sesta bambina, salvarla. E cos salvare se stessi.
Sempre che sia ancora in vita, ci teneva a ribadire Goran, smorzando un poco l'entusiasmo
degli altri.
Dopo la scoperta, Chang era stato crocefisso da Roche per non essere giunto prima a quella
conclusione. La stampa ancora non era stata messa a parte dell'esistenza di una sesta bambina rapita,
ma in previsione l'ispettore capo si stava confezionando un alibi mediatico, e aveva bisogno di un utile
capro espiatorio.
Nel frattempo, Roche aveva convocato un'quipe di medici - ognuno con una diversa
specializzazione - perch rispondessero a una sola, fondamentale domanda.
Quanto potrebbe sopravvivere una bambina in quelle condizioni?
La risposta non era stata univoca. I pi ottimisti sostenevano che, con cure mediche appropriate
e senza che insorgessero infezioni, poteva resistere fra i dieci e i venti giorni. I pessimisti affermavano
che, nonostante la giovane et, con una simile amputazione l'aspettativa di vita doveva per forza essere
ridotta man mano che passavano le ore e, anzi, era molto probabile che la piccola fosse gi morta.
Roche non fu soddisfatto e decise di continuare comunque a sostenere pubblicamente che
Alexander Bermann restava il principale sospettato. Anche se convinto dell'estraneit dell'agente di
commercio alla scomparsa delle bambine, Goran non avrebbe smentito la versione ufficiale del capo.
Non era una questione di verit. Sapeva che Roche non poteva perdere la faccia rimangiandosi le
dichiarazioni fatte in precedenza sulla colpevolezza di Bermann. Avrebbe nuociuto a se stesso, ma
anche alla credibilit dei loro metodi investigativi.
La convinzione del criminologo, invece, era che quell'uomo fosse stato in qualche modo
scelto espressamente dal vero responsabile.
Albert era improvvisamente tornato al centro delle loro attenzioni.
Sapeva che Bermann era un pedofilo, disse Goran quando furono tutti nella sala operativa.
Per un momento l'abbiamo sottovalutato.
Un elemento nuovo si era inserito nel profilo di Albert. L'avevano intuito per la prima volta
quando Chang aveva descritto le lesioni sulle braccia ritrovate, definendo
chirurgica la precisione con cui l'omicida aveva inferto il colpo mortale. L'utilizzo di farmaci
per indurre un rallentamento della pressione sanguigna nella sesta bambina avvalorava le capacit
cliniche del loro uomo. Infine, il fatto che probabilmente la tenesse ancora in vita induceva a pensare
che possedesse una conoscenza notevole delle tecniche rianimatorie e dei protocolli di terapia
intensiva.
Potrebbe essere un medico, o forse lo  stato in passato, riflett Goran.
Mi occuper di effettuare una ricerca negli albi professionali: magari  stato radiato, disse
subito Stern.
Era un buon inizio.
Come si procura le medicine per tenerla in vita?
Ottima domanda, Boris. Verifichiamo nelle farmacie private e in quelle degli ospedali chi ha
fatto richiesta di quei farmaci.
Magari ne ha fatto scorta mesi fa, fece notare Rosa.
Soprattutto antibiotici: ne avr bisogno per evitare infezioni... Che altro?
Apparentemente non c'era nient'altro. Adesso si trattava solo di scoprire dove fosse la bambina,
viva o morta.
Nella sala operativa tutti guardarono Mila. Era lei l'esperta, la persona da consultare per
raggiungere lo scopo che avrebbe dato un senso al loro lavoro.
Dobbiamo trovare un modo per comunicare con la famiglia.
I presenti si passarono uno sguardo, finch Stern non domand: Perch? Ora abbiamo un
vantaggio su Albert: lui non sa ancora che sappiamo.
Credete davvero che una mente capace d'immaginare tutto questo non abbia previsto con largo
anticipo le nostre mosse?
Se la nostra ipotesi  corretta, la tiene in vita per noi.
Gavila era intervenuto a sostegno di Mila, portandole in dote la sua nuova teoria.
Sta conducendo lui il gioco, e la bambina  il premio finale.  una gara a chi  pi furbo.
Allora non la uccider? domand Boris.
Non sar lui a ucciderla. Saremo noi.
Quella constatazione era dura da digerire, ma costituiva l'essenza di quella sfida.
Se ci mettiamo troppo tempo a trovarla, la bambina morir. Se lo irritiamo in qualche modo, la
bambina morir. Se non rispettiamo le regole, la bambina morir.
Le regole? Quali regole? chiese Rosa, malcelando l'ansia.
Quelle che lui ha stabilito, e che noi purtroppo non conosciamo. I percorsi attraverso cui si
muove la sua mente sono oscuri per noi, ma molto chiari per lui. Alla luce di ci, ogni nostra azione
pu essere interpretata come una violazione delle regole della partita.
Stern annu, pensieroso. Quindi, rivolgersi direttamente alla famiglia della sesta bambina  un
po' come assecondare il suo gioco.
S, disse Mila.  quello che Albert si aspetta da noi in questo momento. L'ha messo in
conto. Ma  convinto anche che falliremo, perch quei genitori hanno troppa paura per venire allo
scoperto, altrimenti l'avrebbero gi fatto. Vuole dimostrarci che la sua forza di persuasione  pi
potente di qualsiasi nostro tentativo.
Paradossalmente, sta cercando di farsi passare ai loro occhi per l'eroe' di questa storia.  come
se gli stesse dicendo: Solo io sono in grado di salvare la vostra bambina, potete fidarvi solo di me'...
Vi rendete conto di quanta pressione psicologica riesce a esercitare? Se invece riusciamo a convincere
quei genitori a contattarci, avremo segnato un punto a nostro vantaggio.
Ma c' il pericolo di urtare la sua suscettibilit, protest Sarah Rosa, che non sembrava
d'accordo.
 un rischio che dobbiamo correre. Ma non credo che far del male alla bambina per questo.
Ci punir, forse togliendoci del tempo. Non la uccider adesso: deve prima mostrarci la sua opera al
completo.
Goran pens che era davvero straordinario come Mila si fosse impadronita cos velocemente dei
meccanismi dell'indagine. Riusciva a tracciare con precisione linee di condotta. Tuttavia, anche se
finalmente gli altri la stavano ascoltando, non le sarebbe stato facile farsi accettare definitivamente dai
colleghi. L'avevano subito inquadrata come una presenza estranea, di cui non avevano bisogno. E la
loro opinione non sarebbe cambiata certo rapidamente.
In quel momento, Roche stabil che aveva sentito abbastanza e decise di intervenire: Faremo
come suggerisce l'agente Vasquez: diffonderemo la notizia dell'esistenza di una sesta bambina rapita e,
nel contempo, ci rivolgeremo pubblicamente alla sua famiglia. Cristo! Mostriamo un po' di palle! Sono
stanco di attendere gli eventi, come se fosse veramente quel mostro a decidere tutto!
Alcuni si stupirono del nuovo atteggiamento dell'ispettore capo. Non Goran. Senza
accorgersene, Roche si stava solo servendo della tecnica del loro serial killer d'invertire i ruoli e, di
conseguenza, le responsabilit: se non avessero trovato la bambina, sarebbe stato solo perch i suoi,
genitori non si erano fidati degli inquirenti rimanendo nell'ombra.
Comunque c'era un fondo di verit nelle sue parole: era venuto il momento di cercare
d'anticipare gli eventi.
Avete sentito quei ciarlatani, no? Alla sesta bambina resterebbero al massimo dieci giorni!
Allora Roche guard a uno a uno i membri della squadra e annunci, serio: Ho deciso: riapriamo lo
Studio.
All'ora di cena, durante il telegiornale, sugli schermi apparve il volto di un noto attore.
Avevano scelto lui per annunciare l'appello ai genitori della sesta bambina.
Era una figura familiare, e avrebbe conferito alla cosa la giusta dose di partecipazione emotiva.
L'idea ovviamente era stata di Roche. Mila la riteneva azzeccata: avrebbe scoraggiato parecchi
malintenzionati e mitomani a chiamare il numero mandato in sovrimpressione.
Pi o meno all'ora in cui i telespettatori venivano a sapere, con orrore misto a speranza,
dell'esistenza di una sesta bambina ancora in vita, loro prendevano possesso dello Studio.
Si trattava di un appartamento situato al quarto piano di un anonimo palazzo a ridosso del
centro. Lo stabile ospitava soprattutto uffici secondari della Polizia federale, perlopi amministrativi e
contabili, nonch gli ormai superati archivi cartacei che ancora non erano stati digitalizzati nei nuovi
database.
L'appartamento un tempo rientrava fra gli alloggi sicuri del Programma protezione testimoni e
veniva usato per accogliere coloro che necessitavano di copertura da parte della polizia. Lo Studio era
perfettamente incastonato fra altri due appartamenti uguali. Per questo era privo di finestre. L'impianto
di condizionamento era sempre in funzione e l'unico accesso era la porta principale. Le pareti erano
molto spesse e c'erano diversi impianti di sicurezza. Visto che ormai l'alloggio non era pi utilizzato
per il suo scopo originario, quei dispositivi erano stati disattivati. Era rimasta soltanto una pesante porta
blindata.
Era stato Goran a volere quel luogo, sin dai tempi in cui era stata costituita l'unit investigativa
per i crimini violenti. A Roche non era costato molto accontentarlo: si era semplicemente ricordato di
quella casa sicura che ormai pi nessuno utilizzava da anni. Il criminologo sosteneva la necessit di
vivere gomito a gomito durante la conduzione del caso. Cos le idee potevano circolare pi facilmente,
ed essere condivise e processate all'istante, senza mediazioni. La convivenza forzata generava una
consonanza e quest'ultima serviva ad alimentare un unico cervello pulsante. Il dottor Gavila aveva
mutuato dalla new economy i metodi sulla costituzione dell'ambiente di lavoro, fatto di spazi comuni e
con una distribuzione orizzontale
delle funzioni, opposta alla ripartizione verticale che vige di solito in polizia, legata alla
divisione di grado, che genera spesso conflitto e competizione. Nello Studio, invece, le differenze
venivano annullate, le soluzioni evolvevano e il contributo di ognuno era richiesto, ascoltato e
considerato.
Quando Mila ne varc la soglia, pens immediatamente che era quello il posto dove si
catturavano i serial killer. Non avveniva nel mondo reale, ma l dentro, fra quelle pareti.
Al centro di tutto non c'era una semplice caccia all'uomo, ma lo sforzo di capire il disegno che
si nascondeva dietro un'apparentemente incomprensibile sequenza di crimini efferati. La visione
deforme di una mente malata.
Nel momento stesso in cui lo comp, Mila fu consapevole che quel passo sarebbe stato il
prodromo di una nuova fase dell'indagine.
Stern portava la borsa marrone in finta pelle che gli aveva preparato la moglie e fece strada agli
altri. Boris, con lo zaino in spalla. Quindi Rosa e, da ultima, Mila.
Oltre la porta blindata c'era un gabbiotto rivestito di vetri antiproiettile, che un tempo ospitava
le guardie di sorveglianza. All'interno, i monitor spenti del sistema video, un paio di sedie girevoli e
una rastrelliera per le armi, vuota. Un secondo varco di sicurezza, con un cancello elettrico, separava
quell'andito dal resto della casa. Una volta doveva essere azionato dalle guardie, ma adesso era
spalancato.
Mila not che c'era odore di chiuso, umidit e fumo stantio, e il ronzio incessante dei ventilatori
dell'impianto di condizionamento. Non sarebbe stato facile dormire, avrebbe dovuto procurarsi dei
tappi per le orecchie.
Un lungo corridoio tagliava in due l'appartamento. Sulle pareti, fogli e fotografie di un caso
precedente.
Il volto di una ragazza, giovane e bella.
Dalle occhiate che si lanciarono gli altri, Mila cap che il caso non si era risolto nel migliore dei
modi, e che probabilmente non avevano messo pi piede in quel posto.
Nessuno parl, nessuno le spieg nulla. Solo Boris sbott:
Fanculo, potevano almeno togliere la sua faccia dai muri!
Le stanze erano arredate con vecchi mobili d'ufficio, da cui con molta fantasia erano stati
ricavati armadi e credenze. Nella cucina una scrivania fungeva da tavolo da pranzo. Il frigo era ancora
di quelli coi gas che nuocciono all'ozono. Qualcuno s'era preso la briga di sbrinarlo e di lasciarlo
aperto, ma non l'avevano liberato dai residui anneriti di un pasto cinese. C'era una sala comune, con un
paio di divani, una TV e una postazione per collegare notebook e periferiche. In un angolo, c'era una
macchina per il caff. Qua e l, posacenere sporchi e rifiuti d'ogni genere, soprattutto bicchieri di
cartone di un noto fast food. Il bagno era unico, piccolo e maleodorante.
Accanto alla doccia avevano piazzato un vecchio schedario su cui campeggiavano flaconi di
sapone liquido e shampoo consumati per met, e una confezione con cinque rotoli di carta igienica.
Due stanze chiuse erano riservate agli interrogatori.
In fondo all'appartamento si trovava la foresteria. Tre letti a castello e due brande addossate alla
parete. Una sedia per ogni letto, per appoggiarci la valigia o gli effetti personali. Si dormiva insieme.
Mila attese che gli altri prendessero possesso dei letti, immaginando che ognuno avesse da tempo il
suo. Lei, in qualit di ultima arrivata, avrebbe preso quello che restava. Alla fine opt per una delle
brande. La pi lontana da Rosa.
Boris era stato l'unico a piazzarsi al piano superiore di uno dei letti a castello.
Stern russa, la avvert sottovoce mentre le passava accanto. Il tono divertito e il sorriso con
cui aveva accompagnato quell'impertinente confidenza, fecero pensare a Mila che forse l'arrabbiatura
nei suoi confronti era stata smaltita. Meglio cos: le avrebbe reso meno difficoltosa quella convivenza.
Gi in altre occasioni aveva condiviso gli stessi spazi con dei colleghi, ma alla fine le era risultato
sempre piuttosto pesante socializzare con loro. Perfino con le rappresentanti del suo stesso sesso.
Mentre fra gli altri dopo un po' di tempo s'instaurava un naturale cameratismo, lei continuava a
restarsene in disparte, incapace di colmare la distanza. All'inizio ne soffriva. Poi aveva imparato a
crearsi una sua bolla di sopravvivenza, una porzione di spazio in cui poteva entrare solo ci che
decideva lei, compresi i suoni e i rumori, nonch i commenti di chi si teneva alla larga.
Sulla seconda branda della foresteria, era gi sistemata la roba di Goran. Li attendeva nella sala
principale. Quella che Boris, di sua iniziativa, aveva battezzato il
Pensatoio.
Entrarono in silenzio e lo trovarono di spalle, intento a scrivere sulla lavagna la frase:
Conoscitore di tecniche rianimatorie e protocolli di terapia intensiva: probabile medico.
Sulle pareti erano attaccate le foto delle cinque bambine, le istantanee del cimitero di braccia e
dell'auto di Bermann, nonch le copie di tutti i rapporti sul caso. In una scatola accantonata in un
angolo, Mila riconobbe ancora il volto della ragazza giovane e bella: il dottore doveva aver staccato
quelle immagini dal muro, per sostituirle con le nuove.
Al centro della stanza, cinque sedie poste in cerchio.
Il Pensatoio.
Goran not lo sguardo lanciato da Mila allo spoglio arredamento e precis subito:
Ci serve per focalizzare. Dobbiamo concentrarci su ci che abbiamo. Ho sistemato tutto
secondo un metodo che mi sembrava giusto. Ma, come dico sempre, se non vi va bene qualcosa, potete
cambiare. Spostate pure ci che volete. In questa stanza siamo liberi di fare quel che ci viene in mente.
Le sedie sono una piccola concessione, ma il caff e la toilette saranno un premio, perci dobbiamo
meritarceli.
Perfetto, disse Mila. Cosa dobbiamo fare?
Goran batt le mani una volta e indic la lavagna dove aveva gi iniziato ad annotare le
caratteristiche del loro omicida seriale. Dobbiamo capire la personalit di Albert. Man mano che
scopriremo un nuovo dettaglio su di lui, l'annoteremo qui...
Hai presente quella cosa di entrare nella testa dei serial killer e provare a pensare come loro?
S, certo.
Be', dimenticala:  una fesseria. Non si pu fare. Il nostro Albert possiede un'intima
giustificazione per ci che fa, perfettamente strutturata nella sua psiche. 
un processo costruito in anni di esperienze, di traumi o di fantasie. Perci non dobbiamo cercare
d'immaginare cosa far, ma sforzarci di capire come  arrivato a fare ci che ha fatto. Sperando cos di
arrivare a lui.
Mila consider che, tuttavia, la strada d'indizi tracciata dal killer si era interrotta dopo
Bermann.
Ci far ritrovare un altro cadavere.
Anch'io la penso come te, Stern. Ma al momento manca qualcosa, non ti pare?
Cosa? domando Boris, che come gli altri ancora non capiva dove volesse andare a parare il
criminologo con quel discorso. Ma Goran Gavila non era per le risposte facili e dirette. Lui preferiva
condurli fino a un certo punto del ragionamento, lasciando che il resto lo ricostruissero da soli.
Un omicida seriale si muove in un universo di simboli. Lui compie un cammino esoterico,
iniziato molti anni prima nell'intimit del suo cuore, e che ora prosegue nel mondo reale. Le bambine
rapite sono solo un mezzo per raggiungere un obiettivo, una meta.
 una ricerca della felicit, aggiunse Mila.
Goran la guard. Esatto. Albert sta cercando una forma d'appagamento, una retribuzione non
solo per ci che fa, ma soprattutto per ci che . La sua natura gli suggerisce un impulso, e lui lo sta
solo assecondando. E, con quello che fa, sta cercando anche di comunicarci qualcosa...
Ecco ci che mancava. Mancava un segno. Qualcosa che li conducesse oltre nell'esplorazione
del personalissimo mondo di Albert.
Sarah Rosa prese la parola: Sul cadavere della prima bambina non c'erano tracce.
 una constatazione ragionevole, approv Goran. Nella letteratura sui serial killer -
compresa l'elaborazione cinematografica della figura -  noto che l'omicida seriale tende sempre a
tracciare' il proprio percorso, lasciando agli investigatori alcune piste da seguire... Albert per non l'ha
fatto.
Oppure l'ha fatto e non ce ne siamo accorti.
Forse perch non siamo in grado di leggere quel segno, concesse Goran.
Probabilmente ancora non lo conosciamo abbastanza. Ecco perch  venuto il momento di
ricostruire gli stadi...
Erano cinque. Si riferivano al modus operandi. Nei manuali di criminologia venivano usati per
scandire l'azione degli assassini seriali, sezionandola in precisi momenti empirici che poi potevano
essere analizzati separatamente.
Si parte dall'assunto che il serial killer non nasce come tale, ma accumula passivamente
esperienze e stimoli in una sorta d'incubazione della personalit omicida, che poi sfocia nella violenza.
Il primo stadio di questo processo  quello della fantasia.
Prima di cercarlo nella realt, l'oggetto del desiderio viene a lungo fantasticato, disse Goran.
Sappiamo che il mondo interiore di un serial killer  un intreccio di stimoli e di tensioni, ma quando
questa interiorit non  pi capace di contenerli, il passaggio all'atto  inevitabile. La vita interiore,
quella dell'immaginazione, finisce col soppiantare quella reale.  allora che il serial killer inizia a
modellare la realt che lo circonda a seconda della sua fantasia.
Qual  la fantasia di Albert? chiese Stern mentre s'infilava in bocca l'ennesima mentina.
Cos' che lo affascina?
La sfida, lo affascina, disse Mila.
Forse per molto tempo  stato o si  sentito sottovalutato. Ora vuole dimostrarci che  migliore
degli altri... e migliore di noi.
Ma questo non l'ha semplicemente fantasticato', vero? chiese Goran, non per avere una
conferma, ma perch considerava quella fase ormai superata. Albert si  gi spinto oltre: ha progettato
ogni mossa prevedendo la nostra reazione. Lui ha il
controllo'.  questo che ci sta dicendo: conosce bene se stesso, ma conosce bene anche noi.
Il secondo stadio  l'organizzazione o pianificazione. Quando la fantasia matura, passando
a una fase esecutiva, che ha inizio immancabilmente con la scelta della vittima.
Sappiamo gi che lui non sceglie le bambine, ma le famiglie. Sono i genitori il suo vero
bersaglio, quelli che hanno voluto un solo figlio. Vuole punirli per il loro egoismo... La
simbolizzazione della vittima qui non emerge. Le bambine sono diverse fra loro, e hanno et differenti,
anche se di poco. Fisicamente non c' un tratto che le accomuni, come i capelli biondi o le efelidi per
esempio.
Per questo non le tocca, disse Boris. Non gli interessano sotto quel profilo.
Perch bambine allora, e non anche bambini? domand Mila.
Nessuno sapeva rispondere a quella domanda. Goran annu, riflettendo su quel particolare.
Ci ho pensato anch'io. Ma il problema  che non sappiamo da dove abbia origine la sua
fantasia. Spesso la spiegazione  molto pi banale di quanto si possa pensare.
Pu essere perch a scuola  stato umiliato da una compagna, chi lo sa... Sarebbe interessante
conoscere la risposta. Ma non ci sono ancora elementi, perci dovremmo attenerci a quello che
abbiamo.
Il modo in cui Goran aveva stigmatizzato il suo intervento indispett Mila, che tuttavia era
convinta che il criminologo non ce l'avesse con lei. Era come se fosse in qualche modo frustrato perch
non conosceva tutte le risposte.
La terza fase  quella dell'inganno.
Come sono state adescate le vittime? Quale artificio ha dovuto mettere in atto Albert per
rapirle?
Debby, fuori da scuola. Anneke, nel bosco dove s'era avventurata con la sua mountain bike.
Sabine l'ha presa da una giostra, sotto gli occhi di tutti, disse Stern.
Invece ognuno guardava solo il proprio figlio, aggiunse Rosa, con un pizzico d'acredine. La
gente se ne frega, questa  la realt.
In ogni caso l'ha fatto davanti a un sacco di persone.  tremendamente abile, il figlio di
puttana
Goran gli fece cenno di calmarsi, non voleva che la rabbia per essere stati beffati cos
platealmente prendesse il sopravvento.
Le prime due le ha rapite in luoghi isolati. Costituivano una sorta di prova generale. Quando
ha acquistato sicurezza, ha preso Sabine.
Con lei ha elevato il livello della sfida.
Non dimentichiamoci che nessuno lo stava ancora cercando: solo con Sabine le scomparse
sono state collegate fra loro ed  cominciata la paura...
S, ma resta il fatto che Albert  riuscito a prenderla davanti ai genitori. L'ha fatta sparire come
in un gioco di prestigio. E non sono convinto, come dice Rosa, che chi era l se ne fregasse... No, lui ha
ingannato anche quella gente.
Bravo Stern,  su questo che dobbiamo lavorare disse Goran. Come c' riuscito Albert?
Ci sono:  invisibile!
La battuta di Boris strapp un breve sorriso ai presenti. Ma per Gavila c'era anche un fondo di
verit.
Questo ci dice che assomiglia a un uomo comune, e ha ottime qualit di mimetismo: si  fatto
passare per un padre di famiglia quando ha sfilato Sabine dal cavalluccio della giostra per portarsela
via. Il tutto avendo a disposizione quanto, quattro secondi?
 scappato via subito, confondendosi tra la folla.
E la bambina non ha pianto? Non ha protestato? Boris sbuff, incredulo.
Conosci molti bambini di sette anni che non facciano i capricci alle giostre? gli fece notare
Mila.
Anche se ha pianto, era una scena normale agli occhi dei presenti, disse Goran riprendendo il
filo del discorso. Poi  venuta Melissa...
L'allarme era gi alto. Le era stato imposto il coprifuoco, ma lei  voluta uscire lo stesso per
raggiungere di nascosto le amiche al bowling.
Stern si alz dalla sedia, avvicinandosi alla foto sul muro in cui Melissa sorrideva.
L'immagine era stata presa dall'annuario della scuola. Anche se era la pi grande, il suo fisico
ancora acerbo conservava i tratti dell'infanzia, e in pi non era molto alta.
Fra poco avrebbe varcato la soglia della pubert, il suo corpo avrebbe rivelato morbidezze
inaspettate e i ragazzi si sarebbero accorti finalmente di lei. Per adesso, la didascalia accanto alla foto
dell'annuario esaltava soltanto le sue doti di atleta e la sua partecipazione al giornalino degli studenti in
qualit di redattore capo. Il suo sogno era quello di diventare una reporter, e non si sarebbe mai pi
realizzato.
Albert la stava aspettando. Quel bastardo...
Mila lo guard: l'agente speciale sembrava sconvolto dalle sue stesse parole.
Caroline invece l'ha rapita nel suo letto, in casa sua.
Tutto calcolato...
Goran si avvicin alla lavagna, recuper un pennarello e prese a tracciare velocemente dei
punti.
Le prime due le fa semplicemente sparire. A suo favore opera il fatto che ci sono decine di
minori che ogni giorno scappano da casa perch hanno preso un brutto voto o hanno litigato coi
genitori. Perci nessuno collega le due scomparse... La terza deve apparire chiaramente un rapimento,
cosicch scatti l'allarme... Nel caso della quarta, lui sapeva gi che Melissa non avrebbe resistito
all'impulso di andare a festeggiare con le sue compagne... E, infine, per la quinta aveva studiato da
tempo i luoghi e le abitudini della famiglia per potersi introdurre indisturbato in casa loro... Cosa ne
deduciamo?
Che il suo  un inganno sofisticato. Diretto pi che alle vittime, ai loro custodi: i genitori, o le
forze dell'ordine, disse Mila. Non ha bisogno di particolari messinscene per carpire la fiducia delle
ragazzine: le porta via con la forza, e basta.
Mila ricord che invece Ted Bundy indossava un gesso finto per ispirare fiducia alle
universitarie quando le adescava. Era un modo per sembrare vulnerabile ai loro occhi. Si faceva aiutare
a trasportare oggetti pesanti e cos le convinceva a salire a bordo del suo maggiolino. Tutte si
accorgevano troppo tardi che dal loro lato mancava la maniglia...
Quando Goran ebbe finito di scrivere, annunci il quarto stadio. Quello dell'uccisione.
C' un rituale' nell'impartire la morte che il serial killer ripete ogni volta. Col tempo lo pu
perfezionare, ma a grandi linee rimane invariato.  il suo marchio di fabbrica. A ogni rituale, poi, si
accompagna un particolare simbolismo.
Per adesso abbiamo sei braccia e un solo cadavere. Le uccide tranciando loro l'arto di netto,
tranne l'ultima, come sappiamo, aggiunse Sarah Rosa.
Boris recuper il referto del patologo e lesse: Chang dice che le ha ammazzate tutte subito
dopo averle rapite.
Perch tanta fretta? si domand Stern.
Perch non gli interessano le bambine, perci non gli serviva tenerle in vita.
Lui non le vede come esseri umani, intervenne Mila. Per Albert sono solo oggetti.
"Anche la numero sei", pensarono tutti. Ma nessuno ebbe il coraggio di dirlo. Era evidente che
ad Albert non importava se soffrisse o meno. Doveva solo tenerla in vita fino al raggiungimento del suo
scopo.
L'ultimo stadio  quello della sistemazione dei resti.
Prima il cimitero di braccia, poi Albert colloca un cadavere nel bagagliaio di un pedofilo. Ci
sta mandando un messaggio?
Goran interrog con lo sguardo i presenti.
Ci sta dicendo che lui non  come Alexander Bermann, afferm Sarah Rosa.
Anzi, forse vuole suggerirci che  stato vittima di abusi quando era piccolo.  come se dicesse:
Ecco, io sono come sono perch qualcuno ha fatto di me un mostro!'
Stern scosse il capo. Gli piace sfidarci, dare spettacolo. Invece oggi le prime pagine dei
giornali erano solo per Bermann. Dubito che voglia condividere la gloria con qualcun altro. Non ha
scelto un pedofilo per vendetta, deve aver avuto altri motivi...
Io trovo singolare anche un'altra cosa... Goran lo disse ricordando l'autopsia a cui aveva
assistito. Ha lavato e ricomposto il corpo di Debby Gordon, vestendola coi suoi stessi abiti.
"L'ha fatta bella per Bermann", pens Mila.
Non sappiamo se ha fatto cos con tutte e se questo comportamento  entrato a far parte del suo
rituale. Per  strano...
La stranezza a cui si riferiva il dottor Gavila - e Mila, pur non essendo un'esperta, lo sapeva
bene - era che spesso gli assassini seriali portano via qualcosa alle vittime.
Un feticcio, o un souvenir, per rivivere in privato quell'esperienza.
Possedere l'oggetto per loro equivale a possedere quella persona.
Non ha portato via nulla a Debby Gordon.
Appena Goran ebbe pronunciato quella frase, chiss perch a Mila venne in mente la chiave
appesa al braccialetto di Debby, che apriva la scatola di latta in cui credeva fosse custodito il suo diario
segreto.
Figlio di puttana... esclam quasi senza accorgersene. Ancora una volta, fu di colpo al centro
dell'attenzione.
Vuoi dirlo anche a noi, oppure...
Mila sollev gli occhi su Goran. Quando sono stata nella stanza di Debby al collegio, nascosta
sotto al materasso ho trovato una scatola di latta: pensavo ci fosse dentro il suo diario, ma non c'era.
E allora? le domand Rosa, con sufficienza.
La scatola era chiusa da un lucchetto. La chiave era al polso di Debby, perci  stato naturale
pensare che, se poteva aprirla solo lei, allora forse il diario non esisteva affatto... Invece mi sbagliavo: il
diario doveva esserci!
Boris si alz in piedi di scatto.  stato l! Il bastardo  andato nella stanza della ragazzina!
E perch mai avrebbe dovuto correre un rischio del genere? obiett Sarah Rosa che proprio
non voleva dar ragione a Mila.
Perch lui corre sempre dei rischi. La cosa lo eccita, spieg Goran.
Ma c' anche un altro motivo, aggiunse Mila che si sentiva sempre pi sicura di quella teoria.
Ho notato che dalle pareti erano sparite delle foto: probabilmente ritraevano Debby insieme alla
bambina numero sei. Lui vuole impedire a tutti i costi che sappiamo chi sia!
Per questo ha portato via anche il diario... E ha richiuso la scatola col lucchetto...
Perch? Stern non si dava pace.
Per Boris invece era chiaro. Non ci arrivi? Il diario  sparito ma la scatola  chiusa, e la chiave
 sempre al polso di Debby... Ci sta dicendo: Solo io potevo prenderlo'.
E perch vuole che lo sappiamo?
Perch l ha lasciato qualcosa... Qualcosa per noi!
Il segno che stavano cercando.
Ancora una volta il Pensatoio aveva dato i suoi frutti, dimostrando a Goran la validit di quel
metodo induttivo.
Poi il criminologo si rivolse a Mila: Tu sei stata l, hai visto cosa c'era nella stanza...
Lei prov a fare mente locale, ma non riusc a rievocare nulla che le facesse scattare un
campanello.
Eppure ci deve essere! la incalz Goran. Non ci stiamo sbagliando.
Ho frugato ogni angolo di quella stanza senza che nulla attirasse la mia attenzione.
Deve trattarsi di qualcosa di evidente, non puoi essertelo lasciato sfuggire!
Ma Mila non ricordava nulla. Stern allora decise che sarebbero tornati tutti sul luogo per una
perlustrazione pi accurata. Boris si attacc al telefono per comunicare al collegio il loro arrivo, mentre
Sarah Rosa avvertiva Krepp di raggiungerli appena possibile per rilevare le impronte.
Fu in quel momento che Mila ebbe la sua piccola epifania.
 inutile annunci, ritrovando tutta la sicurezza che sembrava aver smarrito poco prima.
Qualunque cosa sia, ormai non  pi in quella stanza.
Quando arrivarono al collegio, le compagne di Debby erano schierate nel salone, che di solito
veniva usato per le assemblee e per la consegna ufficiale dei diplomi. Le pareti erano rivestite di
mogano intarsiato. I volti severi dei docenti, che nel corso degli anni avevano reso illustre la scuola,
scrutavano dall'alto la scena, protetti da preziose cornici, l'espressione del volto immobile nel ritratto
che li imprigionava.
Fu Mila a parlare. Cerc di essere pi gentile che poteva perch le ragazze erano gi abbastanza
spaventate. La direttrice del collegio aveva assicurato a tutte la pi completa impunit. Eppure, dal
timore che serpeggiava sui loro visi, era evidente che non si fidavano molto di quella promessa.
Sappiamo che alcune di voi hanno visitato la stanza di Debby dopo che  morta.
Sono convinta che a muovervi sia stata soprattutto l'intenzione di possedere un ricordo della
vostra amica tragicamente scomparsa.
Mentre lo diceva, Mila incroci lo sguardo della studentessa che aveva sorpreso nel bagno della
stanza, con le mani ingombre di oggetti. Se non fosse accaduto quel piccolo incidente, non le sarebbe
mai venuto in mente di fare ci che stava facendo.
Sarah Rosa la osservava da un angolo della sala, sicura che non avrebbe ottenuto alcunch.
Invece sia Boris che Stern confidavano in lei. Goran si limitava ad attendere.
Vorrei tanto non dovervelo chiedere, ma so quanto eravate affezionate a Debby.
Perci ho bisogno che riportiate quelle cose qui, adesso.
Mila cerc di essere ferma in quella richiesta.
Vi prego di non dimenticare nulla, anche l'oggetto pi insignificante potrebbe rivelarsi utile.
Siamo convinti che fra quelli ci sia un elemento sfuggito alle indagini.
Sono sicura che ognuna di voi vorrebbe che l'assassino di Debby fosse catturato. E
siccome so anche che nessuna rischierebbe di essere incriminata per aver sottratto delle prove,
confido che farete il vostro dovere.
Quell'ultima minaccia, anche se irrealizzabile vista la giovane et delle ragazzine, era servita a
Mila per sottolineare la gravit del loro comportamento. E anche per dare una piccola rivincita a
Debby, cos poco considerata in vita e divenuta invece improvviso oggetto d'attenzione dopo morta
solo per un feroce sciacallaggio.
Mila attese, calibrando la durata di quella pausa per dar modo a ognuna di riflettere. Il silenzio
sarebbe stato il suo miglior strumento di persuasione, e lei sapeva che per loro si faceva ogni secondo
pi pesante. Scorse alcune ragazze mentre si scambiavano delle occhiate. Nessuna voleva essere la
prima, era normale. Poi un paio di loro concordarono con un gesto l'uscita dai ranghi, che avvenne
quasi simultaneamente. Altre cinque fecero lo stesso. Le rimanenti restarono immobili ai loro posti.
Mila fece trascorrere ancora un minuto, scrutando i loro volti in cerca di qualche sciacallo che
avesse agito ritenendo inutile il conforto del branco. Ma non lo trov. Si augur che fossero davvero
solo quelle sette le responsabili.
Bene, le altre possono andare.
Le ragazze si fecero congedare senza indugi e se ne andarono in fretta. Mila si volt verso i
colleghi e incroci lo sguardo di Goran, impassibile. Improvvisamente per lui fece una cosa che la
spiazz: le strizz l'occhio. Voleva sorridergli, ma si trattenne, perch anche lo sguardo degli altri era
fisso su di lei.
Passarono circa quindici minuti, poi le sette ragazzine fecero ritorno nella sala.
Ognuna portava pi oggetti con s. Li deposero sul lungo tavolo dove di solito sedevano i
docenti togati durante le cerimonie. Quindi attesero che Mila e gli altri li passassero in rassegna.
Erano soprattutto abiti e accessori, oggetti da bambina come pupazzi e peluche.
C'erano un lettore MP3 di colore rosa, un paio di occhiali da sole, dei profumi, dei sali da
bagno, una trousse a forma di coccinella, il cappello rosso di Debby e un videogioco.
Non l'ho rotto io...
Mila sollev lo sguardo sulla bambina paffutella che aveva parlato. Era la pi piccola di tutte,
poteva avere al massimo otto anni. Aveva lunghi capelli biondi raccolti in una treccia e occhi celesti
che trattenevano a stento le lacrime. La poliziotta le sorrise per confortarla, poi guard meglio
l'apparecchio. Quindi lo prese e lo pass a Boris.
Che roba ?
Lui se lo rigir fra le mani.
Non sembra un videogioco...
Lo accese.
Una lucina rossa cominci a lampeggiare sullo schermo, emettendo un breve suono a intervalli
regolari.
Ve l'ho detto che  rotto. La pallina non va da nessuna parte, si affrett a precisare la
bambina paffuta.
Mila not che Boris era improvvisamente sbiancato.
Io so cos'... cazzo.
Sentendo la parolaccia di Boris, la bambina paffuta strabuzz gli occhi, incredula e divertita che
qualcuno avesse potuto profanare quel luogo austero.
Ma Boris non si accorse nemmeno di lei, tanto era preso dalla funzione dell'oggetto che aveva
fra le mani.
 la ricevente di un GPS. Da qualche parte, qualcuno ci sta mandando un segnale...
13
L'appello televisivo alla famiglia della sesta bambina non stava dando frutti.
Le chiamate pi numerose erano giunte da persone che esprimevano la loro solidariet e che, di
fatto, intasavano solo le linee. Un'ansiosa nonna di cinque nipotini aveva chiamato ben sette volte per
chiedere notizie di quella povera bambina. All'ennesima telefonata, uno degli agenti incaricati
l'aveva gentilmente pregata di non richiamare e, per tutta risposta, si era sentito mandare al diavolo.
Se provi a fargli notare l'inopportunit del loro comportamento, dicono che sei tu
l'insensibile, fu il commento di Goran quando Stern lo mise al corrente.
Si trovavano a bordo dell'unit mobile, all'inseguimento del segnale GPS.
Davanti a loro, i blindati dei corpi speciali, che questa volta avrebbero guidato lo show, come
gli aveva coloritamente comunicato Roche poco prima.
Tanta prudenza era dettata dal fatto che ancora non sapevano dove li stesse conducendo Albert.
Poteva anche trattarsi di una trappola. Ma Goran era di tutt'altro parere.
Vuole mostrarci qualcosa, invece. Qualcosa di cui  sicuramente molto fiero.
Il segnale GPS era stato incrociato in una zona vasta alcuni chilometri quadrati. A quella
distanza non si poteva individuare la trasmittente. Bisognava andarci di persona.
Nell'unit mobile la tensione era palpabile. Goran scambiava qualche parola con Stern. Boris
scarrellava l'arma in dotazione per verificarne l'efficienza, poi tornava ad assicurarsi che il giubbotto
antiproiettile aderisse bene al costato. Mila guardava dal finestrino la zona in prossimit del raccordo
autostradale, con i ponti e le lingue d'asfalto che s'intrecciavano.
La ricevente GPS era stata consegnata al capitano del nucleo speciale, ma Sarah Rosa poteva
seguire sullo schermo del computer ci che vedevano i colleghi che li stavano precedendo.
Una voce via radio annunci: Ci stiamo avvicinando. Sembra che il segnale venga da un punto
un chilometro davanti a noi, passo...
Si sporsero tutti per guardare.
Che razza di posto  quello? si chiese Rosa.
Mila intravide in lontananza un maestoso edificio di mattoni rossi, composto da pi padiglioni
collegati fra loro e disposti a forma di croce. Lo stile era il gotico rivisitato degli anni Trenta, severo e
cupo, tipico dell'edilizia ecclesiastica dell'epoca.
Su uno dei profili, spiccava un campanile. Accanto a esso, una chiesa.
I blindati s'incolonnarono nel lungo viale sterrato che conduceva al corpo centrale.
Arrivati al piazzale, gli uomini si predisposero per irrompere nell'edificio.
Mila scese con gli altri e sollev lo sguardo sull'imponente facciata annerita dal tempo. Sul
portale spiccava una scritta in bassorilievo.
Visitare Pupillos In Tribulatione Eorum Et Immaculatum Se Custodire Ab Hoc Saeculo.
Soccorrere gli orfani nelle loro tribolazioni e conservarsi incontaminati da questo mondo',
tradusse Goran per lei.
Un tempo era stato un orfanotrofio. Ora era chiuso.
Il capitano fece un cenno e le squadre operative si separarono, introducendosi nell'edificio dagli
ingressi laterali. In mancanza di un piano logistico, erano costretti a improvvisare.
Attesero circa un minuto, poi Mila e gli altri entrarono insieme al capitano dal portone
principale.
La prima sala era immensa. Davanti a loro s'intrecciavano due scale che conducevano ai piani
superiori. Un'alta vetrata filtrava una luce caliginosa. Unici padroni del posto, ormai, erano alcuni
colombi che, spaventati da quelle presenze estranee, si agitavano con impazziti battiti d'ali attorno al
lucernario, proiettando al suolo ombre fuggevoli. Negli ambienti riecheggiava il suono degli scarponi
degli uomini delle squadre speciali che ispezionavano stanza dopo stanza.
Libero! si urlavano a vicenda ogni volta che un locale veniva messo in sicurezza.
In quell'atmosfera irreale, Mila si guard intorno. C'era ancora una volta un collegio nel
disegno di Albert. Ma molto diverso da quello esclusivo di Debby Gordon.
Un orfanotrofio. Qui almeno avevano una casa e un'istruzione assicurata, comment Stern.
Ma Boris sent il dovere di precisare: Qui ci mandavano quelli che nessuno avrebbe mai
adottato: i figli dei detenuti, e gli orfani di genitori suicidi.
Erano tutti in attesa di una rivelazione. Qualunque cosa interrompesse quell'incantesimo
dell'orrore sarebbe stata ben accetta. Purch rivelasse finalmente la ragione che li aveva condotti fin l.
L'eco dei passi cess improvvisamente. Dopo qualche secondo, una voce irruppe per radio.
Signore, qui c' qualcosa...
La trasmittente GPS si trovava al piano interrato. Mila si ritrov con gli altri a correre in quella
direzione, attraversando le cucine del collegio con le loro grandi caldaie di ferro, quindi un enorme
refettorio, con sedie e tavoli di truciolato rivestiti di formica azzurra. Scese un'angusta scala a
chiocciola, fino a ritrovarsi in un ampio locale con un basso soffitto che prendeva luce da una fila di
bocche di lupo. Il pavimento era in marmo e declinava verso un corridoio centrale su cui spiccavano gli
scarichi. Di marmo erano anche le vasche allineate lungo le pareti.
Doveva essere la lavanderia, disse Stern.
Gli uomini delle squadre speciali avevano circoscritto un perimetro intorno a uno dei lavatoi,
tenendosi a debita distanza per non contaminare la scena. Uno di loro si sfil il casco e si pieg sulle
ginocchia per vomitare. Nessuno voleva guardare.
Boris fu il primo a varcare lo schieramento disposto come un confine intorno all'indescrivibile,
e subito si arrest, portandosi una mano alla bocca. Sarah Rosa ritrasse lo sguardo. Stern esclam
soltanto: Che Dio ci perdoni...
Il dottor Gavila rimase impassibile. Poi fu il turno di Mila.
Anneke.
Il corpo giaceva in un paio di centimetri di liquido torbido.
La carnagione era cerea e presentava gi i primi segni dello scadimento post mortem. Ed era
nuda. Nella mano destra stringeva la trasmittente GPS, che continuava a pulsare, un assurdo barlume di
vita artificiale in quel quadro di morte.
Anche ad Anneke era stato troncato il braccio sinistro, la cui assenza disarticolava la postura del
busto. Ma non era quel particolare a turbare i presenti, n lo stato di conservazione del corpo, n il fatto
di trovarsi di fronte alla mostra di un'innocente oscenit. Ci che aveva provocato quella reazione era
stato tutt'altro.
Quel cadavere stava sorridendo.
14
Si chiamava padre Timothy. Dimostrava all'incirca trentacinque anni. Capelli biondi e sottili,
con la riga di lato. E tremava.
Era l'unico abitante del luogo.
Occupava la casa parrocchiale che si trovava accanto alla piccola chiesa: i soli immobili
dell'enorme complesso che ancora venivano utilizzati. Il resto era abbandonato da anni.
Io sono qui perch la chiesa  ancora consacrata, spieg il giovane sacerdote.
Anche se ormai padre Timothy officiava messa esclusivamente per se stesso.
Nessuno viene fin qui. La periferia  troppo lontana, e l'autostrada ci ha completamente
tagliati fuori.
Vi si trovava da appena sei mesi. Aveva preso il posto di un certo padre Rolf quando questi era
andato in pensione e, ovviamente, era all'oscuro di quanto era accaduto nell'istituto.
Non ci metto quasi mai piede, confess. Cosa dovrei andarci a fare?
Erano state Sarah Rosa e Mila a informarlo della ragione della loro irruzione. E del
ritrovamento. Quando aveva appreso dell'esistenza di padre Timothy, Goran aveva preferito mandare
loro due a parlargli. Rosa faceva finta di prendere appunti sul taccuino, ma si vedeva benissimo che
non gliene importava un granch delle parole del prete. Mila cercava di rassicurarlo dicendogli che
nessuno si aspettava qualcosa da lui, e che non aveva colpa per quanto era successo.
Quella povera bambina sfortunata, aveva esclamato il prete, prima di mettersi a piangere. Era
sconvolto.
Quando se la sentir, vorremmo che ci raggiungesse nella lavanderia, gli disse Sarah Rosa
riaccendendo il suo sgomento.
E perch mai?
Perch potremmo aver bisogno di rivolgerle qualche domanda sui luoghi: quel posto sembra
un labirinto.
Ma vi ho appena detto che ci sono stato poche volte l dentro, e io non credo che...
Mila lo interruppe: Si tratter solo di qualche minuto, quando avremo rimosso il cadavere.
Aveva abilmente insinuato nel discorso quell'informazione. Perch aveva capito che padre
Timothy non voleva che l'immagine del corpo martoriato di una bambina gli s'imprimesse nella
memoria. In fondo, lui doveva continuare a viverci in quel posto lugubre. E sarebbe stato gi
abbastanza difficile cos.
Come volete, acconsent alla fine, chinando il capo.
Le accompagn alla porta, ribadendo l'impegno di tenersi a disposizione.
Tornando dagli altri, Rosa precedette di proposito Mila di un paio di passi, tanto per rimarcare
la distanza che c'era fra loro. In un altro momento, Mila avrebbe reagito alla provocazione. Ma ora
faceva parte di una squadra e doveva rispettare regole diverse se voleva portare a termine il suo lavoro.
"I conti con te li far dopo", rimugin Mila.
Ma, mentre formulava quel pensiero, realizz di aver dato per scontato che ci sarebbe stata una
fine. Che, in qualche modo, si sarebbero messi alle spalle quell'orrore.
 insito nella natura umana, pens. Si deve andare avanti con la propria vita. I morti sarebbero
stati sotterrati, e col tempo tutto sarebbe stato metabolizzato. Sarebbe rimasto solo un vago memento
nel loro animo, lo scarto di un inevitabile processo di auto-conservazione.
Per tutti. Ma non per lei, che quella stessa sera avrebbe fatto in modo di rendere indelebile quel
ricordo.
Dalla scena del delitto  possibile ricavare molte informazioni, sia sulla dinamica degli eventi
che sulla personalit dell'omicida.
Mentre quella dell'auto di Bermann non poteva ritenersi una vera scena del delitto, nel caso del
secondo cadavere si sarebbe potuto evincere molto sul conto di Albert.
Per questo era necessaria un'analisi approfondita dei luoghi e, attraverso quella sorta di training
collettivo che costituiva la vera forza della squadra, definire meglio la figura dell'assassino a cui
stavano dando la caccia.
Malgrado i tentativi di Sarah Rosa di tenerla fuori da quel consesso, Mila alla fine si era
guadagnata un posto nella catena di energie - come l'aveva ribattezzata lei quando vi aveva assistito in
occasione del ritrovamento del primo cadavere nell'auto di Bermann - e adesso anche Boris e Stern la
consideravano dei loro.
Una volta licenziati gli uomini delle forze speciali, Goran e i suoi avevano occupato il locale
lavanderia.
La scena era stata congelata dalle luci alogene piantate su quattro cavalletti e collegate a un
generatore, visto che nell'edificio non c'era corrente elettrica.
Nulla era stato ancora toccato. Il dottor Chang, per, era gi al lavoro intorno al cadavere. Si era
portato appresso una strana attrezzatura chiusa in una valigetta, composta di provette, reagenti chimici
e un microscopio. In quel momento stava prelevando un campione dell'acqua torbida in cui era
parzialmente immerso il cadavere. Di l a poco sarebbe arrivato anche Krepp per i rilievi.
Avevano circa mezz'ora di tempo prima di lasciare il campo alla scientifica.
Ovviamente non ci troviamo di fronte a una scena del crimine primaria, esord Goran,
intendendo che quella era una scena secondaria, perch la morte della bambina era sicuramente
avvenuta altrove. Nel caso dei serial killer, il luogo del ritrovamento delle vittime  molto pi
importante di quello in cui sono state uccise.
Perch, mentre l'uccisione  sempre un atto che l'omicida riserva a se stesso, tutto ci che ne
consegue diventa un modo per condividere l'esperienza. Attraverso il cadavere della vittima,
l'assassino instaura una sorta di comunicazione con gli inquirenti.
Da questo punto di vista, Albert non era certo da meno.
Dobbiamo leggere la scena. Capire il messaggio che contiene, e a chi  destinato.
Chi vuole iniziare? Vi ricordo che nessuna opinione sar scartata a priori, perci sentitevi liberi
di dire quel che vi passa per la testa.
Nessuno voleva cominciare per primo. Erano troppi i dubbi che si affastellavano nella mente.
Forse il nostro uomo ha trascorso l'infanzia in questo istituto. Magari il suo odio, il suo
rancore provengono da qui. Dovremmo cercare fra gli archivi.
Francamente non credo, Mila, che Albert voglia fornirci notizie su di s.
Perch?
Perch non penso che voglia farsi catturare... Almeno per ora. In fondo abbiamo trovato
soltanto il secondo cadavere.
Sbaglio o a volte gli assassini seriali vogliono essere presi dalla polizia perch non sono in
grado di smettere d'uccidere?
 una cazzata, disse Sarah Rosa con la solita tracotanza.
E Goran aggiunse:  vero che spesso l'aspirazione ultima di un serial killer  di essere
fermato. Ma non perch non riesca a controllarsi, bens perch con la cattura pu finalmente uscire allo
scoperto. Specie se possiede una personalit narcisistica, vuole essere riconosciuto per la grandezza
della sua opera. E finch la sua identit rimane un mistero, non pu ottenere lo scopo.
Mila annu, ma non era del tutto convinta. Goran se ne accorse e si rivolse agli altri.
Forse dovremmo ricapitolare come facciamo a ricostruire la relazione che esiste fra la scena
del crimine e la condotta organizzativa del serial killer.
Era una lezione a beneficio di Mila. Ma non le diede fastidio. Era un modo per metterla al passo
con gli altri. E da come reagirono subito Boris e Stern, sembrava sul serio che ci tenessero che non
rimanesse indietro.
Fu l'agente pi anziano a prendere la parola. Lo fece senza rivolgere lo sguardo direttamente a
Mila, non voleva metterla in imbarazzo.
A seconda dello stato dei luoghi, suddividiamo i serial killer in due grandi categorie:
disorganizzati e organizzati.
Prosegu Boris: Quello appartenente al primo gruppo , appunto, disorganizzato in tutti gli
aspetti della propria vita.  un individuo che ha fallito nei contatti umani. E
un solitario. Ha un'intelligenza inferiore alla media, una cultura modesta e svolge un lavoro che
non richiede particolari abilit. Non  sessualmente competente. Da questo punto di vista, ha avuto solo
esperienze frettolose e maldestre.
Riprese Goran: Di solito  una persona che nell'infanzia ha dovuto subire una severa
disciplina. Per questo motivo, molti criminologi sostengono che tenda a infliggere alle proprie vittime
la stessa quantit di dolore e sofferenza che ha ricevuto da bambino. Per questo, nasconde un
sentimento di rabbia e di ostilit che non necessariamente viene manifestato all'esterno, alle persone
che frequenta abitualmente.
Il disorganizzato non pianifica: agisce spontaneamente, intervenne Rosa, che ci teneva a non
essere esclusa.
E Goran puntualizz: La mancanza di organizzazione del delitto rende il killer ansioso nel
momento della consumazione. Per questo tende ad agire vicino a luoghi che gli sono familiari, dove si
sente a proprio agio. L'ansia e il fatto che non si allontani troppo lo portano a commettere errori, per
esempio lasciando tracce che spesso lo tradiscono.
Le sue vittime, in generale, sono solo persone che si trovano nel posto sbagliato al momento
sbagliato. E uccide perch questo  l'unico modo che conosce per relazionarsi agli altri, concluse
Stern.
E l'organizzato come si comporta? domand Mila.
Be', in primo luogo  molto furbo, disse Goran. Pu essere difficilissimo identificarlo per il
suo perfetto mimetismo: sembra un individuo normale, rispettoso delle leggi. Ha un quoziente
d'intelligenza elevato.  abile nel suo lavoro. Spesso ricopre una posizione rilevante in seno alla
comunit in cui vive. Non ha subito traumi particolari nell'infanzia. Ha una famiglia che lo ama. 
sessualmente competente e non ha problemi a relazionarsi con l'altro sesso. Uccide solo per puro
piacere.
Quell'ultima affermazione fece rabbrividire Mila. Non fu la sola a esserne colpita perch, per la
prima volta, Chang si disinteress al suo microscopio per sollevare lo sguardo su di loro. Forse anche
lui si stava domandando come possa un essere umano ricavare soddisfazione dal male che infligge a un
suo simile.
 un predatore. Seleziona accuratamente le sue vittime, cercandole generalmente in luoghi
distanti da dove vive.  astuto, prudente.  capace di prevedere l'evoluzione delle indagini sul suo
conto, anticipando cos le mosse degli inquirenti.
Per questo  difficile catturarlo: impara dall'esperienza. L'organizzato pedina, aspetta e uccide.
Le azioni possono essere programmate per giorni, o settimane. Sceglie la vittima con la massima cura.
La osserva. S'inserisce nella sua vita, raccogliendo informazioni e annotando bene le sue abitudini.
Cerca sempre un contatto, fingendo determinati comportamenti o una certa affinit per carpirne la
fiducia. Per averne ragione, preferisce le parole alla forza fisica. La sua  un'opera di seduzione.
Mila si volt a guardare lo spettacolo di morte che era stato inscenato in quella sala. Poi disse:
La sua scena del delitto sar sempre pulita. Perch la sua parola d'ordine  controllo'.
Goran annu. A quanto pare, hai inquadrato Albert.
Boris e Stern le sorrisero. Sarah Rosa evit accuratamente il suo sguardo e finse di leggere l'ora
sull'orologio, sbuffando per quell'inutile perdita di tempo.
Signori, ci sono novit...
Il membro silenzioso di quel piccolo consesso aveva parlato: Chang si lev in piedi tenendo fra
le mani un vetrino appena sottratto all'occhio del suo microscopio.
Cosa c', Chang? domand il dottor Gavila, impaziente.
Ma il medico legale aveva intenzione di gustarsi quel momento. Nel suo sguardo ardeva la luce
di un piccolo trionfo.
Quando ho visto il corpo, mi sono chiesto come mai fosse immerso in quelle due dita
d'acqua...
Siamo in una lavanderia, afferm Boris, come se fosse la cosa pi evidente del mondo.
S, ma come l'impianto elettrico dell'edificio, anche quello idrico non  pi in funzione da
anni.
La rivelazione colse tutti alla sprovvista. Soprattutto Goran.
Allora che cos' quel liquido?
Si tenga forte, dottore... Sono lacrime.
15
L'uomo  l'unico essere in natura capace di ridere o di piangere.
Questo Mila lo sapeva. Ci che invece ignorava era che l'occhio umano produce ben tre tipi di
lacrime. Le basali, che umidificano e nutrono continuamente il bulbo oculare. Le riflesse, che vengono
prodotte quando un elemento estraneo penetra nell'occhio. E le lacrime emotive, che si associano al
dolore. Queste ultime hanno una composizione chimica diversa: contengono percentuali molto elevate
di manganese e di un ormone, la prolattina.
Nel mondo dei fenomeni naturali ogni singola cosa pu essere ridotta a una formula, ma
spiegare perch le lacrime di dolore siano fisiologicamente diverse dalle altre  praticamente
impossibile.
Le lacrime di Mila non contenevano prolattina.
Era questo il suo inconfessabile segreto.
Non era in grado di soffrire. Di provare empatia, necessaria per comprendere gli altri e, perci,
per non sentirsi soli in mezzo al genere umano.
Era sempre stata cos? Oppure qualcosa o qualcuno aveva estirpato da lei questa capacit?
Se n'era accorta alla morte di suo padre. Aveva quattordici anni. Era stata lei a trovarlo, un
pomeriggio, privo di vita nella poltrona del salotto. Sembrava che dormisse. Almeno cos raccont
quando le domandarono perch non avesse chiamato subito aiuto, restandosene invece l per quasi
un'ora a vegliarlo. La verit era che Mila aveva capito subito che non ci sarebbe stato nulla da fare. Ma
la sua meraviglia non era rivolta a quell'evento tragico. Ci che la stupiva era piuttosto la sua
incapacit di comprendere emotivamente quello che aveva davanti agli occhi. Suo padre - l'uomo pi
importante della sua vita, colui che le aveva insegnato tutto, il suo modello - non ci sarebbe stato pi.
Per sempre. Eppure lei non aveva il cuore spezzato.
Al funerale aveva pianto. Non perch finalmente l'idea dell'ineluttabile avesse germogliato
disperazione nel suo animo, ma solo perch questo era ci che ci si aspettava da una figlia. Quelle
lacrime salate erano state il frutto di uno sforzo enorme.
" un blocco", si disse. "Soltanto un blocco.  lo stress. Sono scioccata. Sar capitato anche ad
altri." Prov di tutto. Si tortur di ricordi per sentirsi perlomeno in colpa. Niente.
Non riusciva a spiegarselo. Allora si chiuse in un silenzio invalicabile, senza permettere a
nessuno di chiederle alcunch sul suo stato d'animo. Anche sua madre, dopo qualche tentativo, si era
rassegnata a essere tagliata fuori da quella privatissima elaborazione del lutto.
Il mondo la credeva affranta, distrutta. Invece Mila, chiusa nella sua stanza, si domandava
perch nutrisse soltanto il desiderio di riprendere la vita di sempre, sotterrando quell'uomo anche nel
suo cuore.
Col tempo, le cose non cambiarono. Il dolore per la perdita non arriv mai. Anzi, ci furono altri
lutti. Sua nonna, una compagna di scuola, altri parenti. Anche in quei casi, Mila non riusc a provare
nulla, se non un netto impulso di chiudere la pratica con la morte il pi in fretta possibile.
A chi confidarlo? L'avrebbero guardata come un mostro, un'insensibile, indegna di far parte del
genere umano. Solo sua madre, nel letto di agonia, aveva compreso per un istante l'indifferenza nel suo
sguardo, e aveva sfilato la mano dalla sua, come se avesse sentito improvvisamente freddo.
Terminate le occasioni di lutto nella sua famiglia, per Mila era stato pi facile simulare con gli
estranei ci che non provava. Arrivata all'et in cui si inizia ad aver bisogno di contatti umani, specie
con l'altro sesso, se n'era fatta un problema. "Non posso cominciare una storia con un ragazzo se non
sono in grado di provare empatia per lui", si ripeteva. Perch, nel frattempo, Mila aveva imparato a
definire cos il suo problema. Dove il termine empatia - lo aveva imparato bene - stava per capacit
di proiettare le proprie emozioni su un soggetto per identificarsi con esso.
Fu allora che cominci a consultare i primi psicanalisti. Alcuni non sapevano risponderle, altri
le dicevano che la terapia sarebbe stata lunga e faticosa, che si doveva scavare parecchio per ritrovare
le sue radici emozionali e capire dove si fosse interrotto il flusso dei sentimenti.
Tutti erano concordi su una cosa: bisognava rimuovere il blocco.
Per anni era stata in analisi, senza ricavarne niente. Aveva anche cambiato molti dottori e
avrebbe continuato all'infinito se uno - il pi cinico, a cui non sarebbe mai stata abbastanza grata - non
le avesse detto chiaramente: Il dolore non esiste. Come tutta la gamma delle emozioni umane
d'altronde.  solo questione di chimica.
L'amore  questione solo di endorfine. Con una siringa di Pentothal posso toglierti ogni
esigenza affettiva. Siamo solo macchine di carne.
Finalmente si era sentita sollevata. Non appagata, ma sollevata s! Non poteva farci niente: il
suo corpo era entrato in protezione, come capita a certi apparecchi elettronici quando c' un
sovraccarico e devono preservare i propri circuiti. Quel dottore le aveva anche detto che ci sono
persone che, in un dato momento della loro esistenza, provano molto dolore, troppo, molto pi di
quanto possa tollerarne un essere umano in tutta la vita. E a quel punto, o cessano di vivere, o sono
ormai assuefatte.
Mila non sapeva se considerare una fortuna la sua assuefazione, ma grazie a essa era diventata
ci che era. Una cercatrice di bambini scomparsi. Porre rimedio alla sofferenza altrui la ripagava per
ci che non avrebbe mai provato. Cos la sua maledizione era improvvisamente diventata il suo talento.
Li salvava. Li riportava a casa. Loro la ringraziavano. Alcuni le si affezionavano e, crescendo,
la cercavano per farsi raccontare la loro storia.
Se non ci fossi stata tu a pensare a me, le dicevano.
E lei non poteva certo rivelare di cosa fosse fatto, in realt, quel pensiero, sempre uguale per
ogni bambino che cercava. Poteva provare rabbia per quanto era loro capitato - come per la bambina
numero sei - ma non provava mai
compassione.
Aveva accettato il suo destino. Ma si poneva lo stesso una domanda.
Sarebbe mai stata capace di amare qualcuno?
Non sapendo rispondere, Mila aveva svuotato la mente e il cuore da molto tempo.
Non avrebbe mai avuto un amore, un marito o un fidanzato, n figli, nemmeno un animale.
Perch il segreto  non avere niente da perdere. Niente che qualcuno possa portarti via. Solo cos
riusciva a entrare nella testa delle persone che cercava.
Creando intorno a s lo stesso vuoto che c'era intorno a loro.
Ma un giorno era sorto un problema. Era avvenuto dopo la liberazione di un ragazzino dalle
grinfie del pedofilo che l'aveva rapito solo per spassarsela con lui nel fine settimana. Lo avrebbe
liberato dopo tre giorni perch, nella sua mente malata, l'aveva preso in prestito. Non gli importava
in che stato lo avrebbe restituito alla famiglia e alla vita. Si giustificava dicendo che non gli avrebbe
mai fatto del male.
E tutto il resto, allora? Come definiva lo shock del rapimento? La prigionia? La violenza?
Non si trattava del disperato tentativo di trovare una pur debole legittimazione a quello che
aveva commesso. Lui ci credeva veramente! Perch era incapace d'immedesimarsi con la sua vittima.
In fin dei conti, Mila lo sapeva: quell'uomo era uguale a lei.
Da quel giorno, aveva deciso che non avrebbe pi permesso al suo animo di privarsi di quella
misura fondamentale degli altri e della vita che era la compassione.
Anche se non la trovava dentro di s, l'avrebbe provocata in modo artificiale.
Mila aveva mentito alla squadra e al dottor Gavila. In realt, lei possedeva gi una conoscenza
ben chiara di ci che erano i serial killer. O almeno di un aspetto del loro comportamento.
Il sadismo.
Quasi sempre, alla base del modo di agire di un omicida seriale si ravvisano marcate e radicate
componenti sadiche. Le vittime sono considerate oggetti dalla cui sofferenza, dal cui uso si pu
trarre un vantaggio personale.
Il serial killer, attraverso l'uso sadico della vittima, riesce a provare piacere.
Spesso si riconosce in lui l'incapacit di raggiungere una relazione matura e completa con gli
altri, che vengono perci degradati da persone a cose. La violenza allora  solo la scoperta di una
possibilit di contatto con il resto del mondo.
"Perci non voglio che capiti anche a me", si era detta Mila. Avere qualcosa in comune con
quegli assassini incapaci di piet, la nauseava.
Dopo il ritrovamento del cadavere di Anneke, mentre lasciava con Rosa la casa di padre
Timothy, si era ripromessa che la sera stessa avrebbe reso indelebile il ricordo di ci che era accaduto a
quella bambina. E cos al termine della giornata, mentre gli altri se ne tornavano allo Studio per
riepilogare e ordinare i risultati investigativi, lei aveva preso congedo per un paio d'ore.
Poi, come aveva fatto molte altre volte, si era recata in una farmacia. Aveva acquistato
l'occorrente. Disinfettante, cerotti, cotone idrofilo, un rotolo di benda sterile, aghi e filo da sutura.
E una lametta.
Con un'idea ben chiara nella testa, era tornata al motel, nella sua vecchia stanza.
Non l'aveva disdetta e continuava a pagarla proprio per quell'evenienza. Chiuse le tende.
Lasci accesa solo la luce accanto a uno dei due letti. Si sedette e rovesci il contenuto della piccola
busta di carta sul materasso.
Si sfil i jeans.
Dopo aver versato un po' di disinfettante sulle mani, le sfreg per bene. Poi impregn di altro
liquido un batuffolo di cotone idrofilo e tampon la pelle all'interno della gamba destra. Pi sopra c'era
la ferita gi rimarginata, prodotto del precedente tentativo troppo maldestro. Ma stavolta non avrebbe
combinato guai, sarebbe stata brava. Strapp con le labbra la carta velina che avvolgeva la lametta. La
sistem per bene fra le dita. Chiuse gli occhi e abbass la mano. Cont fino a tre, poi accarezz la pelle
all'interno della gamba. Sent affondare il filo della lama nella carne viva, e scorrere, aprendosi un
varco caldo.
Il dolore fisico proruppe in tutto il suo fragore silenzioso. Risal dalla ferita lungo il corpo.
Raggiunse l'apice nella sua testa, ripulendola dalle immagini di morte.
Questo  per te, Anneke, disse Mila al silenzio.
Poi, finalmente, pianse.
Un sorriso fra le lacrime.
Questa era l'immagine simbolica della scena del crimine. Poi c'era il dettaglio non trascurabile
che il corpo della seconda bambina fosse stato ritrovato nudo in una lavanderia.
L'intento sarebbe quello di mondare il creato con il pianto? aveva domandato Roche.
Ma Goran Gavila, come al solito, non credeva a queste spiegazioni semplicistiche.
Fino a quel momento, il modello omicida di Albert si era dimostrato troppo raffinato per
scadere in una simile banalit. Si riteneva al di sopra degli assassini seriali che l'avevano preceduto.
Allo Studio ormai la stanchezza era palpabile. Mila era ritornata dal motel verso le nove di sera,
gli occhi congestionati, una leggera zoppia alla gamba destra. Era andata subito a stendersi in foresteria
per riposare un po', senza disfare la branda e senza neanche togliersi i vestiti. Verso le undici l'aveva
svegliata Goran che, in corridoio, parlava a bassa voce al cellulare. Se ne stette immobile, per dare
l'impressione che dormisse. In realt ascoltava. Intu che dall'altra parte non c'era la moglie, bens una
tata, o forse una governante, che lui a un certo punto chiam
signora Runa. Le chiese di Tommy - allora era cos che si chiamava il bambino -, se avesse
mangiato e finito i compiti e se per caso avesse fatto i capricci. Goran mormor pi volte mentre la
signora Runa lo aggiornava. La conversazione termin con il criminologo che prometteva di passare da
casa l'indomani, in modo da rivedere Tommy almeno per qualche ora.
Mila, rannicchiata con le spalle alla porta, non si muoveva. Ma, quando Goran riattacc, le
sembr che si fermasse sulla soglia della foresteria, e che stesse rivolgendo lo sguardo proprio nella sua
direzione. Poteva scorgere parte della sua ombra proiettata sul muro davanti a lei. Cosa sarebbe
accaduto se si fosse voltata? I loro sguardi si sarebbero incontrati in quella penombra. Forse l'iniziale
imbarazzo avrebbe lasciato il posto a qualcos'altro. Un muto dialogo di occhi. Ma era di questo che
Mila sentiva realmente il bisogno? Perch quell'uomo esercitava una strana attrazione su di lei. Non
sapeva dire di cosa fosse fatto esattamente quel richiamo.
Alla fine, decise di voltarsi.
Ma Goran non c'era gi pi.
Poco dopo, si riaddorment.
Mila... Mila...
Come un sussurro, la voce di Boris si era insinuata in un sogno di alberi neri e strade senza
meta. Mila apr gli occhi e lo vide accanto alla sua branda. Per svegliarla non l'aveva toccata. Si era
limitato a chiamarla per nome. Ma sorrideva.
Che ore sono? Ho dormito troppo?
No, sono le sei... Vado fuori, Gavila vuole che intervisti alcuni vecchi ospiti dell'orfanotrofio.
Mi chiedevo se ti andava di venire con me...
Lei non si stup di quella proposta. Anzi, dall'imbarazzo di Boris, cap che non era stata una sua
idea.
Va bene, vengo.
Il ragazzone annu, grato che gli avesse risparmiato ulteriori insistenze.
Circa quindici minuti dopo si rividero nel parcheggio davanti all'edificio. Il motore della
macchina era gi acceso e Boris l'aspettava fuori dall'abitacolo, appoggiato alla carrozzeria con la
sigaretta fra le labbra. Indossava un parka imbottito che gli arrivava quasi alle ginocchia. Mila aveva
addosso il solito giubbotto di pelle. Facendo i bagagli, non aveva previsto che da quelle parti avrebbe
fatto tanto freddo. Un sole pavido, che sbirciava fra i palazzi, aveva iniziato a intiepidire appena i
cumuli di neve sporca agli angoli delle strade, ma non sarebbe durato molto: per quel pomeriggio era
previsto l'arrivo di una tormenta.
Dovresti coprirti un po' di pi, sai? disse Boris, lanciando uno sguardo preoccupato al suo
abbigliamento. Qui si gela in questo periodo dell'anno.
L'abitacolo era caldo e accogliente. Sul cruscotto erano appoggiati un bicchiere di plastica e un
sacchetto di carta.
Croissant caldi e caff?
E sono tutti per te! rispose lui, memore della sua ingordigia.
Era un'offerta di pace. Mila l'accett senza fare commenti. Con la bocca piena chiese: Dove
stiamo andando esattamente?
Te l'ho detto: dobbiamo ascoltare alcuni fra quelli che hanno vissuto all'istituto.
Gavila  convinto che la messinscena preparata col cadavere nella lavanderia non sia solo uno
spettacolo dedicato a noi.
Forse rievoca qualcosa del passato.
Molto lontano, se  cos. Posti come quello per fortuna non esistono pi da quasi ventotto anni.
Da quando hanno cambiato la legge, abolendo finalmente gli orfanotrofi.
C'era qualcosa di sofferto nel tono di Boris, che subito dopo le confess: Io ci sono stato in un
posto simile a quello, sai? Avevo circa dieci anni. Non ho mai conosciuto mio padre, e mia madre da
sola non ce la faceva a crescermi. Cos mi ha parcheggiato l per un po'.
Mila non sapeva che dire, spiazzata da quella rivelazione cos personale. Boris lo intu.
Non c' bisogno che dici niente, non preoccuparti. Anzi, non so neanche perch te l'abbia
raccontato.
Mi spiace, ma non sono una persona molto espansiva. A molti posso risultare fredda.
Non a me.
Intanto Boris guardava la strada. Il traffico andava a rilento per via del ghiaccio che ancora
ricopriva l'asfalto. Il fumo degli scappamenti ristagnava a mezz'aria. La gente sui marciapiedi
camminava in fretta.
Stern - che Iddio lo conservi sempre com' -  riuscito a rintracciare una dozzina di ex ospiti
dell'istituto. A noi ne toccano la met. Gli altri se li sciroppano lui e Rosa.
Solo dodici?
Fra quelli in zona. Non so di preciso cosa abbia in mente il dottore, ma se lui pensa che
possiamo ricavarne qualcosa...
La verit  che non c'erano alternative e che, a volte, bisogna attaccarsi a tutto per far ripartire
le indagini.
Quella mattina intervistarono quattro degli ex ragazzi dell'orfanotrofio. Avevano tutti pi di
ventotto anni, e pi o meno lo stesso pedigree criminale. Collegio, riformatorio, galera, libert
condizionata, di nuovo galera, affidamento in prova ai servizi sociali. Uno solo era riuscito a ripulirsi
del tutto grazie alla sua Chiesa: era diventato il Pastore di una delle tante comunit evangeliche presenti
in zona. Altri due vivevano di espedienti. Il quarto era ai domiciliari per spaccio. Ma quando ciascuno
di loro rievocava il tempo trascorso all'istituto, Mila e Boris notavano un improvviso turbamento.
Gente che poi aveva conosciuto la galera, quella vera, eppure non avrebbe mai dimenticato quel posto.
Hai visto le loro facce? chiese Mila al collega dopo la quarta visita. Pensi anche tu che in
quell'istituto accadesse qualcosa di brutto?
Quel posto non era diverso da altri simili, credimi. Penso invece che sia una cosa legata a
quando si  ragazzi. Crescendo tutto ti scivola addosso, anche le cose peggiori. Ma quando hai
quell'et, i ricordi ti si imprimono proprio nella carne, e non se ne vanno pi.
Ogni volta che, con opportune cautele, raccontavano la storia del ritrovamento del cadavere
nella lavanderia, gli intervistati si limitavano a scuotere il capo.
Quell'oscuro simbolismo non rappresentava nulla per loro.
Verso met giornata, Mila e Boris si fermarono in una tavola calda dove consumarono in fretta
tramezzini al tonno e un paio di cappuccini.
Il cielo si era fatto pesante. I meteorologi non s'erano sbagliati: presto sarebbe tornato a
nevicare.
Ne avevano ancora due da incontrare prima che la tormenta li sorprendesse, impedendogli di
tornare indietro. Decisero di cominciare da quello che abitava pi lontano.
Si chiama Feldher. Abita a una trentina di chilometri.
Boris era di buon umore. Mila avrebbe voluto approfittarne per chiedergli qualcosa di pi sul
conto di Goran. Quell'uomo la incuriosiva: non sembrava possibile che avesse una vita privata, una
compagna, un figlio. Sua moglie, in particolare, era un mistero. Soprattutto dopo la conversazione
telefonica che Mila aveva captato la notte prima. Dov'era quella donna? Perch non era a casa a badare
al piccolo Tommy?
Perch al suo posto c'era la signora Runa? Forse Boris avrebbe potuto dare una risposta a
quelle domande. Ma Mila, non sapendo come introdurre l'argomento, alla fine rinunci.
Giunsero a casa di Feldher che erano quasi le due del pomeriggio. Avevano provato a chiamare
per annunciare quella visita, ma la voce registrata di una compagnia telefonica li aveva informati che il
numero non era pi attivo.
A quanto pare, il nostro amico non se la passa molto bene, era stato il commento di Boris.
Vedendo il posto in cui abitava, ne ebbero la conferma. La casa - se cos poteva definirsi - si
trovava in mezzo a un campo di rottami, circondata da carcasse di automobili. Un cane dal pelo rosso,
che sembrava arrugginire lentamente come tutto il resto, li accolse con un latrato rauco. Un uomo sulla
quarantina apparve poco dopo sulla soglia. Indossava solo una lurida maglietta e dei jeans, nonostante
il freddo.
Lei  il signor Feldher?
S... E voi chi siete?
Boris sollev soltanto la mano con il tesserino: Possiamo parlarle?
Feldher non sembrava gradire la visita, per fece loro cenno di entrare.
Aveva una pancia enorme e dita ingiallite dalla nicotina. L'interno della casa gli assomigliava:
sudicio e in disordine. Serv del t freddo in bicchieri spaiati, si accese una sigaretta e and a sedersi su
una sdraio cigolante, lasciando a loro il divano.
Mi avete trovato per un caso. Di solito lavoro...
E perch oggi no? chiese Mila.
L'uomo guard fuori: La neve. Nessuno prende manovali con questo tempo. E io sto perdendo
un sacco di giornate.
Mila e Boris tenevano fra le mani il t, ma nessuno dei due beveva. Feldher non sembrava
offendersene.
Perch allora non prova a cambiare lavoro? azzard Mila, per fingere interesse e instaurare
un contatto.
Feldher sbuffo. Ci ho provato! Credete che non ci abbia provato? Ma  andato male anche
quello, insieme al mio matrimonio. Quella troia cercava qualcosa di meglio. Me lo ripeteva ogni santo
giorno che non valevo niente. Ora fa la cameriera per due soldi e condivide un appartamento con altre
due balorde come lei. L'ho visto, sapete?  un posto gestito dalla Chiesa di cui fa parte adesso! Quelli
l'hanno convinta che anche per una buona a nulla come lei ci sar un posto in paradiso! Ma ci
pensate?
Mila ramment che avevano incontrato almeno una dozzina di queste nuove Chiese lungo la
strada. Tutte esponevano grandi insegne al neon su cui, oltre al nome della congregazione, appariva
anche lo slogan che la caratterizzava. Da qualche anno proliferavano anche da quelle parti,
raccogliendo proseliti soprattutto fra disoccupati delle grandi industrie, madri sole e persone deluse
dalle fedi tradizionali. Anche se le varie confessioni ci tenevano a sembrare diverse fra loro, ci che le
accomunava era l'adesione incondizionata alle teorie creazioniste, l'omofobia, l'antiabortismo,
l'affermazione del principio per cui ogni individuo ha il diritto a possedere un'arma e il pieno sostegno
alla pena di morte.
Chiss come avrebbe reagito Feldher, pens Mila, se gli avessero detto che uno dei suoi ex
compagni d'istituto era addirittura diventato un Pastore di una di quelle Chiese.
Quando siete arrivati vi avevo scambiato per due di loro: vengono fin qui a predicare il loro
vangelo! Il mese scorso quella baldracca della mia ex me ne ha mandati un paio per convertirmi! rise
mostrando due file di denti cariati.
Mila cerc di svicolare dall'argomento coniugale e domand come per caso: Di cosa si
occupava prima di fare il manovale, signor Feldher?
Non ci creder... L'uomo sorrise, dando un'occhiata al sudiciume che lo circondava: Avevo
messo su una piccola lavanderia.
I due agenti si trattennero dal guardarsi, per non rivelare a Feldher quanto interessante fosse ci
che aveva appena detto. A Mila non sfugg che Boris lasciava scivolare una mano sul fianco, liberando
la fondina con la pistola. Le venne in mente che, arrivando in quel posto, aveva notato che i cellulari
non avevano campo. Non sapevano molto dell'uomo che avevano davanti, e dovevano essere prudenti.
 stato mai in galera, signor Feldher?
Solo per piccoli reati, niente per cui un uomo onesto non dovrebbe dormire di notte.
Boris fece mostra di annotare mentalmente quell'informazione. Intanto fissava Feldher per
metterlo a disagio.
Allora: cosa posso fare per voi, agenti? disse l'uomo, senza mascherare un certo fastidio.
A quanto ci risulta, lei ha trascorso l'infanzia e gran parte dell'adolescenza in un istituto di
preti, riprese Boris con cautela.
Feldher lo squadr sospettoso: come gli altri, non si aspettava certo che due sbirri si
scomodassero solo per quel motivo. Gli anni migliori della mia vita, disse con cattiveria.
Boris gli spieg le ragioni che li avevano condotti fin l. Feldher sembrava compiacersi di essere
messo al corrente dei fatti prima che quella storia finisse in pasto alla stampa.
Potrei farci un sacco di soldi raccontando questa roba ai giornali, sa? fu il suo unico
commento.
Boris lo fiss. Ci provi e l'arresto.
Il sorriso sul volto di Feldher si spense. L'agente si sporse verso di lui. Era una tecnica
d'interrogatorio, anche Mila la conosceva. Gli interlocutori, a meno che non siano legati da particolari
rapporti affettivi o d'intimit, tendono sempre a rispettare un confine invisibile. In questo caso, invece,
l'interrogante si avvicinava all'interrogato per invadere la sua sfera e metterlo a disagio.
Signor Feldher, sono sicuro che lei si diverta parecchio ad accogliere gli sbirri che vengono a
trovarla, rifilandogli del t in cui magari ci ha pure pisciato, per poi godersi le loro facce mentre se ne
stanno come degli stronzi con il bicchiere in mano senza avere il coraggio di bere.
Feldher non disse una parola. Mila guard Boris: chiss se la sua era stata una buona mossa
vista la situazione. L'avrebbero capito presto. Quindi l'agente appoggi con calma il t sul tavolino
senza averlo neanche assaggiato, e torn a fissare l'uomo negli occhi.
Ora spero che voglia raccontarci un po' del suo soggiorno presso l'orfanotrofio...
Feldher abbass lo sguardo, la sua voce si era fatta un sussurro: Si pu dire che ci sono nato in
quel posto. Non ho mai conosciuto i miei genitori. Mi hanno portato l dopo che mia madre mi ha
sputato fuori. Il nome che porto me l'ha messo padre Rolf, diceva che apparteneva a un tale che aveva
conosciuto e che poi era morto giovane in guerra. Chiss perch quel matto di un prete pensava che il
nome che aveva portato sfiga a quello l, a me invece avrebbe portato fortuna!
Il cane fuori ricominci ad abbaiare e Feldher si distrasse per rimproverarlo: Zitto Koch! Poi
torn a rivolgersi ai suoi ospiti. Ne avevo molti altri prima. Questo posto era una discarica. Quando
l'ho comprata, mi avevano assicurato che era stata bonificata. Ma ogni tanto riemerge qualcosa:
liquami e schifezze varie, soprattutto quando piove. I cani bevono quella roba, gli si gonfia la pancia e
dopo qualche giorno schiattano. Mi  rimasto solo Koch, ma credo che stia per andarsene anche lui.
Feldher divagava. Non ci stava a ritornare con loro in quei luoghi che probabilmente avevano
segnato il suo destino. Con la storia dei cani morti stava provando a patteggiare con i suoi interlocutori,
perch lo lasciassero in pace. Ma loro non potevano mollare la presa.
Mila cerc di essere convincente quando disse: Vorrei che facesse uno sforzo, signor Feldher.
D'accordo: spari...
Vorrei che ci dicesse a cosa collegherebbe l'immagine di un sorriso fra le lacrime'...
 come quella roba che fanno gli psichiatri,  cos? Una specie di gioco di associazione di
idee?
Una specie, convenne lei.
Feldher cominci a pensarci su. Lo fece in modo plateale, con gli occhi rivolti in alto e una
mano a grattarsi il mento. Forse voleva dare l'impressione di collaborare, o forse aveva capito che non
potevano certo incriminarlo per omissione di ricordo e li stava solo prendendo in giro. Poi, invece,
disse: Billy Moore.
Chi era, un suo compagno?
Ah, quel bambino era straordinario! Aveva sette anni quando arriv. Era sempre allegro,
sorridente. Divent subito la mascotte di tutti... All'epoca stavano gi quasi per chiudere i battenti:
eravamo rimasti in sedici.
Tutto quell'enorme istituto solo per cos pochi?
Anche i preti se n'erano andati. Era rimasto solo padre Rolf... Io ero fra i ragazzi pi grandi,
avevo quindici anni, pi o meno... La storia di Billy era tristissima: i suoi s'erano suicidati
impiccandosi. Lui aveva trovato i corpi. Non aveva urlato, n cercato aiuto: invece s'era messo in piedi
su una sedia e, aggrappandosi a loro, li aveva staccati dal soffitto.
Sono esperienze che segnano.
Non Billy. Era sempre felice. Si adattava anche al peggio. Per lui tutto era un gioco. Non
avevamo mai visto una cosa del genere. Per noialtri quel posto era una galera, ma Billy non ci faceva
caso. Emanava un'energia, non so come dire... Aveva due fisse: quei dannati pattini a rotelle con cui
andava avanti e indietro per i corridoi ormai deserti, e le partite di calcio! Ma non gli piaceva giocare.
Preferiva starsene a bordo campo a farci la telecronaca! Qui Billy Moore dallo stadio Azteca di Citt
del Messico per la finale della Coppa del Mondo...' Al suo compleanno mettemmo insieme dei soldi e
gli comprammo un cavolo di mangianastri! Era pazzesco: lui ci registrava sopra ore e ore di quella roba
e poi si riascoltava!
Feldher straparlava, la conversazione stava deragliando. Mila cerc di riportarla sui binari di
partenza: Ci parli degli ultimi mesi all'istituto...
Come le ho detto, stavano per chiudere e noi ragazzi avevamo solo due possibilit: essere
finalmente adottati o finire in altre strutture, tipo case famiglia. Ma eravamo orfani di serie B, nessuno
ci avrebbe presi. Per Billy, per, era diverso: facevano la fila! Tutti s'innamoravano subito di lui e lo
volevano!
E come  andata a finire? Billy ha trovato una buona famiglia?
Billy  morto, signora.
Lo disse con una tale delusione che sembrava che quel destino fosse capitato a lui.
E forse un po' era cos, come se quel bambino avesse rappresentato una sorta di riscatto anche
per i suoi compagni. Uno che ce l'avrebbe potuta fare, finalmente.
Come  successo? chiese Boris.
Meningite.
L'uomo tir su col naso, gli occhi lucidi. Si volt verso la finestra, perch non voleva mostrarsi
fragile a due estranei. Mila era sicura che, una volta andati via loro due, il ricordo di Billy avrebbe
continuato ad aleggiare come un vecchio fantasma in quella casa. Ma proprio grazie alle sue lacrime,
Feldher si era conquistato la loro fiducia: Mila vide Boris che allontanava la mano dalla fondina. Era
innocuo.
La meningite se la becc solo Billy. Ma, temendo un'epidemia, ci sgombrarono in quattro e
quattr'otto... Che cazzo di fortuna, eh? Si sforz di ridere. Be', ci hanno fatto uno sconto di pena, no?
E quella fogna  stata chiusa sei mesi prima del previsto.
Mentre si alzavano per andarsene, Boris domand ancora: Ha pi rivisto qualcuno dei suoi
compagni?
No, ma un paio d'anni fa ho incontrato di nuovo padre Rolf.
Ora  andato in pensione.
Speravo che avesse tirato le cuoia.
Perch? chiese Mila, immaginando il peggio. Le ha fatto del male?
Mai. Ma quando passi l'infanzia in un posto del genere, impari a odiare ci che ti ricorda
perch sei l.
Un pensiero non diverso da quello di Boris, che si trov ad annuire involontariamente.
Feldher non li accompagn alla porta. Si pieg invece sul tavolino e recuper il bicchiere di t
freddo che Boris non aveva bevuto. Lo avvicin alle labbra, mandandolo gi tutto d'un fiato.
Poi li fiss ancora, spavaldo: Buona giornata.
Una vecchia foto di gruppo - i ragazzi che per ultimi avevano vissuto all'orfanotrofio prima
della chiusura - recuperata in quello che un tempo era stato l'ufficio di padre Rolf.
Di sedici bambini in posa insieme all'anziano sacerdote, uno solo sorrideva all'indirizzo
dell'obiettivo.
Un sorriso fra le lacrime.
Gli occhi vispi, i capelli arruffati, un incisivo mancante, una vistosa patacca di unto sul pullover
verde, sfoggiata come fosse una medaglia al merito.
Billy Moore riposava per sempre in quella foto e nel piccolo cimitero accanto alla chiesa
dell'istituto. Non era il solo bambino a esservi sepolto, per la sua tomba era la pi bella. Con un
angelo di pietra che spiegava le ali in un gesto protettivo.
Dopo aver ascoltato la storia dalla voce di Mila e Boris, Gavila chiese a Stern di procurare tutti i
documenti relativi alla morte di Billy. L'agente provvide con la solita solerzia e, confrontando quelle
carte, balz all'occhio una strana coincidenza.
In caso di malattie potenzialmente infettive come la meningite,  obbligatoria la segnalazione
all'autorit sanitaria. Il medico che ha ricevuto la denuncia da parte di padre Rolf  lo stesso che ha poi
redatto il certificato di morte. I due documenti portano la stessa data.
Goran prov a ragionare: L'ospedale pi vicino  a trenta chilometri.
Probabilmente non si  neanche preso il disturbo di venire a verificare di persona.
Si  fidato della parola del prete, aggiunse Boris. Perch i preti, di solito, non dicono
bugie...
"Non sempre", pens Mila.
A questo punto Gavila non ebbe dubbi: Bisogna riesumare il corpo.
La neve aveva cominciato a cadere in piccoli grani, come a preparare il terreno ai fiocchi che
sarebbero arrivati dopo. Di l a poco sarebbe venuta sera. Perci dovevano sbrigarsi.
I necrofori di Chang erano al lavoro e, con l'ausilio di una piccola pala meccanica, scavavano la
terra indurita dal gelo. Nell'attesa, nessuno parlava.
L'ispettore capo Roche era stato informato degli sviluppi e teneva a bada la stampa, rimessasi
improvvisamente in fibrillazione. Forse Feldher aveva veramente cercato di speculare su quanto i due
agenti gli avevano riferito in forma riservata. Del resto, Roche lo diceva sempre: Quando i media non
sanno, inventano.
Perci dovevano fare presto, prima che qualcuno decidesse di colmare quel silenzio con qualche
frottola ben congegnata. Sarebbe stata dura, poi, smentire tutto.
Ci fu un rumore sordo. Finalmente la pala meccanica aveva toccato qualcosa.
Gli uomini di Chang si calarono nella fossa e proseguirono lo scavo a mano. Un telo di plastica
rivestiva la cassa per rallentarne il deterioramento. Venne tagliato.
Dallo spacco s'intravide il coperchio di una piccola bara bianca.
Qui  tutto marcio, annunci il medico legale dopo una rapida occhiata. Se la tiriamo su,
rischiamo di rompere tutto. E poi con questa neve  gi un casino, aggiunse Chang all'indirizzo di
Goran, a cui spettava l'ultima decisione.
Va bene... Apritela.
Nessuno si aspettava che il criminologo disponesse una riesumazione sul posto.
Allora gli uomini di Chang stesero un'incerata sulla fossa, tenendola su con dei paletti, a mo' di
grande ombrello, per riparare il sito.
Il patologo indoss un corpetto con una lampada sulla spalla, quindi scese nella buca sotto lo
sguardo dell'angelo di pietra. Davanti a lui, un tecnico con la fiamma ossidrica inizi a sciogliere le
saldature di zinco della cassa e il coperchio cominci a muoversi.
"Come si sveglia un bambino morto da ventotto anni?" si chiese Mila.
Probabilmente Billy Moore avrebbe meritato un breve cerimoniale, o una preghiera.
Ma nessuno aveva voglia e tempo di farlo.
Quando Chang apr la bara, apparvero i poveri resti di Billy con ancora indosso ci che
rimaneva di un abito da prima comunione. Elegante, con la cravatta a clip e i pantaloni con i risvolti. In
un angolo della bara c'erano i pattini arrugginiti e un vecchio mangianastri.
A Mila torn in mente il racconto di Feldher: Aveva due fisse: quei dannati pattini a rotelle
con cui andava avanti e indietro per i corridoi ormai deserti, e le partite di calcio! Ma non gli piaceva
giocare. Preferiva starsene a bordo campo a farci la telecronaca.
Erano gli unici averi di Billy.
Chang inizi lentamente a sezionare parti di tessuto dell'abito servendosi di un bisturi e, anche
in quella scomoda posizione, i suoi gesti furono rapidi e precisi.
Verific lo stato di conservazione dello scheletro. Poi, rivolto al resto della squadra, dichiar:
Ci sono diverse fratture. Non sono in grado di dire su due piedi a quando risalgono... Ma a mio parere
questo bambino non  morto certo per una meningite.
16
Padre Timothy venne introdotto da Sarah Rosa nel camper dell'unit mobile, dove Goran lo
attendeva insieme agli altri. Il sacerdote appariva ancora ansioso.
Avremmo bisogno di un favore da lei, esord Stern. Dovremmo parlare urgentemente con
padre Rolf.
Ve l'ho detto:  andato in pensione. Non so dove sia adesso. Quando sono arrivato qui sei mesi
fa, l'ho incontrato solo per poche ore. Il tempo del passaggio delle consegne. Mi ha spiegato un po' di
cose, mi ha affidato alcuni documenti, le chiavi ed  andato via.
Boris si rivolse a Stern: Forse dovremmo rivolgerci direttamente alla Curia.
Secondo te, dove li mandano i sacerdoti quando vanno in pensione?
Ho sentito dire che esiste una specie di casa di riposo.
Forse, per...
Si voltarono nuovamente verso padre Timothy.
Cosa? lo incoraggi Stern.
Mi sembra di rammentare che padre Rolf avesse intenzione di andare a vivere con la sorella...
S, mi disse che aveva pi o meno la sua et e che non si era mai sposata.
Il sacerdote sembrava contento di aver finalmente fornito un contributo all'indagine. Tanto che
arriv a offrire l'aiuto che poco prima aveva negato.
Ci parlo io con la Curia, se volete. A pensarci bene, non dovrebbe essere difficile sapere dove
si trovi padre Rolf. Ed  probabile che mi venga in mente qualcos'altro.
Il giovane prete sembrava essersi tranquillizzato.
A quel punto intervenne Goran: Ci farebbe un enorme piacere ed eviteremmo un'inutile
pubblicit su quello che sta accadendo qui. Penso che la cosa non dispiacerebbe alla Curia.
Lo penso anch'io, acconsent padre Timothy, serio.
Quando il sacerdote lasci il camper, Sarah Rosa si rivolse a Goran, visibilmente contrariata.
Se siamo tutti concordi sul fatto che la morte di Billy non sia stata un incidente, perch non fa
spiccare un mandato di cattura per padre Rolf?  evidente che c'entra qualcosa!
S, ma non  lui il responsabile dell'omicidio del ragazzino.
A Mila non sfugg la parola omicidio, pronunciata per la prima volta da Goran.
Le fratture di Billy potevano ricondurre soltanto a una morte violenta, ma non c'era la prova
che fosse avvenuta per mano di qualcuno.
E lei come fa a essere cos sicuro che il prete non sia colpevole? continu Rosa.
Padre Rolf ha solo coperto la cosa. S' inventato la storia della meningite di Billy, cos
nessuno si sarebbe arrischiato ad approfondire, temendo il contagio. E poi il resto l'ha fatto il mondo l
fuori: a nessuno importava di quegli orfani,  chiaro anche a voi, no?
Inoltre l'istituto stava per chiudere, gli diede manforte Mila.
Padre Rolf  l'unico che conosca la verit, per questo dobbiamo interrogarlo. Ma ho paura che
se lo cercassimo con un mandato... be', potremmo anche non trovarlo. 
vecchio, e potrebbe essere determinato a portarsi questa storia nella tomba.
Allora cosa dobbiamo fare? Boris era impaziente. Dovremmo attendere che quel pretino ci
dia notizie?
Certo che no, rispose il criminologo. Quindi rivolse la sua attenzione alla piantina
dell'istituto che Stern aveva recuperato dall'ufficio del catasto comunale.
Indic una zona a Boris e Rosa.
Dovete andare nel padiglione est. Vedete? Qui c' l'archivio con tutti i fascicoli dei ragazzi
che l'orfanotrofio ha ospitato fino alla chiusura. Ovviamente a noi interessano solo gli ultimi sedici
bambini.
Goran consegn loro la foto di gruppo in cui spiccava il sorriso di Billy Moore. La volt: sul
retro erano apposte le firme di tutti i ragazzini presenti in quell'immagine.
Confrontate i nomi: ci serve quello dell'unico fascicolo mancante...
Boris e Rosa lo guardarono straniti.
Come fa a sapere che ne manca uno?
Perch Billy Moore  stato ucciso da un suo compagno.
Nella stessa foto di gruppo che ritraeva Billy Moore sorridente, il posto di Ronald Dermis era il
terzo a sinistra. Aveva otto anni. Questo voleva dire che era stato lui la mascotte prima dell'arrivo di
Billy.
Per un bambino la gelosia pu essere un motivo sufficiente per desiderare la morte di qualcuno.
Uscito dall'istituto insieme agli altri, la burocrazia aveva perso le sue tracce. Era stato adottato?
Improbabile. Forse era finito in una casa famiglia. Era un mistero.
Quasi certamente anche dietro questo buco di notizie si nascondeva la mano di padre Rolf.
Era assolutamente necessario trovare il sacerdote.
Padre Timothy aveva assicurato che la Curia se ne stava occupando: La sorella  morta e lui ha
chiesto di essere ridotto allo stato laicale. In pratica, aveva rinunciato alla tonaca. Forse era stato il
senso di colpa per aver coperto un omicidio, forse l'insopportabile scoperta che il male sa celarsi
benissimo anche nelle sembianze di un bambino.
Queste e altre ipotesi agitavano la squadra.
Non ho ancora capito se devo scatenare la caccia all'uomo del secolo, o se devo invece
aspettare che ti degni di fornirmi qualche risposta!
Le pareti di cartongesso dell'ufficio di Roche tremarono al suono della sua voce.
L'ansia dell'ispettore capo, per, rimbalzava sull'ostinata calma di Goran.
Mi stanno addosso per la storia della sesta bambina: dicono che non stiamo facendo
abbastanza!
Non riusciremo a trovarla fin quando Albert non decider di lasciarci qualche indizio. Ho
appena sentito Krepp: dice che anche questa scena del crimine  pulita.
Dimmi almeno se ritieni che Ronald Dermis e Albert siano la stessa persona!
Abbiamo gi commesso questo errore con Alexander Bermann. Per il momento, mi asterrei
dall'affrettare conclusioni.
Era un consiglio e Roche non era abituato a riceverne sulla gestione politica dei casi. Ma
stavolta lo accett.
Per non possiamo starcene qui in attesa che quello psicopatico ci porti dove vuole. Cos non
salveremo mai quella bambina! Ammesso che sia ancora viva.
C' solo una persona che pu salvarla. Ed  lui stesso.
Ti aspetti davvero che ce la consegni spontaneamente?
Dico solo che, a un certo punto, potrebbe anche volerlo commettere, un errore.
Cazzo! Ma credi che possa vivere di speranze mentre l fuori aspettano solo di farmi il culo?
Io pretendo dei risultati, dottore!
Goran era abituato alle sfuriate di Roche. Non erano dirette a lui, in particolare.
L'ispettore capo ce l'aveva col mondo intero. Era un effetto collaterale della carica: quando sei
troppo in alto, c' sempre qualcuno che vuole tirarti gi.
Ho schivato un sacco di merda in questo periodo, e non era nemmeno tutta diretta a me.
Goran sapeva essere paziente, ma era consapevole che con Roche non sempre funzionava. Cos
prov a prendere l'iniziativa, per scrollarselo di dosso.
Vuoi che ti dica una cosa che mi fa impazzire?
Qualsiasi cosa mi tolga da questa empasse, per piacere.
Non l'ho detto a nessuno finora... Le lacrime.
Ebbene?
Ce n'erano almeno cinque litri intorno al cadavere della seconda bambina! Ma le lacrime sono
saline, per cui tendono a seccarsi subito. Quelle invece no. Mi sono chiesto il perch...
E perch, di grazia?
Sono artificiali: riproducono esattamente la composizione chimica di quelle umane, ma sono
un'illusione. Per questo non si seccano... Tu sai come si fa a ricreare artificialmente delle lacrime?
Non ne ho idea.
Ecco il punto: Albert s. E l'ha fatto, ha speso del tempo. Sai che significa?
Dimmelo tu.
Che ha allestito ogni cosa con cura. Tutto quello che ci sta mostrando  il frutto di un piano
concepito in anni di preparazione! E noi dobbiamo ribattere alle sue mosse in poco tempo. Ecco che
cosa significa.
Roche si addoss sullo schienale della sua poltrona, con lo sguardo fisso nel vuoto.
Cosa ci aspetta, secondo te?
Francamente, temo che il peggio debba ancora arrivare.
Mila scese nei sotterranei dell'Istituto di medicina legale. Aveva acquistato alcune figurine di
calciatori famosi - o almeno cos le aveva assicurato chi gliele aveva vendute. Quel piccolo gesto
faceva parte di un rituale di addio. Nell'obitorio, infatti, Chang avrebbe ricomposto la salma di Billy
Moore per seppellirla nuovamente sotto l'angelo di pietra.
Il patologo stava completando l'esame autoptico e aveva radiografato le fratture.
Le lastre erano esposte su un pannello luminoso davanti al quale stazionava Boris.
Mila non si stup di trovarlo l.
Quando si accorse di lei, l'agente sent il bisogno di giustificarsi. Sono passato a vedere se
c'erano novit.
E ce ne sono? domand Mila, reggendogli il gioco per non metterlo in imbarazzo. Era
evidente che Boris era l per motivi personali.
Chang interruppe il suo lavoro per rispondere lui stesso alla domanda di Mila.
Il corpo  precipitato dall'alto. Dalla seriet e dalla quantit di fratture che ho rilevato sullo
scheletro, si pu dedurre che la morte  stata quasi istantanea.
Dietro quel quasi si celavano speranza e, insieme, angoscia.
Ovviamente nessuno pu dire se Billy si sia buttato o sia stato spinto...
Ovviamente.
Mila si accorse che su una sedia c'era il dpliant di un'agenzia di onoranze funebri, non certo
un servizio fornito dalla polizia. Doveva essere stata un'idea di Boris pagare di tasca propria perch
Billy ricevesse degna sepoltura. Su un ripiano c'erano ancora i pattini, che erano perfettamente lucidati,
e il mangianastri, regalo di compleanno da cui il bambino non si separava mai.
Forse Chang ha anche capito dove potrebbe essere avvenuta la morte, annunci Boris.
E il medico legale si diresse verso alcune foto ingrandite del collegio.
I corpi che cadono nel vuoto acquistano peso con la velocit:  un effetto della forza di gravit.
Alla fine  come se si venisse schiacciati al suolo da una mano invisibile. Cos, incrociando i dati
relativi all'et della vittima - per quel che riguarda il processo di calcificazione ossea - con quelli
dell'entit delle fratture, si ottiene presumibilmente l'altezza da cui  avvenuta la caduta. In questo
caso, pi di quindici metri. Pertanto, considerando l'elevazione media dell'edificio e l'inclinazione del
suolo, posso affermare quasi con certezza che il bambino  precipitato dalla torre, qui in questo punto...
Vedete?
Ancora un quasi mischiato alle parole di Chang mentre mostrava il posto esatto sulla foto. In
quel momento, un assistente si affacci alla porta.
Dottor Vross, la vogliono...
Per un momento Mila non riusc a collegare il volto del medico legale al suo vero nome. A
quanto pareva, nessuno dei suoi sottoposti osava rivolgersi al lui chiamandolo Chang.
Scusatemi, si conged lasciandoli soli.
Devo andare anch'io, disse Mila e Boris annu.
Mentre si avviava, pass vicino al ripiano coi pattini e il mangianastri di Billy e vi depose
accanto le figurine che aveva comprato. Boris se ne accorse.
L sopra c' la sua voce...
Cosa? domand lei, che non aveva capito.
Boris indic con un gesto del capo il mangianastri, e ripet: La voce di Billy. Le sue
telecronache inventate...
Sorrise. Ma era un sorriso triste.
Sei riuscito ad ascoltarle?
Boris annu. S, solo il pezzo iniziale, poi non ce l'ho fatta...
Capisco... disse Mila e non aggiunse altro.
Il nastro  quasi integro, sai? Gli acidi della... non riusciva a dirlo,
decomposizione non l'hanno compromesso. Chang afferma che  abbastanza raro.
Forse  dipeso dalla natura del terreno in cui  stato sepolto. Mancavano le pile, ho dovuto
mettercele io.
Mila finse di essere stupita, per stemperare la tensione di Boris. Allora il mangianastri
funziona.
Per forza:  giapponese!
Risero insieme.
Ti va di sentirlo per intero con me?
Mila ci pens un poco prima di rispondere. In realt non ne aveva molta voglia.
"Ci sono cose che devono riposare in pace", pensava. Ma, a ben guardare, in quel caso era Boris
ad averne bisogno e non se la sent di dirgli di no.
Dai, accendi.
Boris si avvicin al mangianastri, premette play e, in quella fredda sala per le autopsie, Billy
Moore ritorn in vita.
... Lo stadio  il mitico Wembley, amici sportivi all'ascolto! Il match  di quelli che resteranno
nella storia di questo sport: Inghilterra-Germania!
Aveva un tono vivace, con la esse sibilante su cui inevitabilmente inciampava la frase. In quelle
parole era celato il suono di un sorriso, e pareva proprio di vederlo, Billy, nella spensieratezza dei suoi
anni, mentre cercava d'infondere al mondo un po'
dell'allegria che lo contraddistingueva.
Mila e Boris sorridevano con lui.
La temperatura  mite e, nonostante l'autunno inoltrato, non si prevede pioggia.
Le squadre sono gi schierate nel cerchio di centrocampo per ascoltare gli inni nazionali... Gli
spalti sono gremiti di tifosi in ogni ordine di posti! Che spettacolo, signore e signori! Fra poco
assisteremo a una grande sfida di calcio! Ma prima l'elenco dei giocatori che scenderanno in cam...
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perch peccando ho meritato i tuoi
castighi, e molto pi perch ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni
cosa.
Mila e Boris si guardarono, senza capire. La voce che s'era sovrapposta a quella della prima
registrazione era molto pi debole.
 una preghiera.
Ma questo non  Billy...
... Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai pi e di fuggire le occasioni prossime
di peccato. Signore, misericordia, perdonami.
 Va bene cos.
La voce di un uomo.
 Cosa mi vuoi dire? 
 Ho detto molte parolacce ultimamente. E tre giorni fa ho rubato dei biscotti dalla dispensa,
ma Jonathan li ha mangiati insieme a me... E poi... poi ho copiato il compito di matematica.
 E nient'altro? 
Dev'essere padre Rolf, disse Mila.

 Pensaci bene, Ron.
Il nome pronunciato port il gelo nel silenzio della sala. E anche Ronald Dermis torn a essere
un bambino.
 Veramente... c' qualcosa...
 E me ne vuoi parlare? 
... No.
 Se non me ne parli, come posso darti l'assoluzione? 
... Non lo so.
 Tu sai quello che  successo a Billy, vero Ron? 
 Dio se l' portato via.
 Non  stato Dio, Ron. Tu sai chi  stato? 
  caduto.  caduto dalla torre.
 Ma tu eri con lui...
... S.
 Chi ha avuto l'idea di andare lass? 
... Qualcuno aveva nascosto i suoi pattini sulla torre.
 Sei stato tu? 
... S.
 E l'hai anche spinto? 

 Ronald, ti prego: rispondi alla domanda.

 Nessuno ti punir se dici come sono andate le cose.  una promessa.
 Lui mi ha detto di farlo.
 Lui chi? Billy? Te l'ha chiesto Billy di spingerlo? 
 No.
 Allora uno degli altri ragazzi? 
 No.
 Allora chi? 

Ron.
S.
 Avanti, rispondimi. Questa persona che dici non esiste, non  vero?  solo frutto della tua
immaginazione...
 No.
 Non c' nessun altro qui. Solo io e i tuoi compagni.
 Lui viene solo per me.
 Ascoltami, Ron: vorrei che dicessi che sei molto pentito per quello che  successo a Billy.
... Sono molto pentito per quello che  successo a Billy.
 Mi auguro che tu sia sincero... In ogni caso, questo rimarr un segreto fra me, te e il
Signore.
 Va bene.
 Non dovrai mai parlarne con nessuno.
 Va bene.
 Io ti assolvo dai tuoi peccati. Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.
 Amen.
17
Stiamo cercando un certo Ronald Dermis, annunci Roche alla nutrita platea di flash e di
microfoni. Dovrebbe avere all'incirca trentasei anni. Capelli castani, occhi marroni, carnagione
chiara.
Mostr ai presenti un'elaborazione grafica ricavata dalla foto in cui posava insieme ai
compagni, che ritraeva un ipotetico Ron adulto. Tenne ben sollevata l'immagine mentre i flash si
scatenavano.
Abbiamo ragione di ritenere che quest'uomo sia coinvolto nel rapimento delle bambine
scomparse. Chiunque lo conosca, possieda notizie o abbia avuto contatti con lui negli ultimi trent'anni,
 pregato di farlo sapere alla polizia. Grazie.
Quell'ultima parola diede il via a un coro di domande e suppliche da parte dei cronisti: Signor
Roche!... Ispettore capo!... Una domanda!...
Roche li ignor, abbandonando la scena da una porta secondaria.
Era stata una mossa inevitabile. Bisognava dare l'allarme.
Alla scoperta fatta da Boris e Mila erano seguite due ore febbrili. La situazione adesso era
chiara.
Padre Rolf aveva registrato la confessione di Ron sul mangianastri di Billy. Poi l'aveva
seppellita insieme a lui, come quando si mette a dimora un seme sapendo che prima o poi porter i suoi
frutti, con la speranza che la verit, un giorno, avrebbe redento tutti. Chi, nonostante l'innocenza dei
suoi anni, aveva commesso quell'abominio. Chi l'aveva subito. E chi si era adoperato per nasconderlo
sotto due metri di terra.
... In ogni caso, questo rimarr un segreto fra me, te e il Signore...
Goran disse: Come faceva Albert a sapere di questa storia? Padre Rolf e Ron erano gli unici a
conoscere il segreto. Perci l'unica possibile spiegazione  che Ron e Albert siano la stessa persona.
Forse anche la scelta di coinvolgere Alexander Bermann doveva essere riletta in quell'ottica. Il
criminologo non ricordava chi avesse detto che il loro serial killer aveva puntato un pedofilo perch
probabilmente era stato abusato da piccolo. Forse era stata Sarah Rosa. Ma Stern aveva scartato subito
quell'ipotesi e Gavila s'era trovato d'accordo con lui. Ora doveva ammettere che forse s'era sbagliato.
Le vittime preferite dai pedofili sono gli orfani e i ragazzi sbandati, perch nessuno pu
difenderli.
Goran ce l'aveva con se stesso per non esserci arrivato prima. Eppure aveva avuto tutti i pezzi
del puzzle davanti agli occhi sin dall'inizio. Invece si era lasciato sedurre dall'idea che Albert fosse un
sottile stratega.
Il serial killer, con ci che fa, ci sta raccontando una storia: quella del suo conflitto interiore,
ripeteva in continuazione ai suoi studenti.
Perch invece si era fatto fuorviare da un'ipotesi diversa?
Mi ha fregato con l'orgoglio. Ho ritenuto solo che volesse sfidarci. E mi piaceva pensare
d'avere di fronte un avversario che cercava di essere pi furbo di me.
Dopo aver assistito in TV alla conferenza stampa di Roche, il criminologo aveva riunito di
nuovo la squadra nel locale lavanderia dell'istituto, dove era stata ritrovata Anneke. Gli sembrava il
posto pi adatto per far ripartire l'indagine. Quel breve mea culpa era servito a fugare ogni dubbio sul
fatto che fossero ancora un team e non solo il laboratorio per gli esperimenti del dottor Gavila.
Il cadavere della seconda bambina era stato rimosso da tempo, la vasca di marmo svuotata dalle
lacrime. Rimanevano soltanto le lampade alogene e il ronzio del generatore. Fra poco, sarebbero stati
portati via anche quelli.
Goran aveva richiesto la presenza di padre Timothy. Il prete giunse trafelato e in evidente stato
di agitazione: anche se nulla in quella sala ricordava la scena del crimine, si sentiva lo stesso
tremendamente a disagio.
Padre Rolf non si trova, esord il giovane prete. E penso proprio che...
Padre Rolf  sicuramente morto, lo interruppe bruscamente Goran. Altrimenti dopo i
proclami di Roche si sarebbe gi fatto sentire.
Padre Timothy sembr scosso. Allora cosa posso fare per voi?
Goran prese tempo per scegliere bene le parole. Poi, rivolto a tutti: Potr sembrarvi inusuale,
lo so... Ma vorrei che recitassimo una preghiera.
Rosa non riusc a trattenere lo stupore. Neanche Boris, che scambi subito un'occhiata con lei.
Mila era spiazzata. Non cos Stern, che era molto religioso. Fu lui il primo ad accogliere la proposta di
Goran. Si dispose al centro della sala e tese le braccia ai suoi fianchi per prendere le mani degli altri e
comporre un cerchio. Mila fu la prima ad avvicinarsi. Rosa la segu controvoglia. Boris era il pi
riluttante, ma non riusc a rifiutare l'invito del dottor Gavila. Padre Timothy annu, finalmente sereno,
prima di prendere posto in mezzo a loro.
Goran non sapeva pregare e forse non c'erano nemmeno preghiere adatte a quel momento. Ma
tent lo stesso, in tono accorato.
In questi ultimi tempi ci  capitato di assistere a cose terribili. Ci che  accaduto qui, poi, 
indicibile. Non so se esista un Dio. L'ho sempre desiderato, per. So con certezza che esiste il male.
Perch il male pu essere dimostrato. Il bene, mai. Il male lascia tracce di s, al suo passaggio. Corpi di
bambini innocenti, per esempio. Il bene lo si pu solo testimoniare. Ma questo non basta a noi che
cerchiamo prove concrete... Goran fece una pausa. Se ci fosse un Dio mi piacerebbe chiedergli...
Perch Billy Moore  dovuto morire? Da dove veniva l'odio di Ronald Dermis? Cosa gli 
accaduto in questi anni? Come ha imparato a uccidere? Qual  la ragione che l'ha spinto a preferire il
male? E perch non mette fine a tanto orrore?
Le domande di Goran rimasero sospese nel silenzio che li circondava.
Quando vuole lei, padre... disse l'irreprensibile Stern dopo un po'.
E padre Timothy assunse il controllo di quella piccola assemblea. Congiunse le mani e
cominci a intonare un inno sacro. La sua voce - sicura e bellissima - si appropri dell'eco di quegli
ambienti, iniziando a volteggiare intorno a loro. Mila chiuse gli occhi e si lasci trasportare dalle
parole. Erano in latino, ma il senso sarebbe stato evidente anche al pi sordo degli uomini. Con quel
canto, padre Timothy stava riportando la pace dov'era stato il caos, ripulendo ogni cosa
dall'escremento cattivo del male.
La lettera era indirizzata al Dipartimento di scienze comportamentali. Sarebbe stata classificata
come la missiva di un mitomane se la calligrafia non avesse presentato alcune corrispondenze con
quella di un compito in classe che Ronald Dermis aveva scritto da bambino.
Era stata tracciata su una pagina di quaderno, con una normalissima penna a sfera.
Il mittente non si era preoccupato delle impronte che lasciava sul foglio.
A quanto pareva, Albert non aveva pi bisogno di certi accorgimenti.
Il testo era raccolto al centro del foglio in un'unica frase senza quasi punteggiatura.
per quelli che mi danno la caccia
billy era un bastardo un BASTARDO! e ho fatto bene a ucciderlo lo odiavo ci avrebbe fatto del
male perch avrebbe avuto una famiglia e noi no quello che  stato fatto a me era peggio e NESSUNO
 venuto a salvarmi NESSUNO. sono sempre stato qui davanti ai vostri occhi e non mi vedevate poi 
arrivato LUI. mi capiva LUI. mi ha insegnato siete stati voi a volermi cos non mi vedevate ora mi
vedete? peggio per voi alla fine sar solo colpa vostra io sono ci che sono.
NESSUNO pu impedire tutto questo NESSUNO.
RONALD
Goran se ne port dietro una copia, per studiarla meglio. Quella notte l'avrebbe trascorsa a casa,
insieme a Tommy. Aveva proprio voglia di una serata col figlio.
Erano giorni che non lo vedeva.
Varc la soglia dell'appartamento e lo sent immediatamente arrivare.
Come  andata, pap?
Goran lo prese al volo, tirandolo su in un abbraccio festoso.
Non mi posso lamentare. E tu?
Io sto bene.
Erano le tre parole magiche. Suo figlio aveva imparato a usarle quando erano rimasti solo loro
due. Come a dire che Goran non aveva motivo di preoccuparsi, perch lui stava bene. La mamma
non gli mancava. Stava imparando a non farsela mancare.
Quello, per, era anche il limite. Con quelle tre parole si chiudeva l'argomento.
Tutto veniva pacificato. "Ecco, abbiamo ricordato quanto ci fa male stare senza di lei.
Ora possiamo andare avanti."
E avveniva proprio cos.
Goran aveva portato una busta che Tommy esplor, impaziente.
Uau! Cibo cinese!
Ho pensato che ti avrebbe fatto piacere variare un po' dal menu della signora Runa.
Tommy fece una faccia disgustata: Odio le sue polpette! Ci mette troppa menta: sanno di
dentifricio!
Goran rise: in effetti, non aveva torto.
Su, vai a lavarti le mani...
Tommy corse in bagno. Al ritorno si mise ad apparecchiare. Goran aveva spostato gran parte
degli oggetti della cucina dai ripiani superiori a quelli che erano alla sua altezza: voleva farlo sentire
partecipe del loro nuovo mnage familiare. Fare le cose insieme significava che ora dovevano
occuparsi l'uno dell'altro e, perci, nessuno dei due poteva mollare. Nessuno dei due aveva il diritto
di abbandonarsi alla tristezza.
Tommy prese un piatto di portata dove sistem i wanton fritti e la salsa agrodolce, mentre suo
padre versava il riso alla cantonese in due ciotole. Avevano anche le bacchette e, in sostituzione del
gelato fritto. Goran aveva comprato un barattolo di variegato alla vaniglia.
Consumarono la cena raccontandosi la giornata. Tommy gli rifer come procedeva
l'organizzazione del campeggio estivo agli scout. Lui gli domand della scuola e scopr, con orgoglio,
che suo figlio aveva preso un ottimo in ginnastica.
Io ero una frana in quasi tutti gli sport, ammise Goran.
E in quale eri bravo, invece?
Negli scacchi.
Ma gli scacchi non sono uno sport!
Come no: partecipano anche alle Olimpiadi!
Tommy non sembrava del tutto persuaso. Ma aveva imparato che il padre non diceva mai bugie.
Era stata una dura lezione, in realt. Perch la prima volta che gli aveva chiesto della mamma, Goran
gli aveva raccontato la verit. Niente giri di parole. Niente giochetti, come diceva Tommy quando
pretendeva la lealt di qualcuno. E il padre l'aveva accontentato subito. Non per vendetta o per punire
sua madre. Le menzogne - o peggio, le mezze verit - avrebbero accresciuto l'ansia del bambino. Si
sarebbe ritrovato a fronteggiare da solo due grandi bugie: quella di sua madre che se n'era andata, e
quella di suo padre che non aveva il coraggio di dirglielo.
Un giorno m'insegnerai a giocare a scacchi?
Certo.
Con quella solenne promessa, Goran lo mise a letto. Poi and a chiudersi nello studio. Riprese
la lettera di Ronald, la lesse per l'ennesima volta. Di tutto il testo, una cosa lo aveva colpito sin
dall'inizio. La frase:  poi  arrivato LUI. mi capiva LUI mi ha insegnato.
Dove la parola LUI era stata volutamente scritta con lettere maiuscole. Gi un'altra volta
Goran aveva sentito quello strano riferimento. Era contenuto nel nastro della confessione di Ronald a
padre Rolf.
Lui viene solo per me.
Era un chiaro esempio di dissociazione della personalit, in cui l' Io negativo appare sempre
separato dall' Io agente. E diventa Lui.
Sono stato IO. Ma era LUI che mi ha detto di farlo.  SUA la colpa di ci che sono.
In quel contesto, tutti gli altri diventavano NESSUNO. Anche questo scritto con lettere
maiuscole.
NESSUNO  venuto a salvarmi. NESSUNO pu impedire tutto questo.
Ron voleva essere salvato. Ma tutti si erano dimenticati di lui e del fatto che, in fondo, era solo
un bambino.
Si era allontanata per comprare qualcosa da mangiare. E dopo un vano peregrinare fra negozi e
tavole calde che avevano chiuso prima per via del maltempo, Mila s'era dovuta accontentare d'una
zuppa precotta acquistata in una drogheria. Pensava di riscaldarla con il microonde che aveva scorto
nella cucina dello Studio. Ma si ricord troppo tardi che non era neanche sicura che funzionasse.
Torn all'appartamento prima che il freddo pungente della sera le paralizzasse i muscoli,
impedendole di camminare. Avrebbe voluto avere l la tuta e le sue scarpe da jogging: erano giorni che
non si muoveva e l'acido lattico le ristagnava fra le giunture rendendole difficili i movimenti.
Mentre si apprestava a salire, vide Sarah Rosa sul marciapiede di fronte, impegnata in
un'animata discussione con un uomo. Lui cercava di calmarla, ma non sembrava riscuotere molto
successo. Mila pens che fosse il marito, e prov una grande comprensione per lui. Prima che l'arpia
potesse accorgersi di lei e avere cos un motivo in pi per odiarla, Mila entr nel palazzo.
Sulle scale incroci Boris e Stern che scendevano.
Dove andate?
Passiamo al Dipartimento per controllare come va la caccia all'uomo, rispose Boris
preparandosi fra le labbra una sigaretta. Vuoi venire?
No, grazie.
Boris not la zuppa. Allora, buon appetito.
Mila continu a salire e lo sent rivolgersi al collega pi anziano. Dovresti ricominciare a
fumare.
Faresti meglio tu a passare a queste...
Mila riconobbe il suono della scatola di mentine di Stern e le scapp un sorriso.
Nello Studio c'era solo lei adesso. Goran avrebbe passato la serata a casa con il figlio. Un po' le
dispiaceva. Si era abituata alla sua presenza e trovava interessante il suo metodo d'indagine. Preghiera
del giorno prima a parte. Se sua madre fosse stata viva e l'avesse vista partecipare a quel rito, non
avrebbe creduto ai suoi occhi.
Il microonde funzionava. La zuppa non era poi tanto male. O forse era la fame che la faceva
sembrare pi buona. Con la scodella e un cucchiaio, Mila si rintan nella foresteria, lieta che fosse
almeno per un po' tutta per lei.
Si sedette a gambe incrociate sulla branda. La ferita sulla coscia sinistra tirava un po', ma stava
guarendo. "Tutto guarisce sempre", pens. Fra un boccone e l'altro, prese una fotocopia della lettera di
Dermis e se la mise davanti. La contempl, continuando a mangiare. Certo che Ronald aveva scelto un
tempismo straordinario per riapparire in quella storia. Ma c'era qualcosa di disarmonico nelle sue
parole.
Mila non aveva avuto il coraggio di parlarne a Goran, perch non pensava di poter offrire dei
consigli. Ma quell'idea l'aveva tormentata per tutto il pomeriggio.
La lettera era stata fornita anche alla stampa. Cosa inusuale. Chiaramente, Gavila aveva deciso
di accarezzare l'ego del loro serial killer. Era come se gli stesse dicendo: Vedi? Ti stiamo prestando
attenzione!, mentre in realt voleva solo distrarlo dalla bambina che teneva prigioniera.
Non so quanto potr resistere all'impulso di ucciderla, si era lasciato scappare qualche ora
prima.
Mila cerc di scacciare quel pensiero e torn a concentrarsi sulla lettera. La infastidiva la forma
scelta da Ronald per quella missiva. Era quello che trovava disarmonico. Non avrebbe saputo dire
perch, ma il testo centrato nel foglio, in una sorta di unica riga senza interruzioni, le impediva di
cogliere appieno il contenuto.
Decise di scomporlo. Appoggi la scodella e si mun di bloc notes e matita.
- per quelli che mi danno la caccia:
- billy era un bastardo. un BASTARDO! e ho fatto bene a ucciderlo. lo odiavo. ci avrebbe fatto
del male. perch avrebbe avuto una famiglia e noi no.
- quello che  stato fatto a me era peggio! e NESSUNO  venuto a salvarmi!
NESSUNO.
- sono sempre stato qui. davanti ai vostri occhi. e non mi vedevate.
- poi  arrivato LUI. mi capiva LUI. mi ha insegnato.
- siete stati voi a volermi cos. non mi vedevate. ora mi vedete? peggio per voi: alla fine sar
solo colpa vostra.
- io sono ci che sono. NESSUNO pu impedire tutto questo. NESSUNO.
- RONALD
Mila rilesse i periodi, uno per volta. Era uno sfogo carico di odio e di rancore. Era diretto a tutti,
senza distinzioni. Perch Billy, nella mente del suo assassino, rappresentava qualcosa di grande, di
totalizzante. Qualcosa che Ron non avrebbe mai potuto avere.
La felicit.
Billy era allegro, nonostante avesse assistito al suicidio dei suoi genitori. Billy sarebbe stato
adottato, nonostante fosse un orfano di serie B. Billy era benvoluto da tutti, nonostante non avesse nulla
da offrire.
Uccidendolo, Ronald avrebbe cancellato per sempre il sorriso dalla faccia ipocrita del mondo.
Ma, pi rileggeva quelle parole, pi Mila si rendeva conto che le frasi che componevano la
lettera somigliavano non tanto a una confessione o una sfida, quanto piuttosto a risposte. Come se
qualcuno stesse interrogando Ronald, e lui non vedesse l'ora di uscire dal silenzio in cui era stato
imprigionato cos a lungo, di liberarsi dal segreto che gli era stato imposto da padre Rolf.
Ma quali erano le domande? E chi gliele stava ponendo?
Mila torn con la mente a quanto Goran aveva detto durante la preghiera. Sul fatto che il bene
non  dimostrabile, mentre del male abbiamo continui esempi sotto gli occhi. Prove. Ronald riteneva di
aver compiuto un atto positivo, necessario, ammazzando il coetaneo. Billy per lui rappresentava il
male. E chi poteva dimostrare che non avesse fatto bene? La sua logica era perfetta. Perch magari
Billy Moore, crescendo, sarebbe diventato un uomo pessimo. Chi poteva dirlo veramente?
Quando era piccola e andava a catechismo, Mila si era sempre posta una domanda.
Crescendo, quell'interrogativo non l'aveva abbandonata.
Perch un Dio che si presume buono permette che i bambini muoiano?
A ben guardare, era proprio questo che contrastava con l'ideale di amore e di giustizia che
permeava i Vangeli.
Per magari quello di morire giovani  il destino che Dio riserva ai suoi figli peggiori. Allora
forse anche i bambini che salvava lei potevano trasformarsi in assassini, o in serial killer.
Probabilmente ci che faceva era sbagliato. Se qualcuno avesse ucciso Adolf Hitler o Jeffrey Dahmer o
Charles Manson quando erano ancora in fasce avrebbe compiuto un atto buono o malvagio? Ma i loro
assassini sarebbero stati puniti e condannati per questo, non certo celebrati come salvatori dell'umanit!
Concluse che il bene e il male spesso si confondono. Che l'uno, a volte,  strumento dell'altro e
viceversa.
"Come si possono confondere anche le parole di una preghiera con quelle deliranti di un
omicida", pens.
Dapprima fu il solito solletico alla base del collo. Come qualcosa che si avvicinava da un posto
recondito dietro di lei. Poi si ripet quell'ultimo pensiero e, in quel momento, si rese conto di conoscere
bene le domande a cui Ronald aveva cercato di rispondere con la sua lettera.
Erano contenute nella preghiera di Goran.
Si sforz di ricordarle, anche se le aveva sentite una sola volta. Fece vari tentativi sul suo bloc
notes. Sbagli l'ordine e dovette ricominciare, ma alla fine erano l, davanti ai suoi occhi. Allora prov
ad abbinarle alle frasi della lettera. Ricomponendo quel dialogo a distanza.
Alla fine, rilesse tutto...
E tutto era evidente fin dalla prima frase.
per quelli che mi danno la caccia.
Quelle parole erano dirette a loro. Per rispondere agli interrogativi che il criminologo aveva
posto al silenzio....
Perch Billy Moore  dovuto morire?
billy era un bastardo. un BASTARDO! e ho fatto bene a ucciderlo. lo odiavo.
ci avrebbe fatto del male. perch avrebbe avuto una famiglia e noi no.
Da dove veniva l'odio di Ronald Dermis?
quello che  stato fatto a me era peggio! e NESSUNO  venuto a salvarmi!
NESSUNO.
Cosa gli  accaduto in questi anni?
sono sempre stato qui. davanti ai vostri occhi. e non mi vedevate.
Come ha imparato a uccidere?
poi  arrivato LUI. mi capiva LUI. mi ha insegnato.
Qual  la ragione che l'ha spinto a preferire il male?
siete stati voi a volermi cos. non mi vedevate. ora mi vedete? peggio per voi: alla fine sar
solo colpa vostra.
E perch non mette fine a tanto orrore?
io sono ci che sono. NESSUNO pu impedire tutto questo. NESSUNO.
Mila non sapeva cosa pensare. Ma forse la risposta alla sua domanda era contenuta in calce alla
missiva.
Un nome.
RONALD
Doveva verificare subito la sua supposizione.
18
Un cielo gonfio sgravava lentamente di neve le sue nubi violacee.
Mila riusc a trovare un taxi solo dopo averlo atteso in strada per oltre quaranta minuti. Quando
apprese dove erano diretti, il tassista protest. Disse che era troppo lontano e, di notte e con quel
tempaccio, non avrebbe mai trovato un altro passeggero per tornare indietro. Solo quando Mila si offr
di pagargli il doppio della corsa, l'uomo si convinse.
Sull'asfalto si erano gi accumulati diversi centimetri di neve, rendendo vano il lavoro degli
spargisale. Si circolava solo con le catene e l'andatura ne risentiva. Nel taxi c'era aria viziata e Mila
not i resti di un kebab con cipolle sul sedile accanto al guidatore. L'odore si mischiava con quello di
un deodorante al pino piazzato proprio su una delle bocche del riscaldamento. Non era certo un bel
modo di accogliere i clienti.
Mentre attraversavano la citt, Mila ebbe modo di riordinare le idee. Era sicura della bont della
sua teoria e, man mano che si avvicinava al luogo dove era diretta, si rafforzava nella sua convinzione.
Pens di chiamare Gavila per una conferma, ma il cellulare era quasi scarico. Cos rimand la
telefonata al momento in cui avrebbe trovato ci che cercava.
Superarono la zona degli svincoli autostradali. Una pattuglia della polizia fermava il traffico al
casello, rimandando indietro le auto.
C' troppa neve,  pericoloso! ripetevano gli agenti ai guidatori.
Alcuni TIR si erano accostati al ciglio della strada, nella speranza di riprendere il viaggio il
mattino dopo.
Il taxi super il presidio immettendosi in un'arteria secondaria. L'orfanotrofio si poteva
raggiungere anche senza passare per l'autostrada. Probabilmente in passato era l'unica via e il tassista,
per fortuna, la conosceva.
Si fece lasciare vicino al cancello. Mila non pens nemmeno di chiedergli di aspettarla,
offrendogli di nuovo del danaro. Era convinta di non essersi sbagliata, e che di l a poco quel posto
sarebbe stato invaso nuovamente dai colleghi.
Non vuole che resti qui finch non ha finito quello che deve fare? domand invece l'uomo
quando si rese conto dello stato d'abbandono di quei luoghi.
No grazie, vada pure.
Il tassista non insistette, fece spallucce e invert la marcia, lasciando nell'aria una breve scia di
kebab con cipolle.
Mila scavalc il cancello e percorse il viale sterrato affondando i piedi nella neve mischiata a
fango. Sapeva che i poliziotti, dietro ordine di Roche, avevano tolto il presidio. Anche il camper
dell'unit mobile era stato portato via. Non c'era pi nulla in quel posto che potesse interessare le
indagini.
"Fino a stanotte", pens lei.
Giunse davanti all'ingresso principale ma il portone, forzato dall'irruzione delle unit speciali,
era chiuso da una nuova serratura. Si volt verso la casa parrocchiale, cercando di capire se padre
Timothy fosse ancora sveglio.
Era arrivata fin l, e non aveva scelta.
Si diresse verso l'abitazione del prete. Buss varie volte, finch una finestra s'illumin al
secondo piano. Padre Timothy si affacci poco dopo.
Chi ?
Padre, sono una poliziotta. Ci siamo gi visti, ricorda?
Il sacerdote cerc di focalizzarla meglio in mezzo alla fitta neve.
S, certo. Cosa vuole a quest'ora? Credevo aveste finito qui...
Lo so, mi scusi, ma avrei bisogno di verificare una cosa nel locale lavanderia. Mi darebbe le
chiavi, per piacere?
Va bene, scendo.
Mila cominciava gi a chiedersi perch gli ci volesse tanto, quando qualche minuto dopo lo
sent sferragliare dietro la porta mentre liberava i chiavistelli. Lo vide apparire avvolto in un cardigan
smagliato e consumato ai gomiti, con la solita espressione mite sul volto.
Ma lei sta tremando.
Non si preoccupi, padre.
Venga dentro ad asciugarsi un attimo mentre le cerco le chiavi. Sa, avete lasciato un bei
disordine voialtri.
Mila lo segu in casa. L'impatto con il calore produsse un immediato effetto di benessere.
Stavo per andarmene a letto.
Mi dispiace.
Non fa niente. La vuole una tazza di t? Io lo bevo sempre prima di addormentarmi, mi
rilassa.
No, grazie. Vorrei tornare indietro prima possibile.
Lo beva, le far bene.  gi pronto, deve solo versarselo. Nel frattempo, io le prendo le
chiavi.
Usc dalla stanza e lei si diresse verso il cucinino che le aveva indicato il sacerdote.
In effetti, la teiera era sul tavolo. Il profumo si spandeva col vapore e Mila non riusc a resistere.
Se ne vers una tazza e zuccher abbondantemente il contenuto. Le torn alla memoria lo squallido t
freddo che Feldher aveva provato a rifilare a lei e a Boris nella sua casa alla discarica. Chiss dove
prendeva l'acqua per farlo.
Padre Timothy fece ritorno con un grosso mazzo di chiavi. Stava ancora selezionando quella
giusta.
Va meglio adesso, vero? sorrise il prete, soddisfatto per aver insistito.
Mila ricambi il sorriso: S, va meglio.
Ecco: dovrebbe essere questa quella che apre il portone principale... Vuole che venga con lei?
No, grazie, e vide subito che il sacerdote si rilassava. Per dovrebbe farmi lo stesso un
favore...
Mi dica.
Gli porse un biglietto. Se fra un'ora non sono di ritorno, chiami questo numero e chieda
aiuto.
Padre Timothy sbianc. Credevo che non ci fossero pi pericoli.
 solo una precauzione. In realt non penso che mi accadr nulla.  solo che non so bene come
muovermi nell'edificio: potrei anche avere un incidente... E poi l dentro non c' luce.
Appena disse l'ultima frase, si rese conto di non aver considerato quel particolare.
Come pensava di fare? Non c'era corrente elettrica e il generatore usato per le lampade alogene
era stato sicuramente smontato e portato via insieme al resto dell'attrezzatura.
Accidenti! le scapp di dire. Non ha per caso una torcia elettrica?
Mi spiace, agente... Ma se ha un cellulare con s, potrebbe servirsi della luce del display.
Non ci aveva pensato.
Grazie per la dritta.
Non c' di che.
Subito dopo, Mila usc nuovamente nella notte fredda, mentre il prete alle sue spalle richiudeva
uno a uno i chiavistelli della porta.
Sal lungo il declivio, raggiungendo nuovamente l'ingresso dell'istituto. Infil la chiave nella
toppa e sent l'eco delle mandate che si perdeva nella sala retrostante.
Spinse e poi richiuse l'enorme portone.
Era dentro.
I colombi radunati sul lucernario salutarono la sua presenza con il loro frenetico battito d'ali. Il
display del cellulare emetteva un debole bagliore verde, che le permetteva di svelare soltanto una
limitata porzione di ci che aveva davanti a s. Un buio denso era in agguato sul confine di quella bolla
di luce, pronto a straripare, e invaderla da un momento all'altro.
Mila cerc di richiamare alla memoria il percorso che conduceva alla lavanderia. E
s'incammin.
Il rumore dei suoi passi violava il silenzio. Il suo alito si condensava nell'aria fredda. Ben presto
si ritrov nelle cucine e riconobbe la sagoma delle grandi caldaie di ferro. Quindi pass nel refettorio,
dove dovette stare attenta a scansare i tavoli di formica. Ne urt uno col fianco, facendo cadere una
delle sedie che gli erano appoggiate sopra. Il rumore, amplificato dall'eco, fu quasi assordante. Mentre
rimetteva a posto, Mila vide l'imboccatura che portava al piano inferiore attraverso l'angusta scala a
chiocciola. S'introdusse nel budello di pietra e scese lentamente i gradini resi scivolosi dall'usura del
tempo.
Raggiunse la lavanderia.
Spost il cellulare per guardarsi intorno. Nella vasca di marmo dov'era stato rinvenuto il corpo
di Anneke qualcuno aveva deposto un fiore. Mila ramment anche la preghiera che avevano recitato
tutti insieme in quella sala.
E cominci a cercare.
Dapprima guard lungo i profili delle pareti, poi percorse con le dita i battiscopa.
Niente. Evitava di domandarsi quanto avrebbe resistito la batteria del cellulare prima di
scaricarsi. Non tanto per la prospettiva di dover tornare indietro al buio, quanto per l'idea che senza
quella pur poca luce ci sarebbe voluto molto pi tempo. Trascorsa un'ora, padre Timothy avrebbe
chiamato aiuto, e lei avrebbe rimediato una magrissima figura. Doveva sbrigarsi.
"Dove sta?", pens. "Lo so che  qui da qualche parte..."
Un suono fortissimo e improvviso le fece schizzare il cuore nel petto. Pass qualche istante
prima che potesse rendersi conto che si trattava solo dello squillo del suo telefono.
Volt il display e lesse: Goran.
S'infil l'auricolare e rispose.
Allo Studio non c' rimasto nessuno? Ho chiamato almeno dieci volte nell'ultima ora.
Boris e Stern sono fuori, ma doveva rimanerci Sarah Rosa.
E tu dove sei?
Mila pens che non era il caso di raccontare una bugia. Anche se non era ancora del tutto sicura
della sua supposizione, decise di informarlo.
Penso che Ronald ci stesse ascoltando l'altra sera.
E cosa te lo fa pensare?
Ho confrontato la sua lettera con le domande che lei si  posto durante la nostra preghiera.
Sembrano risposte...
 un'ottima deduzione.
Il criminologo non sembrava affatto sorpreso. Forse era gi giunto alla stessa conclusione. Mila
si sent un po' stupida per aver pensato di poterlo stupire.
Ma non hai risposto alla mia domanda: dove sei adesso?
Sto cercando il microfono.
Quale microfono?
Quello piazzato da Ronald nella lavanderia.
Sei all'istituto?
Il tono di Goran adesso era allarmato.
S.
Devi uscire subito da l!
Perch?
Mila, non c' nessun microfono!
Sono sicura invece che...
Goran la interruppe: Ascolta: gli agenti hanno bonificato l'area, l'avrebbero trovato!
In quell'istante si sent davvero stupida. Il criminologo aveva ragione: possibile che fosse stata
cos superficiale da non pensarci? Cosa aveva in testa?
E allora come ha fatto a... Non concluse la frase. Un'immaginaria goccia fredda le scivol a
perpendicolo lungo la schiena.
"Era qui."
La preghiera era solo un trucco per farlo venire allo scoperto!
"Perch non ci ho pensato prima?"
Mila, esci per l'amor d'iddio!
In quel momento si rese conto del rischio che stava correndo. Estrasse la pistola e si avvi a
passo svelto verso l'uscita che era lontana almeno duecento metri da dove si trovava. Una distanza
enorme da coprire con quella presenza nell'istituto.
"Chi?" si domand Mila mentre risaliva la scala a chiocciola fino al refettorio.
Quando avvert le gambe che perdevano forza e le cedevano, cap la risposta.
Il t...
C'erano dei disturbi sulla linea. Sent Goran nell'auricolare che le domandava:
Cosa?
Padre Timothy  Ronald, vero?
Disturbi. Fruscio. Ancora disturbi.
S! Dopo la morte di Billy Moore, padre Rolf mand via tutti dall'istituto prima della vera data
di chiusura. Tranne lui. Lo tenne con s perch temeva la sua natura e sperava di riuscire a mantenerlo
sotto controllo.
Penso che mi abbia drogato.
La voce di Goran era intermittente. ... hai detto? No... apisco...
Credo che... prov a ripetere Mila, ma le parole le si impastarono in bocca.
Cadde in avanti.
L'auricolare le scivol dall'orecchio. Il telefono le sfugg di mano, andandosi a infilare sotto
uno dei tavoli. Il battito del cuore accelerava per la paura, favorendo cos anche la diffusione della
droga nell'organismo. I sensi le si intorpidirono. Per riusciva a sentire ancora Goran che
dall'auricolare distante qualche metro le diceva:
Mila! Mila... ondimi!... uccede?
Chiuse gli occhi, col timore di non poterli riaprire pi. Poi si disse che non sarebbe morta in un
posto come quello.
"Adrenalina... Ho bisogno di adrenalina..."
Sapeva come procurarsela. Teneva ancora ben stretta la pistola nella mano destra.
Se la punt in modo che la canna sfiorasse il deltoide. E spar. Il colpo lacer la pelle della
giacca e strapp la carne riecheggiando potentemente nell'abisso che la circondava. Lanci un urlo per
il bruciore. Ma riprese conoscenza.
Goran grid chiaramente il suo nome: Mila!
Strisci in direzione della luce del display del cellulare. Lo afferr e rispose a Gavila.
Va tutto bene.
Si rialz e riprese a camminare. Lo sforzo necessario per muovere un solo passo era enorme. Le
sembr di trovarsi in uno di quei sogni dove c' uno che t'insegue e tu non ce la fai a correre, perch le
gambe sono pesanti, come se fossero immerse fino alle ginocchia in un liquido denso.
La ferita pulsava, ma non perdeva molto sangue. Aveva saputo prendere bene le misure dello
sparo. Strinse i denti e, passo dopo passo, le sembr che l'uscita fosse sempre pi vicina.
Se sapevate ogni cosa, perch non l'avete arrestato subito quel bastardo? url al cellulare. E
perch io non ne sono stata informata?
La voce del criminologo era di nuovo chiara. Mi spiace, Mila. Volevamo che continuaste a
comportarvi in modo naturale con lui, per non insospettirlo. Lo stiamo monitorando a distanza.
Abbiamo piazzato dei rilevatori nella sua macchina.
Speravamo che potesse condurci alla sesta bambina..,
Ma lui non l'ha fatto...
Perch non  lui Albert, Mila.
Ma  lo stesso pericoloso, vero?
Goran tacque per un istante di troppo. Lo era.
Ho dato l'allarme, stanno venendo da te. Ma ci vorr del tempo: il cordone di sorveglianza ha
un raggio di un paio di chilometri.
"Qualunque cosa facciano, sar troppo tardi", pens Mila. Con quel tempaccio e la droga che
circolava nell'organismo prosciugando le forze, non aveva speranze. E lo sapeva. Avrebbe dovuto dare
retta a quel cavolo di tassista quando aveva cercato di scoraggiarla ad andare fin l! E - maledizione! -
perch non aveva accettato quando si era offerto di aspettarla finch non avesse finito? Le dava fastidio
l'odore di kebab con cipolle che appestava la macchina, ecco perch! E ora eccola l, in trappola. Ci si
era cacciata da sola, forse perch, inconsciamente, una parte di lei lo voleva. La seduceva l'idea di
correre dei rischi. Persino di morire!
"No!" si impose. "Io voglio vivere."
Ronald - alias padre Timothy - non aveva fatto ancora la sua mossa. Ma era certa che non
avrebbe dovuto attendere molto.
Tre brevi suoni in sequenza la richiamarono in s da quel pensiero.
Cazzo, disse mentre la batteria del cellulare l'abbandonava definitivamente.
Il buio si richiuse su di lei come le dita di una mano.
Quante volte si era ritrovata nei casini? In fondo era gi successo. Nella casa del maestro di
musica, per esempio. Ma quante volte si era ritrovata in un casino come quello? La risposta che si diede
fu spiazzante.
"Mai."
Drogata, ferita, senza forze e anche senza cellulare. Per quell'ultima mancanza le venne da
ridere: cosa avrebbe potuto fare col telefono? Magari chiamare qualche vecchio amico. Graciela, per
esempio. E chiederle: Come stai? Sai, io sto per morire!
L'oscurit era la cosa peggiore. Ma doveva considerarla un vantaggio: se lei non poteva vedere
Ronald, anche lui non poteva vederla.
"Si aspetta che io vada verso l'uscita..."
In effetti, aveva solo voglia di lasciarsi alle spalle quel posto. Ma era consapevole di non dover
seguire l'istinto, altrimenti sarebbe morta.
"Devo nascondermi e attendere l'arrivo dei rinforzi."
Stabil che era quella la decisione saggia. Perch il sonno avrebbe potuto coglierla da un
momento all'altro. Aveva ancora la pistola, e questo la rassicurava. Forse anche lui era armato. Ma
Ronald non le sembrava uno bravo con le armi, comunque non bravo quanto lei. Ma aveva interpretato
bene il ruolo del timido e apprensivo padre Timothy. In fondo, consider Mila, poteva nascondere
molte altre abilit.
Si accucci sotto uno dei tavoli dell'enorme refettorio, e rimase in ascolto. L'eco non aiutava:
amplificava suoni inutili, oscuri scricchiolii, ingannevoli e distanti, che non avrebbe saputo interpretare.
Le palpebre si chiudevano, inesorabili.
"Non pu vedermi. Non pu vedermi", si ripeteva incessantemente. "Sa che sono armata: se fa
solo un rumore o usa la torcia per cercarmi,  un uomo morto."
Colori inverosimili cominciarono a balenarle davanti agli occhi.
"Dev'essere la droga..." si disse.
I colori diventavano figure e si animavano solo per lei. Non era possibile che li stesse solo
immaginando. In realt erano lampi improvvisi che si accendevano in vari punti della sala.
"Quel bastardo  qui e sta usando un flash!"
Mila cerc di puntare la pistola. Ma quelle luci accecanti, alterate dall'effetto allucinogeno della
droga, le rendevano impossibile localizzarlo.
Era prigioniera in un enorme caleidoscopio.
Scosse il capo, ma non era pi padrona di s. Poco dopo, sent un fremito diffondersi nei
muscoli delle braccia e delle gambe, come una convulsione che non era in grado di controllare. Per
quanto provasse a scacciarla, l'idea della morte tornava a sedurla con la promessa che, se avesse chiuso
gli occhi, tutto sarebbe finito.
Finito per sempre.
Quanto tempo era passato? Mezz'ora? Dieci minuti? E quanto tempo le rimaneva?
E in quel momento, lo sent.
Era vicino. Molto vicino. A non pi di quattro o cinque metri da lei.
Lo vide!
Dur solo una frazione di secondo. Nella corona luminosa che lo circondava, scorse il sorriso
sinistro che gli grondava dalla faccia.
Mila sapeva che da un momento all'altro l'avrebbe scoperta, e lei non avrebbe avuto pi
l'energia per sparargli. Perci doveva farlo per prima, anche a costo di rivelare la sua posizione.
Prese la mira nel buio, puntando l'arma nella direzione in cui credeva di vederlo riapparire da
un momento all'altro nell'alone del flash. Era un azzardo, ma non aveva alternative.
Stava per premere il grilletto quando Ronald cominci a cantare.
La stessa bellissima voce di quando padre Timothy aveva intonato l'inno di preghiera davanti a
tutta la squadra. Era un controsenso, uno scherzo di natura che un simile dono fosse custodito nel cuore
sordo di un assassino. Da l si liberava, alto e sgomento, quel canto di morte.
Sarebbe stato dolce e toccante. Invece quello che Mila provava era paura. Le gambe le cedettero
definitivamente, cos come i muscoli delle braccia. E lei si lasci scivolare sul pavimento.
Il bagliore di un flash.
Il torpore l'avvolse come una coperta fredda. Sent molto pi nitidamente i passi di Ronald che
si avvicinavano per stanarla.
Ancora un altro lampo.
" finita. Ora mi vedr."
In realt non le importava di come l'avrebbe uccisa. Si abbandon alle lusinghe della morte con
una tranquillit insperata. Il suo ultimo pensiero and alla bambina numero sei.
"Non sapr mai chi eri..."
Un chiarore l'avvolse completamente.
Il calcio della pistola che le veniva sfilato dal palmo. Due mani che l'afferravano.
Si sent sollevare. Prov a dire qualcosa, ma i suoni le rimasero ingorgati nella gola.
Perse i sensi.
Si ridest percependo un'andatura molleggiante: Ronald la portava sulle spalle, e stavano
salendo dei gradini.
Svenne di nuovo.
Un fortissimo odore di ammoniaca la risucchi fuori da quel sonno artificiale.
Ronald le stava agitando una boccetta sotto al naso. Le aveva legato le mani, ma voleva che
fosse vigile.
Un vento gelido la schiaffeggiava. Erano all'aperto. Dove si trovavano? Mila intu che
dovevano essere in alto. Poi si ricord della foto ingrandita dell'istituto che Chang le aveva mostrato
per indicare il punto da cui era precipitato Billy Moore.
"La torre. Siamo sulla torre!"
Ronald si disinteress a lei per un momento. Lo vide dirigersi verso il parapetto e guardare in
basso.
"Vuole gettarmi gi!"
Poi torn indietro e l'afferr per le gambe, trascinandola fino al cornicione. Con le poche forze
rimaste, Mila prov a scalciare, ma senza successo.
Url. Si dimen. Una cieca disperazione le inondava il cuore. Lui le sollev il busto sul
parapetto. Col capo reclinato all'indietro, Mila guard il baratro sotto di s.
E poi, attraverso la cortina di neve, pot scorgere in lontananza i bagliori delle auto della polizia
che si avvicinavano sull'autostrada.
Ronald si accost al suo orecchio. Sent il suo fiato caldo mentre le sussurrava: 
troppo tardi, non faranno in tempo...
Poi inizi a spingerla. Con le mani legate dietro la schiena, lei riusc lo stesso ad afferrare il
bordo scivoloso del cornicione. Si oppose con tutta se stessa, ma non avrebbe resistito a lungo. L'unico
suo alleato era il ghiaccio che copriva il pavimento della torre, facendo slittare il piede con cui Ronald
si puntellava ogni volta che provava ad imprimerle la spinta decisiva. Vide il suo viso deformarsi nello
sforzo, e perdere la calma a causa della sua ostinata resistenza. Poi Ronald cambi tecnica.
Decise di sollevarle le gambe oltre il parapetto. Si piazz proprio di fronte a lei. E, in quel
preciso istante, un disperato istinto di sopravvivenza le fece caricare tutta la forza rimasta sul
ginocchio, che gli piant nel basso ventre.
Ronald indietreggi, ripiegandosi senza fiato, con le mani raccolte in grembo. Mila comprese
che quella era l'unica possibilit che aveva, prima che lui si riprendesse.
Senza energie, l'unica sua alleata era la gravit.
La ferita al deltoide era fuoco vivo, ma Mila non ascolt il dolore. Si raddrizz: adesso il
ghiaccio era contro di lei, ma prese lo stesso la rincorsa, lanciandosi verso di lui. Ronald se la vide
piombare addosso all'improvviso, e perse l'equilibrio. Agit le braccia cercando un appiglio, ma ormai
era gi per met oltre il cornicione.
Quando cap che non ce l'avrebbe fatta, Ronald tese una mano per afferrare Mila e trascinarla
con s nell'abisso che si spalancava sotto di lui. Lei vide le sue dita sfiorare il lembo della sua giacca di
pelle, in un'ultima terribile carezza. Lo guard precipitare al rallentatore, come se i candidi fiocchi ne
attutissero la caduta.
Il buio lo accolse.
19
Un profondissimo buio.
Perfetto diaframma fra il sonno e la veglia. La febbre  aumentata. La sente sulle guance
arrossate, sulle gambe doloranti, nello stomaco che ribolle.
Non sa quando iniziano e quando finiscono le sue giornate. Se sono ore oppure settimane che
 distesa l. Il tempo non esiste nella pancia del mostro che l'ha ingoiata: si dilata e si contrae, come
uno stomaco che digerisce lentamente il suo pasto. E non serve. Qui il tempo non serve a niente.
Perch non  in grado di rispondere alla pi importante fra le domande.
"Quando finir?"
La privazione del tempo  la peggiore fra le sue punizioni. Pi del dolore al braccio sinistro,
che a volte s'irradia verso il collo e le preme le tempie fino a farla stare malissimo. Perch una cosa
ormai per lei  evidente.
Tutto questo  un castigo.
Per lei non sa esattamente per quale peccato dev'essere punita.
"Forse sono stata cattiva con la mamma o col pap, ho fatto i capricci troppo spesso, non
voglio mai bere il latte a tavola, e lo getto via di nascosto quando loro non mi vedono, ho preteso che
mi comprassero un gatto con la promessa che mi sarei sempre occupata di lui, ma dopo aver
conosciuto Houdini ho chiesto un cane e loro si sono molto arrabbiati e hanno detto che non potevamo
abbandonare il gatto, e io ho cercato di farglielo capire che Houdini non mi vuole per niente bene, o
forse  perch non ho preso dei buoni voti a scuola, quest'anno la prima pagella  stata un mezzo
disastro, e devo recuperare in geografia e in disegno, o magari  stato per le tre sigarette che ho
fumato di nascosto sul tetto della palestra insieme a mio cugino, ma io non ho aspirato, no, invece 
per i fermagli a forma di coccinella che ho rubato all'emporio, giuro che l'ho fatto solo quella volta, e
sono molto testarda, soprattutto con mamma che vuole sempre decidere quali vestiti devo indossare, e
non ha capito che sono grande e che le cose che mi compra lei non mi piacciono perch ormai
abbiamo gusti diversi...
Quando  sveglia, continua a pensare a una spiegazione, a cercare un motivo che giustifichi
ci che le sta accadendo. Cos arriva a immaginare le cose pi assurde.
Ma ogni volta che le sembra di aver individuato finalmente una ragione, questa crolla come
un castello di carte perch  troppo grande la sua pena rispetto alla colpa.
Altre volte invece si arrabbia perch la mamma e il pap non sono venuti ancora a prenderla.
"Cosa aspettano a liberarmi? Si sono gi dimenticati di avere una figlia?"
Poi, per, si pente. E ricomincia a chiamarli col pensiero, con la speranza di possedere
qualche potere telepatico.  l'ultima risorsa che le rimane.
Ci sono anche dei momenti in cui si convince di essere morta.
"S, sono morta e mi hanno sepolto qua sotto. In realt non riesco a muovermi perch sono in
una bara. Rester cos per sempre..."
Ma poi provvede il dolore a ricordarle che  viva. Quel dolore che  insieme una condanna e
una liberazione. La strappa al sonno e la riporta alla realt. Come adesso.
Un liquido caldo le scivola dentro al braccio destro. Lo sente.  piacevole. Odora di medicina.
Qualcuno si sta prendendo cura di lei. Non sa se deve esserne contenta oppure no. Perch questo
significa due cose. La prima  che non  sola. La seconda  che non sa se quella che ha accanto  una
presenza buona o cattiva.
Ha imparato ad attenderla. Sa quando si manifester. Ad esempio, ha capito che la stanchezza
che la pervade in ogni momento e il sonno in cui precipita all'improvviso non sono determinati
autonomamente dal suo organismo.  una droga che le intorpidisce i sensi.
 solo quando fa effetto che arriva.
Si siede accanto a lei e la nutre pazientemente con un cucchiaio. Il sapore  dolce, e non c'
bisogno di masticare. Poi le d da bere acqua. Non la tocca mai, non le dice mai niente. Lei invece
vorrebbe parlare, ma le sue labbra si rifiutano di formare le parole e la sua gola di emettere i suoni
necessari. A volte, sente muoversi quella presenza intorno a lei. A volte le sembra che sia l, immobile
a guardarla.
Una nuova fitta. Un grido strozzato che rimbalza sulle pareti della sua prigione. E
la riporta in s.
 allora che se ne accorge.
Nel buio adesso s'incastona una piccola luce, lontana. Un puntino rosso  comparso
all'improvviso a limitare il suo breve orizzonte. Che cos'? Cerca di vederlo meglio, ma non ci riesce.
Poi sente qualcosa sotto la mano destra. Qualcosa che prima non c'era. Un oggetto con una
consistenza ruvida e irregolare. Sembra fatto di squame. Le fa schifo.  rigido.  sicuramente un
animale morto. Vorrebbe gettarlo, ma  attaccato tenacemente al palmo della sua mano. Con le poche
forze di cui dispone, prova a scrollarselo di dosso. Ma scuotendo il polso, inizia anche a risolvere quel
mistero... Non  un animale morto.  rigido perch  fatto di plastica.
Non  attaccato alla sua mano, ma  semplicemente assicurato al suo palmo con del nastro
adesivo. E non  ricoperto di squame, ma di tasti.
 un telecomando.
Improvvisamente tutto le  chiaro. Le basta sollevare un poco il polso e puntare quell'oggetto
verso la lucina rossa, e premere un pulsante a caso. La sequenza di rumori che segue le comunica che
non si  sbagliata. Prima uno stacco. Poi il nastro che si riavvolge velocemente. Il suono familiare del
meccanismo di un videoregistratore. Contemporaneamente, di fronte a lei s'illumina uno schermo.
Per la prima volta, la luce rischiara la stanza.
La circondano alte pareti di roccia scura. E lei  distesa in quello che sembra un letto
d'ospedale, con le maniglie e la spalliera d'acciaio. Accanto a lei c' un cavalletto con una fleboclisi
che termina con un ago nel suo braccio destro. Il sinistro  completamente nascosto da bende molto
strette che le immobilizzano tutto il torace. Su un tavolo ci sono dei vasetti di omogeneizzati. E molte,
moltissime medicine. Al di l del televisore, per, continua a incombere un'oscurit impenetrabile.
Finalmente il nastro nel videoregistratore finisce di riavvolgersi. Si blocca di colpo. E poi
riparte, ma pi lentamente. Il fruscio dell'audio preannuncia l'inizio di un filmato. Poco dopo,
comincia una musichetta allegra e stridente - l'audio  leggermente distorto. Poi lo schermo si riempie
di colori sfocati. Appare un omino con una salopette azzurra e un cappello da cowboy. C' pure un
cavallo con le zampe lunghissime. E l'omino prova a montarlo, ma non ci riesce. I tentativi si ripetono
e si concludono sempre allo stesso modo: con l'omino che ruzzola per terra e il cavallo che ride di lui.
Continua cos per una decina di minuti. Poi il cartone animato finisce senza titoli di coda. La
videocassetta, invece, prosegue sullo statico.
Quando arriva in fondo, il nastro si riavvolge da solo. E ricomincia daccapo. Sempre l'omino
Sempre il cavallo su cui non riuscir mai a salire. Eppure lei continua a guardarlo. Anche se sa gi
come andranno le cose con quell'animale dispettoso.
Lei ci spera.
Perch questa  l'unica cosa che le rimane. La speranza. La capacit di non abbandonarsi del
tutto all'orrore. Forse chi ha scelto quel cartone per lei, aveva un fine opposto. Ma il fatto che l'omino
non voglia arrendersi e resista nonostante i capitomboli e il dolore, le infonde coraggio.
"Forza, risali in sella!"gli dice ogni volta nella sua testa. Prima che il sonno torni
nuovamente a sopraffarla.
Procura di ????????????
Ufficio del Procuratore Generale
J.B. Marin
dic. 11 - c.a.
All'attenzione del Direttore, dr Alphonse Brenger.
c/o Carcere di??????
Distretto Penitenziario n945.
Oggetto: in risposta al Report confidenziale del 12 settembre.
Egregio dr Brenger,
faccio seguito alla Sua richiesta di un supplemento d'indagini sul conto del soggetto detenuto
presso il Suo Penitenziario e fino a ora classificato solo con il numero di matricola RK-357/9. Mi
spiace doverLa informare che l'ulteriore ricerca sull'identit dell'uomo non ha sortito alcun esito.
Convengo con Lei quando afferma che sussista il fondato sospetto che il detenuto RK-357/9
possa aver commesso qualcosa di grave in passato e stia facendo di tutto per tenerci all'oscuro. A
questo punto, l'esame del DNA  l'unico strumento nelle nostre mani per averne conferma o smentita.
Tuttavia, come ben sa, non possiamo costringere il detenuto RK-357/9 a effettuare il test.
Infatti, ci ci esporrebbe a una grave violazione dei suoi diritti in quanto il reato per cui  stato
condannato (non aver voluto fornire le proprie generalit ai pubblici ufficiali) non lo prevede.
Diverso sarebbe se esistessero sostanziali ed univoci indizi che il detenuto RK-357/9 si
fosse macchiato di un grave delitto o se sussistessero seri motivi di pericolosit sociale.
A tutt'oggi, per, lo dobbiamo escludere.
Alla luce di ci, l' unico modo che abbiamo per impadronirci del suo DNA  quello di
prelevarlo direttamente da materiale di provenienza organica, con l'unica condizione che questo sia
stato perso casualmente o lasciato spontaneamente in giro dal soggetto nel corso delle sue normali
attivit quotidiane.
Tenuto conto della smania igienista del detenuto RK-357/9, questo Ufficio autorizza le guardie
carcerarie ad accedere senza preavviso nella sua cella per ispezionarla al fine di reperire il suddetto
materiale organico.
Con la speranza che l'espediente sia adeguato al raggiungimento dello scopo, La saluto
distintamente.
Vice Procuratore
Matthew Sedris
20
Ospedale Militare di R.
16 febbraio.
Che dicano pure ci che vogliono, tu lasciali perdere! Sei una brava poliziotta, chiaro?
Il sergente Morexu aveva tirato fuori tutto il suo spirito gitano per esprimerle solidariet. Non si
era mai rivolto a lei con quel tono accorato. Era quasi paterno.
Eppure Mila sentiva di non meritare quella difesa. La telefonata del superiore l'aveva raggiunta
inaspettatamente non appena si era diffusa la notizia della sua gita notturna all'istituto. Le avrebbero
appioppato la morte di Ronald Dermis, ne era sicura, nonostante fosse stata solo legittima difesa.
Era ricoverata in un ospedale militare. La scelta non era ricaduta su una struttura civile perch
Roche aveva saggiamente pensato di sottrarla alla curiosit della stampa. Perci occupava da sola
un'intera camerata. E quando chiese come mai non ci fosse nessun altro degente, la risposta lapidaria fu
che quel complesso era stato progettato per ospitare i contagiati in un'eventuale attacco batteriologico.
I letti venivano rifatti ogni settimana, le lenzuola lavate e stirate. Nella farmacia, i medicinali
che scadevano venivano prontamente rimpiazzati. E tutto questo spreco di risorse solo per la remota
eventualit che qualcuno decidesse di liberare un virus o un batterio geneticamente modificato che non
avrebbe lasciato comunque superstiti.
"Niente di pi insensato", pens Mila.
La lesione al braccio era stata ricucita con una quarantina di punti da un chirurgo gentile che,
quando l'aveva visitata, non aveva fatto alcun accenno alle altre cicatrici.
Si era limitato a dire: Non poteva capitare in un posto migliore per una ferita d'arma da
fuoco.
Cosa c'entrano virus e batteri con le pallottole? aveva domandato lei, provocatoriamente. Lui
aveva riso.
Poi un altro dottore l'aveva esaminata un paio di volte, misurandole la pressione e prendendole
la temperatura. Gli effetti del potente sonnifero che le aveva somministrato padre Timothy erano
svaniti da soli in poche ore. Un diuretico aveva fatto il resto.
Mila aveva avuto molto tempo per riflettere.
Non poteva fare a meno di pensare alla bambina numero sei. Lei non aveva un intero ospedale a
disposizione. La speranza pi grande era che Albert la mantenesse costantemente sotto sedativi. Gli
specialisti che Roche aveva chiamato a pronunciarsi sulle probabilit di sopravvivenza, nel manifestare
il loro pessimismo, avevano tenuto conto non solo della grave menomazione fisica ma anche dello
shock subito e dello stress a cui era sottoposta.
"Forse non si  nemmeno accorta di non avere pi il braccio", pens Mila. Cosa che accadeva
di frequente a chi aveva subito un'amputazione. Ne aveva sentito parlare riguardo a certi feriti di guerra
che, nonostante abbiano perso un arto, avvertono ancora un residuo di sensibilit in quella parte del
corpo, captano sensazioni di movimento oltre che di dolore e a volte sentono perfino il solletico. I
medici la chiamano percezione dell'arto fantasma.
Quei pensieri la disturbavano profondamente, amplificati dal silenzio opprimente della
camerata. Forse per la prima volta dopo tanti anni, si trov a desiderare di avere compagnia. Prima
della telefonata di Morexu non era venuto nessuno. N Goran, n Boris, n Stern n tanto meno Rosa.
Il che poteva significare una sola cosa: stavano prendendo una decisione sul suo conto, se tenerla o
meno nella squadra. Anche se l'ultima parola sarebbe spettata comunque a Roche.
Era arrabbiata per essere stata cos ingenua. Forse meritava davvero la loro sfiducia. L'unico
pensiero che la consolava era la certezza di Goran che Ronald Dermis non potesse essere Albert.
Altrimenti per la sesta bambina non ci sarebbe stato pi nulla da fare.
Isolata in quel posto, non sapeva niente degli sviluppi dell'indagine. Chiese aggiornamenti
all'infermiera che le serv la colazione e che poco dopo si ripresent con un quotidiano.
Fino alla sesta pagina non si parlava d'altro. Le poche notizie che erano filtrate venivano
riproposte in varie versioni e gonfiate a dismisura. La gente era ingorda di novit. Dopo che l'opinione
pubblica era venuta a sapere dell'esistenza di una sesta bambina, nel paese si era risvegliato il senso di
solidariet, che spingeva ognuno a compiere gesti fino a poco prima impensabili, come organizzare
veglie di preghiera o gruppi di sostegno. Era stata lanciata un'iniziativa: Una candela per ogni
finestra.
Quelle fiammelle avrebbero scandito l'attesa del miracolo e sarebbero state spente solo
quando la sesta bambina fosse tornata a casa. Persone abituate a ignorarsi da una vita, grazie a quella
tragedia stavano provando un nuovo tipo di esperienza: il contatto umano. Non dovevano pi affannarsi
nella ricerca di pretesti per entrare in relazione gli uni con gli altri. Perch era scontato che ora avevano
una cosa in comune: la piet per quella creatura. E questo li aiutava a comunicare. Lo facevano
ovunque. Al supermercato, al bar, sul posto di lavoro, in metropolitana. In tutti i programmi televisivi
non si parlava d'altro.
Ma fra tutte le iniziative, una in particolare aveva creato sensazione, mettendo in imbarazzo
anche gli inquirenti.
La taglia.
Dieci milioni a chiunque avesse fornito notizie utili a salvare la sesta bambina. Una grossa
somma che non aveva mancato di scatenare feroci polemiche. Qualcuno, infatti, sosteneva che avesse
inquinato la spontaneit delle manifestazioni di solidariet. Qualcun altro la riteneva un'idea giusta, che
avrebbe finalmente smosso qualcosa perch, al di l della facciata buonista, imperava ancora
l'egoismo, che poteva essere scalfito solo con la promessa di un profitto.
Cos, senza accorgersene, il paese era tornato a dividersi.
L'iniziativa della taglia si doveva alla Fondazione Rockford. Quando Mila domand
all'infermiera chi si celava dietro quell'ente benefico, la donna sgran gli occhi per lo stupore.
Tutti sanno chi  Joseph B. Rockford.
Quella reazione fece comprendere a Mila quanto, assorbita dalla caccia ai bambini scomparsi, si
fosse tagliata fuori dal mondo reale.
Mi spiace, io no, rispose. E pens quanto fosse assurda una situazione in cui il destino di un
magnate si intrecciava fatalmente con quello di una bambina sconosciuta: due esseri umani che fino a
qualche giorno prima dovevano aver condotto esistenze lontane e diversissime, e che probabilmente
avrebbero continuato in questo modo fino alla fine dei loro giorni se non ci avesse pensato Albert ad
accomunarli.
Si addorment su quei pensieri, e finalmente pot beneficiare di un sonno senza sogni che le
ripul la mente dalle scorie di quei giorni d'orrore. Quando si svegli, ristorata, non era sola. Gavila era
seduto accanto al suo letto.
Mila si tir su, domandandosi da quanto tempo fosse l. Lui la tranquillizz: Ho preferito
aspettare invece di svegliarti. Sembravi cos serena. Ho fatto male?
No, ment lei. Invece era come se l'avesse colta in un momento in cui era del tutto priva di
difese e, prima che lui si accorgesse del suo imbarazzo, si affrett a cambiare argomento: Vogliono
tenermi qui in osservazione. Ma io gliel'ho detto che esco oggi pomeriggio.
Goran guard l'ora: Allora dovrai sbrigarti:  quasi sera.
Mila si stup di aver dormito cos tanto.
Ci sono novit?
Sono di ritorno da una lunga riunione con l'ispettore capo Roche.
"Ecco cos' venuto a fare", pens lei. "Ha voluto comunicarmi di persona che sono fuori." Ma
si sbagliava.
Abbiamo trovato padre Rolf.
Mila ebbe una contrazione allo stomaco, immaginando il peggio.
 morto all'incirca un anno fa, per cause naturali.
Dove l'aveva sepolto?
Da quella domanda, Goran cap che Mila aveva intuito gi tutto.
Dietro la chiesa. C'erano anche altre fosse con carcasse di animali.
Padre Rolf lo teneva a freno.
A quanto pare,  andata proprio in questo modo. Ronald era affetto da un disturbo borderline
della personalit. Era un serial killer in fieri, e il prete l'aveva capito.
L'uccisione di animali  tipica in questi casi. Si inizia sempre cos: quando il soggetto non
riesce a trarne pi appagamento, sposta l'attenzione sui suoi simili. Anche Ronald, presto o tardi,
sarebbe passato a uccidere esseri umani. In fondo quell'esperienza faceva parte del suo bagaglio
emotivo fin da bambino.
L'abbiamo fermato, ora.
Goran scosse il capo, grave. In realt  stato Albert a fermarlo.
Era paradossale, ma era anche la verit.
Ma piuttosto che ammettere una cosa del genere, Roche si farebbe venire un infarto!
Mila pens che con quei discorsi Goran stesse solo cercando di rinviare la notizia della sua
esclusione dal caso, e decise di andare al sodo.
Sono fuori, vero?
Lui sembr stupito. Perch dici questo?
Perch ho fatto una cazzata.
Tutti ne facciamo.
Ho provocato la morte di Ronald Dermis: cos non sapremo mai come ha fatto Albert a
conoscere la sua storia...
Prima di tutto, credo che Ronald avesse messo in conto la propria morte: voleva porre fine al
dubbio che lo angustiava da molti anni. Padre Rolf l'aveva trasformato in un falso prete, convincendolo
che avrebbe potuto vivere come un uomo dedito al prossimo e a Dio. Ma lui non voleva amare il suo
prossimo, bens ucciderlo per il proprio piacere.
E Albert, come faceva a saperlo?
Goran si fece scuro in volto. Dev'essere entrato in contatto con Ronald a un certo punto della
sua vita. Non riesco a pensare a un'altra spiegazione. Ha compreso ci che prima di lui aveva capito
padre Rolf. E c' arrivato perch sono simili, lui e Ronald. In qualche modo si sono trovati, e si sono
anche riconosciuti.
Mila trasse un profondo respiro pensando al destino. Ronald Dermis era stato compreso da due
sole persone in vita sua. Un prete che non aveva trovato una soluzione migliore che nasconderlo al
mondo. E un suo omologo, che probabilmente gli aveva svelato la sua vera natura.
Saresti stata la seconda...
Le parole di Goran la riportarono indietro.
Cosa?
Se non l'avessi fermato, Ronald ti avrebbe ucciso come aveva fatto con Billy Moore tanti anni
fa.
A quel punto estrasse dalla tasca interna del cappotto un plico e glielo pass.
Pensavo che avessi il diritto di vederle...
Mila prese il plico e lo apr. All'interno c'erano le foto che Ronald aveva scattato mentre le
dava la caccia nel refettorio. In un angolo di una di quelle immagini, c'era lei. Accucciata sotto il
tavolo, con gli occhi traboccanti di paura.
Non sono molto fotogenica, prov a sdrammatizzare. Ma Goran si accorse che era scossa.
Stamattina Roche ha decretato il rompete le righe per ventiquattrore... O almeno finch non
spunter il prossimo cadavere.
Non voglio una vacanza, c' da trovare la sesta bambina, protest Mila. Lei non pu
attendere!
Credo che l'ispettore capo lo sappia... Ma sta tentando di giocare un'altra carta, temo.
La taglia, disse subito Mila.
Potrebbe anche portare dei frutti insperati.
E le ricerche sugli albi professionali dei medici? E la teoria che Albert possa essere uno di
quelli radiati?
Una pista debole. Nessuno ci credeva veramente fin dall'inizio. Come non penso che possa
venir fuori qualcosa dall'indagine sui farmaci con cui probabilmente tiene in vita la bambina. Il nostro
uomo pu esserseli procurati in moltissimi modi.  furbo e preparato, non te lo dimenticare.
A quanto pare, molto pi di noi, fu la risposta piccata di Mila.
Goran non si offese. Sono venuto qui a prenderti, non a litigare.
A prendermi? Cos'ha in mente di fare?
Ti porto a cena... E, a proposito, vorrei che cominciassi a darmi del tu.
Una volta lasciato l'ospedale, Mila aveva insistito per passare dallo Studio: voleva lavarsi e
cambiarsi i vestiti. Continuava a ripetersi che se il maglione non fosse stato lacerato dalla pallottola e se
il resto degli abiti non fosse stato sporco del sangue della ferita, si sarebbe tenuta quelli che gi
indossava. In realt quell'imprevisto invito a cena le aveva messo agitazione, e non voleva puzzare di
sudore e di tintura di iodio.
L'accordo tacito col dottor Gavila - anche se ormai doveva abituarsi a chiamarlo per nome - era
che quella non doveva considerarsi affatto un'uscita di piacere e che, dopo cena, lei sarebbe tornata
subito allo Studio per riprendere il lavoro. Per anche se ci le procurava dei sensi di colpa nei
confronti della sesta bambina - non riusciva a non provare un certo compiacimento per l'invito.
Non poteva fare una doccia per via della ferita. Cos si lav a pezzi e con cura, fino a esaurire la
scorta del piccolo boiler.
Indoss un maglione a collo alto, nero. Gli unici jeans di ricambio risultavano
provocatoriamente troppo aderenti dietro, ma non aveva scelta. La giacca di pelle era strappata
all'altezza della spalla sinistra, dove si era sparata con la pistola, perci non poteva utilizzarla. Con sua
grande sorpresa, per, sulla sua branda nella foresteria era adagiato un parka di colore verde militare
con accanto un biglietto: Qui il freddo uccide pi delle pallottole. Bentornata. Il tuo amico, Boris.
Si sent piena d'affetto e riconoscenza. Soprattutto perch Boris si era firmato come amico. Il
che le toglieva ogni dubbio sul fatto che volesse provarci. Sul giubbotto c'era anche una scatola di
mentine: il contributo di Stern a quel gesto d'amicizia.
Erano anni che non indossava un colore diverso dal nero. Il parka verde, per, le donava. Anche
la taglia era giusta. Quando la vide scendere dallo Studio, Goran non sembr accorgersi del suo nuovo
look. Lui che era sempre abbastanza trascurato, probabilmente non faceva nemmeno caso all'aspetto
degli altri.
Andarono a piedi fino al ristorante. Fu una passeggiata piacevole e, grazie al regalo di Boris,
Mila non soffr il freddo.
L'insegna della steakhouse prometteva succose bistecche di angus argentino.
Sedettero a un tavolo per due, accanto alla vetrata. Fuori la neve ricopriva ogni cosa, e un cielo
rossastro e fumoso ne preannunciava dell'altra per quella notte. All'interno del locale la gente
conversava e sorrideva, spensierata. Una musica jazz riscaldava l'atmosfera e faceva da sottofondo alle
chiacchiere innocenti.
Sul menu tutto sembrava buono, e Mila ci mise un po' a decidersi. Alla fine opt per una
bistecca di manzo ben cotta e patate al forno con abbondante rosmarino.
Goran prese un'entrecote e insalata di pomodori. Entrambi ordinarono da bere solo acqua
gasata.
Mila non aveva idea di cosa avrebbero parlato: se di lavoro o delle loro vite. La seconda
opzione, per quanto interessante, la metteva a disagio. Ma prima aveva una curiosit da soddisfare.
Come  andata veramente?
Che intendi?
Roche voleva sbattermi fuori dall'indagine, ma poi ha cambiato idea... Perch?
Goran indugi, ma alla fine si decise.
L'abbiamo messo ai voti.
Ai voti? si stup lei. Allora hanno prevalso i s.
Non c'era un gran margine per i no, veramente.
Ma... Come?
Anche Sarah Rosa ha votato a favore della tua permanenza, disse lui, intuendo il motivo di
quella reazione.
Mila era sbalordita. Addirittura, la mia peggiore nemica!
Non dovresti essere cos dura con lei.
Veramente pensavo fosse il contrario...
 un brutto periodo per Rosa: si sta separando dal marito.
Mila avrebbe voluto dire che li aveva visti litigare la sera prima sotto lo Studio, ma si trattenne
per non sembrare troppo indiscreta.
Mi dispiace.
Quando ci sono di mezzo i figli non  mai facile.
A Mila sembr un riferimento che andava oltre Sarah Rosa, e che forse lo coinvolgeva
direttamente.
La figlia di Rosa, per reazione, ha cominciato a soffrire di disturbi alimentari.
Con il risultato che i suoi genitori continuano a dividere lo stesso tetto, ma ti lascio immaginare
gli effetti di una simile convivenza.
E questo l'autorizza ad avercela con me?
In quanto ultima arrivata, nonch unica altra femmina' del branco, sei il bersaglio pi facile
per lei. Non pu certo sfogarsi con Boris o Stern, gente che conosce da anni...
Mila si vers un po' d'acqua minerale, poi indirizz la sua curiosit sugli altri colleghi.
Vorrei conoscerli abbastanza per sapere come comportarmi con loro, fu la scusa.
Be', a mio parere, con Boris non ci vuole molto:  proprio come appare.
Infatti, ammise Mila.
Potrei dirti che  stato nell'esercito, dov' diventato un professionista di tecniche
d'interrogatorio. L'ho visto all'opera spesso, ma ogni volta mi lascia di stucco. Sa entrare nella testa di
chiunque.
Non credevo fosse cos in gamba.
Lo , invece. Un paio di anni fa arrestarono un tizio perch sospettato di aver ucciso e
occultato i cadaveri della coppia di zii con cui viveva. Dovevi vederlo quel tale: era freddo,
calmissimo. Dopo diciotto ore d'interrogatorio serrato in cui ben cinque agenti s'erano dati il cambio
per tenerlo sotto torchio, non aveva ammesso nulla. Poi arriva Boris, entra nella stanza, resta con lui
venti minuti e quello confessa tutto.
Caspita! E Stern?
Stern  un brav'uomo. Anzi, penso che quest'espressione sia stata coniata apposta per lui. 
sposato da trentasette anni. Ha due figli maschi, gemelli ed entrambi arruolati in marina.
Mi sembra un tipo tranquillo. Mi sono accorta che  anche molto religioso.
Va a messa tutte le domeniche, e canta pure nel coro.
I suoi completi poi sono il massimo secondo me, lo fanno sembrare il protagonista di un
telefilm degli anni Settanta!
Goran rise, era d'accordo. Poi si rifece serio quando aggiunse: La moglie Marie  stata per
cinque anni in dialisi, in attesa di un rene che non arrivava. Due anni fa, Stern le ha donato uno dei
suoi.
Sorpresa e ammirata, Mila non seppe cosa dire.
Goran prosegu: Quell'uomo ha rinunciato a una buona met del tempo che gli restava da
vivere perch lei avesse almeno una speranza.
Dev'essere molto innamorato.
S, credo di s... disse Goran, con una punta di amarezza che non le sfugg.
In quel momento giunsero le ordinazioni. Mangiarono in silenzio, senza che la mancanza di
dialogo pesasse minimamente, come due che si conoscono talmente bene da non aver bisogno di
colmare costantemente i vuoti di parole per non sentirsi in imbarazzo.
Devo dirti una cosa, riprese lei verso la fine.  accaduto quando sono arrivata, la seconda
sera che ho messo piede al motel dove stavo prima di trasferirmi allo Studio.
Ti ascolto...
Potrebbe anche essere una cosa da poco, o forse soltanto una mia sensazione, per... mi 
sembrato che qualcuno mi seguisse mentre attraversavo il piazzale.
Che significa che ti  sembrato?
Che copiava i miei passi.
E perch mai qualcuno avrebbe dovuto seguirti?
 per questo che non ne ho parlato con nessuno. Anche a me sembra assurdo.
Forse me lo sono solo immaginato...
Goran registr quell'informazione e tacque.
Giunti al caff, Mila guard l'orologio.
Vorrei andare in un posto, disse.
A quest'ora?
S.
D'accordo. Allora chiedo il conto.
Mila si offr di fare a met, ma lui fu rigido nel rivendicare il suo dovere di pagare avendola
invitata. Con il suo tipico - e quasi pittoresco - disordine, insieme a banconote, monetine e foglietti di
appunti, trasse dalla tasca dei palloncini colorati.
Sono di mio figlio Tommy.
Oh, non sapevo fossi... finse lei.
No, non lo sono, si affrett a dire lui abbassando lo sguardo. Poi aggiunse: Non pi .
Mila non aveva mai assistito a un funerale notturno. Quello di Ronald Dermis fu il primo. Era
stato deciso cos per ragioni di ordine pubblico. Per lei, l'idea che qualcuno potesse rivalersi su una
salma era lugubre almeno quanto quello stesso evento.
I necrofori erano all'opera intorno alla fossa. Non avevano una ruspa. Il terreno era ghiacciato e
rimuoverlo risultava difficile oltre che faticoso. Erano in quattro e si davano il cambio ogni cinque
minuti, due che scavavano e altri due che illuminavano il sito con le torce. Ogni tanto qualcuno
imprecava per quel freddo maledetto e, per scaldarsi, si passavano una bottiglia di Wild Turkey.
Goran e Mila osservavano in silenzio la scena. La cassa che conteneva le spoglie di Ronald era
ancora sul furgone. Poco pi in l, c'era la lapide che sarebbe stata posta alla fine: nessun nome,
nessuna data, solo un numero progressivo. E una piccola croce.
In quel momento, nella testa di Mila riapparve la scena della caduta di Ronald dalla torre.
Mentre precipitava, sul suo volto lei non aveva scorto alcuna paura, nessuno stupore. Era come se, in
fondo, non gli dispiacesse morire. Forse anche lui, come Alexander Bermann, aveva preferito quella
soluzione. Cedere al desiderio di annullarsi per sempre.
Tutto bene? le chiese Goran, penetrando il suo silenzio.
Mila si volt verso di lui. Tutto bene.
Proprio allora le parve di scorgere qualcuno dietro un albero del cimitero. Guard meglio e
riconobbe Feldher. A quanto pareva, il funerale segreto di Ronald non era poi tanto segreto. Il
manovale indossava un giaccone di lana a scacchi e teneva fra le mani una lattina di birra, come se
stesse brindando per l'ultima volta al vecchio amico d'infanzia, anche se probabilmente non lo
rivedeva da anni. Mila ritenne che fosse una cosa positiva: anche nel luogo in cui si sotterra il male ci
pu essere spazio per la piet.
Se non fosse stato per Feldher, per il suo aiuto involontario, non sarebbero stati l.
Anche a lui andava il merito d'aver fermato quel serial killer in fieri - come l'aveva definito
Goran. Chiss quante potenziali vittime avevano salvato.
Quando incroci il suo sguardo, Feldher accartocci la lattina e si avvi verso il pick-up
parcheggiato poco distante. Sarebbe tornato alla solitudine della sua casa sulla discarica, al t freddo in
bicchieri spaiati, al cane color ruggine, ad attendere che quella stessa morte anonima un giorno si
presentasse anche alla sua porta.
Il motivo che aveva spinto Mila a voler assistere allo sbrigativo funerale di Ronald era legato,
probabilmente, alla frase che Goran le aveva detto in ospedale: Se non l'avessi fermato, Ronald ti
avrebbe ucciso come aveva fatto con Billy Moore tanti anni fa.
E chiss, forse dopo di lei avrebbe continuato.
La gente non lo sa, ma secondo le nostre statistiche ci sono dai sei agli otto serial killer
attualmente attivi nel paese. Nessuno, per, li ha ancora individuati, disse Goran mentre i necrofori
calavano nella buca la cassa di legno.
Mila era scroccata. E come  possibile?
Perch colpiscono a caso, senza uno schema. O perch nessuno  ancora riuscito a ricollegare
fra loro omicidi in apparenza diversissimi. O, infine, perch le vittime non sono meritevoli di
un'indagine approfondita... Capita, per esempio, che una prostituta venga ritrovata in un fosso. Nella
maggior parte dei casi  stato il racket, o il suo protettore, oppure un cliente. Considerando i rischi del
mestiere, dieci prostitute uccise rientrano in una media accettabile e non sempre vanno a comporre una
casistica di omicidi seriali.  difficile da accettare, lo so, ma purtroppo  cos.
Una folata di vento sollev mulinelli di neve e polvere. Mila prov un brivido, stringendosi
ancor pi nel parka.
Che senso ha tutto questo? chiese. La domanda, in realt, nascondeva un'invocazione. Non
aveva a che fare con il caso di cui si stavano occupando, n con la professione che si era scelta. Era una
preghiera, un modo per arrendersi all'incapacit di comprendere certe dinamiche del male, ma anche
un'accorata richiesta di salvezza. E lei non si attendeva certo una risposta.
Ma Goran parl. Dio  silenzioso. Il diavolo sussurra...
Nessuno dei due disse pi nulla.
I necrofori cominciarono a coprire la fossa con la terra ghiacciata. Nel cimitero riecheggiavano
solo i colpi di pala. Poi il telefono cellulare di Goran squill. Non fece in tempo a recuperarlo dalla
tasca del cappotto, che attacc a suonare anche quello di Mila.
Non era necessario rispondere per sapere che era stata ritrovata la terza bambina.
21
La famiglia Kobashi - padre, madre e due figli, un maschio di quindici anni e una femmina di
dodici - abitava nel prestigioso complesso di Capo Alto. Sessanta ettari immersi nel verde, con piscina,
maneggio, campo da golf e una club house riservati ai proprietari delle quaranta ville che lo
componevano. Un rifugio dell'alta borghesia, composta per lo pi da medici specialisti, architetti e
avvocati.
Un muro di due metri, sapientemente mascherato da una siepe, separava dal resto del mondo
quel paradiso per soli eletti. C'era un servizio di guardia ventiquattrore su ventiquattro. L'occhio
elettronico di settanta telecamere vigilava sull'intero perimetro e una polizia privata garantiva la
sicurezza dei residenti.
Kobashi era un dentista. Reddito elevato, una Maserati e una Mercedes parcheggiate in garage,
una seconda casa in montagna, una barca a vela e un'invidiabile collezione di vini in cantina. Sua
moglie si occupava dell'educazione dei figli e di arredare la casa con oggetti unici e costosissimi.
Erano ai tropici da tre settimane, sono tornati ieri sera, annunci Stern mentre Goran e Mila
giungevano alla villa. Motivo della vacanza  stata proprio la storia delle ragazzine rapite. La figlia ha
pi o meno quell'et, cos hanno pensato bene di mandare in ferie la servit e cambiare aria per un
po'.
Dove sono adesso?
In albergo. Li piantoniamo per sicurezza. La moglie ha avuto bisogno di un paio di Valium.
Sono a dir poco sconvolti.
Le ultime parole di Stern servirono anche a prepararli a ci che, di l a poco, avrebbero visto.
La casa non era pi una casa. Ora veniva definita nuovo sito dell'indagine. Era stata
interamente recintata da un nastro per tenere alla larga i vicini che si accalcavano per sapere cosa fosse
successo.
Perlomeno la stampa non potr arrivare fin qui, not Goran.
S'incamminarono lungo il prato che separava la villa dalla strada. Il giardino era ben curato e
c'erano delle splendide piante invernali a ornare le aiuole dove, d'estate, la signora Kobashi avrebbe
coltivato personalmente le sue rose da concorso.
Un agente era piazzato sulla porta e lasciava passare solo il personale autorizzato.
C'erano sia Krepp che Chang, con le rispettive squadre all'opera. Poco prima che Goran e Mila
si apprestassero a varcare la soglia, usc l'ispettore capo Roche.
Non potete immaginare... disse con il volto cereo, tenendosi un fazzoletto sulla bocca.
Questa storia sta prendendo una piega sempre pi orrida. Vorrei che fossimo riusciti a impedire questo
scempio... Sono solo bambine, sant'iddio!
Lo sfogo di Roche sembrava autentico.
Come se non bastasse, i residenti si sono gi lamentati della nostra presenza e premono sulle
loro conoscenze politiche per mandarci via al pi presto! Ma vi rendete conto? Ora mi tocca chiamare
un cazzo di senatore per rassicurarlo che faremo in fretta!
Mila percorse con lo sguardo la piccola folla di residenti radunata davanti alla villa. Quello era
il loro eden privato, e li percepivano come invasori.
Ma in un angolo del paradiso si era aperto, inatteso, un varco per l'inferno.
Stern le pass il vasetto con la pasta di canfora da mettere sotto le narici. Mila complet il
rituale di presentazione alla morte indossando copriscarpe di plastica e guanti di lattice. L'agente
davanti alla porta si scost per lasciarli passare.
All'ingresso c'erano ancora le valigie della vacanza e i sacchetti coi souvenir. Il volo che aveva
riportato i Kobashi dal sole dei tropici in quel gelido febbraio era atterrato verso le ventidue. Poi di
corsa fino a casa, a ritrovare le vecchie abitudini e il conforto di un luogo che per per loro non sarebbe
stato pi lo stesso. La servit sarebbe rientrata dalle ferie solo l'indomani, cos erano stati loro i primi a
varcare quella soglia.
L'odore ammorbava l'aria.
 questo che hanno sentito i Kobashi non appena hanno aperto la porta, disse subito Goran.
"Per un istante o due, si saranno chiesti cosa fosse", pens Mila. "Poi hanno acceso la luce..."
Nell'ampio salone, i tecnici della scientifica e lo staff del medico legale si muovevano
coordinando i gesti, come guidati da un misterioso e invisibile coreografo. Il pavimento in marmo
pregiato rifletteva impietosamente la luce delle lampade alogene. L'arredamento alternava pezzi di
design moderno con mobili d'antiquariato. Tre divani di nappa color polvere delimitavano altrettanti
lati di un quadrato davanti a un enorme camino in pietra rosa.
Sul divano centrale era seduto il cadavere della bambina.
Aveva gli occhi aperti - di un azzurro screziato. E li guardava. Quello sguardo fisso era
l'ultima sembianza umana nel volto devastato. I processi deteriorativi erano gi a uno stadio avanzato.
La mancanza del braccio sinistro le conferiva una postura obliqua. Come se dovesse scivolare da un
lato da un momento all'altro. E invece rimaneva seduta.
Indossava un vestitino a fiori blu. Le cuciture e il taglio rivelavano una fattura casalinga, con
ogni probabilit era stato fatto su misura. Mila not anche la trama all'uncinetto delle calze bianche, la
cintura di raso fermata in vita da un bottone di madreperla.
Era vestita come una bambola. Una bambola rotta.
La poliziotta non riusc a fissarla per pi di qualche secondo. Spost lo sguardo verso il basso e
not per la prima volta il tappeto damascato fra i divani. Vi erano raffigurate rose persiane e onde
multicolori. Ebbe come l'impressione che quelle figure si muovessero. Poi guard meglio.
Il tappeto era completamente ricoperto di piccoli insetti, che brulicavano e si ammassavano gli
uni sugli altri.
Mila si port istintivamente una mano alla ferita sul braccio, e strinse. Chiunque intorno a lei
avrebbe pensato che le facesse male. Invece era il contrario.
Come al solito, lei cercava conforto nel dolore.
La fitta fu breve, ma le restitu la forza per essere testimone attenta di quella oscena
rappresentazione. Quando fu sazia dello spasimo, smise di stringere. Sent il dottor Chang che diceva a
Goran: Sono larve di Sarcophaga carnaria. Il loro ciclo biologico  assai rapido se sono al caldo. E
sono molto voraci.
Mila sapeva a cosa si stava riferendo il medico, perch capitava di frequente che i suoi casi di
scomparsa si risolvessero con il rinvenimento di un cadavere. Spesso era necessario non solo procedere
al rito pietoso del riconoscimento, ma anche a quello pi prosaico della datazione dei resti. Alle varie
fasi che seguono la morte partecipano insetti diversi, soprattutto quando le spoglie sono esposte. La
cosiddetta
fauna cadaverica si divide in otto squadre. Ciascuna si manifesta in ognuna delle varie tappe
della modificazione che subisce la sostanza organica dopo il decesso.
Cos, a seconda della specie che  entrata in azione,  possibile risalire al momento della morte.
La Sarcophaga carnaria era una mosca vivipara e doveva far parte della seconda squadra
perch Mila sent il patologo aggiungere che il cadavere doveva trovarsi l da almeno una settimana.
Albert ha avuto tutto il tempo per agire, mentre i proprietari erano fuori.
Ma c' una cosa che proprio non mi spiego... aggiunse Chang. Come ha fatto quel bastardo
a portare qui il corpo con settanta telecamere di sorveglianza e una trentina di guardie private a
controllare l'area ventiquattrore al giorno?
22
Abbiamo avuto un problema di sovraccarico d'energia nell'impianto, aveva detto il
comandante delle guardie private di Capo Alto quando Sarah Rosa gli aveva chiesto di spiegarle il
blackout di tre ore nelle registrazioni delle telecamere avvenuto una settimana prima, quando si
presumeva che Albert avesse portato la bambina nella casa dei Kobashi.
E un fatto del genere non vi ha messo in allarme?
Nossignora...
Capisco, e non aveva aggiunto altro, spostando per lo sguardo sui galloni da capitano che
l'uomo sfoggiava sulla divisa. Un grado finto come la sua funzione, del resto. Le guardie che avrebbero
dovuto garantire l'incolumit dei residenti in realt erano solo body-builder con una divisa. Il loro
unico addestramento era consistito in un corso a pagamento di tre mesi tenuto da poliziotti in pensione
presso la sede della societ che li avrebbe assunti. La loro dotazione constava di un auricolare collegato
a un walkie-talkie e di uno spray al pepe. Perci per Albert non era stato difficile raggirarli. Inoltre
nella barriera perimetrale era stata rinvenuta una breccia di un metro e mezzo, rimasta ben nascosta
dalla siepe che copriva tutto il muro di cinta.
Quel capriccio estetico aveva finito per vanificare l'unica vera misura di sicurezza di Capo
Alto.
Ora si trattava di capire perch Albert avesse scelto proprio quel posto e proprio quella famiglia.
Il timore di trovarsi di fronte a un nuovo Alexander Bermann aveva spinto Roche ad autorizzare
ogni tipo d'indagine, anche la pi invasiva, sul conto di Kobashi e di sua moglie.
Boris era stato incaricato di spremere il dentista.
L'uomo probabilmente non aveva idea del trattamento speciale che gli sarebbe stato riservato
nelle ore successive. Subire l'interrogatorio di un professionista non assomiglia per niente a quanto
accade normalmente nelle stazioni di polizia di mezzo mondo, dove tutto si basa sullo sfiancamento del
sospetto attraverso ore e ore di pressione psicologica e veglia forzata a rispondere sempre alle stesse
domande.
Boris non cercava quasi mai di far cadere in contraddizione le persone che interrogava, perch
sapeva che lo stress spesso produce effetti negativi sulla deposizione, che cos diventa passibile di
attacchi da parte di un bravo avvocato in tribunale. Non gli interessavano neanche le mezze
ammissioni, e nemmeno i tentativi di patteggiamento che i sospetti mettevano in atto quando si
sentivano alle corde.
No. L'agente speciale Klaus Boris cercava di ottenere solo la piena confessione.
Mila lo vide nella cucina dello Studio mentre si preparava a entrare in scena.
Perch di questo, in fondo, si trattava: di una recita in cui le parti spesso s'invertono.
Servendosi della menzogna, Boris avrebbe penetrato le difese di Kobashi.
Aveva le maniche della camicia arrotolate, una bottiglietta d'acqua in una mano e camminava
avanti e indietro per allenare le gambe: a differenza di Kobashi, infatti, Boris non si sarebbe mai
seduto, dominandolo per tutto il tempo con la sua stazza.
Intanto Stern lo aggiornava su quanto aveva rapidamente scoperto sul conto del sospettato.
Il dentista evade parte delle tasse. Ha un conto off-shore in cui fa confluire i proventi in nero
dell'ambulatorio e i premi dei tornei di golf a cui partecipa come semiprofessionista praticamente ogni
fine settimana... La signora Kobashi, invece, preferisce un altro tipo di passatempo: ogni mercoled
pomeriggio s'incontra con un noto avvocato in un hotel del centro. Inutile aggiungere che l'avvocato
gioca a golf tutti i fine settimana col marito...
Quelle informazioni avrebbero costituito il grimaldello dell'interrogatorio. Boris le avrebbe
centellinate, usandole al momento opportuno per far crollare il dentista.
La stanza per gli interrogatori era stata allestita molto tempo prima allo Studio accanto alla
foresteria. Era angusta, quasi soffocante senza finestre e con quell'unico ingresso che Boris avrebbe
chiuso a chiave non appena fosse entrato insieme all'indiziato. Quindi si sarebbe infilato la chiave in
tasca, come faceva sempre: un semplice gesto che avrebbe sancito le posizioni di forza.
La luce al neon era potente e il lampadario emetteva un fastidioso ronzio: anche quel suono
faceva parte degli strumenti di pressione di Boris. Lui ne avrebbe mitigato l'effetto indossando dei
tappi di cotone.
Uno specchio finto separava la stanza da un'altra saletta, con ingresso indipendente, per gli altri
della squadra che avrebbero assistito all'interrogatorio. Era molto importante che l'interrogato fosse
sempre posizionato di profilo rispetto allo specchio e mai di fronte: doveva sentirsi osservato senza
poter ricambiare quello sguardo invisibile.
Sia il tavolo che le pareti erano dipinti di bianco: la monocromia serviva a non offrirgli alcun
punto su cui concentrare l'attenzione per riflettere sulle risposte. La sua sedia aveva una gamba pi
corta, e avrebbe zoppicato tutto il tempo per infastidirlo.
Mila entr nella sala attigua mentre Sarah Rosa preparava il VSA ( Voice Stress Analyzer), un
apparecchio che avrebbe consentito di misurare lo stress dalle variazioni della voce. Microtremori,
associati alle contrazioni muscolari, determinano oscillazioni al minuto a una frequenza tra i 10 e i 12
hertz. Quando una persona mente, la quantit di sangue nelle corde vocali diminuisce a causa della
tensione, facendo ridurre di conseguenza la vibrazione. Un computer avrebbe analizzato le
microvariazioni nelle parole di Kobashi, svelando le sue bugie.
Ma la tecnica pi importante che l'agente speciale Klaus Boris avrebbe usato - e quella in cui
praticamente era un maestro - era l' osservazione del comportamento.
Kobashi venne condotto nella sala degli interrogatori dopo essere stato cortesemente invitato -
ma senza alcun preavviso a fornire dei chiarimenti. Gli agenti che avevano il compito di scortarlo l
dall'hotel in cui risiedeva con la sua famiglia, l'avevano fatto sedere da solo sul sedile posteriore
dell'auto e avevano compiuto un percorso pi ampio per portarlo allo Studio, per accrescere il suo stato
di dubbio e d'incertezza.
Dato che doveva trattarsi solo di un colloquio informale, Kobashi non aveva chiesto l'assistenza
di un avvocato. Temeva che quella richiesta lo esponesse a sospetti di colpevolezza. Era proprio su
questo che puntava Boris.
Nella sala il dentista aveva un'aria provata. Mila lo osserv. Indossava pantaloni di colore
giallo, estivi. Probabilmente facevano parte di uno dei completi da golf che si era portato appresso nella
vacanza ai tropici e che adesso costituivano il suo unico guardaroba. Aveva un maglione fucsia di
cachemire dal cui scollo s'intravedeva una polo bianca.
Gli avevano detto che di l a poco sarebbe arrivato un inquirente per rivolgergli qualche
domanda. Kobashi aveva annuito, mettendo le mani in grembo, in una posizione di difesa.
Boris intanto lo osservava dall'altra parte dello specchio, concedendosi una lunga attesa per
studiarlo bene.
Kobashi not sul tavolo una cartellina con sopra il suo nome. Era stato Boris a piazzarla l. Il
dentista non l'avrebbe mai toccata, cos come non avrebbe mai spostato lo sguardo in direzione dello
specchio sapendo benissimo di essere osservato.
In realt la cartellina era vuota.
Sembra la sala d'attesa di un dentista, no? ironizz Sarah Rosa, fissando il malcapitato dietro
il vetro.
Poi Boris annunci: Bene: si comincia.
Poco dopo varc la soglia della sala degli interrogatori. Salut Kobashi, chiuse a chiave la porta
e si scus per il ritardo. Mise ancora una volta in chiaro che le domande che gli avrebbe posto erano
soltanto delle richieste di chiarimenti, poi prese la cartellina sul tavolo e l'apr fingendo di leggervi
qualcosa.
Dottor Kobashi, lei ha quarantatr anni, giusto?
Esatto.
Da quanto tempo esercita la professione di dentista?
Sono un chirurgo ortodontista, ci tenne a specificare. Comunque sono quindici anni che
esercito.
Boris si prese un po' di tempo per esaminare le sue carte invisibili.
Posso chiederle qual  stato il suo reddito l'anno scorso?
L'uomo ebbe un piccolo sussulto. Boris aveva messo a segno il primo colpo: il riferimento al
reddito sottintendeva un'allusione alle tasse.
Come previsto, il dentista ment spudoratamente sulla sua situazione economica, e Mila non
pot fare a meno di notare quanto fosse stato ingenuo a farlo. Quel colloquio riguardava un omicidio e
le informazioni fiscali che fossero emerse non avrebbero avuto alcuna rilevanza n avrebbero potuto
essere trasmesse all'ufficio delle imposte.
L'uomo ment anche su altri particolari, credendo di poter gestire agevolmente le risposte. E
Boris per un po' lo lasci fare.
Mila conosceva il gioco di Boris. L'aveva visto fare ad alcuni colleghi della vecchia scuola,
anche se l'agente speciale lo praticava a livelli indubbiamente superiori.
Quando un individuo mente deve effettuare un lavorio psicologico per compensare una serie di
tensioni. Per rendere pi credibili le sue risposte  costretto ad attingere a informazioni veritiere, gi
sedimentate nella sua memoria, e a ricorrere a meccanismi di elaborazione logica per amalgamarle alla
menzogna che sta raccontando.
Ci richiede uno sforzo enorme, nonch un impiego notevole dell'immaginazione.
Ogni volta che si racconta una bugia, bisogna ricordarsi di tutti i fatti con cui la si tiene in piedi.
Quando le bugie sono molte, il gioco si fa complesso.  un po' come il giocoliere che al circo tenta di
far ruotare i piatti sui bastoni. Ogni volta che ne aggiunge uno, l'esercizio diviene sempre pi difficile e
lui  costretto a correre da una parte all'altra senza sosta.
E proprio allora che si diventa pi deboli ed esposti.
Qualora Kobashi si fosse servito della propria fantasia, Boris l'avrebbe subito capito.
L'incremento dell'ansia genera microazioni anomale, come incurvare la schiena, stropicciarsi le mani,
massaggiarsi le tempie o i polsi. Spesso queste si accompagnano ad alterazioni fisiologiche, come
aumento della sudorazione, innalzamento della tonalit della voce e movimenti oculari incontrollati.
Ma uno specialista ben addestrato come Boris sapeva anche che questi sono solo indizi di
menzogne, e come tali devono essere trattati. Per giungere alla prova che il soggetto sta mentendo 
necessario portarlo ad ammettere le proprie responsabilit.
Quando Boris ritenne che Kobashi si sentisse abbastanza sicuro di s, pass al contrattacco
insinuando nelle domande elementi che avevano a che fare con Albert e la scomparsa delle sei
bambine.
Due ore dopo, Kobashi era stremato da un fuoco di fila di quesiti sempre pi intimi e insistenti.
Boris aveva stretto il cerchio intorno a lui, riducendo il suo spazio di difesa. Ormai il dentista non
pensava pi di chiamare un avvocato, voleva solo uscire al pi presto di l. Per il modo in cui era
psicologicamente crollato, avrebbe detto qualsiasi cosa pur di riottenere la libert. Forse avrebbe anche
ammesso di essere Albert.
Solo che non sarebbe stata la verit.
Quando Boris se ne rese conto, usc dalla stanza con la scusa di portargli un bicchiere d'acqua e
raggiunse Goran e gli altri nella saletta dietro lo specchio.
Non c'entra niente, disse. E non sa niente.
Goran annu.
Sarah Rosa era da poco tornata con le risultanze delle analisi sui computer e sulle utenze dei
cellulari in dotazione alla famiglia Kobashi, che non avevano offerto alcuno spunto. E non c'erano
elementi d'interesse nemmeno fra le loro amicizie e frequentazioni.
Allora si tratta certamente della casa, concluse il criminologo.
Che l'abitazione dei Kobashi fosse stata teatro - come nel caso dell'orfanotrofio -
di qualcosa di terribile che non era mai venuto alla luce?
Ma anche questa teoria era debole.
La villa  stata costruita per ultima sull'unico lotto del complesso rimasto libero.
L'hanno terminata all'incirca tre mesi fa, e i Kobashi sono stati i primi e i soli proprietari,
disse Stern.
Goran, per, non si dette per vinto: Quella casa nasconde un segreto.
Stern cap al volo e chiese: Da dove cominciamo?
Goran ci pens un attimo, poi ordin: Iniziate scavando in giardino.
Dapprima furono condotti i cani da cadavere, in grado di fiutare resti umani fino a grandi
profondit. Poi fu la volta dei georadar per scandagliare il sottosuolo, ma sugli schermi verdi non
apparve alcunch di sospetto.
Mila osservava gli uomini all'opera e il susseguirsi di quei tentativi: era ancora in attesa che
Chang le fornisse l'identit della bambina ritrovata nella casa attraverso il confronto col DNA dei
genitori delle vittime.
Iniziarono a scavare verso le tre del pomeriggio. Le piccole ruspe rimuovevano la terra del
giardino distruggendo la sapiente architettura di esterni che doveva essere costata fatica e molti soldi.
Ora tutto veniva asportato e accatastato senza riguardo sopra i camion.
Il rumore dei motori diesel disturbava la quiete di Capo Alto. Come se non bastasse, le
vibrazioni prodotte dalle ruspe facevano scattare continuamente l'allarme della Maserati di Kobashi.
Dopo il giardino, le ricerche si spostarono dentro la villa. Venne contattata un'impresa
specializzata per rimuovere le pesanti lastre di marmo del salone. I muri interni vennero auscultati alla
ricerca di vuoti, portati poi alla luce a colpi di piccone.
Anche i mobili subirono una sorte infelice: smontati e sezionati, ormai erano da buttare. Gli
scavi erano proseguiti anche in cantina e nella zona delle fondamenta.
Era stato Roche ad autorizzare quello scempio. Il Dipartimento non poteva permettersi di fallire
un'altra volta, anche a costo di subire una causa milionaria per danni. Ma i Kobashi non avevano
alcuna intenzione di tornare a vivere l. Quanto gli apparteneva era stato irrimediabilmente inquinato
dall'orrore. Avrebbero venduto la propriet a un prezzo inferiore a quello d'acquisto, poich la loro vita
dorata non sarebbe stata pi la stessa col ricordo di quanto era accaduto.
Verso le sei del pomeriggio, il nervosismo degli addetti ai lavori sulla scena del crimine era
palpabile.
Qualcuno vuol far smettere quel maledetto allarme? url Roche indicando la Maserati di
Kobashi.
Non riusciamo a trovare i telecomandi delle auto, gli rispose Boris.
Chiamate il dentista e fateveli dare!  possibile che vi debba dire tutto io?
Stavano girando a vuoto. Invece di unirli, la tensione li metteva uno contro l'altro, frustrandoli
per l'incapacit di venire a capo dell'enigma che Albert aveva ideato per loro.
Perch ha vestito la bambina come una bambola?
L'interrogativo faceva impazzire Goran. Mila non l'aveva mai visto cos. C'era un che di
personale nella sfida che aveva ingaggiato. Qualcosa di cui forse neanche il criminologo si rendeva
conto. E che minava irrimediabilmente la sua capacit di ragionare lucidamente.
Mila si manteneva a distanza, snervata da quell'attesa. Che senso aveva il comportamento di
Albert?
Nei pochi giorni che era stata a stretto contatto con la squadra e con i metodi del dottor Gavila,
aveva imparato molte cose. Ad esempio, che un serial killer  un soggetto che uccide a intervalli di
tempo variabili - da poche ore a mesi e perfino ad anni - con una coazione a ripetere il comportamento,
che non  in grado di fermare.
Per questo nel suo background mancano motivi quali l'ira o la vendetta. Il serial killer agisce
per il ripetersi di una particolare motivazione, che  il solo bisogno o piacere di uccidere.
Ma Albert smentiva nettamente questa definizione.
Aveva rapito le bambine e le aveva uccise subito, l'una dopo l'altra, per poi tenerne in vita solo
una. Perch? Non traeva piacere dall'uccisione in quanto tale, se ne serviva come strumento per attirare
l'attenzione. Ma non su di s. Su altri.
Alexander Bermann, un pedofilo. Ronald Dermis, un suo simile che stava per mettersi
all'opera.
Grazie a lui erano stati entrambi fermati. In fondo, aveva reso un servizio alla societ.
Paradossalmente si poteva dire che il suo male era a fin di bene.
Ma chi era Albert, veramente?
Un uomo qualsiasi - perch di questo si trattava, non di un mostro n di un'ombra -
che in quel preciso istante si muoveva nel mondo come se nulla fosse. Faceva la spesa, girava
per strada, incontrava persone - commesse, passanti, vicini di casa che non immaginavano
minimamente chi fosse in realt.
Camminava fra loro, ed era invisibile.
Oltre quella facciata, poi, c'era la verit. E la verit era fatta di violenza. Con essa i serial killer
sperimentano una sensazione di potere, che risolve almeno temporaneamente il loro senso d'inferiorit.
La violenza perpetrata consente di raggiungere un doppio risultato: ottenere il piacere e sentirsi potenti.
Senza bisogno di avere rapporti con nessuno. Il massimo risultato con il minimo dispendio di ansia
relazionale.
" come se questi individui esistessero solo attraverso la morte degli altri", pens Mila.
A mezzanotte l'allarme dell'auto di Kobashi scandiva ancora il passaggio a vuoto del tempo,
rammentando a tutti inesorabilmente che gli sforzi fatti fino ad allora erano stati pressoch inutili.
Dal sottosuolo non erano emerse novit. La villa era stata praticamente sventrata, ma i muri non
avevano svelato alcun segreto.
Mentre Mila era seduta sul marciapiede davanti alla casa, le si avvicin Boris che teneva fra le
mani un cellulare.
Sto cercando di telefonare ma non c' campo...
Mila controll anche il suo apparecchio. Forse  per questo che Chang non ha ancora chiamato
per darmi l'esito dell'esame del DNA.
Boris indic intorno a s. Be',  consolante sapere che anche ai ricchi manca qualcosa, no?
Sorrise, si rimise in tasca il telefono e si sedette accanto a lei. Mila non l'aveva ancora
ringraziato per il regalo del parka, cos ne approfitt per farlo adesso.
Di niente, rispose lui.
In quel momento notarono che le guardie private di Capo Alto si stavano disponendo intorno
alla villa a formare un cordone di sicurezza.
Che succede?
Sta arrivando la stampa, le annunci Boris. Roche ha deciso di autorizzare le riprese della
villa: pochi minuti per i telegiornali per dimostrare che stiamo facendo tutto il possibile.
Lei guard quei poliziotti fittizi prendere posto: erano ridicoli nelle divise blu e arancione,
confezionate su misura per mettere in evidenza la corporatura muscolosa, con l'espressione dura del
viso e l'auricolare del walkie-talkie che doveva conferire loro un aspetto molto professionale.
"Albert vi ha fregati facendo un buco nel muro e mandando in tilt le vostre telecamere con un
semplice cortocircuito, idioti!" pens.
Dopo tante ore senza risposte, Roche star schiumando...
Quello trova sempre il modo di uscirne bene, non preoccuparti.
Boris prese le cartine e una busta di tabacco e inizi a prepararsi una sigaretta in silenzio. Mila
ebbe la netta sensazione che volesse chiederle qualcosa, ma non in modo diretto. E se fosse rimasta in
silenzio non l'avrebbe aiutato.
Decise di dargli una mano: Come hai passato le ventiquattrore di libert che vi ha concesso
Roche?
Boris fu evasivo. Ho dormito e ho pensato al caso. A volt serve schiarirsi le idee...
Ho saputo che ieri sera sei uscita con Gavila.
"Ecco, finalmente l'ha detto!" Ma Mila si sbagliava a pensare che il riferimento di Boris fosse
motivato dalla gelosia. Eran altre le sue intenzioni e lo cap da quello che le disse dopo.
Credo che lui abbia sofferto molto.
Stava parlando della moglie di Goran. E lo faceva con un tono talmente afflitto da far pensare
che, qualunque cosa fosse accaduta a quella coppia, aveva finito per coinvolgere anche la squadra.
Veramente non so nulla, disse lei. Lui non me ne ha parlato. Solo un accenno al termine
della serata.
Allora forse  meglio che tu lo sappia adesso...
Prima di proseguire, Boris si accese la sigaretta, tir una profonda boccata ed espir il fumo.
Stava cercando le parole.
La moglie del dottor Gavila era una donna magnifica, oltre che bella anche gentile. Non ho
tenuto il conto delle volte che siamo stati tutti quanti a mangiare a casa loro. Faceva parte di noi, era
come se anche lei avesse un ruolo nella squadra.
Quando avevamo un caso difficile per le mani, quelle cene erano l'unico sollievo dopo una
giornata in mezzo al sangue e ai cadaveri. Un rito di riconciliazione con la vita, non so se mi spiego...
E poi che le  successo?
 accaduto un anno e mezzo fa. Senza alcun preavviso, senza un'avvisaglia, se n' andata.
L'ha lasciato?
Non solo Gavila, ma anche Tommy, il loro unico figlio.  un bambino dolcissimo, da allora
vive con il padre.
Mila aveva intuito che sul criminologo gravava la tristezza di una separazione, ma non avrebbe
mai potuto immaginare tanto. "Come fa una madre ad abbandonare un figlio?" si chiese.
Perch  andata via?
Nessuno ci ha mai capito niente. Forse aveva un altro, forse s'era stancata di quella vita, chi
pu saperlo... Non gli ha lasciato nemmeno un biglietto. Ha fatto le valigie e se n' andata. Punto.
Io non avrei resistito senza conoscere il motivo.
La cosa strana  che lui non ci ha mai chiesto di scoprire dove fosse. Il tono di Boris cambi,
si guard intorno prima di proseguire, verificando che Goran non fosse nei paraggi. E c' qualcosa
che Gavila non sa e non deve sapere...
Mila annu, facendogli capire che poteva fidarsi.
Be'... Pochi mesi dopo, io e Stern l'abbiamo rintracciata. Viveva in una localit sulla costa.
Non siamo andati direttamente da lei, ci siamo fatti riconoscere per strada con la speranza che si
avvicinasse per parlarci.
E lei...
 stata sorpresa di vederci. Ma poi ci ha salutati con un gesto, ha abbassato lo sguardo e ha
proseguito.
Segu un silenzio che Mila non fu in grado d'interpretare. Boris gett via il mozzicone,
incurante dell'occhiataccia di una delle guardie private che and subito a raccoglierlo dal prato.
Perch me l'hai raccontato, Boris?
Perch il dottor Gavila  mio amico. E anche tu lo sei, anche se da meno tempo.
Boris doveva aver compreso qualcosa che sia lei che Goran non avevano ancora focalizzato.
Qualcosa che li riguardava. Stava solo cercando di proteggerli entrambi.
Quando la moglie se n' andata, Gavila ha tenuto duro. Doveva farlo, per via del figlio
soprattutto. Con noi non  cambiato nulla. Sembrava sempre lo stesso: preciso, puntuale, efficiente. Ha
cominciato a lasciarsi andare solo nell'abbigliamento. Era una cosa da poco, non ci doveva allarmare.
Ma poi  arrivato il caso Wilson Pickett'...
Come il cantante?
S, lo abbiamo chiamato cos. Era evidente che Boris si era gi pentito di averne accennato.
Cos si limit ad aggiungere:  andata male. Ci sono stati degli errori, e qualcuno ha minacciato di
sciogliere la squadra dando il benservito al dottor Gavila.
 stato Roche a difenderci e a pretendere che rimanessimo ai nostri posti.
Mila stava per domandare cosa fosse successo, sicura che Boris alla fine gliel'avrebbe
raccontato, quando l'allarme della Maserati di Kobashi riprese a suonare.
Cazzo, questo suono ti perfora il cervello!
In quel momento, Mila spost casualmente lo sguardo verso la casa e, in un istante, catalog
una serie d'immagini che colpirono la sua attenzione: sul volto delle guardie private era comparsa la
stessa espressione di fastidio e tutte si erano portate la mano all'auricolare del walkie-talkie, come se ci
fosse stata un'improvvisa e insopportabile interferenza.
Mila guard di nuovo la Maserati. Quindi si sfil dalla tasca il cellulare: continuava a non
esserci campo. Le venne un'idea.
C' un posto dove non abbiamo ancora cercato... disse a Boris.
Che posto?
Mila indic in alto.
Nell'etere.
Meno di mezz'ora dopo, nel freddo della notte, gli esperti della squadra elettronica avevano gi
iniziato a sondare l'area. Ognuno di loro indossava una cuffia e teneva fra le mani una piccola parabola
puntata verso l'alto. Se ne andavano in giro -
lentissimi e silenziosi come fantasmi - cercando di captare eventuali segnali radio o frequenze
sospette, nel caso in cui l'etere nascondesse un qualche messaggio.
Il messaggio, in effetti, c'era.
Era quello che interferiva con l'allarme della Maserati di Kobashi e inibiva il campo dei
cellulari. E che si era inserito nei walkie-talkie delle guardie private sotto forma di fischio
insopportabile.
Quando gli uomini della squadra elettronica lo individuarono, dissero anche che era piuttosto
debole.
Poco dopo, la trasmissione venne trasferita su una ricevente.
Si radunarono intorno all'apparecchio, per ascoltare ci che il buio aveva da dirgli.
Non erano parole, ma suoni.
Erano immersi in un mare di fruscio in cui ogni tanto annegavano, per poi tornare a riemergere.
Per c'era un'armonia in quel susseguirsi di note esatte. Brevi e poi prolungate.
Tre punti, tre linee e ancora tre punti, tradusse Goran a beneficio dei presenti.
Nella lingua del codice radio pi famoso del mondo, quei suoni elementari avevano un
significato univoco.
S.O.S.
Da dove proviene? domand il criminologo.
Il tecnico osserv per un istante lo spettro del segnale che si scomponeva per poi ricomporsi sul
monitor. Poi alz lo sguardo verso la strada e indic: Dalla casa di fronte.
23
L'avevano avuta sempre davanti agli occhi.
La casa di fronte li aveva osservati, muta, per tutto il giorno, nei loro affannosi tentativi di
arrivare alla soluzione dell'enigma. Era l, a pochi metri, e li chiamava, ripetendo la sua singolare e
anacronistica richiesta di soccorso.
La villa a due piani apparteneva a Yvonne Gress. La pittrice, come la definivano i vicini. La
donna vi abitava con i due figli, un maschio di undici anni e una ragazza di sedici. Si erano trasferiti a
Capo Alto dopo il divorzio di Yvonne e lei aveva ripreso a coltivare la passione per l'arte figurativa
abbandonata quand'era ragazza per sposare il giovane e promettente avvocato Gress.
All'inizio, i quadri astratti di Yvonne non avevano raccolto alcun consenso. La galleria in cui
erano stati esposti aveva chiuso la sua personale di pittura senza che fosse stato venduto un solo pezzo.
Yvonne per, convinta del suo talento, non aveva mollato. E quando un'amica le aveva commissionato
un ritratto a olio della sua famiglia da appendere sopra il caminetto, Yvonne aveva scoperto di
possedere un insospettabile tratto naif. In pochissimo tempo era diventata la ritrattista pi ambita da
chi, stanco delle solite fotografie, voleva immortalare la propria stirpe su tela.
Quando il messaggio Morse attir l'attenzione sulla casa di l della strada, una delle guardie
giurate osserv che, in effetti, era parecchio tempo che Yvonne Gress e i suoi ragazzi non si vedevano
in giro.
Le tende alle finestre erano tirate. Impossibile, perci, guardare dentro.
Prima che Roche desse l'ordine di entrare nella villa, Goran prov a far chiamare il numero di
telefono della donna. Poco dopo, nel silenzio generale della strada, si ud uno squillo che proveniva,
flebile ma nitido, dall'interno della casa. Nessuno rispose.
Provarono anche a mettersi in contatto con l'ex marito, nella speranza che almeno i ragazzi
fossero con lui. Quando riuscirono a trovarlo, disse di non sentire i figli da parecchio. Non era strano,
visto che aveva abbandonato la famiglia per una modella ventenne e riteneva sufficiente esercizio del
suo dovere di paternit il puntuale versamento dell'assegno per gli alimenti.
I tecnici piazzarono i sensori termici intorno al perimetro della villa, per rilevare eventuali fonti
di calore negli ambienti.
Se c' qualcosa di vivo in quella casa, lo sapremo presto, disse Roche, che confidava
ciecamente nell'efficacia della tecnologia.
Nel frattempo erano state controllate anche le utenze di luce, gas e acqua. I rispettivi
allacciamenti non erano stati tagliati perch le bollette venivano addebitate in banca, ma i contatori
erano fermi a tre mesi prima: segno che da circa novanta giorni l dentro nessuno aveva acceso una
lampadina.
 pi o meno da quando  stata terminata la villa dei Kobashi e il dentista si  trasferito qui
con la famiglia, fece notare Stern.
Goran chiese: Rosa, voglio che esamini le registrazioni delle telecamere a circuito chiuso: c'
un collegamento fra queste due case e dobbiamo scoprire qual .
Speriamo che non ci siano stati altri blackout dell'impianto, si augur la donna.
Prepariamoci a entrare, annunci Gavila.
Intanto Boris indossava le protezioni in kevlar nell'unit mobile. Voglio andare dentro,
dichiar quando vide apparire Mila sulla soglia del camper. Non me lo possono impedire, voglio
andarci io.
Non sopportava l'idea che Roche potesse chiedere alle squadre speciali di entrare per prime.
Sanno solo fare casino. Nella casa ci sar bisogno di muoversi al buio...
Be', immagino che sappiano cavarsela, comment Mila ma senza intenzione di contraddirlo
pi di tanto.
E sapranno anche salvaguardare le prove? domand lui in tono ironico.
Allora voglio esserci anch'io.
Boris si ferm un istante e alz lo sguardo su di lei, senza dire nulla.
Penso di essermelo meritato, in fondo sono stata io a capire che il messaggio si trovava...
La interruppe lanciandole un secondo giubbetto antiproiettile.
Di l a poco uscirono dal camper per raggiungere Goran e Roche, decisi a far valere le loro
ragioni.
Non se ne parla neanche, li liquid subito l'ispettore capo. Questa  un'operazione per le
forze speciali. Non posso permettermi una simile leggerezza.
Ascolti, ispettore... Boris and a piazzarsi di fronte a Roche, in modo che non potesse
distogliere lo sguardo. Mandi me e Mila in avanscoperta. Gli altri entreranno solo se ce ne sar
realmente bisogno. Roche non voleva cedere. Io sono un ex soldato, sono addestrato per queste cose.
Stern ha vent'anni d'esperienza sul campo e glielo potr confermare, e se non gli avessero tolto un rene
starebbe qui a proporsi con me, e lei lo sa benissimo. Poi c' l'agente Mila Vasquez;  entrata da sola
nella casa di un maniaco che teneva prigionieri un bambino e una ragazza.
Se Boris avesse saputo com'era andata veramente, con lei che stava per rimetterci la pelle
insieme agli ostaggi, non avrebbe sostenuto la sua candidatura in modo tanto accorato, pens Mila con
amarezza.
Insomma, rifletta: c' una bambina viva da qualche parte, ma non lo sar ancora per molto.
Ogni scena del crimine ci svela qualcosa in pi del suo sequestratore. Poi Boris indic la casa di
Yvonne Gress: Se l c' qualcosa che pu avvicinarci ad Albert,  giusto assicurarsi per tempo che
non vada distrutta. E l'unico modo  mandare noi.
Io non credo, agente speciale fu la riposta serafica di Roche.
Boris gli si avvicin di un passo, guardandolo dritto in faccia. Vuole altre complicazioni? 
gi abbastanza difficile cos...
Quella frase poteva apparire come una sibillina minaccia, pens Mila. Era sorpresa che Boris si
rivolgesse al superiore con quel tono. Sembrava una cosa fra loro due soltanto, che escludeva sia lei
che Goran.
Roche guard Gavila per un istante di troppo: gli serviva un consiglio o semplicemente
qualcuno con cui condividere la responsabilit della decisione?
Ma il criminologo non fece alcun calcolo d'opportunit al riguardo, e annu solamente.
Spero che non ce ne pentiremo. L'ispettore capo us intenzionalmente il plurale per
sottolineare la corresponsabilit di Goran.
In quel momento, un tecnico si avvicin con un monitor per le rilevazioni termiche. Signor
Roche, i sensori hanno individuato qualcosa al secondo piano...
Qualcosa di vivo.
E lo sguardo di tutti si mosse di nuovo in direzione della casa.
Il soggetto  sempre al secondo piano, e non si sposta da l, annunci Stern per radio.
Boris scand bene sulle labbra i numeri del conto alla rovescia, prima di girare la maniglia della
porta d'ingresso. La chiave di riserva gliel'aveva fornita il comandante delle guardie private: ce n'era
un esemplare per ogni villa, le tenevano in caso di emergenza.
Mila osserv la concentrazione di Boris. Dietro di loro, gli uomini delle squadre speciali erano
pronti a intervenire. L'agente speciale fu il primo a varcare la soglia, lei lo segu. Avevano le pistole
spianate e, oltre alle protezioni in kevlar, indossavano berretti con auricolare, microfono e una piccola
torcia all'altezza della tempia destra.
Da fuori Stern li guidava per radio, mentre teneva d'occhio su uno schermo i movimenti della
sagoma rilevata dai sensori termici. Quella figura presentava molteplici gradazioni di colore che
stavano a indicare le diverse temperature del corpo, si andava dal blu, al giallo, fino al rosso. Non era
possibile distinguerne la forma.
Per sembrava un corpo disteso a terra.
Poteva trattarsi di un ferito. Ma, prima di accertarsene, Boris e Mila avrebbero dovuto compiere
una perlustrazione accurata, secondo le procedure che prevedevano di mettere prima in sicurezza gli
ambienti.
All'esterno della villa erano stati piazzati due enormi e potenti riflettori che illuminavano
entrambe le facciate. Ma la luce penetrava debolmente all'interno, a causa delle tende tirate. Mila cerc
di abituare gli occhi all'oscurit.
Tutto bene? le domand Boris, sottovoce.
Tutto bene, conferm lei.
Intanto, dove prima c'era il prato dei Kobashi stazionava Goran Gavila, smanioso di una
sigaretta come non lo era da tanto tempo. Era preoccupato. Soprattutto per Mila. Accanto a lui, Sarah
Rosa visionava i filmati delle telecamere a circuito chiuso seduta a una postazione mobile davanti a
quattro monitor. Se c'era davvero un legame fra quelle due case che si fronteggiavano, fra poco
l'avrebbero saputo.
La prima cosa che Mila not nella casa di Yvonne Gress fu il disordine.
Dall'ingresso poteva avere una visuale completa del soggiorno alla sua sinistra e della cucina
alla sua destra. Sul tavolo erano ammassate scatole di cereali aperte, bottiglie di succo d'arancia
semivuote e cartoni di latte rancido. C'erano anche lattine di birra vuote. La dispensa era aperta e parte
del cibo era sparso sul pavimento.
Il tavolo aveva quattro sedie. Ma solo una era stata spostata.
L'acquaio era ingombro di piatti sporchi e pentole con residui incrostati. Mila punt il raggio
della torcia sul frigorifero: sotto una calamita a forma di tartaruga vide la foto di una donna bionda
sulla quarantina, che abbracciava sorridente un ragazzino e una ragazza un po' pi grande.
Nel soggiorno, il tavolo basso davanti a un enorme schermo al plasma era ricoperto di bottiglie
di superalcolici vuote, altre lattine di birra e posacenere che traboccavano di mozziconi. Una poltrona
era stata trascinata al centro della stanza, e si potevano notare segni di scarpe infangate sulla moquette.
Boris attir l'attenzione di Mila e le mostr la piantina della casa, facendole capire che si
sarebbero divisi per poi ritrovarsi alla base della scala che conduceva al piano di sopra. Le indic il
locale dietro la cucina, riservando per s la biblioteca e lo studio.
Stern, sempre tutto a posto al piano di sopra? sussurr Boris per radio.
Non si muove, fu la risposta.
Si fecero un cenno e Mila s'incammin nella direzione che le era stata assegnata.
Ci siamo, disse in quel momento Sarah Rosa all'indirizzo del monitor. Guardi qua...
Goran si sporse sulla sua spalla: secondo la sovrimpressione al margine dello schermo, quelle
immagini risalivano a nove mesi prima. La villa dei Kobashi era solo un cantiere. Nella ripresa
velocizzata, gli operai si aggiravano intorno alla facciata incompiuta come formiche frenetiche.
E guardi ora...
Rosa fece scorrere un po' la registrazione, fino al tramonto, quando tutti lasciarono il cantiere
per andarsene a casa e fare ritorno il giorno dopo. Poi rimise il video a velocit normale.
In quel momento, dal riquadro della porta d'ingresso della casa dei Kobashi si intravide
qualcosa.
Era un'ombra, ferma, come in attesa. E fumava.
La brace intermittente della sigaretta svelava la sua presenza. L'uomo era all'interno della villa
del dentista e stava aspettando che calasse definitivamente la sera. Quando fu abbastanza buio, usc
all'esterno. Si guard intorno, quindi percorse i pochi metri che lo separavano dalla casa di fronte ed
entr senza bussare.
Ascoltatemi...
Mila si trovava nel laboratorio di Yvonne Gress, fra tele ammassate in ogni angolo, cavalletti e
colori sparsi qua e l: quando sent la voce di Goran nell'auricolare si ferm.
Probabilmente abbiamo capito ci che  successo in quella casa.
Mila rimase in attesa del seguito.
Abbiamo a che fare con un parassita.
Mila non capiva, ma Goran chiar la definizione.
Uno degli operai impegnati nella costruzione della villa dei Kobashi si tratteneva tutte le sere
alla chiusura del cantiere per andarsi a introdurre subito dopo nell'abitazione di fronte. Temiamo che
possa aver... il criminologo si concesse una pausa per definire meglio un'idea tanto agghiacciante:
sequestrato la famiglia in casa propria.
L'ospite prende possesso del nido, assumendo i comportamenti dell'altra specie.
Riproducendoli in una grottesca imitazione, si convince di farne parte. Giustifica ogni cosa con
il suo amore infetto. Non accetta di essere respinto come un corpo estraneo.
Ma quando  stanco di quella finzione, si sbarazza dei suoi nuovi familiari, e si cerca un altro
nido da infestare.
Mentre osservava nel laboratorio di Yvonne i segni putridi del suo passaggio, Mila ramment le
larve di Sarcophaga carnaria che banchettavano sul tappeto dei Kobashi.
Poi sent Stern che domandava: Per quanto tempo?
Sei mesi, fu la risposta di Goran.
Mila prov una stretta allo stomaco. Perch per sei mesi Yvonne e i suoi figli erano stati
prigionieri di uno psicopatico che aveva potuto fare di loro ci che voleva. E per di pi in mezzo a
decine di altre case, di altre famiglie, che si erano isolate in quel posto da ricchi credendo di sfuggire
alle brutture del mondo, affidandosi a un assurdo ideale di sicurezza.
Sei mesi. E nessuno si era accorto di nulla.
Il prato era stato tagliato ogni settimana e le rose nelle aiuole avevano continuato a ricevere le
cure amorevoli dei giardinieri del complesso residenziale. Le luci del portico si erano accese tutte le
sere, col timer sincronizzato sull'orario indicato dal regolamento condominiale. I bambini avevano
giocato con le bici o a palla sul viale davanti alla casa, le signore avevano passeggiato chiacchierando
del pi e del meno e scambiandosi ricette di dolci, gli uomini avevano fatto jogging la domenica
mattina e lavato la macchina davanti ai garage.
Sei mesi. E nessuno aveva visto.
Non si erano chiesti il perch di quelle tende tirate anche di giorno. Non avevano notato la posta
che intanto si accumulava nella buca delle lettere. Nessuno aveva fatto caso all'assenza di Yvonne e dei
suoi figli nelle occasioni mondane della club house, come il ballo d'autunno e la tombola del ventitr
dicembre. Gli addobbi natalizi -
uguali per tutto il complesso - erano stati disposti come di consueto dagli addetti intorno e sulla
casa, e poi rimossi dopo le feste. Il telefono aveva squillato, Yvonne e i ragazzi non erano venuti ad
aprire la porta quando qualcuno aveva bussato, eppure nessuno s'era insospettito.
Gli unici parenti della Gress vivevano lontano. Ma nemmeno a loro era sembrato strano quel
silenzio protratto per cos tanto tempo.
In tutto quel lunghissimo periodo, la piccola famiglia aveva invocato, sperato, pregato ogni
giorno per un aiuto o un'attenzione che non erano mai arrivati.
Probabilmente si tratta di un sadico. E quello era il suo gioco, il suo divertimento.
"La sua casa delle bambole", lo corresse mentalmente Mila, ripensando a com'era vestito il
cadavere che Albert aveva lasciato sul divano dei Kobashi.
Pens alle innumerevoli violenze che Yvonne e i suoi figli avevano subito in quel lunghissimo
lasso di tempo. Sei mesi di sevizie. Sei mesi di torture. Sei mesi di agonia. Ma, a ben guardare, era
bastato anche meno perch il mondo intero si dimenticasse di loro.
E anche i tutori della legge non si erano avveduti di nulla, pur stazionando per pi di
ventiquattrore - in stato d'allerta! - proprio davanti alla casa. Anche loro erano in qualche modo
colpevoli, complici. Anche lei.
Ancora una volta, riflett Mila, Albert aveva portato alla luce l'ipocrisia di quella porzione del
genere umano che si sente normale solo perch non. usa uccidere bambine innocenti tranciando loro
un braccio. Ma che  capace di un crimine altrettanto grave: l'indifferenza.
Boris interruppe il flusso dei pensieri di Mila.
Stern, come va al piano di sopra?
La via  sempre libera.
Va bene, allora ci muoviamo.
Si ritrovarono come d'accordo alla base della scala che conduceva al secondo piano, quello
delle camere da letto.
Boris fece cenno a Mila di coprirlo. Da quel momento avrebbero osservato il pi assoluto
silenzio radio per non rivelare la loro posizione. Stern era autorizzato a infrangerlo solo per avvertirli in
caso di spostamento della sagoma vivente.
Iniziarono a salire. Anche la moquette che rivestiva i gradini era coperta di macchie, impronte e
resti di cibo. Sulla parete, lungo le scale, foto di vacanze, compleanni e feste familiari e, in cima,
spiccava un ritratto a olio di Yvonne con i figli. Qualcuno aveva cavato gli occhi nel dipinto, forse
infastidito da quello sguardo insistente.
Quando giunsero sul pianerottolo, Boris si fece da parte per permettere a Mila di affiancarlo.
Poi avanz per primo: diverse porte semichiuse si affacciavano sul corridoio che, in fondo, piegava a
sinistra.
Dietro quell'ultimo angolo si trovava l'unica presenza viva in tutta la casa.
Boris e Mila iniziarono a camminare lentamente in quella direzione. Passando accanto a una
delle porte che era solo accostata, Mila riconobbe il suono cadenzato del messaggio Morse che avevano
rinvenuto nell'etere. Apr piano l'uscio e si trov di fronte alla stanza del ragazzino undicenne. C'erano
poster di pianeti sui muri e libri d'astronomia sugli scaffali. Davanti alla finestra sbarrata era
posizionato un telescopio.
Sulla piccola scrivania c'era un diorama di scienze: la riproduzione in scala di una postazione
telegrafica d'inizio Novecento. Consisteva in una tavoletta di legno con due pile secche connesse,
attraverso degli elettrodi e del filo di rame, a un disco forato che ruotava su un rocchetto a intervalli
regolari - tre punti, tre linee, tre punti.
Il tutto era stato poi collegato con un piccolo cavo a un walkie-talkie a forma di dinosauro. Sul
diorama spiccava una targhetta d'ottone con su scritto 1 PREMIO.
Era da l che proveniva il segnale.
Il ragazzino undicenne aveva trasformato il suo compito in una stazione trasmittente, aggirando
i controlli e le restrizioni dell'uomo che li teneva prigionieri.
Mila spost il fascio della torcia sul letto disfatto. Sotto c'era un secchio di plastica sporco. La
poliziotta not anche segni di sfregamento sui profili della testata.
Proprio dal lato opposto del corridoio c'era la stanza della ragazza sedicenne. Sulla porta, lettere
colorate componevano un nome: Keira. Mila diede un'occhiata veloce dalla soglia. Le lenzuola erano
ammucchiate sul pavimento. Un cassetto dell'armadio, contenente biancheria intima, era rovesciato per
terra. Lo specchio della cassettiera era stato spostato di fronte al letto. Non era difficile immaginare il
perch.
Anche in questo caso, sui montanti c'erano segni di sfregamento.
"Manette", pens Mila. "Di giorno li teneva legati ai loro letti."
Il secchio di plastica sporco stavolta stava in un angolo. Doveva servire per i bisogni corporali.
Un paio di metri pi avanti c'era la camera di Yvonne. Il materasso era lercio, e c'era solo un
lenzuolo. Sulla moquette c'erano macchie di vomito ed erano sparsi degli assorbenti usati. Su una
parete c'era un chiodo che forse prima reggeva un quadro, ma su cui adesso era appesa una cintura di
cuoio in bella vista, a memento di chi comandava e come.
"Era questa la tua stanza dei giochi, bastardo! E magari ogni tanto facevi visita anche alla
ragazzina! E quando ti stancavi di loro, entravi nella cameretta dell'undicenne, anche solo per
picchiarlo..."
La rabbia era l'unico sentimento che le era concesso in questa vita. E Mila ne approfittava,
attingendo avidamente da quel pozzo scuro.
Chiss quante volte Yvonne Gress si era costretta a essere carina con quel mostro solo per
trattenerlo con lei in quella stanza, ed evitare che andasse a sfogarsi dai suoi figli.
Ragazzi, qualcosa si sta muovendo, il tono di Stern era allarmato.
Boris e Mila si voltarono simultaneamente verso l'angolo in cui terminava il corridoio. Non
c'era pi tempo di perlustrare. Puntarono le pistole e le torce in quella precisa direzione, aspettando di
veder spuntare qualcosa da un momento all'altro.
Fermo l! intim Boris.
Viene verso di voi.
Mila spost l'indice sul grilletto e inizi una leggera pressione. Sentiva nelle orecchie il cuore
che pompava, in crescendo.
 dietro l'angolo.
La presenza si fece anticipare da un mugolio sommesso. Affacci il muso peloso, poi li guard.
Era un Terranova. Mila sollev l'arma e vide Boris fare lo stesso.
Tutto bene, disse lui alla radio,  solo un cane.
Aveva il pelo ruvido e appiccicoso, gli occhi arrossati ed era ferito a una zampa.
"Non l'ha ucciso", pens Mila avvicinandosi.
Su, bello, vieni qui...
Ha resistito qui da solo per almeno tre mesi: come ha fatto?  si chiese Boris.
Man mano che Mila avanzava verso di lui, il cane indietreggiava.
Attenta,  spaventato, potrebbe morderti.
Mila non diede ascolto alle raccomandazioni di Boris e continu ad avvicinarsi lentamente al
Terranova. Si manteneva piegata sulle ginocchia, per tranquillizzarlo, e intanto lo chiamava. Avanti
bello, vieni da me.
Quando gli fu abbastanza vicina, vide che portava una targhetta appesa al collare.
Alla luce della torcia lesse il nome.
Terry, vieni da me, coraggio...
Finalmente il cane si fece raggiungere. Mila gli mise una mano davanti al muso, per farsi
annusare.
Boris intanto era impaziente. Ok, finiamo di controllare il piano e poi facciamo entrare gli
altri.
Il cane sollev la zampa verso Mila, come se volesse indicarle qualcosa.
Aspetta...
Cosa?
Mila non rispose, invece si alz e vide che il Terranova era tornato a voltarsi verso l'angolo
buio del corridoio.
Vuole che lo seguiamo.
Gli andarono dietro. Girarono l'angolo e videro che il corridoio terminava dopo qualche metro.
In fondo, a destra, c'era un'ultima stanza.
Boris controll sulla piantina. Affaccia sul retro, ma non so cosa sia.
La porta era chiusa. Davanti a essa erano accantonati degli oggetti. Una trapunta con degli ossi
stampati sopra, una ciotola, una pallina colorata, un guinzaglio e resti di cibo.
Ecco chi ha saccheggiato la dispensa, disse Mila.
Chiss perch ha portato qui la sua roba...
Il Terranova si avvicin alla porta come a confermare che quella ormai era la sua cuccia.
Tu dici che si  sistemato da solo l... Perch?
Come a rispondere alla domanda di Mila, il cane cominci a grattare il legno della porta e a
guaire.
Vuole che entriamo...
Mila prese il guinzaglio e leg il cane a uno dei caloriferi.
Sta buono qui, Terry.
L'animale abbai, come se avesse capito. Scansarono gli oggetti dall'uscio e Mila afferr la
maniglia mentre Boris teneva la porta sotto tiro: i sensori termici non avevano rilevato altre presenze in
casa, ma non si poteva mai sapere. Entrambi, per, erano convinti che dietro quella sottile barriera si
nascondesse il tragico epilogo di ci che era accaduto per tanti mesi.
Mila affond la mano per far scattare la serratura, quindi spinse. La luce delle torce trafisse il
buio. I fasci spaziarono da un lato all'altro.
La stanza era vuota.
Misurava all'incirca venti metri quadri. Il pavimento era senza moquette e le pareti tinte di
bianco. La finestra era chiusa da una tenda pesante. Dal soffitto pendeva una lampadina. Era come se
quella camera non fosse mai stata utilizzata.
Perch ci ha portati qui? domand Mila, pi a se stessa che a Boris. E dove sono Yvonne e i
suoi figli?
Anche se la domanda giusta era: Dove sono finiti i corpi?
Stern.
S?
Fate entrare la scientifica, noi qui abbiamo finito.
Mila torn in corridoio e liber il cane che sfugg al suo controllo, andandosi a infilare nella
stanza. Mila gli corse dietro e lo vide mentre si rintanava in un angolo.
Terry, non puoi stare qui!
Ma il cane non si muoveva. Allora lei gli si avvicin con il guinzaglio fra le mani.
L'animale abbai di nuovo, ma non sembrava minaccioso. Poi prese ad annusare il pavimento
vicino al battiscopa. Mila si pieg accanto a lui, gli spost il muso e punt meglio la sua torcia. Non
c'era niente in quel punto. Ma poi la vide.
Una macchiolina bruna.
Aveva un diametro inferiore a tre millimetri. Si avvicin ulteriormente, vide che era oblunga e
dalla superficie leggermente increspata.
Mila non aveva dubbi su cosa fosse.  qui che  successo, disse.
Boris non cap.
Allora Mila si volt verso di lui:  qui che li ha ammazzati.
In realt ci eravamo accorti di qualcuno che entrava in quella casa... Ma sa, la signora Yvonne
Gress era una donna sola, piacente... Perci capitava che ricevesse visite maschili dal vicinato a
quell'ora tarda.
Il comandante delle guardie giurate fece un cenno d'intesa a cui Goran reag sollevandosi sulle
punte per fissarlo meglio negli occhi.
Non si azzardi mai pi a insinuare cose simili.
Lo disse con un tono neutro, ma che conteneva tutto il senso di quella minaccia.
Quel finto poliziotto avrebbe dovuto giustificare se stesso e i suoi sottoposti per quella grave
inadempienza. Invece stava provando la parte concordata con i legali del complesso di Capo Alto. La
loro strategia consisteva nel far apparire Yvonne Gress come una donna facile solo perch era single e
indipendente.
Goran fece notare che l' essere - perch non era possibile definirlo altrimenti - che per sei mesi
era entrato e uscito dalla sua casa aveva approfittato dello stesso pretesto per fare tutti i suoi comodi.
Il criminologo e Rosa visionarono molti dei filmati relativi a quel lunghissimo periodo di
tempo. Dovettero accelerare la registrazione, ma pi o meno si ripeteva sempre la stessa scena. A volte
l'uomo non si fermava la sera, e Goran immaginava che quelli fossero i momenti migliori per la
famiglia segregata. Ma forse anche i peggiori, visto che non potevano essere slegati dai loro letti, e non
potevano ricevere n cibo n acqua se lui non si occupava di loro.
Essere violentati significava sopravvivere. Perennemente combattuti nella ricerca del male
minore.
In quei filmati si vedeva l'uomo anche di giorno, mentre era al lavoro al cantiere.
Indossava sempre un berretto con visiera, che impediva alle telecamere di registrarne i tratti del
volto.
Stern interrog il proprietario dell'azienda edile che l'aveva assunto come stagionale. Questi
disse che l'uomo si chiamava Lebrinsky, ma il nome risult falso.
Capitava spesso, soprattutto perch nei cantieri erano impiegati stranieri senza permesso di
soggiorno. Per legge il datore di lavoro aveva solo l'obbligo di chiedere loro i documenti, non anche
quello di verificare che fossero autentici.
Alcuni operai che avevano lavorato alla villa dei Kobashi in quel periodo dissero che era un tipo
taciturno, che se ne stava sempre per i fatti suoi. Misero a disposizione i loro ricordi per tracciare un
identikit. Ma le ricostruzioni risultarono troppo differenti l'una dall'altra per poter essere utili.
Quando ebbe finito col capo delle guardie private, Goran raggiunse gli altri all'interno della
villa di Yvonne Gress che, nel frattempo, era divenuta dominio esclusivo di Krepp e dei suoi.
I piercing dell'esperto d'impronte tintinnavano allegri sulla sua faccia, mentre si muoveva in
quegli ambienti come un elfo in un bosco incantato. Perch sembrava proprio questo adesso la casa: la
moquette era stata interamente coperta da teli di plastica trasparente e le lampade alogene spuntavano
qua e l a evidenziare una zona o anche solo un particolare. Uomini in tuta bianca e occhiali protettivi
di plexiglas cospargevano ogni superficie di polveri e reagenti.
Ok, il nostro uomo non  molto furbo, esord Krepp. A parte il casino che ha combinato il
cane, lui ha lasciato in giro ogni genere di rifiuto: lattine, mozziconi di sigaretta, bicchieri usati. C'
tanto di quel DNA da poterlo addirittura donare!
ironizz l'esperto.
Impronte digitali? domand Sarah Rosa.
A bizzeffe! Ma non  mai stato ospite delle patrie galere purtroppo, e non  schedato.
Goran scosse il capo: una simile mole di tracce e non era ancora possibile risalire a un
sospettato. Certamente il parassita era stato molto meno accorto di Albert, che successivamente s'era
premurato di oscurare le telecamere di sicurezza prima di introdursi con il cadavere della bambina nella
casa dei Kobashi. Proprio per questo, c'era una cosa che a Goran non tornava.
Che mi dici dei corpi? Abbiamo visionato i filmati e il parassita non ha mai portato fuori nulla
da questa casa.
Perch non  dalla porta che sono usciti...
S'interrogarono tutti con lo sguardo, cercando di cogliere il senso di quella frase.
Krepp aggiunse: Stiamo controllando gli scarichi, credo che se ne sia sbarazzato cos.
Li aveva fatti a pezzi, concluse Goran. Quel maniaco aveva giocato a fare il dolce maritino e il
paparino adorato. E poi, un giorno, si era stancato di loro, o forse aveva solo terminato il suo lavoro
nella casa di fronte, ed era entrato l per l'ultima volta.
Chiss se Yvonne e i suoi figli avevano avuto sentore che si stava avvicinando la fine.
La stranezza, per, me la sono riservata per ultima... disse Krepp.
Quale stranezza?
La camera vuota al piano di sopra, quella in cui la nostra amica poliziotta ha trovato quella
piccola macchia di sangue.
Mila si sent chiamata in causa da un'occhiata di Krepp. Goran la vide irrigidirsi, sulla
difensiva. L'esperto faceva a molti quell'effetto.
La stanza del secondo piano sar la mia Cappella Sistina', enfatizz lui.
Quella macchia ci fa supporre che l sia avvenuto il massacro. E che dopo lui abbia pulito
tutto, anche se gli  sfuggito quel dettaglio. Ma ha fatto anche di pi: ha addirittura ridipinto le pareti!
E per quale motivo? chiese Boris.
Perch  stupido,  evidente. Dopo aver lasciato un simile casino di prove ed essersi disfatto
dei resti scaricandoli nella fogna, s'era gi aggiudicato il carcere a vita. Allora perch prendersi il
disturbo di affrescare una stanza?
Anche per Goran il motivo risultava ancora oscuro. Come procederai allora?
Togliendo la vernice e guardando cosa c' sotto. Ci vorr un po', ma con le nuove tecniche
posso recuperare tutte le macchie di sangue che quell'idiota ha cercato di occultare in maniera tanto
puerile.
Goran non era convinto. Per adesso abbiamo soltanto il sequestro di persona e l'occultamento
di cadavere. Gli daranno l'ergastolo, ma questo non significa che avremo fatto giustizia. Per far
emergere la verit e addebitargli anche l'accusa di omicidio, abbiamo bisogno di quel sangue.
Lo avrai, dottore.
Per il momento ci che avevano era una descrizione molto sommaria del soggetto da cercare.
La confrontarono con i dati raccolti da Krepp.
Direi che si tratta di un uomo fra i quaranta e cinquant'anni, inizi a elencare Rosa. Di
corporatura robusta e alto all'incirca un metro e settantotto centimetri.
Le impronte di scarpa sulla moquette sono un 43, perci direi che corrisponde.
Fumatore.
Le sigarette se le fa da solo con tabacco e cartine.
Come me, disse Boris. Fa sempre piacere avere qualcosa in comune con tipi del genere.
E direi che gli piacciono i cani, concluse Krepp.
Solo perch ha lasciato in vita il Terranova? gli chiese Mila.
No, mia cara. Abbiamo rinvenuto i peli di un meticcio.
Ma chi ci dice che sia stato l'uomo a portarli in casa?
Erano presenti nella fanghiglia di cui sono composte le impronte di scarpe che ha lasciato sulla
moquette. Ovviamente c'era anche il materiale del cantiere - cemento, mastici, solventi - che ha fatto
da collante per tutto il resto. Compresa quindi la roba che il tizio si portava appresso da casa sua.
Krepp guard Mila con l'aria di chi  stato sfidato in maniera improvvida e alla fine ha prevalso
con la sua astuzia schiacciante. Dopo quella parentesi di gloria, distolse lo sguardo da lei per tornare a
essere il freddo professionista che tutti conoscevano.
E c' un'altra cosa, ma non ho ancora deciso se  degna di nota.
Tu diccela lo stesso... lo incalz Goran, manifestandogli tutto il suo interesse perch sapeva
quanto a Krepp piacesse essere pregato.
In quella fanghiglia sotto le scarpe c'era una grande concentrazione di batteri. Ho chiesto un
parere al mio chimico di fiducia...
Perch un chimico e non un biologo?
Perch ho intuito che si trattava di batteri mangia-rifiuti', esistenti in natura ma impiegati per
usi diversi, come divorare plastica e derivati del petrolio. Poi specific: In realt non mangiano nulla,
producono solo un enzima. Si usano per bonificare le ex discariche.
A quelle parole, Goran not che Mila aveva spostato rapidamente lo sguardo verso Boris, e che
lui aveva fatto lo stesso.
Le ex discariche? Porca puttana... Lo conosciamo.
24
Feldher li stava aspettando.
Il parassita s'era asserragliato nel suo bozzolo, in cima alla collina di rifiuti.
Aveva armi di ogni genere, che accumulava da mesi per prepararsi a quella resa dei conti. Non
aveva fatto molto per nascondersi, in realt. Sapeva bene che prima o poi qualcuno sarebbe venuto a
chiedergli spiegazioni.
Mila arriv con il resto della squadra al seguito delle unit speciali che si piazzarono intorno
alla propriet.
Dall'alto della sua posizione, Feldher poteva controllare le strade che conducevano all'ex
discarica. Inoltre aveva tagliato gli alberi che gli impedivano una perfetta visuale. Ma non cominci a
sparare subito. Aspett che fossero appostati per iniziare il suo tiro a segno.
Centr per primo il suo cane, Koch, il meticcio arrugginito che si aggirava fra i rottami di ferro.
Lo fece secco con un colpo solo, alla testa. Voleva dimostrare a quegli uomini l fuori che faceva sul
serio. Ma forse anche risparmiare all'animale una fine peggiore, pens Mila.
Accucciata dietro a uno dei blindati, la poliziotta osservava la scena. Quanto tempo era
trascorso dal giorno in cui aveva messo piede in quella casa insieme a Boris?
Erano andati l per chiedere a Feldher dell'istituto religioso in cui era cresciuto e lui, invece,
nascondeva un segreto ben peggiore di quello di Ronald Dermis.
Aveva mentito su molte cose.
Quando Boris gli aveva chiesto se era stato in carcere, lui aveva risposto positivamente. Invece
non era vero. Per questo non avevano trovato un riscontro alle impronte lasciate in casa di Yvonne
Gress. Quella bugia, per, gli era servita per avere la certezza che i due agenti che aveva davanti non
sapevano quasi niente di lui.
E Boris non si era accorto di nulla, perch di solito uno non mente per fornire un'immagine
negativa di s.
Feldher l'aveva fatto. Era stato astuto, consider Mila.
Aveva preso le misure, e aveva iniziato a giocare con loro, sicuro che non avessero elementi per
collegarlo alla casa di Yvonne. Se avesse sospettato il contrario, probabilmente non sarebbero usciti
vivi da quella casa.
Mila si era lasciata ulteriormente ingannare dalla sua presenza al funerale notturno di Ronald.
Aveva creduto che quello fosse un gesto di piet, invece Feldher stava controllando la situazione.
Fottuti bastardi, venitemi a prendere!
I colpi sequenziali di un mitragliatore squarciarono l'aria, alcuni andando a impattare
sordamente sui blindati, altri risuonando sui rottami.
Figli di puttana! Non mi avrete vivo!
Nessuno gli rispondeva, nessuno trattava con lui. Mila si guard intorno: non c'era alcun
negoziatore con il megafono pronto a tentare di persuaderlo a lasciare le armi.
Feldher aveva gi firmato la sua condanna a morte. A nessuno degli uomini l fuori interessava
salvargli la vita.
Aspettavano solo una mossa falsa per eliminarlo dalla faccia della terra.
Un paio di cecchini erano gi appostati, pronti a sparare non appena si fosse sporto un po' di
pi. Per il momento, lo lasciavano sfogare. Cos era pi probabile che commettesse un errore.
Lei era mia, bastardi! Mia! Le ho solo dato ci che voleva!
Li stava provocando. E a giudicare dalla tensione dei volti che lo fissavano, il tentativo stava
riscuotendo successo.
Dobbiamo prenderlo vivo, disse Goran a un certo punto. Solo cos potremo scoprire il
collegamento che c' fra lui e Albert.
Non credo che quelli delle unit speciali siano d'accordo con lei, dottore, disse Stern.
Allora dobbiamo parlare con Roche: deve dare l'ordine di convocare un negoziatore.
Feldher non si far prendere: ha gi previsto tutto, compresa la sua fine, gli fece notare Sarah
Rosa. Cercher il colpo di teatro per andarsene alla grande.
Non aveva torto. Gli artificieri giunti sul posto avevano individuato alcune variazioni nel
terreno che circondava la casa. Mine antiuomo, disse uno di loro a Roche quando arriv per unirsi
alla compagnia.
Con tutte le schifezze che ci sono l sotto, potrebbe succedere il finimondo.
Venne consultato un geologo che conferm che la discarica che formava la collina poteva celare
al suo interno sacche di metano generate dalla decomposizione dei rifiuti.
Dovete allontanarvi immediatamente da qui: un incendio potrebbe essere devastante.
Goran insisteva con l'ispettore capo perch si provasse almeno a parlamentare con Feldher. Alla
fine, Roche gli concesse mezzora.
Il criminologo pensava di servirsi del telefono, ma Mila ricordava che la linea era stata staccata
per morosit perch, quando giorni prima lei e Boris avevano provato a mettersi in contatto con
Feldher, aveva risposto una voce registrata. La compagnia telefonica impieg sette minuti per
ripristinare i contatti. Ne restavano soltanto ventitr per convincere l'uomo ad arrendersi. Ma quando il
telefono in casa cominci a squillare, Feldher reag sparandogli addosso.
Goran non si dette per vinto. Si mun di un megafono e si piazz dietro il blindato pi prossimo
alla casa.
Feldher, sono il dottor Goran Gavila!
Vaffanculo! E segu uno sparo.
Mi ascolti invece: io la disprezzo, come la disprezzano tutti quelli che sono qui con me
adesso.
Mila cap che Goran non voleva barare con Feldher facendogli credere cose non vere, perch
non sarebbe servito. Quell'uomo aveva gi deciso il proprio destino. Per questo il criminologo aveva
messo subito le carte in tavola.
Pezzo di merda, non voglio ascoltarti! Un altro sparo, stavolta a pochi centimetri dal punto in
cui si trovava Goran. Anche se era ben protetto, il dottore sobbalz.
Invece lo far, perch le conviene ascoltare quello che ho da dirle!
Che razza di offerta gli poteva fare al punto in cui erano? Mila smarr il senso della strategia di
Goran.
Lei ci serve, Feldher, perch probabilmente conosce l'uomo che tiene prigioniera la sesta
bambina. Noi lo chiamiamo Albert, ma sono sicuro che lei sa qual  il suo vero nome.
Non me ne frega un cazzo!
Invece s, perch quest'informazione in questo momento ha un valore!
La taglia.
Allora era questo il gioco di Goran! I dieci milioni offerti dalla Fondazione Rockford a
chiunque avesse fornito notizie utili alla salvezza della bambina numero sei.
Qualcuno avrebbe anche potuto domandarsi quale vantaggio poteva trarre un uomo sicuro
dell'ergastolo da quella somma. Mila lo cap. Il criminologo aveva voluto far balenare nella mente di
Feldher l'idea di cavarsela, di poter fregare il sistema.
Quello che lo aveva perseguitato per tutta la vita, rendendolo ci che era. Un miserabile, un
fallito. Con quei soldi avrebbe potuto pagarsi la difesa di un grande avvocato, che avrebbe potuto
invocare per lui l'infermit mentale, un'opzione processuale di solito riservata agli imputati ricchi
perch difficile da sostenere e dimostrare senza mezzi economici adeguati. Feldher avrebbe potuto
sperare in una condanna inferiore - forse anche solo una ventina d'anni - da scontare non in carcere ma
fra i pazienti di un ospedale giudiziario. Poi, una volta uscito, avrebbe goduto del resto della sua
ricchezza. Da uomo libero.
Goran aveva colto nel segno. Perch Feldher aveva sempre desiderato essere qualcosa di pi.
Per questo era entrato nella casa di Yvonne Gress. Per sapere, almeno una volta, cosa si prova a vivere
come privilegiati, in un posto da ricchi, con una bella moglie e bei figli, e belle cose.
Ora aveva la possibilit di ottenere un duplice risultato: aggiudicarsi quei soldi e farla franca.
Sarebbe uscito con le sue gambe da quella casa, sfilando sorridente davanti a pi di cento agenti
che lo volevano morto. Ma, soprattutto, sarebbe uscito da uomo ricco.
Per certi versi, addirittura da eroe.
Feldher non profer alcun insulto e non spar alcun colpo in segno di risposta. Ci stava
pensando.
Il criminologo approfitt di quel silenzio per alimentare ulteriormente le sue aspettative.
Nessuno le pu portare via quello che si  guadagnato. E anche se non mi fa piacere
ammetterlo, molti la dovranno ringraziare. Perci ora deponga le armi, venga fuori e si faccia
arrestare...
"Ancora una volta, il male a fin di bene", riflett Mila. Goran stava usando la stessa tecnica di
Albert.
Trascorsero alcuni secondi che le sembrarono interminabili. Ma sapeva che pi ne passavano,
pi c'era speranza che il piano riuscisse. Da dietro al blindato che la riparava, vide uno degli uomini
delle unit speciali che allungava un'asta con uno specchietto per controllare la posizione di Feldher
nella casa.
Poco dopo, lo scorse in quel riflesso.
Di lui si vedevano soltanto la spalla e la nuca. Indossava una giacca mimetica e un cappello da
caccia. Poi intravide per un attimo anche il suo profilo, il mento con la barba incolta.
Fu questione di decimi di secondo. Feldher alz il fucile, forse per sparare o in segno di resa.
Il fischio soffocato transit rapido sulle loro teste.
Prima che, Mila potesse rendersi conto di ci che stava accadendo, il primo proiettile aveva gi
raggiunto Feldher al collo. Poi arriv anche il secondo, da un'altra direzione.
No! url Goran. Fermi! Non sparate!
Mila vide i tiratori scelti delle unit speciali uscire dai loro ripari per prendere meglio la mira.
I due fori che Feldher aveva sul collo spruzzavano vapori di sangue al ritmo del battito della
carotide. L'uomo si trascin su una gamba, con la bocca spalancata. Con una mano prov inutilmente a
tamponare le ferite, mentre con l'altra cerc di tenere sollevato il fucile per rispondere al fuoco.
Goran, incurante del pericolo, usc allo scoperto nel disperato tentativo di fermare il tempo.
In quel momento, un terzo colpo pi preciso degli altri impatt il bersaglio alla nuca.
Il parassita era stato abbattuto.
25
A Sabine piacciono i cani, sa?
L'aveva detto al presente, pens Mila. Era normale: quella madre non aveva ancora fatto i conti
con il dolore. Fra poco sarebbe cominciata. E la donna non avrebbe trovato pace n sonno per parecchi
giorni.
Ma ora no, era troppo presto.
In casi come questi, a volte, chiss perch, il dolore lascia uno spazio, un diaframma fra s e la
notizia, una barriera elastica che si allunga e torna indietro, senza permettere che le parole abbiamo
trovato il corpo di sua figlia portino a destinazione il loro messaggio. Le parole rimbalzano su quello
strano sentimento di quiete. Una breve pausa di rassegnazione prima del crollo.
Un paio d'ore prima, Chang aveva consegnato a Mila una busta con i risultati del confronto del
DNA. La bambina sul divano dei Kobashi era Sabine.
La terza a essere stata rapita.
E la terza a essere stata trovata.
Era ormai uno schema consolidato. Un modus operandi, avrebbe detto Goran.
Anche se nessuno aveva azzardato ipotesi sull'identit del cadavere, tutti si aspettavano che
fosse lei.
Mila aveva lasciato i suoi compagni a interrogarsi sulla disfatta subita a casa di Feldher e a
cercare, in quella montagna di rifiuti, possibili tracce che riconducessero ad Albert. Aveva chiesto una
macchina del Dipartimento e adesso era nel soggiorno della casa dei genitori di Sabine, in una zona di
campagna abitata soprattutto da allevatori di cavalli e da gente che aveva scelto di vivere a contatto con
la natura.
Aveva percorso quasi centocinquanta chilometri per arrivarci. Il sole stava tramontando e lei
aveva potuto godere del paesaggio di boschi attraversati da fiumiciattoli che poi sfociavano in laghetti
color ambra. Pensava che per i genitori di Sabine ricevere la sua visita, anche a quell'ora cos insolita,
potesse essere rassicurante, per avere un segno che qualcuno si era preso cura della loro bambina.
Non si sbagliava.
La madre di Sabine era minuta, dal fisico asciutto, il volto scavato da piccole rughe che gli
imprimevano forza.
Mila osservava le foto che la donna le aveva messo fra le mani, l'ascoltava raccontare i primi e
unici sette anni di vita di Sabine. Il padre, invece, se ne stava in piedi in un angolo della stanza,
appoggiato al muro con lo sguardo basso e le mani dietro la schiena: si dondolava, concentrato solo sul
suo respiro. Mila era convinta che fosse la moglie la vera personalit forte di casa.
Sabine  nata prematura: otto settimane prima del previsto. Allora ci dicemmo che era
successo perch aveva una voglia matta di venire al mondo. E un po'  vero... Sorrise e guard il
marito, che annu. I dottori ci dissero subito che non sarebbe sopravvissuta, perch il suo cuore era
troppo debole. Ma contro ogni previsione, Sabine resisteva. Era lunga quanto la mia mano e pesava
appena cinquecento grammi, ma lottava tenacemente dentro la culla termica. E, settimana dopo
settimana, il suo cuore diventava sempre pi forte... Allora i medici furono costretti a cambiare idea, e
ci dissero che probabilmente sarebbe sopravvissuta ma che la sua vita sarebbe stata costellata di
ospedali, medicine e interventi chirurgici.
Insomma, che avremmo fatto meglio ad augurarci. che morisse... Si prese una pausa.
L'ho fatto. A un certo punto ero cos convinta che la mia bambina avrebbe sofferto per il resto
dei suoi giorni, che ho pregato perch il suo cuore si fermasse. Sabine  stata pi forte anche delle mie
preghiere: si  sviluppata come una bambina normale e, otto mesi dopo la sua nascita, l'abbiamo
riportata a casa.
La donna s'interruppe. Per un attimo, la sua espressione cambi. Si fece pi cattiva.
Quel figlio di puttana ha vanificato tutti i suoi sforzi!
Sabine era la pi piccola fra le vittime di Albert. Era stata prelevata da una giostra.
Di sabato sera. Davanti alla madre e al padre e sotto gli occhi di tutti gli altri genitori.
Invece ognuno guardava solo il proprio figlio, aveva detto Sarah Rosa nella prima riunione
nel Pensatoio. E Mila ricord che aveva anche aggiunto: La gente se ne frega, questa  la realt.
Mila, per, non era andata in quella casa solo per consolare i genitori di Sabine, ma anche per
fare loro alcune domande. Sapeva di dover approfittare di quei momenti prima che la sofferenza
prorompesse dal suo rifugio temporaneo e cancellasse tutto, irrimediabilmente. Era anche consapevole
del fatto che i due coniugi erano stati interrogati decine di volte sulle circostanze in cui era sparita la
piccola. Ma chi se n'era occupato forse non possedeva la sua esperienza in materia di bambini
scomparsi.
Il fatto, esord la poliziotta,  che voi siete gli unici che possono aver visto o notato
qualcosa. Tutte le altre volte il rapitore ha agito in posti isolati, o quando era da solo con le sue vittime.
In questo caso ha corso un rischio. Ed  anche possibile che qualcosa non abbia funzionato.
Vuole che le racconti tutto dall'inizio?
S, per favore.
La donna raccolse le idee, poi cominci: Quella era una sera speciale per noi.
Deve sapere che quando mia figlia comp tre anni, noi decidemmo di lasciare il lavoro in citt
per trasferirci qui. Ci attiravano la natura e la possibilit di crescere la nostra bambina lontano dai
rumori e dallo smog.
Ha detto che la sera in cui sua figlia  stata rapita era speciale per voi...
Infatti. La donna cerc lo sguardo del marito, poi prosegu: Abbiamo vinto alla lotteria. Una
bella somma. Non tanto da diventare proprio ricchi, ma abbastanza per garantire anche a Sabine e ai
suoi figli un futuro dignitoso... Io non avevo mai giocato, veramente. Ma una mattina ho comprato un
biglietto ed  successo.
La donna si concesse un sorriso forzato.
Scommetto che si  sempre chiesta che faccia avesse un vincitore della lotteria.
Mila annu.
Be', ora lo sa.
Allora siete andati al luna park per festeggiare, giusto?
Giusto.
Vorrei che lei ricostruisse per me i momenti esatti in cui Sabine era su quella giostra.
Avevamo scelto insieme il cavalluccio azzurro. Durante i primi due giri suo padre era rimasto
con lei. Poi Sabine aveva insistito per fare il terzo da sola. Era molto testarda, cos l'abbiamo
accontentata.
Capisco, coi bambini  naturale, disse Mila per assolverla preventivamente da qualsiasi senso
di colpa.
La donna sollev gli occhi su di lei, poi disse sicura: Sulla pedana della giostra c'erano altri
genitori, ciascuno accanto al proprio figlio. Io tenevo gli occhi inchiodati sulla mia. Le giuro che non
ho perso un solo istante di quel giro. Tranne che per gli attimi in cui Sabine si trovava dal lato opposto
al nostro.
L'ha fatta sparire come in un gioco di prestigio, aveva detto Stern al Pensatoio riferendosi al
cavalluccio che ricompariva senza di lei.
Mila spieg: La nostra ipotesi  che il rapitore si trovasse gi sulla giostra: un genitore fra tanti
altri. Da ci ci siamo fatti l'idea che abbia l'aspetto di un uomo comune:  riuscito a passare per un
padre di famiglia, scappando via subito con la bambina e confondendosi nella folla. Forse Sabine ha
anche pianto o protestato. Ma nessuno ha dato peso alla cosa perch, agli occhi degli altri, sembrava
solo una bambina che faceva i capricci.
Probabilmente l'idea che Albert si fosse fatto passare per il padre di Sabine faceva pi male di
tutto il resto.
Le assicuro, agente Vasquez, che se ci fosse stato un uomo estraneo su quella giostra, io me ne
sarei accorta. Una madre ha un sesto senso per queste cose.
Lo disse con una tale convinzione che Mila non se la sent di darle torto o di controbattere.
Albert era riuscito a mimetizzarsi perfettamente.
Venticinque agenti di polizia, chiusi in una stanza per dieci giorni, avevano esaminato
attentamente centinaia di foto scattate al luna park quella sera. Erano stati anche visionati i filmati
amatoriali realizzati con le videocamere dalle famiglie.
Niente. Nessuno scatto aveva immortalato Sabine col suo rapitore, neppure di sfuggita. Non
comparivano in nessun fotogramma, nemmeno come ombre scolorite sullo sfondo.
Non aveva altre domande da rivolgere, perci Mila si conged. Prima di andare, la madre di
Sabine insistette perch si portasse via una foto di sua figlia.
Cos non la dimenticher, disse, senza sapere che Mila non l'avrebbe fatto comunque, e che
di l a qualche ora avrebbe impresso su di s un tributo a quella morte sotto forma di una nuova
cicatrice.
Lo prenderete, vero?
La domanda del padre di Sabine non la sorprese, anzi, se l'aspettava. Lo chiedevano tutti.
Troverete mia figlia? Catturerete l'assassino?
E lei diede la risposta che dava sempre in questi casi.
Faremo il possibile.
* * *
La madre di Sabine aveva desiderato che sua figlia morisse. Era stata esaudita con sette anni di
ritardo. Mila non poteva fare a meno di pensarci mentre guidava per tornare allo Studio. I boschi che
all'andata le avevano allietato il viaggio, ora erano dita scure che si arrampicavano sul cielo mosse dal
vento.
Aveva programmato il navigatore satellitare perch la riportasse indietro indicandole il percorso
pi breve. Poi aveva impostato il display nella modalit notturna. Quella luce blu era rilassante.
L'autoradio prendeva solo stazioni AM e, dopo un vano peregrinare sulle frequenze, era riuscita
a sintonizzarne una che trasmetteva vecchi classici. Mila teneva sul sedile accanto la foto di Sabine.
Grazie al cielo, ai suoi era stata risparmiata la dolorosa prassi del riconoscimento delle spoglie, con i
resti decomposti e gi preda della fauna cadaverica. Benedisse per questo le conquiste fatte nel campo
dell'estrazione del DNA.
La breve chiacchierata le aveva messo addosso un senso di incompiutezza. C'era qualcosa che
non andava, qualcosa che non aveva funzionato, e che l'aveva bloccata.
Era una semplice considerazione. Quella donna un giorno aveva comprato un biglietto della
lotteria e aveva vinto. La sua bambina era stata vittima di un serial killer.
Due eventi improbabili in una sola vita.
La cosa terribile, tuttavia, era che i due eventi erano collegati.
Se non avessero vinto la lotteria, non sarebbero mai andati a festeggiare al luna park. E Sabine
non sarebbe stata rapita e uccisa brutalmente. La retribuzione definitiva di quel colpo di fortuna era
stata la morte.
"Non  vero", si ripet. "Lui ha scelto le famiglie, non le bambine. L'avrebbe presa comunque."
Ma quel pensiero la metteva comunque a disagio, e non vedeva l'ora di arrivare allo Studio per
rilassarsi e riuscire a scacciarlo.
La strada s'incuneava fra le colline. Di tanto in tanto, apparivano le insegne degli allevamenti di
cavalli. Erano parecchio distanti l'uno dall'altro, e per raggiungerli era necessario prendere strade
secondarie che spesso correvano in mezzo al nulla per chilometri. In tutto il viaggio Mila aveva
incrociato solo un paio di vetture che procedevano in senso opposto e una mietitrebbia con i
lampeggianti accesi per segnalare il suo lento incedere agli altri veicoli.
La stazione radio mand un vecchio successo di Wilson Pickett, You Can't Stand Alone.
Ci mise qualche secondo a ricollegare l'artista con il nome del caso a cui aveva accennato Boris
quando avevano parlato di Goran e sua moglie.
 andata male. Ci sono stati degli errori, e qualcuno ha minacciato di sciogliere la squadra
dando il benservito al dottor Gavila.  stato Roche a difenderci e a pretendere che rimanessimo ai
nostri posti, le aveva spiegato.
Cos'era accaduto? C'entrava forse con le foto della bella ragazza che aveva intravisto allo
Studio? Era da quella volta che i suoi nuovi compagni non avevano messo pi piede
nell'appartamento?
Erano domande a cui comunque non avrebbe potuto fornire da sola una risposta.
Le scacci. Poi gir di una tacca la manopola del climatizzatore: fuori c'erano meno tre gradi
ma nell'abitacolo si stava bene. S'era perfino sfilata il parka prima di mettersi alla guida e aveva atteso
che l'auto si scaldasse gradualmente. Quel passaggio dal freddo intenso al calore alla fine le aveva
calmato i nervi.
Si lasci andare piacevolmente alla stanchezza che, a poco a poco, si stava impadronendo di lei.
Tutto sommato, quel viaggio in macchina le giovava. In un angolo del parabrezza, il cielo che per tutti
quei giorni era stato coperto da una spessa coltre di nubi, improvvisamente si apr. Come se qualcuno
ne avesse scucito un lembo, rivelando un mucchio di stelle sparse e lasciando filtrare la luce della luna.
In quel momento, nella solitudine di quei boschi, Mila si sent una privilegiata.
Come se quello spettacolo inatteso fosse solo per lei. Mentre la strada curvava, lo strappo
luminoso si spost sullo schermo del parabrezza. Lo segu con lo sguardo.
Ma quando i suoi occhi si posarono per un istante sul retrovisore, vide un riflesso.
La luce della luna si era specchiata sulla carrozzeria dell'auto che la stava seguendo a fari
spenti.
Il cielo si richiuse sopra di lei. E fu di nuovo buio. Mila cerc di conservare la calma. Ancora
una volta, qualcuno stava copiando i suoi passi, come era accaduto nel piazzale ghiaioso del motel. Ma
se la prima volta aveva accettato che potesse essere un frutto della sua fantasia, ora era assolutamente
convinta della sua realt.
"Devo restare calma e riflettere."
Se avesse accelerato, avrebbe rivelato il proprio stato d'allarme. E poi non conosceva l'abilit
alla guida del suo inseguitore: in quelle strade impervie e a lei sconosciute, un fuga avrebbe potuto
rivelarsi fatale. Non c'erano case in vista e il primo centro abitato distava almeno una trentina di
chilometri. Inoltre l'avventura notturna all'orfanotrofio, con Ronald Dermis e il suo t drogato, aveva
messo a dura prova il suo coraggio. Fino ad allora non l'aveva ammesso, anzi aveva sostenuto con tutti
che si sentiva bene e di non aver subito alcuno shock. Ma ora non era pi tanto sicura di riuscire ad
affrontare un'altra situazione di pericolo. I tendini delle braccia s'irrigidirono, la tensione nervosa sal.
Sentiva il cuore prendere velocit e non sapeva come fermarlo. Il panico si stava impossessando di lei.
"Devo restare, calma, restare calma e ragionare."
Smorz la radio per concentrarsi meglio. Cap che l'inseguitore si serviva del riferimento
offerto dalle sue luci di posizione per guidare a fari spenti. Allora fiss per un attimo lo schermo del
navigatore satellitare. Lo stacc dal suo alloggiamento e se lo piazz sulle gambe.
Quindi allung il braccio verso l'interruttore delle luci e le spense.
Acceler di colpo. Davanti aveva solo un muro di buio. Senza sapere dove stava andando,
confidava solo nella traiettoria indicata dal navigatore. Curva a destra di quaranta gradi. Obbed e vide
il cursore sul display disegnare il percorso. Rettilineo.
Lo imbocc in leggera derapata. Teneva le mani ben salde sullo sterzo, perch senza
orientamento sarebbe bastata la minima variazione per spedirla fuori strada. Curva a sinistra, sessanta
gradi. Stavolta dovette scalare repentinamente la marcia per non perdere il controllo, e lavor di
controsterzo. Un altro rettilineo, pi lungo del precedente. Quanto tempo poteva resistere senza dover
riaccendere le luci? Era riuscita a ingannare chi le stava alle costole?
Approfittando della strada dritta che aveva davanti, spost per un attimo gli occhi sul
retrovisore.
I fari dell'auto dietro di lei si accesero.
Il suo inseguitore si era finalmente palesato, e non la mollava. Le luci della sua vettura
proiettavano il loro fascio anche su di lei e oltre lei, sulla strada che aveva davanti. Mila sterz in
tempo per imboccare la curva e, contemporaneamente, riaccese i fari. Acceler percorrendo poco pi di
trecento metri a tutta velocit.
Quindi inchiod di colpo in mezzo alla carreggiata e fiss nuovamente lo specchietto.
Il ticchettio del motore insieme al tamburo che aveva nel petto erano gli unici rumori che
sentiva. L'altra macchina si era fermata prima della curva. Mila poteva scorgere lo strascico bianco dei
fari che si allungava sull'asfalto. Il ruggito degli scappamenti faceva pensare a una belva feroce pronta
a compiere l'ultimo balzo per azzannare la preda.
"Vieni, ti sto aspettando."
Prese la pistola e fece scivolare un proiettile in canna. Non sapeva da dove provenisse quel
coraggio che solo poco prima aveva sentito di non possedere. La disperazione la spingeva a un duello
assurdo, in mezzo al nulla.
Ma l'inseguitore non raccolse l'invito. I fari oltre la curva sparirono lasciando il posto a due
deboli riflessi rossi.
La macchina aveva fatto inversione.
Mila non si mosse. Poi torn a respirare normalmente.
Abbass per un attimo lo sguardo sul sedile accanto, quasi volesse cercare conforto nel sorriso
di Sabine.
Soltanto allora si accorse che in quella foto c'era qualcosa di sbagliato.
Era da poco passata la mezzanotte quando arriv allo Studio. Aveva ancora i nervi tesi e per
tutto il resto del tragitto non aveva fatto altro che pensare alla foto di Sabine, guardandosi
contemporaneamente intorno, in attesa che chiunque l'avesse seguita spuntasse da un momento
all'altro da una via laterale o le tendesse un agguato dietro qualche curva.
Sal velocemente le scale che portavano all'appartamento. Voleva parlare subito a Goran e
avvertire la squadra di quanto era successo. Forse era Albert a pedinarla.
Anzi, si trattava sicuramente di lui. Ma perch proprio lei? E poi c'era quella storia di Sabine,
ma poteva anche trattarsi di un suo errore...
Giunta al piano, apr la pesante porta blindata con le chiavi che le aveva affidato Stern, super
la guardiola e si ritrov immersa nel pi completo silenzio. Il gemito delle sue scarpe di gomma sul
pavimento di linoleum era l'unico suono in quelle stanze che passava velocemente in rassegna. Prima
la sala comune, dove sul bordo di un posacenere not una sigaretta che si era consumata in una lunga
striscia di cenere grigia. Sul tavolo della cucina c'erano i resti di una cena - la forchetta appoggiata su
un lato del piatto, una porzione di sformato appena toccata - come se qualcuno fosse stato costretto a
interrompere improvvisamente il suo pasto. Le luci erano tutte accese, anche quelle nel Pensatoio. Mila
acceler il passo verso la foresteria: era sicuramente accaduto qualcosa. Il letto di Stern era disfatto, sul
suo cuscino c'era una scatola di mentine.
Un cicalino dal suo telefono le annunci l'arrivo di un SMS. Lo lesse.
Stiamo andando a casa Gress.
Krepp vuole mostrarci qualcosa.
Raggiungici. Boris
26
Giunta a casa di Yvonne Gress vide che non tutti erano gi entrati: Sarah Rosa si stava infilando
tuta e copriscarpe di plastica accanto al furgone. Mila si era accorta che la donna s'era molto placata
nei suoi confronti negli ultimi giorni. Girava al largo, quasi sempre presa da altri pensieri. Forse era per
via dei suoi guai familiari.
Rosa alz gli occhi su di lei. Cazzo! Non te ne perdi una, eh?
"Come non detto...", pens Mila.
La ignor, provando a salire sul furgone per prendere una tuta. Ma Rosa si piazz sulla scaletta,
impedendole di passare.
Ehi, sto parlando con te!
Cosa vuoi?
Ti piace cos tanto fare la maestrina?
Si teneva a pochi centimetri dalla sua faccia. Da sotto, Mila poteva sentire il suo alito di
sigarette, gomma da masticare e caff. Avrebbe voluto scansarla, o magari dirgliene quattro. Ma poi
ramment cosa le aveva detto Goran a proposito della separazione dal marito e della figlia con disturbi
alimentari, e prefer soprassedere.
Perch ce l'hai tanto con me, Rosa? Sto solo facendo il mio lavoro.
E allora avresti gi dovuto trovare la bambina numero sei, non ti pare?
La trover.
Sai, non credo che resterai a lungo in questa squadra. Per adesso sembra che li hai conquistati,
ma prima o poi capiranno che possiamo fare a meno di te.
Rosa si fece da parte, ma Mila rimase dov'era.
Se mi odi tanto, perch dopo l'istituto, quando Roche voleva cacciarmi, anche tu hai votato
perch restassi?
La donna si gir verso di lei, lo sguardo divertito.
Chi te l'ha detto?
Il dottor Gavila.
Rosa si lasci scappare una risata e scosse il capo.
Vedi cara,  proprio per questo genere di cose che non durerai molto. Perch se te l'ha rivelato
in confidenza, allora dicendomelo l'hai gi tradito. E, per inciso, lui ha fregato te... Perch io t'ho
votato contro.
E la lasci l, impietrita, avviandosi verso la casa con passo sicuro. Mila la segu con lo sguardo,
spiazzata dalle sue ultime parole. Poi entr nel furgone per cambiarsi.
Krepp aveva garantito che sarebbe stata la sua Cappella Sistina. Il paragone con la stanza al
secondo piano della villa di Yvonne Gress non era cos azzardato.
Nell'era moderna il capolavoro michelangiolesco aveva beneficiato di un radicale restauro che
aveva restituito alle pitture il loro splendore originario, liberandole dallo spesso strato di polvere, fumo
e colla animale accumulatosi in secoli di uso di candele e di bracieri. Gli esperti avevano iniziato il loro
lavoro da un piccolo tassello - quasi un francobollo - per avere un'idea di cosa si nascondesse sotto. La
loro sorpresa era stata enorme: la spessa coltre di fuliggine aveva occultato colori straordinari,
impossibili anche solo da immaginare prima.
Cos Krepp aveva cominciato da una semplice goccia di sangue - quella rinvenuta da Mila con
l'aiuto del Terranova - per giungere a realizzare il suo capolavoro.
Negli scarichi della casa non c'era materiale organico, disse l'esperto della scientifica. Ma
le tubature erano consumate e c'erano tracce di acido idrocloridrico.
Ipotizziamo che Feldher se ne sia servito per sciogliere i resti per poi disfarsene meglio. L'acido
 molto efficace anche con i tessuti ossei.
Mila colse solo l'ultima parte della frase mentre arrivava sul pianerottolo del secondo piano.
Krepp era al centro del corridoio e davanti a lui c'erano Goran, Boris e Stern. Pi indietro Rosa,
appoggiata al muro.
Quindi il solo elemento che abbiamo per attribuire il massacro a Feldher  quella macchiolina
di sangue.
L'hai gi fatto analizzare?
Chang sostiene che esiste il novanta per cento di possibilit che appartenga al ragazzino.
Goran si volt a guardare Mila, poi si rivolse a Krepp: Bene, ci siamo tutti.
Possiamo cominciare...
L'avevano aspettata. Avrebbe dovuto sentirsi lusingata, ma non riusciva ancora a mandar gi le
parole di Sarah Rosa. A chi credere? A quella pazza isterica che l'aveva maltrattata sin dal principio,
oppure a Goran?
Intanto Krepp, prima di introdurli nella stanza, si raccomand: Potremo stare dentro al
massimo un quarto d'ora, perci se avete domande fatele adesso.
Tacquero.
Bene, entriamo.
La stanza era sigillata da una doppia porta a vetri con al centro un piccolo andito che consentiva
l'ingresso a una persona per volta. Serviva a preservare il microclima.
Prima di accedere, un collaboratore di Krepp prese a ognuno la temperatura corporea con un
termometro a infrarossi, simile a quello che solitamente si usa coi bambini.
Poi inser i dati in un computer collegato agli umidificatori presenti nella stanza che avrebbero
corretto il proprio apporto per mantenere costante la condizione termica del luogo.
Il motivo di quegli accorgimenti fu spiegato dallo stesso Krepp, che entr per ultimo nella
stanza.
Il problema principale  stata la vernice usata da Feldher per coprire le pareti.
Non si poteva rimuovere con un normale solvente senza portar via anche quello che c'era
sotto.
Allora come hai fatto? chiese Goran.
L'abbiamo analizzata ed  venuto fuori che si trattava di una tinta ad acqua che usa come
collagene un grasso di derivazione vegetale.  bastato immettere nell'aria una soluzione di alcol
raffinato e lasciarla in sospensione per qualche ora per riuscire a sciogliere il grasso. Praticamente
abbiamo ridotto lo spessore della vernice sui muri.
Se c' del sangue l sotto, il Luminol dovrebbe essere in grado di farlo emergere...
3-amnoftalidrazide, meglio conosciuto come Luminol.
 la sostanza su cui poggia gran parte della tecnica di polizia scientifica moderna.
Si basa sull'attivit di catalizzatore del gruppo EME contenuto nell'emoglobina. Il Luminol,
reagendo con quell'elemento del sangue, produce una tipica fluorescenza blu, visibile soltanto al buio.
Per poter essere efficace, per, il prodotto va prima combinato con un agente ossidante, che di solito 
il perossido di idrogeno, quindi nebulizzato nell'aria tramite una soluzione acquosa.
Il Luminol ha un solo inconveniente: la durata dell'effetto fluorescente  di appena trenta
secondi. Il che rende il test praticamente irripetibile dopo la prima volta.
Per questo una serie di macchine fotografiche con pellicola a lunga esposizione avrebbero
documentato ogni esito prima che svanisse per sempre.
Krepp distribu maschere munite di filtri speciali e occhiali protettivi perch -
anche se non era stato ancora dimostrato - si temeva che il Luminol potesse essere cancerogeno.
Poi si rivolse a Gavila: Quando vuole lei...
Cominciamo pure.
Con un walkie-talkie, Krepp trasmise l'ordine ai suoi che erano fuori.
Prima si spensero tutte le luci.
La sensazione non fu piacevole per Mila. In quel buio claustrofobico, riusciva a riconoscere
soltanto il suo fiato corto che, filtrato dalla maschera, sembrava quasi un rantolo cupo. Si sovrapponeva
al respiro meccanico e profondo degli umidificatori, che pompavano incessantemente i loro vapori
nella stanza.
Cerc di conservare la calma, anche se l'ansia le cresceva in petto e non vedeva l'ora che
quell'esperimento finisse.
Poco dopo il rumore cambi. Le bocchette iniziarono a immettere nell'aria la soluzione chimica
che avrebbe reso visibile il sangue sulle pareti. Il sibilo sottile della nuova sostanza fu accompagnato di
l a poco da un leggero barlume bluastro, che inizi a comporsi tutt'intorno a loro. Sembrava la luce del
sole filtrata dalle profondit marine.
Sulle prime, Mila pens che fosse solo un effetto ottico, una specie di miraggio creato dalla sua
mente in risposta a uno stato d'iperventilazione. Ma quando l'effetto si dilat, si rese conto di poter
scorgere di nuovo i suoi compagni. Come se qualcuno avesse riacceso le luci, sostituendo per il colore
gelido delle alogene con quella nuova tonalit di indaco. All'inizio si chiese come fosse possibile, poi
ci arriv.
C'era una tale quantit di sangue sui muri che l'effetto del Luminol li illuminava tutti.
Gli schizzi si inerpicavano in varie direzioni, ma sembravano partire tutti dal centro esatto della
stanza. Come se l in mezzo ci fosse stato una specie di altare sacrificale. Il soffitto, poi, sembrava una
coltre stellata. La magnificenza della rappresentazione era infranta solo dalla consapevolezza di che
cosa avesse prodotto quell'illusione ottica.
Feldher doveva aver usato una sega a motore per ridurre i corpi a un ammasso di carne
maciullata, una poltiglia facile da scaricare dentro un water.
Mila not che anche gli altri erano impietriti quanto lei. Si guardavano intorno, come degli
automi, mentre le macchine fotografiche di precisione, disposte lungo il perimetro, continuavano a
scattare, inesorabili e impietose. Erano passati appena quindici secondi e il Luminol continuava a far
apparire nuove macchie, sempre pi latenti.
Fissarono quell'orrore.
Poi Boris sollev il braccio verso un lato della stanza, indicando ai presenti ci che, a poco a
poco, affiorava dal muro.
Guardate... disse.
E loro videro.
In una zona della parete il Luminol non riusciva ad attecchire, non riscontrava nulla e quella
porzione continuava a rimanere bianca. Era incorniciata da macchioline blu che le facevano da
contorno. Come quando si spruzza una vernice spray su un oggetto contro un muro e poi, dietro, ne
rimane impressa l'orma. Come una sagoma ritagliata sull'intonaco. Come il negativo di una fotografia.
Ognuno di loro pens che l'impronta assomigliasse vagamente a un'ombra umana.
Mentre Feldher infieriva sui corpi di Yvonne e dei suoi figli con agghiacciante ferocia,
qualcuno, in un angolo della stanza, assisteva impassibile allo spettacolo.
27
Hanno chiamato il suo nome.
Ne  sicura. Non l'ha sognato.  stato questo a strapparla dal sonno stavolta, non la paura, n
l'improvvisa consapevolezza di dove si trova da chiss quanto tempo.
L'effetto della droga che le confonde i sensi  svanito nel momento stesso in cui ha sentito il
suo nome rimbombare nella pancia del mostro. Quasi come un'eco venuta a cercarla da chiss dove, e
che finalmente l'ha trovata.
Sono qui. vorrebbe gridare, ma non ci riesce, la bocca  ancora impastata.
E poi adesso ci sono anche i rumori. Suoni che prima non c'erano. Cosa sembrano, passi? S,
sono passi di scarpe pesanti. Pi scarpe, insieme. C' gente!
Dove? Sono sopra di lei, intorno a lei. Ovunque, ma comunque lontani, troppo lontani. Cosa
ci fanno l? Sono venuti a cercarla? S,  cos. Si trovano l per lei. Ma non possono vederla nella
pancia del mostro. Allora l'unica  farsi sentire da loro.
Aiuto, prova a dire.
La voce le esce strozzata, infettata da giorni di agonia indotta, di sonno violento e vigliacco,
che le viene somministrato a piacimento, senza criterio, solo per tenerla buona mentre il mostro la
digerisce nel suo stomaco di pietra. E il mondo, l fuori, si dimentica lentamente di lei.
"Ma se loro sono qui adesso, allora non mi hanno ancora dimenticata!"
Il pensiero le infonde una forza che non credeva di possedere. Una riserva trattenuta dal suo
corpo in un nascondiglio profondo e da usare solo per le emergenze. Comincia a ragionare.
"Come posso segnalare la mia presenza?"
Il braccio sinistro  sempre fasciato. Le gambe sono pesanti. Il braccio destro  la sua unica
possibilit, la propaggine che ancora la tiene attaccata alla vita. Il telecomando  sempre assicurato al
palmo della sua mano. Connesso soltanto con quel folle cartone animato che ormai le ha consumato la
mente. Lo solleva, lo punta verso lo schermo. Il volume  normale, ma forse si pu anche alzare. Ci
prova, ma non riesce a trovare il pulsante giusto. Forse perch tutti funzionano per impartire un solo
comando. Intanto di sopra i rumori continuano. La voce che sente appartiene a una donna. Ma c' un
uomo con lei. Anzi, sono due.
"Devo chiamarli! Devo fare in modo che si accorgano di me, altrimenti morir qua sotto!"
 la prima volta che nomina la possibilit di morire. Fino a ora ha sempre evitato quel
pensiero. Forse l'ha fatto per una specie di scaramanzia. Forse perch una bambina non dovrebbe
pensare alla morte. Ma adesso si rende conto che, se nessuno verr a salvarla, sar questo il suo
destino.
Assurdo  che chi metter fine alla sua breve esistenza, adesso la sta curando. Le ha fasciato il
braccio, le d le medicine attraverso la flebo. Si occupa scrupolosamente di lei. Perch lo fa, se tanto
alla fine la uccider lo stesso? La domanda non le porta sollievo. C' un solo motivo per tenerla in
vita l sotto. E
sospetta che le procurer molto altro dolore.
Perci forse questa  l'unica occasione che ha per uscire da l, per tornare a casa sua, e
rivedere i suoi cari. Sua madre, suo padre, suo nonno, perfino Houdini. Giura che vorr bene pure a
quel gatto maledetto se solo finir quell'incubo.
Solleva la mano, e inizia a picchiare forte col telecomando sul bordo d'acciaio del letto. Il
suono che riesce a produrre  fastidioso anche per lei, ma  liberatorio. Pi forte, sempre pi forte.
Finch sente che l'aggeggio di plastica inizia a rompersi.
Non le importa. Quei rintocchi metallici diventano sempre pi rabbiosi. Dalla gola le esce
anche un urlo spezzato.
Sono qui!
Il telecomando si stacca dal palmo e lei  costretta a fermarsi. Ma sente qualcosa di sopra.
Pu essere positivo oppure no.  silenzio. Forse si sono accorti di lei e adesso cercano di sentire
meglio.  cos, non possono essersene gi andati! Allora ricomincia a battere, anche se il braccio
destro le fa male. Anche se il dolore le attraversa le spalle andando a confluire in quello sinistro.
Anche se ci non fa che aumentare la sua disperazione. Perch, se per caso nessuno la dovesse sentire,
sar anche peggio dopo, ne  sicura. Qualcuno si vendicher di lei. E gliela far pagare.
Lacrime fredde le scendono lungo le guance. Ma i rumori ricominciano e riprende coraggio.
Un'ombra si stacca dalla parete di roccia e viene verso di lei.
La vede, ma continua lo stesso. Quando l'ombra  abbastanza vicina, pu scorgerne le mani
delicate, il vestitino azzurro, i capelli castani che le ricadono morbidamente sulle spalle.
L'ombra si rivolge a lei con la voce di una bambina.
Ora basta, le dice. Ci sentiranno.
Poi appoggia una mano sulla sua. Quel contatto  sufficiente a farla fermare.
Ti prego, aggiunge poi.
E la sua supplica  cos accorata che lei si convince, e non ricomincia. Non conosce il motivo
per cui quella bambina desideri una cosa tanto assurda come rimanere l dentro. Ma le ubbidisce lo
stesso. Non sa se mettersi a piangere per quel tentativo fallito, oppure se essere felice per la scoperta
di non essere sola.  talmente grata che la prima presenza umana di cui ha cognizione sia una
ragazzina come lei, che non vuole deluderla. E cos dimentica pure di voler andar via.
Le voci e i rumori al piano di sopra non ci sono pi. Stavolta il silenzio  definitivo.
La bambina sfila la mano dalla sua.
Rimani... la supplica adesso lei.
Non ti devi preoccupare, ci vedremo ancora...
E si allontana tornando nel buio. E lei la lascia andare. E si afferra a quella piccola e
insignificante promessa per continuare a sperare.
28
La poltrona di Alexander Bermann!
Nel Pensatoio la squadra era concentrata sulle parole di Gavila.
Tornarono con la memoria al quartiere ghetto dove il pedofilo teneva la sua tana e il computer
con cui andava a caccia su Internet.
Krepp non ha rilevato impronte sulla vecchia poltrona di pelle che c'era nel seminterrato!
A Goran quella sembrava ora improvvisamente una rivelazione.
Su tutto il resto s, a centinaia, ma l sopra no! Perch? Perch qualcuno s' preso la briga di
eliminarle!
Poi il criminologo si mosse verso la parete su cui erano attaccati con le puntine da disegno tutti i
rapporti, le foto e i fogli con le risultanze del caso dell'orfanotrofio. Ne stacc uno e inizi a leggere.
Era la trascrizione della registrazione in cui Ronald Dermis bambino si confessava con padre Rolf,
ritrovata nel mangianastri nella bara di Billy Moore.
Tu sai quello che  successo a Billy, vero Ron?', Dio se l' portato via', Non  stato Dio,
Ron. Tu sai chi  stato?',  caduto.  caduto dalla torre', Ma tu eri con lui', S'... E poi pi avanti il
prete afferma: Nessuno ti punir se dici come sono andate le cose.  una promessa', e sentite come
risponde Ronald:  Lui mi ha detto di farlo'... Capite?  Lui'.
Goran pass in rassegna i volti che lo osservavano perplessi.
Sentite adesso cosa domanda padre Rolf: Lui chi? Te l'ha chiesto Billy di spingerlo?' No'
replica Ronald. Allora uno degli altri ragazzi?' e Ronald ancora
No'. Allora chi? Avanti, rispondimi. Questa persona che dici non esiste, non  vero?
 solo frutto della tua immaginazione', e Ronald sembra sicuro quando nega ancora, ma padre
Rolf lo incalza Non c' nessun altro qui. Solo io e i tuoi compagni.' E
Ronald finalmente risponde  Lui viene solo per me'...
A poco a poco, ci stavano arrivando tutti.
Goran, eccitato come un ragazzino, corse di nuovo verso i fogli sulla parete e prese una copia
della lettera che Ronald adulto aveva inviato agli inquirenti.
Del biglietto mi aveva colpito una frase:  poi  arrivato LUI. mi capiva LUI. mi ha
insegnato'.
Mostr loro la lettera indicando il passaggio.
Vedete? Qui la parola lui'  stata volutamente scritta in lettere maiuscole... Ci avevo gi
ragionato sopra, ma la conclusione a cui ero pervenuto era errata. Credevo che fosse un chiaro esempio
di dissociazione della personalit, in cui l' Io negativo appare sempre separato dall' Io agente. E perci
diventa Lui... Sono stato IO, ma era LUI che mi diceva di farlo,  SUA la colpa di ci che sono'... Mi
sbagliavo! E stavo commettendo lo stesso sbaglio che aveva fatto padre Rolf trent'anni prima! Quando
durante la confessione Ronald nominava Lui', il prete credeva che si riferisse a se stesso, e che stesse
solo cercando di esteriorizzare la propria colpa.  tipico dei bambini. Ma il Ronald che abbiamo
conosciuto noi non era pi un bambino...
Mila vide spegnersi un po' d'energia nello sguardo di Goran. Accadeva ogni volta che
commetteva un errore di valutazione.
Questo Lui' a cui si riferisce Ronald non  una proiezione della sua psiche, un doppio a cui
attribuire la responsabilit delle proprie azioni! No,  lo stesso Lui' che si accomodava sulla poltrona
di Alexander Bermann ogni volta che questi andava su Internet a caccia di bambini! Feldher lascia una
miriade di tracce nella casa di Yvonne Gress ma si preoccupa di ridipingere la stanza del massacro
perch sul muro c' l'unica cosa che gli preme occultare... o forse evidenziare: l'immagine immortalata
dal sangue dell'uomo che assiste! Perci  Lui'  Albert.
Mi spiace, ma non regge, afferm Sarah Rosa con una calma e una sicurezza che stup gli
altri. Abbiamo visionato i filmati del sistema di sorveglianza di Capo Alto e, a parte Feldher, nessuno
 entrato in quella casa.
Goran si volt verso di lei, puntandola con un dito: Esatto! Perch lui ogni volta ha oscurato le
telecamere con un piccolo blackout. A ben pensarci, lo stesso effetto sul muro si poteva ottenere con
una sagoma di cartone o un manichino. E questo cosa ci insegna?
Che  un ottimo creatore di illusioni, disse Mila.
Esatto anche questo!  dall'inizio che quest'uomo ci sfida a capire i suoi trucchi.
Prendete ad esempio il rapimento di Sabine alle giostre... Magistrale! Decine di persone, decine
di paia di occhi nel luna park e nessuno nota niente!
Goran dava l'impressione di essere veramente esaltato dall'abilit del suo sfidante.
Non perch non provasse piet per le vittime. Non era una dimostrazione di scarsa umanit da
parte sua. Albert era il suo oggetto di studio. Comprendere i dispositivi che muovevano la sua mente
era una sfida affascinante.
Personalmente, per, credo che Albert fosse realmente presente nella stanza mentre Feldher
massacrava le sue vittime. Escluderei manichini o trucchi simili. E
sapete perch? Il criminologo si godette per un secondo l'espressione d'incertezza sulle loro
facce. Nella disposizione delle macchie di sangue sulla parete intorno alla sagoma, Krepp ha
individuato delle variazioni costanti' - cos le ha definite. E
significa che, qualunque ostacolo si frapponesse fra il sangue e il muro, non se ne stava
immobile ma si muoveva!
Sarah Rosa rimase a bocca aperta. Non c'era pi molto da dire.
Siamo pratici, afferm Stern. Se Albert ha conosciuto Ronald Dermis quando questi era un
bambino, quanti anni poteva avere? Venti, trenta? Perci adesso ne avr cinquanta o sessanta.
Giusto, disse Boris. E considerando le dimensioni dell'ombra che si  formata sul muro
della stanza del massacro, direi che  alto all'incirca un metro e settanta.
Un metro e sessantanove, precis Sarah Rosa che aveva gi fatto effettuare quella
misurazione.
Abbiamo una descrizione parziale dell'uomo che dobbiamo cercare,  gi qualcosa.
Goran riprese la parola e disse: Bermann, Ronald, Feldher: sono come lupi. E i lupi spesso
agiscono in branco. Ogni branco ha un capo. E Albert ci sta dicendo proprio questo:  lui il loro leader.
C' stato un momento nella vita di questi tre individui in cui l'hanno incontrato, separatamente oppure
insieme. Ronald e Feldher si conoscevano, erano cresciuti nello stesso orfanotrofio. Ma  presumibile
che non sapessero chi fosse Alexander Bermann... L'unico elemento comune  lui, Albert. Per questo
ha lasciato la sua firma su ogni scena del crimine.
E adesso cosa accadr? domand Sarah Rosa.
Lo potete immaginare da soli... Due. Mancano all'appello ancora due cadaveri di bambine e,
di conseguenza, due componenti del branco.
C' anche la bambina numero sei, specific Mila.
S... Ma quella Albert la riserva per s.
Sostava da circa mezz'ora sul marciapiede di fronte, senza trovare il coraggio di suonare. Stava
cercando le parole giuste per motivare la sua presenza. Ormai s'era cos disabituata ai rapporti
interpersonali che anche gli approcci pi semplici le sembravano impossibili. E intanto infreddoliva l
fuori senza sapersi decidere.
"Alla prossima auto blu mi muovo, promesso."
Erano le nove passate e il traffico era scarso. Le finestre di casa di Goran, al terzo piano dello
stabile, erano accese. La strada bagnata dalla neve disciolta era un concerto di sgocciolii metallici, di
tossenti grondaie e di rauchi canali di scolo.
"Va bene: vado."
Mila si mosse dal cono d'ombra che l'aveva protetta fino ad allora dagli sguardi di possibili
vicini curiosi, e giunse rapidamente al portone. Era un vecchio palazzo, che alla met del Novecento
doveva aver ospitato un opificio, con le sue ampie finestre, i larghi cornicioni e i comignoli che ancora
ornavano il tetto. Ce n'erano parecchi in zona. Probabilmente tutto il quartiere era stato riqualificato
dall'opera di qualche architetto che aveva trasformato i vecchi laboratori industriali in condomini.
Suon al citofono, e attese.
Pass quasi un minuto prima che le giungesse gracchiante la voce di Goran.
Chi ?
Sono Mila. Scusami, ma avevo bisogno di parlarti e preferivo non farlo al telefono. Prima, allo
Studio, eri molto occupato, e allora ho pensato di...
Sali. Terzo piano.
Segu un breve segnale elettrico e la serratura del portone scatt.
Un montacarichi fungeva da ascensore. Per azionarlo bisognava chiudere a mano le porte a
scorrimento e manovrare una leva. Mila sal lentamente lungo i piani, fino al terzo. Sul pianerottolo
trov un'unica porta, socchiusa per lei.
Entra, accomodati.
La voce di Goran la raggiunse dall'interno dell'appartamento. Mila la segu. Era un ampio loft,
su cui si affacciavano varie stanze. Il pavimento era di legno grezzo. I caloriferi erano in ghisa e
circondavano i pilastri. Un grande camino acceso conferiva all'ambiente un colore ambrato. Mila si
richiuse la porta alle spalle, domandandosi dove fosse Goran. Poi lo vide apparire fugacemente sulla
soglia della cucina.
Un attimo e arrivo.
Fai pure con comodo.
Si guard intorno. A differenza dell'aspetto sempre trascurato del criminologo, la sua casa era
molto ordinata. Non c'era un solo dito di polvere in giro e tutto sembrava rispecchiare la cura che
quell'uomo stava mettendo per offrire un po' di armonia all'esistenza del figlio.
Poco dopo, lo vide arrivare con in mano un bicchiere d'acqua.
Mi dispiace, sono piombata qui all'improvviso.
Non fa niente, di solito vado a dormire tardi. Poi, indicando il bicchiere: Stavo mettendo a
letto Tommy. Non ci vorr molto. Siediti, oppure serviti qualcosa da bere: c' un mobile bar proprio l
in fondo.
Mila annu e lo vide dirigersi verso una delle stanze. Per sciogliere un po'
l'imbarazzo, and a prepararsi una vodka con ghiaccio. Mentre beveva, in piedi accanto al
camino, intravide il criminologo attraverso la porta semiaperta della cameretta di suo figlio. Era seduto
sul letto del bambino e gli stava raccontando qualcosa, mentre con una mano gli accarezzava il fianco.
Nella penombra di quella stanza, rischiarata appena da una lampada notturna a forma di clown, Tommy
appariva come una forma sotto le coperte, descritta dalle carezze del padre.
In quel contesto familiare, Goran sembrava un altro.
Chiss perch le torn in mente il ricordo della prima volta che, da piccola, era andata a trovare
suo padre in ufficio. L'uomo in giacca e cravatta che usciva da casa tutte le mattine, l si trasformava.
Diventava una persona dura e seriosa, cos diversa dal suo dolcissimo pap. Mila ricord d'esserne
rimasta quasi sconvolta.
Per Goran valeva il ragionamento opposto. Le ispirava un'immensa tenerezza vedergli
compiere il mestiere di padre.
Per Mila non si era mai realizzata quella dicotomia. Di lei c'era soltanto una versione. Non
esisteva soluzione di continuit nella sua vita. Non smetteva mai di essere la poliziotta che inseguiva le
persone scomparse. Perch le cercava sempre.
Nei suoi giorni liberi, quando era in permesso, mentre faceva la spesa. Scrutare i volti degli
estranei era diventata un'abitudine.
I minori che scompaiono, come tutti, hanno una storia. Ma questa storia a un certo punto
s'interrompe. Mila ripercorreva i loro piccoli passi smarriti nel buio. Non dimenticava mai i loro volti.
Potevano anche trascorrere degli anni, ma lei sarebbe stata in grado di riconoscerli sempre.
"Perch i bambini sono tra noi", pensava. "A volte basta cercarli negli adulti che sono
diventati."
Goran stava raccontando una fiaba al figlio. Mila non volle turbare oltre quella scena cos
intima con il suo sguardo. Non era uno spettacolo per i suoi occhi. Si volt, ma subito incroci il
sorriso di Tommy su un portafotografie. Se l'avesse incontrato, l'avrebbe messa a disagio e aveva
tardato a salire nella speranza di trovarlo gi a letto.
Tommy era una parte della vita di Goran che ancora non era disposta a conoscere.
Poco dopo la raggiunse e, con un sorriso, annunci: Si  addormentato.
Non volevo disturbare. Ma pensavo fosse importante.
Ti sei gi scusata. Ora avanti, dimmi che succede...
Prese posto su uno dei divani e la invit a sedersi accanto a lui. Il fuoco del camino proiettava
sul muro ombre danzanti.
 accaduto di nuovo: sono stata seguita.
Il criminologo corrug la fronte.
Ne sei sicura?
L'altra volta no, ma ora s.
Gli raccont l'accaduto cercando di non tralasciare alcun particolare. L'auto a fari spenti, il
riflesso della luna sulla carrozzeria, il fatto che l'inseguitore avesse preferito fare inversione una volta
scoperto.
Perch qualcuno dovrebbe seguire proprio te?
Le aveva gi posto quella domanda quando, al ristorante, lei gli aveva riferito di quella
sensazione di pedinamento avvertita nel piazzale del motel. Stavolta Goran sembrava rivolgerla
soprattutto a se stesso.
Non riesco a trovare una ragione valida, concluse infatti dopo una breve riflessione.
Escludo che a questo punto possa essere utile mettermi qualcuno alle spalle, cercando di
cogliere in flagrante il mio inseguitore.
Ora  certo che tu sai, perci non lo ripeter.
Mila annu.
Per non sono venuta solo per questo.
Goran torn a guardarla. Hai scoperto qualcosa?
Pi che scoperto, credo di aver capito qualcosa. Uno degli illusionismi di Albert.
Quale fra i tanti?
Come ha fatto a portar via la bambina dalla giostra senza che nessuno si accorgesse di nulla.
Ora gli occhi di Goran brillarono per l'interesse.
Avanti, ti ascolto...
Abbiamo sempre dato per scontato che fosse Albert il rapitore. Quindi un uomo.
Ma se invece si trattasse di una donna?
Perch lo pensi?
Veramente  stata la madre di Sabine a farmi considerare per la prima volta questa ipotesi.
Senza che glielo domandassi, mi ha detto che se ci fosse stato un uomo estraneo su quella giostra -
perci non un padre -, lei se ne sarebbe accorta.
Aggiungendo anche che una madre ha una specie di sesto senso per queste cose. E io le credo.
Perch?
Perch la polizia ha visionato centinaia di foto scattate quella sera e anche i filmati amatoriali,
e nessuno ha notato un uomo sospetto. Da ci abbiamo anche dedotto che il nostro Albert abbia un
aspetto del tutto comune... Allora mi sono detta che per una donna sarebbe stato ancora pi facile portar
via la bambina.
Secondo te ha una complice... L'idea non gli dispiaceva. Per non abbiamo elementi che
supportino una tesi del genere.
Lo so. Ed  questo il problema.
Goran si alz e cominci a camminare per la stanza. Si massaggiava la barba incolta e rifletteva.
Non sarebbe la prima volta...  gi accaduto in passato. A Gloucester, per esempio, con Fred e
Rosemary West.
Il criminologo ripercorse rapidamente il caso dei coniugi serial killer. Lui muratore, lei
casalinga. Dieci figli. Insieme adescavano e uccidevano ragazze innocenti dopo averle costrette a
partecipare ai loro festini erotici, per poi seppellirle nel cortile di casa, al numero 25 di Cromwell Road.
Sotto il pavimento del portico c'era finita anche la figlia sedicenne della coppia che probabilmente
aveva osato ribellarsi. Altre due vittime furono ritrovate in altri luoghi riconducibili a Fred.
Dodici cadaveri in tutto. Ma la polizia smise di scavare nella grigia villetta per timore di crolli.
Alla luce di quel caso esemplare, Gavila riteneva che non fosse poi cos campata in aria la teoria
di Mila sull'esistenza di una complice di Albert.
Forse  la donna a prendersi cura della sesta bambina.
Goran sembrava molto intrigato. Ma non voleva farsi travolgere dall'entusiasmo.
Non mi fraintendere, Mila: la tua  un'ottima intuizione. Ma dobbiamo verificarla.
Ne parlerai agli altri?
La prenderemo in considerazione. Intanto chieder a uno dei nostri di riguardarsi le foto e i
filmini del luna park.
Potrei farlo io.
Va bene.
C' un'altra cosa...  una mia curiosit. Ho cercato la risposta da sola, ma non sono riuscita a
darmela.
Di che si tratta?
Nei processi di decomposizione, gli occhi di un cadavere subiscono una trasformazione,
vero?
Be', di solito l'iride si schiarisce col tempo...
Goran si ferm a fissarla, non capiva dove volesse arrivare.
Perch me lo chiedi?
Mila tir fuori da una tasca la foto di Sabine che le aveva dato la madre al termine della sua
visita. La stessa che aveva tenuto per tutto il viaggio di ritorno sul sedile accanto al suo. Quella che,
dopo la paura dell'inseguimento, si era ritrovata a fissare, e che le aveva generato quel dubbio.
C'era qualcosa di sbagliato.
Goran la prese, la guard.
Il cadavere della bambina che abbiamo trovato nella casa dei Kobashi aveva gli occhi azzurri,
gli fece notare Mila. Quelli di Sabine, invece, erano marroni.
Durante il tragitto in taxi, Goran non aveva detto una parola. Dopo avergli fatto quella
rivelazione, Mila l'aveva visto cambiare improvvisamente umore. E aveva detto una cosa che l'aveva
molto colpita.
Stiamo accanto a persone di cui pensiamo di conoscere tutto, invece non sappiamo niente di
loro... E poi aveva aggiunto: Ci ha fregati.
Sulle prime, aveva pensato che il criminologo si riferisse ad Albert. Ma non era cos.
Assistette a un rapido giro di telefonate che comprendeva, oltre ai membri della squadra, anche
la babysitter per Tommy.
Dobbiamo uscire, le aveva annunciato poi, senza spiegarle.
E tuo figlio?
La signora Runa sar qui entro venti minuti, lui continuer a dormire.
E avevano chiamato il taxi.
La sede della Polizia federale era ancora illuminata a quell'ora. Nel palazzo c'era un viavai di
agenti che si davano il cambio. Quasi tutti erano impegnati sul caso. Da giorni ormai si protraevano le
perquisizioni nelle abitazioni di sospetti o presso i, luoghi indicati dalle telefonate di volenterosi
cittadini, alla ricerca della prigione della sesta bambina.
Pagato il tassista, Goran si avvi verso l'entrata principale senza neanche attendere Mila che
faticava a stargli dietro. Al piano del Dipartimento di scienze comportamentali trovarono Rosa, Boris e
Stern che li aspettavano.
Che succede? chiese l'agente pi anziano.
 necessario un chiarimento, gli rispose Goran. Dobbiamo vedere subito Roche.
L'ispettore capo se lo vide piombare nel bel mezzo di una riunione, che si stava protraendo gi
da diverse ore fra le alte gerarchie della Polizia federale. L'argomento era proprio il caso di Albert.
Ti dobbiamo parlare.
Roche si alz dalla poltrona e lo indic ai presenti: Signori, voi conoscete tutti il dottor Gavila,
che presta il suo contributo ormai da anni al mio Dipartimento...
Goran gli sussurr all'orecchio: Adesso.
Il sorriso di circostanza si spense sul volto di Roche.
Vi chiedo scusa, ci sono novit che richiedono la mia presenza altrove.
Mentre raccoglieva i fogli dal tavolo della riunione, Roche si sent addosso gli sguardi dei
presenti. Intanto Goran lo attendeva due passi pi indietro, mentre il resto della squadra era rimasto
sulla soglia.
Mi auguro che sia davvero importante, disse l'ispettore capo dopo aver gettato la cartellina
coi fogli sulla scrivania del suo ufficio.
Goran attese che tutti entrassero nella stanza, prima di chiudere la porta e affrontare Roche a
muso duro.
Il cadavere trovato nel soggiorno dei Kobashi non apparteneva alla terza bambina scomparsa.
Il tono e la fermezza non lasciavano spazio a una smentita. L'ispettore capo si sedette e
intrecci le mani.
Continua...
Quella non  Sabine.  Melissa.
Mila si ricord della bambina numero quattro. Anagraficamente era la pi grande delle sei, ma
il suo corpo ancora acerbo poteva trarre in inganno. E aveva gli occhi azzurri.
Continua, ti ascolto... ripet Roche.
Questo pu significare solo due cose. Che Albert ha modificato il suo modus operandi, perch
finora ci ha fatto ritrovare le bambine secondo l'ordine in cui le ha rapite. Oppure che Chang ha fatto
confusione con gli esami del DNA...
Credo che siano plausibili entrambe le ipotesi, afferm Roche, sicuro.
Io invece penso che la prima sia quasi impossibile... E, riguardo alla seconda, credo proprio
che gliel'abbia ordinato tu di falsificare i risultati prima di darli a Mila!
Roche divent paonazzo. Senti dottore, non me ne star qui ad ascoltare le tue accuse!
Dove  stato rinvenuto il corpo della bambina numero tre?
Cosa?
L'ispettore capo faceva di tutto per sembrare sorpreso da quell'affermazione.
Perch  evidente che  stato ritrovato, altrimenti Albert non sarebbe andato avanti con la
progressione passando alla numero quattro.
Il cadavere era in casa dei Kobashi da pi di una settimana! Forse avremmo dovuto trovare
prima la bambina numero tre, come dici tu. O forse, semplicemente, abbiamo trovato prima la quattro!
E Chang poi ha fatto casino, che ne so!
Il criminologo piant gli occhi nei suoi.  per questo che dopo i fatti dell'orfanotrofio ci hai
dato ventiquattrore di libert. Perch non ti stessimo tra i piedi!
Goran, ne ho abbastanza di queste accuse ridicole! Non puoi, provare nulla di quello che dici!
 per via del caso Wilson Pickett, non  vero?
Quello che  accaduto allora non c'entra niente, te l'assicuro.
Invece non ti fidi pi di me. E forse non hai tutti i torti... Ma se credi che anche questa
indagine mi stia sfuggendo di mano, preferisco che tu me lo dica in faccia, senza giochetti politici. Tu
dillo e noi facciamo tutti un passo indietro, senza crearti imbarazzi e assumendoci le nostre
responsabilit.
Roche non rispose subito. Teneva le mani intrecciate sotto al mento e si dondolava sulla
poltrona. Poi, con molta calma, cominci: Onestamente, non so proprio di che stai...
Avanti, glielo dica.
Era stato Stern a interromperlo. Roche lo fulmin con lo sguardo.
Lei stia al suo posto!
Goran si volt a guardarlo. Poi fiss anche Boris e Rosa. Si rese conto subito che tutti sapevano,
tranne lui e Mila.
"Ecco perch Boris  stato cos evasivo quando gli ho domandato cosa avesse fatto nel suo
giorno di libert", pens lei. E si ricord anche del tono lievemente minaccioso usato dal collega nei
confronti di Roche fuori dalla casa di Yvonne Gress, quando questi si rifiutava di mandarlo dentro
prima delle squadre speciali. La minaccia sottintendeva un ricatto.
S ispettore. Gli dica tutto e facciamola finita, incalz Sarah Rosa, dando rinforzo a Stern.
Non pu tenerlo fuori, non  giusto, aggiunse Boris, accennando all'indirizzo del
criminologo.
Sembrava che volessero scusarsi con lui per averlo tenuto all'oscuro e che si sentissero in colpa
per aver obbedito a un ordine che ritenevano ingiusto.
Roche fece trascorrere ancora qualche istante, poi punt lo sguardo alternativamente su Goran e
Mila.
D'accordo... Ma se vi fate scappare una parola, vi rovino.
29
Una timida alba si diffondeva sui campi.
Rischiarava appena i profili delle colline che si susseguivano come gigantesche onde di terra. Il
verde intenso dei prati liberati dalla neve spiccava sulle nubi grigie.
Una striscia d'asfalto scivolava fra le valli, danzando in armonia con quell'idea di movimento
che era impressa nel paesaggio.
Con la fronte appoggiata al finestrino posteriore dell'auto, Mila avvertiva una strana quiete,
forse dovuta alla stanchezza, forse alla rassegnazione. Qualunque cosa avesse scoperto alla fine di quel
breve viaggio, non l'avrebbe pi sorpresa. Roche non si era sbottonato molto. Dopo aver intimato a lei
e a Goran di tenere le bocche cucite, si era chiuso nel suo ufficio con il criminologo per un confronto
faccia a faccia.
Lei era rimasta in corridoio, dove Boris le aveva spiegato i motivi per i quali l'ispettore capo
aveva deciso di tenere fuori lei e Gavila.
Lui in effetti  un civile e tu... Be', tu sei qui come consulente, perci...
Non c'era molto altro da aggiungere. Qualunque fosse il grande segreto che Roche cercava di
custodire, la situazione doveva rimanere sotto controllo. Perci era vitale evitare fughe di notizie.
L'unico modo era quello di riservarne la conoscenza solo a coloro che ricadevano sotto il suo diretto
comando e che potevano essere perci intimiditi.
Oltre questo, Mila non aveva saputo pi nulla. E non aveva neanche fatto domande.
Dopo un paio d'ore, la porta dell'ufficio di Roche si era aperta e l'ispettore capo aveva ordinato
a Boris, Stern e Rosa di condurre il dottor Gavila al terzo sito. Pur non nominandola direttamente,
aveva acconsentito che anche Mila partecipasse alla spedizione.
Erano usciti dal palazzo e si erano recati in un garage poco distante. Avevano preso due berline
con targhe anonime, non riconducibili alla polizia, per evitare di essere seguiti dai cronisti che
stazionavano costantemente fuori dallo stabile.
Mila era salita sull'auto con Stern e Gavila, evitando volutamente quella in cui era Sarah Rosa.
Dopo il tentativo di gettare un'ombra sul suo rapporto con Goran, non credeva di riuscire pi a
sopportarla e temeva di esplodere da un momento all'altro.
Avevano percorso diversi chilometri, e lei aveva anche cercato di dormire un po'.
In parte c'era riuscita. Al suo risveglio erano quasi arrivati.
Non era una strada molto trafficata. Mila not tre auto scure ferme sul ciglio della carreggiata,
ciascuna con due uomini a bordo.
"Sentinelle", pens. "Messe apposta per bloccare eventuali curiosi."
Fiancheggiarono un alto muro di mattoni rossi per un chilometro scarso, finch giunsero a un
pesante cancello di ferro.
La strada s'interrompeva l.
Non c'era campanello n citofono. Su un palo era appollaiata una telecamera che, appena si
fermarono, li and a cercare col suo occhio elettronico. Rimase fissa su di loro. Trascorse almeno un
minuto, poi il cancello cominci ad aprirsi elettricamente.
La strada continuava, per sparire quasi subito dietro un dislivello. Non si vedeva alcuna casa
oltre quel limite. Solo una distesa di prato.
Ci vollero almeno altri dieci minuti prima di scorgere le guglie di un antico edificio. La casa
apparve davanti a loro come se stesse emergendo dalle viscere della terra. Era immensa e austera. Lo
stile era quello tipico delle dimore dei primi del Novecento, edificate dai magnati dell'acciaio o del
petrolio per celebrare la propria fortuna.
Mila riconobbe lo stemma di pietra che dominava la facciata. Vi campeggiava un'enorme R in
bassorilievo.
Era la casa di Joseph B. Rockford, il presidente dell'omonima Fondazione che aveva messo una
taglia da dieci milioni per ritrovare la sesta bambina.
Superarono la casa e parcheggiarono le due berline nei pressi delle scuderie. Per raggiungere il
terzo sito, che si trovava al margine ovest di una tenuta di parecchi ettari, dovettero prendere delle auto
elettriche simili a golf-cart.
Mila sal su quella guidata da Stern che inizi a spiegarle chi fosse Joseph B.
Rockford, le origini della sua famiglia e della sua enorme ricchezza.
La dinastia era iniziata pi di un secolo prima con Joseph B. Rockford I, il nonno.
La leggenda raccontava che questi fosse l'unico figlio di un barbiere immigrato. Non sentendosi
portato per forbici e rasoi, aveva venduto la bottega paterna per cercare fortuna. Mentre tutti all'epoca
investivano nella nascente industria del petrolio, Rockford I aveva avuto la felice intuizione di
utilizzare i propri risparmi per mettere su un'impresa per la trivellazione di pozzi artesiani. Partendo dal
presupposto che il petrolio si trova quasi sempre nei posti meno ospitali della terra, Rockford aveva
concluso che, a quegli uomini che si stavano dannando la vita per arricchirsi in fretta, sarebbe mancato
molto presto un bene essenziale: l'acqua. Quella che veniva estratta dai pozzi artesiani, sorti nei pressi
dei principali giacimenti di oro nero, veniva venduta quasi al doppio del prezzo del petrolio.
Joseph B. Rockford I era morto miliardario. La sua fine era giunta poco prima di compiere
cinquant'anni per una forma piuttosto rara e fulminante di cancro allo stomaco.
Joseph B. Rockford II aveva ereditato dal padre una fortuna enorme, che era riuscito a
raddoppiare speculando su tutto quello che gli era capitato a tiro: dalla canapa indiana all'edilizia,
dall'allevamento di bovini all'elettronica. Per coronare la sua ascesa, aveva sposato una reginetta di
bellezza che gli aveva dato due bei figli.
Ma, poco prima di tagliare il traguardo dei cinquant'anni, aveva mostrato i primi sintomi del
cancro allo stomaco che l'avrebbe portato via in meno di due mesi.
Suo figlio maggiore, Joseph B. Rockford III, gli successe molto giovane alla guida del
vastissimo impero. Il suo primo e unico atto di comando fu quello di eliminare dal suo nome la
fastidiosa appendice di numeri romani. Non avendo traguardi economici da raggiungere e potendo
permettersi qualsiasi lusso, Joseph B. Rockford conduceva un'esistenza priva di scopo.
L'omonima Fondazione di famiglia era stata un'idea di sua sorella Lara.
L'istituzione si proponeva di assicurare cibo sano, un tetto sulla testa, adeguate cure mediche e
un'istruzione a bambini meno fortunati di quanto lo fossero stati lei e il fratello. Alla Fondazione
Rockford era stata subito destinata la met del patrimonio di famiglia. Nonostante la generosit di
questa disposizione, secondo i calcoli dei loro consulenti i Rockford avrebbero avuto di che vivere
nell'agiatezza per almeno un altro secolo.
Lara Rockford aveva trentasette anni e a trentadue era scampata miracolosamente a un pauroso
incidente d'auto. Suo fratello Joseph ne aveva quarantanove. La forma genetica di cancro allo stomaco
che aveva stroncato prima il nonno e poi il padre, si era manifestata anche in lui appena undici mesi
prima.
Da trentaquattro giorni, Joseph B. Rockford era in coma in attesa di morire.
Mila ascolt attentamente l'esposizione di Stern mentre l'auto elettrica su cui viaggiavano
sobbalzava per le asperit del terreno. Stavano seguendo un sentiero che doveva essersi formato in quei
due giorni in maniera del tutto spontanea, a causa del continuo passaggio di mezzi come quello.
Dopo circa mezz'ora giunsero in vista del perimetro del terzo sito. Mila riconobbe da lontano le
operose tute bianche che animavano ogni scena del crimine. Ancor prima di arrivare a vedere con i
propri occhi lo spettacolo che Albert aveva preparato per loro stavolta, fu proprio quella vista a
sconvolgerla di pi. Gli specialisti al lavoro erano pi di un centinaio.
Una pioggia lacrimosa si abbatteva senza alcuna piet. Facendosi strada in mezzo agli addetti
intenti a rimuovere grandi porzioni di terra, Mila si sentiva a disagio. Man mano che le ossa venivano
riportate alla luce, qualcuno le catalogava e le riponeva in buste trasparenti, su cui veniva affissa
un'etichetta, per essere messe in apposite scatole.
In una, Mila cont almeno una trentina di femori. In un'altra, dei bacini.
Stern si rivolse a Goran. La bambina  stata ritrovata pi o meno li...
Indic una zona recintata, coperta da teli di plastica per preservarla dalle intemperie. Sul suolo
era evidente una sagoma del corpo realizzata con il lattice. La linea bianca ne riproduceva i contorni.
Ma senza il braccio sinistro.
Sabine.
Era distesa sull'erba, in condizioni di avanzato deterioramento.  rimasta esposta per troppo
tempo perch gli animali non fiutassero la sua presenza.
Chi si  accorto di lei?
L'ha notata uno dei guardiacaccia che controllano la tenuta.
Avete iniziato a scavare subito?
Prima abbiamo portato i cani, ma non sentivano nulla. Poi abbiamo sorvolato la zona con un
elicottero per verificare se c'erano disuguaglianze evidenti nella conformazione del terreno. Ci siamo
accorti che intorno al punto in cui  stato ritrovato il corpo, la vegetazione era differente. Abbiamo
mostrato le foto a un botanico e lui ci ha confermato che quelle variazioni potevano indicare che
qualcosa vi era sepolto sotto.
Mila ne aveva gi sentito parlare: tecniche simili erano state usate in Bosnia per trovare le fosse
comuni contenenti le vittime della pulizia etnica. La presenza di corpi nel sottosuolo ha effetti sulla
vegetazione sovrastante, perch il terreno si arricchisce delle sostanze organiche derivanti dalla
decomposizione.
Goran si guard intorno. Quanti saranno?
Trenta, quaranta corpi, chi pu dirlo...
E da quanto tempo si trovano qui sotto?
Abbiamo rinvenuto delle ossa molto vecchie, altre sembrano pi recenti.
A chi appartenevano?
Maschi. Per lo pi giovani, fra i sedici e i ventidue, ventitr anni. L'analisi delle arcate dentali
ce l'ha confermato in parecchi casi.
Roba da far dimenticare qualsiasi precedente, fu il commento del criminologo che gi
pensava alle conseguenze quando quella storia si sarebbe risaputa. Roche non creder mica
d'insabbiare la faccenda, vero? Con tutta la gente che c' qui...
No, l'ispettore capo sta solo cercando di rimandare l'annuncio a quando ogni cosa sar chiarita
come si deve.
E questo perch nessuno ancora si spiega cosa ci faccia una fossa comune in mezzo alla bella
tenuta dei Rockford. Lo disse con una punta d'indignazione che non sfugg a nessuno dei presenti.
Invece io penso proprio che il nostro ispettore capo un'idea se la sia fatta... E voi?
Stern non sapeva cosa rispondere. Nemmeno Boris e Rosa.
Stern, una curiosit... Il ritrovamento  avvenuto prima o dopo che mettessero la taglia?
L'agente ammise con un filo di voce: Prima.
Lo sospettavo.
Quando tornarono alle scuderie, trovarono Roche che li attendeva accanto all'auto del
Dipartimento con cui era giunto.
Goran scese dal golf-cart e gli and incontro con aria decisa.
Allora, sono ancora io che devo occuparmi di questa indagine?
Certo che s! Cosa credi, che sia stato facile per me tenerti fuori?
Facile no, visto che ho scoperto comunque tutto. Direi piuttosto che  stato conveniente.
Cosa vuoi dire?
L'ispettore capo iniziava a indispettirsi.
Che io avrei gi dato al responsabile la sua giusta definizione.
Come fai a essere cos sicuro della sua identit?
Perch se non avessi pensato anche tu che  Rockford il vero artefice di tutto questo, non ti
saresti scomodato tanto a tenere nascosta questa storia.
Roche lo prese per un braccio. Ascolta Goran, tu pensi che stia solo a me. Invece non  cos,
credimi. Ci sono tante di quelle pressioni dall'alto, che neanche te le puoi immaginare.
Chi cerchi di coprire? Quanta gente  coinvolta in questo schifo?
Roche si volt per far cenno all'autista di allontanarsi. Poi si rivolse nuovamente alla squadra.
Va bene, mettiamo le cose in chiaro una volta per tutte... Mi viene da vomitare se penso a
questa storia. E non vi devo neanche minacciare di tenervi tutto per voi perch, se solo vi lasciate
scappare una parola, perdete in un istante tutto. La carriera e la pensione. E io con voi.
Abbiamo capito... Ora, cosa c' sotto? lo incalz Goran.
Joseph B. Rockford non ha mai lasciato questo posto e questa casa dalla nascita.
Com' possibile? domand Boris. Mai?
Mai, conferm Roche. Pare che all'inizio fosse una fissazione di sua madre, l'ex reginetta di
bellezza. Lo ha nutrito di un amore morboso, impedendogli di vivere normalmente infanzia e
adolescenza.
Per, quando lei  morta... prov a obiettare Sarah Rosa.
Quando  morta era gi troppo tardi: quel ragazzo non era in grado di stabilire il ben che
minimo contatto umano. Fino ad allora era stato circondato solo da persone deferenti, al servizio della
sua famiglia. In pi incombeva su di lui la cosiddetta maledizione dei Rockford, cio il fatto che tutti
gli eredi maschi dovessero morire intorno ai cinquant'anni per un tumore allo stomaco.
Forse sua madre cercava inconsciamente di salvarlo da quel destino, ipotizz Goran.
E sua sorella? chiese Mila.
Una ribelle, la defin Roche. Pi piccola di lui,  stata capace di sottrarsi appena in tempo
alle fissazioni materne. Poi ha fatto della sua vita ci che le pareva: ha girato il mondo, sperperando i
suoi averi, consumandosi nelle relazioni pi improbabili e provando ogni genere di droga e di
esperienza. Tutto per sembrare diversa dal fratello rimasto prigioniero di questi luoghi... Finch
l'incidente stradale di cinque anni fa non l'ha praticamente rinchiusa insieme a lui in questa casa.
Joseph B. Rockford era omosessuale, disse Goran.
E Roche conferm: S, lo era... E ce lo dicono anche i cadaveri ritrovati nella fossa comune.
Tutti nel fiore dell'et.
Perch ucciderli allora? chiese Sarah Rosa.
Fu Goran a rispondere. L'aveva visto accadere altre volte.
L'ispettore capo mi corregger se sbaglio, ma credo che Rockford non accettasse di essere
com'era. O forse, quando era giovane qualcuno ha scoperto le sue preferenze sessuali e non gliel'ha
mai perdonato.
Tutti pensarono alla madre, anche se nessuno la nomin.
Cos ogni volta che ripeteva l'atto, provava un senso di colpa. Ma invece di punire se stesso,
puniva i suoi amanti... con la morte, concluse Mila.
I cadaveri sono qui e lui non si  mai mosso, disse Goran. Allora  qui che li ha uccisi. 
possibile che nessuno - la servit, i giardinieri, i guardiacaccia - si sia mai accorto di nulla?
Roche aveva una risposta, ma lasci che la intuissero da soli..
Non ci posso credere, afferm Boris. Li ha pagati!
Si  comprato il loro silenzio in tutti questi anni, aggiunse Stern, schifato.
"Quanto costa l'anima di un uomo?" pens Mila. Perch di questo, in fondo, si trattava. Passi
che un essere umano scopra di possedere un'indole malvagia, per cui gli procura gioia solo l'uccisione
dei suoi simili. Per lui c' un nome: assassino, o serial killer. Ma gli altri, quelli che gli sono intorno e
che non impediscono tutto questo e che, anzi, ne traggono pure vantaggio, come si possono definire?
In che modo si procurava i ragazzi? domand Goran.
Non lo sappiamo ancora. Abbiamo spiccato un mandato di cattura nei confronti del suo
segretario personale che, da quando  stato rinvenuto il corpo della bambina,  praticamente svanito nel
nulla.
E con il resto del personale come vi comporterete?
Sono in stato di fermo finch non avremo chiarito se hanno preso soldi o meno e quanto
sapevano.
Rockford non si  limitato a corrompere quelli che aveva intorno, vero?
Goran aveva letto nel pensiero di Roche, che ammise: Alcuni anni fa, un poliziotto si 
insospettito: stava indagando sulla scomparsa di un adolescente che era scappato da casa e aveva
rapinato un emporio. La sua pista l'ha portato fin qui. A quel punto, Rockford si  rivolto ad amici
potenti e lo sbirro  stato trasferito...
Un'altra volta, una coppia si era appartata sulla strada che costeggia il muro di cinta della
tenuta. Videro qualcuno che scavalcava: era un ragazzo seminudo, ferito a una gamba e sotto shock. Lo
presero in macchina e lo portarono in ospedale. L ci rimase solo qualche ora: qualcuno venne a
prelevarlo dicendo di essere della polizia. Da allora del ragazzo non si  saputo pi nulla. I dottori e le
infermiere furono messi a tacere con laute mance. I due della coppia erano amanti, cos bast la
minaccia di far sapere tutto ai rispettivi coniugi.
 terribile, disse Mila.
Lo so.
E della sorella che ci pu dire?
Credo che Lara Rockford non ci stia tanto con la testa. L'incidente stradale l'ha ridotta
davvero male.  successo non molto lontano da qui. Ha fatto tutto da sola:  uscita di strada e si 
schiantata contro una quercia.
Dovremmo parlarle comunque. E anche con Rockford, afferm Goran.
Probabilmente quell'uomo sa chi  Albert.
Come diavolo fai a parlarci?  in coma irreversibile!
Allora col suo tumore ci ha fregati! Boris era una maschera di rabbia. Non solo non pu
esserci di alcun aiuto, ma non sconter un solo giorno di galera per quello che ha fatto!
Oh no, ti sbagli, disse Roche. Se esiste un inferno,  l che lo stanno aspettando.
Ma lui ci sta andando molto lentamente e dolorosamente:  allergico alla morfina il bastardo,
perci non pu essere sedato.
Allora perch lo tengono ancora in vita?
Roche sorrise ironico alzando le sopracciglia:  sua sorella che vuole cos.
L'interno della dimora dei Rockford lasciava intenzionalmente pensare a un castello. I marmi
neri dominavano l'architettura degli ambienti, le loro venature s'impadronivano di tutta la luce. Pesanti
tende di velluto oscuravano le finestre. I quadri e gli arazzi riproducevano perlopi scene bucoliche o di
caccia. Dal soffitto pendeva un enorme lampadario di cristallo.
Mila prov una sensazione di freddo intenso appena varc la soglia. Per quanto fosse lussuosa,
quella casa era dominata da un'atmosfera decadente. Prestando molta attenzione, si poteva udire l'eco
di silenzi passati, sedimentati nel tempo fino a costituire quella quiete granitica e incombente.
Lara Rockford aveva acconsentito a riceverli. Sapeva bene che non avrebbe potuto sottrarsi,
ma aver fatto riferire loro quella frase era indicativo del tipo di persona che si sarebbero trovati di
fronte.
Li attendeva in biblioteca. Mila, Goran e Boris l'avrebbero interrogata.
Mila la vide di profilo, seduta su un divano di cuoio, il braccio che descriveva un'elegante
parabola mentre portava alle labbra una sigaretta. Era bellissima. A distanza furono tutti colpiti dalla
curva leggera della fronte che scendeva lungo un naso sottile fino a una bocca carnosa. L'occhio di un
verde intenso, magnetico, incorniciato da ciglia lunghissime.
Ma quando la raggiunsero e le furono di fronte, si smarrirono alla vista dell'altra met del viso.
Era devastato da un'enorme cicatrice che, partendo dall'attaccatura dei capelli, proseguiva scavandole
la fronte per poi immergersi in un'orbita vuota e precipitare come il solco di una lacrima, per terminare
infine sotto al mento.
Mila not anche la gamba rigida, che l'accavallamento dell'altra non poteva nascondere del
tutto. Accanto a s, Lara teneva un libro. La copertina era rivolta verso il basso e non si vedevano n il
titolo n l'autore.
Buongiorno, li accolse. A cosa debbo la vostra visita?
Non li invit a sedere. Restarono in piedi sul grande tappeto che copriva quasi per met la
stanza.
Vorremmo farle qualche domanda, disse Goran. Se  possibile, naturalmente...
Prego, vi ascolto.
Lara Rockford spense quel che rimaneva della sigaretta in un posacenere di alabastro. Quindi ne
prese un'altra dal pacchetto che teneva in grembo, dentro un astuccio di pelle insieme a un accendino
d'oro. Mentre l'accendeva, le dita sottili tremarono impercettibilmente.
 stata lei a offrire la taglia di dieci milioni per ritrovare la sesta bambina, disse Goran.
Mi sembrava il minimo che potessi fare.
Li stava sfidando sul terreno della verit. Forse voleva sconvolgerli, forse era solo per via del
suo singolare anticonformismo, che contrastava nettamente con l'austerit della casa in cui aveva scelto
di rintanarsi.
Goran decise di accettare la sfida.
Lei sapeva di suo fratello?
Tutti sapevano. Tutti hanno taciuto.
Perch stavolta no?
Cosa intende?
Il guardiacaccia che ha trovato il corpo della bambina: immagino che fosse anche lui a libro
paga...
Mila intu ci che aveva gi capito Goran, cio che Lara avrebbe potuto facilmente insabbiare
tutta la vicenda. Ma non aveva voluto.
Lei crede all'esistenza dell'anima?
Mentre lo chiedeva. Lara accarezz il profilo del libro che aveva accanto.
E lei?
Ci sto riflettendo da un po'...
 per questo che non consente ai medici di staccare suo fratello dalle macchine che ancora lo
tengono in vita?
La donna non rispose subito. Sollev invece lo sguardo al soffitto. Joseph B.
Rockford era al piano di sopra, nel letto in cui aveva dormito sin da bambino. La sua stanza era
stata trasformata in una camera di terapia intensiva degna di un moderno ospedale. Era collegato a
macchinari che respiravano per lui, che lo nutrivano di farmaci e di liquidi, gli ripulivano il sangue e gli
liberavano le viscere.
Non fraintendetemi: io voglio che mio fratello muoia.
Sembrava sincera.
Probabilmente suo fratello ha conosciuto l'uomo che ha rapito e ucciso le cinque bambine, e
che ora tiene prigioniera la sesta. Lei non immagina chi possa essere...
Lara volt il suo unico occhio verso Goran: finalmente lo guardava in faccia. O, meglio, si
lasciava ostentatamente guardare da lui.
Chiss, potrebbe essere uno del personale. Qualcuno di quelli che ci sono adesso o qualcuno
che  stato qui in passato. Dovreste controllare.
Lo stiamo gi facendo, ma temo che l'uomo che cerchiamo sia troppo furbo per concederci un
simile favore.
Come avrete gi capito, qui in casa entrava solo gente che Joseph avrebbe potuto pagare.
Assunti e stipendiati, sotto il suo controllo. Estranei non ne ho mai visti.
E i ragazzi li vedeva? chiese Mila d'impulso.
La donna si prese un lungo istante per rispondere. Pagava anche loro. Ogni tanto, specie negli
ultimi tempi, si divertiva a sottoporre loro una specie di contratto con cui gli vendevano l'anima.
Pensavano che fosse un gioco, uno scherzo per spillare un po'
di soldi a un miliardario matto. E cos firmavano. Firmavano tutti. Ho trovato alcune delle
pergamene nella cassaforte dello studio. Le firme sono abbastanza leggibili, anche se quello usato non
 propriamente inchiostro...
Rise della macabra allusione, ma era una risata strana, che turb Mila. Le era sgorgata dal
profondo. Come se l'avesse macerata a lungo nei polmoni, e poi sputata fuori. Era rauca di nicotina, ma
anche di dolore. Poi prese fra le mani il libro che teneva accanto a s.
Era il Faust.
Mila mosse un passo verso di lei.
Ha nulla in contrario se proviamo a interrogare suo fratello?
Goran e Boris la guardarono come se fosse uscita di senno.
Lara rise ancora. E come intendete fare?  pi morto che vivo ormai. Poi si fece seria quando
disse:  troppo tardi.
Ma Mila insistette: Lei ci lasci provare.
30
A prima vista sembrava una donna fragile, Nicla Papakidis.
Forse perch era bassa di statura e sproporzionata sui fianchi.
Forse era per i suoi occhi che racchiudevano un'allegria triste, che la facevano assomigliare alla
canzone di un musical con Fred Astaire, o alla foto del veglione di un vecchio capodanno, o all'ultimo
giorno d'estate.
Invece era una donna molto forte.
La sua forza l'aveva costruita poco alla volta, in anni di piccole e grandi avversit.
Era nata in un paesino, la prima di sette figli, l'unica femmina. Aveva solo undici anni alla
morte della madre. Cos era toccato a lei mandare avanti la casa, occuparsi del padre e crescere i
fratelli. Era riuscita a far prendere a tutti un diploma perch potessero trovarsi un impiego dignitoso.
Grazie al denaro risparmiato con tenaci rinunce ed economie domestiche, non aveva mai fatto mancare
loro nulla. Li aveva visti sposarsi con brave ragazze, mettere su casa e dare alla luce una ventina di
nipotini che erano la sua gioia e il suo orgoglio. Quando anche il pi piccolo dei fratelli aveva lasciato
il tetto paterno, lei era rimasta ad accudire il genitore nella vecchiaia, rifiutandosi di metterlo in un
ospizio. Per non gravare i fratelli e le cognate di quel peso diceva sempre: Non vi preoccupate per me.
Voi avete le vostre famiglie, io sono sola. Non  un sacrificio.
Aveva assistito il padre fino a quando lui aveva passato i novant'anni, curandolo come un
neonato. Alla sua morte, aveva riunito i fratelli.
Ho quarantasette anni, e ormai credo che non mi sposer pi. Non avr mai figli miei, ma i
miei nipoti  come se lo fossero, e ci mi basta. Vi ringrazio dell'invito che mi avete rivolto tutti per
venire a vivere insieme a voi, ma ho gi fatto la mia scelta alcuni anni fa, anche se ve la rivelo solo
adesso. Non ci rivedremo mai pi, cari fratelli... Ho deciso di dedicare la mia vita a Ges, da domani
mi chiuder in un convento di clausura fino alla fine dei miei giorni.
Allora  una suora! disse Boris che, mentre guidava, aveva ascoltato in silenzio la storia
appena raccontata da Mila.
Nicla non  soltanto una suora.  molto di pi.
Non riesco ancora a credere che tu sia riuscita a convincere Gavila. E soprattutto che poi lui
sia riuscito a convincere Roche!
 solo un tentativo, che abbiamo da perdere? E poi ritengo che Nicla sia la persona adatta per
mantenere il segreto sulla vicenda.
Ah, questo  sicuro!
Sul sedile posteriore c'era una scatola con un grande fiocco rosso. I cioccolatini sono l'unica
debolezza di Nicla, aveva detto Mila quando gli aveva chiesto se potevano fermarsi in una pasticceria.
Ma se  una suora di clausura non pu venire con noi.
Be', la storia in realt  un po' pi complicata...
Che intendi?
Che Nicla ha passato solo alcuni anni in convento. Quando si sono accorti di ci che sapeva
fare, l'hanno rimandata nel mondo.
Arrivarono poco dopo mezzogiorno. In quella parte della citt imperava il caos. Al rumore del
traffico si mischiavano la musica degli stereo, le urla delle liti che provenivano dai caseggiati, nonch i
suoni legati alle attivit, pi o meno lecite, che si svolgevano per le strade. La gente che ci viveva non
si muoveva mai da l. Il centro
- che pure distava solo poche fermate di metropolitana - con i suoi ristoranti di lusso, le
boutique e le sale da t, era lontano per loro quasi quanto poteva esserlo il pianeta Marte.
Si nasceva e si moriva in quartieri come quello, e non si andava mai via.
Il navigatore satellitare dell'auto su cui viaggiavano aveva smesso di fornire indicazioni subito
dopo lo svincolo della statale. Le uniche informazioni stradali erano date dai murales che segnavano i
confini dei territori delle gang.
Boris svolt per una via laterale che terminava in un vicolo cieco. Gi da qualche minuto si era
accorto di avere alle costole una macchina incaricata di seguire i loro spostamenti. Il fatto che ci fosse
in giro un'auto con due poliziotti non era passato inosservato alle sentinelle che sorvegliavano ogni
angolo del quartiere.
Baster procedere a passo d'uomo e tenere le mani bene in vista, gli aveva detto Mila che era
gi stata altre volte da quelle parti.
Il palazzo a cui erano diretti si trovava alla fine del vicolo. Parcheggiarono in mezzo alle
carcasse di due auto bruciate. Scesero e Boris cominci a guardarsi intorno. Stava per azionare il
telecomando della chiusura centralizzata, quando Mila lo ferm.
Non lo fare. E lascia pure le chiavi inserite. Questi sarebbero capaci di forzare le portiere solo
per farci dispetto.
E allora cosa gli impedir di portarsi via la mia macchina, scusa?
Mila pass dal lato di guida, si frug in tasca e tir fuori un rosario di plastica rosso. Lo leg
intorno allo specchietto. Questo  il miglior antifurto qui.
Boris la guard, perplesso. Quindi la segu verso il palazzo.
Il cartello di cartone all'ingresso recitava: La fila per il pasto inizia alle 11. E
siccome non tutti i destinatari del messaggio sapevano leggere, era stato aggiunto accanto un
disegno con le lancette di un orologio sopra un piatto fumante.
L'odore era un misto di cucina e disinfettante. Nell'androne c'erano alcune sedie di plastica
spaiate intorno a un tavolino con sopra vecchie riviste. C'erano anche dei dpliant informativi che
coprivano diversi argomenti, dalla prevenzione della carie nei bambini ai modi per evitare di contrarre
malattie veneree. Lo scopo era di far assomigliare quel posto a una sala d'aspetto. Sulla parete c'erano
diversi avvisi e locandine che straripavano da una bacheca. Voci si rincorrevano da un punto all'altro
degli ambienti, senza lasciar capire esattamente da che parte provenissero.
Mila tir Boris per una manica. Andiamo,  di sopra.
Cominciarono a salire. Non c'era un solo gradino sano e la balaustra dondolava
pericolosamente.
Ma in che razza di posto siamo? Boris evitava di toccare qualsiasi cosa per paura di chiss
quale contagio. Continu a lamentarsi finch giunsero sul pianerottolo.
Davanti a una porta a vetri sostava una ragazza sui vent'anni, molto carina. Stava consegnando
un flacone di medicine a un anziano vestito di stracci che puzzava d'alcol e sudore inacidito.
Ne devi prendere una ogni giorno, capito?
La ragazza non dava l'impressione di essere infastidita da quel tanfo. Parlava con dolcezza e a
voce alta, scandendo bene le parole, come si fa coi bambini. Il vecchio annuiva ma non sembrava molto
convinto.
La ragazza allora insistette:  molto importante: non devi dimenticartelo mai.
Altrimenti va a finire come l'altra volta, che ti hanno portato qui quasi morto.
Poi prese dalla tasca un fazzoletto e glielo annod al polso.
Cos non te lo scordi.
L'uomo sorrise, contento. Prese il flacone e si avvi, continuando a rimirarsi il braccio con quel
nuovo regalo.
Avete bisogno? domand loro la ragazza.
Stiamo cercando Nicla Papakidis, disse Mila.
Boris si ritrov a fissare la giovane incantato, improvvisamente dimentico di tutte le lamentele
che aveva sciorinato lungo le scale.
Credo che sia nella penultima stanza in fondo, disse lei indicando il corridoio alle sue spalle.
Quando le passarono accanto, lo sguardo di Boris si abbass per esplorarle il seno e impatt con
la croce dorata che la ragazza portava al collo.
Ma  una...
S, gli rispose Mila, cercando di non ridere.
Peccato.
Percorrendo il corridoio, ebbero modo di guardare nelle stanze che vi si affacciavano. Letti
d'acciaio, brande o anche solo sedie a rotelle. Tutti i posti erano occupati da relitti umani, giovani e
anziani, senza distinzioni. Erano malati di AIDS, o tossicodipendenti e alcolisti con il fegato ridotto a
una poltiglia, o semplicemente vecchi malandati.
In comune avevano due cose. Lo sguardo stanco e la consapevolezza di aver vissuto la vita
sbagliata. Nessun ospedale li avrebbe accolti in quelle condizioni. E
probabilmente non avevano una famiglia che potesse occuparsi di loro. O, se l'avevano, ne
erano stati banditi.
In quel posto ci venivano a morire. Era quella la sua caratteristica. Nicla Papakidis lo chiamava
il Porto.
Oggi  veramente una magnifica giornata, Nora.
La suora stava pettinando con cura i lunghi capelli bianchi di un'anziana distesa nel letto rivolto
verso la finestra, e accompagnava i gesti con parole rilassanti.
Stamattina, passando per il parco ho lasciato un po' di pane per gli uccelli. Con tutta questa
neve se ne stanno nei nidi tutto il tempo, a scaldarsi a vicenda.
Mila buss alla porta che era gi aperta. Nicla si gir e, quando la vide, il suo volto s'illumin.
La mia piccolina! disse, andando ad abbracciarla. Che bello rivederti!
Indossava un maglioncino color carta da zucchero, con le maniche tirate sui gomiti perch
sentiva sempre caldo, una gonna nera che le arrivava fin sotto il ginocchio e calzava scarpe da
ginnastica. I suoi capelli erano grigi e corti. L'incarnato bianchissimo esaltava gli occhi intensamente
azzurri. L'insieme dava un'idea di candore e pulizia. Boris not che al collo portava un rosario rosso,
uguale a quello che Mila aveva legato allo specchietto della macchina.
Ti presento Boris, un mio collega.
Boris si fece avanti con un po' di soggezione. Piacere.
Avete appena incontrato Sorella Mery, vero? domand Nicla stringendogli la mano.
Boris arross. Veramente...
Non si preoccupi, fa a molti quest'effetto... Poi la donna torn a guardare Mila:
Perch sei venuta qui al Porto, piccola?
Lei si fece seria. Avrai sentito parlare del caso delle bambine scomparse.
Qui preghiamo per loro tutte le sere. Ma i notiziari non dicono molto.
Neanche io posso farlo.
Nicla la fiss: Sei venuta per la sesta, vero?
Che puoi dirmi in proposito?
Nicla sospir. Sto provando a creare un contatto. Ma non  facile. Il mio dono non  pi quello
di una volta: si  molto indebolito. Forse dovrei esserne contenta, visto che se lo perdessi del tutto mi
permetterebbero di tornare in convento con le mie amate consorelle.
A Nicla Papakidis non piaceva essere definita una medium. Diceva che non era una parola
adatta a definire un dono di Dio. Non si sentiva speciale. Il suo talento lo era. Lei era solo il tramite
scelto dal Signore per recarlo in s e usarlo per il bene degli altri.
Fra le tante cose che aveva detto a Boris mentre erano diretti al Porto, Mila gli aveva raccontato
di quando Nicla aveva scoperto di possedere capacit sensoriali superiori.
A sei anni era gi famosa nel suo paese perch riusciva a trovare gli oggetti smarriti: fedi
nuziali, chiavi di casa, testamenti nascosti troppo bene dai defunti... Una sera si present a casa sua il
capo della polizia locale: si era perso un bambino di cinque anni e sua madre era disperata. La
condussero dalla donna, che la supplic di trovare il figlio. Nicla la fiss per un momento, poi disse:
Questa donna sta mentendo. L'ha sepolto nell'orto dietro la casa'. E lo trovarono proprio l.
Boris era rimasto molto scosso da quella storia. Forse anche per questo si mise seduto in
disparte, lasciando che fosse Mila a parlare con la suora.
Devo chiederti una cosa un po' diversa dal solito, disse la poliziotta. Ho bisogno che tu
venga in un posto e che cerchi d'instaurare un contatto con un uomo che sta morendo.
Mila si era servita pi volte dei favori di Nicla in passato. Talvolta la soluzione dei suoi casi era
avvenuta grazie al suo intervento.
Piccola, io non posso muovermi, lo sai: hanno sempre bisogno di me.
Lo so, ma non posso evitare di insistere.  l'unica speranza che abbiamo per salvare la sesta
bambina.
Te l'ho detto: non sono pi sicura che il mio dono' funzioni.
Io ho pensato a te anche per un altro motivo... C' una bella somma a disposizione di chi
fornisce informazioni utili per ritrovare la bambina.
S, ho sentito. Ma cosa dovrei farmene io di dieci milioni?
Mila si guard intorno, come se fosse naturale considerare un utilizzo del denaro della taglia per
rinnovare quel posto.
Credimi: quando saprai tutta la storia, ti renderai conto che sarebbe il miglior impiego
possibile per quei soldi. Allora, che ne dici?
Vera deve venire a trovarmi oggi.
Era stata l'anziana nel letto a parlare. Fino a quel momento se n'era rimasta muta e immobile a
guardare la finestra.
Nicla le si avvicin: S, Nora, Vera verr pi tardi.
L'ha promesso.
S, lo so. L'ha promesso e manterr la parola, vedrai.
Ma quel ragazzo  seduto sulla sua sedia, disse indicando Boris, che subito fece per alzarsi.
Ma Nicla lo blocc: Stia pure. Poi a voce pi bassa: Vera era la sua gemella. 
morta settant'anni fa, quando erano ancora bambine.
La suora vide Boris sbiancare ed esplose in una risata: No agente, non sono in grado di parlare
con l'aldil! Ma a Nora ogni tanto piace sentirsi dire che la sorella la verr a trovare.
Era l'effetto delle storie che gli aveva raccontato Mila, e Boris si sent uno stupido.
Allora verrai? insistette lei. Prometto che qualcuno ti riaccompagner qui prima di sera.
Nicla Papakidis ci pens ancora un po'. Ma tu hai portato qualcosa per me?
Sul volto di Mila si apr un sorriso. I cioccolatini sono gi in macchina che ti aspettano.
Nicla annu soddisfatta, poi torn a farsi seria. Ci che percepir in quell'uomo non mi
piacer, vero?
Credo proprio di no.
Nicla strinse il rosario che aveva al collo. Va bene, andiamo.
Si chiama pareidolia la tendenza istintiva a trovare forme familiari in immagini disordinate.
Nelle nuvole, nelle costellazioni o anche nei fiocchi d'avena che galleggiano in una ciotola di latte.
Nel medesimo modo, Nicla Papakidis vedeva affiorare delle cose dentro di s. Non le definiva
visioni. E poi le piaceva quella parola, pareidolia, perch - come lei -
aveva origini greche.
Lo spieg a Boris, mentre sul sedile posteriore dell'auto mandava gi un cioccolatino dopo
l'altro. Ci che stupiva l'agente non era tanto il racconto della suora, quanto il fatto d'aver ritrovato la
propria macchina al suo posto e senza alcun graffio in quel quartiere malfamato.
Perch lo chiamate il Porto?
Dipende da ci in cui crede, agente Boris. Alcuni ci vedono solo un punto di arrivo. Altri, di
partenza.
E lei?
Entrambe le cose.
Verso il primo pomeriggio giunsero in vista della tenuta dei Rockford.
Davanti alla casa, li attendevano Goran e Stern. Sarah Rosa era al piano di sopra per prendere
accordi col personale medico che si occupava del moribondo.
Siete arrivati appena in tempo, disse Stern. La situazione  precipitata da stamattina. I
medici sono sicuri che ormai sia questione di ore.
Mentre si avviavano, Gavila si present a Nicla e le spieg quel che avrebbe dovuto fare, non
riuscendo a nascondere, per, tutto il suo scetticismo. Aveva visto all'opera altre volte medium di ogni
genere che fornivano il proprio contributo alla polizia. Molto spesso il loro intervento si risolveva in un
nulla di fatto, oppure contribuiva a intorbidire le indagini, creando false piste e inutili aspettative.
La suora non si sorprese della perplessit del criminologo; aveva visto tante volte
quell'espressione d'incredulit sul volto della gente.
Stern, religioso com'era, non riusciva a capacitarsi del dono di Nicla. Per lui erano solo
ciarlatanerie. Per che fosse proprio una suora a praticarle, lo confondeva.
Almeno non lo fa a scopo di lucro, aveva detto poco prima a una ancor pi scettica Sarah
Rosa.
Mi piace, il criminologo, confid Nicla sottovoce a Mila mentre salivano al piano di sopra.
 diffidente e non gli importa di nasconderlo.
Quel commento non era frutto del suo dono. Mila cap che le veniva proprio dal cuore.
Sentendo dire quelle parole da una cos cara amica, Mila ebbe un moto di gratitudine.
Quell'affermazione spazzava via tutti i dubbi che Sarah Rosa aveva cercato di seminare in lei sul conto
di Goran.
La camera di Joseph B. Rockford era in fondo al largo corridoio rivestito di arazzi.
Le grandi finestre puntavano a est, sul sole nascente. Dai balconi si poteva godere la vista della
valle sottostante.
Il letto a baldacchino era al centro della stanza. Tutt'intorno le apparecchiature mediche
accompagnavano le ultime ore del miliardario. Scandivano per lui un tempo meccanico, fatto dei bip
stillati dal cardiomonitor, dei soffi e delle sbuffate del respiratore, di ripetuti gocciolii e di un basso e
continuo murmure elettrico.
Rockford aveva il busto sollevato da parecchi cuscini, le braccia appoggiate lungo i fianchi sul
copriletto ricamato, gli occhi chiusi. Indossava un pigiama di seta cruda, di colore rosa pallido, aperto
sulla gola dove era presente lo stoma per l'intubazione endotracheale. I radi capelli erano bianchissimi.
Il volto era scavato intorno a un naso aquilino, e il resto del corpo formava appena un rilievo sotto le
coperte. Sembrava un centenario, invece aveva appena cinquant'anni.
In quel momento un'infermiera gli stava medicando la ferita sul collo, cambiandogli la garza
intorno al boccaglio che lo aiutava a respirare. Di tutto il personale che si alternava intorno a quel letto
ventiquattrore al giorno, era stato concesso di presenziare solo al suo medico privato e alla sua
assistente.
Quando i membri della squadra varcarono la soglia, incontrarono lo sguardo di Lara Rockford,
che per nulla al mondo si sarebbe persa quella scena. Se ne stava seduta in una poltroncina, in disparte,
e fumava a dispetto di ogni regola igienica.
Quando l'infermiera le aveva fatto notare che forse non era il caso, viste le condizioni critiche
del fratello, la donna aveva risposto semplicemente: Tanto, non pu certo fargli male.
Nicla avanz sicura verso il letto, osservando la scena di quella privilegiata agonia.
Una fine cos differente da quelle miserevoli e oscenamente esposte che vedeva
quotidianamente al Porto. Giunta in prossimit di Joseph B. Rockford, si fece il segno della croce. Poi
si rivolse a Goran dicendo: Possiamo cominciare.
Non avrebbero potuto verbalizzare ci che stava per accadere. Nessuna giuria avrebbe mai
preso in considerazione un simile elemento di prova. E non era nemmeno il caso che la stampa venisse
a conoscenza di quell'esperimento. Tutto doveva rimanere fra quelle mura.
Boris e Stern presero posto, in piedi, accanto alla porta chiusa. Sarah Rosa and a mettersi in un
angolo e si appoggi al muro con le braccia incrociate sul petto. Nicla si posizion con una sedia
accanto al baldacchino. Vicino a lei sedette Mila. Dal lato opposto Goran, che voleva osservare bene
sia la suora che Rockford.
La medium cominci a concentrarsi.
I medici si servono della Scala di Glasgow per valutare il coma di un paziente.
Attraverso tre semplici prove - la risposta verbale, l'apertura degli occhi e la reazione motoria -
 possibile stabilire il grado di compromissione della funzione neurologica.
Il ricorso alla figura di una scala per riferirsi allo stato di coma non  casuale.
Perch  proprio come scendere dei gradini, man mano che lo stato di coscienza degrada fino a
esaurirsi.
A parte le testimonianze di chi poi si  risvegliato da quello status - riguardo alla consapevole
percezione del mondo intorno a s e alla condizione di quiete priva di sofferenza in cui ci si trova a
fluttuare -, non si sa altro su cosa accada veramente in quell'intervallo fra l'esistenza e la morte. A ci
si aggiunga che chi si sveglia da un coma, ha sceso al massimo due o tre gradini di quella scala. Alcuni
neurologi sostengono che ce ne siano addirittura cento.
Mila non sapeva dove si trovasse realmente Joseph B. Rockford in quel momento.
Forse era l con loro e magari poteva anche sentirli. Oppure era gi sceso abbastanza da
sbarazzarsi dei propri fantasmi.
Di una cosa, per, era certa: Nicla avrebbe dovuto calarsi in un abisso profondo e insidioso per
andarlo a cercare.
Ecco, inizio a sentire qualcosa...
Nicla teneva le mani appoggiate sulle ginocchia. Mila si accorse che le sue dita iniziavano a
contrarsi per la tensione.
Joseph  ancora qui, annunci la medium. Ma si trova molto... distante. Per pu ancora
percepire qualcosa da quass...
Sarah Rosa scambi un'occhiata perplessa con Boris. A lui scapp un mezzo sorriso
imbarazzato, che per riusc a trattenere.
 molto inquieto.  arrabbiato... Non sopporta di trovarsi ancora qui... Vorrebbe andare via,
ma non ci riesce: qualcosa lo trattiene... Gli d fastidio l'odore.
Che odore? le domand Mila.
Quello dei fiori marci. Dice che  intollerabile.
Annusarono l'aria alla ricerca di una conferma per quelle parole, ma sentirono solo un profumo
gradevole: sul davanzale davanti alla finestra c'era un grande vaso con fiori freschi.
Cerca di farlo parlare, Nicla.
Non credo che voglia farlo... No, lui non vuole parlare con me...
Devi convincerlo.
 Mi dispiace...
Cosa?
Ma la medium non termin la frase. Disse invece: Credo che voglia mostrarmi qualcosa... S, 
cos... Mi sta mostrando una stanza... Questa stanza. Ma noi non ci siamo. Non ci sono nemmeno i
macchinari che adesso lo tengono in vita... Nicla s'irrigid: C' qualcuno con lui.
Chi ?
Una donna,  bellissima... Credo sia sua madre.
Mila vide con la coda dell'occhio che Lara Rockford si agitava sulla poltroncina accendendosi
l'ennesima sigaretta.
Cosa sta facendo?
 molto piccolo, Joseph... Lei lo tiene sulle sue ginocchia e gli spiega qualcosa...
Lo ammonisce e lo mette in guardia... Gli sta dicendo che il mondo l fuori pu fargli solo del
male. Invece, finch rester qui, sar al sicuro... Gli promette di proteggerlo, di prendersi cura di lui, e
di non lasciarlo mai...
Goran e Mila si guardarono. La prigionia dorata di Joseph era iniziata cos, con sua madre che
lo allontanava dal mondo.
Gli sta dicendo che fra tutti i pericoli del mondo, le donne sono il peggiore... L fuori  pieno
di donne che vogliono portargli via tutto... Loro lo ameranno soltanto per ci che possiede... Lo
inganneranno, e si approfitteranno di lui... Poi la suora ripet ancora una volta: Mi dispiace...
Mila guard di nuovo Goran. Quella mattina, davanti a Roche, il criminologo aveva affermato
con sicurezza che l'origine della rabbia di Rockford - la stessa che l'avrebbe trasformato col tempo in
un omicida seriale - stava nel fatto che lui non accettava di essere com'era. Perch qualcuno,
verosimilmente sua madre, un giorno aveva scoperto le sue preferenze sessuali, e non gliel'aveva mai
perdonato. Uccidere il partner significava cancellare la colpa.
Ma evidentemente Gavila si sbagliava.
Il racconto della medium smentiva in parte la sua teoria. L'omosessualit di Joseph era
ricollegabile alle fobie di sua madre. Forse lei sapeva del figlio, e non diceva nulla al riguardo.
Ma perch allora Joseph uccideva i suoi partner?
Io non avevo neanche il permesso d'invitare un'amica...
Tutti si voltarono a guardare Lara Rockford. La giovane donna stringeva fra le dita tremanti la
sigaretta, e parlava tenendo basso lo sguardo.
Era sua madre che faceva venire qui quei ragazzi, disse Goran.
E lei conferm: S, e li pagava.
Le lacrime cominciarono a sgorgare dall'unico occhio sano, trasformandole il volto in una
maschera ancor pi grottesca.
Mia madre mi odiava.
Perch? la incalz il criminologo.
Perch ero una donna.
 Mi dispiace... disse ancora una volta Nicla.
Sta' zitto! url Lara all'indirizzo del fratello.
 Mi dispiace sorellina...
Zitto!
Lo grid con rabbia, alzandosi in piedi. Il mento le tremava.
Voi non potete immaginare. Non sapete cosa voglia dire voltarsi e trovarsi quegli occhi
addosso. Uno sguardo che ti segue ovunque, e tu sai che significa. Anche se non vuoi ammetterlo,
perch ti disgusta anche solo l'idea. Credo che lui stesse cercando di capire... perch si sentiva attratto
da me.
Nicla rimaneva in trance, percorsa da un forte tremito, mentre Mila le teneva la mano.
 per questo che lei  andata via di casa, vero? Goran fiss Lara Rockford con l'intenzione di
ottenere a tutti i costi quella risposta. Ed  stato allora che lui ha cominciato a uccidere...
S, credo che sia andata cos.
Poi  tornata, cinque anni fa...
Lara Rockford rise. Non sapevo nulla. Mi ha ingannata dicendo che si sentiva solo e
abbandonato da tutti. Che io ero sua sorella e che mi voleva bene, e che per questo dovevamo fare pace.
Che tutto il resto erano solo mie fissazioni. Gli ho creduto. Quando sono venuta qui, i primi giorni si 
comportato normalmente: era dolce, affettuoso, si occupava di me. Non sembrava quel Joseph che
avevo conosciuto da piccola. Finch...
Rise di nuovo. E quella risata descrisse pi delle parole tutta la violenza subita.
Non  stato un incidente stradale a ridurla cos... insinu Goran.
Lara scosse il capo. Cos era finalmente sicuro che non sarei pi andata via.
Fu grande la pena che provarono per quella giovane donna, prigioniera non di quella casa ma
del proprio aspetto.
Scusatemi, disse poi avviandosi verso la porta, trascinando la gamba offesa col suo passo
sbilenco.
Stern e Boris si fecero da parte per farla passare. Quindi tornarono a guardare Goran, in attesa
che prendesse una decisione.
Lui si rivolse a Nicla. Se la sente di andare avanti?
S, disse la suora, anche se la fatica e lo sforzo che stava compiendo erano evidenti.
La domanda successiva era la pi importante di tutte. Non avrebbero avuto altra occasione per
farla. Dalla risposta dipendeva non solo la sopravvivenza della sesta bambina, ma anche la loro.
Perch, se non fossero riusciti a trovare il senso di ci che da giorni stava accadendo, avrebbero portato
addosso per sempre i segni di quella vicenda, come una dannazione.
Nicla, si faccia dire da Joseph quando ha incontrato l'uomo che era simile a lui...
31
Di notte la sentiva urlare.
Erano le emicranie che non le davano pace e non la facevano dormire. Ormai neanche la
morfina riusciva a placare le fitte improvvise. Si dimenava nel letto e strillava fino a perdere la voce.
La bellezza di un tempo, che con tanta cura aveva cercato di preservare dall'incenerire inesorabile degli
anni, era svanita del tutto. Ed era diventata volgare. Lei che era sempre stata cos attenta alle parole,
cos misurata, era diventata sguaiata e fantasiosa nelle bestemmie. Ne aveva per tutti. Per suo marito,
che era morto troppo presto. Per la figlia, che era scappata da lei. E per quel Dio che l'aveva ridotta
cos.
Solo lui riusciva a placarla.
Andava nella sua stanza e le legava le mani al letto con foulard di seta, perch non potesse farsi
del male. S'era gi strappata tutti i capelli e aveva il viso striato di sangue rappreso per tutte le volte
che aveva affondato le unghie nelle guance.
Joseph, lo chiamava mentre le accarezzava la fronte. Dimmi che sono stata una buona
madre. Dimmelo, ti prego.
E lui, fissandola negli occhi che si colmavano di lacrime, glielo diceva.
Aveva trentadue anni Joseph B. Rockford. E gliene mancavano solo diciotto all'appuntamento
con la morte. Non molto tempo prima, un noto genetista era stato interpellato per accertare se anche lui
avrebbe condiviso lo stesso destino che era toccato al padre e al nonno. Date le ancora scarse
conoscenze dell'epoca sull'ereditariet genetica delle malattie, la risposta era stata vaga: le probabilit
che quella rara sindrome fosse in atto dentro di lui sin dalla nascita oscillavano fra il quaranta e il
settanta percento.
Da allora Joseph aveva vissuto avendo davanti a s quell'unico traguardo. Tutto il resto erano
solo tappe d'avvicinamento. Come la malattia di sua madre. Le notti della grande casa erano scosse
dalle sue urla disumane, trasportate dall'eco per le grandi stanze. Era impossibile sfuggire. Dopo mesi
d'insonnia forzata, Joseph aveva preso a coricarsi con i tappi nelle orecchie pur di non sentire quello
strazio.
Ma non bastavano.
Una mattina, verso le quattro, s'era svegliato. Stava facendo un sogno, ma non riusciva a
ricordarlo. Per non era stato quello a destarlo. Si era messo a sedere sul letto, cercando di capire cosa
fosse stato.
C'era un insolito silenzio nella casa.
Joseph comprese. Si alz e si vest, indossando un paio di pantaloni, un maglione a collo alto e
il suo Barbour verde. Quindi usc dalla stanza, passando accanto alla porta chiusa di quella della madre.
La super. Scese le imponenti scale di marmo e, in pochi minuti, si trov all'aperto.
Percorse il lungo viale della tenuta fino a giungere al cancello dell'ala ovest, che di solito
veniva usato dai fornitori e dalla servit. Quello era il confine del mondo per lui. Tante volte con Lara,
da piccoli, si erano spinti fin l nelle loro esplorazioni.
Nonostante fosse molto pi giovane di lui, sua sorella avrebbe voluto andare oltre, dimostrando
un invidiabile coraggio. Ma Joseph si era sempre tirato indietro. Da quasi un anno Lara era andata via.
Dopo aver trovato la forza di varcare quel limite, non aveva pi dato notizie di s. Lui sentiva la sua
mancanza.
In quella fredda mattina di novembre, Joseph rimase per alcuni minuti immobile davanti al
cancello. Poi si arrampic per scavalcarlo. Quando i suoi piedi toccarono terra, una nuova sensazione si
impadron di lui, un solletico in mezzo al petto che s'irraggiava tutt'intorno. Sperimentava per la prima
volta cosa fosse la gioia.
S'incammin lungo la strada asfaltata.
L'alba si annunci in un barlume all'orizzonte. La natura intorno a lui era esattamente identica a
quella della tenuta, tanto che per un attimo ebbe l'impressione di non aver lasciato affatto quei luoghi, e
che il cancello fosse solo un pretesto, perch l'intero Creato iniziava e finiva l, e ogni volta che si
varcava quel confine ricominciava daccapo, sempre uguale a se stesso, e cos all'infinito. Una serie
interminabile di universi paralleli, tutti uguali. Prima o poi avrebbe rivisto la sua casa emergere dal
sentiero, e avrebbe avuto la certezza di essersi soltanto illuso.
Ma non avvenne. Man mano che aumentava la distanza, affiorava la coscienza di potercela fare.
In giro non c'era nessuno. Non un'auto, n una casa in vista. Il suono dei suoi passi sull'asfalto
era la sola traccia umana in mezzo al canto degli uccelli che cominciavano a reclamare il nuovo giorno.
Non c'era vento che muovesse gli alberi, che sembravano. fissarlo al suo passaggio, come un estraneo.
E lui aveva la tentazione di salutarli. L'aria era frizzante e aveva anche sapore. Di brina, di foglie
secche ed erba verdissima.
Il sole era ormai pi che una promessa. Scivolava sui prati, allungandosi e allargandosi come
una marea d'olio. Joseph non era in grado di dire quanti chilometri avesse percorso. Non aveva una
meta. Ma era quello il bello: non gli importava. Nei muscoli delle gambe pulsava l'acido lattico. Non
aveva mai sospettato che il dolore potesse essere piacevole. Aveva energia nel fisico e aria da respirare.
Sarebbero state queste due variabili a decidere il resto. Per una volta non voleva ragionare sulle cose.
Fino a quel giorno la sua mente aveva sempre avuto il sopravvento, sbarrandogli ogni volta il
passo con una paura diversa. E per quanto l'ignoto fosse ancora in agguato intorno a lui, in quei pochi
momenti aveva gi imparato che, oltre al pericolo, poteva serbare anche qualcosa di prezioso. Come lo
stupore, la meraviglia.
Fu proprio ci che prov quando percep un nuovo suono. Era basso e distante, ma in costante
avvicinamento, alle sue spalle. Presto lo riconobbe: era il rumore di un'auto. Si gir e ne vide apparire
solo il tettuccio, oltre un dosso. Poi la macchina torn a immergersi in una discesa, ma riaffior di
nuovo. Era una vecchia station-wagon beige. Veniva verso di lui. Il parabrezza sporco non lasciava
intravedere i passeggeri. Joseph decise di ignorarla, si volt e riprese a camminare. Quando l'auto gli fu
ormai prossima, gli sembr che rallentasse.
Ehi!
Esit a voltarsi. Forse era qualcuno venuto a metter fine alla sua avventura. S, era cos. Sua
madre si era svegliata e aveva preso a urlare il suo nome. Non trovandolo nel suo letto, avevano
sguinzagliato la servit fuori e dentro la tenuta. Forse l'uomo che lo stava chiamando era uno dei
giardinieri che era venuto a cercarlo con la sua vettura privata, pregustando una lauta ricompensa.
Ehi tu, dove stai andando? Lo vuoi un passaggio?
La domanda lo rassicur. Non poteva essere qualcuno della casa. L'auto gli si accost. Joseph
non poteva vedere il guidatore. Si ferm, e la macchina fece altrettanto.
Io vado a nord, disse l'uomo al volante. Potrei farti risparmiare un po' di chilometri. Non 
molto, ma qui intorno non troverai altri passaggi.
La sua et era indefinibile. Poteva avere quarant'anni, forse meno. Era la barba rossastra, lunga
e incolta, a rendere difficile la stima. Anche i capelli erano lunghi, li portava all'indietro con una riga al
centro. Aveva gli occhi grigi.
Allora cosa vuoi fare? Sali?
Joseph ci pens un attimo, poi disse: S, grazie.
Si accomod accanto a quello sconosciuto e la macchina ripart. I sedili erano ricoperti di
velluto marrone e consumati in alcuni punti tanto da rivelare la tela sottostante. C'era un odore che era
un misto dei deodoranti per auto che si erano sovrapposti negli anni, pendendo dallo specchietto. Il
sedile posteriore era stato abbassato per ricavare uno spazio pi ampio, occupato ora da scatole di
cartone e buste di plastica, arnesi e taniche di diversa misura. Tutto era perfettamente ordinato.
Sul cruscotto di plastica scura erano rimaste tracce di colla di vecchi adesivi.
L'autoradio, un vecchio modello col mangianastri, riproduceva una cassetta di musica country.
Il guidatore, che aveva abbassato il volume per parlare con lui, lo rialz.
 da molto che cammini?
Joseph evitava di guardarlo, per paura che potesse accorgersi che stava per mentire.
S, da ieri.
E non hai fatto l'autostop?
S, l'ho fatto. Mi ha caricato un camionista, ma poi doveva andare da tutt'altra parte.
Perch, tu dove stai andando? Non se l'aspettava, e disse la verit.
Non lo so.
L'uomo si mise a ridere.
Se non lo sai allora perch hai mollato il camionista?
Joseph si volt a guardarlo, serio. Perch faceva troppe domande.
L'uomo si mise a ridere ancora pi forte. Oddio, mi piace il tuo modo diretto, ragazzo.
Indossava una giacca a vento rossa, corta di maniche. I pantaloni erano marrone chiaro e il
pullover di lana intrecciata aveva motivi romboidali. Portava scarpe da lavoro, con la suola di gomma
rinforzata. Stringeva lo sterzo con entrambe le mani.
Sul polso sinistro spiccava un orologio di plastica al quarzo da pochi soldi.
Senti, io non so quali sono i tuoi piani e non insister per saperli ma, se ti va, abito qui vicino e
potresti venire a fare colazione. Che ne dici?
Joseph stava per dirgli di no. Era stato gi abbastanza azzardato accettare il passaggio, ora non
l'avrebbe seguito chiss dove per permettergli di rapinarlo o anche peggio. Ma poi si rese conto che era
soltanto un'altra delle sue paure a condizionarlo.
Il futuro era misterioso, non minaccioso - l'aveva scoperto proprio quella mattina. E
per assaporarne i frutti, era necessario correre dei rischi.
D'accordo.
Uova, pancetta e caff, promise lo sconosciuto.
Venti minuti pi tardi lasciarono la strada principale per imboccare un sentiero sterrato. Lo
percorsero lentamente, fra buche e scossoni, fino a giungere in prossimit di una casa di legno dal tetto
spiovente. La vernice bianca che la ricopriva era scrostata in pi punti. Il portico era malandato e ciuffi
d'erba spuntavano qua e l fra le assi. Parcheggiarono accanto all'ingresso.
"Chi  questo tizio?" si chiese Joseph quando vide dove abitava, avvertendo tuttavia che la
risposta non sarebbe stata interessante quanto la possibilit di esplorare il suo mondo.
Benvenuto, disse l'uomo appena varcarono la soglia.
La prima stanza era di medie dimensioni. L'arredamento era costituito da un tavolo con tre
sedie, da una credenza a cui mancavano alcuni stipi e un vecchio divano con la tappezzeria strappata in
pi punti. A una delle pareti era appeso un quadro senza cornice che riproduceva un anonimo
paesaggio.
Accanto all'unica finestra c'era un camino di pietra sporco di fuliggine che conteneva tizzoni
anneriti ormai freddi. Su uno sgabello ricavato da un tronco erano accatastate alcune pentole incrostate
di grasso bruciato. In fondo al locale c'erano due porte chiuse.
Mi spiace, non c' il bagno. Ma qua fuori ci sono un sacco di alberi, aggiunse ridendo il tizio.
Mancavano anche energia elettrica e acqua corrente, ma di l a poco l'uomo scaric dal retro
della macchina le taniche che Joseph aveva notato poco prima.
Con vecchi giornali e legna recuperata fuori, accese il fuoco nel camino. Dopo aver ripulito alla
meglio una delle padelle, vi mise a friggere del burro e poi vi vers le uova insieme alla pancetta. Per
quanto dozzinale, quel cibo emanava un profumo capace di risvegliare l'appetito.
Joseph lo seguiva con lo sguardo, incuriosito, e intanto lo tormentava di domande, come i
bambini con gli adulti quando arrivano all'et in cui iniziano a scoprire il mondo. Ma l'altro non
sembrava infastidito, anzi gli piaceva parlare.
 da molto che vivi qui?
Da un mese, ma questa non  casa mia.
Cosa vuol dire?
Quella l fuori  la mia vera casa, disse indicando col mento l'auto parcheggiata.
Io giro il mondo.
Perch ti sei fermato, allora?
Perch questo posto mi piace. Un giorno stavo percorrendo la strada e ho visto il sentiero. Ho
svoltato e sono arrivato qui. La casa era abbandonata da chiss quanto tempo. Probabilmente
apparteneva ad agricoltori: c' un capanno con gli attrezzi sul retro.
Che ne sar stato di loro?
Ah, non lo so. Avranno fatto un po' come tanti altri: quando c' stata la crisi nelle campagne,
se ne saranno andati a cercarsi una vita migliore in citt. Qui in zona ci sono diverse fattorie
abbandonate.
Perch non hanno provato a vendere la propriet?
Al tizio scapp una risata: E chi se lo compra un posto del genere? Questa  terra che non
rende un centesimo, amico mio.
Fin di cucinare e vers il contenuto della padella direttamente nei piatti disposti sulla tavola.
Joseph, senza aspettare, affond la forchetta in quella pappa gialla.
Aveva scoperto di avere molta fame. Il sapore era ottimo.
Ti piace, eh? Mangia con calma, ce n' quanto ne vuoi.
Lui continu a tirar su bocconi, voracemente. Poi, con la bocca piena, domand:
Ti tratterrai ancora molto qui?
Pensavo di andarmene alla fine di questa settimana: l'inverno  duro da queste parti. Sto
accumulando provviste e vado in giro per le altre fattorie abbandonate, con la speranza di recuperare
qualche oggetto che, possa ancora servire a qualcosa.
Stamattina ho trovato un tostapane. Credo che sia rotto, ma posso aggiustarlo.
Joseph registrava tutto, come se stesse componendo una sorta di manuale con nozioni di ogni
tipo: da come prepararsi un'ottima colazione solo con uova, burro e pancetta, a come approvvigionarsi
d'acqua potabile. Forse pensava che gli sarebbero state utili in una nuova vita. L'esistenza di quello
sconosciuto gli appariva invidiabile. Per quanto dura e difficile, era infinitamente meglio di quella che
aveva vissuto fino ad allora.
Lo sai che non ci siamo neanche presentati?
Joseph ferm la mano con la forchetta a mezz'aria.
Se non vuoi dirmi come ti chiami, per me va bene. Tanto mi sei simpatico lo stesso.
Joseph riprese a mangiare. L'altro non insistette, ma lui si sent in dovere di ricompensarlo in
qualche modo per l'ospitalit. Decise di rivelargli qualcosa di s.
A cinquant'anni quasi certamente morir.
E gli spieg della maledizione che gravava sugli eredi maschi della sua famiglia.
L'uomo ascolt con attenzione. Senza mai fare nomi, Joseph gli spieg di essere ricco e gli
raccont dell'origine della sua ricchezza. Di quel nonno intuitivo e coraggioso che aveva posto il seme
di una grande fortuna. E gli disse anche di suo padre, che era stato capace di moltiplicare l'eredit col
suo genio imprenditoriale.
Infine parl di s, del fatto che non aveva altri traguardi da raggiungere, perch tutto era gi
stato conquistato. Era venuto al mondo per tramandare soltanto due cose: un ingente patrimonio e un
gene inesorabilmente mortale.
Capisco che la malattia che ha ucciso tuo padre e tuo nonno sia inevitabile, ma per i soldi c'
sempre una soluzione: perch non rinunci alla tua ricchezza se non ti senti abbastanza libero?
Perch sono cresciuto in mezzo al denaro, e senza non saprei come sopravvivere neanche per
un solo giorno. Come vedi, qualunque scelta faccia, sono sempre destinato a morire.
Balle! disse l'altro mentre si alzava per andare a sciacquare la padella.
Joseph cerc di spiegarsi meglio: Io potrei avere tutto ci che desidero. Ma, proprio per
questo, non so cosa sia il desiderio.
Ma che cazzo di discorso! Il denaro non pu comprare tutto.
Credimi invece, pu farlo. Se io volessi la tua morte, potrei pagare degli uomini e loro ti
ucciderebbero, e nessuno verrebbe mai a saperlo.
L'hai mai fatto? disse l'altro, improvvisamente serio.
Cosa?
Hai mai pagato qualcuno perch uccidesse per te?
Io no, ma mio padre e mio nonno s, lo so.
Ci fu una pausa.
Ma la salute, quella non puoi comprarla.
 vero. Per se sai in anticipo quando morirai, allora il problema  risolto. Vedi: i ricchi sono
infelici perch sanno che, prima o poi, dovranno lasciare tutto ci che possiedono. Non puoi portarti i
soldi nella tomba. Invece io non devo dannarmi a pensare alla mia morte, c' gi qualcuno che l'ha
fatto per me.
L'uomo si ferm a riflettere. Hai ragione, disse, ma  molto triste non desiderare nulla. Ci
sar qualcosa che ti piace sul serio, no? Allora comincia da quello.
Be', mi piace camminare. Da stamattina, poi, mi piacciono anche le uova con la pancetta. E mi
piacciono i ragazzi.
Vuoi dire che sei...
Veramente non lo so. Io sto con loro, ma non posso dire che lo desideri davvero.
Allora perch non provi con una donna?
Probabilmente dovrei farlo. Ma dovrei prima desiderarlo, capisci? Non so come spiegarti
meglio.
No, invece. Penso che tu sia stato abbastanza chiaro.
Pos la padella sopra le altre sullo sgabello. Quindi guard l'orologio al quarzo che aveva al
polso.
Sono le dieci, devo andare in citt: mi servono dei pezzi di ricambio per aggiustare il
tostapane.
Allora io vado.
No, perch? Resta qui e riposati un po' se ti va. Sar di ritorno presto, magari potremmo
mangiare di nuovo insieme e chiacchierare ancora. Sei un bel tipo, sai?
Joseph osserv il vecchio divano dalla tappezzeria strappata. Gli sembr molto invitante.
Va bene, disse. Dormir un po', se non ti dispiace.
L'uomo sorrise. Fantastico! Stava per uscire quando si volt. A proposito, cosa ti piacerebbe
per cena?
Joseph lo fiss. Non lo so. Stupiscimi.
* * *
Una mano lo scosse dolcemente. Joseph apr gli occhi e scopr che era gi sera.
Alla faccia della stanchezza! disse il suo nuovo amico, sorridendo.
Hai dormito nove ore filate!
Joseph si tir su stiracchiandosi. Era da parecchio tempo che non riposava cos bene. Subito lo
colse un languore.
 gi ora di cena? domand.
Il tempo di fare il fuoco e preparo subito: ho preso del pollo da fare alla brace e delle patate.
Va bene come menu?
Benissimo, sono affamato.
Intanto apriti una birra, sono sul davanzale.
Joseph non aveva mai bevuto birra, a parte quella che sua madre metteva nel punch di Natale.
Tolse una lattina dalla confezione da sei e fece schioccare la linguetta.
Appoggi le labbra al bordo di alluminio e ne butt gi una lunga sorsata. Sent la bevanda
fredda scendere rapidamente lungo l'esofago. Fu una sensazione piacevole, dissetante. Dopo il secondo
sorso, rutt.
Salute! esclam il tizio.
Fuori faceva freddo, ma dentro il fuoco diffondeva un bel tepore. La luce della lampada a gas,
poggiata al centro del tavolo, illuminava fiocamente la stanza.
Il ferramenta ha detto che il tostapane si pu recuperare. Mi ha dato anche un paio di consigli
su come ripararlo. Meno male, penso di rivenderlo in qualche fiera.
Allora  questo che fai per vivere?
Be' s, ogni tanto anche questo. La gente getta via un sacco di roba ancora utilizzabile. Io la
recupero, la metto a posto e poi ci faccio qualche soldo. Alcune cose me le tengo, come quel quadro per
esempio...
Indic il paesaggio appeso al muro senza cornice.
Perch proprio quello? chiese Joseph.
Non lo so, mi piace. Credo che mi ricordi il posto in cui sono nato, o forse non ci sono mai
neanche stato, chi pu dirlo: ho viaggiato cos tanto...
Sei stato davvero in tanti luoghi diversi?
Gi, moltissimi. Parve perdersi per un attimo nei suoi pensieri, ma subito si riprese: Il mio
pollo  speciale, vedrai. E, a proposito, ho una sorpresa per te.
Una sorpresa? Che sorpresa?
Non ora, dopo cena.
Si misero a tavola. Il pollo con il contorno di patate era condito a puntino e croccante. Joseph si
riemp pi volte il piatto. Il tizio - ormai nella sua mente lo chiamava cos - mangiava con la bocca
aperta e aveva bevuto gi tre birre. Dopo cena tir fuori una pipa intagliata a mano e del tabacco.
Mentre si preparava da fumare, gli disse: Sai, ho pensato molto a quello che mi hai detto stamattina.
A cosa esattamente?
A quel discorso sul desiderare'. Mi ha colpito.
Ah s? E perch?
Vedi, io non penso che sia un male conoscere esattamente il momento in cui arriver la fine
della vita. Secondo me  un privilegio invece.
Come fai a dire una cosa del genere?
Be', naturalmente dipende da come guardi il tutto. Se sei portato a vedere il bicchiere mezzo
pieno o mezzo vuoto. Insomma: puoi startene l a fare il conto di quanto ti manca. Oppure puoi
determinare il resto della tua vita in funzione di quella scadenza.
Non ti seguo.
Io penso che il fatto che tu sappia di dover morire a cinquant'anni, ti faccia credere di non
avere alcun potere sulla tua vita. Invece  l che sbagli, amico mio.
Cosa intendi per potere'?
Il tizio prese un rametto dal fuoco e con la punta rovente si accese la pipa. Aspir una profonda
boccata prima di rispondere. Potere e desiderio vanno di pari passo.
Sono fatti della stessa, maledettissima sostanza. Il secondo dipende dal primo, e viceversa. E
non lo dice un filosofo del cazzo, perch  la natura stessa che lo stabilisce. Hai detto bene stamattina:
possiamo desiderare solo ci che non abbiamo, tu pensi d'avere il potere di ottenere tutto e allora non
desideri nulla. Ma questo accade perch il tuo potere deriva dal denaro.
Perch, ce n' di altri tipi?
Certo, quello della volont per esempio. Devi metterla alla prova per capire. Ma ho come il
sospetto che tu non voglia farlo...
Perch lo dici? Io posso farlo, invece.
Il tizio lo osserv. Ne sei sicuro?
Certo.
Bene. Prima di cena ti ho detto che avevo una sorpresa per te. Ora  il caso che te la mostri.
Vieni.
Si alz e si diresse verso una delle due porte chiuse in fondo alla stanza. Joseph, titubante, lo
segu sulla soglia semiaperta.
Guarda.
Fece un passo nell'oscurit, e lo sent. C'era qualcosa nella stanza che respirava velocemente.
Pens subito a un animale e fece un passo indietro.
Coraggio, lo invit il tizio, guarda meglio.
Joseph ci mise qualche secondo ad abituarsi all'oscurit. La poca luce che arrivava dalla
lampada a gas rimasta sul tavolo era appena sufficiente a illuminare debolmente il viso del ragazzo. Era
disteso su un letto, con le mani e i piedi legati ai montanti da funi spesse. Indossava una camicia a
scacchi e jeans, per era senza scarpe. Un fazzoletto intorno alla bocca gli impediva di parlare, per cui
si limitava a emettere suoni sconnessi, simili a un verso. I capelli sulla fronte erano zuppi di sudore. Si
dimenava come una bestia prigioniera e teneva gli occhi sbarrati per la paura.
Chi ? domand Joseph.
Un regalo per te.
E cosa dovrei farci?
Quello che vuoi.
Ma io non so chi sia.
Nemmeno io. Faceva l'autostop. L'ho caricato in macchina mentre tornavo qui.
Forse dovremmo slegarlo e lasciarlo andare.
Se  questo ci che vuoi.
Perch non dovrebbe esserlo?
Perch questa  la dimostrazione di cosa sia il potere, e di come sia collegato al desiderio. Se
tu desideri liberarlo, allora fallo. Ma se vuoi qualcos'altro da lui, adesso sei padrone di scegliere.
Stai parlando del sesso per caso?
Il tizio scosse il capo, deluso. Il tuo orizzonte  molto limitato, amico mio. Tu hai a
disposizione una vita umana - la pi grande e stupefacente creazione di Dio - e l'unica cosa che ti viene
in mente  di scopartela...
Cosa dovrei farci con una vita umana?
L'hai detto tu oggi: se volessi uccidere qualcuno, ti basterebbe assoldare qualcun altro che lo
faccia fuori per te. Ma tu credi veramente che questo ti dia il potere di togliere una vita? I tuoi soldi ce
l'hanno, quel potere, non tu. Finch non lo fai con le tue mani, non sperimenterai mai cosa significa.
Joseph guard ancora il ragazzo, visibilmente terrorizzato. Ma io non voglio saperlo, disse.
Perch hai paura. Paura delle conseguenze, del fatto che potresti essere punito o del senso di
colpa.
 normale avere paura di certe cose.
No, non lo , Joseph.
Non si accorse nemmeno che lo aveva chiamato per nome: in quel momento era troppo
impegnato a fare la spola con lo sguardo fra lui e il ragazzo.
Se ti dicessi che invece puoi farlo, che puoi strappare la vita a qualcuno e che non lo sapr mai
nessuno?
Nessuno? E tu allora?
Io sono quello che l'ha rapito e che l'ha portato qui, ricordi? E poi sarei anche quello che
seppellir il suo cadavere...
Joseph abbass il capo. Non lo saprebbe nessuno?
Se ti dicessi che resteresti impunito, questo ti susciterebbe il desiderio di provare?
Joseph si guard le mani per un lungo istante, il suo respiro accelerava mentre dentro di lui
montava una strana euforia, mai provata prima.
Vorrei un coltello, disse.
Il tizio se ne and in cucina. Nell'attesa, Joseph fiss il ragazzo che lo supplicava con lo
sguardo e piangeva. Davanti a quelle lacrime che sgorgavano silenziose, Joseph scopr di non provare
nulla. Nessuno avrebbe pianto la sua morte quando, a cinquant'anni, il male del padre e del nonno
sarebbe venuto a prenderlo. Per il mondo lui sarebbe stato sempre il ragazzo ricco, immeritevole di
qualsiasi forma di compassione.
Il tizio torn da lui con un lungo coltello affilato. Glielo mise fra le mani.
Non c' niente di pi gratificante che togliere una vita, gli disse. Non a una persona in
particolare, come a un nemico o a qualcuno che ti ha fatto del male. Ma a un uomo qualsiasi. Ti
conferisce lo stesso potere di Dio.
Lo lasci solo e se ne and richiudendogli la porta alle spalle. La luce della luna scivolava fra le
persiane rotte facendogli brillare il coltello nelle mani. Il ragazzo si agitava e Joseph poteva percepirne
l'ansia, la paura sotto forma di suoni ma anche di odori. Il respiro acido, il sudore delle ascelle. Si
avvicin al letto, lentamente, lasciando che i suoi passi scricchiolassero sul pavimento, in modo che
anche il ragazzo potesse rendersi conto di quanto stava accadendo. Gli appoggi la lama del coltello di
piatto sul torace. Doveva dirgli qualcosa? Non gli veniva in mente niente.
Un brivido lo percorse e avvenne una cosa che proprio non si aspettava: ebbe un'erezione.
Sollev il coltello di qualche centimetro, facendolo scorrere lentamente lungo il corpo del
ragazzo fino a raggiungere lo stomaco. Si ferm. Prese fiato e spinse lentamente la punta della lama a
trapassare la stoffa della camicia, fino a toccare la carne. Il ragazzo prov a urlare, ma riusc a emettere
solo la patetica imitazione di un grido di dolore. Joseph affond il coltello ancora di qualche
centimetro, la pelle si lacer profondamente, come se si strappasse. Riconobbe il bianco dell'adipe. Ma
la ferita ancora non sanguinava. Allora spinse pi a fondo la lama, fino a sentire il calore del sangue
sulla mano e avvertire un'esalazione pungente, liberata dalle viscere. Il ragazzo inarc la schiena,
favorendo involontariamente la sua opera. Lui premette ancora, finch non sent che la punta del
coltello toccava la spina dorsale. Il ragazzo era un fascio teso di muscoli e di carne sotto di lui. Rimase
in quella posizione ad arco per qualche istante. Poi ricadde pesantemente sul letto, privo di forze, come
un oggetto inanimato. E, in quell'istante, gli allarmi...
... iniziarono a suonare tutti assieme. Il medico e l'infermiera accorsero intorno al paziente con
il carrello per le emergenze. Nicla, china sul pavimento, provava a riprendere fiato: lo shock di ci che
aveva visto l'aveva strappata violentemente allo stato di trance. Mila le teneva le mani sulla schiena,
cercando di farla respirare. Il medico apr il pigiama sul torace di Joseph B. Rockford con un gesto
netto, strappando tutti i bottoni che rotolarono per la stanza. Boris per poco non ci scivol sopra mentre
accorreva a dar manforte a Mila. Poi il dottore piazz le piastre che gli aveva passato l'infermiera sul
petto del paziente, urlando: Libera! prima della scossa. Goran si avvicin a Mila. Portiamola via da
qui, disse aiutandola a sollevare la suora. Mentre lasciavano la stanza insieme a Rosa e Stern, la
poliziotta si volt un'ultima volta verso Joseph B. Rockford. Il corpo veniva squassato dalle scariche
ma, sotto le coperte, pot notare lo stesso quella che sembrava un'erezione.
"Maledetto bastardo', pens.
Il bip del monitor cardiaco si fiss in una nota perentoria. Ma in quel momento Joseph B.
Rockford apr gli occhi.
Le sue labbra iniziarono a muoversi senza poter emettere alcun suono. Le corde vocali erano
state compromesse quando gli avevano praticato la tracheotomia per permettergli di respirare.
Quell'uomo doveva essere gi morto. Le macchine intorno a lui dicevano che era ormai solo un
pezzo di carne senza vita. Eppure stava cercando di comunicare. I suoi rantoli lo facevano assomigliare
a chi sta per annegare e cerca, annaspando, di strappare ancora un sorso d'aria.
Non dur molto.
Alla fine, una mano invisibile lo tir di nuovo gi, e l'anima di Joseph B. Rockford fu come
deglutita dal suo letto di morte, lasciando come scarto solo un corpo vuoto.
32
Non appena si riprese, Nicla Papakidis si mise a disposizione di un disegnatore della Polizia
federale per tracciare l'identikit dell'uomo che aveva visto con Joseph.
Lo sconosciuto che lui aveva battezzato il tizio e che si presumeva fosse Albert.
La barba lunga e la chioma molto folta le impedivano di indicare con esattezza i tratti salienti di
quel viso. Non sapeva come fosse la mascella, e il naso era solo un'ombra incerta sul volto. Il taglio
degli occhi le sfuggiva.
Poteva dire con certezza solo che erano grigi.
Il risultato sarebbe stato comunque distribuito a tutte le volanti, nei porti, negli aeroporti e
presso i posti di frontiera. Roche stava valutando se farne avere copie anche alla stampa, il che avrebbe
comportato la richiesta di una spiegazione sul modo in cui erano pervenuti all'identikit. Se avesse
rivelato che dietro c'era una medium, i mezzi d'informazione ne avrebbero dedotto che i poliziotti non
avevano nulla per le mani, che brancolavano nel buio e che si erano rivolti a una sensitiva per
disperazione.
 un rischio che devi correre, gli sugger Goran.
L'ispettore capo aveva nuovamente raggiunto la squadra alla dimora dei Rockford.
Non aveva voluto incontrare la suora, perch aveva messo in chiaro sin dall'inizio di non voler
sapere nulla di quel tentativo: come sempre, la responsabilit sarebbe ricaduta tutta su Goran. Il
criminologo aveva accettato di buon grado, perch ormai si fidava dell'intuito di Mila.
Piccolina, ho pensato una cosa, disse Nicla alla sua prediletta mentre dal camper dell'unit
mobile osservavano Gavila e l'ispettore capo che discutevano sul prato davanti alla casa.
Cosa?
Che non voglio i soldi della taglia.
Ma se quello  l'uomo che cerchiamo, ti spettano di diritto.
Non li voglio.
Pensa soltanto alle cose che potresti fare per le persone di cui ti occupi ogni giorno.
E di cosa hanno bisogno loro che non possiedono gi? Hanno il nostro amore, le nostre cure e,
credimi, quando un essere di Dio arriva alla fine dei suoi giorni non gli serve altro.
Se quel denaro lo prendessi tu, allora potrei pensare che da tutto questo pu venir fuori anche
del bene...
Il male genera solo altro male. E questa  sempre stata la sua principale caratteristica.
Una volta ho sentito qualcuno dire che il male pu essere sempre dimostrato. Il bene mai.
Perch il male lascia tracce di s al suo passaggio. Mentre il bene lo si pu solo testimoniare.
Nicla sorrise, finalmente.  una sciocchezza, disse subito. Vedi Mila, il fatto  che il bene 
solo troppo fugace per poter essere registrato in qualche modo. E al suo passaggio non produce scorie.
Il bene  pulito, il male invece sporca... Per io lo posso provare, il bene, perch lo vedo tutti i giorni.
Quando uno dei miei poveri si avvicina alla fine, cerco di stare con lui il pi possibile. Gli tengo la
mano, ascolto le cose che ha da dirmi, se mi racconta le sue colpe io non lo giudico. Quando capiscono
cosa gli sta accadendo, se hanno condotto una buona vita e non hanno procurato del male, o se l'hanno
fatto e poi si sono pentiti... be', loro sorridono sempre. Non so perch ma succede, te l'assicuro. Perci
la prova del bene  il sorriso con cui sfidano la morte.
Mila annu, rincuorata. Non avrebbe insistito con Nicla per la taglia. Forse aveva ragione lei.
Erano quasi le cinque di sera, la suora era stanca. Ma c'era ancora una cosa da fare.
Sei sicura di riuscire a riconoscere la casa abbandonata? le chiese.
S, io so dov'.
Doveva essere solo una perlustrazione di routine prima di tornare allo Studio.
Serviva per la prova definitiva delle informazioni della medium.
Ma ci andarono lo stesso tutti quanti.
In auto, Sarah Rosa seguiva le indicazioni di Nicla e svoltava dove le diceva lei. Il bollettino
meteorologico annunciava di nuovo neve in arrivo. Da un lato, il cielo era sgombro e il sole tramontava
velocemente. Dall'altro, le nubi si stavano gi addensando all'orizzonte e si potevano intravedere i
primi lampi in avvicinamento.
Loro erano esattamente nel mezzo.
Dobbiamo fare in fretta, disse Stern. Fra poco far buio.
Arrivarono in prossimit del sentiero sterrato e lo imboccarono.
I sassi sfrigolavano sotto gli pneumatici. Dopo tutti quegli anni, l'abitazione di legno era ancora
in piedi. La vernice bianca s'era completamente scrostata e rimaneva solo in poche chiazze distinte. Le
assi cos esposte alle intemperie stavano marcendo, facendo sembrare la casa un dente cariato.
Scesero dalle auto e si diressero verso il portico.
Attenti, potrebbe crollare, si raccomand Boris.
Goran sal il primo gradino. Il posto coincideva con la descrizione della suora. La porta era
aperta, al criminologo bast spingerla appena. All'interno, il pavimento era ricoperto da uno strato di
terriccio e si sentivano i topi muoversi sotto le tavole, disturbati dalla loro presenza. Gavila riconobbe il
divano, anche se ormai non rimaneva che uno scheletro di molle arrugginite. La credenza era ancora l.
Il camino in pietra era in parte crollato. Goran recuper da una tasca una piccola torcia per perlustrare
le due stanze di dietro. Intanto anche Boris e Stern erano entrati e si guardavano intorno.
Goran apr la prima porta. Qui c' la camera da letto.
Ma il letto non c'era pi. Al suo posto era rimasta un'ombra pi chiara sul pavimento. Era l che
Joseph B. Rockford aveva ricevuto il suo battesimo del sangue.
Chiss chi era il ragazzo ucciso in quella stanza quasi vent'anni prima.
Dovremo scavare qua intorno per cercare dei resti umani, disse Gavila.
Chiamer i necrofori e gli uomini di Chang appena avremo finito il sopralluogo, si offr
Stern.
Intanto, fuori dalla casa, Sarah Rosa passeggiava nervosamente con le mani in tasca per il
freddo. Nicla e Mila la osservavano dall'interno della macchina.
Quella donna non ti piace, disse la suora.
Veramente sono io che non piaccio a lei.
Hai provato a capire il perch?
Mila la guard in tralice. Vuoi dire che  colpa mia adesso?
No, dico soltanto che prima di accusare dovremmo essere sempre sicuri.
Guarda che mi  stata addosso da quando sono arrivata.
Nicla alz le mani in segno di resa. Allora non te la prendere. Passer tutto appena te ne sarai
andata.
Mila scosse il capo. Certe volte il buon senso della religiosa era insopportabile.
All'interno, Goran usc dalla camera da letto e si volt automaticamente verso l'altra porta
chiusa.
La medium non aveva parlato di quella seconda stanza.
Punt la luce sulla maniglia e apr.
Era grande esattamente quanto quella accanto. Ed era vuota. L'umido aveva aggredito le pareti
e una patina di muschio si annidava gi negli angoli. Goran fece correre intorno il fascio della torcia.
Passando su uno dei muri, si accorse che qualcosa rifletteva la luce.
Tenne fissa la torcia e vide che c'erano cinque lucidi riquadri, larghi ciascuno una decina di
centimetri. Si avvicin di pi, poi si blocc. Attaccate alla parete con delle semplici puntine da disegno,
c'erano delle istantanee.
Debby. Anneke. Sabine. Melissa. Caroline.
In quelle foto apparivano ancora in vita. Albert le aveva portate l prima di ucciderle. E le aveva
immortalate proprio in quella stanza, davanti a quel muro.
Erano spettinate e in disordine. Un flash impietoso aveva sorpreso i loro occhi arrossati dal
troppo pianto, e il loro sguardo di terrore.
Sorridevano e salutavano.
Le aveva costrette ad assumere quella posa grottesca davanti all'obbiettivo.
Quell'allegria forzata dalla paura faceva orrore.
Debby aveva le labbra contorte da una contentezza innaturale, e sembrava che da un momento
all'altro dovesse riscoppiare in lacrime.
Anneke teneva un braccio alzato e l'altro abbandonato lungo i fianchi, in una postura rassegnata
e spenta.
Sabine era stata colta nel momento in cui si guardava intorno, cercando di capire quello che il
suo cuore di bambina non riusciva a spiegarsi.
Melissa era tesa, combattiva. Ma era evidente che presto anche lei avrebbe ceduto.
Caroline era immobile, gli occhi sgranati sopra quel sorriso.
Incredula.
Soltanto dopo averle passate in rassegna, Goran chiam gli altri.
* * *
Assurdo. Incomprensibile. Inutilmente crudele.
Non esistevano altri modi per definirlo. Tutti ubbidivano al silenzio che li aveva presi in
consegna mentre tornavano allo Studio.
La notte sarebbe stata lunga. Nessuno confidava di trovare il sonno dopo una simile giornata.
Per Mila durava da quarantott'ore ininterrotte, durante le quali si erano succeduti troppi avvenimenti.
Il ritrovamento della sagoma di Albert sulla parete della villa di Yvonne Gress. La sua
chiacchierata serale a casa di Goran, quando gli aveva rivelato di essere stata inseguita, nonch la teoria
che il loro uomo si servisse di una complice. Poi c'era stata quella domanda sul colore degli occhi di
Sabine che aveva portato a scoprire l'inganno di Roche. La visita alla casa spettrale dei Rockford. La
fossa comune. Lara Rockford. L'intervento di Nicla Papakidis. L'esplorazione dell'animo di un serial
killer.
E, da ultime, quelle foto.
Mila ne aveva viste tante di foto nel suo lavoro. Immagini di minori, scattate al mare o il giorno
di una recita scolastica. Gliele mostravano i parenti o i genitori quando andava a trovarli. Bambini che
sparivano per poi riapparire in altre foto -
spesso nudi o vestiti con abiti da adulti - nelle collezioni dei pedofili o negli schedari degli
obitori.
Ma nelle cinque rinvenute all'interno della casa abbandonata c'era qualcosa di pi.
Albert sapeva che sarebbero arrivati fin l. E li stava aspettando.
Aveva previsto perfino che sarebbero giunti a scandagliare il suo allievo Joseph con una
medium?
Ci osserva fin dall'inizio, era stato il laconico commento di Gavila. Ci sta sempre avanti un
passo.
Mila consider che ogni loro mossa era stata aggirata, elusa e neutralizzata. E ora dovevano
pure guardarsi le spalle. Era questo il peso che gravava sui suoi compagni in auto, mentre tornavano al
loro quartier generale.
E restavano ancora due corpi da scoprire.
Il primo era un cadavere gi certo. Il secondo, col passare del tempo, lo sarebbe diventato.
Nessuno aveva il coraggio di ammetterlo, ma ormai disperavano di riuscire a impedire l'omicidio della
bambina numero sei.
Quanto alla piccola Caroline, chi poteva dire quale orrore avrebbe svelato. Poteva esserci
qualcosa di peggio di quello che avevano scoperto fino a quel momento? Se c'era, Albert si stava
preparando a un gran finale con la sesta.
Erano le undici passate quando Boris parcheggi la monovolume sotto lo Studio.
Li fece scendere, richiuse la macchina e si accorse che lo stavano aspettando per salire.
Non volevano lasciarlo indietro.
L'orrore a cui avevano assistito li aveva resi pi uniti. Perch tutto ci che restava loro erano i
compagni. Anche Mila faceva parte di quella comunione. E cos Goran.
Per un momento erano stati esclusi, ma era durato poco ed era avvenuto solo per le manie di
Roche di controllare ogni cosa. La distanza, per, era stata ricomposta. Quel torto, perdonato.
Salirono lentamente le scale del palazzo. Stern mise un braccio intorno alle spalle di Rosa. Va'
a casa dalla tua famiglia stasera, le disse. Ma lei si limit a scuotere energicamente il capo. Mila aveva
capito. Rosa non poteva spezzare quella catena.
Altrimenti il mondo intero non avrebbe retto pi, e i cancelli che ancora lo proteggevano si
sarebbero spalancati per i Campioni del male, e quello avrebbe finalmente dilagato. Loro erano l'ultima
avanguardia in quella lotta e, anche se stavano perdendo, non avevano alcuna intenzione di mollare.
Varcarono la soglia dello Studio tutti insieme. Boris si attard per richiudere la porta, poi li
raggiunse e li trov fermi in corridoio, come ipnotizzati. Non cap cosa stesse accadendo finch non
intravide, in una fessura fra le loro spalle, il corpo disteso per terra. Sarah Rosa emise un urlo. Mila si
volt, perch non poteva pi guardare. Stern si fece il segno della croce. Gavila non riusc a parlare.
Caroline, la quinta.
E questa volta il cadavere della bambina era per loro.
Carcere di ??????
Distretto Penitenziario n445.
Report n2 - Direttore, dr Alphonse Brenger.
16 dic. c.a.
All'attenzione dell'Ufficio del Procuratore Generale J.B. Marin
nella persona del Vice Procuratore
Matthew Sedris
Oggetto: ESITO ISPEZIONE - CONFIDENZIALE
Spettabile signor Sedris,
la presente per informarLa che l'ispezione della cella d'isolamento del detenuto RK-357/9 
avvenuta, a sorpresa, ieri notte.
Le guardie carcerarie hanno fatto irruzione per rilevare materiale organico perso casualmente o
lasciato spontaneamente in giro dal soggetto al fine di ricavarne la sua impronta genetica, il tutto
seguendo alla lettera le raccomandazioni del Suo ufficio.
Rilevo che, con loro grande stupore, i miei uomini si sono trovati davanti una cella
immacolata. Da ci abbiamo avuto l'impressione che il detenuto RK-357/9 ci stesse aspettando.
Suppongo che si mantenga costantemente all'erta e che abbia previsto e calcolato ogni nostra
mossa.
Temo che, senza un errore del detenuto o un cambiamento nelle contingenti circostanze, sar
alquanto difficile giungere a risultati concreti.
Forse ci rimane un'unica possibilit per venire a capo del mistero. Ci siamo accorti che il
detenuto RK-357/9 alcune volte, forse anche per effetto dell'isolamento, parla da solo. Sembrano
farneticazioni, peraltro pronunciate a voce bassa, ma a ogni buon conto riteniamo opportuno
nascondere, previo Vostro consenso, una cimice nella cella per registrarne le parole.
Ovviamente non rinunceremo a reiterare le ispezioni a sorpresa volte ad assicurarci il suo DNA.
Sottopongo alla Sua attenzione un'ultima osservazione: il soggetto  sempre tranquillo e
disponibile. Non si lamenta mai e non sembra infastidito dai nostri tentativi d'indurlo in errore.
Non ci rimane molto tempo. Fra 86 giorni non avremo altra scelta che rimetterlo in libert.
Con osservanza.
Direttore
dr Alphonse Brenger
33
Appartamento denominato Studio, ora rinominato 5 sito.
22 febbraio.
Nulla sarebbe stato mai pi come prima.
Con quell'ombra che aleggiava su di loro, si erano confinati nella foresteria in attesa che le
squadre di Chang e Krepp facessero i rilievi nell'appartamento. Roche, tempestivamente informato, era
a colloquio con Goran da pi di un'ora.
Stern se ne stava disteso sulla branda, con un braccio dietro la nuca e lo sguardo al soffitto.
Sembrava un cowboy. La piega perfetta del suo abito non aveva risentito dello stress delle ultime ore e
lui non aveva avvertito neanche la necessit di allentarsi il nodo della cravatta. Boris era girato su un
fianco, ma era evidente che non dormiva. Il piede sinistro continuava a battere nervosamente sul
copriletto. Rosa cercava di mettersi in contatto con qualcuno tramite il cellulare, ma il segnale era
debole.
Mila osservava a tratti i suoi compagni silenziosi, per poi tornare al monitor del portatile che
teneva sulle ginocchia. Aveva richiesto i file con le foto amatoriali scattate al luna park la sera del
rapimento di Sabine. Erano gi state visionate senza esito, ma lei voleva vederle alla luce della teoria
che aveva gi esposto a Goran, e cio che la colpevole potesse essere una donna.
Io vorrei sapere come diavolo ha fatto a portare dentro il cadavere di Caroline...
ammise Stern, dando voce alla domanda che assillava tutti.
Gi, vorrei saperlo anch'io... si accod Rosa.
Il palazzo di uffici in cui era situato lo Studio non era pi presidiato come una volta, quando ci
portavano i testimoni da proteggere. Lo stabile era praticamente vuoto e i sistemi di sicurezza erano
disattivati, ma l'unico accesso all'appartamento era la porta d'ingresso, ed era blindata.
 passato dall'entrata principale, fece notare laconicamente Boris, emergendo dal suo finto
letargo.
Ma c'era una cosa che pi di ogni altra li rendeva nervosi. Qual era il messaggio di Albert
questa volta? Perch aveva deciso di gettare un'ombra cos pesante sui suoi inseguitori?
Secondo me sta solo cercando di rallentarci, ipotizz Rosa. Ci stavamo avvicinando troppo
a lui, e cos ha rimescolato le carte.
No, Albert non fa le cose a casaccio, s'intromise Mila. Ci ha insegnato che ogni mossa 
premeditata con attenzione.
Sarah Rosa la inchiod con lo sguardo: E allora? Che cazzo vuoi dire? Che tra noi c' un
fottuto mostro per caso?
Non intendeva questo, intervenne Stern. Sta solo dicendo che deve essere un motivo legato
al disegno di Albert: fa parte del gioco che sta portando avanti con noi fin dall'inizio... La ragione
potrebbe avere a che fare con questo posto, con l'uso che se n' fatto in passato.
Potrebbe riguardare un vecchio caso, aggiunse Mila, accorgendosi che l'ipotesi cadeva nel
vuoto.
Prima che il dialogo potesse riprendere, Goran entr nella stanza accostando la porta alle sue
spalle.
Ho bisogno della vostra attenzione.
Il tono era sbrigativo. Mila lasci il portatile. Si misero in ascolto.
Siamo ancora noi i titolari dell'indagine, ma le cose si stanno complicando.
Che significa? ringhi Boris.
Lo capirete da soli fra qualche momento, ma v'invito sin d'ora a mantenere la calma. Vi
spiegher dopo...
Dopo cosa?
Goran non fece in tempo a rispondere che la porta si apr e l'ispettore capo Roche varc la
soglia. Con lui c'era un uomo robusto, sui cinquanta, con la giacca stazzonata, una cravatta troppo
sottile per il collo taurino e un sigaro spento stretto fra i denti.
Comodi, comodi... disse Roche anche se nessuno fra i presenti aveva accennato a un saluto.
L'ispettore capo aveva un sorriso tirato, di quelli che vorrebbero infondere tranquillit e invece
generano ansia.
Signori, la situazione  confusa ma ne verremo fuori: non lascer certo che uno psicopatico
semini dubbi sull'operato dei miei uomini!
Come sempre, sottoline l'ultima frase con troppa enfasi.
Allora ho preso alcune precauzioni nel vostro esclusivo interesse, affiancandovi qualcuno
nell'indagine. Lo annunci senza menzionare l'uomo che aveva accanto.
Voi mi capirete, ragioni di opportunit mi imporrebbero di sollevarvi dall'incarico.
 imbarazzante: noi non riusciamo a trovare questo Albert, e lui viene addirittura a trovare noi!
Cos, d'accordo con il dottor Gavila, ho affidato al qui presente capitano Mosca il compito di assistervi
fino alla chiusura del caso.
Nessuno fiat, anche se avevano gi capito in cosa consisteva l'assistenza di cui avrebbero
beneficiato. Mosca avrebbe assunto il controllo, lasciando loro una sola scelta: stare dalla sua parte e
cercare di riguadagnare un po' di credibilit, oppure tagliarsi fuori.
Terence Mosca era molto noto negli ambienti di polizia. Doveva la sua fama a un'operazione
d'infiltraggio in un'organizzazione di trafficanti di droga, durata oltre sei anni. Aveva alle spalle
centinaia di arresti e diverse altre operazioni sotto copertura. Non s'era mai occupato, per, di omicidi
seriali o di crimini patologici.
Roche lo aveva chiamato. per un solo motivo: anni prima, Mosca gli aveva conteso la poltrona
di ispettore capo. Visto come si stavano mettendo le cose, gli era sembrato opportuno coinvolgere il
suo peggior rivale in modo da scaricargli parte del peso di un fallimento che ormai riteneva pi che
probabile. Una mossa rischiosa, che mostrava quanto si sentisse alle corde: se Terence Mosca avesse
risolto il caso di Albert, Roche avrebbe dovuto cedergli il passo nella gerarchia di comando.
Prima di cominciare a parlare, il capitano fece un passo avanti rispetto a Roche, in modo da
ribadire la sua autonomia.
Il patologo e l'esperto della scientifica non hanno rilevato ancora nulla di significativo.
L'unica cosa che sappiamo  che per entrare nell'appartamento il soggetto ha manomesso la porta
blindata.
Quando aveva aperto al loro arrivo, Boris non aveva notato segni d'effrazione.
 stato molto attento a non lasciare tracce: non voleva rovinarvi la sorpresa.
Mosca continuava a masticare il sigaro e a squadrare tutti con le mani in tasca. Non aveva l'aria
di chi vuole infierire, ma ci riusciva lo stesso.
Ho incaricato alcuni agenti di fare il giro del vicinato nella speranza di scovare un testimone.
Magari riusciamo a ottenere un numero di targa... Quanto alle motivazioni che hanno spinto il soggetto
a piazzare il cadavere proprio qui, siamo costretti a improvvisare. Se vi viene qualcosa in mente, non
fatevi problemi. Per il momento  tutto.
Terence Mosca gir i tacchi e, senza dar modo a nessuno di replicare o di aggiungere qualcosa,
se ne torn sulla scena del crimine.
Roche, invece, si ferm. Non vi resta molto tempo. C' bisogno di un'idea, ed  necessario che
vi venga in fretta.
Poi anche l'ispettore capo abbandon la stanza. Goran richiuse la porta e subito gli altri gli si
fecero intorno.
Che cosa sarebbe questa novit? domand Boris, indispettito.
Perch adesso abbiamo bisogno di un cane da guardia? gli fece eco Rosa.
Calmi, non avete capito, disse Goran. Il capitano Mosca  la persona pi adatta in questo
momento. Sono stato io a richiedere il suo intervento.
Ne furono stupiti.
Lo so che cosa state pensando, ma cos ho offerto una scappatoia a Roche e ho salvato il
nostro ruolo nell'indagine.
Ufficialmente siamo ancora in gioco, ma lo sanno tutti che a Terence Mosca piace fare il cane
sciolto, fece notare Stern.
Per questo ho suggerito proprio lui: conoscendolo, non vorr che gli stiamo fra i piedi, perci
non gli importer ci che facciamo. Dovremo solo aggiornarlo su come ci stiamo muovendo, tutto qui.
Sembrava la migliore delle soluzioni, ma non eliminava il fardello del sospetto che gravava su
ognuno di loro.
Ci staranno con gli occhi addosso. Stern scosse la testa, seccato.
E noi lasceremo che Mosca continui a occuparsi di Albert, mentre ci dedichiamo alla bambina
numero sei...
Sembrava una buona strategia: se l'avessero ritrovata ancora viva, avrebbero spazzato via quel
clima di sospetto che era venuto a crearsi intorno a loro.
Penso che Albert abbia lasciato qui il corpo di Caroline per fregarci. Perch, anche se non
dovesse spuntare fuori nulla sul nostro conto, rimarr sempre un dubbio su di noi.
Anche se cercava in tutti i modi di sembrare calmo, Goran sapeva,bene che le sue affermazioni
non erano comunque sufficienti a rasserenare l'atmosfera. Perch da quando era stato ritrovato il quinto
cadavere, ognuno aveva iniziato a guardare gli altri in modo diverso. Si conoscevano da una vita, ma
nessuno avrebbe potuto escludere che qualcuno di loro custodisse qualche segreto. Era questo il vero
scopo di Albert: dividerli. Il criminologo si domandava quanto ci volesse prima che il seme della
diffidenza iniziasse a germogliare fra loro.
All'ultima bambina non rimane molto tempo, afferm poi, sicuro. Albert  quasi giunto a
completare il suo disegno. Si sta solo preparando per il finale. Ma gli serviva campo libero, e ci ha
esclusi dalla gara. Ecco perch abbiamo un'unica possibilit per trovarla, e passa attraverso la sola fra
noi che  fuori da ogni sospetto, visto che si  aggregata alla squadra quando Albert aveva gi
pianificato tutto.
Improvvisamente illuminata dai loro sguardi, Mila si sent a disagio.
Tu potrai muoverti molto pi liberamente di noi, la incoraggi Stern. Se dovessi agire solo
di testa tua, che faresti?
In realt, Mila un'idea ce l'aveva. Ma se l'era tenuta per s fino a quel momento.
Io so perch ha scelto solo bambine.
Si erano posti quella domanda nel Pensatoio, quando ancora il caso era alle prime battute.
Perch Albert non aveva rapito anche dei maschi? Il suo comportamento non celava mire sessuali, visto
che non toccava le bambine.
"No, lui le ammazza soltanto."
Allora perch quella preferenza?
Mila pensava d'essere giunta a una spiegazione. Dovevano essere tutte di sesso femminile per
via della numero sei. Sono quasi convinta che l'abbia scelta per prima, e non per ultima come vuole
farci credere. Le altre erano femmine solo per confondere questo particolare. Ma  stata lei il primo
oggetto della sua fantasia. Il perch non lo sappiamo. Forse ha una qualit speciale, qualcosa che la
distingue dalle altre. Ecco perch deve tenerci segreta la sua identit fino alla fine. Non gli bastava farci
sapere che una delle bambine rapite era ancora in vita. No, gli serviva che noi non sapessimo
assolutamente chi fosse.
Perch questo potrebbe ricondurci a lui, concluse Goran.
Ma si trattava solo di affascinanti congetture che non erano di alcun aiuto.
A meno che... disse Mila, intuendo il pensiero degli altri, e ripet: A meno che non ci sia
sempre stato un legame fra noi e Albert.
Ormai non avevano molto da perdere, e Mila non ebbe pi remore a tirar fuori davanti a tutti la
storia degli inseguimenti che aveva subito.
 accaduto due volte. Anche se  solo della seconda che sono assolutamente sicura. Mentre sul
piazzale del motel si  trattato pi che altro di una sensazione...
E allora? chiese Stern, curioso. Cosa c'entra?
Qualcuno mi ha seguita. Magari  successo anche altre volte, non posso giurarlo, non me ne
sono accorta... Ma perch? Per controllarmi? A che pro? Non ho mai posseduto informazioni di vitale
importanza e sono sempre stata l'ultima ruota del carro tra voi.
Forse per depistarti, azzard Boris.
Anche questo: non c' mai stata una vera pista', a meno che io non mi sia davvero avvicinata
troppo a qualcosa e allora sono diventata importante a mia insaputa.
Per quando  accaduto al motel eri appena arrivata. E questo smentisce l'ipotesi del
depistaggio, disse Goran.
Allora rimane solo una spiegazione... Chiunque mi ha seguita voleva intimidirmi.
E per quale ragione? disse Sarah Rosa.
Mila la ignor. In entrambi i casi, il mio inseguitore non ha involontariamente tradito la sua
presenza. Penso che, anzi, si sia manifestato volutamente.
Va bene, abbiamo capito. Ma perch avrebbe dovuto farlo? insistette Rosa. Per favore,
questa cosa non ha senso!
Mila si volt bruscamente verso di lei, facendo valere la differenza d'altezza.
Perch fin dall'inizio ero l'unica fra voi in grado di trovare la sesta bambina.
Torn a guardare tutti. Non prendetevela a male, ma i risultati che ho ottenuto fino a oggi mi
danno ragione. Voi sarete bravissimi a scovare serial killer. Ma io trovo le persone scomparse: l'ho
sempre fatto e lo so fare.
Nessuno la contraddisse. Vista in quell'ottica, Mila rappresentava la minaccia pi concreta per
Albert perch era l'unica capace di mandare a monte i suoi piani.
Ricapitoliamo: lui ha rapito la sesta bambina per prima. Se io avessi scoperto subito chi era la
numero sei, tutto il suo disegno sarebbe crollato.
Ma tu non l'hai scoperto, disse Rosa. Forse non sei cos brava.
Mila non raccolse la provocazione. Avvicinandosi cos tanto a me sul piazzale del motel,
Albert pu aver commesso un errore. Dobbiamo tornare a quel momento!
E come? Non dirmi che hai anche una macchina del tempo!
Mila sorrise: senza saperlo, Rosa era andata molto vicino alla verit. Perch c'era un modo per
tornare indietro. Ignorando ancora una volta il suo alito di nicotina, si gir verso Boris. Come te la
cavi con gli interrogatori sotto ipnosi?
Adesso rilassati...
La voce di Boris era appena un sussurro. Mila era distesa sulla sua branda, le mani lungo i
fianchi e gli occhi chiusi. Lui le era seduto accanto.
Ora voglio che inizi a contare fino a cento...
Stern aveva appoggiato un asciugamano sulla lampada, immergendo la stanza in una piacevole
penombra. Rosa s'era confinata sul suo letto. Goran se ne stava seduto in un angolo, osservando
attentamente quanto avveniva.
Mila scandiva i numeri lentamente. Il suo respiro inizi ad assumere un ritmo regolare. Quando
termin di contare era perfettamente rilassata.
Adesso voglio che tu veda delle cose nella tua mente. Sei pronta?
Lei annu.
Sei in un grande prato.  mattino e c' un bel sole. I raggi ti scaldano la pelle del viso e c'
profumo di erba e di fiori. Stai camminando e sei senza scarpe: puoi avvertire il fresco della terra sotto i
piedi. E c' la voce di un ruscello che ti chiama.
Ti avvicini e ti chini sull'argine. Immergi le mani nell'acqua, e poi le porti alla bocca per berla.
 buonissima.
La scelta di quelle immagini non era casuale: Boris aveva evocato quelle sensazioni per
assumere il controllo di tutti e cinque i sensi di Mila. Cos poi sarebbe stato pi facile farla tornare con
la memoria al momento esatto in cui si trovava nel piazzale del motel.
Ora che ti sei dissetata, vorrei che tu facessi una cosa per me. Torna a qualche sera fa...
Va bene, rispose lei.
 notte, e un'auto ti ha appena riaccompagnata al motel...
Fa freddo, disse subito lei. A Goran parve di vedere il brivido che la percorse.
E poi, cos'altro?
L'agente che mi ha accompagnata mi saluta con un cenno del capo, poi fa inversione. E io
sono sola in mezzo al piazzale.
Com'? Descrivimelo.
Non c' molta luce. Solo quella dell'insegna al neon, che cigola mossa dal vento.
Di fronte a me ci sono i vari bungalow, ma le finestre sono buie. Sono l'unica cliente stanotte.
Alle spalle dei bungalow c' una cintura di altissimi alberi che ondeggiano.
C' la ghiaia per terra.
Incamminati...
Sento solo i miei passi.
Sembrava quasi di udire il rumore del brecciolino.
Dove sei adesso?
Mi dirigo verso la mia stanza, e passo davanti all'ufficio del custode. Non c' nessuno ma la
TV  accesa. Con me ho il sacchetto di carta con due toast al formaggio:  la mia cena. Il fiato si
condensa nell'aria gelata, cos mi affretto. I miei passi sulla ghiaia sono l'unico rumore che mi
accompagna. Il mio bungalow  l'ultimo della fila.
Stai andando bene.
Mancano solo pochi metri e io sono concentrata sui miei pensieri. C' una piccola buca per
terra, non la vedo e inciampo... E lo sento.
Goran non se ne rese conto, ma istintivamente si sporse con il busto in direzione del letto di
Mila, come se potesse raggiungerla su quel piazzale, proteggendola dalla minaccia che incombeva su di
lei.
Cosa hai sentito?
Un passo sulla ghiaia, dietro di me. Qualcuno sta copiando la mia camminata.
Vuole avvicinarsi senza che io me ne accorga. Ma ha perso il ritmo dei miei passi.
E tu cosa fai adesso?
Cerco di rimanere calma, ma ho paura. Proseguo alla stessa velocit verso il bungalow, anche
se vorrei mettermi a correre. E intanto penso.
Cosa pensi?
Che  inutile estrarre la pistola perch, se lui  armato, avr tutto il tempo per fare fuoco per
primo. Penso anche al televisore acceso nell'ufficio del custode, e mi dico che l'ha gi fatto fuori. E ora
toccher a me... Il panico sta salendo.
S, ma tu riesci a conservare il controllo.
Mi frugo in tasca in cerca della chiave, perch l'unica possibilit  quella di entrare nella mia
camera... Sempre che me lo lasci fare.
Sei concentrata su quella porta: ormai mancano pochi metri, giusto?
S. C' solo quella nel mio campo visivo, il resto intorno a me  sparito.
Ma ora devi farlo tornare...
Ci provo...
Il sangue pulsa veloce nelle tue vene, l'adrenalina scorre, hai i sensi allertati.
Voglio che mi descrivi il gusto...
La bocca  secca, ma sento il sapore acido della saliva.
Il tatto...
 il freddo della chiave della stanza dentro la mia mano sudata.
L' olfatto...
Il vento porta uno strano odore di rifiuti decomposti. Alla mia destra ci sono i bidoni della
spazzatura. E aghi di pino, e resina.
La vista...
Vedo la mia ombra che si prolunga sul piazzale.
E poi?
Vedo la porta del bungalow,  gialla e scrostata. Vedo i tre scalini che conducono al portico.
Boris aveva lasciato intenzionalmente per ultimo il senso pi importante, perch l'unica
percezione che Mila aveva avuto del suo inseguitore era stata sonora.
L' udito...
Non sento nulla, tranne i miei passi.
Ascolta meglio.
Goran vide che sul viso di Mila si formava una ruga, proprio in mezzo agli occhi, per lo sforzo
di ricordare.
Li sento! Adesso distinguo anche i suoi passi!
Ottimo. Ma voglio che ti concentri ancora di pi...
Mila obbed. Poi disse: Cosa  stato?
Non lo so, le rispose Boris. Sei sola l, io non ho sentito nulla.
Eppure c' stato!
Cosa?
Quel suono...
Quale suono?
Qualcosa... di metallico. Si! Qualcosa di metallico che cade! Cade per terra, sulla ghiaia!
Cerca di essere pi precisa.
Non lo so...
Avanti...
... una moneta!
Una moneta, sei sicura?
S! Una di quelle da pochi centesimi! Gli  caduta e lui non se n' accorto!
C'era una pista insperata. Trovare la moneta in mezzo al piazzale. Trovarla e rilevare le
impronte. Cos si sarebbe potuto risalire all'inseguitore. La speranza era che si trattasse di Albert.
Mila continuava a tenere gli occhi chiusi, ma non smetteva di ripetere: Una moneta! Una
moneta!
Boris riprese il controllo. Va bene, Mila. Ora ti dovr svegliare. Conter fino a cinque, poi
batter le mani e tu riaprirai gli occhi. Cominci lentamente a scandire:
Uno, due, tre, quattro... e cinque!
Mila spalanc gli occhi. Sembrava confusa, sperduta. Prov a rialzarsi, ma Boris la rimise gi
appoggiandole dolcemente una mano sulla spalla.
Non ancora, disse. Potrebbe girarti la testa.
Ha funzionato? gli chiese lei, fissandolo.
Boris sorrise: A quanto pare abbiamo un indizio.
"Devo assolutamente trovarla", si disse mentre con la mano spazzava la ghiaia del piazzale. "Ne
va della mia credibilit... Della mia vita."
Per questo era cos attenta. Ma doveva fare in fretta. Non c'era molto tempo. In fondo erano
pochi i metri che avrebbe dovuto setacciare. Esattamente quelli che la separavano dal bungalow, come
quella sera. Se ne stava carponi, incurante di sporcarsi i jeans. Affondava le mani nei sassolini bianchi e
sulle nocche aveva gi i segni sanguinanti di piccole ferite che spiccavano nella polvere che le
ricopriva. Ma il dolore non le dava fastidio, anzi aiutava la sua concentrazione.
"La moneta", continuava a ripetersi. "Come ho fatto a non accorgermene?"
Niente di pi facile che l'avesse trovata qualcuno. Un cliente, o magari il custode.
Era venuta al motel prima degli altri, perch non aveva pi nessuno di cui fidarsi. E
aveva l'impressione che anche i suoi colleghi non si fidassero pi di lei.
"Devo fare in fretta!"
Spostava i sassi gettandoseli alle spalle, e intanto si mordeva il labbro. Era nervosa.
Ce l'aveva con se stessa, e con il mondo intero. Inspir ed espir pi volte, cercando di
combattere l'agitazione.
Chiss perch le torn in mente un episodio di quando era appena una recluta sfornata
dall'accademia. Gi allora erano evidenti il suo carattere chiuso e le difficolt a legare con gli altri.
L'avevano messa di pattuglia insieme a un collega pi anziano che non la sopportava. Stavano
rincorrendo un sospetto per i vicoli del quartiere cinese. Era troppo veloce e non erano riusciti a
prenderlo, ma al suo collega era sembrato che, passando per il retro di un ristorante, avesse gettato
qualcosa in una vasca di ostriche. Cos la costrinse a immergersi fino alle ginocchia in quell'acqua
stagnante e a frugare fra quei molluschi andati a male. Ovviamente non c'era nulla. E
probabilmente le aveva solo voluto impartire un insegnamento da recluta. Da allora non
mangiava pi ostriche. Ma aveva imparato una lezione importante.
Anche i ruvidi sassolini che ora spostava con tanta foga erano un test.
Qualcosa per dimostrare a se stessa che era ancora capace di ricavare il meglio dalle cose. Era
stato il suo talento per molto tempo. Ma proprio mentre si compiaceva di s, un pensiero le attravers la
mente. Come quella volta con il collega anziano, anche adesso qualcuno s'era preso gioco di lei.
Non c'era nessuna moneta, in realt. Era stato solo un inganno.
Nel momento esatto in cui Sarah Rosa raggiunse questa consapevolezza, sollev il capo e vide
avvicinarsi Mila. Smascherata e impotente, davanti alla collega pi giovane la rabbia svan e le si
riempirono gli occhi di lacrime.
Ha tua figlia, non  vero?  lei la numero sei.
34
Nel sogno c' sua madre.
Le sta parlando con il suo sorriso magico - cos lo chiama lei, perch  bello quando non 
arrabbiata, e allora diventa la persona pi amabile del mondo, ma ormai succede sempre pi di rado.
Nel sogno sua madre le racconta di s, ma anche di suo padre. Ora i suoi genitori vanno di
nuovo d'accordo e non litigano pi. La mamma le riferisce quello che fanno, come va il lavoro e la vita
a casa in sua assenza, e le elenca persino i film che hanno rivisto sul videoregistratore. Non i suoi
preferiti, per. Per quelli l'aspetteranno. Le fa piacere sentirselo dire. Vorrebbe chiederle quando
torner. Ma nel sogno sua madre non pu sentirla.  come se le parlasse attraverso uno schermo.
Per quanto lei si sforzi, non cambia nulla. E il sorriso sul volto della mamma ora sembra
quasi impietoso.
Una carezza scivola dolcemente fra i capelli, e lei si sveglia.
La piccola mano fa su e gi dalla sua testa al cuscino, e una tenera voce mormora una
canzone.
Sei tu!
Tale  la gioia che dimentica dove si trova. Quello che conta adesso  che non se la sia
immaginata, questa bambina.
Ti ho aspettata tanto, le dice.
Lo so, ma non potevo venire prima.
Non ti era permesso?
La bambina la guarda con i suoi occhioni seri: No, ho avuto da fare.
Non sa in cosa possano consistere le faccende che l'hanno tenuta tanto impegnata da non
poterla venire a trovare. Ma per adesso non le importa. Ha mille domande per lei. E comincia con
quella che le sta pi a cuore.
Che ci facciamo qui?
D per scontato che anche la bambina sia prigioniera. Anche se  lei l'unica a essere legata a
un letto, mentre l'altra, a quanto pare,  libera di girovagare quanto vuole nella pancia del mostro.
Questa  casa mia.
La risposta la spiazza. E io? Io perch sono qui?
La bambina non dice nulla e torna a concentrarsi sui suoi capelli. Lei capisce che sta evitando
la domanda e non insiste, verr il momento anche per quella.
Come ti chiami?
La bambina le sorride: Gloria.
Ma lei la guarda meglio. No...
No' cosa?
Io ti conosco... Tu non ti chiami Gloria...
S invece.
Si sforza di ricordare. L'ha gi vista, l'ha gi vista, ne  sicura. Eri sul cartone del latte!
La bambina la osserva senza capire.
S: c'era la tua faccia anche sui volantini. La citt era piena. Alla mia scuola, al
supermercato.  successo... Quanto tempo era passato? Lei faceva ancora la quarta.  successo tre
anni fa.
La bambina continua a non capire. Sono arrivata da poco qui. Al massimo quattro
settimane.
Ti dico di no! Sono passati almeno tre anni.
Non le crede. Non  vero.
S, e i tuoi genitori hanno fatto anche un appello alla televisione!
I miei genitori sono morti.
No, sono vivi! E tu ti chiami... Linda! Il tuo nome  Linda Brown!
La bambina s'irrigidisce: Il mio nome  Gloria! E la Linda che dici tu  un'altra persona. Ti
stai confondendo.
Sentendo la sua voce incrinarsi in quel modo, decide di non insistere: non vuole che vada via e
che la lasci di nuovo sola. Va bene, Gloria. Come vuoi. Vuol dire che mi sono sbagliata. Scusami.
La bambina annuisce, soddisfatta. Poi, come se niente fosse, riprende a pettinarle i capelli con
le dita e a canticchiare.
Allora lei prova con qualcos'altro. Sto molto male, Gloria. Non riesco a muovere il braccio.
Ho sempre la febbre. E svengo spesso...
Fra un po' starai meglio.
Ho bisogno di un dottore.
I dottori combinano solo casini.
Quella frase nella sua bocca sembra stonata.  come se l'avesse sentita da qualcun altro, cos
spesso che col tempo s' insinuata anche nel suo gergo. E ora la sta ripetendo per lei.
Morir, me lo sento.
Le scappano due enormi lacrime. Gloria si ferma, e le raccoglie dalle sue guance.
Poi comincia a fissarsi le dita, ignorandola.
Hai capito quello che ti ho detto, Gloria? Morir se non mi aiuti.
Steve ha detto che guarirai.
Chi  Steve?
La bambina  distratta, ma le risponde lo stesso. Steve,  lui che ti ha portata qui.
Che mi ha rapita, vorrai dire!
La bambina torna a fissarla. Steve non ti ha rapita.
Per quanto abbia paura di farla arrabbiare di nuovo, non pu transigere su quel punto: ne va
della sua sopravvivenza. S, e ha fatto la stessa cosa anche con te. Ne sono sicura.
Ti sbagli. Lui ci ha salvate.
Non vorrebbe, ma la risposta l'ha indispettita. Che cavolo dici? Salvate da cosa?
Gloria vacilla. Pu vedere i suoi occhi che si svuotano, lasciando il posto a uno strano timore.
Fa un passo indietro, ma lei riesce ad afferrarle il polso. Gloria vorrebbe scappare, prova a liberarsi,
ma lei non la lascer andare senza una risposta.
Da chi?
Da Frankie.
Gloria si morde le labbra. Non avrebbe voluto dirlo. Ma l'ha fatto.
Chi  Frankie?
Riesce a divincolarsi, lei  troppo debole per impedirglielo.
Ci vediamo un altra volta, va bene?
Gloria si allontana.
No, aspetta. Non te ne andare!
Tu ora devi riposare.
No, ti prego! Non tornerai!
S, invece: torner.
La bambina si allontana. Lei scoppia a piangere. Un grumo amaro di disperazione le sale in
gola. E si diffonde anche nel petto. I singhiozzi la squassano, la voce si spezza mentre chiede gridando
al nulla.
Ti prego! Chi  Frankie?
Ma nessuno le risponde.
35
Il suo nome  Sandra.
Terence Mosca lo scrisse in cima alla pagina del notes. Poi sollev nuovamente lo sguardo su
Sarah Rosa.
Quando  stata rapita?
La donna si sistem meglio sulla sedia prima di rispondergli, cercando di riordinare per bene le
idee. Sono passati quarantasette giorni ormai.
Mila aveva ragione: Sandra era stata presa prima delle altre cinque. E poi Albert l'aveva usata
per attirare Debby Gordon, la sua sorella di sangue.
Le due ragazzine si erano conosciute un pomeriggio al parco, osservando i cavalli del
maneggio. Uno scambio di parole ed era nata subito una simpatia. Debby si sentiva gi per la
lontananza da casa. Sandra per la separazione dei suoi genitori.
Unite dalle rispettive tristezze, erano diventate subito amiche.
Entrambe avevano ricevuto un buono omaggio per un giro a cavallo. Non era casuale. Era stato
Albert a farle incontrare.
Come  avvenuto il rapimento di Sandra?
Mentre andava a scuola, prosegu Rosa.
Mila e Goran videro Mosca annuire. C'erano tutti - anche Stern e Boris -
nell'ampia sala dell'archivio, al primo piano del palazzo della Polizia federale. Il capitano
aveva scelto quel luogo inusuale per evitare che la notizia filtrasse e per non far assomigliare quella
conversazione a un interrogatorio.
La sala era deserta a quell'ora. Dal punto in cui si trovavano si diramavano lunghi corridoi di
scaffali ricolmi di fascicoli. L'unica luce era quella del tavolo di consultazione intorno a cui erano
radunati. Le voci e i rumori si perdevano nell'eco e nel buio.
Cosa puoi dirci di Albert?
Non l'ho mai visto n sentito. Non so chi sia.
Ovviamente... chios Terence Mosca, come se questa fosse un'aggravante per lei.
Formalmente, Sarah Rosa non era ancora stata sottoposta ad alcuna misura restrittiva della
libert. Ma presto sarebbe stata incriminata per complicit in sequestro e in omicidio di minori.
Era stata Mila a individuarla indagando sul rapimento di Sabine alle giostre. Dopo aver parlato
con la madre della bambina, aveva pensato che Albert potesse essersi servito di una donna perch il
sequestro passasse inosservato davanti a tutta quella gente. Ma non una complice qualsiasi, bens una
che fosse anche ricattabile. La madre della bambina numero sei, per esempio.
Mila era incappata nella conferma di quell'incredibile ipotesi sfogliando sul portatile le foto
ricordo di quella sera al luna park. Sullo sfondo di un'istantanea scattata da un padre di famiglia aveva
notato una massa di capelli e uno scorcio di profilo che avevano suscitato un intenso solletico alla base
del collo seguito da un inequivocabile nome: Sarah Rosa!
Perch Sabine? le domand Mosca.
Non lo so, disse Rosa: Mi ha fatto avere una sua fotografia e mi ha fatto sapere dove l'avrei
trovata, tutto qui.
E nessuno si  accorto di nulla.
Al Pensatoio, Rosa aveva detto: Ognuno guardava solo il proprio figlio. La gente se ne frega,
questa  la realt. E Mila se ne era ricordata. La donna lo sapeva bene perch l'aveva sperimentato di
persona.
Mosca prosegu: Allora lui conosceva gli spostamenti delle famiglie.
Suppongo di s. Le sue istruzioni per me erano sempre molto accurate.
Come ti passava gli ordini?
Tutto tramite posta elettronica.
Non hai provato a rintracciare la provenienza?
La domanda del capitano aveva gi una risposta: Sarah Rosa era un'esperta d'informatica. Se
non c'era riuscita lei, allora era impossibile.
Comunque ho conservato tutte le mail. Poi guard i suoi colleghi:  molto furbo, sapete? Ed
 in gamba. Lo disse come se volesse giustificarsi. E ha mia figlia, aggiunse.
Il suo sguardo non tocc Mila.
Le aveva dimostrato ostilit sin dal primo giorno perch lei era davvero l'unica che potesse
scoprire l'identit della sesta bambina, mettendone a repentaglio la vita.
 stato lui a ordinarti di sbarazzarti subito della Vasquez?
No,  stata una mia iniziativa. Quella l poteva dare fastidio.
Aveva voluto manifestarle ancora una volta il suo disprezzo. Ma Mila la perdon.
Il suo pensiero and a Sandra, la ragazzina che soffriva di disturbi alimentari - come le aveva
raccontato Goran - e che adesso si trovava nelle mani di uno psicopatico, con un braccio amputato, in
preda a sofferenze indicibili. Per giorni era stata ossessionata dalla sua identit. Ora finalmente aveva
un nome.
Cos hai seguito l'agente Vasquez per ben due volte, per metterle paura e costringerla ad
abbandonare l'indagine.
S.
Mila ricordava che dopo l'inseguimento in macchina era andata allo Studio, dove non c'era
nessuno. Boris l'aveva avvertita con un SMS che si trovavano tutti alla villa di Yvonne Gress. E lei li
aveva raggiunti. L c'era Sarah Rosa che si stava preparando accanto al camper dell'unit mobile. Mila
non s'era chiesta come mai non fosse gi insieme agli altri nella casa. Il suo ritardo non l'aveva
insospettita. O forse la donna era stata pi brava, attaccandola per non darle il tempo di riflettere e
seminando dubbi sul conto di Goran.
 E, per inciso, lui ha fregato te... perch io t'ho votato contro.
Invece non l'aveva fatto, perch avrebbe rischiato di attirare sospetti. Terence Mosca non aveva
fretta: scriveva le risposte di Rosa sul notes e ci ragionava su prima di procedere con la domanda
successiva.
E cos'altro hai fatto per lui?
Sono entrata di nascosto nella stanza di Debby Gordon, al collegio. Ho rubato il suo diario
dalla scatola di latta, manomettendo il lucchetto in modo che nessuno se ne accorgesse. Poi ho tolto
dalla parete le foto dove appariva anche mia figlia. E ho lasciato la trasmittente GPS che poi vi ha
condotti al secondo ritrovamento all'orfanotrofio...
Non hai mai pensato che, prima o poi, qualcuno avrebbe potuto scoprirti? le fece notare
Mosca.
Avevo scelta?
Sei stata tu a piazzare allo Studio il cadavere della quinta bambina...
S.
Sei entrata con la tua chiave, e hai simulato lo scasso della porta blindata.
Per non insospettire nessuno.
Gi... Quindi Mosca la fiss per un lungo istante. Perch ti ha fatto portare quel corpo allo
Studio?
Era la risposta che tutti aspettavano.
Non lo so.
Mosca respir profondamente col naso. Quel gesto doveva significare che la loro conversazione
era conclusa. Poi il capitano si rivolse a Goran. Io credo che possa bastare. A meno che non abbia
delle domande anche lei...
Nessuna, disse il criminologo.
Mosca torn a rivolgersi alla donna: Agente speciale Sarah Rosa, fra dieci minuti telefoner al
Procuratore che formuler ufficialmente le accuse nei tuoi confronti.
Come d'accordo, questa chiacchierata rimarr fra noi, ma ti consiglio di non aprire bocca se non
in presenza di un buon avvocato. Un'ultima domanda: qualcun altro, oltre te,  coinvolto in questa
vicenda?
Se si sta riferendo a mio marito, lui non sa nulla. Siamo in procinto di divorziare.
Appena Sandra  sparita, l'ho sbattuto fuori di casa con una scusa per tenerlo all'oscuro di tutto.
Abbiamo anche litigato spesso ultimamente perch voleva vedere nostra figlia e credeva che io glielo
impedissi.
Mila li aveva visti mentre discutevano animatamente davanti allo Studio.
Bene, disse Mosca mentre si alzava. Poi si rivolse a Boris e Stern indicando Rosa: Mander
subito qualcuno a formalizzare l'arresto.
I due agenti annuirono. Il capitano si pieg per recuperare la sua borsa di cuoio.
Mila lo vide riporre il notes accanto a una cartellina gialla: sulla copertina s'intravedevano
alcune lettere di una scritta battuta a macchina: W... on e P.
"Wilson Pickett", pens lei.
Terence Mosca s'incammin lentamente verso, l'uscita, seguito da Goran. Mila rimase con
Boris e Stern insieme a Rosa. I due uomini se ne stavano in silenzio, evitando di guardare la collega
che non si era fidata di loro.
Mi dispiace, disse lei con le lacrime agli occhi. Non avevo scelta... ripet.
Boris non rispose, riusciva a malapena a trattenere la rabbia. Stern le disse soltanto:
Va bene, per sta' tranquilla adesso. Ma non era molto convincente.
Sarah Rosa allora li guard, supplicante: Trovate la mia bambina, vi prego...
* * *
Molti ritengono - a torto - che i serial killer siano sempre mossi da una motivazione sessuale.
Anche Mila lo pensava prima di trovarsi coinvolta nel caso di Albert.
In realt, a seconda degli scopi finali, ne esistono diverse specie.
Ci sono i visionari, che commettono gli omicidi dominati da un alter ego con cui comunicano
e da cui ricevono istruzioni, alle volte sotto forma di visioni o di semplici voci. Il loro
comportamento spesso sfocia nella psicosi.
I missionari si pongono una meta inconscia e sono dominati da una autoimposta
responsabilit per il miglioramento del mondo che li circonda, che passa inevitabilmente attraverso
l'eliminazione di alcune categorie di persone: omosessuali, prostitute, fedifraghi, avvocati, agenti del
fisco e cos via.
I cercatori di potere possiedono una scarsa autostima. La soddisfazione gli deriva dal
controllo sulla vita e sulla morte delle loro vittime. L'omicidio si accompagna con l'atto sessuale, ma
solo come strumento di umiliazione.
Infine gli edonisti. Uccidono solo per il piacere di farlo. Fra questi - e solo come
sottocategoria - si annoverano anche quelli a scopo sessuale.
Benjamin Gorka entrava in tutte e quattro queste classi.
Soffriva di visioni che lo spingevano a uccidere solo prostitute dopo averle violentate perch
non riusciva ad avere relazioni con l'altro sesso, e la cosa gli piaceva parecchio.
Le sue vittime accertate erano trentasei, anche se si era assunto la piena responsabilit soltanto
per la morte di otto di loro. Si temeva che ne avesse uccise molte di pi, facendo sparire abilmente i
resti. Era rimasto in attivit per venticinque anni prima che lo catturassero.
La difficolt nel localizzarlo era dipesa in gran parte dalla variet e lontananza dei luoghi in cui
colpiva.
Era stato individuato da Gavila e dalla squadra dopo tre anni di caccia serrata.
Avevano inserito i dati dei diversi omicidi in un computer che aveva elaborato uno schema
circolare. Sovrapponendolo a una mappa stradale, si erano accorti che le linee dello schema
corrispondevano esattamente al ciclo di distribuzione delle merci.
Benjamin Gorka, infatti, era un camionista.
La sua cattura era avvenuta la notte di Natale in una piazzola di servizio dell'autostrada. Ma,
per un errore dell'accusa durante il processo, aveva ottenuto la seminfermit mentale e un soggiorno in
un manicomio criminale. Luogo da cui, peraltro, non sarebbe mai pi uscito.
Dal momento del suo arresto, per, il paese scopr il nome di uno dei pi brutali assassini della
sua storia. Per Goran e i suoi uomini, in ogni caso, Benjamin Gorka sarebbe rimasto per sempre Wilson
Pickett.
Dopo che due poliziotti si erano presentati per arrestare Sarah Rosa, Mila aveva atteso che
anche Boris e Stern se ne andassero: voleva rimanere sola nell'archivio.
Poi si era messa a consultare gli schedari e aveva trovato la copia del fascicolo.
Sfogliandolo, non aveva scoperto il motivo che aveva spinto il criminologo a battezzare
l'omicida col nome del famoso cantante. In compenso, aveva visto la foto della bella ragazza che aveva
gi notato, attaccata alla parete, il giorno in cui aveva messo piede per la prima volta allo Studio.
Si chiamava Rebecca Springher. Ed era stata l'ultima vittima di Gorka.
In realt, nel fascicolo non c'era molto altro. Si chiese come mai quel caso costituisse una ferita
ancora aperta per i membri dell'unit e si ricord delle parole di Boris quando gli aveva chiesto
spiegazioni.
 andata male. Ci sono stati degli errori, e qualcuno ha minacciato di sciogliere la squadra
dando il benservito al dottor Gavila.  stato Roche a difenderci e a pretendere che rimanessimo ai
nostri posti.
Qualcosa era andato storto. Ma il fascicolo che aveva fra le mani non parlava di alcun errore,
anzi descriveva l'operazione come esemplare e perfettamente riuscita.
Non doveva essere cos se Terence Mosca aveva motivo d'interessarsene.
Mila scov il verbale della deposizione resa da Goran davanti al Tribunale che doveva giudicare
il serial killer. In quell'occasione, il criminologo aveva definito Benjamin Gorka uno psicopatico
puro, raro in natura almeno quanto una tigre albina.
Per poi aggiungere: Questi individui sono difficili da scoprire. Da fuori appaiono del tutto
normali, uomini comuni. Ma scavando sotto la superficie di normalit, ecco che appare il loro io'
interiore. Quello che molti di loro chiamano la bestia'. Gorka l'ha alimentata coi suoi sogni, l'ha
nutrita dei suoi desideri. A volte ha dovuto fare i conti con lei. Forse l'ha anche combattuta per un certo
periodo della sua vita. Alla fine, per,  sceso a patti. Ha capito che c'era un solo modo per farla tacere:
accontentarla. Altrimenti lei lo avrebbe divorato dal di dentro.
Mentre analizzava quei fogli, Mila poteva quasi sentirli leggere dalla voce di Goran.
Poi un giorno c' stata una frattura fra la realt e l'onirico.  l che Benjamin ha cominciato a
progettare quello che prima aveva solo fantasticato. L'istinto di uccidere  in ciascuno di noi. Ma,
grazie al cielo, siamo dotati anche di un dispositivo che ci permette di tenerlo sotto controllo, di
inibirlo. Esiste sempre, per, un punto di rottura.
"Un punto di rottura", riflett Mila. And avanti e si sofferm su un altro passaggio.
... ma presto l'atto dev'essere ripetuto. Perch l'effetto svanisce, il ricordo non basta pi e
subentra un senso d'insoddisfazione e di disgusto. Le fantasie non sono pi sufficienti e si deve ripetere
il rituale. Il bisogno deve essere saziato.
All'infinito.
All'infinito!
Lo trov di fuori, seduto su uno dei gradini d'acciaio della scala antincendio. Si era acceso una
sigaretta e se la portava alle labbra, reggendola in bilico fra le dita.
Per non dirlo a mia moglie, le disse Stern appena la vide uscire dalla porta tagliafuoco.
Non preoccuparti, rimarr un segreto, lo rassicur Mila mentre andava a sedersi accanto a lui.
Allora, che posso fare per te?
Come sai che sono venuta a chiederti qualcosa?
Stern le rispose sollevando un sopracciglio.
Albert non si far mai catturare, lo sai anche tu, disse allora Mila. Penso che abbia gi
pianificato la sua morte: anche quella fa parte del suo disegno.
Non m'interessa se crepa. So che non  cristiano dire certe cose, ma  cos.
Mila lo fiss e si fece seria. Lui vi conosce, Stern. Sa molte cose di voi, altrimenti non avrebbe
mai fatto piazzare il quinto cadavere nello Studio. Deve aver seguito i vostri casi in passato. Sa come vi
muovete, per questo riesce sempre a precederci. E
credo che conosca soprattutto Gavila...
Cosa te lo fa pensare?
Ho letto una sua deposizione in Tribunale relativa a un vecchio caso, e Albert si comporta
come se volesse, smentire le sue teorie.  un serial killer sui generis. Non sembra affetto da un disturbo
narcisistico della personalit perch preferisce attirare l'attenzione su altri criminali invece che su se
stesso. Non sembra dominato da un istinto irrefrenabile, riesce a controllarsi benissimo. Non gli
procura piacere ci che fa, sembra pi attratto dalla sfida che ha ingaggiato. Tu come lo spieghi?
Semplice: non me lo spiego. E non m'interessa.
Come fai a fregartene? scatt Mila.
Non ho detto che non me ne frega niente, ho detto che non mi interessa. 
diverso. Per quanto ci riguarda, non abbiamo mai raccolto la sua sfida'. Riesce a tenerci sulle
spine solo perch c' ancora una bambina da salvare. E non  vero che non abbia una personalit
narcisistica, perch ci che vuole  la nostra attenzione, non quella di qualcun altro: solo la nostra,
capisci? I giornalisti ci godrebbero da matti se desse loro un segnale, ma ad Albert non importa.
Almeno per ora.
Perch non sappiamo cosa ha in mente come finale.
Giusto.
Io per sono convinta che Albert stia cercando di attirare l'attenzione su di voi in questo
momento. E sto parlando del caso di Benjamin Gorka.
Wilson Pickett
Vorrei che me ne parlassi...
Leggi il fascicolo.
Boris mi ha rivelato che all'epoca c' stato qualche intoppo...
Stern gett via ci che rimaneva della sigaretta. Boris a volte non sa quello che dice.
Avanti Stern, raccontami come sono andate le cose! Non sono l'unica che si sta interessando
alla faccenda... E gli confid della cartellina che aveva visto nella borsa di Terence Mosca. Stern
allora si fece pensieroso.
Va bene. Ma non ti piacer, credimi.
Sono pronta a tutto.
Quando catturammo Gorka iniziammo a setacciare la sua vita. Quel tipo viveva praticamente
nel suo camion, ma trovammo una ricevuta da cui risultava l'acquisto di una certa quantit di provviste
alimentari. Pensammo che si fosse reso conto che il cerchio si stava stringendo intorno a lui e che si
stesse preparando per rintanarsi in qualche luogo sicuro, in attesa che si calmassero le acque.
Ma non era cos...
Circa un mese dopo la sua cattura, spunta fuori la denuncia di scomparsa di una prostituta.
Rebecca Springher.
Esatto. Per il fatto risaliva pi o meno al periodo di Natale...
Cio quando Gorka era stato arrestato.
Infatti. E il posto dove la donna batteva rientrava proprio fra quelli toccati dal camion.
Mila trasse da s la conclusione: Gorka la teneva prigioniera, le provviste erano per lei.
Non sapevamo dove fosse e quanto avrebbe resistito ancora. Cos l'abbiamo domandato a lui.
E chiaramente lui ha negato.
Stern scosse il capo. No, nient'affatto. Ha ammesso ogni cosa. Ma per rivelare il luogo della
prigionia ci ha posto una piccola condizione: l'avrebbe detto solo in presenza del dottor Gavila.
Mila non capiva. E allora, qual  stato il problema?
Il problema fu che il dottor Gavila non si trovava.
E Gorka come faceva a saperlo?
Non lo sapeva, sadico bastardo! Noi cercavamo il criminologo e per quella poveretta intanto il
tempo passava. Boris sottopose Gorka a ogni tipo d'interrogatorio.
E riusc a farlo parlare?
No, ma riascoltando le registrazioni dei colloqui precedenti si accorse che Gorka aveva
casualmente menzionato un vecchio magazzino dove c'era un pozzo.  stato Boris a trovare Rebecca
Springher, da solo.
Ma lei era gi morta per inedia.
No. S' tagliata le vene con uno degli apriscatole che Gorka le aveva lasciato insieme alle
scorte alimentari. Ma la cosa che pi fa rabbia  un'altra... Secondo il medico legale, si  suicidata
appena un paio d'ore prima che Boris la trovasse.
Mila si sent gelare. Poi domand lo stesso: E Gavila per tutto quel tempo che fine aveva
fatto?
Stern sorrise, un modo per nascondere i suoi veri sentimenti.
Lo trovarono una settimana dopo nel bagno di una stazione di servizio. Degli automobilisti
avevano chiamato un'ambulanza: era in coma etilico. Aveva mollato il figlio alla tata e se n'era andato
di casa per smaltire l'abbandono della moglie.
Quando andammo a trovarlo in ospedale, era irriconoscibile.
In quel racconto era forse racchiusa la ragione del singolare legame fra i poliziotti della squadra
e un civile come Goran. Perch sono pi spesso le tragedie umane che i successi a legare le persone,
pens Mila. E le torn in mente una frase che aveva sentito proprio da Goran, quando erano a casa sua,
dopo che aveva scoperto d'essere stato ingannato da Roche a proposito di Joseph B. Rockford.
Stiamo accanto a persone di cui pensiamo di conoscere tutto, invece non sappiamo niente di
loro...
Era assolutamente vero, pens. Per quanto si fosse sforzata, lei non sarebbe mai riuscita a
immaginare Goran nelle condizioni in cui l'avevano trovato. Ubriaco e fuori di s. E quel pensiero in
quel momento la infastidiva. Cambi argomento.
Perch avete chiamato il caso Wilson Pickett?
Soprannome simpatico, vero?
Da ci che ho capito, di solito Gavila preferisce assegnare un nome reale al soggetto da
catturare, per renderlo meno evanescente.
Di solito, ribad Stern. Ma quella volta ha fatto un'eccezione.
Perch?
L'agente speciale la fiss: Non  un motivo per cui lambiccarsi il cervello, te l'assicuro. Potrei
dirtelo io. Ma se vuoi sapere veramente come sono andati i fatti, dovresti fare una cosa di persona...
Sono disposta a farla.
Vedi, nel caso di Benjamin Gorka  accaduto un fatto rarissimo... e poi aggiunse: Hai mai
incontrato qualcuno che  sopravvissuto a un serial killer?
36
A un serial killer non si sopravvive.
Piangere, disperarsi, supplicare non serve a nulla. Al contrario, alimenta il piacere sadico
dell'omicida. L'unica possibilit per la preda resta la fuga. Ma la paura, il panico, l'incapacit di
comprendere ci che sta capitando, giocano a favore del predatore.
Nondimeno, in rari casi, capita che il serial killer non porti a compimento l'uccisione. Succede
perch, nel momento in cui sta per ultimare l'atto, qualcosa - un freno che all'improvviso viene attivato
da un gesto o da una frase della vittima - lo ferma.
Ecco perch Cinthia Pearl era una sopravvissuta.
Mila la incontr nel piccolo appartamento che la ragazza aveva preso in affitto in un
condominio vicino all'aeroporto. La casa era modesta, ma costituiva il pi importante successo della
nuova Cinthia. Quella vecchia era stata un insieme di esperienze negative, di errori ripetuti e di scelte
sbagliate.
Mi prostituivo per comprarmi la roba.
Lo disse senza un minimo di esitazione, come se stesse parlando di qualcun altro.
Mila non riusciva a credere che la giovane donna che aveva davanti avesse gi alle spalle
un'esistenza tanto pesante.
Cinthia dimostrava appena i suoi ventiquattro anni. Aveva ricevuto la poliziotta con ancora
indosso la divisa da lavoro. Da qualche mese faceva la cassiera in un supermercato. Il suo aspetto
dimesso, con i capelli rossi raccolti in una coda e il viso senza un'ombra di trucco, non riusciva a
soffocare una bellezza selvatica, che si accompagnava a un fascino del tutto involontario.
Sono stati l'agente Stern e sua moglie a trovarmi questo appartamento, disse fiera.
Mila si guard intorno per darle soddisfazione. I mobili erano di stili diversi, messi insieme pi
per riempire lo spazio e garantirle l'essenziale che per arredare. Ma si vedeva che lei ci teneva. E si
prendeva cura di quella casa. Era tutto pulito, e in ordine. Aveva sistemato qua e l alcuni
soprammobili, soprattutto piccoli animali di porcellana.
Sono la mia passione. Li colleziono, sa?
In giro c'erano anche le foto di un bambino. Cinthia era stata una ragazza madre.
Suo figlio le era stato tolto dagli assistenti sociali e dato in affidamento a un'altra famiglia.
Per riprenderselo, aveva intrapreso un programma di disintossicazione.
Successivamente era entrata a far parte della Chiesa che frequentavano Stern e la moglie. Dopo
tante vicissitudini, aveva incontrato finalmente Dio. E si faceva vanto della sua nuova fede indossando
una medaglietta con san Sebastiano. Era l'unico vezzo, insieme a un sottile anello del rosario che
portava all'anulare.
Senta signorina Pearl, io non voglio costringerla a raccontarmi come sono andate le cose con
Benjamin Gorka...
Oh no, io ne parlo apertamente ormai. All'inizio era difficile ricordare, ma adesso credo di
averlo superato. Gli ho perfino scritto una lettera, sa?
Mila non poteva certo sapere la reazione di Gorka alla missiva, ma pensando al tipo era sicura
che l'avesse usata per ispirare masturbazioni notturne.
E le ha risposto?
No. Ma ho intenzione d'insistere: quell'uomo ha un disperato bisogno della Parola.
Parlava stando seduta davanti a lei e continuava a tirare verso il basso la manica destra della
camicetta. Mila intu che si sforzava di celare qualche tatuaggio che ormai faceva parte del passato.
Probabilmente non aveva ancora messo insieme la somma necessaria per farselo cancellare.
Come sono andate le cose?
Cinthia si rabbui. L'incontro  avvenuto per una serie di coincidenze. Non adescavo i clienti
per strada, preferivo andare nei bar. Era molto pi sicuro, e si stava al caldo. Noi ragazze lasciavamo
sempre una mancia al barista. Fece una pausa.
Sono nata in una cittadina dove la bellezza pu essere una maledizione. Capisci presto che la
puoi usare per andartene, mentre molti dei tuoi amici non se ne andranno mai, e rimarranno l e si
sposeranno fra loro, e saranno per sempre infelici.
Allora ti guardano come se fossi speciale, e ti caricano di aspettative. Sei la loro speranza.
Mila la comprendeva, e probabilmente conosceva anche tutte le tappe successive di quella
storia. Cinthia se n'era andata dopo il liceo, era approdata nella grande citt ma non aveva trovato ci
che s'aspettava. Invece aveva conosciuto tante ragazze uguali a lei, con la stessa aria sperduta e la
stessa paura nel cuore. Il mestiere di prostituta non era stato un imprevisto sfortunato, ma una naturale
conseguenza di ogni passo compiuto nel passato.
Ci che pi la amareggiava quando ascoltava simili racconti, era il pensiero che a soli
ventiquattro anni una ragazza come Cinthia Pearl avesse gi bruciato tutta l'energia della sua giovent.
Aveva imboccato prestissimo una brutta china e Benjamin Gorka la stava semplicemente aspettando al
termine della discesa.
Quella sera rimorchiai un tipo. Aveva la fede al dito, sembrava a posto. Ci appartammo nella
sua auto, fuori citt. Alla fine si rifiut di pagarmi e mi picchi pure. Mi scaric l, sulla strada.
Sospir. Non potevo fare l'autostop: nessuno d un passaggio a una prostituta. Cos mi misi a battere
con la speranza che il cliente successivo mi avrebbe riportata indietro.
E arriv Gorka...
Ricordo ancora il suo enorme camion che accosta. Prima di salire, trattammo un po' sul
prezzo. Sembrava gentile. Mi disse: Che ci fai l fuori? Vieni dentro che si gela!'
Cinthia pieg lo sguardo. Non la imbarazzava parlare delle cose che aveva fatto per vivere. Ma
si vergognava di essere stata cos ingenua.
Andammo dietro, nella cabina dove di solito dormiva. Era una vera e propria casa, sa? C'era
tutto. Anche quel genere di poster... Non era una novit, tutti i camionisti ce l'hanno. Ma in quelle
immagini c'era qualcosa di strano...
Mila ramment il particolare che aveva letto nel fascicolo: Gorka aveva scattato delle foto alle
sue vittime in pose oscene, poi ne aveva fatto dei poster.
La particolarit di quelle immagini era che ritraevano dei cadaveri. Ma questo Cinthia non
poteva saperlo.
Mi mont sopra e lo lasciai fare. Puzzava parecchio e speravo che finisse in fretta.
Teneva la testa affondata nel mio collo, cos mi potevo risparmiare un po' di scena.
Mi bastava fargli i soliti gridolini. Intanto tenevo gli occhi aperti... Un'altra pausa, un po' pi
lunga per riprendere fiato. Non so quanto ci misero le mie pupille ad abituarsi all'oscurit, ma quando
lo fecero mi apparve quella scritta sul soffitto della cabina...
Era realizzata con vernice fosforescente, Mila ne aveva vista una riproduzione.
Diceva: Io ti uccider.
Cominciai a urlare... Lui invece inizi a ridere. Provai a scalciare per mandarlo via, ma era pi
grosso di me. Tir fuori il coltello e cominci a colpirmi. La prima coltellata la parai con
l'avambraccio, la seconda mi prese a un fianco, la terza mi trapass l'addome. Sentivo il sangue che
scorreva fuori di me e pensavo Ecco, sono morta'.
Invece lui si  fermato... Perch?
Perch, a un certo punto, gli dissi una cosa... Mi venne spontaneo, forse era il panico, non so.
Gli dissi: Ti prego, quando sar morta prenditi cura di mio figlio. Si chiama Rick e ha cinque anni'...
Sorrise amaramente e scosse il capo. Ma ci pensa?
Ho davvero chiesto a quell'assassino di occuparsi del mio cucciolo... Non so cosa mi sia passato
per la testa, ma allora devo aver pensato che fosse una cosa normale.
Perch lui si stava prendendo la mia vita e io ero anche disposta a lasciargliela, ma poi avrebbe
dovuto ripagarmi in qualche modo. E assurdo: pensavo che fosse in debito con me!
Sar anche assurdo, ma  servito a bloccare la sua furia.
Ma io non riesco lo stesso a perdonarmelo.
Cinthia Pearl mand gi un groppo di lacrime represse.
Wilson Pickett, disse a questo punto Mila.
Ah s, me lo ricordo... Io ero mezza morta in quella cabina e lui s'era rimesso alla guida. Di l
a poco mi avrebbe scaricata in un parcheggio. Ma io non conoscevo ancora le sue intenzioni. Ero
intontita e debole per via del sangue che perdevo.
Mentre andavamo, alla radio trasmettevano quella canzone maledetta... In the Midnight Hour...
Poi svenni e mi risvegliai in ospedale: non ricordavo nulla. La polizia mi domand come mi fossi
procurata quelle ferite e io non sapevo che rispondere. Mi dimisero e andai a stare un po' da un'amica.
Una sera, al telegiornale, sentii la notizia dell'arresto di Gorka. Ma anche quando mostrarono la sua
foto, il suo volto non mi disse nulla... Invece accadde un marted pomeriggio: ero sola in casa e accesi
la radio. Stavano mandando quel pezzo di Wilson Pickett. Solo allora mi  tornata la memoria.
Mila cap che quel soprannome era stato attribuito a Gorka dalla squadra soltanto dopo che
l'avevano catturato. E l'avevano scelto a monito e memento di tutti i loro errori.
 stato orribile, prosegu Cinthia.  stato come vederlo accadere una seconda volta. E poi ci
penso, sa? Se avessi ricordato prima, forse avrei potuto aiutare.
qualcun'altra a salvarsi...
Quelle ultime parole erano di circostanza, Mila l'aveva intuito dal tono che aveva usato. Non
perch a Cinthia non importasse della sorte di quelle ragazze, ma perch aveva messo una specie di
diaframma fra ci che era accaduto a lei e il destino che invece era toccato alle altre. Era uno dei tanti
espedienti per tirare avanti che s'imparano dopo un'esperienza come quella.
Quasi a conferma, Cinthia aggiunse: Un mese fa ho incontrato i genitori di Rebecca Springher,
l'ultima ragazza uccisa.
"Non  stata uccisa", pens Mila. " molto peggio: lui l'ha costretta a suicidarsi."
Abbiamo partecipato insieme a una funzione per commemorare le vittime di Benjamin Gorka.
Sa, loro appartengono alla mia stessa congregazione. Mi hanno osservata per tutto il tempo, e mi sono
sentita in colpa.
Per cosa? domand Mila, che lo sapeva benissimo.
Per essere sopravvissuta, credo.
Mila la ringrazi e fece per andare via. Mentre la conduceva verso la porta, si accorse che
Cinthia era stranamente silenziosa, come se volesse chiederle qualcosa ma non sapesse da dove
cominciare. Allora decise di darle ancora qualche secondo e, nel frattempo, chiese di poter usare il
bagno. La ragazza glielo indic.
Era un cubicolo mal areato. Un paio di collant era appeso ad asciugare nella doccia. Anche l
c'erano degli animaletti di porcellana e dominava il rosa. La poliziotta si chin sul lavandino per
sciacquarsi la faccia. Era stanca, provata. Aveva acquistato altro disinfettante e il necessario per
tagliarsi. Doveva ancora commemorare la morte della quinta bambina. Aveva rimandato, ma l'avrebbe
fatto quella sera.
Quel dolore le era necessario.
Mentre si asciugava le mani e il viso con una salvietta, intravide su una mensola la bottiglietta
del colluttorio. Il colore del liquido era troppo scuro. L'annus: era bourbon. Anche Cinthia Pearl
aveva un segreto. Una cattiva abitudine che le era rimasta dalla vecchia vita. Mila se la immaginava,
chiusa in quel piccolo bagno, seduta sulla tavoletta del water mentre si concedeva un paio di sorsi, con
lo sguardo perso sulle mattonelle. Anche se era molto cambiata, e in meglio, Cinthia Pearl non poteva
fare a meno di coltivare un piccolo lato oscuro.
"Fa parte della natura umana", pens Mila. "Ma il mio segreto viene da pi lontano..."
Quando fu finalmente pronta per andarsene, sulla soglia Cinthia trov il coraggio per chiederle
se magari potevano rivedersi per andare al cinema o fare shopping. Mila cap che aveva un disperato
bisogno di un'amica, e non fu capace di negarle quella piccola illusione.
Per farla contenta memorizz il suo numero sul cellulare, anche se sapeva che non si sarebbero
riviste mai pi.
* * *
Venti minuti dopo, Mila arriv alla sede della Polizia federale. Vide parecchi agenti in borghese
che mostravano il badge all'ingresso, e diverse pattuglie che rientravano contemporaneamente:
qualcuno le aveva richiamate.
Doveva essere accaduto qualcosa.
Prese le scale per non perdere tempo dietro alla fila che s'era formata agli ascensori. Raggiunse
rapidamente il terzo piano dell'edificio, dov'era stato spostato il quartier generale dopo il ritrovamento
del cadavere nello Studio.
Mosca ha convocato tutti, sent dire a un detective che parlava al telefono.
Si diresse verso la sala in cui si sarebbe tenuta la riunione. Intorno all'ingresso si ammassavano
in molti per cercare di prendere posto. Qualcuno le diede cavallerescamente la precedenza.
Mila trov un buco in una delle ultime file. Davanti a lei, ma molto pi laterali; erano gi seduti
Boris e Stern. Quest'ultimo si accorse della sua presenza e le fece un cenno col capo. Mila prov a
dirgli a distanza com'era andata con Cinthia, ma lui le fece capire che ne avrebbero parlato dopo.
Il sibilo acuto di un altoparlante interruppe per un attimo il chiacchiericcio: un tecnico stava
preparando il microfono sulla pedana e ci tamburellava sopra per assicurarsi che funzionasse. La
lavagna luminosa e la macchina del caff erano state accantonate per permettere di aggiungere altre
sedie. Comunque non bastavano e alcuni poliziotti si stavano gi sistemando lungo le pareti.
Quell'adunata non era normale, e Mila pens subito a qualcosa di grosso. Inoltre non aveva
ancora visto n Goran n Roche. Li immaginava insieme a Terence Mosca, chiusi in un ufficio a
concordare la versione da rendere pubblica.
L'attesa era snervante. Finalmente vide l'ispettore capo apparire sulla soglia: entr, ma non si
diresse alla pedana. Si accomod in prima fila, al posto che gli lasci libero un solerte detective. Dal
volto di Roche non traspariva nulla. Sembrava tranquillo: accavall le gambe e attese come tutti gli
altri.
Goran e Mosca arrivarono insieme. Gli agenti sulla porta si fecero da parte mentre si dirigevano
a passo spedito verso la pedana. Il criminologo and ad appoggiarsi alla scrivania che era addossata al
muro; mentre il capitano sfil il microfono dal sostegno e, sbrigliandone il cavo, annunci: Signori, un
po' d'attenzione per favore...
Si fece silenzio.
Ok... Allora... Vi abbiamo convocati perch abbiamo un'importante comunicazione. Mosca
parlava al plurale, ma era lui la vera star adesso. Riguarda il caso della bambina trovata allo Studio.
Purtroppo, come immaginavamo, la scena del crimine  pulita. Ma il nostro uomo ci ha abituati a
questa condotta. Nessuna impronta digitale, nessun liquido corporeo, nessuna traccia estranea...
Era evidente che Mosca stava prendendo tempo. Non se ne accorse solo Mila, perch intorno a
lei qualcuno inizi a spazientirsi. L'unico che sembrava tranquillo era Goran che, a braccia conserte,
fissava l'uditorio. Ormai la sua presenza era soltanto di facciata. Il capitano aveva assunto il pieno
controllo della situazione.
Per, prosegu Mosca, forse abbiamo compreso il motivo per il quale il serial killer ha
piazzato l il corpo. Ha a che fare con un caso che sicuramente tutti ricorderete: quello di Benjamin
Gorka...
Il brusio attravers la sala come un'improvvisa ondata. Mosca allarg le braccia per invitare
tutti a tacere, permettendogli di concludere. Quindi si mise una mano in tasca e il suo tono di voce
cambi.
A quanto pare, mesi fa ci siamo sbagliati.  stato commesso un grave errore.
Aveva usato un'espressione generica, senza indicare chi fosse il responsabile di quello sbaglio,
ma sottolineando volutamente le ultime due parole.
Per fortuna siamo ancora in grado di rimediare...
In quel momento, Mila intravide qualcosa di strano con la coda dell'occhio. Stern continuava a
guardare davanti a s, ma aveva portato lentamente una mano sul fianco destro, facendo scattare la clip
sulla fondina e liberando l'estrazione della pistola.
Per un attimo le parve d'intuire, ed ebbe paura.
Mosca disse ancora: Rebecca Springher, l'ultima vittima di Gorka, non  stata uccisa da lui...
bens da uno dei nostri.
Il brusio si tramut in confusione e Mila si accorse che il capitano con lo sguardo stava
puntando qualcuno in mezzo alla platea. Ed era Stern. Vide chiaramente l'agente speciale che si alzava
in piedi e tirava fuori l'arma d'ordinanza. In preda all'incertezza, anche lei stava per fare la stessa cosa.
Ma poi Stern si volt alla sua sinistra, puntando la pistola su Boris.
Che cazzo ti prende? chiese il collega, spiazzato.
Voglio che tu metta le mani in vista, ragazzo. E non farmelo ripetere, per piacere.
37
Ti conviene dire come sono andate veramente le cose.
Avevano chiamato tre esperti d'interrogatori dell'esercito che si sarebbero dati il cambio
ininterrottamente per spremere Boris. Lui conosceva tutte le tecniche per ottenere una confessione, ma
loro contavano di spossarlo con le domande, senza dargli tregua. Confidavano che la privazione del
sonno avrebbe agito su di lui meglio di qualunque strategia.
T'ho detto che non so nulla.
Mila osservava il collega al di qua del falso specchio. Era sola nella piccola sala.
Accanto a lei era piazzata una videocamera digitale che rimandava le immagini
dell'interrogatorio a un sistema a circuito chiuso, evitando ai pezzi grossi del Dipartimento - Roche
incluso - di assistere direttamente al massacro di uno dei loro uomini migliori. Potevano farlo anche
standosene comodamente seduti nei loro uffici.
Mila invece aveva voluto essere presente. Perch non riusciva ancora a credere a quell'accusa
pesantissima.
 stato Boris a trovare Rebecca Springher, da solo.
Stern le aveva raccontato che, in una sala d'interrogatori simile a quella che aveva davanti,
Benjamin Gorka aveva fornito involontariamente a Boris delle indicazioni su un vecchio magazzino
dove c'era un pozzo.
Secondo la versione ufficiale, che aveva retto fino ad allora, l'agente speciale era arrivato da
solo sul posto, e l'aveva trovata morta.
S' tagliata le vene con uno degli apriscatole che Gorka le aveva lasciato insieme alle scorte
alimentari. Ma la cosa che pi fa rabbia  un'altra... Secondo il medico legale, si  suicidata appena un
paio d'ore prima che Boris la trovasse, aveva detto.
Un paio d'ore.
Ma Mila aveva esaminato il fascicolo e gi all'epoca il medico legale, analizzando i residui di
cibo presenti nello stomaco della ragazza e l'interruzione dei processi digestivi in seguito alla morte,
aveva stabilito che non era possibile risalire con assoluta certezza al momento del decesso. E che, in
realt, l'evento avrebbe potuto essere collocato anche dopo le fatidiche due ore.
Adesso quell'incertezza era stata definitivamente annullata.
L'accusa era che Boris fosse sopraggiunto quando Rebecca Springher era ancora in vita. Che
davanti a quella situazione si fosse presentata per lui una scelta. Salvarla e diventare un eroe. Oppure
mettere in atto la pi grande utopia di ogni assassino.
L'omicidio perfetto. Quello che rester per sempre impunito, perch privo di una motivazione.
Provare, per una volta, l'ebbrezza del controllo sulla vita e sulla morte di un proprio simile.
Avere la contemporanea certezza di farla franca, perch quella colpa sar attribuita a un altro. Queste
considerazioni avevano tentato Boris, secondo quanto sostenevano ora i suoi accusatori.
Nella deposizione di fronte al tribunale che giudicava Benjamin Gorka, il dottor Gavila aveva
affermato che l'istinto di uccidere  in ciascuno di noi. Ma, grazie al cielo, siamo dotati anche di un
dispositivo che ci permette di tenerlo sotto controllo, di inibirlo. Esiste sempre, per, un punto di
rottura.
Boris aveva raggiunto quel punto quando si era trovato davanti a quella povera ragazza indifesa.
Solo una prostituta, in fondo. Ma Mila non si capacitava.
Eppure, quella che all'inizio era soltanto un'ipotesi investigativa, era stata successivamente
avvalorata dal ritrovamento, nel corso di una perquisizione in casa di Boris, di un feticcio. Il souvenir
con cui il giovane agente speciale avrebbe rievocato nel tempo quell'impresa: le mutandine di pizzo
della ragazza, sottratte al deposito giudiziario dopo la chiusura del caso.
Non hai alternative, Boris. Staremo qui tutta la notte se sar necessario. E anche domani, e
dopodomani. L'agente interrogatore parlava sputando. Anche quello serviva ad annichilire
moralmente l'interrogato.
La porta della saletta si apr e Mila vide entrare Terence Mosca. Aveva una vistosa macchia di
unto sul bavero della giacca, residuo di un pranzo a base di qualche schifezza da fast food.
Come procede? chiese il capitano tenendo come sempre le mani in tasca.
Mila gli rispose senza guardarlo. Ancora niente.
Ceder. Sembrava molto sicuro di s.
Cosa glielo fa credere?
Prima o poi cedono tutti. Anche lui lo sa. Magari ci vorr un po' di pi, ma alla fine sceglier
il male minore.
Perch l'ha fatto arrestare davanti a tutti?
Per non dargli la possibilit di una reazione.
Mila non avrebbe dimenticato facilmente gli occhi lucidi di Stern mentre metteva le manette a
quello che considerava un terzo figlio. Quando era venuto a conoscenza degli esiti della perquisizione
nell'appartamento di Boris, l'agente speciale anziano si era proposto di effettuare lui stesso l'arresto. E
non aveva voluto sentire ragioni quando Roche aveva cercato di dissuaderlo.
E se invece Boris non c'entrasse nulla?
Mosca frappose la sua mole fra lei e il vetro e tolse le mani dalle tasche. In venticinque anni di
carriera non ho mai arrestato un solo innocente.
A Mila scapp un sorriso ironico. Mio Dio, lei  il miglior poliziotto del mondo, allora.
Le giurie hanno sempre concluso i miei casi con una sentenza di condanna. E non perch io sia
bravo nel mio lavoro. Lo vuole sapere il vero motivo?
Non vedo l'ora.
Il mondo fa schifo, agente Vasquez.
Questa consapevolezza le deriva da qualche esperienza in particolare? Perch sarei proprio
curiosa...
Mosca non se la prese, a lui piaceva quel genere di sarcasmo. Quello che sta accadendo in
questi giorni, quello che ci sta facendo scoprire il vostro... Com' che l'avete chiamato?
Albert.
Be', ci che quel maniaco ha realizzato con tanta maestria assomiglia parecchio a una piccola
Apocalisse... Lei sa cos' l'Apocalisse, vero agente Vasquez? Secondo la Bibbia,  il momento alla fine
dei tempi in cui vengono mostrati i peccati degli uomini per poterli giudicare. Questo bastardo di
Albert ci sta facendo assistere a cos tanti orrori che a quest'ora il mondo intero - e non solo questa
nazione - avrebbe dovuto fermarsi perlomeno a riflettere... E invece sa che sta succedendo?
Mosca non andava avanti, cos Mila glielo chiese: Che succede?
Niente. Assolutamente, niente. La gente l fuori continua ad ammazzare, a rubare, a sopraffare
il suo prossimo come se nulla fosse! Crede che gli assassini si siano fermati o che i ladri si stiano
facendo un esamino di coscienza? Ma voglio farle anche un esempio concreto: stamattina due agenti di
custodia bussano alla porta di un pregiudicato uscito da poco per buona condotta. Sono l perch questo
signore ha dimenticato di presentarsi al commissariato di zona per la solita firma. E lo sa che fa quello?
Inizia a sparare. Cos, senza motivo. Ferisce gravemente uno dei due e adesso  asserragliato in quella
casa maledetta e fa fuoco su chiunque provi ad avvicinarsi.
Perch secondo lei?
Mila fu costretta ad ammettere: Non lo so.
E neanch'io. Per uno dei nostri sta lottando fra la vita e la morte in un letto d'ospedale, e io
entro domani mattina dovr inventarmi una giustificazione per una povera vedova che mi chieder
perch suo marito  morto in un modo tanto idiota!
Quindi aggiunse tranquillamente: Il mondo fa schifo, agente Vasquez. E Klaus Boris 
colpevole. Fine della storia. Fossi in lei, me ne farei una ragione.
Terence Mosca le diede le spalle, si rimise una mano in tasca e usc sbattendo la porta.
Io non so niente, e queste sono solo stronzate, stava dicendo Boris. Ma con calma. Dopo
l'iniziale sfuriata, aveva cominciato a dosare le forze per le difficili ore che lo attendevano.
Mila era stanca di quella scena. Stanca di dover rivedere sempre la sua opinione sulla gente.
Quello era lo stesso Boris che le aveva fatto la corte quando era arrivata.
Lo stesso che le aveva portato croissant caldi e caff, e che le aveva regalato il parka quando
aveva freddo. Dall'altra parte dello specchio c'era ancora il collega con cui aveva risolto gran parte dei
misteri di Albert. Il ragazzone simpatico e un po' goffo, e che era capace di commuoversi quando
parlava dei suoi compagni.
La squadra di Goran Gavila era andata in pezzi. Con essa s'era sfaldata anche l'indagine. Ed era
andata in frantumi anche la speranza di salvare davvero la piccola Sandra, che adesso, da qualche parte,
stava esaurendo le poche energie che ancora la tenevano in vita. Alla fine sarebbe stata uccisa non da
un serial killer dal nome inventato, bens dall'egoismo e dai peccati di altri uomini e di altre donne.
Questo era il miglior finale che Albert potesse immaginare.
Mentre formulava questi pensieri, Mila vide apparire nel vetro che aveva davanti il volto di
Goran. Era alle sue spalle. Ma non guardava nella sala degli interrogatori.
Nel riflesso cercava i suoi occhi.
Mila si volt. Si guardarono a lungo, in silenzio. Li univa lo stesso sconforto, la stessa
afflizione. Fu naturale sporgersi verso di lui, chiudere gli occhi e cercarne le labbra. Affondare le
proprie nella sua bocca, ed essere ricambiata.
* * *
Acqua sporca pioveva sulla citt. Inondava le strade, soffocava i tombini, le grondaie la
deglutivano e la risputavano senza sosta. Il taxi li aveva portati a un piccolo hotel vicino alla stazione.
La facciata era annerita dallo smog e le persiane sempre chiuse, perch chi si fermava l non aveva
tempo di aprirle.
C'era un viavai di gente. E i letti venivano rifatti in continuazione. Nei corridoi, cameriere
insonni spingevano cigolanti carrelli di biancheria e saponette. I vassoi con la colazione arrivavano a
tutte le ore. C'era chi si fermava solo per darsi una rinfrescata e cambiarsi d'abito. E chi ci veniva a
fare l'amore.
Il portiere consegn loro la chiave della 23.
Salirono con l'ascensore, senza dirsi una parola, tenendosi per mano. Ma non come amanti.
Come due persone che hanno paura di perdersi.
Nella stanza, mobili scompagnati, deodorante spray e nicotina stantia. Si baciarono ancora. Ma
con pi forza stavolta. Come se volessero disfarsi dei pensieri prima che dei vestiti.
Lui appoggi una mano su uno dei suoi piccoli seni. Lei chiuse gli occhi.
La luce dell'insegna di un ristorante cinese filtrava, lucida di pioggia, e intagliava le loro ombre
nel buio.
Goran inizi a spogliarla.
Mila lo lasci fare, attendendo una sua reazione.
Scopr dapprima il suo ventre piatto, poi risal baciandola verso il torace.
La prima cicatrice apparve all'altezza del fianco.
Le sfil il maglione con una grazia infinita.
E vide anche le altre.
Ma i suoi occhi non si soffermarono. Il compito spettava alle labbra.
Con grande sorpresa di Mila, lui cominci a percorrere quei vecchi tagli sulla sua pelle con baci
lentissimi. Come se volesse risanarli in qualche modo.
Quando le sfil i jeans, ripet l'operazione anche sulle gambe. L dove il sangue era ancora
fresco, o appena rappreso. Dove la lametta aveva indugiato di recente, affondando nella carne viva.
Mila pot risentire tutta la sofferenza che aveva provato ogni volta che aveva inflitto quella
punizione alla sua anima attraverso il corpo. Ma, insieme a quel vecchio dolore, ora c'era qualcosa di
dolce.
Come il solletico su una ferita che si rimargina, che  allo stesso tempo pungente e piacevole.
Poi tocc a lei spogliarlo. Lo fece come si levano i petali a un fiore. Anche lui portava su di s i
segni di una sofferenza. Un costato troppo magro, scavato lentamente dalla disperazione. E le ossa
sporgenti, dove la carne era stata consumata dalla tristezza.
Fecero l'amore con un impeto strano. Pieno di rabbia, di collera, ma anche di urgenza. Come se
ognuno avesse voluto con quell'atto riversare nel corpo dell'altro tutto se stesso. E per un attimo
riuscirono anche a dimenticare.
Quando tutto fin, rimasero l'una accanto all'altro - separati ma ancora uniti -, a contare il ritmo
dei propri respiri. Allora la domanda giunse travestita di silenzio. Ma Mila la poteva vedere mentre
aleggiava su di loro come un uccello nero.
Riguardava le origini del male, del suo male.
Quello che prima s'imprimeva sulla carne e poi cercava di nascondere con i vestiti.
E fatalmente l'interrogativo s'intrecciava anche con il destino di una bambina, Sandra. Mentre
loro si scambiavano quel sentimento, lei - da qualche parte, vicina o lontana - stava morendo.
Anticipando le sue parole, Mila glielo spieg. Il mio lavoro consiste nel ritrovare persone
scomparse. Soprattutto bambini. Alcuni di loro stanno via anche anni interi, e poi non ricordano nulla.
Non so se  un bene o un male. Ma forse  l'aspetto della mia professione che mi procura pi
problemi...
Perch? chiese Goran, partecipe.
Perch quando mi calo nel buio per tirare fuori qualcuno,  sempre necessario trovare un
motivo, una ragione forte che mi riporti alla luce.  una specie di cavo di sicurezza per tornare indietro.
Perch, se c' una cosa che ho imparato,  che il buio ci chiama, ci seduce con la sua vertigine. Ed 
difficile resistere alla tentazione...
Quando torno fuori insieme alla persona che ho salvato, mi accorgo che non siamo soli. C'
sempre qualcosa che ci viene appresso da quel buco nero, rimanendoci attaccata alle scarpe. Ed 
difficile sbarazzarsene.
Goran si volt a guardarla negli occhi. Perch me lo stai raccontando?
Perch  dal buio che vengo. Ed  al buio che ogni tanto devo ritornare.
38
Sta appoggiata al muro, con le mani dietro la schiena, nell'ombra. Da quanto tempo se ne sta
l, a fissarla?
Allora decide di chiamarla. Gloria...
E lei si avvicina.
Ha la solita curiosit nello sguardo, ma stavolta c' qualcosa di diverso. Un dubbio.
Mi sono ricordata di una cosa... Una volta avevo un gatto.
Anch'io ne ho uno: si chiama Houdini.
 bello?
 cattivo. Ma capisce subito che non  quella la risposta che la bambina vuole da lei, e si
corregge: S. Ha il pelo bianco e marroncino, dorme sempre e ha sempre fame.
Gloria ci pensa un attimo, poi chiede ancora: Secondo te, perch il mio l'avevo
dimenticato?
Non lo so.
Pensavo... se mi sono scordata di lui, allora forse non mi ricordo neanche di tante altre cose.
Forse neanche di come mi chiamo veramente.
A me Gloria' piace, la rincuora lei, pensando alla sua reazione quando le ha detto che il
suo vero nome  Linda Brown.
Gloria...
S?
Vuoi parlarmi di Steve?
Steve ci vuole bene. E presto anche tu gliene vorrai.
Perch dici che ci ha salvate?
Perch  vero. L'ha fatto.
Io non avevo bisogno di essere salvata da lui.
Tu non lo sapevi, ma eri in pericolo.
 Frankie il pericolo?
Gloria ha paura di quel nome.  indecisa. Non sa se parlare o meno. Soppesa bene la
situazione, poi si avvicina di pi al letto e parla a voce bassissima.
Frankie vuole farci del male. Ci sta cercando. Per questo dobbiamo stare nascoste qui.
Io non so chi sia Frankie e perch dovrebbe avercela con me.
Non ce l'ha con noi, ce l'ha coi nostri genitori.
Con i miei? E per quale motivo?
Non riesce a crederci, le sembra una storia assurda. Invece Gloria ne  molto convinta.
I nostri genitori gli hanno rifilato un bidone, roba di soldi.
Ancora una volta dalla sua bocca  uscita una frase che sembra presa in prestito da qualcun
altro e imparata passivamente a memoria.
I miei non devono soldi a nessuno.
Mia madre e mio padre invece sono morti. Frankie li ha gi uccisi. Ora sta cercando me per
finire il lavoro. Ma Steve  sicuro che lui non mi trover mai se resto qui.
Gloria, ascoltami...
Ogni tanto Gloria si smarrisce, e bisogna andarla a riprendere ovunque sia finita coi suoi
pensieri.
Gloria, sto parlando con te...
S, che c'?
I tuoi genitori sono vivi. Mi sono ricordata che li ho visti in TV un po' di tempo fa: erano a
un talk-show e stavano parlando di te. Ti facevano gli auguri per il tuo compleanno.
Non sembra sconvolta da quella rivelazione. Per adesso inizia a considerare l'eventualit
che sia tutto vero.
Io non posso vedere la TV. Solo le cassette che dice Steve.
Steve.  Steve quello cattivo, Gloria. Frankie non esiste.  solo una sua invenzione per
tenerti prigioniera qui.
Lui esiste.
Pensaci: lo hai mai visto?
Lei ci pensa. No.
Allora come fai a crederci?
Anche se Gloria ha la sua et, dimostra molti meno dei suoi dodici anni.  come se il suo
cervello avesse smesso di crescere e si fosse fermato a quando di anni ne aveva nove. Quando, cio,
Steve aveva rapito Linda Brown. Per questo motivo ha sempre bisogno di riflettere un po' di pi sulle
cose.
Steve mi vuole bene, ripete, ma pi per convincersene.
No, Gloria. Lui non te ne vuole.
Allora dici che se provo a uscire da qui, Frankie non mi uccider?
Non succeder mai. E poi usciremo insieme, non sarai sola.
Sarai con me?
S. Per dobbiamo trovare un modo per scappare da Steve.
Ma tu stai male.
Lo so. E non riesco pi a muovere il braccio.
 rotto.
Com' successo? Non me lo ricordo...
Siete caduti insieme sulle scale quando Steve ti ha portata qui. Lui si  molto arrabbiato per
questo: non vuole che tu muoia. Cos non ti potr insegnare come devi volergli bene.  molto
importante, sai?
Io non gli vorr mai bene.
Gloria si prende qualche secondo di tempo. Mi piace il nome Linda.
Sono contenta che ti piaccia, perch quello  il tuo vero nome.
Allora tu puoi chiamarmi cos...
Va bene, Linda. Lo scandisce bene, e lei le sorride. Siamo amiche adesso.
Davvero?
Quando ci si scambia il nome si diventa amici, non te l'ha mai detto nessuno?
Io lo sapevo gi come ti chiami... Tu sei Maria Elna.
S, per tutti i miei amici mi chiamano Mila.
39
Quel bastardo si chiamava Steve, Steve Smitty.
Mila pronunci quel nome con disprezzo, mentre Goran le teneva la mano, sul letto a una
piazza e mezza dell'hotel.
Era solo un balordo che non aveva mai combinato nulla nella vita. Passava da un lavoro
stupido all'altro, e non riusciva a tenersene uno neanche per un mese. La maggior parte del tempo era
disoccupato. Alla morte dei genitori aveva ereditato una casa - quella in cui ci teneva prigioniere - e il
denaro di un'assicurazione sulla vita.
Non molto, ma abbastanza da consentirgli finalmente di dar vita al suo grande piano'!
Lo disse con un'enfasi esagerata. Poi scosse il capo sul cuscino, ripensando all'assurdit di
quella storia.
A Steve piacevano le ragazze, ma non osava avvicinarle perch aveva un pene sottile come un
mignolo e temeva che lo prendessero in giro. Un sorriso beffardo e vendicativo le rasseren per un
attimo i tratti del viso. Cos inizi a interessarsi alle bambine, convinto che con loro avrebbe avuto pi
successo.
Mi ricordo il caso di Linda Brown, disse Goran. Io avevo appena ottenuto la prima cattedra
all'universit. Pensai che la polizia avesse commesso parecchi errori.
Errori? Fecero proprio un gran casino! Steve era un cialtrone inesperto, s'era lasciato alle
spalle un sacco di tracce e di testimoni! Loro non furono in grado di trovarlo subito, e poi dissero che
era scaltro. Invece era solo un idiota! Un idiota molto fortunato...
Per era riuscito a convincere Linda...
L'aveva plagiata servendosi della sua paura. S'era inventato questo tizio malvagio
- Frankie - e gli aveva assegnato il ruolo del cattivo, solo per poter passare per il buono, per il
salvatore'. Quell'imbecille non aveva avuto neanche molta fantasia: l'aveva chiamato Frankie perch
era il nome di una tartaruga che aveva da piccolo!
Ha funzionato.
Mila si plac. Con una bambina atterrita e sconvolta.  facile perdere il senso della realt in
quelle condizioni. Se penso che mi trovavo in un cazzo di scantinato, invece io lo chiamavo la pancia
del mostro'. Sopra di me c'era una casa, e quella casa si trovava in un quartiere di periferia con molte
altre case intorno, tutte simili, tutte normali. La gente ci passava davanti e non sapeva che io stavo l
sotto. La cosa pi atroce  che Linda - o Gloria, come l'aveva ribattezzata lui mettendole il nome della
prima ragazza che l'aveva respinto - poteva muoversi liberamente. Ma non ci pensava neanche ad
andare l fuori, anche se la porta d'ingresso era praticamente sempre aperta! Lui non chiudeva a chiave
nemmeno quando usciva per fare i suoi giretti, tanto era sicuro dell'efficacia della storia di Frankie!
Sei stata fortunata a uscirne viva.
Il mio braccio era quasi in necrosi. Per molto tempo i medici disperarono di salvarlo. E poi ero
molto denutrita. Quel bastardo mi dava omogeneizzati e mi curava con medicine scadute che
recuperava dall'immondizia di una farmacia. Non aveva bisogno di drogarmi: il mio sangue era cos
avvelenato da quelle schifezze che era un vero miracolo che fossi cosciente!
La pioggia fuori scrosciava lavando le strade dai residui di neve. Folate improvvise
percuotevano le persiane.
Una volta mi sono svegliata da quella specie di coma perch avevo sentito qualcuno che
pronunciava il mio nome. Avevo anche cercato di attirare l'attenzione, ma in quel momento era apparsa
Linda convincendomi a fermarmi. Cos avevo barattato la mia salvezza con la piccola gioia di non
essere sola. Ma non mi ero sbagliata: di sopra c'erano davvero due agenti di polizia che stavano
setacciando la zona. Mi cercavano ancora! Se avessi urlato di pi, forse mi avrebbero sentita. In fondo
ci separava solo un sottile pavimento di legno. Con loro c'era una donna, ed era stata lei a chiamare il
mio nome. Ma non l'aveva fatto con la voce, bens con la mente.
Era Nicla Papakidis, vero?  cos che l'hai conosciuta...
S,  stato allora. Ma, anche se non le avevo risposto, lei era riuscita a sentire lo stesso
qualcosa. Cos nei giorni seguenti era tornata, aveva girato un po' fuori dalla casa con la speranza di
percepirmi ancora...
Cos non  stata Linda a salvarvi...
Mila sbuff. Lei? Andava sempre a raccontare tutto a Steve. Era la sua piccola e involontaria
complice ormai. Per tre anni lui era stato tutto il suo mondo. Per quanto ne sapeva lei, Steve era
l'ultimo adulto rimasto sulla terra. E i bambini si fidano sempre degli adulti. Ma, a parte Linda, Steve
aveva gi pensato di sbarazzarsi di me: era convinto che presto sarei morta, cos aveva preparato una
buca nel capanno degli attrezzi dietro la casa.
Le foto sui giornali di quella fossa nel terreno l'avevano segnata pi di ogni altra cosa.
Quando sono uscita da quella casa, ero pi morta che viva. Non mi accorgevo dei paramedici
che mi portavano via con la barella, percorrendo le stesse scale da cui quell'imbranato di Steve mi
aveva fatto cadere quando m'aveva portato l sotto. Non potevo vedere le decine di poliziotti che si
accalcavano intorno alla casa. Non sentivo gli applausi della folla che si era raccolta l e che accoglieva
in modo festoso la mia liberazione. Per mi accompagnava la voce di Nicla, che nella mia testa
continuava a descrivermi tutto quanto e mi diceva di non andare verso la luce...
Che luce? domand Goran, curioso.
Mila sorrise. Lei era convinta che ci fosse. Forse per via della sua fede. L'aveva letto da
qualche parte, credo, che quando moriamo ci stacchiamo dal corpo e, dopo aver percorso rapidamente
un tunnel, ci appare una luce bellissima... Io non le ho mai detto che invece non ho visto nulla. Solo
buio. Non volevo deluderla.
Goran si chin su di lei e le baci la spalla. Dev'essere stato terribile.
Sono stata fortunata, disse lei. E il pensiero corse subito a Sandra, la bambina numero sei.
Avrei dovuto salvarla. Invece non l'ho fatto. Quante possibilit le restano di sopravvivere?
Non  colpa tua.
"S, invece. Lo ."
Mila si tir su, rimanendo seduta sul bordo del letto. Goran allung ancora un braccio verso di
lei. Ma ora non la poteva pi toccare. Quella carezza rimase sul confine della pelle, senza raggiungerla,
poich lei era di nuovo distante.
Lui se ne accorse, e la lasci andare. Vado a fare la doccia, disse. Devo tornare a casa,
Tommy ha bisogno di me.
Rimase immobile, ancora nuda, finch non sent l'acqua che cominciava a scorrere nel bagno.
Voleva svuotare la mente da quei brutti ricordi, tornare ad avere un nulla bianco da colmare di pensieri
leggeri come quelli dei bambini, un privilegio di cui era stata privata con la forza.
La buca nel capanno degli attrezzi dietro la casa di Steve non era rimasta vuota.
Dentro c'era finita la sua capacit di provare empatia.
Allung una mano sul comodino, prese il telecomando della TV. La accese nella speranza che,
come l'acqua della doccia di Goran, chiacchiere e immagini insignificanti sciacquassero via tutti gli
avanzi del male dalla sua testa.
Sullo schermo una donna teneva stretto un microfono, mentre il vento e la pioggia cercavano di
portarglielo via. Alla sua destra c'era il logo di un telegiornale. Sotto di lei scorrevano le scritte di
un'edizione speciale. Sullo sfondo, distante, una casa circondata da decine di auto della polizia, coi
lampeggianti accesi che fendevano la notte.
... ed entro un'ora l'ispettore capo Roche rilascer una dichiarazione ufficiale.
Intanto possiamo confermarvi che la notizia  reale: il maniaco che ha terrorizzato e sconvolto il
paese con il rapimento e l'uccisione di bambine innocenti  stato individuato...
Mila non riusciva a muoversi, teneva gli occhi inchiodati allo schermo.
... Si tratta del pregiudicato in libert vigilata che stamattina ha aperto il fuoco sui due agenti di
custodia che si erano presentati a casa sua per un normale controllo...
Era la storia che le aveva raccontato Terence Mosca nella saletta di fianco alla stanza dove si
stava svolgendo l'interrogatorio di Boris. Non riusciva a crederci.
... in seguito alla morte in ospedale dell'agente di custodia ferito, le unit speciali inviate sul
luogo hanno deciso per un'irruzione. Solo dopo aver ucciso il pregiudicato ed essere entrati in casa,
hanno fatto l'inattesa e sorprendente scoperta...
"La bambina, dimmi della bambina!"
... lo ricordiamo a beneficio di chi si fosse messo solo ora all'ascolto: il nome del pregiudicato
era Vincent Clarisso...
"Albert", corresse Mila nella sua testa.
... fonti del Dipartimento ci informano che la sesta bambina si trova ancora nell'abitazione alle
mie spalle: sarebbe tuttora assistita da un'quipe di soccorso medico che le sta prestando le prime cure.
Non abbiamo conferme, ma sembra che la piccola Sandra sia ancora in vita.
Intercettazione Ambientale n7
del 23 dicembre c.a.
ore 3.25 a.m.
Durata: 1 min. e 35 sec.
Detenuto RK-357/9:
... sapere, essere pronti, prepararsi [segue parola incomprensibile al trascrittore] ... meritevole
della nostra collera... fare qualcosa... fiducia prima di tutto...  [frase incomprensibile] troppo buono,
accondiscendente... non bisogna farsi prendere in giro... sapere, essere pronti, prepararsi
[parola incomprensibile] c' sempre chi si approfitta di noi... la punizione necessaria... scontare
la pena... non  sufficiente capire le cose, a volte bisogna agire di conseguenza... sapere, essere pronti,
prepararsi [parola incomprensibile] ... anche a uccidere, uccidere, uccidere, uccidere, uccidere,
uccidere, uccidere, uccidere, uccidere, uccidere, uccidere, uccidere, uccidere, uccidere.
40
Dipartimento di scienze comportamentali.
25 febbraio.
Vincent Clarisso era Albert.
L'uomo era uscito di galera da meno di due mesi, dopo aver scontato un residuo di pena per
rapina a mano armata.
Una volta in libert, aveva dato inizio al suo disegno.
Nessun precedente per crimini violenti. Nessun sintomo di malattia mentale.
Niente che facesse pensare a lui come a un potenziale serial killer.
La rapina a mano armata era stata un incidente di percorso secondo i legali che avevano
difeso Vincent in quel processo. La sciocchezza di un ragazzo afflitto da una grave dipendenza dalla
codeina. Clarisso veniva da una buona famiglia borghese, il padre era avvocato e la madre insegnante.
Aveva studiato, diplomandosi da infermiere. Per un periodo aveva lavorato presso una clinica, come
ferrista in sala operatoria. L, probabilmente, aveva acquisito le conoscenze necessarie a tenere in vita
Sandra dopo averle amputato il braccio.
L'ipotesi della squadra di Gavila, che Albert potesse essere un medico, non era lontana dalla
verit.
Vincent Clarisso aveva lasciato sedimentare tutte quelle esperienze in uno strato embrionale
della sua personalit, per poi divenire un mostro.
Ma Mila non ci credeva.
"Non  lui", continuava a ripetersi mentre raggiungeva in taxi il palazzo della Polizia federale.
Dopo aver appreso la notizia dalla TV, Goran aveva parlato per una ventina di minuti al
telefono con Stern, che l'aveva aggiornato sugli ultimi sviluppi. Il criminologo aveva camminato avanti
e indietro per la stanza dell'hotel, sotto lo sguardo ansioso di Mila. Poi si erano separati. Lui aveva
chiamato la signora Runa perch rimanesse con Tommy anche quella notte, e s'era precipitato subito
sul luogo del ritrovamento di Sandra. Mila avrebbe voluto andare con lui, ma la sua presenza non
sarebbe stata pi giustificabile. Cos s'erano dati appuntamento pi tardi al Dipartimento di scienze
comportamentali.
Era mezzanotte passata, ma la citt era un grande ingorgo. La gente si era riversata per le strade,
incurante della pioggia, per festeggiare la fine di un incubo. Sembrava di essere nel bel mezzo di un
capodanno, coi clacson che suonavano e tutti che si salutavano stringendosi in grandi abbracci. A
complicare la situazione del traffico c'erano i posti di blocco per intercettare eventuali complici in fuga
di Clarisso, ma anche per tenere alla larga i curiosi dalla zona calda dove era avvenuto l'epilogo di
quella storia.
Nel taxi che avanzava a passo d'uomo, Mila pot ascoltare un nuovo resoconto alla radio.
Terence Mosca era l'uomo del giorno. Era stato un colpo di fortuna a risolvere il caso. Ma, come
spesso accadeva, ne aveva direttamente beneficiato solo chi era a capo delle operazioni.
Stanca di aspettare che la fila delle auto scorresse, decise di affrontare la pioggia battente e
scese dal taxi. Il palazzo della Polizia federale distava un paio di isolati, lei s'era cacciata in testa il
cappuccio del parka e procedeva a piedi, presa dai suoi ragionamenti.
La figura di Vincent Clarisso non coincideva col profilo di Albert tracciato da Gavila.
Secondo il criminologo, il loro uomo aveva usato i cadaveri delle sei bambine come una sorta di
indicatori. Li aveva piazzati in luoghi specifici per rivelare orrori mai venuti alla luce, di cui lui, per,
era a conoscenza. Avevano ipotizzato che fosse un socio occulto di quei criminali, e che tutti loro lo
avessero incontrato nel corso della loro vita.
Sono lupi. E i lupi spesso agiscono in branco. Ogni branco ha un capo. E Albert ci sta dicendo
proprio questo:  lui il loro leader, aveva affermato Goran.
La convinzione di Mila che Vincent non fosse Albert era maturata quando aveva sentito l'et
del serial killer: trent'anni. Troppo giovane per conoscere Ronald Dermis bambino all'orfanotrofio e
anche Joseph B. Rockford - infatti con la squadra avevano dedotto che dovesse avere fra i cinquanta e i
sessant'anni. Inoltre non assomigliava affatto alla descrizione tracciata da Nicla dopo che lo aveva
visto nella mente del milionario.
E, mentre camminava nella pioggia, Mila trov anche un altro motivo che avvalorava il suo
scetticismo: Clarisso era in galera mentre Feldher trucidava Yvonne Gress e i suoi figli nella villa di
Capo Alto, perci non poteva assistere al massacro lasciando la sua sagoma nel sangue sul muro!
"Non  lui, stanno commettendo un errore. Ma Goran se ne sar accorto e glielo star
spiegando."
Arriv alla sede della Polizia federale e not che c'era una certa euforia nei corridoi. Gli agenti
si scambiavano pacche sulle spalle, molti arrivavano dalla scena del crimine con ancora indosso la
divisa delle unit d'assalto e raccontavano le ultime novit. Il resoconto, poi, passava di bocca in bocca
e si arricchiva di nuovi particolari.
Mila fu intercettata da una poliziotta che la inform che l'ispettore capo Roche voleva vederla
con urgenza.
Me? chiese, stupita.
S, l'attende nel suo ufficio.
Mentre saliva le scale, pens che Roche l'avesse convocata perch si erano accorti che qualcosa
non quadrava nella ricostruzione dei fatti. Forse tutta quell'eccitazione che vedeva in giro sarebbe stata
presto smorzata o ridimensionata.
Nel Dipartimento di scienze comportamentali erano presenti solo pochi agenti in borghese, e
nessuno di loro festeggiava. L'atmosfera era quella di ogni giorno lavorativo, solo che era notte e si
trovavano ancora tutti in servizio. Dovette attendere un bel po' prima che la segretaria di Roche la
facesse accomodare nell'ufficio. Fuori dalla porta, Mila aveva potuto cogliere qualche parola
dell'ispettore capo che probabilmente stava avendo una conversazione telefonica. Ma quando varc la
soglia, con sua grande sorpresa, scopr che non era solo. Con lui c'era Goran Gavila.
Venga pure, agente Vasquez. Roche la invit ad avvicinarsi con un gesto della mano. Sia lui
che Goran erano in piedi, ai lati opposti della scrivania.
Mila si fece avanti, avvicinandosi a Gavila. Lui si volt appena verso di lei, con un vago cenno.
L'intimit condivisa appena un'ora prima era definitivamente scomparsa.
Stavo appunto dicendo a Goran che vorrei che presenziaste anche voi due alla conferenza
stampa che si terr domani mattina. Il capitano Mosca  d'accordo con me. Non l'avremmo mai preso
senza il vostro aiuto. Dobbiamo ringraziarvi.
Mila non riusc a trattenere lo stupore. E vide Roche alquanto confuso dalla sua reazione.
Signore, con tutto il rispetto... Penso che stiamo commettendo uno sbaglio.
Roche si rivolse a Goran: Che cazzo sta dicendo questa qui?
Mila,  tutto a posto, le disse calmo il criminologo.
No, non lo . Quello non  Albert, ci sono troppe incongruenze, io...
Non vorr mica dire questo alla conferenza stampa? protest l'ispettore capo.
Se  cos, la sua partecipazione  esclusa.
Anche Stern sar d'accordo.
Roche brand un foglio che era sulla scrivania. L'agente speciale Stern ha presentato le sue
dimissioni irrevocabili e con effetto immediato.
Cosa? Ma che succede? Mila non si capacitava. Questo Vincent non coincide con il
profilo.
Goran prov a spiegarle, e lei per un po' rivide nei suoi occhi la stessa dolcezza con cui le
aveva baciato le cicatrici. Ci sono decine di riscontri che dicono che  lui il nostro uomo. Quaderni
pieni zeppi di appunti sui rapimenti delle bambine e su come piazzare successivamente i loro cadaveri,
copie dei progetti del sistema di sicurezza di Capo Alto, una piantina del collegio di Debby Gordon e
manuali di elettronica e informatica che Clarisso aveva cominciato a studiare quando era ancora in
carcere...
E avete trovato anche tutti i collegamenti con Alexander Bermann, Ronald Dermis, Feldher,
Rockford e Boris? domand, esasperata, Mila.
C' un'intera squadra di investigatori al lavoro in quella casa, e continuano a trovare prove.
Vedrai che anche su quei collegamenti spunter qualcosa.
Non  sufficiente, io credo che...
Sandra l'ha identificato, la interruppe Goran. Ci ha detto che  stato lui a rapirla.
Mila sembr placarsi per un attimo. Come sta?
I medici sono ottimisti.
Contenta adesso? intervenne Roche. Se ha intenzione di piazzarmi qualche casino, meglio
che se ne torni subito a casa.
In quel momento, dall'interfono la segretaria inform l'ispettore capo che il sindaco lo voleva
con urgenza e avrebbe fatto meglio a sbrigarsi. Roche recuper la giacca dalla spalliera di una sedia e si
avvi, non senza aver prima avvertito Goran:
Spiegaglielo tu che la versione ufficiale  questa: o la sottoscrive o si toglie dalle palle! Poi se
ne and sbattendo la porta.
Mila sperava che, rimasti soli, Goran le avrebbe detto qualcosa di diverso. Invece lui ribad:
Gli errori, purtroppo, sono soltanto nostri.
Come puoi dire una cosa del genere?
 stato un totale fallimento, Mila. Abbiamo creato una falsa pista e l'abbiamo seguita
ciecamente. E sono io il principale responsabile: erano mie tutte quelle congetture.
Perch non ti domandi come faceva Vincent Clarisso a sapere di quegli altri criminali?  stato
lui a farceli scoprire!
Non  questo il punto... Il punto invece  come abbiamo fatto noi a non accorgerci di loro per
cos tanto tempo.
Io non credo che tu sia obiettivo in questo momento, e penso d'intuirne la ragione. Ai tempi
del caso Wilson Pickett, Roche ti salv la reputazione e ti diede una mano a tenere in piedi la squadra
quando i suoi capi volevano che si sciogliesse. Ora tu gli stai restituendo il favore: se accetti questa
versione dei fatti, toglierai un po' di meriti a Terence Mosca e gli salverai il, posto d'ispettore capo!
 finita! si sfog Goran.
Per qualche secondo, nessuno disse una parola. Poi il criminologo si diresse verso la porta.
Dimmi una cosa... Boris ha gi confessato? fece appena in tempo a chiedergli Mila.
Non ancora, disse lui senza voltarsi.
Rimase sola nella stanza. I pugni stretti lungo i fianchi. A maledire se stessa e quel momento.
L'occhio le cadde sulla lettera di dimissioni di Stern. La prese. In quelle poche righe formali non c'era
traccia dei veri motivi della sua decisione. Ma per lei era palese che l'agente speciale dovesse essersi
sentito in qualche modo tradito, prima da Boris e ora anche da Goran.
Quando stava per rimettere a posto la lettera sulla scrivania, Mila not un tabulato telefonico
con in cima il nome di Vincent Clarisso. Probabilmente Roche ne aveva fatto richiesta per accertare se
fra le frequentazioni del maniaco ci fosse qualche pezzo grosso da tutelare. Visto che nella vicenda
c'era gi andato di mezzo uno come Joseph B. Rockford, non si poteva mai sapere.
Ma il serial killer non doveva avere una gran vita sociale, perch risultava una sola chiamata e
risaliva soltanto al giorno prima.
Mila lesse quel numero, e le parve stranamente familiare.
Estrasse dalla tasca il cellulare, digit e il recapito le apparve corredato di nome e cognome.
41
Il telefono squillava ma nessuno rispondeva.
"Su avanti, svegliati accidenti!"
Le ruote del taxi sollevavano l'acqua che si era accumulata sull'asfalto, ma per fortuna aveva
smesso di piovere. Le strade erano scintillanti come il palcoscenico di un musical, sembrava che da un
momento all'altro potessero spuntare ballerini in smoking pettinati con la brillantina.
La linea cadde e Mila ricompose il numero. Era la terza volta che provava. Al quindicesimo
squillo, finalmente qualcuno rispose.
Chi cavolo  a quest'ora? La voce di Cinthia Pearl era impastata dal sonno.
Sono Mila Vasquez, si ricorda? Ci siamo viste l'altro ieri...
S, mi ricordo di lei... Ma non possiamo parlare domani? Sa, ho preso un sonnifero.
Non c'era da meravigliarsi che la sopravvissuta a un serial killer, oltre che di alcol, facesse uso
di farmaci per addormentarsi. Ma Mila non poteva attendere: doveva ottenere subito le sue risposte.
No, Cinthia, mi dispiace: ho bisogno di lei adesso. Ma non ci vorr molto...
Allora va bene.
Ieri verso le otto del mattino ha ricevuto una telefonata...
S, stavo per andarmene al lavoro. Quel tizio mi ha fatto prendere una sgridata dal mio capo
perch sono arrivata in ritardo.
Chi l'ha chiamata?
Ha detto di essere un investigatore dell'assicurazione. Sa, ho fatto richiesta di un'indennit per
quello che mi  capitato...
Non le ha detto il suo nome?
Spencer, credo. Devo essermelo segnato.
Era inutile: Vincent Clarisso si era presentato con un nome falso e aveva usato un pretesto per
non insospettirla. Mila prosegu: Lasci perdere. Cosa voleva da lei quell'uomo?
Che gli raccontassi per telefono la mia storia. E anche di Benjamin Gorka.
Mila fu sorpresa: perch Vincent Clarisso voleva sapere del caso Wilson Pickett?
In fondo, aveva lasciato il quinto cadavere allo Studio per svelare al mondo che era Boris e non
Benjamin Gorka il vero assassino di Rebecca Springher...
Perch voleva conoscere la sua storia?
Per la completezza del rapporto, mi ha detto. Quelli delle assicurazioni sono molto
meticolosi.
E non le ha chiesto o riferito nient'altro?
Cinthia non rispose subito, Mila temette che si fosse riaddormentata. Invece stava solo
riflettendo: No, nient'altro.  stato molto gentile, per. Alla fine mi ha confidato che la mia pratica  a
uno stato piuttosto avanzato. Forse me li daranno davvero quei soldi, sa?
Sono contenta per lei, e mi scuso se l'ho disturbata a quest'ora.
Se ci che le ho detto le servir per ritrovare la bambina che sta cercando, allora non  stato un
disturbo.
Veramente l'hanno gi trovata.
Cosa? Davvero?
Non vede la televisione?
La sera vado a letto alle nove.
La ragazza voleva sapere altro, ma Mila non aveva tempo. Finse di avere un'altra chiamata in
attesa e riattacc.
Ancor prima di parlare con Cinthia, nella sua mente aveva preso a farsi largo una nuova
consapevolezza.
Forse Boris era stato incastrato.
Guardi che da qui in poi non si pu pi passare, le disse il tassista voltandosi verso di lei.
Non fa niente, sono arrivata.
Pag e scese dall'auto. Davanti a s aveva un cordone di poliziotti e decine di auto coi
lampeggianti accesi. I furgoni di varie emittenti televisive erano allineati lungo la strada. I cameraman
avevano piazzato l'attrezzatura in modo da avere sempre sullo sfondo una buona inquadratura della
casa.
Mila era giunta sul luogo dove tutto aveva avuto inizio. La scena del crimine che andava sotto il
nome distintivo di sito zero.
La casa di Vincent Clarisso.
Ancora non sapeva come avrebbe superato i controlli per introdursi nell'abitazione.
Si limit a estrarre il tesserino di riconoscimento per appenderselo al collo, nella speranza che
nessuno si accorgesse che non apparteneva a quella giurisdizione.
Man mano che avanzava, riconosceva i volti di colleghi che aveva visto nei corridoi del
Dipartimento. Alcuni improvvisavano riunioni intorno al cofano di un'auto. Altri si prendevano una
pausa mangiando tramezzini e bevendo caff.
Individu anche il furgone del medico legale: Chang stava scrivendo un rapporto seduto sul
predellino e non alz lo sguardo quando lei gli pass davanti.
Ehi, dove sta andando lei?
Si volt e vide un poliziotto sovrappeso che la raggiungeva ansimando. Non aveva una scusa
pronta, avrebbe dovuto pensarci prima ma non l'aveva fatto, e adesso probabilmente era fregata.
Sta con me.
Krepp procedeva verso di loro. L'esperto della scientifica aveva un cerotto sul collo da cui
fuoriuscivano la testa e le picche di un drago alato, quasi certamente il suo ultimo tatuaggio. Si rivolse
al poliziotto: Lasciala entrare,  autorizzata.
L'agente prese come buona la sua assicurazione e gir sui tacchi per tornarsene da dove era
venuto.
Mila guard Krepp, non sapendo cosa dire. L'uomo le strizz l'occhio, poi prosegu per la sua
strada. In fondo non era cos strano che l'avesse aiutata, pens Mila. Entrambi - anche se in maniera
diversa - portavano impressa sulla pelle e nella carne parte della loro storia personale.
Il vialetto che conduceva all'ingresso della casa era in pendenza. Sull'acciottolato c'erano
ancora i bossoli della sparatoria che era costata la vita a Vincent Clarisso. La porta d'ingresso era stata
sfilata dai cardini per permettere un pi facile accesso.
Appena mise piede all'interno, Mila fu investita da un fortissimo odore di disinfettante.
Il soggiorno aveva mobili di formica in stile anni Sessanta. Un divano dalla tappezzeria
arabescata, ma rivestito ancora dalla plastica protettiva. Un caminetto con un fuoco finto. Un mobile
bar che s'intonava con la moquette gialla. La carta da parati aveva enormi fiori marroni stilizzati, simili
a bocche di leone.
Al posto delle lampade alogene, gli ambienti erano illuminati da abat-jours. Anche quello era un
segno del nuovo corso impresso da Terence Mosca. Niente scena per il capitano. Tutto doveva
conservarsi sobrio. La cara vecchia scuola degli sbirri di una volta, pens Mila. E intravide proprio
Mosca che, in cucina, teneva un piccolo summit con i suoi pi stretti collaboratori. Evit di andare in
quella direzione: doveva rimanere inosservata il pi possibile.
Tutti portavano copriscarpe e guanti di lattice. Mila li indoss e poi inizi a guardarsi intorno,
confondendosi con i presenti.
Un detective stava estraendo i volumi da una libreria. Uno alla volta. Li prendeva, li sfogliava
rapidamente e li posava per terra. Un altro stava rovistando fra i cassetti di una credenza. Un terzo
classificava i soprammobili. Dove gli oggetti non erano ancora stati spostati ed esaminati, tutto
sembrava cos maniacalmente in ordine.
Non c'era un filo di polvere ed era possibile catalogare tutto con lo sguardo, come se il posto
assegnato a ogni cosa fosse esattamente quello. Sembrava di stare dentro un puzzle composto.
Mila non sapeva cosa cercare. Era l solo perch quello era il punto naturale di partenza. Ci
che la muoveva era il dubbio legato alla singolare telefonata che Vincent Clarisso aveva fatto a Cinthia
Pearl.
Se aveva voluto farsi raccontare la storia dall'unica superstite, forse Clarisso non sapeva chi
fosse Benjamin Gorka. E se non lo sapeva, forse il quinto cadavere trovato allo Studio non era per
Boris.
Quella constatazione logica non sarebbe stata sufficiente a scagionare il collega, c'era anche un
pesante indizio che Boris avesse ucciso Rebecca Springher: le mutandine della vittima sottratte al
deposito giudiziario e ritrovate durante la perquisizione a casa sua.
Ma, comunque, qualcosa non quadrava.
Mila cap l'origine dell'odore di disinfettante quando vide la camera in fondo al breve
corridoio.
Era un ambiente asettico, con un letto d'ospedale avvolto da una tenda a ossigeno.
C'erano farmaci in grande quantit, camici sterili e attrezzature mediche. Era la sala operatoria
in cui Vincent aveva praticato l'amputazione alle sue piccole pazienti, poi trasformata nella stanza per
la degenza di Sandra.
Passando davanti a un'altra camera, not un agente alle prese con un televisore al plasma in cui
erano inseriti gli spinotti di una videocamera digitale. Davanti allo schermo c'era una poltrona con
intorno gli altoparlanti di un sistema audio surround.
Ai lati del televisore, un'intera parete di MiniDV, classificati solo con la data. Il detective li
infilava uno alla volta nella videocamera per visualizzarne il contenuto.
In quel momento, stavano scorrendo le immagini di un parco giochi. Risate infantili in una
giornata di sole invernale. Mila riconobbe Caroline, l'ultima bambina rapita e uccisa da Albert.
Vincent Clarisso aveva studiato meticolosamente le sue vittime.
Ehi, mi venite a dare una mano con questo coso? Io sono negato per l'elettronica! disse
l'agente mentre cercava di fermare il filmato. Quando si accorse di lei sulla soglia, ebbe per un attimo
la felice sensazione d'essere stato esaudito, salvo poi rendersi conto di non averla mai vista in
precedenza. Prima che potesse dire qualcosa, Mila prosegu oltre.
La terza era la stanza pi importante.
All'interno c'era un alto tavolo d'acciaio e le pareti erano ricoperte da bacheche piene di
appunti, post-it di diverso colore e altro. Sembrava di trovarsi al Pensatoio.
In quel materiale erano riportati, nel dettaglio, i piani di Vincent. Piantine, mappe stradali, orari
e spostamenti. La planimetria del collegio di Debby Gordon, nonch quella dell'orfanotrofio. C'erano
la targa dell'auto di Alexander Bermann e le tappe dei suoi viaggi di lavoro. Le foto di Yvonne Gress e
dei suoi figli, e un'immagine della discarica di Feldher. C'erano ritagli di riviste di costume che
parlavano delle fortune di Joseph B. Rockford. E, ovviamente, le istantanee di tutte le bambine rapite.
Sul tavolo d'acciaio c'erano altri diagrammi, accompagnati da annotazioni confuse. Come se il
lavoro fosse stato interrotto all'improvviso. Probabilmente, tra quei fogli era nascosto - forse per
sempre - l'epilogo che il serial killer aveva immaginato per il suo disegno.
Mila si volt e si blocc. La parete che aveva avuto fino a quel momento alle spalle era
completamente tappezzata da foto che ritraevano i componenti dell'unit investigativa per i crimini
violenti mentre erano al lavoro. C'era anche lei.
"Ecco, ora sono davvero nella pancia del mostro..."
Vincent aveva sempre seguito attentamente le loro mosse. Ma in quel luogo non c'era nulla che
rimandasse al caso Wilson Pickett, e neanche a Boris.
Cazzo! Qualcuno si decide a darmi una mano? protest la voce dell'agente nella stanza
accanto.
Che succede, Fred?
Finalmente qualcuno si era mosso in suo aiuto.
Come faccio a sapere cosa sto guardando? E, soprattutto, come lo classifico questo se non so
cos'?
Fa vedere...
Mila si stacc dalla parete di foto, apprestandosi a lasciare quella casa. Si riteneva soddisfatta
non tanto da ci che aveva trovato, quanto da quello che non c'era.
Non c'era Benjamin Gorka. E non c'era Boris. Questo le bastava.
Con la quinta bambina avevano preso un abbaglio. O si era trattato di un depistaggio in piena
regola. La prova era che Vincent Clarisso, quando si era reso conto che le indagini stavano prendendo
una direzione diversa da quella prevista, aveva chiamato Cinthia Pearl per saperne di pi.
Mila pensava di portare anche questo in dote a Roche, ed era sicura che l'ispettore capo avrebbe
trovato il modo di sfruttare quelle informazioni per scagionare Boris e ridimensionare la gloria di
Terence Mosca.
Ripassando davanti alla stanza del televisore, not qualcosa nello schermo. Un luogo che
l'agente di nome Fred e il collega non riuscivano a identificare.
 un appartamento, cos'altro ti devo dire?
S, ma io che ci scrivo nel rapporto?
Ci scrivi luogo sconosciuto'.
Sei sicuro?
S. Ci penser qualcun altro a capire dove si trova quel posto.
Ma Mila lo conosceva.
Si accorsero di lei soltanto allora e si voltarono a guardarla, mentre lei non riusciva a schiodare
gli occhi dal filmato che scorreva sul televisore.
Desidera?
Non rispose e si allontan. Mentre attraversava a passo spedito il soggiorno, cerc in tasca il
cellulare. Richiam dalla rubrica il numero di Goran.
Le rispose quando lei era gi sul vialetto esterno.
Che succede?
Dove sei adesso? Il tono era allarmato.
Lui non se ne accorse. Sono ancora al Dipartimento, sto cercando di organizzare una visita di
Sarah Rosa a sua figlia in ospedale.
Chi c' a casa tua in questo momento?
Goran cominci a preoccuparsi. La signora Runa  con Tommy. Perch?
Devi andarci subito!
Perch? ripet in ansia.
Mila super l'assembramento di poliziotti. Vincent aveva un filmato del tuo appartamento!
Che significa che aveva un filmato?
Che aveva effettuato un sopralluogo... E se avesse un complice?
Goran tacque per un istante. Sei ancora sulla scena del crimine?
S.
Allora sei pi vicina di me. Chiedi a Terence Mosca di darti un paio di agenti e va' a casa mia.
Io intanto chiamo la signora Runa e le dico di chiudersi bene dentro.
D'accordo.
Mila riattacc, poi si volt per tornare verso la casa e parlare con Mosca.
"E speriamo che non mi faccia troppe domande."
42
Mila, la signora Runa non risponde al telefono!
Albeggiava.
Non preoccuparti, noi siamo quasi arrivati, manca poco.
Vi sto raggiungendo, sar l a minuti.
La macchina della polizia si ferm in uno stridore di gomme nella tranquilla strada di quel bel
quartiere. Gli inquilini dei palazzi dormivano ancora. Solo gli uccelli avevano preso a salutare il nuovo
giorno, appollaiati fra gli alberi e sui cornicioni.
Mila corse verso il portone. Suon il citofono pi volte. Nessuno le rispose. Prov con un altro
campanello.
S, chi ?
Signore, siamo della polizia: apra subito, per favore.
La serratura scatt elettricamente. Mila spinse il portone e si precipit verso il terzo piano
seguita dai due agenti che erano con lei. Non usarono il montacarichi che fungeva da ascensore, presero
le scale per fare prima.
"Fa' che non sia successo niente... Fa' che il bambino stia bene..."
Mila invocava un'entit divina a cui aveva smesso di credere da tanto tempo.
Anche se era lo stesso Dio che l'aveva liberata dal suo aguzzino servendosi del talento di Nicla
Papakidis. Perch troppe volte si era trovata davanti un bambino meno fortunato di lei per poter
conservare la fede.
"Ma tu fa' che non capiti di nuovo, fa' che non capiti stavolta..."
Arrivati sul pianerottolo, Mila si mise a bussare con insistenza sulla porta chiusa.
"Magari la signora Runa ha solo il sonno pesante", pens. "Ora verr ad aprire e sar tutto a
posto..."
Invece non accadeva nulla.
Uno dei poliziotti le si fece pi vicino. Vuole che la buttiamo gi noi?
Le mancava il fiato per rispondere, annu semplicemente. Li vide prendere una breve rincorsa e
assestare insieme un calcio. La porta si spalanc.
Silenzio. Ma non un silenzio normale. Un silenzio vuoto, opprimente. Un silenzio senza vita.
Mila tir fuori la pistola e precedette i poliziotti.
Signora Runa!
La sua voce si sparse per le stanze, ma nessuno le restitu una risposta. Fece cenno ai due agenti
di dividersi. Lei and verso le camere da letto.
Mentre s'inoltrava lentamente per il corridoio, sentiva tremare la mano destra stretta intorno
all'impugnatura della pistola. Avvertiva le gambe appesantite e i muscoli del viso contratti, mentre gli
occhi cominciavano a bruciarle.
Giunse alla cameretta di Tommy. L'uscio era accostato. Lo spinse con la mano aperta, finch
non si svel la stanza. Le imposte erano chiuse, ma la lampada a forma di clown sul comodino ruotava
proiettando sulle pareti figure di animali del circo.
Nel letto appoggiato al muro, s'intravedeva sotto le coperte un corpicino.
Era rannicchiato in posizione fetale. Mila si avvicin a piccoli passi.
Tommy... disse a bassa voce. Tommy, svegliati...
Ma il corpicino non si muoveva.
Giunta vicino al letto, appoggi la pistola accanto alla lampada.
Si sentiva male. Non voleva spostare le coperte, non voleva scoprire ci che gi sapeva. Invece
aveva voglia di mollare tutto e uscire subito da quella stanza. Di non dover affrontare anche quello,
maledizione! Perch l'aveva visto succedere troppe volte, e ormai temeva che sarebbe andata cos ogni
volta.
Invece si costrinse a muovere la mano verso il bordo della coperta. Lo afferr e lo tir via in un
colpo solo.
Rimase per qualche secondo con il lembo di coperta sollevato, a guardare negli occhi un
vecchio orso di peluche che le sorrideva con espressione beata e immutabile.
Mi scusi...
Mila, inebetita, trasal. I due agenti erano sulla porta e la osservavano.
Di l c' una porta chiusa a chiave.
Mila stava per ordinare di buttarla gi, quando sent la voce di Goran che entrava in casa e
chiamava suo figlio: Tommy! Tommy!
Lei gli and incontro. Non  in camera sua.
Goran era disperato. Come non c'? Allora dov'?
C' una stanza chiusa a chiave di l, ti risulta?
Confuso e in preda all'ansia, Goran non capiva. Cosa?
La camera che  chiusa a chiave...
Il criminologo si blocc... Hai sentito?
Che cosa?
 lui...
Mila non capiva. Goran la scans e si diresse velocemente verso lo studio.
Quando vide suo figlio nascosto sotto la scrivania di mogano, non pot trattenere le lacrime. Si
pieg sotto al tavolo, lo abbracci e lo strinse forte.
Pap, ho avuto paura...
S, lo so amore mio. Ma  tutto finito adesso.
La signora Runa se n' andata. Mi sono svegliato e non c'era...
Ma ci sono io adesso, no?
Mila era rimasta sulla soglia e aveva riposto la pistola nella fondina, rassicurata dalle parole di
Goran accovacciato sotto la scrivania.
Adesso ti porto a fare colazione. Cosa ti piacerebbe mangiare? Vanno bene le frittelle?
Mila sorrise. Lo spavento era passato.
Goran disse ancora: Vieni, ti prendo in braccio...
Allora lo vide uscire da sotto la scrivania, facendo uno sforzo per rimettersi in piedi.
Ma non c'era alcun bambino fra le sue braccia.
Ti presento una mia amica. Lei si chiama Mila...
Goran sperava che a suo figlio piacesse. Di solito era sempre un po' restio con chi non
conosceva. Tommy non disse nulla, si limit a indicargli il volto di lei. Goran allora la guard meglio:
stava piangendo.
Le lacrime arrivarono da chiss dove, inaspettate. Ma, stavolta, il dolore che le aveva provocate
non era di origine meccanica. La ferita che si era aperta non era sulla carne.
Che c'? Che succede? le domand Goran, comportandosi come se sostenesse davvero un
peso umano fra le braccia.
Lei non sapeva che cosa rispondergli. Non sembrava che lui stesse fingendo.
Goran credeva veramente di tenere in braccio suo figlio.
I due poliziotti, sopraggiunti nel frattempo, li guardavano stupiti, pronti a intervenire. Mila fece
un cenno perch si fermassero dov'erano.
Aspettatemi di sotto.
Ma noi non...
Andate gi e chiamate il Dipartimento, dite di mandare qui l'agente Stern. Se sentite un colpo
di pistola, non preoccupatevi: sar stata io.
I due, riluttanti, obbedirono.
Che sta succedendo, Mila? Nel tono della domanda di Goran non c'erano pi difese.
Sembrava cos impaurito dalla verit che non riusciva a reagire in alcun modo.
Perch vuoi che venga Stern?
Mila si port un dito alle labbra facendogli cenno di starsene in silenzio.
Poi si volt e torn nel corridoio. Si diresse verso la stanza dalla porta chiusa.
Spar un colpo alla serratura mandandola in frantumi, poi spinse il battente.
La stanza era buia, ma si potevano sentire ancora i residui dei gas della decomposizione. Sul
grande letto matrimoniale c'erano due corpi.
Uno pi grande, l'altro pi piccolo.
Gli scheletri anneriti, avvolti ancora da avanzi di pelle che cadevano come stoffa, erano fusi in
un solo abbraccio.
Goran entr nella stanza. Sent l'odore. Vide i corpi.
Oh mio Dio... disse, senza capire a chi appartenessero quei due cadaveri nella sua camera da
letto. Si volt verso il corridoio per impedire a Tommy di entrare... ma non lo vide.
Guard di nuovo il letto. Quel corpicino. La verit gli piomb addosso con una forza spietata. E
allora ricord ogni cosa.
* * *
Mila lo trov accanto alla finestra. Guardava fuori. Dopo giorni di neve e di pioggia, il sole era
tornato a splendere.
Era questo che voleva dirci Albert con la quinta bambina.
Goran non disse nulla.
E tu hai sviato le indagini su Boris. Ti  bastato suggerire a Terence Mosca in che direzione
indagare: il fascicolo sul caso Wilson Pickett che ho visto nella sua borsa gliel'avevi dato tu... Ed eri
sempre tu ad avere accesso alle prove del caso Gorka, cos hai sottratto le mutandine di Elisa Springher
dal deposito giudiziario per piazzarle in casa di Boris durante la perquisizione.
Goran annu.
I respiri erano vetro, che s'infrangeva ogni volta che lei cercava di tirarne su uno dai polmoni.
Perch? chiese Mila con quel po' di voce che le si rompeva in gola.
Perch, dopo essersene andata, lei era tornata in questa casa. Perch non era tornata per
restare. Perch voleva portarmi via l'unica cosa che ancora mi restava da amare. E perch lui voleva
andare insieme a lei...
Perch? ripet Mila, senza pi trattenere le lacrime che ormai sgorgavano liberamente.
Perch un mattino mi sono svegliato e ho sentito la voce di Tommy che mi chiamava dalla
cucina. Sono andato e l'ho visto seduto al suo solito posto. Mi chiedeva la colazione. E io ero cos
felice che ho dimenticato che invece lui non c'era...
Perch? supplic lei.
E lui stavolta ci pens bene prima di risponderle: Perch li amavo.
E, senza che lei potesse impedirglielo, apr la finestra e si lanci nel vuoto.
43
Aveva sempre desiderato un pony.
Ricordava di aver tormentato la madre e il padre perch gliene prendessero uno.
Senza considerare che dove abitavano non c'era neanche un posto adatto per tenerlo.
Il cortile posteriore era troppo stretto e accanto al garage c'era appena una striscia di terra dove
suo nonno coltivava l'orto.
Eppure lei insisteva. I suoi pensavano che prima o poi si sarebbe stancata di quell'assurdo
capriccio, ma a ogni compleanno e in ogni letterina a Babbo Natale c'era sempre quella richiesta.
Quando Mila usc dalla pancia del mostro per tornare a casa, al termine dei suoi ventuno giorni
di prigionia e tre mesi d'ospedale, trov ad attenderla nel cortile un bellissimo pony bianco e marrone.
Il suo desiderio era stato esaudito. Ma lei non riusc a gioirne.
Suo padre aveva chiesto favori, mosso le sue modeste conoscenze per spuntare un buon prezzo
d'acquisto. La sua famiglia non navigava certo nell'oro e in casa avevano sempre fatto grandi sacrifici,
ed era soprattutto per motivi economici che lei era rimasta figlia unica.
I suoi non potevano permettersi di darle un fratello o una sorella, invece le avevano comprato
un pony. E lei non ne era felice.
Tante volte aveva fantasticato di riuscire ad avere finalmente quel regalo. Ne parlava in
continuazione. Immaginava di accudirlo, di mettergli dei fiocchetti colorati sulla criniera, di
spazzolarlo per bene. Spesso costringeva il suo gatto a subire i medesimi trattamenti. Forse era anche
per quello che Houdini la odiava e le stava alla larga.
C' una ragione per cui i pony piacciono tanto ai bambini. Perch non crescono mai, rimanendo
immortalati nell'incantesimo dell'infanzia. Una condizione invidiabile.
Invece, dopo la sua liberazione, Mila voleva solo diventare subito grande, per mettere una
distanza fra lei e ci che le era accaduto. E, se avesse avuto anche un po'
di fortuna, forse sarebbe pure riuscita a dimenticare.
Quel pony, invece, con la sua assoluta impossibilit di crescere, rappresentava per lei un
insostenibile patto con il tempo.
Quando l'avevano estratta, pi morta che viva, dal fetido scantinato di Steve, per lei era iniziata
una nuova vita. Dopo tre mesi d'ospedale per recuperare l'uso del braccio sinistro, aveva dovuto
riprendere confidenza con le cose del mondo, non solo con la quotidianit di casa sua, ma anche con la
routine degli affetti.
Graciela, la sua amica del cuore, con cui prima di scomparire nel nulla aveva celebrato il rito
delle sorelle di sangue, ora si comportava in maniera strana con lei.
Non era pi quella con cui divideva sempre rigorosamente l'ultimo chewingum del pacchetto,
quella davanti a cui non s'imbarazzava a fare pip, quella con cui aveva scambiato un bacio alla
francese per far pratica per quando sarebbero arrivati i ragazzi. No, Graciela era diversa. Le parlava
con un sorriso fisso sulla faccia, e lei temeva che, se fosse andata avanti cos, dopo un po' avrebbe
sentito male alle guance. Si sforzava di essere carina e gentile, e aveva perfino smesso di dirle
parolacce, quando fino a qualche tempo prima non la chiamava neanche per nome -
vacca ammorbante e troietta lentigginosa erano i soprannomi che usavano sempre fra loro.
S'erano punte il polpastrello dell'indice con un chiodo arrugginito perch sarebbero rimaste per
sempre amiche, perch mai nessun ragazzo o fidanzato le avrebbe divise. E invece erano bastate poche
settimane a scavare un solco incolmabile.
A ben guardare, quella puntura sul polpastrello era stata la prima ferita di Mila. Ma le aveva
procurato pi dolore quando s'era totalmente rimarginata.
Smettetela di trattarmi come se fossi tornata dalla luna! avrebbe voluto gridare a tutti quanti.
E quell'espressione sul volto della gente! Lei non la sopportava.
Piegavano la testa da un lato e increspavano le labbra. Anche a scuola, dove non aveva mai
eccelso, i suoi errori ora venivano tollerati con bonariet.
Era stanca dell'accondiscendenza degli altri. Le sembrava di essere in un film in bianco e nero,
come quelli che davano a notte fonda in TV, dove gli abitanti della terra erano stati sostituiti da cloni
marziani, mentre lei s'era salvata perch era rimasta nel ventre caldo di quella tana.
Allora le possibilit erano due. O il mondo era davvero cambiato, o dopo ventuno giorni di
gestazione il mostro aveva partorito una nuova Mila.
Intorno a lei nessuno menzionava pi ci che era accaduto. La facevano vivere come sospesa in
una bolla, come se fosse fatta di vetro e potesse andare in pezzi da un momento all'altro. Non capivano
che lei invece avrebbe solo voluto un po' di autenticit dopo tutti gli inganni che aveva dovuto subire.
Dopo undici mesi era iniziato il processo a Steve.
Aveva atteso a lungo quel momento. Ne parlavano tutti i giornali e i telegiornali che i suoi non
le facevano vedere per proteggerla, dicevano. Ma che lei guardava di nascosto appena poteva.
Sia lei sia Linda avrebbero dovuto testimoniare. Il pubblico ministero contava molto pi su di
lei, perch la sua compagna di prigionia continuava imperterrita a difendere il suo aguzzino. Aveva
ripreso a pretendere che la chiamassero Gloria. I dottori dicevano che Linda soffriva di serie turbe
mentali. Sarebbe toccato dunque a Mila il compito d'inchiodare Steve.
Nei mesi successivi alla cattura, Steve aveva fatto di tutto per apparire infermo di mente. S'era
inventato assurde teorie su ipotetici complici a cui diceva di aver soltanto ubbidito. Stava cercando di
rifilare anche al mondo la storia che aveva usato con Linda. Quella di Frankie, il socio malvagio. Ma
era stato smentito non appena un poliziotto aveva scoperto che quello era solo il nome della tartaruga
che aveva da piccolo.
Ma la gente voleva bersi lo stesso quella storia. Steve era troppo normale per essere un
mostro. Troppo uguale a loro. L'idea che ci fosse qualcun altro dietro, un essere ancora misterioso, un
vero mostro, paradossalmente li rassicurava.
Mila era arrivata al processo determinata a restituire a Steve tutte le sue colpe, nonch un po' di
quello stesso male che le aveva procurato. L'avrebbe fatto marcire in galera, e per questo era anche
disposta a recitare la parte della povera vittima, che fino ad allora s'era ostinatamente rifiutata
d'interpretare.
Sedette al banco dei testimoni, di fronte alla gabbia in cui Steve era tenuto in manette, con
l'intenzione di raccontare ogni cosa senza staccargli mai gli occhi di dosso.
Ma quando lo vide - con quella camicia verde abbottonata fin sul colletto, troppo grande per lui
che s'era ridotto pelle e ossa, con quelle mani che gli tremavano mentre cercava di prendere appunti su
un blocco, con quei capelli che s'era accorciato da solo e che erano pi lunghi da un lato -, prov
qualcosa che non si sarebbe mai aspettata: pena, ma anche rabbia per quel miserabile, proprio perch le
faceva pena.
Quella fu l'ultima volta che Mila Vasquez prov empatia per qualcuno.
Nel momento in cui aveva scoperto il segreto di Goran, aveva pianto.
Perch?
Una memoria sperduta dentro di lei le diceva che erano state lacrime di empatia.
All'improvviso un argine s'era rotto da qualche parte, liberando una gamma sorprendente di
emozioni. Adesso le sembrava perfino di riuscire ad avvertire anche ci che provavano gli altri.
Come quando Roche era giunto sul luogo e lei aveva percepito la sua tremenda consapevolezza
di avere ormai le ore contate, perch il suo uomo migliore, la sua
punta di diamante, gli aveva servito il peggiore dei bocconi avvelenati.
Terence Mosca invece le era sembrato combattuto fra la gioia per il sicuro avanzamento di
carriera e il disagio per la sua motivazione.
Scorse nitidamente lo sconcerto e la tristezza di Stern non appena questi varc la soglia di
quella casa. E cap immediatamente che si sarebbe subito rimboccato le maniche per rimettere ordine in
quella brutta faccenda.
Empatia.
L'unica persona per cui non riusciva a provare nulla, era Goran.
Non era caduta come Linda nel tranello di Steve: Mila non aveva mai creduto all'esistenza di
Frankie. Invece era cascata nell'inganno che in quella casa ci vivesse un bambino, Tommy. Aveva
sentito parlare di lui. Ma aveva anche assistito alle telefonate che suo padre faceva alla sua tata per
accertarsi che stesse bene e per raccomandarsi per lui. Aveva perfino creduto di vederlo mentre Goran
lo metteva a letto. Tutte cose che non riusciva a perdonargli, perch la facevano sentire una stupida.
Goran Gavila era sopravvissuto a un volo di dodici metri, ma adesso combatteva fra la vita e la
morte in un letto di terapia intensiva.
La sua casa era presidiata, ma solo esternamente. All'interno si aggiravano soltanto due
persone. L'agente speciale Stern, che aveva momentaneamente congelato le sue dimissioni, e Mila.
Non cercavano niente, stavano solo provando a collocare gli eventi in ordine cronologico, per
trovare le risposte alle uniche domande possibili. In che momento un essere umano equilibrato e
tranquillo come Goran Gavila aveva maturato il suo progetto di morte? Quando era scattata in lui la
molla della vendetta? Quando aveva iniziato a trasformare la sua rabbia in un disegno?
Mila era nello studio e sentiva Stern che ispezionava la camera accanto. Aveva eseguito molte
perquisizioni nella sua carriera. Era incredibile quanto potessero essere rivelatori i dettagli della vita di
qualcuno.
Mentre esplorava il rifugio in cui Gavila maturava le sue riflessioni, cercava di mantenersi
distaccata, prendendo nota dei particolari, delle piccole abitudini che avrebbero potuto svelarle
accidentalmente qualcosa d'importante.
Goran conservava le graffette in un posacenere di vetro. Temperava le matite direttamente nel
cestino della carta. E teneva un portafotografie senza foto sulla scrivania.
Quella cornice vuota era una finestra sull'abisso dell'uomo che Mila aveva creduto di poter
amare.
Mila distolse lo sguardo, quasi per timore di esserne ingoiata. Quindi apr un cassetto al lato del
tavolo. Dentro c'era una cartellina. La prese e la mise sopra quelle che gi aveva visionato. Questa era
diversa, perch dalla data si trattava dell'ultimo caso di cui Gavila si era occupato prima che venisse
alla luce la storia delle bambine scomparse.
Oltre ai documenti, conteneva una serie di audiocassette.
Cominci a leggere il contenuto dei fogli; avrebbe ascoltato i nastri se ne fosse valsa la pena.
Si trattava del carteggio intercorso fra il direttore di un penitenziario - tale Alphonse Brenger -
e l'ufficio del procuratore. E riguardava il singolare comportamento di un detenuto che veniva
individuato soltanto con il numero di matricola.
RK-357/9.
Il soggetto era stato trovato, mesi prima, da due poliziotti mentre vagava di notte, solo e senza
vestiti, per le campagne. Aveva rifiutato sin da subito di fornire le proprie generalit ai pubblici
ufficiali. Dall'esame delle sue impronte digitali era emerso soltanto che non era schedato. Ma un
giudice l'aveva condannato per ostacolo alla giustizia.
Stava ancora scontando la pena.
Mila prese una delle audiocassette e la guard, cercando d'immaginare cosa potesse contenere.
Sull'etichetta erano riportate solo un'ora e una data. Poi chiam Stern e gli riassunse rapidamente quel
che aveva letto.
Per senti cosa scrive il direttore del carcere... Dal momento in cui ha messo piede al
Penitenziario, il detenuto RK-357/9 non ha mai dato segni d'indisciplina, dimostrandosi sempre
rispettoso del regolamento carcerario. Inoltre l'individuo  di indole solitaria e poco incline a
socializzare... Forse anche per questo nessuno si  mai accorto del particolare comportamento, notato
solo di recente da uno dei nostri secondini. Il detenuto RK-357/9 deterge e ripassa con un panno di
feltro ogni oggetto con cui entra in contatto, raccoglie tutti i peli e i capelli che perde quotidianamente,
lustra alla perfezione le posate e il water ogni volta che li usa'... Che te ne sembra?
Mah, non lo so. Anche mia moglie ha una fissa per le pulizie.
Senti come continua per: Siamo dunque di fronte a un maniaco igienista o, molto pi
verosimilmente, a un individuo che vuole a tutti i costi evitare di lasciare
"materiale organico". Nutriamo, di conseguenza, il serio sospetto che il detenuto RK-357/9
abbia commesso qualche crimine di particolare gravit e voglia impedirci di prelevare il suo DNA per
identificarlo...' Allora?
Stern le prese il foglio dalle mani e lo lesse.  successo a novembre... Ma non c' scritto se
alla fine sono riusciti a scoprire qualcosa dal suo DNA?
A quanto pare non potevano obbligarlo a sottoporsi al test, e neanche prelevarlo
arbitrariamente perch questo avrebbe le, so le sue libert costituzionali...
Allora cos'hanno fatto?
Hanno provato a recuperare qualche pelo o capello con delle ispezioni a sorpresa nella sua
cella.
Lo tenevano in isolamento?
Mila scorse i fogli per cercare il punto in cui aveva letto qualcosa in proposito. Lo trov. Ecco
qui, il direttore scrive: Fino a oggi il soggetto ha potuto condividere la cella con un altro recluso, il che
l'ha certamente favorito nell'opera di confondere le proprie tracce biologiche. Per La informo che
come prima misura lo abbiamo tolto da tale condizione di promiscuit, mettendolo in isolamento'.
Allora, sono riusciti a prendergli il DNA o no?
A quanto pare il detenuto era pi furbo di loro e ha fatto trovare sempre la cella perfettamente
pulita. Ma poi si sono accorti che parlava da solo e gli hanno piazzato un microfono nascosto per capire
cosa dicesse...
E il dottor Gavila che c'entrava?
Gli avranno domandato un parere da esperto, non so...
Stern ci pens un attimo. Forse dovremmo ascoltare le cassette.
Su un mobile dello studio c'era un vecchio registratore che probabilmente Goran usava per
incidere i suoi appunti vocali. Mila pass un'audiocassetta a Stern, che si avvicin all'apparecchio, la
introdusse ed era sul punto di premere il tasto play.
Aspetta.
Sorpreso, Stern si volt a guardarla: era impallidita.
Cazzo!
Che succede?
Il nome.
Che nome?
Quello del detenuto con cui divideva la cella prima che lo mettessero in isolamento...
E allora?
Si chiamava Vincent... Era Vincent Clarisso.
44
Alphonse Brenger era un sessantenne con la faccia di bambino.
Il suo viso rubicondo era come trattenuto da una fitta maglia di capillari. Ogni volta che
sorrideva strizzava gli occhi fino a farli diventare due fessure. Dirigeva il penitenziario da venticinque
anni e gli mancavano pochi mesi alla pensione. Aveva la passione per la pesca, in un angolo del suo
ufficio c'erano una canna e una cassetta con gli ami e le esche. A breve sarebbe stata la principale
occupazione delle sue giornate.
Era considerato un brav'uomo, Brenger. Negli anni della sua gestione, nel carcere non si erano
mai verificati gravi episodi di violenza. Aveva un tocco umano con i detenuti, e i suoi secondini
ricorrevano raramente all'uso della forza.
Alphonse Brenger leggeva la Bibbia ed era ateo. Per credeva nelle seconde opportunit e
diceva sempre che ogni individuo, se lo vuole, ha diritto a meritarsi il perdono. Qualunque colpa abbia
commesso.
Aveva fama d'essere un uomo probo e si considerava in pace con il mondo. Per da qualche
tempo non riusciva pi a dormire la notte. Sua moglie gli diceva che era per via dell'approssimarsi
della pensione, ma non era cos. Ci che tormentava i suoi sonni era il pensiero di dover rimettere in
libert il detenuto RK-357/9 senza sapere chi fosse e se avesse commesso qualche reato atroce.
Questo tipo ... assurdo, disse a Mila mentre varcavano uno dei cancelli di sicurezza, diretti al
braccio con le celle d'isolamento.
In che senso?
 assolutamente imperturbabile. Gli abbiamo tolto l'acqua corrente, sperando che la smettesse
di lavare. Lui ha continuato a pulire tutto solo con gli stracci. Gli abbiamo sequestrato anche quelli. Ha
iniziato a usare la divisa. L'abbiamo costretto a servirsi delle posate del carcere. Lui ha smesso di
mangiare.
E voi?
Non potevamo certo affamarlo! A ogni nostro tentativo ha sempre contrapposto una tenacia
disarmante... o una mite determinazione, faccia lei.
E la scientifica?
Hanno passato tre giorni in quella cella, ma non hanno trovato materiale organico sufficiente a
estrarre il suo DNA. E io mi domando: com' possibile? Tutti noi perdiamo milioni di cellule ogni
giorno, sotto forma di minuscole ciglia o di scaglie di pelle...
Brenger aveva esercitato tutta la pazienza di provetto pescatore nella speranza che bastasse.
Ma non era bastato. La sua ultima risorsa era quella poliziotta che s'era presentata a sorpresa quella
mattina, raccontando una storia tanto assurda da sembrare vera.
Percorrendo il lungo corridoio, arrivarono davanti a una porta di ferro dipinta di bianco. Era la
cella d'isolamento numero 15.
Il direttore guard Mila. Ne  sicura?
Fra tre giorni quest'uomo uscir, e io ho l'impressione che non lo rivedremo pi.
Perci s, sono assolutamente sicura.
La pesante porta fu aperta e si richiuse immediatamente alle sue spalle. Mila mosse il primo
passo nel piccolo universo del detenuto RK-357/9.
Era diverso da come se l'era immaginato e dall'identikit che Nicla Papakidis aveva tracciato
dopo averlo visto nei ricordi di Joseph B. Rockford. Tranne che per un particolare. Gli occhi grigi.
Era piccolo di statura. Aveva le spalle strette, con le ossa della clavicola sporgenti.
La tuta arancione del carcere gli andava larga, tanto da costringerlo a rivoltare sia le maniche
che l'orlo dei pantaloni. Aveva pochi capelli, concentrati ai lati della testa.
Era seduto sulla branda, e teneva sulle ginocchia una scodella d'acciaio. La stava ripassando
con un panno di feltro giallo. Accanto a s, sul letto, erano disposti ordinatamente delle posate, uno
spazzolino da denti e un pettine di plastica.
Probabilmente aveva appena finito di lustrarli. Sollev appena il capo per guardare Mila, senza
mai smettere di strofinare.
Mila si convinse che l'uomo sapesse perch lei era l.
Salve, disse. Le dispiace se mi siedo un po'?
Lui annu educatamente, indicandole uno sgabello accostato alla parete. Mila lo prese e si
accomod.
Lo sfregamento insistente e regolare dello strofinaccio sul metallo era l'unico suono in
quell'ambiente angusto. I rumori tipici del carcere erano stati banditi dalla sezione d'isolamento, per
rendere pi gravosa la solitudine della mente. Ma al detenuto RK-357/9 questo non sembrava
dispiacere.
Qui tutti si domandano chi lei sia, esord Mila.  diventata una specie di ossessione, credo.
Lo  per il direttore di questo penitenziario. E anche per l'ufficio del procuratore. Gli altri detenuti si
raccontano la sua leggenda.
Lui continu a guardarla, imperturbabile.
Io non me lo domando. Io lo so. Lei  la persona che abbiamo chiamato Albert.
La persona a cui diamo la caccia.
L'uomo non reag.
C'era lei sulla poltrona di Alexander Bermann nella sua tana di pedofilo. E ha incontrato
Ronald Dermis all'istituto religioso, quando era ancora un bambino. Era presente nella villa di Yvonne
Gress mentre Feldher massacrava la donna e i suoi figli:  sua la sagoma nel sangue sul muro. Era
insieme a Joseph B. Rockford quando ha ucciso la prima volta in quella casa abbandonata... Loro erano
suoi discepoli. Ha istigato il loro abominio, ispirato le loro malvagit, standosene sempre acquattato
nell'ombra...
L'uomo strofinava, senza perdere il ritmo neanche per un istante.
Poi, poco pi di quattro mesi fa, decide di farsi arrestare. Perch l'ha fatto di proposito, non ho
dubbi. In carcere incontra Vincent Clarisso, il suo compagno di cella. Ha quasi un mese per istruirlo,
prima che Clarisso finisca di scontare la pena.
Poi Clarisso, appena fuori, inizia a eseguire il suo piano... Rapire sei bambine, amputare loro il
braccio sinistro, collocare i cadaveri per rivelare tutti quegli orrori che nessuno era mai stato in grado di
scoprire... Mentre Vincent portava a termine il compito, lei era qui. Perci nessuno pu incriminarla.
Queste quattro mura sono il suo alibi perfetto... Per il suo capolavoro resta Goran Gavila.
Mila recuper dalla tasca una delle audiocassette che aveva trovato nello studio del
criminologo, e la lanci sulla branda. L'uomo fiss la parabola che comp prima d'atterrare a pochi
centimetri dalla sua gamba sinistra. Non si spost, non fece neanche il gesto di schivarla.
Il dottor Gavila non l'ha mai vista, non la conosceva. Ma lei conosceva lui.
Mila sentiva accelerare i battiti del cuore. Era rabbia, risentimento, e qualcos'altro.
Ha trovato il modo di entrare in contatto con lui stando qua dentro.  geniale: quando l'hanno
messa in isolamento, ha iniziato a parlare da solo come un povero mentecatto, sapendo che le
avrebbero piazzato un microfono, per poi far ascoltare le registrazioni a un esperto. Non uno qualsiasi,
bens il migliore nel suo campo...
Mila indic la cassetta.
Le ho sentite tutte, sa? Ore e ore di intercettazioni ambientali... Quei messaggi non erano
indirizzati al nulla. Erano per Goran...  Uccidere, uccidere, uccidere'... Lui le ha dato retta e ha ucciso
moglie e figlio.  stato un paziente lavoro sulla sua psiche.
Mi dica una cosa: come fa? Come ci riesce? Lei  bravissimo.
L'uomo non colse il sarcasmo, o non se ne curava. Invece sembrava curioso di scoprire il resto
della storia, perch non le toglieva gli occhi di dosso.
Ma non  l'unico che sappia entrare nella testa della gente... Ultimamente ho appreso molto sui
serial killer. Ho imparato che si dividono in quattro categorie: visionari, missionari, edonisti e cercatori
di potere... Ma c' una quinta specie: li chiamano killer subliminali.
Si frug nelle tasche, tir fuori un foglio ripiegato e lo apr per bene.
Il pi celebre  Charles Manson, che spinse i membri della sua famosa Famiglia'
a compiere il massacro di Cielo Drive. Ma penso che ci siano due casi ancora pi
emblematici... Lesse: Nel 2005, un giapponese di nome Fujimatzu riesce a convincere 18 persone,
conosciute via chat e sparse per il mondo, a togliersi la vita il giorno di San Valentino. Diversi per et,
sesso, condizione economica ed estrazione sociale, erano uomini e donne normalissimi, senza problemi
apparenti'. Alz gli occhi sul detenuto: Come sia riuscito a plagiarli  tuttora un mistero... Ma senta
qui, questa  la mia preferita: Nel 1999 Roger Blest, di Akron in Ohio, ammazza sei donne. Quando lo
catturano, agli inquirenti racconta che gliel'ha "suggerito" un certo Rudolf Migby. Il giudice e la giuria
pensano che voglia passare per malato di mente e lo condannano lo stesso all'iniezione letale. Nel 2002
in Nuova Zelanda, un operaio analfabeta di nome Jerry Hoover uccide quattro donne e poi dichiara alla
polizia che gliel'ha "suggerito" un certo Rudolf Migby. Lo psichiatra dell'accusa si ricorda del caso del
99 e - essendo improbabile che Hoover possa conoscere la vicenda - scopre che un compagno di
lavoro dell'uomo si chiama in effetti Rudolf Migby, che nel 1999 risiedeva ad Akron, in Ohio'.
Guard ancora l'uomo: Be', che ne dice? Ci trova delle somiglianze?
L'uomo non disse nulla. La sua scodella brillava, ma lui non era ancora del tutto soddisfatto del
risultato.
Un killer subliminale' non commette materialmente il crimine. Non  imputabile, non 
punibile. Per processare Charles Manson ricorsero a un artificio giuridico, tant' che la condanna a
morte venne derubricata in vari ergastoli... Qualche psichiatra vi definisce sussurratori, per la vostra
capacit d'incidere sulle personalit pi deboli. Io preferisco chiamarvi lupi... I lupi agiscono in branco.
Ogni branco ha un capo, e spesso gli altri lupi cacciano per lui.
Il detenuto RK-357/9 termin di strofinare la scodella e la ripose accanto a s. Poi appoggi le
mani sulle ginocchia, in attesa del resto.
Ma lei li supera tutti... Mila si mise a ridere. Non c' nulla che dimostri il suo
coinvolgimento nei crimini commessi dai suoi discepoli. Senza prove per inchiodarla, fra poco torner
a essere un uomo libero... E nessuno potr farci nulla.
Mila trasse un profondo sospiro. Si fissarono.
Peccato: se solo sapessimo la sua vera identit, diventerebbe celebre e passerebbe alla storia,
glielo dico io.
Si sporse verso di lui, il suo tono di voce si fece sottile e minaccioso: Tanto scoprir chi sei.
Rimettendosi in piedi, si pul le mani da una polvere inesistente e si apprest a uscire dalla
cella. Prima, per, si concesse ancora qualche secondo insieme a quell'uomo.
Il tuo ultimo allievo ha fallito: Vincent Clarisso non  riuscito a portare a termine il tuo
disegno, perch la bambina numero sei  ancora viva... Questo vuol dire che anche tu hai fallito.
Studi la sua reazione e per un attimo le sembr che qualcosa si fosse mosso su quel volto fino
ad allora imperscrutabile.
Ci rivediamo fuori.
Gli tese la mano. Lui rimase sorpreso, come se non se l'aspettasse. La osserv per un
lunghissimo istante. Poi sollev mollemente il braccio, e gliela strinse. Al tatto di quelle dita morbide,
Mila prov un senso di repulsione.
Lui lasci scivolare la mano dalla sua.
Lei gli diede le spalle e si avvi verso la porta di ferro. Buss tre volte e attese, sapendo che il
suo sguardo era ancora su di lei, piantato fra le sue scapole. Qualcuno da fuori inizi a dare le mandate
alla serratura. Prima che l'uscio si aprisse, il detenuto RK-357/9 parl per la prima volta.
  femmina, disse.
Mila si gir verso di lui, credendo di non aver capito. Il detenuto era tornato al suo straccio, a
strofinare meticolosamente un'altra scodella.
Usc, la porta di ferro si richiuse alle sue spalle e Brenger le venne incontro. Con lui c'era
anche Krepp.
Allora...  andata?
Mila annu. Gli porse la mano che aveva stretto a quella del detenuto. L'esperto della scientifica
si mun di una pinzetta e le stacc delicatamente dal palmo una sottile patina trasparente in cui erano
state catturate le cellule dell'epidermide dell'uomo.
Per preservarla, la ripose subito in una vaschetta di soluzione alcalina.
E adesso vediamo chi  questo figlio di puttana.
5 settembre.
Il cielo era attraversato da isolate nubi bianche che ne esaltavano l'azzurro purissimo. Messe
tutte insieme, avrebbero coperto irrimediabilmente il sole. Invece se ne stavano l, a farsi portare dal
vento.
Era stata una stagione molto lunga. L'inverno aveva lasciato il posto all'estate, senza soluzione
di continuit. Faceva ancora caldo.
Mila guidava con entrambi i finestrini aperti, godendosi la brezza fra i capelli. Li aveva fatti
crescere, e quello non era che uno dei piccoli cambiamenti degli ultimi tempi. Un'altra novit era il
vestito che indossava. Aveva abbandonato i jeans e adesso portava addirittura una gonna a fiori.
Sul sedile accanto c'era una scatola con un grande fiocco rosso. Aveva scelto quel regalo senza
pensarci troppo, perch ormai faceva tutto soltanto affidandosi all'istinto.
Aveva scoperto la ferace imprevedibilit dell'esistenza.
Quel nuovo corso delle cose le piaceva. Ma il problema ora erano i capricci della sua sfera
emotiva. Le capitava, a volte, di fermarsi nel bel mezzo di una conversazione, o mentre stava sbrigando
qualche faccenda, e di mettersi a piangere.
Senza ragione, una strana e piacevole nostalgia s'impossessava di lei.
Per molto tempo s'era chiesta da dove venissero quelle emozioni che la invadevano
regolarmente, a ondate oppure a spasmi.
Adesso lo sapeva. Ma non aveva voluto conoscere lo stesso il sesso del bambino.
  femmina.
Ormai Mila evitava di pensarci, cercando di dimenticare tutto di quella storia.
Erano altre le sue priorit. C'era la fame che la coglieva troppo spesso e inaspettatamente, e che
aveva restituito un po' di femminilit alle sue forme. Poi c'era il bisogno improvviso e urgente di
urinare. Infine c'erano quei piccoli calci nella pancia, che aveva cominciato a sentire gi da un po' di
tempo.
Grazie a loro stava imparando a guardare solo avanti.
Ma era inevitabile che, di tanto in tanto, la mente corresse da sola verso il ricordo di quegli
eventi.
Il detenuto RK-357/9 era uscito di prigione un marted di marzo. Senza un nome.
Il trucco di Mila, per, era riuscito.
Krepp aveva estratto il DNA dalle sue cellule epiteliali, che era stato inserito in tutte le banche
dati disponibili. Il confronto era avvenuto anche con il materiale organico non identificato che
riguardava casi ancora senza soluzione.
Non era emerso nulla.
"Forse non abbiamo ancora scoperto tutto del disegno", si diceva Mila. E aveva paura di quella
previsione.
Quando l'uomo senza nome aveva riacquistato la libert, i primi tempi i poliziotti l'avevano
tenuto costantemente sotto controllo. Viveva in una casa messagli a disposizione dai servizi sociali e -
ironia del destino - aveva iniziato a lavorare come addetto alle pulizie in un grande magazzino. Non
lasciava trasparire nulla di s che gi non conoscessero. Cos, col tempo, la sorveglianza degli agenti
era andata scemando. I loro capi non erano pi disposti ad accordare il pagamento degli straordinari e
le ronde volontarie erano durate solo il tempo di qualche settimana.
Alla fine, avevano mollato tutti.
Mila aveva continuato a tenerlo d'occhio, ma anche per lei era diventato sempre pi faticoso.
Dopo la scoperta della gravidanza aveva diradato i controlli.
Poi, un giorno di met maggio, lui era sparito.
Non aveva lasciato tracce dietro di s, n si poteva immaginare la sua destinazione.
Mila all'inizio s'era arrabbiata, ma poi aveva scoperto anche un singolare sollievo.
La poliziotta che ritrovava le persone scomparse, in fondo desiderava che quell'uomo
scomparisse.
Il cartello stradale alla sua destra indicava la svolta per il quartiere residenziale. Lei la imbocc.
Era un bel posto: i viali erano alberati e le piante ripetevano sempre la stessa ombra, quasi non
volessero fare torto a qualcuno. I villini erano accostati l'uno all'altro, con un bel pezzo di terra davanti
e tutti simili.
Le indicazioni sul foglietto che le aveva dato Stern terminavano al bivio che aveva di fronte.
Rallent, guardandosi intorno.
Stern, accidenti, dove siete? gli disse al telefono.
Prima che rispondesse lo vide attaccato al cellulare che le faceva segno da lontano con un
braccio alzato.
Parcheggi la macchina dove le indic e scese.
Come va?
A parte le nausee, i piedi gonfi e le continue corse al gabinetto... Direi bene.
Lui le mise un braccio intorno alle spalle: Vieni, sono tutti sul retro.
Faceva uno strano effetto vederlo senza giacca e cravatta, con i pantaloncini azzurri e una
camicia a fiori aperta sul torace. Non fosse stato per l'immancabile mentina, sarebbe stato quasi
irriconoscibile.
Mila si lasci guidare verso il giardino posteriore, dove la moglie dell'ex agente speciale stava
apparecchiando la tavola. Corse ad abbracciarla.
Ciao Marie, ti trovo bene.
Per forza: ora che mi tiene a casa tutto il giorno! esclam Stern, ridendo.
Marie diede una pacca sulla spalla del marito. Va' a cucinare piuttosto!
Mentre Stern si allontanava verso il barbecue, pronto ad arrostire salsicce e pannocchie, le si
avvicin Boris con in mano una bottiglia di birra gi vuota per met.
Strinse Mila con le sue possenti braccia e la sollev. Quanto sei ingrassata!
Parli tu!
Ma quanto ci hai messo ad arrivare?
Eri preoccupato per me?
No, avevo solo fame.
Risero. Boris era sempre pieno d'attenzioni per lei, e non solo perch l'aveva salvato dalla
galera. Negli ultimi tempi aveva messo su peso per effetto della vita sedentaria e della promozione che
aveva ricevuto da Terence Mosca. Il nuovo ispettore capo aveva subito voluto cancellare quella piccola
svista sul suo conto, e gli aveva fatto un'offerta irrinunciabile. Roche aveva presentato le dimissioni
subito dopo la chiusura ufficiale del caso, non senza prima aver concordato col Dipartimento una
procedura d'uscita che prevedeva una cerimonia con il conferimento di una medaglia per meriti di
servizio e un encomio solenne. Si diceva che stesse valutando l'eventualit di entrare in politica.
Che sciocca: ho dimenticato la scatola in macchina! si ricord improvvisamente Mila. Me
l'andresti a prendere, per favore?
Certo, vado subito.
Appena Boris spost la sua stazza, le si apr la visuale sugli altri presenti.
Sotto un albero di ciliegie c'era Sandra su una sedia a rotelle. Non riusciva a camminare. Era
accaduto dopo un mese che l'avevano dimessa dall'ospedale. I dottori dicevano che il blocco
neurologico era dovuto allo shock. Ora stava seguendo un rigido programma di riabilitazione.
Una protesi aveva preso il posto del braccio sinistro mancante.
Accanto alla bambina c'era suo padre, Mike. Mila l'aveva conosciuto andando a visitare Sandra
e l'aveva trovato simpatico. Nonostante la separazione dalla moglie, aveva continuato a prendersi cura
di lei come della figlia, con affetto e dedizione.
Sarah Rosa era con loro. Era molto cambiata. Aveva perso diversi chili in carcere e i capelli le
erano diventati bianchi in pochissimo tempo. La condanna era stata pesante: sette anni con in pi il
congedo con disonore, che le aveva fatto perdere anche il diritto alla pensione. Era l grazie a un
permesso speciale. Poco distante c'era Doris, l'agente di sorveglianza che l'aveva accompagnata, che
salut Mila con un cenno del capo.
Sarah Rosa si alz per avvicinarsi. Si sforzava di sorriderle.
Come stai? Procede bene la gravidanza?
L'inconveniente pi grosso sono i vestiti: la mia taglia cambia in continuazione e non
guadagno abbastanza per adeguare cos spesso il guardaroba. Uno di questi giorni mi toccher uscire in
accappatoio!
Dammi retta: goditi questi momenti, perch il peggio deve ancora arrivare. Per i primi tre anni,
Sandra non ci fece chiudere occhio. Vero Mike? E Mike annu.
Si erano gi incontrati altre volte. Ma nessuno aveva mai domandato a Mila del padre del
bambino. Chiss come avrebbero reagito se avessero saputo che portava dentro di s il figlio di Goran.
Il criminologo era ancora in coma.
Mila era andata a trovarlo solo una volta. L'aveva visto da dietro un vetro, ma non aveva
resistito pi di qualche secondo ed era subito scappata via.
L'ultima cosa che le aveva detto, prima di gettarsi nel vuoto, era che aveva ucciso la moglie e il
figlio perch li amava. Era la logica incontrovertibile di chi giustifica il male con l'amore. E Mila non
la poteva accettare.
Un'altra volta Goran aveva affermato:  Stiamo accanto a persone di cui pensiamo di
conoscere tutto, invece non sappiamo niente di loro...
Pensava che si riferisse alla moglie, e si ricordava quella frase come una verit banale, non
all'altezza della sua intelligenza. Finch non s'era trovata coinvolta in quel che diceva. Eppure, proprio
lei avrebbe dovuto capirlo. Lei, che gli aveva detto:
  dal buio che vengo. Ed  al buio che ogni tanto devo ritornare...
Anche Goran era stato tante volte in quella stessa tenebra. Ma un giorno, quando era riemerso,
qualcosa doveva averlo seguito. Qualcosa che non l'aveva pi abbandonato.
Boris la raggiunse con il regalo.
Ci voleva tanto?
Non riuscivo a richiudere quel catorcio. Dovresti farti una macchina nuova.
Mila gli tolse la scatola dalle mani e la port a Sandra.
Ehi, buon compleanno!
Si pieg su di lei per darle un bacio. La ragazzina era sempre contenta di rivederla.
Mamma e pap mi hanno regalato un iPod.
Glielo mostr. E Mila disse:  fantastico. Ora dovremo riempirlo di un po' di sano e
onestissimo rock.
Mike non era d'accordo: Io preferirei Mozart.
Meglio i Coldplay, disse Sandra.
Scartarono insieme il regalo di Mila. Era una giacca di velluto, con attaccati orpelli di vario
genere e borchie.
Uau! esclam la festeggiata quando riconobbe il marchio di un famoso stilista.
Quel uau' significa che ti piace?
Sandra annu sorridente, senza staccare gli occhi dalla giacca.
Si mangia! annunci Stern.
Si misero a tavola all'ombra di un gazebo. Mila not che Stern e sua moglie si cercavano e si
sfioravano spesso, come due freschi innamorati. Prov un po' di invidia per loro. Sarah Rosa e Mike
recitavano la parte dei bravi genitori a beneficio della figlia. Ma lui era molto premuroso anche con
Sarah. Boris raccont molte barzellette, e risero cos tanto che all'agente Doris and un boccone di
traverso. Era una giornata piacevole, senza pensieri. E probabilmente Sandra dimentic per un poco la
sua condizione. Ricevette molti doni e spense i suoi tredici anni su una torta al cioccolato e cocco.
Finirono di pranzare dopo le tre. S'era levato un venticello che invogliava a stendersi sul prato e
dormire. Le donne sparecchiarono la tavola; ma Mila fu esonerata dalla moglie di Stern per via del
pancione. Ne approfitt per stare vicina a Sandra, sotto al ciliegio. Con un po' di fatica riusc anche a
sedersi per terra, accanto alla sua carrozzella.
 molto bello qui, disse la ragazzina. Poi guard sua madre mentre portava dentro i piatti
sporchi e le sorrise. Vorrei che questa giornata non finisse. La mamma mi mancava molto...
L'uso di quel verbo all'imperfetto era sintomatico: Sandra aveva evocato una nostalgia diversa
da quella di quando sua madre tornava in carcere. Stava parlando di ci che le era accaduto.
Mila sapeva bene che quei brevi accenni facevano parte dello sforzo che la ragazzina stava
compiendo per mettere ordine nel passato. Doveva collocare le emozioni e fare i conti con una paura
che, anche se tutto era finito, sarebbe tornata a tenderle agguati ancora per molti anni.
Un giorno loro due avrebbero affrontato l'argomento di quanto era accaduto. Mila pensava di
raccontarle prima la sua storia. Forse questo l'avrebbe aiutata. Avevano cos tanto in comune.
"Trova prima tutte le parole, piccola mia, abbiamo tutto il tempo..."
Mila prov una grande tenerezza per Sandra. Di l a un'ora, Sarah Rosa sarebbe dovuta rientrare
al penitenziario. E ogni volta quella separazione era una sofferenza per madre e figlia.
Ho deciso di rivelarti un segreto, le disse per distrarla da quel pensiero. Per lo dir soltanto
a te... Voglio dirti chi  il padre del mio bambino.
Sandra si lasci scappare un sorriso impertinente. Guarda che lo sanno tutti.
Mila rimase paralizzata dallo stupore, poi scoppiarono a ridere.
Boris da lontano le vide senza capire cosa stesse accadendo. Donne, esclam all'indirizzo di
Stern.
Quando finalmente riuscirono a riprendersi, Mila si sentiva molto meglio. Ancora una volta
aveva sottovalutato chi le voleva bene, creandosi inutili problemi. Invece spesso le cose erano cos
maledettamente semplici.
 Lui stava aspettando qualcuno... disse Sandra, seria. E Mila cap che stava parlando di
Vincent Clarisso.
Lo so, disse semplicemente.
Doveva arrivare per unirsi a noi.
Era in galera quell'uomo. Per noi non lo sapevamo. Gli avevamo scelto anche un nome, sai?
Lo chiamavamo Albert.
No, Vincent non lo chiamava cos...
Una folata di vento caldo smosse le foglie del ciliegio, ma questo non imped a Mila di avvertire
un gelo improvviso che si arrampicava lungo la schiena. Si gir lentamente verso Sandra e incroci i
suoi occhi grandi che la fissavano del tutto inconsapevoli di ci che aveva appena detto.
No... ripet la bambina con calma. Lui lo chiamava Frankie.
Il sole splendeva in quel pomeriggio perfetto. Gli uccelli intonavano i loro canti sugli alberi, e
l'aria era invasa di pollini e di profumi. L'erba del prato era invitante.
Mila non avrebbe mai dimenticato l'istante preciso in cui aveva scoperto di avere molte pi
cose in comune con Sandra di quante immaginasse. Eppure quelle corrispondenze erano state sempre l,
davanti ai suoi occhi.
Ha preso solo femminucce e non maschietti.
Anche a Steve piacevano le bambine.
Ha scelto le famiglie.
E anche lei come Sandra era figlia unica. Ha tagliato a tutte il braccio sinistro.
Lei si era rotta il braccio sinistro cadendo dalle scale con Steve.
Le prime due erano sorelle di sangue.
Sandra e Debby. Come lei e Graciela molti anni prima.
I serial killer, con ci che fanno, cercano di raccontarci una storia, aveva detto Goran una
volta.
Ma quella storia era la sua storia.
Ogni dettaglio la ricacciava a forza nel passato, costringendola a guardare in faccia la terribile
verit.
 Il tuo ultimo allievo ha fallito: Vincent Clarisso non  riuscito a portare a termine il tuo
disegno, perch la bambina numero sei  ancora viva... Questo vuol dire che anche tu hai fallito.
Invece nulla era accaduto per caso. E quello era il vero finale di Frankie.
Tutto questo era per lei.
Un movimento dentro di s la riport indietro. Mila allora abbass lo sguardo sul suo ventre
ormai maturo. Si costrinse a non domandarsi se anche quello facesse parte del disegno di Frankie.
"Dio  silenzioso", pens. "Il diavolo sussurra..."
E infatti il sole continuava a splendere in quel pomeriggio perfetto. Gli uccelli non erano stanchi
d'intonare i loro canti sugli alberi, e l'aria era sempre satura di pollini e di profumi. L'erba del prato era
ancora invitante.
Attorno a lei, e ovunque, il mondo recava in s lo stesso messaggio.
Che tutto era uguale a prima.
Tutto.
Anche Frankie.
Tornato, per scomparire di nuovo nelle vaste distese dell'ombra.
Nota dell'autore
La letteratura criminologica ha cominciato a occuparsi dei suggeritori in relazione
all'evolversi del fenomeno delle sette. Un argomento ostico, che solleva molteplici problemi. La
difficolt maggiore  proprio quella di fornire una definizione di suggeritore che sia spendibile ai fini
processuali, perch investe direttamente le categorie dell'imputabilit e della punibilit.
Infatti, laddove non esiste un nesso causale fra l'attivit del colpevole e quella del suggeritore,
non  possibile ipotizzare un qualche tipo di reato a carico di quest'ultimo. Il ricorso alla figura
dell'istigazione a delinquere in molte situazioni  risultato troppo debole per impartire una condanna.
Perch nel caso dei suggeritori si va al di l di un semplice plagio. L'attivit di questi individui
concerne un livello subliminale di comunicazione che non aggiunge un intento criminale alla psiche
dell'agente, semmai fa emergere un lato oscuro - presente in maniera pi o meno latente in ognuno di
noi - che poi porta il soggetto a commettere uno o pi delitti.
 emblematico, a tale proposito, il caso Offelbeck del 1986: la casalinga che riceve chiamate da
un anonimo telefonista e che poi, di punto in bianco, un giorno stermina la famiglia somministrando
nella minestra veleno per topi.
A ci bisogna aggiungere che chi si macchia di crimini efferati spesso tende a spartire la
responsabilit morale con una voce, una visione o con personaggi di fantasia. Per cui risulta
particolarmente arduo distinguere quando tali manifestazioni siano il frutto di comportamenti psicotici
e quando, invece, sono realmente riconducibili all'opera occulta di un suggeritore.
Fra le fonti utilizzate nel romanzo, oltre ai manuali di criminologia, psichiatria forense e ai testi
di medicina legale, vanno citati gli studi compiuti dall'F.B.I. a cui va il merito di aver costituito la pi
preziosa banca dati in materia di serial killer e crimini violenti.
Molti fra i casi citati in queste pagine sono realmente accaduti. Per alcuni, nomi e luoghi sono
stati opportunamente cambiati poich le relative vicende investigative e processuali non possono
ancora dirsi del tutto concluse.
Le tecniche investigative e di polizia scientifica descritte nel romanzo sono reali, anche se in
talune circostanze l'autore si  preso la libert di adattarle alle necessit narrative.
...
FINE.
...
.
...
Ringraziamenti.
.
Molti pensano che scrivere sia un'avventura solitaria. Invece sono tante le persone che
contribuiscono, anche inconsapevolmente, a creare una storia. Sono coloro che mi hanno nutrito,
appoggiato e incoraggiato in tutti i mesi di gestazione del romanzo e che, in un modo o nell'altro, fanno
parte della mia vita.
Con la speranza che rimangano accanto a me molto a lungo, voglio dirgli grazie.
A Luigi e Daniela Bernab, per il tempo e la dedizione che hanno dedicato a questa storia e al
suo autore. Per i loro preziosi consigli che mi hanno permesso di maturare come scrittore, aiutandomi a
curare lo stile e l'efficacia di queste pagine. E
per averci messo il cuore. Se queste parole hanno raggiunto i vostri occhi, lo devo soprattutto a
loro. Grazie. Grazie. Grazie.
A Stefano e Cristina Mauri, che hanno investito il loro nome nel mio, credendoci fino in fondo.
A Fabrizio, il mio suggeritore, per i suoi consigli spietati, per la gentile fermezza, per aver
amato fortemente ogni pagina, ogni parola.
A Ottavio, l'amico che ci si augura di avere accanto per tutta la vita. A Valentina, che  davvero
speciale. Alle piccole Clara e Gaia, per l'affetto di cui mi colmano.
A Gianmauro e Michela, con la speranza di trovarmeli vicini in tutti i momenti importanti. E a
Claudia, luce mia.
A Massimo e Roberta, per il sostegno, l'appoggio e l'amicizia sincera.
A Michele. Il mio primo miglior amico.  bello sapere che ci sar sempre quando ne avr
bisogno. Ed  bello che sappia che anch'io ci sono.
A Luisa, per i suoi contagiosi sorrisi e per le canzoni cantate ad alta voce di notte, in macchina
per le strade di Roma.
A Daria, e al destino che me l'ha regalata. Per come vede il mondo e per come me lo fa
guardare con i suoi occhi.
A Maria De Bellis, che ha custodito i miei sogni di bambino. Se sono uno scrittore lo devo
anche a lei.
A Uski, la mia impareggiabile socia.
Ad Alfredo, vulcanico compagno di mille avventure.
Ad Achille, che non c'... ma c' sempre.
A Pietro Valsecchi e Camilla Nesbit, e a tutta la Taodue.
Un grazie a tutte le collaboratrici dell'agenzia Bernab che hanno seguito i primi passi di questo
romanzo. E a tutti gli amici che hanno letto in anteprima questa storia e mi hanno aiutato a farla
crescere con preziosi suggerimenti.
A tutta la mia grande famiglia. Quelli che ci sono, quelli che ci sono stati... e quelli che ci
saranno.
A mio fratello Vito. I primi occhi che hanno incontrato questa storia e tante altre, da sempre.
Anche se non potete ascoltarla, la musica che c' in queste pagine appartiene a lui. E a Barbara, che lo
rende felice.
Ai miei genitori. Per ci che mi hanno insegnato, e per quello che mi hanno permesso
d'imparare da solo. Per ci che sono, e ci che sar.
A mia sorella Chiara. Che crede nei suoi sogni, e nei miei. Senza di lei la mia vita sarebbe
terribilmente vuota.
...
FINE.